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2018-08-06
Guida pratica alle misure del decreto Dignità
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Ansa
Il decreto Dignità, che è sbarcato in seconda lettura al Senato e che oggi alle 11 arriva in Aula, era stato approvato dalla Camera lo scorso 2 agosto alle 11 di sera. In assemblea a Montecitorio il provvedimento ha incassato 312 sì, 190 no e 1 astenuto. «Abbiamo vinto il primo round, ce l'abbiamo fatta, e senza la fiducia», aveva commento il vicepremier e ministro del Lavoro, Luigi Di Maio. «Ora c'è il Senato, lì i tempi sono più ridotti». Il premier Giuseppe Conte invece ha parlato di «un primo importante passo in avanti per la lotta al precariato, il contrasto all'azzardo e la semplificazione fiscale». Da venerdì le commissioni Finanze e Lavoro di Palazzo Madama hanno lavorato senza sosta, nominando come relatori Enrico Montani della Lega e Susy Matrisciano dei 5 stelle. «L'obiettivo è chiudere martedì (domani 7 agosto, ndr)», aveva detto sabato sera il capogruppo M5s al Senato Stefano Patuanelli interpellato dai giornalisti prima dell'avvio della seduta delle commissioni Finanze e Lavoro sui circa 700 emendamenti al decreto. Senza fiducia? «Assolutamente sì, anche perché al Senato la fiducia non ha nessun senso perché non si guadagna tempo». Con il decreto «diamo una spallata al precariato dei record e diamo ossigeno a imprese e professionisti con meno burocrazia». Ma sono in tanti a credere che la fiducia sarà necessaria visti i tempi stretti.
Ecco le principali misure del nuovo testo del decreto.
- Bonus per assunzioni stabili:prorogato per il biennio 2019-20 il bonus assunzioni al 50% dei contributi fino gli under 35 (non solo per gli under 30 come previsto dalle vecchie norme). Lo sconto vale per tre anni, tetto massimo 3.000 euro. Dovrebbe favorire 62.000 nuove assunzioni nel biennio.
- Più assunti nei centri per l'impiego: le Regioni dovranno dedicare una quota delle loro nuove assunzioni a rafforzare gli organici dei centri per l'impiego.
- Contratti a termine più brevi e costi, tornano le causali: massimo 24 mesi per il tempo determinato, dopo i primi 12 scattano le causali, senza di esse il contratto diventa automaticamente stabile. Ogni rinnovo a partire dal secondo ha un costo contributivo aggiuntivo dello 0,5%, escluso il lavoro domestico. Ridotte da cinque a quattro le proroghe. La stretta vale anche per i contratti a termine in somministrazione, esclusi i portuali.
- Regime transitorio fino al 31 ottobre: la stretta non si adotterà subito ai contratti in corso, ma scatterà da novembre. Fino al 31 ottobre rinnovi e proroghe di contratti in corso potranno essere firmati secondo le vecchie regole.
- Sale indennità di licenziamento, anche in conciliazione: in caso di licenziamento illegittimo le indennità passano da un minimo di sei a un massimo di 36 mensilità. Aumenta l'indennità anche in sede di conciliazione (3-27 mesi).
- Voucher fino a dieci giorni per turismo, agricoltura ed enti locali: esteso a piccoli alberghi e strutture ricettive del turismo fino a otto dipendenti (non più cinque) l'utilizzo dei nuovi voucher, di durata massima dieci giorni, anziché tre. Come già previsto potranno essere utilizzati come forma di pagamento per il lavoro di pensionati, disoccupati, studenti fino a 25 anni e percettori di forme di sostegno al reddito. Semplificato l'utilizzo per l'agricoltura.
- Multe a chi delocalizza: sanzioni da due a quattro volte i benefici per le aziende che hanno ricevuto aiuti di Stato che delocalizzano le attività prima che siano trascorsi 5 anni dalla fine degli investimenti agevolati. Anche il beneficio andrà restituito con interessi maggiorati fino a 5 punti. Meccanismo di recapture per l'iperammortamento in caso di delocalizzazione o cessione degli investimenti. Scatta la revoca anche per gli aiuti legati a impatti occupazionali davanti a un taglio del 50% dei posti di lavoro.
- Gioco “nuoce alla salute" e obbligo tessera sanitaria: logo «no slot» per chi elimina le macchinette, tessera sanitaria obbligatoria per giocare, come per le sigarette, e scritta, anche sui Gratta e vinci, «il gioco nuoce alla salute». Tra le novità anche un maggiore aumento del Preu per finanziare il bonus assunzioni. Inasprite le sanzioni per chi viola il divieto di pubblicità sul gioco d'azzardo, che dal 2019 anche per le sponsorizzazioni: previste multe del 10% del valore della sponsorizzazione o della pubblicità, da un minimo di 50.000 euro. Salvi i contratti in essere per non più di un anno.
- Modifica su temi fiscali: stop al trattenimento diretto dell'Iva da parte dello Stato per i professionisti. Il calo del gettito è coperto sempre dal rincaro del Preu sui giochi e da fondi Mise e Mef. Rinviate le scadenze dello spesometro. Entra nel decreto anche il rinvio dell'obbligo di fattura elettronica per i benzinai al 1° gennaio.
- Stop società sportive dilettantistiche a scopo di lucro:abolita la disciplina voluta dall'ex ministro Luca Lotti con l'ultima legge di bilancio che consentiva di esercitare lo sport dilettantistico anche a scopo di lucro.
- Scuola regolare con maestre diplomate:Le maestre con diploma magistrale ante 2001-2002 potranno comunque insegnare, a dispetto dello stop arrivato dal Consiglio di Stato. La norma originaria viene modificata prevedendo la proroga dei contratti fino al 30 giugno 2019 (con la trasformazione però a tempo determinato anche dei contratti stabili) e un concorso straordinario. Eliminato il limite di 36 mesi per i precari.
- Compensazione crediti-debiti: Con un emendamento a firma Simone Baldelli (Forza Italia), è stata concessa a imprese e professionisti la possibilità anche nel 2018 di compensare le cartelle esattoriali con i crediti fiscali con la pubblica amministrazione.
Split payment abolito ma solo per i professionisti
Il decreto dignità contiene anche delle disposizioni in materia fiscale. Gli articoli 10, 11, 11bis e 12 del testo riguardano rispettivamente redditometro, spesometro, fatturazione elettronica per le cessioni di carburante e split payment. Quanto al primo, si tratta di una revisione dello strumento che il Fisco usa per determinare il reddito presunto del contribuente in base alle spese da esso sostenute. L'accertamento, che secondo la legge già vigente scatta solo in caso di scostamento tra reddito dichiarato e reddito accertato superiore del 20%, con la nuova norma avrà il filtro del parare dell'Istat e delle associazioni maggiormente rappresentative dei consumatori. Dunque, si tratta di una maggiore tutela per le persone fisiche.
Per facilitare la comprensione ai lettori, La Verità ha chiesto delucidazioni a Rosanna Acierno, dottore commercialista e revisore contabile che si occupa di contenziosi in materia fiscale. Sul redditometro, «che non è altro che una tipologia di accertamento utilizzata dall'Agenzia delle entrate nei confronti dei contribuenti persone fisiche, il decreto prevede un nuovo aggiornamento dei coefficienti presuntivi basato sul costo della vita». In realtà già da un paio d'anni l'Agenzia delle entrate lo usava pochissimo perché molto lungo come procedimento e poco vantaggioso sul piano del recupero di imposte evase. «Per lo spesometro, che è l'obbligo per i titolati di partita Iva di trasmissione dei dati delle fatture emesse e ricevute, in realtà si tratta di una proroga». Nel testo si legge che «la comunicazione dei dati relativi al terzo trimestre 2018 non debba essere effettuata entro il mese di novembre 2018 (in applicazione dell'art. 21, comma1, del decreto-legge n. 78 del 2010), bensì entro il 28 febbraio 2019».
Novità anche per la fatturazione elettronica del carburante, con il rinvio al primo gennaio 2019, previsto dall'art. 11-bis, della decorrenza dell'obbligo della fatturazione elettronica per la vendita di carburante a soggetti Iva presso gli impianti stradali di distribuzione. Quanto allo split payment (cioè il trattenimento diretto dell'Iva da parte dello Stato nel rapporto con i propri fornitori) è stato abolito ma solo per i professionisti (ovverosia per chi è iscritto a un albo, quindi sono esclusi ad esempio gli imprenditori non iscritti a un albo).
Tutte le regole del ritorno dei voucher
GiphyIl decreto Dignità ha visto il ritorno dei voucher, voluto con forza dalla Lega e introdotto in sede di conversione alla Camera, con una serie di disposizioni volte al fine di regolare le prestazioni occasionali. Per capirci meglio, la tipologia di ticket rimane la stessa introdotta dal governo Gentiloni, ma si allarga a turismo, agricoltura ed enti locali. I nuovi voucher saranno incassabili anche agli sportelli postali, saranno utilizzabili da imprese agricole fino a cinque dipendenti, da strutture alberghiere e ricettive del turismo fino a otto dipendenti e, come abbiamo detto, dagli enti locali.
Per servirsene sia i prestatori che gli utilizzatori dovranno registrarsi nel sito dell'Inps e i primi dovranno autocertificare la propria condizione all'atto della registrazione. Nel settore agricolo, in particolare, è stato introdotto l'obbligo per il prestatore di autocertificare la non iscrizione, nell'anno precedente, negli elenchi anagrafici dei lavoratori agricoli. Secondo la norma, l'utilizzatore può «versare le somme dovute per l'attivazione del contratto di prestazione occasionale anche attraverso un consulente del lavoro».
Per quanto riguarda i dati che l'utilizzatore deve comunicare almeno un'ora prima dell'inizio della prestazione «si amplia il novero dei soggetti che sono tenuti a comunicare la data di inizio e il monte ore complessivo presunto […] comprendendovi non solo l'imprenditore agricolo, ma anche l'azienda alberghiera o la struttura ricettiva che opera nel settore del turismo, nonché gli enti locali». Per loro «si amplia l'arco temporale di riferimento della durata della prestazione, che non deve essere superiore a 10 giorni (in luogo dei 3 giorni attualmente previsti per gli imprenditori agricoli)». L'art. 2-bis del decreto specifica che «nel settore agricolo il limite massimo di quattro ore continuative di prestazione può essere commisurato con riferimento al suddetto arco temporale, anziché alla singola giornata».
Deroghe per le maestre non laureate
Cambiano le norme in fatto di scuola, con la deroga per le maestre con diploma magistrale ante 2001-2002 e quindi prive di laurea. Nonostante sia arrivato lo stop del Consiglio di Stato, le suddette potranno comunque insegnare. La norma originaria viene così modificata prevedendo la proroga dei contratti fino al 30 giungo 2019, con la trasformazione però a tempo determinato anche dei contratti stabili e soprattutto un concorso straordinario. Per l'immissione in ruolo procederà così: la metà dei posti vacanti verrà attinto dalle graduatorie, mentre l'altra metà tramite concorso, attingendo prima alle graduatorie dei concorsi banditi nel 2016 e poi procedendo, appunto, con il concorso straordinario. Esso sarà riservato ai diplomati magistrali e ai laureati in scienze della formazione primaria. Il decreto-legge elimina anche il limite dei 36 mesi per gli insegnanti precari, chiesto dall'Europa, e del personale della scuola a partire dal settembre 2016.
Il fine delle nuove norme è quello di salvaguardare la continuità didattica nell'anno scolastico 2018/2019, altrimenti messo a repentaglio dall'applicazione della sentenza dell'Adunanza plenaria n.11 del 2017 con la quale il Consiglio di Stato aveva dichiarato appunto il diploma magistrale titolo non sufficiente per l'inserimento nelle graduatorie a esaurimento (Gae) del personale docente. Ricordiamo che le graduatorie permanenti dei docenti sono state trasformate in Gae dalla legge finanziaria 2007 che aveva fatto salva l'inclusione nelle medesime di determinate categorie di soggetti già in possesso di abilitazione e, con riserva del conseguimento del titolo di abilitazione, di quanti, alla data della sua entrata in vigore, stessero già frequentando alcuni corsi abilitanti speciali. Tornando al provvedimento in essere, esso disciplina anche la copertura dei posti nella scuola dell'infanzia e nella scuola primaria. Il concorso straordinario per titoli e prova orale, presenta varie analogie con il concorso previsto per il reclutamento del personale docente nella scuola secondaria.
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Oggi il rush finale al Senato dopo l'approvazione delle commissioni. Ecco cosa prevede il testo: deroghe per le maestre non laureate, tornano i voucher e sparisce lo split payment (ma solo per i professionisti). Arrivano le multe per chi delocalizza e restano i bonus fiscali alle assunzioni.Lo speciale contiene quattro articoli Il decreto Dignità, che è sbarcato in seconda lettura al Senato e che oggi alle 11 arriva in Aula, era stato approvato dalla Camera lo scorso 2 agosto alle 11 di sera. In assemblea a Montecitorio il provvedimento ha incassato 312 sì, 190 no e 1 astenuto. «Abbiamo vinto il primo round, ce l'abbiamo fatta, e senza la fiducia», aveva commento il vicepremier e ministro del Lavoro, Luigi Di Maio. «Ora c'è il Senato, lì i tempi sono più ridotti». Il premier Giuseppe Conte invece ha parlato di «un primo importante passo in avanti per la lotta al precariato, il contrasto all'azzardo e la semplificazione fiscale». Da venerdì le commissioni Finanze e Lavoro di Palazzo Madama hanno lavorato senza sosta, nominando come relatori Enrico Montani della Lega e Susy Matrisciano dei 5 stelle. «L'obiettivo è chiudere martedì (domani 7 agosto, ndr)», aveva detto sabato sera il capogruppo M5s al Senato Stefano Patuanelli interpellato dai giornalisti prima dell'avvio della seduta delle commissioni Finanze e Lavoro sui circa 700 emendamenti al decreto. Senza fiducia? «Assolutamente sì, anche perché al Senato la fiducia non ha nessun senso perché non si guadagna tempo». Con il decreto «diamo una spallata al precariato dei record e diamo ossigeno a imprese e professionisti con meno burocrazia». Ma sono in tanti a credere che la fiducia sarà necessaria visti i tempi stretti. Ecco le principali misure del nuovo testo del decreto. Bonus per assunzioni stabili:prorogato per il biennio 2019-20 il bonus assunzioni al 50% dei contributi fino gli under 35 (non solo per gli under 30 come previsto dalle vecchie norme). Lo sconto vale per tre anni, tetto massimo 3.000 euro. Dovrebbe favorire 62.000 nuove assunzioni nel biennio. Più assunti nei centri per l'impiego: le Regioni dovranno dedicare una quota delle loro nuove assunzioni a rafforzare gli organici dei centri per l'impiego. Contratti a termine più brevi e costi, tornano le causali: massimo 24 mesi per il tempo determinato, dopo i primi 12 scattano le causali, senza di esse il contratto diventa automaticamente stabile. Ogni rinnovo a partire dal secondo ha un costo contributivo aggiuntivo dello 0,5%, escluso il lavoro domestico. Ridotte da cinque a quattro le proroghe. La stretta vale anche per i contratti a termine in somministrazione, esclusi i portuali. Regime transitorio fino al 31 ottobre: la stretta non si adotterà subito ai contratti in corso, ma scatterà da novembre. Fino al 31 ottobre rinnovi e proroghe di contratti in corso potranno essere firmati secondo le vecchie regole. Sale indennità di licenziamento, anche in conciliazione: in caso di licenziamento illegittimo le indennità passano da un minimo di sei a un massimo di 36 mensilità. Aumenta l'indennità anche in sede di conciliazione (3-27 mesi). Voucher fino a dieci giorni per turismo, agricoltura ed enti locali: esteso a piccoli alberghi e strutture ricettive del turismo fino a otto dipendenti (non più cinque) l'utilizzo dei nuovi voucher, di durata massima dieci giorni, anziché tre. Come già previsto potranno essere utilizzati come forma di pagamento per il lavoro di pensionati, disoccupati, studenti fino a 25 anni e percettori di forme di sostegno al reddito. Semplificato l'utilizzo per l'agricoltura. Multe a chi delocalizza: sanzioni da due a quattro volte i benefici per le aziende che hanno ricevuto aiuti di Stato che delocalizzano le attività prima che siano trascorsi 5 anni dalla fine degli investimenti agevolati. Anche il beneficio andrà restituito con interessi maggiorati fino a 5 punti. Meccanismo di recapture per l'iperammortamento in caso di delocalizzazione o cessione degli investimenti. Scatta la revoca anche per gli aiuti legati a impatti occupazionali davanti a un taglio del 50% dei posti di lavoro. Gioco “nuoce alla salute" e obbligo tessera sanitaria: logo «no slot» per chi elimina le macchinette, tessera sanitaria obbligatoria per giocare, come per le sigarette, e scritta, anche sui Gratta e vinci, «il gioco nuoce alla salute». Tra le novità anche un maggiore aumento del Preu per finanziare il bonus assunzioni. Inasprite le sanzioni per chi viola il divieto di pubblicità sul gioco d'azzardo, che dal 2019 anche per le sponsorizzazioni: previste multe del 10% del valore della sponsorizzazione o della pubblicità, da un minimo di 50.000 euro. Salvi i contratti in essere per non più di un anno. Modifica su temi fiscali: stop al trattenimento diretto dell'Iva da parte dello Stato per i professionisti. Il calo del gettito è coperto sempre dal rincaro del Preu sui giochi e da fondi Mise e Mef. Rinviate le scadenze dello spesometro. Entra nel decreto anche il rinvio dell'obbligo di fattura elettronica per i benzinai al 1° gennaio. Stop società sportive dilettantistiche a scopo di lucro:abolita la disciplina voluta dall'ex ministro Luca Lotti con l'ultima legge di bilancio che consentiva di esercitare lo sport dilettantistico anche a scopo di lucro. Scuola regolare con maestre diplomate:Le maestre con diploma magistrale ante 2001-2002 potranno comunque insegnare, a dispetto dello stop arrivato dal Consiglio di Stato. La norma originaria viene modificata prevedendo la proroga dei contratti fino al 30 giugno 2019 (con la trasformazione però a tempo determinato anche dei contratti stabili) e un concorso straordinario. Eliminato il limite di 36 mesi per i precari. Compensazione crediti-debiti: Con un emendamento a firma Simone Baldelli (Forza Italia), è stata concessa a imprese e professionisti la possibilità anche nel 2018 di compensare le cartelle esattoriali con i crediti fiscali con la pubblica amministrazione. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/guida-pratica-al-decreto-dignita-2592693045.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="split-payment-abolito-ma-solo-per-i-professionisti" data-post-id="2592693045" data-published-at="1773741102" data-use-pagination="False"> Split payment abolito ma solo per i professionisti Il decreto dignità contiene anche delle disposizioni in materia fiscale. Gli articoli 10, 11, 11bis e 12 del testo riguardano rispettivamente redditometro, spesometro, fatturazione elettronica per le cessioni di carburante e split payment. Quanto al primo, si tratta di una revisione dello strumento che il Fisco usa per determinare il reddito presunto del contribuente in base alle spese da esso sostenute. L'accertamento, che secondo la legge già vigente scatta solo in caso di scostamento tra reddito dichiarato e reddito accertato superiore del 20%, con la nuova norma avrà il filtro del parare dell'Istat e delle associazioni maggiormente rappresentative dei consumatori. Dunque, si tratta di una maggiore tutela per le persone fisiche.Per facilitare la comprensione ai lettori, La Verità ha chiesto delucidazioni a Rosanna Acierno, dottore commercialista e revisore contabile che si occupa di contenziosi in materia fiscale. Sul redditometro, «che non è altro che una tipologia di accertamento utilizzata dall'Agenzia delle entrate nei confronti dei contribuenti persone fisiche, il decreto prevede un nuovo aggiornamento dei coefficienti presuntivi basato sul costo della vita». In realtà già da un paio d'anni l'Agenzia delle entrate lo usava pochissimo perché molto lungo come procedimento e poco vantaggioso sul piano del recupero di imposte evase. «Per lo spesometro, che è l'obbligo per i titolati di partita Iva di trasmissione dei dati delle fatture emesse e ricevute, in realtà si tratta di una proroga». Nel testo si legge che «la comunicazione dei dati relativi al terzo trimestre 2018 non debba essere effettuata entro il mese di novembre 2018 (in applicazione dell'art. 21, comma1, del decreto-legge n. 78 del 2010), bensì entro il 28 febbraio 2019». Novità anche per la fatturazione elettronica del carburante, con il rinvio al primo gennaio 2019, previsto dall'art. 11-bis, della decorrenza dell'obbligo della fatturazione elettronica per la vendita di carburante a soggetti Iva presso gli impianti stradali di distribuzione. Quanto allo split payment (cioè il trattenimento diretto dell'Iva da parte dello Stato nel rapporto con i propri fornitori) è stato abolito ma solo per i professionisti (ovverosia per chi è iscritto a un albo, quindi sono esclusi ad esempio gli imprenditori non iscritti a un albo). <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/guida-pratica-al-decreto-dignita-2592693045.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="tutte-le-regole-del-ritorno-dei-voucher" data-post-id="2592693045" data-published-at="1773741102" data-use-pagination="False"> Tutte le regole del ritorno dei voucher Giphy Il decreto Dignità ha visto il ritorno dei voucher, voluto con forza dalla Lega e introdotto in sede di conversione alla Camera, con una serie di disposizioni volte al fine di regolare le prestazioni occasionali. Per capirci meglio, la tipologia di ticket rimane la stessa introdotta dal governo Gentiloni, ma si allarga a turismo, agricoltura ed enti locali. I nuovi voucher saranno incassabili anche agli sportelli postali, saranno utilizzabili da imprese agricole fino a cinque dipendenti, da strutture alberghiere e ricettive del turismo fino a otto dipendenti e, come abbiamo detto, dagli enti locali. Per servirsene sia i prestatori che gli utilizzatori dovranno registrarsi nel sito dell'Inps e i primi dovranno autocertificare la propria condizione all'atto della registrazione. Nel settore agricolo, in particolare, è stato introdotto l'obbligo per il prestatore di autocertificare la non iscrizione, nell'anno precedente, negli elenchi anagrafici dei lavoratori agricoli. Secondo la norma, l'utilizzatore può «versare le somme dovute per l'attivazione del contratto di prestazione occasionale anche attraverso un consulente del lavoro». Per quanto riguarda i dati che l'utilizzatore deve comunicare almeno un'ora prima dell'inizio della prestazione «si amplia il novero dei soggetti che sono tenuti a comunicare la data di inizio e il monte ore complessivo presunto […] comprendendovi non solo l'imprenditore agricolo, ma anche l'azienda alberghiera o la struttura ricettiva che opera nel settore del turismo, nonché gli enti locali». Per loro «si amplia l'arco temporale di riferimento della durata della prestazione, che non deve essere superiore a 10 giorni (in luogo dei 3 giorni attualmente previsti per gli imprenditori agricoli)». L'art. 2-bis del decreto specifica che «nel settore agricolo il limite massimo di quattro ore continuative di prestazione può essere commisurato con riferimento al suddetto arco temporale, anziché alla singola giornata». <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem3" data-id="3" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/guida-pratica-al-decreto-dignita-2592693045.html?rebelltitem=3#rebelltitem3" data-basename="deroghe-per-le-maestre-non-laureate" data-post-id="2592693045" data-published-at="1773741102" data-use-pagination="False"> Deroghe per le maestre non laureate Cambiano le norme in fatto di scuola, con la deroga per le maestre con diploma magistrale ante 2001-2002 e quindi prive di laurea. Nonostante sia arrivato lo stop del Consiglio di Stato, le suddette potranno comunque insegnare. La norma originaria viene così modificata prevedendo la proroga dei contratti fino al 30 giungo 2019, con la trasformazione però a tempo determinato anche dei contratti stabili e soprattutto un concorso straordinario. Per l'immissione in ruolo procederà così: la metà dei posti vacanti verrà attinto dalle graduatorie, mentre l'altra metà tramite concorso, attingendo prima alle graduatorie dei concorsi banditi nel 2016 e poi procedendo, appunto, con il concorso straordinario. Esso sarà riservato ai diplomati magistrali e ai laureati in scienze della formazione primaria. Il decreto-legge elimina anche il limite dei 36 mesi per gli insegnanti precari, chiesto dall'Europa, e del personale della scuola a partire dal settembre 2016. Il fine delle nuove norme è quello di salvaguardare la continuità didattica nell'anno scolastico 2018/2019, altrimenti messo a repentaglio dall'applicazione della sentenza dell'Adunanza plenaria n.11 del 2017 con la quale il Consiglio di Stato aveva dichiarato appunto il diploma magistrale titolo non sufficiente per l'inserimento nelle graduatorie a esaurimento (Gae) del personale docente. Ricordiamo che le graduatorie permanenti dei docenti sono state trasformate in Gae dalla legge finanziaria 2007 che aveva fatto salva l'inclusione nelle medesime di determinate categorie di soggetti già in possesso di abilitazione e, con riserva del conseguimento del titolo di abilitazione, di quanti, alla data della sua entrata in vigore, stessero già frequentando alcuni corsi abilitanti speciali. Tornando al provvedimento in essere, esso disciplina anche la copertura dei posti nella scuola dell'infanzia e nella scuola primaria. Il concorso straordinario per titoli e prova orale, presenta varie analogie con il concorso previsto per il reclutamento del personale docente nella scuola secondaria.
Forze israeliane al confine con il Libano (Ansa)
Le Forze di Difesa israeliane hanno avviato una nuova operazione terrestre nel Libano meridionale con l’obiettivo di colpire infrastrutture e combattenti di Hezbollah e rafforzare la fascia di sicurezza lungo il confine settentrionale di Israele. L’annuncio è arrivato dai vertici militari, che hanno parlato di un ampliamento della zona cuscinetto e di un maggiore dispiegamento di truppe nell’area dopo l’intensificarsi degli attacchi del movimento sciita nelle ultime settimane, in un contesto regionale segnato dallo scontro tra Iran, Stati Uniti e Israele.
Durante l’operazione le truppe hanno individuato e ucciso diversi membri di Hezbollah. «Questa operazione rientra nell’ambito degli sforzi volti a stabilire una difesa avanzata, che comprende la distruzione delle infrastrutture terroristiche e l’eliminazione dei terroristi operanti nella zona, al fine di rimuovere le minacce e creare un ulteriore livello di sicurezza per i residenti del nord», hanno dichiarato le Forze di Difesa israeliane. Prima dell’ingresso delle unità di terra, l’area era stata sottoposta a intensi bombardamenti aerei e a colpi di artiglieria «per eliminare le minacce». Nel dispositivo militare restano coinvolte anche altre unità. La 146ª Divisione di riserva è schierata nel settore occidentale del Libano meridionale, mentre la 36ª Divisione è impegnata in operazioni nel settore orientale.
Il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha ribadito che l’obiettivo dell’operazione è neutralizzare le minacce lungo il confine e garantire sicurezza alle comunità del nord di Israele. Secondo le Forze di Difesa Israeliane, dal 2 marzo Hezbollah avrebbe sparato contro Israele circa cento razzi al giorno, oltre a impiegare più di cento droni. Secondo una nuova valutazione dell’Idf, tra l’85 e il 90% dell’arsenale missilistico di Hezbollah esistente prima del 2023 sarebbe stato distrutto nel corso del conflitto. Prima della guerra il gruppo sciita disponeva di oltre 150.000 razzi. Al momento del cessate il fuoco del novembre 2024 tra il 70 e l’80% di queste scorte era già stato eliminato, mentre nelle ultime settimane l’esercito israeliano avrebbe ulteriormente ridotto l’arsenale a una stima compresa tra 10.000 e 23.000 razzi. Ieri si è appreso che i media ufficiali libanesi non useranno più il termine «resistenza» per riferirsi a Hezbollah.
Secondo Al-Madoun, il ministro dell’Informazione Paul Murkus ha ordinato di citare l’organizzazione nei media statali solo come «Hezbollah». Nel sud del Libano si sono registrati anche episodi che hanno coinvolto le forze di interposizione delle Nazioni Unite. La missione Unifil ha riferito che i propri caschi blu sono stati presi di mira da colpi d’arma da fuoco «probabilmente da gruppi armati non statali» durante tre pattugliamenti nei pressi delle basi nel Libano meridionale. «Due pattuglie hanno risposto al fuoco per autodifesa e, dopo brevi scambi, hanno ripreso le loro attività programmate». Nessun soldato compresi i nostri militari, sono rimasti feriti. Dal Libano arrivano intanto segnali di apertura diplomatica. «Speriamo di ottenere una svolta grazie all’iniziativa che abbiamo lanciato, volta a porre fine alle perdite quotidiane subite da tutti i libanesi», ha dichiarato il presidente Joseph Aoun riferendosi alla proposta di negoziati diretti con Israele. Il capo dello Stato ha commentato anche l’escalation militare dopo che l’Idf ha avviato «operazioni di terra mirate» contro le roccaforti di Hezbollah nel sud del Libano. «Nessuno si aspettava un’altra guerra da parte di altri sul nostro territorio», ha affermato Aoun, riferendosi al fronte aperto da Hezbollah il 2 marzo al fianco dell’Iran. «Lo Stato è l’unico garante della protezione di tutti», ha aggiunto, assicurando il proprio «impegno a ripristinare l’autorità statale su tutto il territorio libanese, a prescindere dagli ostacoli». Nel frattempo le autorità libanesi hanno reso noto che oltre un milione di persone risultano registrate come sfollate dall’inizio del conflitto tra Israele e Hezbollah. Secondo un comunicato ufficiale, il numero dei civili registrati su una piattaforma collegata al ministero degli Affari sociali ha raggiunto quota 1.049.328, di cui 132.742 ospitati in più di 600 rifugi collettivi. Il bilancio delle vittime continua inoltre ad aumentare. Secondo il ministero della Salute libanese, dall’inizio della campagna di bombardamenti israeliani del 2 marzo sono morte 886 persone. Tra queste figurano 67 donne, 111 bambini e 38 operatori sanitari, mentre 2.141 persone sono rimaste ferite.
Nel frattempo si riapre anche il dossier energetico legato ai giacimenti di gas nel Mediterraneo orientale. Il governo israeliano starebbe valutando la possibilità di annullare l’intesa firmata nel 2022 con il Libano sulla delimitazione dei confini marittimi. «È un accordo orribile e illegittimo, quindi dal mio punto di vista dobbiamo agire e annullare questo accordo sul gas - ha dichiarato il ministro dell’Energia Eli Cohen. Sul piano internazionale emergono anche mosse diplomatiche da parte di alcuni governi. Canada, Francia, Germania, Italia e Regno Unito, infatti, hanno emesso una nota congiunta in cui chiedono «un impegno significativo da parte dei rappresentanti israeliani e libanesi per negoziare una soluzione politica sostenibile. Sosteniamo fermamente le iniziative per facilitare i colloqui e sollecitiamo un’immediata de-escalation». Nel pomeriggio di ieri, alcuni detriti «alcuni detriti provocati da razzi intercettati in aria dai sistemi antimissile israeliani» sono caduti sulla base italiana di Shama, come ha reso noto la Difesa.
Gli Huthi minacciano l’altro Stretto
La promessa da parte del gruppo degli Huthi di un imminente ingresso in guerra a fianco dell’Iran potrebbe essere deflagrante, soprattutto a livello economico. Questi ribelli, che controllano circa metà del territorio dello Yemen, hanno già minacciato di chiudere lo stretto di Bab el-Mandeb, un braccio di mare che separa la penisola arabica dal Corno d’Africa e che è l’unica via per il canale di Suez. Prima della tregua, questa tribù sciita alleata di Teheran aveva bersagliato di droni e razzi tutte le navi che avevano fatto rotta verso il canale, mettendo in crisi il traffico marittimo fra Asia ed Europa. Oggi gli Huthi potrebbero chiudere Bab el-Mandeb, arrivando a minare il fondale e così bloccando ogni tipo di imbarcazione diretta verso il Mediterraneo.
Da questo stretto passano circa 8,8 milioni di barili di petrolio ogni giorno e il 12% del traffico marittimo mondiale. Dopo le enormi difficoltà nello stretto di Hormuz, questa nuova mossa potrebbe far schizzare il prezzo del greggio a 120 dollari, secondo molti economisti. Una doppia strozzatura metterebbe il mondo davanti a una delle più gravi interruzioni del commercio energetico degli ultimi decenni. Da Hormuz transitano circa 20 milioni di barili di petrolio ogni giorno, quasi un quinto del consumo mondiale, e queste interruzioni combinate peserebbero fino ad un quarto dei flussi globali di greggio. I colossi del trasporto marittimo stanno già interrompendo il traffico navale nel Mar Rosso, puntando sulla circumnavigazione del continente africano, una mossa che allunga i tempi di consegna di 14-16 giorni e aumenta sensibilmente le spese di viaggio e assicurative.
L’Europa sarebbe ancora una volta la prima a pagarne le conseguenze immediate. L’Alto rappresentante Ue per gli Affari esteri, Kaja Kallas, alla riunione dei ministri degli Esteri, ha inizialmente parlato della possibilità di un cambiamento del mandato della missione Aspides per permetterle di agire nello stretto di Hormuz, ma alla conferenza stampa finale ha detto che non c’è interesse a cambiare il suo mandato. Quest’operazione navale, il cui comando è appena passato dall’Italia, era nata nell’aprile del 2024 per difendere le navi nel Mar Rosso dopo i primi attacchi degli Huthi. Aspides, dal greco antico aspís, che significa scudo, ha carattere difensivo e un mandato destinato a durare fino al 2027. Otto nazioni europee hanno dato la loro disponibilità a partecipare, fornendo tre navi da guerra e oltre 600 militari. La Marina italiana ha impegnato in questa operazione cacciatorpedinieri come la Caio Duilio o l’Andrea Doria e moderne fregate come la Virginio Fasan. Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha ribadito che le missioni Aspides e Atalanta, nata per combattere la pirateria in Somalia, restano con il mandato che hanno, ma con l’auspicio di poterle rafforzare. E i suoi omologhi Ue, al vertice di ieri, hanno confermato il disinteresse per un’operazione a Hormuz.
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Donald Trump (Ansa)
Non si vuole sbottonare il presidente americano Donald Trump sulle ragioni dell’invio di oltre 2.000 marines e di una nave d’assalto in Medio Oriente, ma si rincorrono le indiscrezioni secondo cui l’obiettivo sia la presa dell’Isola di Kharg.
Il tycoon si è mostrato infastidito verso le domande che cercano di far luce sulla vicenda. A un reporter che gli ha chiesto «perché sta inviando 5.000 marines e marinai», ha risposto: «Lei è una persona davvero odiosa». Eppure, dopo che gli Stati Uniti hanno distrutto venerdì gli obiettivi militari dell’isola iraniana, alcuni funzionari hanno riferito ad Axios che l’interesse del presidente americano ruota proprio attorno all’idea di conquistare Kharg per mandare al tappeto i pasdaran. Poiché l’isola gestisce il 90% delle esportazioni del greggio iraniano, si strozzerebbero i finanziamenti del regime. E l’operazione potrebbe essere portata a termine solo con l’invasione di terra. Tuttavia, la posta in gioco è alta visto che una mossa del genere scatenerebbe un’ulteriore escalation, con Teheran che risponderebbe con una rappresaglia ancora più massiccia diretta ai Paesi del Golfo. Per questi motivi, un funzionario ha affermato: «Ci sono grandi rischi. Ci sono grandi vantaggi. Il presidente non è ancora pronto e non stiamo dicendo che lo sarà». Pubblicamente a spingere per l’operazione è il senatore repubblicano Lindsey Graham. Ha infatti scritto su X: «Raramente in guerra un nemico ti offre un singolo obiettivo come l’isola di Kharg, che potrebbe cambiare drasticamente l’esito del conflitto. Chi controlla Kharg, controlla il destino di questa guerra».
Anche il New York Times ha rivelato che Trump si trova davanti al bivio se attaccare o meno Kharg o i depositi nucleari. Riguardo all’isola, i soldati americani potrebbero essere bersagliati dagli attacchi dei pasdaran condotti dalla costa o dalle piccole imbarcazioni. In più, non è escluso che il Corpo delle guardie rivoluzionarie Islamiche faccia esplodere gli oleodotti e le infrastrutture portuali. Tradotto: sarebbe richiesta una presenza militare continua, non destinata quindi a concludersi nel breve periodo. Invece, sui depositi nucleari, si tratterebbe di un’invasione unica, non però senza rischi. I tunnel a Isfahan, in cui secondo l’Agenzia internazionale per l’energia atomica è stoccata la maggior parte dell’uranio arricchito al 60%, sono difficili da raggiungere. Anche perché alcuni accessi sono stati distrutti dai bombardamenti americani dello scorso giugno. Nel caso dell’operazione di terra, non è chiaro quanto tempo ci possano impiegare le forze speciali per prelevare i contenitori con la massima cautela.
Pur non svelando le carte dell’amministrazione americana, le dichiarazioni rilasciate ieri da Trump in diverse occasioni sono state dei diretti avvertimenti a Teheran in merito al cuore della loro tenuta economica. Al Financial Times ha fatto presente che Washington è pronta ad attaccare l’isola e questa volta non risparmierebbe le infrastrutture petrolifere. «Avete visto che abbiamo colpito l’isola di Kharg, tutto tranne gli oleodotti. Possiamo colpirla in cinque minuti. E non c’è niente che possano fare al riguardo» ha detto. Nel pomeriggio, in un’intervista rilasciata a Pbs, ha di nuovo minacciato di «distruggerla completamente». E durante una conferenza stampa a Washington ha ribadito: «Abbiamo attaccato l’isola di Kharg e abbiamo distrutto praticamente tutto a parte l’area in cui abbiamo lasciato gli oleodotti intatti, ma potrebbe andare anche diversamente, basta dire una parola e questi oleodotti saranno distrutti».
Facendo un bilancio sulle prime due settimane dell’operazione Furia epica, il tycoon ha reso noto che gli Stati Uniti e Israele hanno colpito «7.000 obiettivi» e «ottenuto la riduzione del 90% dei lanci missilistici» iraniani e il «95% degli attacchi con i droni». E quindi «la Marina è sparita, molte navi sono state affondate, non le usano più, le forze antiaeree sono state decimate, i radar non ci sono più e i leader non ci sono più. I missili stanno sparendo, vengono lanciati a livelli molto bassi perché gliene sono rimasti pochi».
A suo dire, Teheran sarebbe propensa a trattare: «Vuole fare un accordo, stanno negoziando e noi abbiamo voluto un dialogo, io parlo con tutti perché a volte ne viene fuori del bene, ma non so se siano pronti». Di tutt’altro avviso è il regime iraniano. Qualche ora prima, il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha ribadito che «l’Iran non ha cercato né una tregua né negoziati. Tali affermazioni sono deliranti». La rappresaglia del regime andrà avanti finché Trump «non capirà che la guerra illegale che sta imponendo agli americani e agli iraniani è sbagliata». Secondo Axios, tuttavia, un canale diplomatico si sarebbe riaperto tra il ministro iraniano e l’inviato Usa Steve Witkoff.
Sono due invece le osservazioni che il presidente americano ha fornito sui rispettivi alleati, ovvero Israele per Washington e la Russia per l’Iran. Sullo Stato ebraico ci ha tenuto a chiarire che Gerusalemme, che avrebbe 100 testate nucleari, «non farebbe mai» un attacco nucleare contro il territorio iraniano. Dall’altra parte, in merito alle indiscrezioni secondo cui Mosca fornirebbe dati satellitari al regime sugli obiettivi da colpire, il tycoon non è apparso disturbato. Al Financial Times, pur spiegando di «non sapere con certezza» se lo zar russo Vladimir Putin abbia aiutato i pasdaran, ha spezzato una lancia a favore della Russia. «Si potrebbe anche sostenere che in una certa misura abbiamo aiutato l’Ucraina. È difficile dire: “Caspita, cosa state facendo?” quando noi abbiamo fatto la stessa cosa con l’Ucraina».
Silenzio di Mosca su Khamenei jr. Gli 007 Usa: «È gay». E Trump ride
Mentre la guerra tra Iran, Usa e Israele sta infiammando l’intero Golfo persico, si infittisce il mistero sulle condizioni e sugli spostamenti della nuova guida suprema, l’ayatollah Mojtaba Khamenei. Da giorni circolano voci secondo cui il leader iraniano, rimasto ferito nel raid in cui è stato ucciso il padre Ali Khamenei, sarebbe stato trasferito a Mosca per ricevere cure mediche. L’indiscrezione, pubblicata dal quotidiano kuwaitiano Al Jarida, sostiene che Mojtaba sarebbe arrivato nella capitale russa il 12 marzo a bordo di un aereo militare e sarebbe stato sottoposto a intervento chirurgico in una clinica privata. Dal Cremlino, però, non è arrivata né una conferma né una smentita: «Non commentiamo mai questo tipo di notizie», ha dichiarato Dmitri Peskov, il portavoce di Vladimir Putin.
Sul giallo si è invece espresso Donald Trump: «Non sappiamo se sia morto o meno, nessuno lo ha visto, e questo è un fatto insolito». Anche il segretario al Tesoro, Scott Bessent, ha dichiarato alla Cnbc che Mojtaba Khamenei potrebbe essere «ferito» e «forse incapacitato», sostenendo inoltre che i vertici iraniani sarebbero in preda al panico: «Se volete usare un’analogia storica», ha detto Bessent, «pensate che sono nel bunker di Hitler, ma Hitler è morto».
Sul nuovo leader iraniano, del resto, stanno circolando indiscrezioni ancora più «delicate». Il New York Post ha riferito ieri che gli 007 statunitensi considererebbero credibili informazioni secondo cui Mojtaba Khamenei potrebbe essere omosessuale. La valutazione sarebbe stata presentata al presidente Trump in persona. Secondo quanto riportato dal quotidiano newyorchese, la notizia avrebbe provocato sorpresa e ilarità nello Studio Ovale, con il tycoon che avrebbe reagito ridendo insieme ad alcuni presenti. Le stesse fonti sostengono che Mojtaba avrebbe avuto per anni una relazione con una persona che aveva lavorato come suo tutore durante l’infanzia.
Nonostante questi rumor sul destino della nuova guida suprema, da Teheran arrivano messaggi di continuità istituzionale. Mojtaba Khamenei avrebbe infatti confermato le nomine di dirigenti e funzionari scelti dal padre, nominando inoltre l’ex comandante dei pasdaran, Mohsen Rezaei, come consigliere militare. Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghei, ha anzi rispedito oltre Atlantico le insinuazioni di Bennet sul presunto sbandamento dei vertici iraniani: «Il motivo per cui le autorità americane continuano a diffamarci come “una nazione del terrore e dell’odio”», ha detto, «è che gli iraniani non capitolano davanti al bullismo e resistono alla brutale aggressione contro la loro amata patria». Ancora più chiaro è stato Abbas Araghchi, il ministro degli Esteri in persona: «Non stiamo chiedendo un cessate il fuoco, questa guerra deve finire in un modo tale che nessun altro nemico possa invadere l’Iran», ha affermato alla tv di Stato.
Da parte loro, i Guardiani della rivoluzione hanno annunciato che gli interessi americani nel Golfo potrebbero presto essere colpiti, invitando i dipendenti delle compagnie statunitensi nella regione a «lasciare immediatamente i siti». A finire nel mirino della Repubblica islamica, inoltre, è stata anche la Romania: Bucarest è stata esplicitamente accusata di partecipare a un’«aggressione militare», qualora dovesse consentire agli Stati Uniti di utilizzare basi sul suo territorio per operazioni contro l’Iran. Al tempo stesso, come riferisce Reuters, la Repubblica islamica ha firmato con la Russia un contratto da 589 milioni di dollari per l’acquisto di sistemi di difesa aerea portatili Verba (Manpads). L’accordo, siglato a Mosca a dicembre, prevede 500 lanciatori e 2.500 missili con consegne tra il 2027 e il 2029.
Nel frattempo, proseguono senza sosta le rappresaglie dell’esercito di Teheran. In Israele, per esempio, frammenti di missili balistici iraniani intercettati sono caduti a Gerusalemme nei pressi della Knesset e della Chiesa del Santo Sepolcro. Una grossa scheggia è precipitata persino vicino all’ufficio del primo ministro Benjamin Netanyahu.
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Ursula von der Leyen (Ansa)
La Commissione rafforzerà ulteriormente questi meccanismi e li renderà più flessibili, consentendo ai Paesi membri di fornire un sostegno ancora più immediato dove è più necessario. Lo stesso vale per i costi del carbonio, per i quali gli Stati membri possono anche compensare fino all’80% dei costi indiretti del carbonio, mitigando così l’impatto di tali costi in un’ampia gamma di industrie ad alta intensità energetica. Attualmente, 16 Stati membri stanno già facendo ricorso a questo strumento. La Commissione», aggiunge Ursula, «rafforzerà ulteriormente questi meccanismi e li renderà più flessibili, consentendo agli Stati membri di fornire un sostegno ancora più immediato dove è più necessario».
Evidentemente i burosauri di Bruxelles hanno capito che di fronte allo sconquasso energetico mondiale non potevano continuare a far finta di niente, e quindi la prima mossa è quella di allentare i vincoli finanziari. Ma non è tutto: come ha chiesto pochi giorni fa Giorgia Meloni in Parlamento, l’Europa è finalmente sul punto di iniziare a smantellare le allucinanti politiche green per sostenere l’economia, in particolare intervenendo sull’Ets, il sistema europeo di tassazione del carbonio, che il premier aveva sollecitato a rivedere: «Gli Ets», aveva scandito la Meloni lo scorso 10 marzo, «sono di fatto una tassa voluta dall’Europa che dovrebbe gravare solo sulle modalità più inquinanti di produzione di energia, come quelle di origine fossile, ma finisce per determinare il prezzo di tutte le forme di energia, anche quelle rinnovabili, che questa tassa non la pagano. A livello europeo», aveva aggiunto la Meloni, «stiamo chiedendo di sospendere urgentemente l’applicazione dell’Ets alla produzione di elettricità da fonti termiche, cioè dal termoelettrico». E Ursula si adegua: «Stiamo accelerando il lavoro sulla prossima revisione dell’Ets», scrive ancora il presidente della Commissione Ue, «in particolare per definire una traiettoria di decarbonizzazione più realistica oltre il 2030. La Commissione Ue adotterà a breve i benchmark dell’Ets, tenendo conto delle preoccupazioni espresse dall’industria. L’Ets resta uno strumento collaudato per guidare la trasformazione industriale e deve essere adeguato alle nuove realtà. La Commissione», aggiunge la Von der Leyen, «presenterà inoltre una proposta per rafforzare la riserva di stabilità del mercato dell’Ets affinché possa affrontare in modo più efficace l’eccessiva volatilità dei prezzi e mantenerli sotto controllo nel breve termine».
L’incubo di un razionamento dell’energia, con inevitabile crollo definitivo della credibilità (quella che rimane) della Ue, sembra smuovere le acque. Ma se da questo lato dunque la Commissione sembra finalmente essere scesa da Marte, non altrettanto può dirsi sul fronte dell’energia proveniente dalla Russia. Con il settore energetico letteralmente in tilt, sono in tanti a chiedere di intervenire riaprendo i gasdotti e gli oleodotti con Mosca. Il premier belga Bart De Wever, non certo un estremista putiniano, in un’intervista al quotidiano L’Echo squarcia il velo dell’ipocrisia, sollecitando una soluzione negoziata al conflitto in Ucraina e la riapertura dei canali con Mosca: «In privato», sostiene De Wever, «i leader europei sono d’accordo con me, ma nessuno osa dirlo ad alta voce. Dobbiamo porre fine al conflitto nell’interesse dell’Europa, senza essere ingenui nei confronti di Putin. Allo stesso tempo, dobbiamo normalizzare le relazioni con la Russia e recuperare l’accesso all’energia a basso costo. È una questione di buon senso». Manco a dirlo, la Commissione si mette di traverso, anzi minaccia una ulteriore stretta: «La Commissione europea», afferma il commissario europeo all’Energia, Dan Jorgensen, al termine del Consiglio europeo sull’energia di ieri, «intende formulare una proposta per mettere al bando le importazioni di petrolio dalla Russia. Come sapete, al momento ci sono sanzioni e ci sono due Paesi, Ungheria e Slovacchia, che hanno deroghe. Formuleremo una proposta per cambiare questo. Tutti i Paesi devono prepararsi per questa situazione. In futuro non vogliamo comprare energia dalla Russia». Per il commissario, servono «più rinnovabili il più velocemente possibile» per «abbassare i prezzi dell’energia in Europa».
In Consiglio è emerso anche un dialogo italo-francese: fonti transalpine hanno fatto sapere che le loro proposte hanno suscitato «molto interesse da parte dei nostri vicini, in particolare degli italiani».
L’Ungheria non sosterrà l’adozione del ventesimo pacchetto di sanzioni dell’Unione europea contro la Russia e di un prestito di 90 miliardi di euro all’Ucraina fino a quando Kiev non riprenderà le operazioni di riparazione dell’oleodotto Druzhba, che trasporta greggio dalla Russia verso la stessa Ungheria e la Slovacchia attraverso l’Ucraina scandisce il ministro degli Esteri di Budapest, Peter Szijjarto: «Se un Paese ci impone un blocco petrolifero», sottolinea Szijjarto, «non può aspettarsi che noi appoggiamo alcuna decisione a suo favore qui a Bruxelles». «Ho appena avuto un incontro, stamattina (ieri, ndr), con gli ucraini», sottolinea Jorgensen, «e stanno lavorando il più duramente possibile per riparare l’oleodotto».
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