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2022-11-14
I finti ribelli
Ansa
Autostrade bloccate da ragazzi sdraiati a terra, infrastrutture assediate, preziosi dipinti imbrattati nei musei d’Europa: messaggi forti, quelli che arrivano dai giovani gretini, paladini dell’emergenza climatica. Rivolti non più contro il «sistema» o le forze dell’ordine ma direttamente ai cittadini, cui vogliono imporre riflessione e mobilitazione «per salvare l’umanità dalla catastrofe imminente» causata dai combustibili fossili. Finito, insomma, il tempo dei cortei e delle raccolte di firme: l’obiettivo è la visibilità, perseguita attraverso azioni mediatiche dirompenti, confezionate da una regia internazionale, il cui scopo è convincere l’opinione pubblica che le fonti tradizionali di energia sono il male assoluto, e tutti devono riconvertirsi all’energia sostenibile.
Ci sono riusciti? Non esattamente: i loro metodi radicali, oltre ad aprire ad alcuni di loro le porte del carcere, hanno finito con l’oscurare il messaggio e indisporre la popolazione. L’establishment, tuttavia, li accoglie con benevolenza, a cominciare da Mario Draghi che ha incontrato Greta Thunberg a settembre 2021, per finire con l’ex ministro Roberto Cingolani che li ha visti a febbraio 2022. Le loro azioni-fotocopia, coordinate da chi li sovvenziona, prendono di mira simboli monumenti iconici e strade ad alto scorrimento delle capitali d’Europa (il raccordo anulare a Roma così come il Péripherique a Parigi). Hanno tutti gli stessi gilet arancioni che indossano nelle proteste, usano tutti lo stesso codice linguistico incardinato intorno al mantra della «disobbedienza civile» e hanno tutti lo stesso finanziatore: il Climate emergency fund (Cef), fondato da miliardari americani come Aileen Getty, Rory Kennedy e quel Trevor Neilson, pupillo di Bill Gates, che produce, toh, combustibili sostenibili.
Questi ragazzi sono i loro «soldati», si considerano «l’ultima generazione del vecchio mondo» e ne sognano uno nuovo «in cui l’umanità si abbraccerà, si perdonerà, amerà sé stessa». Uno slogan che riecheggia quel «non possederai nulla e sarai felice» del World economic forum, che un tempo questi ragazzi avrebbero assaltato e che ora invece gli strizza l’occhio ospitandoli a Davos.
Ultima generazione è anche il nome dell’organizzazione italiana nata nel 2021 che fa parte della Rete A22 finanziata dal Climate emergency fund; opera affinché il governo «interrompa immediatamente la riapertura delle centrali a carbone e cancelli le nuove trivellazioni». Sugli altri temi che hanno afflitto la loro generazione, a cominciare dalla chiusura delle scuole e delle università italiane in pandemia, non hanno proferito verbo. Missing anche su Dad e green pass: non hanno ancora capito che rischiano di essere anche la «ultima generazione» che studia sui libri; per loro, prima della libertà e del diritto all’istruzione, viene l’emergenza climatica. La loro attività è concentrata su azioni mediatiche come la zuppa di piselli gettata su un Van Gogh custodito a Roma, il blitz al Colosseo e il blocco sistematico del raccordo anulare di Roma. I loro bersagli preferiti sono opere e luoghi d’arte mediatizzabili, come i Musei vaticani e gli Uffizi. L’importante è convincere i cittadini: «Abbiamo scelto di parlare alle persone, invitandole a riflettere sulle contraddizioni su cui si fondano le nostre giornate lavorative e i momenti in cui proviamo a riposarci». Con buona pace degli automobilisti inferociti perché bloccati mentre si recano al lavoro, a scuola, negli ospedali.
Dentro A22, insieme con Ultima generazione, ci sono i collettivi di tanti altri Paesi. Capofila e con maggiore anzianità è Extinction rebellion (Xr), movimento radicale nato nel Regno Unito nel 2018 e con filiali in una sessantina di capitali. In Italia hanno manifestato insieme con il Cua, il collettivo che tre giorni fa a Bologna ha appeso il manichino di Giorgia Meloni a testa in giù. Xr ha un sistema di reclutamento molto efficace: chi partecipa alle azioni ha un rimborso spese che consente ad alcuni «volontari» di guadagnare fino a 400-450 euro a settimana.
Just stop oil, nata in Inghilterra nel febbraio 2022, è forse, insieme con XR, l’organizzazione più combattiva. Sono quelli che hanno gettato salsa di pomodoro sui Girasoli di Van Gogh alla National Gallery di Londra («È più importante l’arte o la vita?», urlavano agli attoniti visitatori del museo), ma anche bloccato molti depositi di stoccaggio di petrolio, azione che è costata il carcere ad alcuni di loro.
In Francia c’è Dernière rénovation, che chiede al governo di farsi carico della ristrutturazione energetica nelle case dei francesi. Anche loro hanno bloccato il Péripherique e imbrattato quadri, ma si sono fatti conoscere per l’interruzione di una tappa del Tour de France e il blocco di una partita di tennis del Roland Garros, obiettivi mediatici. Lato arte, hanno lanciato un sondaggio tra i loro attivisti per chiedere se andare a imbrattare la Gioconda o il Déjeuner sur l’herbe di Monet.
Letzte Generation in Germania da agosto 2021 lotta tristemente per ridurre il limite di velocità delle auto a 100 chilometri orari: uno di loro si è incollato i capelli al vetro che protegge La ragazza con l’orecchino di perla di Vermeer, altri due hanno gettato puré di patate sul Pagliaio di Monet a Postdam, un altro gruppetto ha fatto scattare l’allarme al Reichstag. Ragazzate.
A chiudere il cerchio, Scientist rebellion, collettivo di un migliaio di giovani camici bianchi, ricercatori e studenti universitari che predicano la «decrescita economica». La lotta all’emergenza climatica, per loro, è ormai un lavoro, e il Climate emergency fund che li foraggia lo sa: «Se alcuni fanno disobbedienza civile dura, è una loro scelta. Noi lodiamo il loro coraggio», ha dichiarato impassibile Margaret Klein Salomon, direttore esecutivo del Cef. Mentre Neilson incassa e ringrazia.
Miliardari annoiati e disoccupati che si lavano la coscienza con i soldi
Gauche caviar, la sinistra al caviale: un tempo li chiamavano così, i miliardari impegnati nel sociale per lavarsi le coscienze. Oggi, annoiati dalla povertà e dalla fame nel mondo, hanno trovato un altro passatempo, peraltro remunerativo: l’emergenza climatica. È questa l’attività principale di
Aileen Getty, nipote del magnate del petrolio Jean Paul Getty II, fondatrice e principale sostenitrice del Climate emergency fund che sovvenziona i maggiori movimenti ambientalisti radicali mondiali, riuniti sotto la sigla A22. Getty per anni ha sostenuto i senzatetto e finanziato la ricerca sull’Aids. Oggi è l’erede di una famiglia che possiede un patrimonio di 5,4 miliardi di dollari, e si è riconvertita al clima.
Devolve le sue ricchezze personali, in uno sforzo che sembra sincero, per combattere l’attività in cui la famiglia
Getty ha trovato la sua fortuna. Accanto a lei, nel board del Climate emergency fund, c’è Rory Kennedy, figlia di Bob Kennedy, assassinato nel 1968 sei mesi prima che lei nascesse. Kennedy ha sposato la causa ambientale con entusiasmo: «Nella storia del nostro Paese, i più importanti cambiamenti sociali sono nati dal basso, dalla strada. Il tempo è scaduto: dobbiamo aiutare le persone a capire che c’è bisogno di un radicale cambio di passo». Poco importa se non è lei ad essere arrestata per le azioni di disobbedienza civile che sponsorizza: «Ho già dato. A 13 anni protestavo contro l’apartheid presso l’ambasciata sudafricana a Washington e mia madre (Ethel Kennedy, ndr) mi ha portato in piazza per farmi arrestare».
A coordinare questo viavai di miliardari c’è il manager
Trevor Neilson, fondatore del Climate emergency fund e uno dei collaboratori più stretti di Bill Gates. Sarà stato forse il suo business sui carburanti sostenibili ad averlo motivato ad aiutare i giovani attivisti del clima? Macché: «Siamo amici e d’estate andiamo tutti a Malibu. Ci siamo “svegliati” dopo gli incendi in California, che hanno minacciato le nostre case». Causa nobilissima.
A sostenere i giovani ambientalisti c’è anche sir
Chris Hohn, miliardario britannico che, secondo Forbes, siede su una fortuna di quasi 6 miliardi di euro. Con una piccola parte del suo capitale, ha finanziato le azioni di Extinction rebellion: «L’umanità sta distruggendo in modo aggressivo il mondo con il cambiamento climatico», si è giustificato lo squalo della finanza, «e c’è un urgente bisogno che tutti noi ce ne rendiamo conto». Di umili origini, Hohn persegue - secondo il suo avvocato che lo ha assistito nella causa di divorzio - uno «stile di vita Swatch», ossia molto semplice: non mangia carne, pratica yoga. «La mia vita ruota intorno alla beneficenza», ha detto di sé stesso al giudice che doveva decidere gli assegni da dare alla moglie, «e ho imparato molto presto che i soldi non danno la felicità». Specialmente se devi versare 337 milioni di sterline a una ex moglie.
I capofila della filantropia climatica sono sempre i soliti, a cominciare da
Bill Gates che, oltre alla vaccinazione universale, è impegnato attivamente nella lotta ai cambiamenti climatici e negli investimenti nei carburanti «verdi». Gates nel 2016 ha annunciato la creazione di un fondo di oltre 1 miliardo di dollari incentrato sulla lotta ai cambiamenti climatici. Il suo Breakthrough energy ventures ha come mission gli investimenti nelle energie «pulite», come ad esempio quelle prodotte dal suo amico Trevor Neilson. Gates è riuscito a coinvolgere anche la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, attraverso il progetto Catalyst. La partnership tra Ue e Bill Gates mobilita un sostegno diretto fino a 1 miliardo di dollari (840 milioni di euro nel periodo 2022-2026/7) sfruttando finanziamenti pubblici e privati per sostenere le tecnologie verdi nell’Ue. Gates metterà a disposizione fino a 420 milioni di euro, al resto ci penserà la Commissione insieme con la Banca europea per gli investimenti.
Nel gruppo c’è, insomma, la finanza internazionale, che sta investendo enormi capitali nelle fonti alternative: si va da
George Soros al mondo del World economic forum di Klaus Schwab. Il gruppo di amici sta investendo nelle rinnovabili e farà di tutto per portarlo avanti: c’è da scommetterci.
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Bloccano strade, imbrattano quadri, appendono manichini a testa in giù: è la nuova contestazione giovanile. Foraggiata da ricchi burattinai che, come sempre, manovrano e manipolano i ragazzi.Sono passati dalla povertà all’emergenza ambientale come passatempo remunerativo. Lo speciale contiene due articoliAutostrade bloccate da ragazzi sdraiati a terra, infrastrutture assediate, preziosi dipinti imbrattati nei musei d’Europa: messaggi forti, quelli che arrivano dai giovani gretini, paladini dell’emergenza climatica. Rivolti non più contro il «sistema» o le forze dell’ordine ma direttamente ai cittadini, cui vogliono imporre riflessione e mobilitazione «per salvare l’umanità dalla catastrofe imminente» causata dai combustibili fossili. Finito, insomma, il tempo dei cortei e delle raccolte di firme: l’obiettivo è la visibilità, perseguita attraverso azioni mediatiche dirompenti, confezionate da una regia internazionale, il cui scopo è convincere l’opinione pubblica che le fonti tradizionali di energia sono il male assoluto, e tutti devono riconvertirsi all’energia sostenibile. Ci sono riusciti? Non esattamente: i loro metodi radicali, oltre ad aprire ad alcuni di loro le porte del carcere, hanno finito con l’oscurare il messaggio e indisporre la popolazione. L’establishment, tuttavia, li accoglie con benevolenza, a cominciare da Mario Draghi che ha incontrato Greta Thunberg a settembre 2021, per finire con l’ex ministro Roberto Cingolani che li ha visti a febbraio 2022. Le loro azioni-fotocopia, coordinate da chi li sovvenziona, prendono di mira simboli monumenti iconici e strade ad alto scorrimento delle capitali d’Europa (il raccordo anulare a Roma così come il Péripherique a Parigi). Hanno tutti gli stessi gilet arancioni che indossano nelle proteste, usano tutti lo stesso codice linguistico incardinato intorno al mantra della «disobbedienza civile» e hanno tutti lo stesso finanziatore: il Climate emergency fund (Cef), fondato da miliardari americani come Aileen Getty, Rory Kennedy e quel Trevor Neilson, pupillo di Bill Gates, che produce, toh, combustibili sostenibili. Questi ragazzi sono i loro «soldati», si considerano «l’ultima generazione del vecchio mondo» e ne sognano uno nuovo «in cui l’umanità si abbraccerà, si perdonerà, amerà sé stessa». Uno slogan che riecheggia quel «non possederai nulla e sarai felice» del World economic forum, che un tempo questi ragazzi avrebbero assaltato e che ora invece gli strizza l’occhio ospitandoli a Davos. Ultima generazione è anche il nome dell’organizzazione italiana nata nel 2021 che fa parte della Rete A22 finanziata dal Climate emergency fund; opera affinché il governo «interrompa immediatamente la riapertura delle centrali a carbone e cancelli le nuove trivellazioni». Sugli altri temi che hanno afflitto la loro generazione, a cominciare dalla chiusura delle scuole e delle università italiane in pandemia, non hanno proferito verbo. Missing anche su Dad e green pass: non hanno ancora capito che rischiano di essere anche la «ultima generazione» che studia sui libri; per loro, prima della libertà e del diritto all’istruzione, viene l’emergenza climatica. La loro attività è concentrata su azioni mediatiche come la zuppa di piselli gettata su un Van Gogh custodito a Roma, il blitz al Colosseo e il blocco sistematico del raccordo anulare di Roma. I loro bersagli preferiti sono opere e luoghi d’arte mediatizzabili, come i Musei vaticani e gli Uffizi. L’importante è convincere i cittadini: «Abbiamo scelto di parlare alle persone, invitandole a riflettere sulle contraddizioni su cui si fondano le nostre giornate lavorative e i momenti in cui proviamo a riposarci». Con buona pace degli automobilisti inferociti perché bloccati mentre si recano al lavoro, a scuola, negli ospedali. Dentro A22, insieme con Ultima generazione, ci sono i collettivi di tanti altri Paesi. Capofila e con maggiore anzianità è Extinction rebellion (Xr), movimento radicale nato nel Regno Unito nel 2018 e con filiali in una sessantina di capitali. In Italia hanno manifestato insieme con il Cua, il collettivo che tre giorni fa a Bologna ha appeso il manichino di Giorgia Meloni a testa in giù. Xr ha un sistema di reclutamento molto efficace: chi partecipa alle azioni ha un rimborso spese che consente ad alcuni «volontari» di guadagnare fino a 400-450 euro a settimana. Just stop oil, nata in Inghilterra nel febbraio 2022, è forse, insieme con XR, l’organizzazione più combattiva. Sono quelli che hanno gettato salsa di pomodoro sui Girasoli di Van Gogh alla National Gallery di Londra («È più importante l’arte o la vita?», urlavano agli attoniti visitatori del museo), ma anche bloccato molti depositi di stoccaggio di petrolio, azione che è costata il carcere ad alcuni di loro.In Francia c’è Dernière rénovation, che chiede al governo di farsi carico della ristrutturazione energetica nelle case dei francesi. Anche loro hanno bloccato il Péripherique e imbrattato quadri, ma si sono fatti conoscere per l’interruzione di una tappa del Tour de France e il blocco di una partita di tennis del Roland Garros, obiettivi mediatici. Lato arte, hanno lanciato un sondaggio tra i loro attivisti per chiedere se andare a imbrattare la Gioconda o il Déjeuner sur l’herbe di Monet.Letzte Generation in Germania da agosto 2021 lotta tristemente per ridurre il limite di velocità delle auto a 100 chilometri orari: uno di loro si è incollato i capelli al vetro che protegge La ragazza con l’orecchino di perla di Vermeer, altri due hanno gettato puré di patate sul Pagliaio di Monet a Postdam, un altro gruppetto ha fatto scattare l’allarme al Reichstag. Ragazzate.A chiudere il cerchio, Scientist rebellion, collettivo di un migliaio di giovani camici bianchi, ricercatori e studenti universitari che predicano la «decrescita economica». La lotta all’emergenza climatica, per loro, è ormai un lavoro, e il Climate emergency fund che li foraggia lo sa: «Se alcuni fanno disobbedienza civile dura, è una loro scelta. Noi lodiamo il loro coraggio», ha dichiarato impassibile Margaret Klein Salomon, direttore esecutivo del Cef. Mentre Neilson incassa e ringrazia.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/i-finti-ribelli-2658639757.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="miliardari-annoiati-e-disoccupati-che-si-lavano-la-coscienza-con-i-soldi" data-post-id="2658639757" data-published-at="1668377964" data-use-pagination="False"> Miliardari annoiati e disoccupati che si lavano la coscienza con i soldi Gauche caviar, la sinistra al caviale: un tempo li chiamavano così, i miliardari impegnati nel sociale per lavarsi le coscienze. Oggi, annoiati dalla povertà e dalla fame nel mondo, hanno trovato un altro passatempo, peraltro remunerativo: l’emergenza climatica. È questa l’attività principale di Aileen Getty, nipote del magnate del petrolio Jean Paul Getty II, fondatrice e principale sostenitrice del Climate emergency fund che sovvenziona i maggiori movimenti ambientalisti radicali mondiali, riuniti sotto la sigla A22. Getty per anni ha sostenuto i senzatetto e finanziato la ricerca sull’Aids. Oggi è l’erede di una famiglia che possiede un patrimonio di 5,4 miliardi di dollari, e si è riconvertita al clima. Devolve le sue ricchezze personali, in uno sforzo che sembra sincero, per combattere l’attività in cui la famiglia Getty ha trovato la sua fortuna. Accanto a lei, nel board del Climate emergency fund, c’è Rory Kennedy, figlia di Bob Kennedy, assassinato nel 1968 sei mesi prima che lei nascesse. Kennedy ha sposato la causa ambientale con entusiasmo: «Nella storia del nostro Paese, i più importanti cambiamenti sociali sono nati dal basso, dalla strada. Il tempo è scaduto: dobbiamo aiutare le persone a capire che c’è bisogno di un radicale cambio di passo». Poco importa se non è lei ad essere arrestata per le azioni di disobbedienza civile che sponsorizza: «Ho già dato. A 13 anni protestavo contro l’apartheid presso l’ambasciata sudafricana a Washington e mia madre (Ethel Kennedy, ndr) mi ha portato in piazza per farmi arrestare». A coordinare questo viavai di miliardari c’è il manager Trevor Neilson, fondatore del Climate emergency fund e uno dei collaboratori più stretti di Bill Gates. Sarà stato forse il suo business sui carburanti sostenibili ad averlo motivato ad aiutare i giovani attivisti del clima? Macché: «Siamo amici e d’estate andiamo tutti a Malibu. Ci siamo “svegliati” dopo gli incendi in California, che hanno minacciato le nostre case». Causa nobilissima. A sostenere i giovani ambientalisti c’è anche sir Chris Hohn, miliardario britannico che, secondo Forbes, siede su una fortuna di quasi 6 miliardi di euro. Con una piccola parte del suo capitale, ha finanziato le azioni di Extinction rebellion: «L’umanità sta distruggendo in modo aggressivo il mondo con il cambiamento climatico», si è giustificato lo squalo della finanza, «e c’è un urgente bisogno che tutti noi ce ne rendiamo conto». Di umili origini, Hohn persegue - secondo il suo avvocato che lo ha assistito nella causa di divorzio - uno «stile di vita Swatch», ossia molto semplice: non mangia carne, pratica yoga. «La mia vita ruota intorno alla beneficenza», ha detto di sé stesso al giudice che doveva decidere gli assegni da dare alla moglie, «e ho imparato molto presto che i soldi non danno la felicità». Specialmente se devi versare 337 milioni di sterline a una ex moglie. I capofila della filantropia climatica sono sempre i soliti, a cominciare da Bill Gates che, oltre alla vaccinazione universale, è impegnato attivamente nella lotta ai cambiamenti climatici e negli investimenti nei carburanti «verdi». Gates nel 2016 ha annunciato la creazione di un fondo di oltre 1 miliardo di dollari incentrato sulla lotta ai cambiamenti climatici. Il suo Breakthrough energy ventures ha come mission gli investimenti nelle energie «pulite», come ad esempio quelle prodotte dal suo amico Trevor Neilson. Gates è riuscito a coinvolgere anche la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, attraverso il progetto Catalyst. La partnership tra Ue e Bill Gates mobilita un sostegno diretto fino a 1 miliardo di dollari (840 milioni di euro nel periodo 2022-2026/7) sfruttando finanziamenti pubblici e privati per sostenere le tecnologie verdi nell’Ue. Gates metterà a disposizione fino a 420 milioni di euro, al resto ci penserà la Commissione insieme con la Banca europea per gli investimenti. Nel gruppo c’è, insomma, la finanza internazionale, che sta investendo enormi capitali nelle fonti alternative: si va da George Soros al mondo del World economic forum di Klaus Schwab. Il gruppo di amici sta investendo nelle rinnovabili e farà di tutto per portarlo avanti: c’è da scommetterci.
L'ingresso del locale Le Constellation di Crans-Montana (Ansa)
Non solo bengala e candele pirotecniche. Ma anche petardi e lanciarazzi per i fuochi d’artificio. Un vero «arsenale» per i festeggiamenti accatastato nel magazzino de Le Constellation. È quanto scoperto dagli esperti dell’Istituto forense di Zurigo incaricati dalla procura di Sion. Secondo Jacques Moretti, proprietario del locale insieme alla moglie Jessica, il tutto sarebbe arrivato per iniziativa dei clienti. «Li avranno portati loro», ha detto l’imprenditore, eludendo controlli e sorveglianza. Almeno 6 lanciarazzi Thunder King, 8 petardi lupo p1, oltre a 100 fontane pirotecniche. L’ennesimo elemento fuori posto che va ad aggiungersi alle immagini dei pannelli sorretti da stecche da biliardo. E dei pacchetti di fazzoletti per puntellarli meglio. Una storia, quella degli ormai tristemente famosi strati di poliuretano che hanno preso fuoco e causato la morte di 40 persone e il ferimento di altre 116, che sembra non finire man mano che emergono dettagli che aggravano lo scenario di incuria e pressappochismo con cui si facevano le cose a Le Constellation. Dopo il fai da te di Jacques, con i pannelli acquistati in un negozio di bricolage e da lui stesso incollati al soffitto, video e chat diffusi dalla tv Svizzera Rts raccontano i tentativi di quello che in linguaggio gergale si direbbe «metterci una pezza». Il goffo tentativo di tenere la «schiuma» incollata in qualche modo almeno fino alle delle gran serate di Capodanno.
Un video di 8 secondi girato a metà dicembre e raccolto dall’avvocato Romain Jordan che assiste numerose famiglie delle vittime, mostra come i pannelli tenuti fermi dalle stecche da biliardo in certi punti sporgono verso il basso. Quindi «a portata» di bengala e scintille.
I messaggi vocali rivelano invece lo scambio di battute tra Moretti e un dipendente di nome Gaetan che gli mostra il cedimento dei pannelli. Jacques gli risponde: «Sì Gaetan, prova a toglierne uno e vedi se cade perché ho messo della schiuma che non conosco… Fammi sapere se va bene… se cade o no, se cade dovremo lasciarli lì, purtroppo». Gaetan ribatte con una serie di messaggi e video fino a che l’imprenditore chiude la conversazione con un certo grado di soddisfazione. «Ok, ne metteremo altri, grazie» e «sì, sembra abbastanza bello, togliete gli altri per favore». Un quadro desolante aggravato ora dalle dichiarazioni di un supertestimone, un fornitore coinvolto nella ristrutturazione del locale che avrebbe consigliato di installare protezioni in schiuma ignifuga che però sarebbero state respinte dai Moretti per ragioni di budget.
Intanto dalla Svizzera arriva un segnale all’Italia. Dopo il rientro a Roma per consultazioni dell’ambasciatore italiano fino a quando la Svizzera non avesse accettato l’immediata costituzione di una squadra investigativa comune, la Procura di Sion ha comunicato che le indagini congiunte tra Italia e Svizzera vedranno il via entro il fine settimana.
Un altro segnale, seppur tardivo, cerca di darlo anche il sindaco di Crans Montana Nicolas Feraud, ben 22 giorni dopo la controversa conferenza stampa del 6 gennaio in cui aveva ammesso che il comune non controllava il locale dal 2020. In un’intervista rilasciata all’agenzia di stampa svizzera Keystone-Sda il primo cittadino ha pensato bene di chiedere scusa per non essersi scusato. E di ammettere di aver sbagliato a non aver dato libero sfogo alle emozioni, tant’è che le preoccupazioni sarebbero talmente intense da non permettergli di dormire la notte e costringendolo a ricorrere ad uno psicologo. «Non mi ha disturbato» la richiesta di dimissioni della stampa italiana, ma piuttosto l’insinuazione di aver «accettato bustarelle», ha aggiunto il primo cittadino. Uno sfogo non richiesto ma probabilmente mosso dalla speranza di placare le critiche che da settimane piovono contro il Comune svizzero e la gestione delle indagini da parte del Cantone. Critiche alle quali si è aggiunto ieri anche il ministro degli Esteri Antonio Tajani a margine della cerimonia del Giorno della memoria al Quirinale. «Le indagini hanno pregiudicato i diritti dei cittadini italiani perché l’arresto è avvenuto in ritardo, loro stessi hanno detto che c’era pericolo di fuga. La reiterazione del reato purtroppo abbiamo scoperto che c’è anche quella e l’inquinamento delle prove è probabile». E poi il tema della cauzione. Troppo bassa. «Se vuoi dare un segnale non chiedi una cauzione di soli 200.000 franchi ma da 1 milione di franchi svizzeri. Sono tutte cose che lasciano sgomenti». Il problema però non sarebbe la Svizzera, ha tenuto a precisare il ministro. Bensì il Cantone che sta seguendo le indagini dov’è accaduto il disastro. «L’unica cosa che si può fare è cambiare i magistrati di Cantone, però è una richiesta che deve fare la Procura». Commenti duri ai quali non si è fatta attendere la stoccata di Berna. «Un principio fondamentale del nostro sistema democratico - ha fatto sapere una nota del Dipartimento degli Affari esteri Svizzero - è la separazione dei poteri, che attribuisce a ciascun potere dello Stato ruoli, compiti e responsabilità propri». Della serie, non si accettano lezioni. Meglio darle agli altri. Si fa per dire.
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(Esercito Italiano)
La cerimonia ha rappresentato un momento significativo nel percorso di ammodernamento della componente terrestre, sviluppato presso il CEPOLISPE, centro di riferimento per la sperimentazione e la validazione dei mezzi e dei sistemi d’arma di interesse dell’Esercito.
Il Lynx costituirà la base del «sistema di sistemi» A2CS (Army Armoured Combat System), imperniato su una flotta di Armored Infantry Fighting Vehicle (AIFV) e su piattaforme derivate. Il sistema è concepito per operare nei moderni scenari operativi e per implementare il concetto di cooperative combat, grazie a soluzioni tecnologiche di nuova generazione, elevata interoperabilità e piena integrazione dei sistemi di Comando e Controllo (C2).
Il Ministro della Difesa Guido Crosetto ha dichiarato: «La consegna del veicolo corazzato Lynx, frutto della collaborazione industriale italo-tedesca, rappresenta un passo concreto nel rafforzamento delle capacità terrestri dell’Esercito. Il CEPOLISPE svolge un ruolo centrale nel garantire che i nuovi sistemi rispondano pienamente ai requisiti operativi».
Roberto Cingolani, Amministratore Delegato e Direttore Generale di Leonardo, ha sottolineato: «L’avvio delle consegne segna una tappa fondamentale del programma e conferma l’alleanza tra Leonardo e Rheinmetall come punto di riferimento per il rafforzamento della difesa nazionale e della base industriale europea».
In merito alla prima consegna, l’Amministratore Delegato di Rheinmetall, Armin Papperger, ha evidenziato: «Il Lynx stabilisce nuovi standard in termini di protezione, versatilità e scalabilità, rafforzando al contempo la cooperazione europea nel settore della difesa».
Il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, generale di Corpo d’Armata Carmine Masiello, ha infine aggiunto: «Con l’introduzione di questo mezzo inizia concretamente il percorso di meccanizzazione dell’Esercito. La disponibilità di tecnologie avanzate è fondamentale per affrontare le sfide operative future».
La Joint Venture LRMV ha inoltre presentato le principali caratteristiche del nuovo veicolo da combattimento, che costituirà la base tecnologica per oltre 1.000 piattaforme, articolate in diverse varianti e ruoli operativi.
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Kiro Attia, cugino di Aba, parla con onestà e lucidità dell’omicidio del ragazzo, dell’integrazione e della violenza tra i giovani. Nato in Egitto e cresciuto in Italia, ribadisce che essere italiano significa rispettare leggi e valori condivisi, denuncia un sistema giuridico troppo permissivo e invita a distinguere tra immigrazione regolare e criminalità.