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La Consulta «sgrida» la Corte dei Conti. Superfluo il ricorso sulle pensioni

La Consulta «sgrida» la Corte dei Conti. Superfluo il ricorso sulle pensioni
Ansa
Per la sentenza n.167, il «raffreddamento della perequazione non ha carattere tributario». E non c’era bisogno di ribadirlo.

L’aspettavano tutti al varco Giorgia Meloni, con quella sua prima legge finanziaria da premier. E le pensioni, come sempre, erano uno dei terreni più scivolosi. Il 29 dicembre di quel 2022, quando fu approvata la Manovra per il 2023 e fu evitato quell’esercizio provvisorio che molti commentatori davano per certo, fu deciso di evitare in ogni modo un ritorno alla legge Fornero e fra le varie misure di risparmio si decise un meccanismo di raffreddamento della perequazione automatica degli assegni pensionistici superiori a quattro volte il minimo Inps. La norma fu impugnata dalla Corte dei Conti dell’Emilia-Romagna e da una ventina di ex appartenenti alle forze dell’ordine per una presunta violazione della Costituzione. Ma ora una sentenza della Consulta, confermando per altro una giurisprudenza che era già abbastanza costante, ha dato ragione al governo e all’Inps, che si era costituita in giudizio insieme all’Avvocatura generale dello Stato, proprio contro le doglianze del giudice contabile. Già, perché in base alle norme vigenti, non è stato necessaria la deliberazione di un collegio giudicante, ma è bastata la decisione del giudice monocratico della Corte dei Conti emiliana, Marco Catalano, esperto in questioni pensionistiche.

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Lo «spezzafame» diventato icona. Il tramezzino compie cent’anni
(IStock)
È la versione italiana del sandwich, ma tra i suoi antenati ci sarebbe l’ebraico «korech». Nel nostro Paese, Venezia e Torino se ne contendono i natali. E ogni città ha la sua ricetta tipica, dal baccalà alla cicoria.
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Jerry Calà: «Soltanto qui in Italia la parola “comico” è un po’ dispregiativa»
Jerry Calà (Getty Images)
L’attore: «I ragazzi che scoprono i miei film mi chiedono se non avevo paura a dire battute che adesso non si possono più fare».

Marco Ferreri, il più enigmatico regista italiano, soffriva d’insonnia. Trascorreva varie notti a vedere i film con Jerry Calà. In un’intervista tv antecedente al 1993 osservò: «Calà mi piace». Infatti, colui che consacrò Ugo Tognazzi, Ornella Muti, Gérard Depardieu, volle proprio il Gatto emerso nel 1977 a Non stop, come protagonista di Diario di un vizio. Tuttavia, l’apice della «libidine» per l’attore siciliano, classe 1951, trasferitosi prima a Milano e poi, dopo la prima media, definitivamente a Verona, si verificò al Festival del cinema di Berlino.

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Aumenta il petrolio e il costo dei carburanti schizza alle stelle. È una speculazione clamorosa. Adesso tocca alle bollette.

Quanti abusi nel nome dell’antifascismo
(Ansa)
A scendere in piazza in difesa di Khamenei sono quelli che si indignano se in Italia vedono salutare col braccio teso a una cerimonia. E se un attivista di destra, negli Usa o in Francia, viene ammazzato, c’è sempre qualcuno che proverà a giustificare la violenza.
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