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2018-11-06
I libri faziosi sono un salasso per le famiglie
ANSA
In queste settimane abbiamo esaminato tantissimi libri di testo in uso nelle scuole italiane. Ve ne abbiamo raccontato le storture, le perversioni ideologiche e le mistificazioni. Scoprire che i propri figli studiano su manuali faziosi o politicamente distorti è estremamente sgradevole. Ma la faccenda diventa decisamente odiosa quando se si vanno a vedere i costi dei libri di testo e se si valuta la loro incidenza sul bilancio delle famiglie.
Stiamo parlando di diverse centinaia di euro, a cui si devono aggiungere i costi degli altri materiali scolastici (quaderni, cancelleria eccetera). Uno studio realizzato quest'anno da Federconsumatori spiega che «nonostante sia stata rilevata una ulteriore flessione che si aggiunge a quella dello scorso anno, le spese sono ancora elevate e mettono a dura prova i bilanci delle famiglie: nel 2018 mediamente per i libri più 2 dizionari si spenderanno 456,90 euro per ogni ragazzo, il -1,1% rispetto allo scorso anno (calcolo effettuato prendendo in considerazione le diverse classi delle scuole medie inferiori, licei ed istituti tecnici)».
Per i bambini delle elementari, come noto, i testi scolastici sono gratuiti (nel senso che li pagano gli enti locali). Ma per i ragazzini delle medie e i ragazzi delle superiori tocca alle famiglie aprire il portafogli. Sempre secondo Federconsumatori, «uno studente di prima media spenderà mediamente per i libri di testo più 2 dizionari 428,80 euro (il -0,1% rispetto allo scorso anno). A tali spese vanno aggiunti 526,00 euro per il corredo scolastico ed i ricambi durante l'intero anno, per un totale di 954,80 euro».
Per chi frequenta le superiori, i costi salgono. «Un ragazzo di primo liceo spenderà per i libri di testo più 4 dizionari 651,60 euro (il -5,4% rispetto allo scorso anno)». A cui si aggiungono «522,00 euro per il corredo scolastico ed i ricambi, per un totale di ben 1.177,60 euro».
Secondo altri dati pubblicati dal Codacons, la diminuzione dei costi (pur irrisoria) segnalata da Federconsumatori, in realtà, non c'è. «L'esborso per il materiale scolastico completo raggiungerà durante l'anno scolastico 2018/ 2019 quota 520 euro a studente su base annua, cui va aggiunto il costo per libri di testo, altra voce che inciderà pesantemente sui portafogli delle famiglie italiane, variabile a seconda del grado di istruzione e della scuola», scrive l'associazione. «In particolare per i testi scolastici il Codacons smentisce la possibilità di sensibili riduzioni dei prezzi, e anzi si prevede un esborso economico maggiore a carico delle famiglie rispetto lo scorso anno scolastico». Alla fine, «tra corredo e libri di testo la spesa complessiva può facilmente superare i 1.100 euro a studente, una vera e propria stangata per le tasche degli italiani». Le stime, come vedete, sono leggermente differenti, ma entrambe confermano che la spese per i manuali scolastici è elevatissima.
Per comprare il libro L'occhio della Storia (Laterza) di Andrea Giardina e Claudio Cerreti, per esempio, si spendono 27,90 euro. Il volume in questione è quello che propone agli studenti di elencare i benefici dell'immigrazione come compito a casa.
Storiemondi di Vittoria Calvani, invece, costa 26,95 euro. Soldi spesi per far introiettare ai ragazzini delle medie concetti come «Far parte dell'Unione europea significa essere protetti e appoggiati» (pagina 381 del terzo volume). Il secondo volume del manuale di letteratura firmato da Guido Baldi e altri, quello che sfrutta l'opera di Manzoni per bastonare gli anti euro, costa la bellezza di 41,20 euro.
Soldi che, probabilmente, sarebbe meglio spendere per altri scopi.
Le cifre citate da Federconsumatori e dal Codacons, poi, mostrano una cosa importante. E cioè che, spesso e volentieri, il costo dei libri di testo supera il tetto fissato per legge nel 2013.
Uno studente del V anno del liceo classico, stando alle tabelle ministeriali, non dovrebbe spendere più di 325 euro per manuali e antologie. Il suo coetaneo che frequenta l'istituto tecnico commerciale non dovrebbe sborsare più di 226 euro l'anno. Chi frequenta il primo anno delle medie, invece, non dovrebbe essere costretto a spendere oltre 294 euro. In realtà, come mostrano le varie ricerche, questi limiti vengono quasi sempre superati, e anche di parecchio. Certo, si tratta di tetti fissati cinque anni fa, ma parliamo comunque di cifre consistenti.
Il ministero dell'Istruzione, per altro, fa la sua parte, aiutando le famiglie che non possono permettersi la spesa. Per l'anno scolastico in corso, dalle casse ministeriali sono usciti un bel po' di denari. Per la precisione, il ministero ha distribuito alle Regioni 103 milioni di euro per la fornitura di libri agli studenti meno abbienti. Si tratta dei cosiddetti «buoni per i libri».
Contando che il mercato dei testi scolastici vale circa 600 milioni di euro, significa che i restanti 500 milioni sono a carico delle famiglie italiane. Le quali, per ogni figlio che mandano a scuola, devono spendere circa 500 euro per i soli testi.
I genitori non scelgono i volumi su cui studiano i loro figli, li pagano profumatamente e poi, in troppi casi, si trovano per le mani tomi faziosi e ideologizzati. Una bella soddisfazione.
Francesco Borgonovo
L’autore di testi s’infuria con noi: «Sono orgoglioso di indottrinare»
Anche gli indottrinatori, nel loro piccolo, s'incazzano. Punti nel vivo, se la prendono con La Verità, vomitano insulti e s'atteggiano a vittime. Di fronte a certi travasi di bile ci sarebbe da ridere, se l'argomento del contendere non fosse estremamente serio.
Vediamo di spiegare. Nei giorni scorsi abbiamo citato in alcuni articoli il manuale di letteratura I classici nostri contemporanei, firmato da Guido Baldi e altri. Un robusto tomo che, fra le varie particolarità, ha quella di sfruttare l'opera di Alessandro Manzoni per attaccare populisti ed euroscettici. Ricordiamo il brano in questione, per chi se lo fosse malauguratamente perso. A pagina 945 si parla dei Promessi sposi e si legge: «Le farneticazioni della folla milanese del Seicento possono ricordarci tante altre idee false che trovano oggi facile accoglienza nelle credenze di massa: ad esempio quelle intorno all'euro, a cui da molti viene attribuita la colpa della difficile situazione economica attuale, mentre le cause di essa, come tutti dovrebbero sapere, sono state le speculazioni finanziarie internazionali che nel 2008 hanno innescato una crisi economica mai vista dopo la Grande Depressione».
Il manuale di letteratura, poi, spiega che «l'euro, con tutti i suoi limiti, è stato un baluardo che ci ha difeso da ripercussioni più devastanti. Il triste è che l'animosità contro l'euro come responsabile della crisi non si riscontra solo nelle masse ignare di economia e mosse da una comprensibile insofferenza per le difficoltà patite, ma anche in persone che dovrebbero disporre di maggiori mezzi culturali e di più lucido discernimento».
Citando queste perle di saggezza sul nostro giornale, abbiamo fatto molto arrabbiare un signore di nome Gigi Livio, un insegnante che ha fatto da editor e ha contribuito a I classici nostri contemporanei. Costui, sul sito L'asino vola, ha pubblicato un articolo feroce intitolato Il sonno della scuola genera esperti di didattica.
Livio sostiene che siamo «dilettanti», «sciocchi», «tendenziosi». Dice che facciamo «pseudoragionamenti di basso livello». Ripete che non abbiamo capito quale sia la missione del manuale di letteratura, e cioè quella di mettere in luce «lo stretto legame fra il passato e il presente e l'importanza della storia, nel nostro caso la storia della letteratura che è strettamente congiunta a quella socio-politica-economica, per comprendere meglio il nostro tempo».
Secondo Gigi Livio, noi saremmo disturbati dal «fatto che gli studenti possano pensare e cioè che siano in grado di rendersi conto, grazie alla scuola, del basso stato e frale in cui l'uomo vive ed è immerso».
Il passaggio più interessante del suo articolo, tuttavia, è quello in cui spiega: «Questo libro (il manuale di Baldi, ndr), di cui anch'io sono parte, ha proprio l'intenzione di “addottrinare" gli studenti e pertanto di istruirli, educarli, appunto, cercando di rendere per loro più interessanti quegli autori che i poveri ragazzi [...] hanno ben poca voglia di affrontare».
Beh, ringraziamo Livio di averci dato ragione e di fornirci altro materiale su cui riflettere.
Poco oltre, infatti, il caro Gigi scrive: «E venne la crisi economica, la grande crisi che inizia nel 2008 e negli Usa, e in molti scoprirono improvvisamente di essere divenuti poveri: eccoli pronti - grazie alla diffusione capillare della cultura postmoderna opportunamente volgarizzata - a lasciarsi catturare dalla peggiore propaganda populista che promette loro una possibilità di riscatto senza rendersi conto, al contrario, che seguirla rappresenta soltanto un aggravamento delle proprie catene. Il governo attuale è il frutto evidente di questo errore di prospettiva epocale che ci sta trascinando nel baratro».
Insomma, se avete votato questo governo siete dei poveretti che si sono lasciati catturare dalla propaganda populista e supportate gente che ci sta portando nel baratro. Ecco, questo è ciò che scrive l'autore di uno dei manuali più diffusi nelle scuole, un libro che finisce in mano a milioni di studenti. Ogni ulteriore commento è superfluo.
Francesco Borgonovo
Nessuno grida alla censura quando è «Repubblica» a criticare i volumi
Qualche volta anche Repubblica ha sferzato i libri di testo faziosi. Siamo sicuri che i nostri lettori, che in questi giorni ci hanno segnalato le assurdità disseminate nei sussidiari di Vittoria Calvani, resteranno di stucco a scoprire che persino il quotidiano fondato da Eugenio Scalfari, due anni fa, fu costretto ad ammettere che quei testi erano pieni di strafalcioni storici.
Nel gennaio del 2016, Repubblica criticò aspramente un brano di un libro di storia per la terza media scritto proprio dalla Calvani, «della quale», commentava l'autore dell'articolo, «non sono reperibili biografie in rete e che non sembra essere in forze in qualche università», pur avendo pubblicato con Mondadori «ben 32 libri». Il passaggio riguardava l'Istituto per la ricostruzione industriale, istituito nel 1933 e condensava in poche righe, citiamo alla lettera dall'articolo, «ignoranza, superficialità, falsità, errori e giudizi demenziali». Effettivamente la Calvani, descrivendo le conseguenze della crisi del 1929 sul sistema economico italiano, liquidava con argomenti a dir poco tendenziosi la decisione di Benito Mussolini di fondare l'Iri per attuare il suo programma statalista, di «pesante controllo dello Stato sull'imprenditoria privata». Soprattutto, la Calvani, come faceva notare giustamente Repubblica, mischiava tra loro episodi riferiti a diverse epoche storiche: ad esempio, parlava di un «movimento di destra» che mai prima di quel momento aveva concepito «una simile limitazione della libertà d'impresa», ma poi evocava la nazionalizzazione delle aziende dell'energia elettrica, che fu attuata nel 1962, 17 anni dopo la fine del fascismo. L'articolo di Repubblica demoliva pertanto la «fricassea di frasi affastellate» della Calvani sul «carrozzone burocratico e corrotto» dell'Iri, frasi sottoposte a un impietoso confronto con un brano sullo stesso tema tratto da «un testo scritto da storici veri», il manuale di Andrea Giardina, Giovanni Sabbatucci e Vittorio Vidotto.
Insomma, ad accorgersi che gli scritti della Calvani sono un coacervo di settarismo e inesattezze è stato addirittura il quotidiano oggi diretto da Mario Calabresi. E nessuna associazione di editori, nel 2016, gridò all'attentato alla libertà d'espressione. Forse perché di mezzo non c'era un giornale «populista» e «fascista» come La Verità. E non era nemmeno la prima volta che Repubblica se la prendeva con un testo scolastico. Era già successo 25 anni prima, come ci ha raccontato uno dei protagonisti di quella vicenda, che casualmente è anche un nostro lettore. Si tratta del professor Paolo Mariani, che nel 1991 insegnava italiano e latino al liceo Beccaria di Milano.
Qualche genitore, mai scoperto, segnalò a Repubblica alcuni passaggi del manuale di storia della letteratura di Rocco Montano fatto adottare ai suoi studenti da Mariani. Montano era un intellettuale di un certo calibro. Docente a Harvard e Yale, era stato bandito dal mondo accademico italiano perché si era macchiato di una gravissima colpa: opporsi al mainstream crociano e soprattutto gramsciano, quello tipico della sinistra comodamente assisa sugli scranni più prestigiosi degli atenei nostrani. Del manuale di Montano, i delatori avevano preso di mira alcune frasi su Aldo Moro. Essendo stato il primo democristiano a volere il Pci al governo, in odore di martirio per mano dell'odiato Giulio Andreotti, i comunisti ormai lo veneravano. All'opposto, Montano lo definiva «uno dei principali artefici del cedimento dello Stato all'avanzata delle sinistre», che di queste però fu, «quasi per nemesi storica, o per una tragica ironia della storia, la vittima più illustre».
Ma nei pezzi pubblicati da Repubblica nell'ottobre del 1991 erano parecchi i passaggi contestati. Come l'attacco alla «massa di professori» che nel dopoguerra «si accodò alle truppe comuniste sperando in vantaggi di carriera». O le critiche che l'autore dell'articolo liquidava come «da slogan elettorale» a Benedetto Croce, Francesco De Sanctis, Niccolò Machiavelli («non è realistico, fa degli schemi, è troppo legato alla teoria»), Galileo Galilei («non possiamo meravigliarci troppo se ci fu il dramma. La Chiesa, se vuole avere una funzione di guida, se deve insegnare la verità, non può esimersi dall'avere una filosofia. Non esistono due campi del tutto separati, uno della scienza e uno della fede»). Montano puntava il dito pure contro Giovanni XXIII, reo di aver aperto le porte al modernismo cattolico (in fondo, non è un caso se il Papa buono fu un indolo di gioventù di Pier Luigi Bersani). Eppure, all'epoca, il professor Mariani, che aveva adottato il testo, per stessa ammissione di Repubblica era stato difeso da tutti gli studenti e dal preside del Beccaria. Che nondimeno, ci ha riferito il nostro lettore, «cancellò d'autorità» l'adozione del libro, mentre la questione fu portata addirittura all'attenzione del Parlamento, con un'interrogazione inoltrata dai due capigruppo milanesi del Psi e del Pci.
In parole povere, 27 anni fa nessuno si lamentò con Repubblica perché aveva messo alla berlina un manuale fazioso. Anzi, il libro della discordia fu ritirato. Nel 2016, il quotidiano di Scalfari riconobbe che i testi della Calvani contenevano grossolane imprecisioni. Se però la campagna per chiedere che i nostri figli siano istruiti e non indottrinati la fa La Verità, apriti cielo: ci si accusa di voler censurare gli autori e di mettere in pericolo i principi costituzionali. Per criticare l'egemonia della sinistra serve un permesso speciale?
Alessandro Rico
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Gli studi realizzati dalle associazioni dei consumatori mostrano che, per ogni figlio che mandano a scuola, i genitori spendono tra i 400 e i 600 euro. Cifre che spesso superano i limiti fissati dalla legge. Il ministero, per aiutare chi non ce la fa, sborsa 103 milioni.L'autore di testi s'infuria con noi: «Sono orgoglioso di indottrinare». L'editor del manuale che usa Alessandro Manzoni contro i populisti ci accusa: «Siete nocivi».Nessuno grida alla censura quando è Repubblica a criticare i volumi. Nel 2016, il quotidiano di Eugenio Scalfari se la prese con il libro di storia della Calvani. E 27 anni fa fece ritirare un saggio di letteratura sgradito. Eppure, non si sono sentiti appelli in difesa della libertà d'espressione.Lo speciale comprende tre articoli. In queste settimane abbiamo esaminato tantissimi libri di testo in uso nelle scuole italiane. Ve ne abbiamo raccontato le storture, le perversioni ideologiche e le mistificazioni. Scoprire che i propri figli studiano su manuali faziosi o politicamente distorti è estremamente sgradevole. Ma la faccenda diventa decisamente odiosa quando se si vanno a vedere i costi dei libri di testo e se si valuta la loro incidenza sul bilancio delle famiglie. Stiamo parlando di diverse centinaia di euro, a cui si devono aggiungere i costi degli altri materiali scolastici (quaderni, cancelleria eccetera). Uno studio realizzato quest'anno da Federconsumatori spiega che «nonostante sia stata rilevata una ulteriore flessione che si aggiunge a quella dello scorso anno, le spese sono ancora elevate e mettono a dura prova i bilanci delle famiglie: nel 2018 mediamente per i libri più 2 dizionari si spenderanno 456,90 euro per ogni ragazzo, il -1,1% rispetto allo scorso anno (calcolo effettuato prendendo in considerazione le diverse classi delle scuole medie inferiori, licei ed istituti tecnici)». Per i bambini delle elementari, come noto, i testi scolastici sono gratuiti (nel senso che li pagano gli enti locali). Ma per i ragazzini delle medie e i ragazzi delle superiori tocca alle famiglie aprire il portafogli. Sempre secondo Federconsumatori, «uno studente di prima media spenderà mediamente per i libri di testo più 2 dizionari 428,80 euro (il -0,1% rispetto allo scorso anno). A tali spese vanno aggiunti 526,00 euro per il corredo scolastico ed i ricambi durante l'intero anno, per un totale di 954,80 euro».Per chi frequenta le superiori, i costi salgono. «Un ragazzo di primo liceo spenderà per i libri di testo più 4 dizionari 651,60 euro (il -5,4% rispetto allo scorso anno)». A cui si aggiungono «522,00 euro per il corredo scolastico ed i ricambi, per un totale di ben 1.177,60 euro». Secondo altri dati pubblicati dal Codacons, la diminuzione dei costi (pur irrisoria) segnalata da Federconsumatori, in realtà, non c'è. «L'esborso per il materiale scolastico completo raggiungerà durante l'anno scolastico 2018/ 2019 quota 520 euro a studente su base annua, cui va aggiunto il costo per libri di testo, altra voce che inciderà pesantemente sui portafogli delle famiglie italiane, variabile a seconda del grado di istruzione e della scuola», scrive l'associazione. «In particolare per i testi scolastici il Codacons smentisce la possibilità di sensibili riduzioni dei prezzi, e anzi si prevede un esborso economico maggiore a carico delle famiglie rispetto lo scorso anno scolastico». Alla fine, «tra corredo e libri di testo la spesa complessiva può facilmente superare i 1.100 euro a studente, una vera e propria stangata per le tasche degli italiani». Le stime, come vedete, sono leggermente differenti, ma entrambe confermano che la spese per i manuali scolastici è elevatissima. Per comprare il libro L'occhio della Storia (Laterza) di Andrea Giardina e Claudio Cerreti, per esempio, si spendono 27,90 euro. Il volume in questione è quello che propone agli studenti di elencare i benefici dell'immigrazione come compito a casa. Storiemondi di Vittoria Calvani, invece, costa 26,95 euro. Soldi spesi per far introiettare ai ragazzini delle medie concetti come «Far parte dell'Unione europea significa essere protetti e appoggiati» (pagina 381 del terzo volume). Il secondo volume del manuale di letteratura firmato da Guido Baldi e altri, quello che sfrutta l'opera di Manzoni per bastonare gli anti euro, costa la bellezza di 41,20 euro. Soldi che, probabilmente, sarebbe meglio spendere per altri scopi. Le cifre citate da Federconsumatori e dal Codacons, poi, mostrano una cosa importante. E cioè che, spesso e volentieri, il costo dei libri di testo supera il tetto fissato per legge nel 2013. Uno studente del V anno del liceo classico, stando alle tabelle ministeriali, non dovrebbe spendere più di 325 euro per manuali e antologie. Il suo coetaneo che frequenta l'istituto tecnico commerciale non dovrebbe sborsare più di 226 euro l'anno. Chi frequenta il primo anno delle medie, invece, non dovrebbe essere costretto a spendere oltre 294 euro. In realtà, come mostrano le varie ricerche, questi limiti vengono quasi sempre superati, e anche di parecchio. Certo, si tratta di tetti fissati cinque anni fa, ma parliamo comunque di cifre consistenti. Il ministero dell'Istruzione, per altro, fa la sua parte, aiutando le famiglie che non possono permettersi la spesa. Per l'anno scolastico in corso, dalle casse ministeriali sono usciti un bel po' di denari. Per la precisione, il ministero ha distribuito alle Regioni 103 milioni di euro per la fornitura di libri agli studenti meno abbienti. Si tratta dei cosiddetti «buoni per i libri». Contando che il mercato dei testi scolastici vale circa 600 milioni di euro, significa che i restanti 500 milioni sono a carico delle famiglie italiane. Le quali, per ogni figlio che mandano a scuola, devono spendere circa 500 euro per i soli testi. I genitori non scelgono i volumi su cui studiano i loro figli, li pagano profumatamente e poi, in troppi casi, si trovano per le mani tomi faziosi e ideologizzati. Una bella soddisfazione. Francesco Borgonovo<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/i-libri-faziosi-sono-un-salasso-per-le-famiglie-2618124334.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="lautore-di-testi-sinfuria-con-noi-sono-orgoglioso-di-indottrinare" data-post-id="2618124334" data-published-at="1782506448" data-use-pagination="False"> L’autore di testi s’infuria con noi: «Sono orgoglioso di indottrinare» Anche gli indottrinatori, nel loro piccolo, s'incazzano. Punti nel vivo, se la prendono con La Verità, vomitano insulti e s'atteggiano a vittime. Di fronte a certi travasi di bile ci sarebbe da ridere, se l'argomento del contendere non fosse estremamente serio. Vediamo di spiegare. Nei giorni scorsi abbiamo citato in alcuni articoli il manuale di letteratura I classici nostri contemporanei, firmato da Guido Baldi e altri. Un robusto tomo che, fra le varie particolarità, ha quella di sfruttare l'opera di Alessandro Manzoni per attaccare populisti ed euroscettici. Ricordiamo il brano in questione, per chi se lo fosse malauguratamente perso. A pagina 945 si parla dei Promessi sposi e si legge: «Le farneticazioni della folla milanese del Seicento possono ricordarci tante altre idee false che trovano oggi facile accoglienza nelle credenze di massa: ad esempio quelle intorno all'euro, a cui da molti viene attribuita la colpa della difficile situazione economica attuale, mentre le cause di essa, come tutti dovrebbero sapere, sono state le speculazioni finanziarie internazionali che nel 2008 hanno innescato una crisi economica mai vista dopo la Grande Depressione». Il manuale di letteratura, poi, spiega che «l'euro, con tutti i suoi limiti, è stato un baluardo che ci ha difeso da ripercussioni più devastanti. Il triste è che l'animosità contro l'euro come responsabile della crisi non si riscontra solo nelle masse ignare di economia e mosse da una comprensibile insofferenza per le difficoltà patite, ma anche in persone che dovrebbero disporre di maggiori mezzi culturali e di più lucido discernimento». Citando queste perle di saggezza sul nostro giornale, abbiamo fatto molto arrabbiare un signore di nome Gigi Livio, un insegnante che ha fatto da editor e ha contribuito a I classici nostri contemporanei. Costui, sul sito L'asino vola, ha pubblicato un articolo feroce intitolato Il sonno della scuola genera esperti di didattica. Livio sostiene che siamo «dilettanti», «sciocchi», «tendenziosi». Dice che facciamo «pseudoragionamenti di basso livello». Ripete che non abbiamo capito quale sia la missione del manuale di letteratura, e cioè quella di mettere in luce «lo stretto legame fra il passato e il presente e l'importanza della storia, nel nostro caso la storia della letteratura che è strettamente congiunta a quella socio-politica-economica, per comprendere meglio il nostro tempo». Secondo Gigi Livio, noi saremmo disturbati dal «fatto che gli studenti possano pensare e cioè che siano in grado di rendersi conto, grazie alla scuola, del basso stato e frale in cui l'uomo vive ed è immerso». Il passaggio più interessante del suo articolo, tuttavia, è quello in cui spiega: «Questo libro (il manuale di Baldi, ndr), di cui anch'io sono parte, ha proprio l'intenzione di “addottrinare" gli studenti e pertanto di istruirli, educarli, appunto, cercando di rendere per loro più interessanti quegli autori che i poveri ragazzi [...] hanno ben poca voglia di affrontare». Beh, ringraziamo Livio di averci dato ragione e di fornirci altro materiale su cui riflettere. Poco oltre, infatti, il caro Gigi scrive: «E venne la crisi economica, la grande crisi che inizia nel 2008 e negli Usa, e in molti scoprirono improvvisamente di essere divenuti poveri: eccoli pronti - grazie alla diffusione capillare della cultura postmoderna opportunamente volgarizzata - a lasciarsi catturare dalla peggiore propaganda populista che promette loro una possibilità di riscatto senza rendersi conto, al contrario, che seguirla rappresenta soltanto un aggravamento delle proprie catene. Il governo attuale è il frutto evidente di questo errore di prospettiva epocale che ci sta trascinando nel baratro». Insomma, se avete votato questo governo siete dei poveretti che si sono lasciati catturare dalla propaganda populista e supportate gente che ci sta portando nel baratro. Ecco, questo è ciò che scrive l'autore di uno dei manuali più diffusi nelle scuole, un libro che finisce in mano a milioni di studenti. Ogni ulteriore commento è superfluo. Francesco Borgonovo <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/i-libri-faziosi-sono-un-salasso-per-le-famiglie-2618124334.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="nessuno-grida-alla-censura-quando-e-repubblica-a-criticare-i-volumi" data-post-id="2618124334" data-published-at="1782506448" data-use-pagination="False"> Nessuno grida alla censura quando è «Repubblica» a criticare i volumi Qualche volta anche Repubblica ha sferzato i libri di testo faziosi. Siamo sicuri che i nostri lettori, che in questi giorni ci hanno segnalato le assurdità disseminate nei sussidiari di Vittoria Calvani, resteranno di stucco a scoprire che persino il quotidiano fondato da Eugenio Scalfari, due anni fa, fu costretto ad ammettere che quei testi erano pieni di strafalcioni storici. Nel gennaio del 2016, Repubblica criticò aspramente un brano di un libro di storia per la terza media scritto proprio dalla Calvani, «della quale», commentava l'autore dell'articolo, «non sono reperibili biografie in rete e che non sembra essere in forze in qualche università», pur avendo pubblicato con Mondadori «ben 32 libri». Il passaggio riguardava l'Istituto per la ricostruzione industriale, istituito nel 1933 e condensava in poche righe, citiamo alla lettera dall'articolo, «ignoranza, superficialità, falsità, errori e giudizi demenziali». Effettivamente la Calvani, descrivendo le conseguenze della crisi del 1929 sul sistema economico italiano, liquidava con argomenti a dir poco tendenziosi la decisione di Benito Mussolini di fondare l'Iri per attuare il suo programma statalista, di «pesante controllo dello Stato sull'imprenditoria privata». Soprattutto, la Calvani, come faceva notare giustamente Repubblica, mischiava tra loro episodi riferiti a diverse epoche storiche: ad esempio, parlava di un «movimento di destra» che mai prima di quel momento aveva concepito «una simile limitazione della libertà d'impresa», ma poi evocava la nazionalizzazione delle aziende dell'energia elettrica, che fu attuata nel 1962, 17 anni dopo la fine del fascismo. L'articolo di Repubblica demoliva pertanto la «fricassea di frasi affastellate» della Calvani sul «carrozzone burocratico e corrotto» dell'Iri, frasi sottoposte a un impietoso confronto con un brano sullo stesso tema tratto da «un testo scritto da storici veri», il manuale di Andrea Giardina, Giovanni Sabbatucci e Vittorio Vidotto. Insomma, ad accorgersi che gli scritti della Calvani sono un coacervo di settarismo e inesattezze è stato addirittura il quotidiano oggi diretto da Mario Calabresi. E nessuna associazione di editori, nel 2016, gridò all'attentato alla libertà d'espressione. Forse perché di mezzo non c'era un giornale «populista» e «fascista» come La Verità. E non era nemmeno la prima volta che Repubblica se la prendeva con un testo scolastico. Era già successo 25 anni prima, come ci ha raccontato uno dei protagonisti di quella vicenda, che casualmente è anche un nostro lettore. Si tratta del professor Paolo Mariani, che nel 1991 insegnava italiano e latino al liceo Beccaria di Milano. Qualche genitore, mai scoperto, segnalò a Repubblica alcuni passaggi del manuale di storia della letteratura di Rocco Montano fatto adottare ai suoi studenti da Mariani. Montano era un intellettuale di un certo calibro. Docente a Harvard e Yale, era stato bandito dal mondo accademico italiano perché si era macchiato di una gravissima colpa: opporsi al mainstream crociano e soprattutto gramsciano, quello tipico della sinistra comodamente assisa sugli scranni più prestigiosi degli atenei nostrani. Del manuale di Montano, i delatori avevano preso di mira alcune frasi su Aldo Moro. Essendo stato il primo democristiano a volere il Pci al governo, in odore di martirio per mano dell'odiato Giulio Andreotti, i comunisti ormai lo veneravano. All'opposto, Montano lo definiva «uno dei principali artefici del cedimento dello Stato all'avanzata delle sinistre», che di queste però fu, «quasi per nemesi storica, o per una tragica ironia della storia, la vittima più illustre». Ma nei pezzi pubblicati da Repubblica nell'ottobre del 1991 erano parecchi i passaggi contestati. Come l'attacco alla «massa di professori» che nel dopoguerra «si accodò alle truppe comuniste sperando in vantaggi di carriera». O le critiche che l'autore dell'articolo liquidava come «da slogan elettorale» a Benedetto Croce, Francesco De Sanctis, Niccolò Machiavelli («non è realistico, fa degli schemi, è troppo legato alla teoria»), Galileo Galilei («non possiamo meravigliarci troppo se ci fu il dramma. La Chiesa, se vuole avere una funzione di guida, se deve insegnare la verità, non può esimersi dall'avere una filosofia. Non esistono due campi del tutto separati, uno della scienza e uno della fede»). Montano puntava il dito pure contro Giovanni XXIII, reo di aver aperto le porte al modernismo cattolico (in fondo, non è un caso se il Papa buono fu un indolo di gioventù di Pier Luigi Bersani). Eppure, all'epoca, il professor Mariani, che aveva adottato il testo, per stessa ammissione di Repubblica era stato difeso da tutti gli studenti e dal preside del Beccaria. Che nondimeno, ci ha riferito il nostro lettore, «cancellò d'autorità» l'adozione del libro, mentre la questione fu portata addirittura all'attenzione del Parlamento, con un'interrogazione inoltrata dai due capigruppo milanesi del Psi e del Pci. In parole povere, 27 anni fa nessuno si lamentò con Repubblica perché aveva messo alla berlina un manuale fazioso. Anzi, il libro della discordia fu ritirato. Nel 2016, il quotidiano di Scalfari riconobbe che i testi della Calvani contenevano grossolane imprecisioni. Se però la campagna per chiedere che i nostri figli siano istruiti e non indottrinati la fa La Verità, apriti cielo: ci si accusa di voler censurare gli autori e di mettere in pericolo i principi costituzionali. Per criticare l'egemonia della sinistra serve un permesso speciale? Alessandro Rico
Ansa
Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha comunicato che almeno tre italovenezuelani sarebbero rimasti uccisi nel sisma, cinque sarebbero feriti e altri 35 sicuramente dispersi, ma, come ha aggiunto, la comunità degli italiani iscritti all’Aire, cioè censiti come italiani in Venezuela, è composta da circa 150.000 persone e per questo motivo il nostro ministero sta monitorando con grande attenzione quello che accade. L’area colpita vede la presenza di oltre 65.000 italiani che rappresentano la spina dorsale economica del Venezuela e che sono membri attivi sia a livello politico che sociale nella società sudamericana.
I due eventi sismici, distanti meno di un minuto, hanno devastato il Nord-ovest venezuelano colpendo sia sulla costa che nell’interno. Il fenomeno sarebbe avvenuto fra i 10 e i 20 chilometri di profondità, ma nonostante questo gli edifici colpiti non hanno retto, soprattutto la seconda scossa dopo che la prima aveva messo a dura prova costruzioni vecchie e con poca manutenzione. Il bilancio è arrivato a 920 vittime, al momento in cui stiamo scrivendo, oltre 4.000 feriti e almeno 50.000 dispersi, ma sui media locali e su Internet appaiono continuamente foto di persone scomparse che si aggiungono alle migliaia già segnalate.
Da Caracas arrivano storie sempre più drammatiche e i cittadini della capitale e dello Stato di La Guaira raccontano di scavare con le mani fra le macerie alla ricerca dei propri cari. A Caracas stanno arrivando un centinaio di esperti in soccorso in caso di calamità naturali fra vigili del fuoco, protezione civile e l’unità di crisi, ma il governo italiano è intenzionato a sostenere con forza la popolazione venezuelana in questo momento di difficoltà. Le Nazioni unite hanno dichiarato che le persone colpite dal sisma sono 6,8 milioni, in crescita costante anche per le scosse di assestamento che non danno tregua. La presidente ad interim Delcy Rodriguez ha annunciato la militarizzazione dello Stato di La Guaira, con l’obiettivo di facilitare le operazioni di soccorso nella zona più disastrata del Paese.
Le famiglie rimaste senza casa che dovranno essere accolte in campi profughi sono già più di 70.000, ma arrivano anche buone notizie come quella di un neonato estratto vivo dalle macerie e di una donna salvata dopo 36 ore dal crollo della propria abitazione a La Guaira. L’Unione europea ha già attivato il suo meccanismo di protezione civile, ma oltre all’Italia, altre nazioni si stanno muovendo anche autonomamente. La Spagna ha messo a disposizione 54 militari esperti in operazioni di soccorso, la Francia ha annunciato che attiverà un team di 85 soccorritori, mentre dalla Germania arriveranno sei aerei da trasporto con materiale tecnico. Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha reso disponibile un secondo velivolo dell’Aeronautica militare che trasporterà personale specializzato e attrezzature dei Vigili del fuoco. Nell’annunciare l’iniziativa ha dichiarato: «Un impegno concreto che conferma la vocazione dell’Italia all’aiuto» verso «chi soffre».
Ma la situazione sanitaria del Paese appare drammatica per la carenza di materiale negli ospedali, soprattutto in alcune zone che risultano addirittura irraggiungibili. Il primo a lanciare l’allarme è stato il presidente della Federazione medica che due giorni prima del sisma aveva chiesto trasparenza riguardo alla distribuzione di 71 tonnellate di medicinali consegnate dagli Stati Uniti. Un appello all’Italia arriva anche da Maria Andreina De Grazia, figlia dell’ex deputato italiano Americo De Grazia a lungo incarcerato dal regime di Maduro, che chiede al nostro Paese di restare accanto al Venezuela e soprattutto di non dimenticare i prigionieri i politici italovenezuelani ancora nelle carceri del regime.
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La nuova Audi A6 allroad
Audi rinnova la A6 allroad quattro, giunta alla quinta generazione, facendo così evolvere uno dei modelli più iconici della gamma di questo marchio. Più larga, tecnologica ed elettrificata, la nuova allroad conferma la propria doppia vocazione: grande viaggiatrice su strada e compagna affidabile lontano dall’asfalto. Per la prima volta nella storia del modello, accanto al tradizionale V6 TDI arriva infatti una variante plug-in hybrid da 367 CV.
«Audi A6 allroad è un’icona dei quattro anelli e da sempre è caratterizzata da una doppia anima: eccezionalmente confortevole nell’utilizzo quotidiano e al tempo stesso in grado di spingersi agevolmente dove finisce l’asfalto», ha dichiarato Rouven Mohr, Chief Technical Officer di Audi AG, sottolineando il ruolo della trazione integrale quattro e delle sospensioni pneumatiche adattive. Sul piano stilistico, la nuova A6 allroad si distingue per un corpo vettura più muscoloso. Per la prima volta è più larga di oltre 11 centimetri rispetto alla A6 Avant da cui deriva, con carreggiate maggiorate e una presenza su strada ancora più marcata. Il look all terrain è enfatizzato da passaruota dedicati, protezioni sottoscocca, mancorrenti specifici e un’altezza da terra superiore. La gamma prevede cerchi fino a 21 pollici e otto colori per la carrozzeria.
Tra gli elementi tecnici più caratterizzanti figurano le sospensioni pneumatiche adattive di serie, sviluppate appositamente per questo modello. L’escursione massima raggiunge i 55 millimetri e consente di modificare l’assetto in funzione della velocità e della modalità di guida selezionata. In autostrada la vettura si abbassa per migliorare efficienza e stabilità, mentre nelle modalità dedicate all’off-road aumenta sensibilmente la distanza dal suolo per affrontare terreni difficili.La nuova A6 allroad è basata sulla piattaforma Premium Platform Combustion (PPC) e beneficia di una scocca più rigida, sospensioni multilink a cinque bracci e sterzo progressivo evoluto. È inoltre disponibile lo sterzo integrale, che migliora agilità alle basse velocità e stabilità alle andature più elevate.
La principale novità riguarda la gamma motori. Debutta infatti la prima Audi A6 allroad e-hybrid quattro, che abbina il quattro cilindri 2.0 TFSI da 252 CV a un motore elettrico da 143 CV per una potenza complessiva di 367 CV e 500 Nm di coppia. Le prestazioni sono brillanti, con uno 0-100 km/h coperto in 5,5 secondi, mentre la batteria da 25,9 kWh garantisce fino a 95 chilometri di autonomia elettrica WLTP. La ricarica in corrente alternata fino a 11 kW permette di completare il pieno di energia in circa due ore e mezza. Accanto alla versione plug-in viene proposta la motorizzazione V6 3.0 TDI da 299 CV, dotata della tecnologia mild hybrid plus a 48 Volt. Il sistema integra un powertrain generator capace di fornire fino a 24 CV e 230 Nm supplementari, migliorando efficienza e risposta all’acceleratore. Il motore beneficia inoltre di una sofisticata sovralimentazione a due stadi che combina turbocompressore tradizionale e compressore elettrico, garantendo prestazioni elevate e una risposta immediata. La vettura accelera da 0 a 100 km/h in 5,4 secondi. Entrambe le motorizzazioni sono abbinate alla trazione integrale quattro ultra, che gestisce in modo predittivo la distribuzione della coppia tra avantreno e retrotreno, privilegiando l’efficienza senza rinunciare alla motricità.
Grande attenzione è stata dedicata anche alla digitalizzazione. L’abitacolo adotta la nuova architettura elettronica Audi con integrazione di ChatGPT nell’assistente vocale e sistema operativo Android Automotive OS. Il cosiddetto Audi Digital Stage comprende il quadro strumenti digitale da 11,9 pollici e il display OLED curvo da 14,5 pollici, cui può aggiungersi uno schermo dedicato al passeggero.Completano il quadro i proiettori Matrix LED digitali di nuova generazione, i gruppi ottici OLED 2.0 e numerosi sistemi di assistenza alla guida e di comunicazione con l’ambiente circostante. Lunga 5,02 metri e con una capacità di carico fino a 1.497 litri, la nuova Audi A6 allroad quattro arriverà nelle concessionarie italiane nel quarto trimestre del 2026, con prezzi a partire da 82.350 euro per la versione V6 TDI e da 88.650 euro per la variante plug-in hybrid.
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I nuovi modelli di Maserati, Grecale, GranTurismo e GranCabrio, sfilano in Piazza Unità d'Italia a Trieste
Maserati rinnova la propria gamma con il debutto di Nuova Grecale, Nuova GranTurismo e Nuova GranCabrio, tre modelli che rappresentano un importante aggiornamento strategico per il marchio nell’anno del centenario del Tridente. Le novità puntano a rafforzare il posizionamento del brand nel segmento luxury attraverso una proposta che unisce design, eleganza, prestazioni, artigianalità e innovazione tecnologica, nel solco della tradizione Maserati.
«Con la nuova gamma del Tridente rafforziamo la peculiarità che da sempre ci definisce: il Gran Turismo italiano, in cui design, eleganza, prestazioni e maestria artigianale si fondono in un equilibrio di eleganza mai ostentata, ma sempre orientata alla performance», ha dichiarato Santo Ficili, Ceo di Alfa Romeo e Coo di Maserati. Ficili ha inoltre sottolineato la volontà del marchio di continuare a crescere nel segmento del lusso attraverso l’ampliamento dell’offerta e lo sviluppo delle tecnologie che meglio esprimono il carattere del brand, «dallo sviluppo di motorizzazioni iconiche come il V6 Nettuno all’evoluzione delle performance della gamma Folgore».
Il rinnovamento stilistico completa un percorso avviato dal Centro Stile Maserati con la MCXtrema, la vettura da pista che ha introdotto un nuovo linguaggio formale caratterizzato da frontali più orizzontali, netti e aggressivi. Un’impostazione successivamente sviluppata sulla GT2 Stradale e sulla MCPURA e oggi applicata alle nuove GranTurismo, GranCabrio e Grecale.
Le nuove GranTurismo e GranCabrio si presentano con un design aggiornato, interni ulteriormente raffinati e contenuti tecnici evoluti. Al centro dell’offerta rimane il motore V6 Nettuno 3.0 biturbo, disponibile fino a 590 CV nella versione Trofeo, capace di spingere la GranTurismo oltre i 320 km/h. Il propulsore sfrutta la tecnologia di combustione a precamera derivata dal motorsport e condivisa con la MCPURA, confermando il trasferimento tecnologico tra competizioni e produzione stradale. Tutta la gamma dispone di serie della trazione integrale e delle sospensioni pneumatiche regolabili, soluzioni che consentono di coniugare comfort e dinamica di guida. Le due granturismo mantengono inoltre quattro veri posti, una caratteristica distintiva che permette di unire sportività e praticità nell’utilizzo quotidiano. Le nuove GranTurismo e GranCabrio sono disponibili in tre configurazioni. Le versioni da 490 CV privilegiano comfort ed eleganza, mentre le Trofeo da 590 CV esaltano il carattere sportivo grazie a scarico dedicato, assetto specifico e dettagli in fibra di carbonio. Al vertice si collocano le varianti Folgore, dotate di una tecnologia elettrica a 800 Volt con tre motori, oltre 1.200 CV installati e 760 CV disponibili alle ruote. La GranTurismo Folgore raggiunge i 325 km/h, mentre la GranCabrio Folgore, prima cabriolet completamente elettrica del segmento, arriva a 290 km/h. Importanti anche gli interventi sul piano aerodinamico e stilistico. Il frontale è stato completamente riprogettato con nuove prese d’aria, air curtain e splitter ottimizzati per incrementare l’efficienza aerodinamica e la deportanza. All’interno debuttano un nuovo volante ispirato al mondo delle corse, un Maserati Digital Clock ridisegnato, un’interfaccia grafica aggiornata e un sistema di monitoraggio che rileva distrazione e affaticamento del conducente. Ampio spazio viene dedicato alla personalizzazione attraverso il programma BOTTEGAFUORISERIE, che introduce nuove colorazioni esterne, finiture dedicate e inedite combinazioni per gli interni. Per la prima volta, anche la capote della GranCabrio può essere completamente personalizzata nell’ambito delle configurazioni Bespoke.
Accanto alle due granturismo, la nuova Grecale rafforza il proprio ruolo all’interno della gamma Maserati. Il D-SUV luxury della Casa modenese evolve con aggiornamenti estetici e tecnici che ne accentuano il carattere sportivo senza rinunciare a comfort e versatilità. Il nuovo frontale presenta una fascia più marcata e ribassata che accentua la percezione di larghezza, mentre paraurti e griglie ridisegnati migliorano l’efficienza aerodinamica. L’abitacolo viene aggiornato con un nuovo volante, un orologio digitale rivisitato e un selettore PRND con tecnologia aptica. Materiali autentici come pelle, legno e fibra di carbonio contribuiscono a elevare la qualità percepita, mentre il sistema MIA con display Ultra HD da 12,3 pollici, l’head-up display e l’impianto audio Sonus faber completano una dotazione tecnologica di alto livello.
Tra le principali novità tecniche figura il debutto del V6 Nettuno da 390 CV, disponibile nelle versioni Grecale V6 e Modena V6. Al vertice resta la Trofeo V6 da 530 CV, che accelera da 0 a 100 km/h in 3,8 secondi e raggiunge i 285 km/h. La Grecale Folgore conferma invece la proposta elettrica del modello, migliorando ulteriormente autonomia ed efficienza grazie a interventi aerodinamici e a nuovi algoritmi di gestione energetica. Le tre novità sono sviluppate e prodotte in Italia, tra Modena e Cassino, a testimonianza del forte legame tra Maserati e il territorio nazionale. Il lancio assume inoltre un valore simbolico nell’anno in cui il marchio celebra sia il centenario del Tridente sia il centenario della prima vittoria sportiva ottenuta da Alfieri Maserati alla Targa Florio del 1926, ribadendo il legame storico tra le vetture da competizione e quelle stradali.
Particolare attenzione è stata dedicata anche alla sostenibilità. Gli interni in pelle provengono da fornitori certificati secondo gli standard del Leather Working Group, di cui Maserati è membro attivo, confermando l’impegno verso una visione sempre più responsabile del lusso. Contestualmente al lancio debutta anche il nuovo Web Configurator Maserati, una piattaforma fotorealistica che consente ai clienti di visualizzare in tempo reale la propria vettura in ambientazioni tridimensionali immersive. Il nuovo strumento rappresenta un ulteriore passo nell’evoluzione del customer journey del marchio, integrando in un’unica esperienza showroom fisico e ambiente digitale con una qualità visiva di livello cinematografico.
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Giuseppe Valditara (Imagoeconomica)
Il ministro dell’Istruzione e del merito l’aveva già annunciato in altre occasioni: il recupero della tradizione e della memoria storica della civiltà occidentale è essenziale nella formazione delle generazioni future. Non si tratta di un ritorno al passato, di un orgoglio vagamente nostalgico, quanto della ripresa di un patrimonio essenziale oggi più che mai capace di affrontare le sfide del futuro. Riguardo alle quali torna utile anche l’apertura all’Intelligenza artificiale, adottata non certo in maniera selvaggia, bensì come strumento di lavoro da usare con spirito critico e finalizzato a funzioni all’interno di discipline precise. Quanto ai chiacchierati Promessi sposi, che fine fanno? Restano invariabilmente al secondo anno del percorso per l’importanza che questo libro ha nella «storia linguistica, culturale e civile» italiana. «Proprio in ragione di tale importanza», si legge nelle note del ministro, «è questo l’unico libro, oltre alla Commedia di Dante, la cui lettura sia (e debba restare) obbligatoria, in forma integrale o per ampi brani».
Le nuove Indicazioni nazionali per i licei, che modificano quelle del ministro Maria Stella Gelmini risalenti al 2010, sono state elaborate da una commissione ministeriale e sottoposte «a un lungo lavoro di ascolto, a decine di audizioni con il mondo associativo, scientifico e sindacale, comprese le associazioni delle famiglie» e sono giunte alla «stesura definitiva dopo un confronto con chi la scuola la vive ogni giorno». Per la prima volta hanno contribuito a questo lavoro anche le rappresentanze studentesche con un impegno costruttivo e proposte puntuali. La riforma Valditara si prefigge un rafforzamento dell’identità sul piano della formazione degli studenti e un’accelerazione nell’innovazione delle materie tecnico scientifiche, le cosiddette Stem (Scienza, tecnologia, ingegneria e matematica).
Al centro del nuovo impianto pedagogico e didattico c’è la persona. La formazione del giovane avviene attraverso quella che il ministro chiama «la rivoluzione del buon senso». Il liceo nelle sue diverse declinazioni è la scuola dell’adolescenza, ovvero «il tempo delle cose che accadono per la prima volta». Per la costruzione di una corretta soggettività giovanile, capace di relazioni emotive consapevoli e non discriminatorie, è necessario favorire rapporti con figure adulte autorevoli e coinvolgere in modo sistematico le famiglie degli studenti in una corresponsabilità che riguarda l’orientamento, la valutazione e il lavoro quotidiano in classe. L’obiettivo dei licei è valorizzare i talenti, promuovendo il merito in un corretto rapporto tra libertà e norma all’interno del quale lo spirito critico è la capacità di esprimere anche il dissenso, purché in modo argomentato.
Consistenti le novità didattiche definite e auspicate. Nel biennio di letteratura è consigliato l’approfondimento dei poemi classici della civiltà europea (Odissea ed Eneide) e, superando certe proteste pregiudiziali, «di alcune pagine della Bibbia, “grande codice” di ispirazione delle letterature». Detto del mantenimento dei Promessi sposi, la maggiore apertura agli autori contemporanei non sostituisce il canone, ma si aggiunge a esso. Nei primi due anni è raccomandata la lettura integrale di almeno sei autori contemporanei, italiani o stranieri. In filosofia si suggerisce un insegnamento comparato e, nell’ambito dell’educazione alla cittadinanza, l’approfondimento dei principi che hanno ispirato la Costituzione. Insieme alla letteratura e alla filosofia, anche la storia e la storia dell’arte si concentreranno sul recupero dell’identità occidentale. Ma lo studente, sottolinea il testo del ministro, «dovrà altresì essere in grado di riconoscere le caratteristiche delle civiltà più significative collocandone i percorsi storici entro un quadro comparativo di lungo periodo». La matematica, non più proposta come tecnica ma come percorso di crescita all’interno del quale anche l’errore sarà «un’opportunità di apprendimento e di confronto», è sottoposta a profonda revisione. In particolare, insegnando concetti e linguaggi che sono alla base dell’Intelligenza artificiale, al quinto anno se ne favorisce un uso consapevole per sviluppare una comprensione critica e responsabile del funzionamento di questi sistemi per imparare a «valutarne l’affidabilità e le implicazioni». Lo stesso uso vigile dell’IA è suggerito per gli ultimi anni di latino e greco, materie nelle quali la traduzione automatica, di cui si registra l’enorme espansione, non deve sostituire le strategie di problem solving.
La riforma del liceo punta a formare studenti che sappiano da dove vengono e dove vanno. Che siano, perciò più occidentali, usino l’intelligenza artificiale con giudizio e leggano con disinvoltura i testi della letteratura italiana ed europea. E i docenti? Non basta che si aggiornino, devono studiare anche loro, auspica Valditara. Giusto. Magari, sia detto sommessamente, facendo in modo che possano ritrovare l’orgoglio di una professione fondamentale ma, in realtà, fortemente mortificata.
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