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2018-07-09
Grottaglie come Cape Canaveral per non avere un'altra Ilva in Puglia
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Ansa
Trulli, taralli, mare e... astronavi. Forse saranno queste le attrazioni che renderanno celebre la Puglia alle prossime generazioni. Del resto i piloti dei biplani e dei dirigibili che nel 1916 decollavano dall'aeroporto di Grottaglie per difendere Taranto, mai avrebbero immaginato che poco più di secolo dopo quel luogo sarebbe stato candidato per diventare la Cape Canaveral italiana.
La notizia dell'accordo siglato il 6 luglio tra l'Agenzia Spaziale Italiana e Virgin Galactic per ampliare la collaborazione sui futuri voli suborbitali ha fatto il giro del mondo in meno di una notte. Il patto, che ha visto il presidente dell'Asi Roberto Battiston firmare in presenza del fondatore di Virgin Richard Branson e del Ceo George Whitesides, mette nero su bianco l'intenzione dell'Asi di voler condurre esperimenti e validare strumenti di ricerca avvalendosi della presenza di uno specialista italiano a bordo dello Spaceship two, navetta suborbitale che Virgin group e l'americana Scaled composite hanno costruito e collaudato dal 2010 per poter realizzare l'impresa del turismo spaziale (600 biglietti venduti a 250.000 dollari ciascuno). All'incontro erano presenti il ministro Barbara Lezzi, il governatore pugliese Michele Emiliano e il presidente di Aeroporti di Puglia Tiziano Onesti, oltre ovviamente agli amministratori delegati delle aziende coinvolte, Nicola Zaccheo di Sitael, Vincenzo Giorgio di Altec, Vito Pertosa di Angel Group.
Tramite questa intesa l'Italia potrà sfruttare e applicare a nuovi progetti le conoscenze acquisite durante le missioni di volo, tra le quali l'uso della microgravità suborbitale per la formazione e l'addestramento di nuovi astronauti, ma anche per la ricerca biotecnologica e quella dei nuovi materiali. «Penso che i voli suborbitali siano un elemento importante nel futuro utilizzo dello spazio», ha affermato Battiston. «La partecipazione dell'Asi a questa operazione è il chiaro segnale che l'Italia è in prima linea nella new space economy che rende lo spazio accessibile a più investitori. Non a caso, proprio due giorni fa, in occasione del trentesimo anniversario dell'ASI, abbiamo annunciato il lancio del primo fondo italiano per gli investimenti nello spazio. Il turismo spaziale, la manifattura spaziale, i servizi in orbita sono temi chiave del segmento spaziale di questo nuovo filone produttivo ed economico». Dal canto suo Whitesides ha confermato che la missione dell'azienda americana è proprio quella di rendere accessibile lo spazio a clienti commerciali sia per scopi scientifici sia di volo umano. Ma mentre la (troppa) politica che si infila in questi accordi è interessata alla cooperazione pubblico-privato per risparmiare sulla ricerca spaziale proprio mentre la domanda di sperimentazione sta crescendo, la comunità aerospaziale italiana, pur plaudendo all'accordo, ricorda come la Puglia non sia grande come il deserto del Mojave, dove Branson fa volare i suoi prototipi, e che intorno al tarantino passa la maggior parte del traffico aereo nelle rotte tra Nord e Sud Europa.
Ma dopo vari e poco fortunati tentativi di rilanciare l'aeroporto di Grottaglie come scalo per i voli commerciali, l'infrastruttura ha trovato una sua vocazione in centro sperimentale per l'aerospazio con l'insediamento di alcune aziende del comparto. Tra queste Leonardo, Ids (Ingegneria dei distemi) e Piaggio Aerospace hanno insediato centri per lo sviluppo del settore unmanned, cioè i droni, grazie ai lavori di ampliamento che la società Aeroporti di Puglia aveva annunciato tra il 2015 e il 2017 grazie a un investimento di circa 2,3 milioni di euro fatto dall'associazione temporanea di imprese guidata dal consorzio Infratech.
Il progetto, già approvato dall'Ente nazionale per l'aviazione civile, prevedeva la manutenzione straordinaria degli hangar 1 e 2 e l'ampliamento di alcuni raccordi e vie di rullaggio. Oggi a Grottaglie Boeing realizza parti della fusoliera del B787, mentre Piaggio Aerospace ha condotto i primi test di volo comandato via satellite del suo P1HammerHead, aeroplano senza piloti in classe Male (Medium Altitude, Long Endurance), che seppure sia di proprietà emiratina (l'azienda è al 100% del fondo Mubadala), tanto interessa a livello europeo per la Difesa e anche in ambito asiatico per il futuro trasporto merci automatizzato.
In questo scenario tuttavia l'accordo Virgin-Asi prevede un primo volo suborbitale presso lo Spaceport America del Nuovo Messico nell'ultimo trimestre del 2019 e soltanto successivamente la possibilità di usare l'infrastruttura italiana che da aeroporto è stata battezzata "spazioporto" dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e da Enac nel maggio scorso grazie alla collaborazione con Altec, la società formata da Asi, Sitael e Thales Alenia Space, firmatarie della prima lettera di intenti con Virgin Galactic per fondare anche un'azienda italiana in grado di produrre navicelle spaziali e situata nel Mezzogiorno. L'Italia, che per lanciare i suoi satelliti ha sempre dovuto utilizzare la base di Kourou nella Guyana francese ora sogna il suo Grottaglie Space Center, una via di accesso per ricerca, per la messa in orbita di nano satelliti, per il nascente turismo spaziale, l'addestramento del personale specializzato e per la creazione di un polo attrattivo a carattere scientifico, una sorta di Cape Canaveral pugliese. L'aspettativa è elevata anche perché c'è bisogno di alzare il tiro dei finanziamenti se non si vuole rischiare altre crisi territoriali come quella dell'Ilva.
L'Agenzia spaziale italiana ha compiuto 30 anni
GiphyEra il 30 maggio 1988 quando il Piano Spaziale Nazionale del Consiglio Nazionale delle Ricerche si trasformava in «agenzia» per unire e coordinare tutte le attività nazionali che riguardassero lo spazio. Oggi l'ente ha un budget di 900 milioni di euro e sui programmi finanziati in ambito dell'Agenzia Spaziale Europea (Esa, siamo i terzi contribuenti nell'Ue) ha visto un ritorno medio del 4%. Indietro di altri trent'anni e si torna alla messa in orbita del nostro primo satellite, il San Marco, prima impresa spaziale nazionale della storia concretizzato dall'opera del fisico Luigi Broglio, al quale è dedicato il centro spaziale Esa di Malindi, in Kenya. Nel corso dell'evento organizzato a Roma in occasione dei trent'anni dell'Asi sono emerse alcune trasformazioni in atto nell'organizzazione e nelle attività. Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, starebbe valutando se esercitare direttamente il suo ruolo nel comitato interministeriale che ha il compito di disegnare la strategia spaziale nazionale oppure se delegarlo a un sottosegretario. Lo ha dichiarato all'agenzia Askanews l'ammiraglio Carlo Massagli, consigliere militare della presidenza del Consiglio, il quale guida l'ufficio che, in base alla legge sulla governance spaziale entrata in vigore lo scorso gennaio ma non ancora attivata dal nuovo esecutivo, è chiamato a supportare e coordinare il lavoro del comitato interministeriale. «Il Governo», ha aggiunto Massagli «pone molta attenzione verso questo settore. A breve daremo avvio all'implementazione di quello che prescrive la nuova legge».
Il presidente Asi Roberto Battiston ha invece reso nota la creazione di un fondo di Venture Capital e il ritorno di un salone italiano nel settore spaziale, ma non tipo Le Bourget o Farnborough, bensì un evento presso la Fiera di Roma più focalizzato sulla space economy, settore nel quale è stata avviata una collaborazione con l'Università Bocconi. «In un settore così in rapido sviluppo e pieno di idee, iniziative, tecnologie e innovazione», ha dichiarato Battiston, «uno degli strumenti importanti per far crescere il settore è attirare capitali e volontà. Abbiamo deciso di realizzare in Italia un fondo di circa 80 milioni di euro di cui il 30% sarà capitale privato per identificare e investire nei progetti più promettenti».
Sergio Barlocchetti
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La notizia dell'accordo siglato il 6 luglio tra l'Agenzia spaziale italiana e la Virgin Galactic di Richard Branson per ampliare la collaborazione sui futuri voli suborbitali ha fatto il giro del mondo in meno di una notte. L'obiettivo è rilanciare il sito aeroportuale dove già si fa ricerca aeronautica. La Regione cerca fondi per ampliare l'occupazione ed evitare che l'indotto vada in crisi come è accaduto a Taranto. Lo speciale contiene due articoliTrulli, taralli, mare e... astronavi. Forse saranno queste le attrazioni che renderanno celebre la Puglia alle prossime generazioni. Del resto i piloti dei biplani e dei dirigibili che nel 1916 decollavano dall'aeroporto di Grottaglie per difendere Taranto, mai avrebbero immaginato che poco più di secolo dopo quel luogo sarebbe stato candidato per diventare la Cape Canaveral italiana. La notizia dell'accordo siglato il 6 luglio tra l'Agenzia Spaziale Italiana e Virgin Galactic per ampliare la collaborazione sui futuri voli suborbitali ha fatto il giro del mondo in meno di una notte. Il patto, che ha visto il presidente dell'Asi Roberto Battiston firmare in presenza del fondatore di Virgin Richard Branson e del Ceo George Whitesides, mette nero su bianco l'intenzione dell'Asi di voler condurre esperimenti e validare strumenti di ricerca avvalendosi della presenza di uno specialista italiano a bordo dello Spaceship two, navetta suborbitale che Virgin group e l'americana Scaled composite hanno costruito e collaudato dal 2010 per poter realizzare l'impresa del turismo spaziale (600 biglietti venduti a 250.000 dollari ciascuno). All'incontro erano presenti il ministro Barbara Lezzi, il governatore pugliese Michele Emiliano e il presidente di Aeroporti di Puglia Tiziano Onesti, oltre ovviamente agli amministratori delegati delle aziende coinvolte, Nicola Zaccheo di Sitael, Vincenzo Giorgio di Altec, Vito Pertosa di Angel Group.Tramite questa intesa l'Italia potrà sfruttare e applicare a nuovi progetti le conoscenze acquisite durante le missioni di volo, tra le quali l'uso della microgravità suborbitale per la formazione e l'addestramento di nuovi astronauti, ma anche per la ricerca biotecnologica e quella dei nuovi materiali. «Penso che i voli suborbitali siano un elemento importante nel futuro utilizzo dello spazio», ha affermato Battiston. «La partecipazione dell'Asi a questa operazione è il chiaro segnale che l'Italia è in prima linea nella new space economy che rende lo spazio accessibile a più investitori. Non a caso, proprio due giorni fa, in occasione del trentesimo anniversario dell'ASI, abbiamo annunciato il lancio del primo fondo italiano per gli investimenti nello spazio. Il turismo spaziale, la manifattura spaziale, i servizi in orbita sono temi chiave del segmento spaziale di questo nuovo filone produttivo ed economico». Dal canto suo Whitesides ha confermato che la missione dell'azienda americana è proprio quella di rendere accessibile lo spazio a clienti commerciali sia per scopi scientifici sia di volo umano. Ma mentre la (troppa) politica che si infila in questi accordi è interessata alla cooperazione pubblico-privato per risparmiare sulla ricerca spaziale proprio mentre la domanda di sperimentazione sta crescendo, la comunità aerospaziale italiana, pur plaudendo all'accordo, ricorda come la Puglia non sia grande come il deserto del Mojave, dove Branson fa volare i suoi prototipi, e che intorno al tarantino passa la maggior parte del traffico aereo nelle rotte tra Nord e Sud Europa.Ma dopo vari e poco fortunati tentativi di rilanciare l'aeroporto di Grottaglie come scalo per i voli commerciali, l'infrastruttura ha trovato una sua vocazione in centro sperimentale per l'aerospazio con l'insediamento di alcune aziende del comparto. Tra queste Leonardo, Ids (Ingegneria dei distemi) e Piaggio Aerospace hanno insediato centri per lo sviluppo del settore unmanned, cioè i droni, grazie ai lavori di ampliamento che la società Aeroporti di Puglia aveva annunciato tra il 2015 e il 2017 grazie a un investimento di circa 2,3 milioni di euro fatto dall'associazione temporanea di imprese guidata dal consorzio Infratech.Il progetto, già approvato dall'Ente nazionale per l'aviazione civile, prevedeva la manutenzione straordinaria degli hangar 1 e 2 e l'ampliamento di alcuni raccordi e vie di rullaggio. Oggi a Grottaglie Boeing realizza parti della fusoliera del B787, mentre Piaggio Aerospace ha condotto i primi test di volo comandato via satellite del suo P1HammerHead, aeroplano senza piloti in classe Male (Medium Altitude, Long Endurance), che seppure sia di proprietà emiratina (l'azienda è al 100% del fondo Mubadala), tanto interessa a livello europeo per la Difesa e anche in ambito asiatico per il futuro trasporto merci automatizzato.In questo scenario tuttavia l'accordo Virgin-Asi prevede un primo volo suborbitale presso lo Spaceport America del Nuovo Messico nell'ultimo trimestre del 2019 e soltanto successivamente la possibilità di usare l'infrastruttura italiana che da aeroporto è stata battezzata "spazioporto" dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e da Enac nel maggio scorso grazie alla collaborazione con Altec, la società formata da Asi, Sitael e Thales Alenia Space, firmatarie della prima lettera di intenti con Virgin Galactic per fondare anche un'azienda italiana in grado di produrre navicelle spaziali e situata nel Mezzogiorno. L'Italia, che per lanciare i suoi satelliti ha sempre dovuto utilizzare la base di Kourou nella Guyana francese ora sogna il suo Grottaglie Space Center, una via di accesso per ricerca, per la messa in orbita di nano satelliti, per il nascente turismo spaziale, l'addestramento del personale specializzato e per la creazione di un polo attrattivo a carattere scientifico, una sorta di Cape Canaveral pugliese. L'aspettativa è elevata anche perché c'è bisogno di alzare il tiro dei finanziamenti se non si vuole rischiare altre crisi territoriali come quella dell'Ilva.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/grottaglie-come-cape-canaveral-per-non-avere-unaltra-ilva-in-puglia-2584594749.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="lagenzia-spaziale-italiana-ha-compiuto-30-anni" data-post-id="2584594749" data-published-at="1781751685" data-use-pagination="False"> L'Agenzia spaziale italiana ha compiuto 30 anni Giphy Era il 30 maggio 1988 quando il Piano Spaziale Nazionale del Consiglio Nazionale delle Ricerche si trasformava in «agenzia» per unire e coordinare tutte le attività nazionali che riguardassero lo spazio. Oggi l'ente ha un budget di 900 milioni di euro e sui programmi finanziati in ambito dell'Agenzia Spaziale Europea (Esa, siamo i terzi contribuenti nell'Ue) ha visto un ritorno medio del 4%. Indietro di altri trent'anni e si torna alla messa in orbita del nostro primo satellite, il San Marco, prima impresa spaziale nazionale della storia concretizzato dall'opera del fisico Luigi Broglio, al quale è dedicato il centro spaziale Esa di Malindi, in Kenya. Nel corso dell'evento organizzato a Roma in occasione dei trent'anni dell'Asi sono emerse alcune trasformazioni in atto nell'organizzazione e nelle attività. Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, starebbe valutando se esercitare direttamente il suo ruolo nel comitato interministeriale che ha il compito di disegnare la strategia spaziale nazionale oppure se delegarlo a un sottosegretario. Lo ha dichiarato all'agenzia Askanews l'ammiraglio Carlo Massagli, consigliere militare della presidenza del Consiglio, il quale guida l'ufficio che, in base alla legge sulla governance spaziale entrata in vigore lo scorso gennaio ma non ancora attivata dal nuovo esecutivo, è chiamato a supportare e coordinare il lavoro del comitato interministeriale. «Il Governo», ha aggiunto Massagli «pone molta attenzione verso questo settore. A breve daremo avvio all'implementazione di quello che prescrive la nuova legge».Il presidente Asi Roberto Battiston ha invece reso nota la creazione di un fondo di Venture Capital e il ritorno di un salone italiano nel settore spaziale, ma non tipo Le Bourget o Farnborough, bensì un evento presso la Fiera di Roma più focalizzato sulla space economy, settore nel quale è stata avviata una collaborazione con l'Università Bocconi. «In un settore così in rapido sviluppo e pieno di idee, iniziative, tecnologie e innovazione», ha dichiarato Battiston, «uno degli strumenti importanti per far crescere il settore è attirare capitali e volontà. Abbiamo deciso di realizzare in Italia un fondo di circa 80 milioni di euro di cui il 30% sarà capitale privato per identificare e investire nei progetti più promettenti».Sergio Barlocchetti
Silvia Capozza @Ecco
La manifestazione offre un’importante vetrina internazionale e rappresenta un’occasione preziosa per incontrare buyer, partner e operatori del settore provenienti da tutto il mondo. Per un marchio come Ecco è un momento fondamentale di confronto, visibilità e sviluppo delle relazioni commerciali», racconta alla Verità Silvia Capozza, general manager South Europe di Ecco, marchio globale specializzato in scarpe e accessori in pelle di alta gamma.
Ecco nasce in Danimarca nel 1963 e oggi è presente in tutto il mondo. Quali sono i valori del brand che ritiene più importanti?
«Comfort, qualità e innovazione. Sono i tre pilastri che ci accompagnano fin dalla nascita e ai quali non abbiamo mai rinunciato. L’innovazione, in particolare, è legata alla continua ricerca e sviluppo di tecnologie proprietarie, resa possibile anche dal controllo diretto della filiera produttiva».
Come lei ha sottolineato il comfort è uno degli elementi più associati al marchio. Quanto conta oggi per i consumatori rispetto all’estetica?
«Oggi i consumatori non scelgono più tra comfort e stile: vogliono entrambi. Questo si collega a un tema molto attuale, quello del quiet luxury, che noi preferiamo interpretare come quiet beauty. Le persone cercano prodotti che offrano comodità, design e innovazione allo stesso tempo. Il comfort non è più soltanto una caratteristica funzionale, ma una sensazione di benessere e libertà che permette di esprimere sé stessi senza compromessi».
Il concept della collezione è Walk Your Walk. Che significato assume oggi questo messaggio?
«È un invito a seguire il proprio percorso con autenticità. Ognuno deve poter vivere la propria individualità senza rinunciare né allo stile né al comfort. Per noi Walk Your Walk rappresenta un nuovo modo di interpretare la quotidianità: sentirsi bene in ciò che si indossa significa anche acquisire maggiore sicurezza e libertà di espressione».
Si parla anche di Return to What Matters. Quali sono oggi i valori davvero essenziali per Ecco in un mercato in continua evoluzione?
«Crediamo sia importante tornare a concentrarsi su ciò che conta davvero. In un contesto caratterizzato da cambiamenti rapidi e continui, Ecco ha sempre mantenuto una direzione coerente. Non abbiamo mai accettato compromessi sulla qualità, neppure nei momenti più complessi. Oggi il consumatore è più consapevole: acquista meno, ma sceglie meglio».
Avete recentemente reinterpretato uno dei vostri modelli iconici, la Joker. Come avete affrontato questo lavoro?
«La Joker è uno dei modelli simbolo della nostra storia. Ci piace recuperare elementi dal nostro archivio e reinterpretarli in chiave contemporanea. Negli ultimi anni abbiamo riproposto questo modello in diverse varianti, valorizzando materiali, colori e finiture differenti. È una scarpa che rappresenta perfettamente il Dna di Ecco perché combina comfort, qualità e design contemporaneo, e il riscontro del pubblico è stato molto positivo».
Le tecnologie sviluppate da Ecco rappresentano un elemento distintivo del marchio. In che modo migliorano l’esperienza di chi indossa le vostre scarpe?
«Le nostre tecnologie sono progettate per accompagnare uno stile di vita dinamico, garantendo leggerezza, traspirabilità, ammortizzazione e un migliore assorbimento degli impatti».
Designer come Natasha Ramsay-Levi, Craig Green e Natacha Aizawa hanno collaborato con il brand attraverso il progetto Ecco Kollektive. Qual è stato il loro contributo?
«Queste collaborazioni ci hanno permesso di dialogare con un pubblico particolarmente sensibile al design e alla sperimentazione creativa. Ogni designer parte dalla collezione principale Ecco e la reinterpreta attraverso il proprio linguaggio».
Le radici del marchio affondano nella lavorazione della pelle. Quanto pesa ancora questa eredità nella vostra identità?
«Moltissimo. Ecco nasce come azienda specializzata nella lavorazione della pelle e continua a possedere e gestire concerie proprie. Questa competenza rappresenta ancora oggi uno degli elementi distintivi del marchio e contribuisce a garantire elevati standard qualitativi lungo tutta la filiera».
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Pagamento? Azioni. Naturalmente. Perché il contante, nell’era della finanza quantistica, è archeologia. La preda si chiama Cursor, società che sviluppa intelligenza artificiale capace di scrivere il codice in autonomia. In sostanza un programmatore software che non chiede ferie, non sciopera e non vuole aumenti di stipendio. L’operazione, già di per sé sufficiente a scaldare i grafici, diventa però quasi secondaria rispetto allo spettacolo principale: la capitalizzazione. SpaceX è volata in zona 2,5–2,7 trilioni di dollari, con picchi che sfiorano i 3.000 miliardi. L’azienda di Musk adesso vale quanto il Pil dell’Italia. Per dare un’idea: a un certo punto ha superato Amazon e Microsoft. Il tutto con una struttura da manuale del paradosso: 19 miliardi di ricavi e quasi 5 di perdite, contro i 717 miliardi di fatturato e 78 di utili di Amazon. Ma Wall Street ormai è una narrazione collettiva con pricing dinamico. Elon Musk consolida la sua narrazione di primo trilionario al mondo. Non perché abbia trovato oro su Marte o monetizzato l’aria rarefatta dello spazio, ma perché il mercato ha deciso che la sua equazione personale vale più della somma di molti sistemi economici terrestri. Nel frattempo, un dettaglio tecnico passa quasi inosservato, come sempre accade con le cose che poi diventano fondamentali: sul mercato circola appena il 4% delle azioni. Il resto è vincolato, trattenuto, congelato in accordi e regolamenti. Vuol dire che il prezzo lo fanno pochissimi scambi, ma su quei pochi scambi si costruiscono montagne di trilioni. Una leva perfetta. O pericolosa. Dipende dal punto di osservazione. E così accade l’altra magia: più il titolo sale, meno azioni servono per pagare Cursor. Più il titolo sale, più l’acquisizione da 60 miliardi diventa “economica”. Il mercato si abitua a tutto con la velocità con cui un social network dimentica una notizia: SpaceX diventa valuta. Non solo società, ma moneta. Una moneta che non stampa la banca centrale, ma la fiducia. E mentre qualcuno ancora si chiede se sia sostenibile, Wall Street decide che la domanda è mal posta. Al terzo giorno di contrattazioni, SpaceX continua a correre, passando da 135 a 214 dollari. Per un attimo diventa la quarta società al mondo per capitalizzazione, dietro solo a Nvidia, Alphabet e Apple. Poi ritraccia, perché anche le vertigini hanno bisogno di pause. Come se non bastasse, si apre anche il fronte dei derivati: partono le contrattazioni delle opzioni al Cboe Global Markets e al Nasdaq. Insomma si inizia a scommettere non solo sul futuro dell’azienda, ma sul futuro delle scommesse sul futuro dell’azienda. Una specie di matrioska finanziaria dove l’ultimo strato non è mai l’ultimo.
Nel mezzo di questo spettacolo orbitale, il pezzo industriale viene quasi schiacciato dalla narrativa. Cursor entra come tassello strategico: servirebbe ad ampliare le capacità di Grok nello sviluppo software. L’intelligenza artificiale che scrive codice per un’altra intelligenza artificiale che già scrive codice. Un dialogo tra automi che, per ora, non chiede ancora la pensione. Almeno per ora. E poi ci sono loro, gli altri due poli del nuovo triangolo tecnologico.
OpenAI chiude il 2025 con 13 miliardi di ricavi e una perdita da 38,5 miliardi. Un rosso che, in qualunque altro settore, verrebbe definito emergenza industriale; nell’intelligenza artificiale viene archiviato come «fase di investimento strategico». L’emorragia è impressionante: due miliardi di dollari al mese, ChatGPT come motore principale, progetti secondari come Sora ridimensionati per concentrare fuoco e capitale. Valutazione: 730 miliardi. Obiettivo dichiarato: mille miliardi. Perché ormai anche i numeri hanno un piano industriale. E dietro, come ombra competitiva ma speculare, Anthropic si muove nello stesso perimetro: collocamento riservato, capitali in arrivo, corsa alla scala globale dell’intelligenza artificiale. Non è più una gara tra aziende, ma tra ecosistemi cognitivi.
Alla fine resta una sensazione semplice, quasi banale: la Borsa non sta più prezzando aziende. Sta prezzando un futuro per il momento solo frutto di immaginazione e speranza. E mentre qualcuno ancora cerca il confine tra economia reale e finanza narrativa, il mercato ha già deciso che quel confine non serve più.
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Le risorse per affrontare l’emergenza casa potranno arrivare a circa 10 miliardi entro il 2034, considerando sia i fondi nazionali - per un apporto pari a 7,3 miliardi - sia i fondi europei della politica di coesione, per 3,3 miliardi. È questo uno dei temi toccati dall’Ance (l’organizzazione dei costruttori associata a Confindustria) in occasione dell’ottantesimo anniversario dalla fondazione. All’evento, guidato dalla presidente Federica Brancaccio nella splendida cornice di Villa Giulia a Roma, sede del Museo Etrusco, hanno preso parte con un videomessaggio il premier Giorgia Meloni e il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, mentre erano presenti i ministri dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratini e della Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo.
Il Piano Casa, ha detto Brancaccio, «era un’emergenza di cui parlavamo da anni. Ma», ha ammonito la presidente Ance, «sono centrali le tempistiche che devono essere veloci». Nelle interlocuzioni con la politica, l’Ance ha sempre chiesto di fissare tempi anche sulla governance. «Sappiamo che c’è un commissario ma ci vogliono i decreti attuativi e non si dice entro quando queste nomine ci saranno», ha sottolineato la presidente. Ieri, il ministro Salvini ha detto che «il nuovo commissario nazionale aiuterà nell’arco di un anno a recuperare 61.000 appartamenti di edilizia residenziale pubblica ad oggi non assegnati perché vanno risistemati, con una spesa media valutata tra 20 e 25.000 euro ciascuno». La nomina, fa sapere il vicepremier, avverrà nelle prossime ore.
Brancaccio ha sottolineato che «quasi il 90% degli appalti in qualche modo è sottratto alla gara classica, alla trasparenza totale». Inoltre, «sappiamo che c’è uno sforzo da parte del governo per anticipare la cassa e usare questi 10 miliardi, facendo ricorso a un mutuo da un’istituzione finanziaria. Se questo avesse esiti positivi, le risorse attivabili nel 2027 sarebbero più di un miliardo».
La presidente ha poi evidenziato che «c’è la bolla del mercato libero che ha delle enormi variabili a seconda di dove si realizzano le abitazioni. Quindi, le percentuali previste dall’attuale Piano Casa per gli investimenti dei privati (70% da destinare all’edilizia convenzionata e il restante 30% da vendere o affittare a prezzo di mercato libero) dovrebbero essere riviste». Una soluzione potrebbe essere quella di «dare un ruolo a chi amministra gli enti territoriali, che hanno ben presente le esigenze locali». E ha chiosato: «Sappiamo che questo piano partirà così com’è ma anche che ci saranno in corso d’opera degli aggiustamenti. Ora c’è il testo unico dell’edilizia in revisione, ma si deve andare per deroghe e commissari».
L’Ance ha tracciato un quadro positivo per le costruzioni, uno dei settori industriali che meglio ha sfruttato il Pnrr. Ad aprile, il 76% dei cantieri risultava concluso o in stato avanzato e, secondo la Banca d’Italia, i tempi di avvio delle opere si sono ridotti del 19%, mentre la probabilità di aggiudicazione è maggiore del 20% rispetto alle opere non Pnrr.
Intanto, Dl Piano Casa entra nel vivo alla Camera con il voto sui 275 emendamenti in commissione Ambiente. Il testo definitivo è atteso in Aula questo venerdì, giornata in cui il governo dovrebbe porre la questione di fiducia. Subito dopo passerà all’esame del Senato: la conversione definitiva in legge dovrà avvenire entro la scadenza del 6 luglio.
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