Ogni volta, per questo o per quel cavillo, l’aggressore seriale ha evitato il rimpatrio, e grazie al nostro sistema di gestione della migrazione ha potuto - almeno di questo lo si accusa, restando innocente fino a sentenza - molestare, assalire, stuprare e infine strangolare a mani nude. Ebbene, non risulta che qualcuno si sia alzato in piedi per assumersi la responsabilità in quanto maschio della tremenda violenza subita da Aurora. Soprattutto, non risulta che ci siano assunzioni di responsabilità di altro e più giustificato genere. Se è infatti assurdo considerare responsabili della violenza diffusa tutti i maschi per il solo fatto di avere i medesimi genitali e gli stessi ormoni, non è affatto peregrino ritenere che le responsabilità di alcuni episodi atroci ricadano su tutti coloro che, per anni, hanno sponsorizzato l’immigrazione di massa, difeso i clandestini e fatto di tutto per ostacolare le espulsioni. Perché chi ha tifato per l’apertura delle frontiere non si sente responsabile per la morte di Aurora?
I fan dell’accoglienza, per altro, sono moralmente coinvolti, ma altri lo sono anche praticamente e in misura ben maggiore. Trattasi di coloro che hanno permesso che Emilio Gabriel Valdez Velazco rimanesse in Italia. Coloro che non lo hanno espulso, che gli hanno consentito di aggirarsi per le strade, aggredire e uccidere. Coloro che hanno costruito il sistema malsano che ha permesso al peruviano di appigliarsi a ogni sorta di scusa pur di evitare le sanzioni che avrebbe meritato. A politici, attivisti e intellettuali toccherebbe chiedere scusa; allo Stato invece dovrebbe spettare l’obbligo di pagare per la morte di una ragazza innocente a opera di qualcuno che non avrebbe dovuto trovarsi sul suolo italiano.
Eppure, guarda un po’, di scuse non ne arrivano. Del resto accade sempre così quando c’è l’immigrazione, argomento che di solito viene evitato dai più. Un esempio emblematico lo fornisce un altro brutale e insensato omicidio avvenuto l’altro giorno nei pressi della stazione di Bologna. La vittima è Alessandro Ambrosio, capotreno di Trenitalia di 34 anni, ammazzato a coltellate. Il presunto killer individuato dagli investigatori è Jelenic Marin, croato di 36 anni anche lui con precedenti per aggressione. Un altro straniero violento libero di aggirarsi per le città italiane e compiere crimini. Di nuovo, però, il tema migratorio è accuratamente espunto dalla discussione.
La sigle sindacali del settore ferroviario regionale hanno indetto uno sciopero per oggi. Secondo la Cgil dell’Emilia Romagna si tratta di «una mobilitazione che vuole trasformare il dolore in una richiesta collettiva di sicurezza, dignità e rispetto per chi lavora». Il sindacato rosso «rivendica le numerose segnalazioni avanzate nel tempo sulle stazioni ferroviarie, considerate da tempo aree critiche dal punto di vista dell’incolumità di lavoratori e passeggeri. Un allarme rimasto troppo spesso inascoltato». E se la prende con Matteo Salvini: «Anziché pensare a manomettere la Costituzione e a finanziare con paccate di miliardi opere di dubbia fattibilità come il ponte sullo Stretto», dicono Cgil Bologna e Cgil Emilia Romagna, «il governo e il ministro Salvini mettano subito risorse e mezzi per rendere più sicure le aree delle stazioni».
Già, chiedono più sicurezza e più sorveglianza. Ma fingono di dimenticare tutte le battaglie che hanno portato avanti a favore dell’immigrazione, anche contro lo stesso Salvini. Se avesse un po’ di onestà intellettuale, il sindacato dovrebbe scendere in piazza contro l’immigrazione di massa, e dovrebbe contestualmente riconoscere di avere clamorosamente sbagliato a pretendere l’apertura delle frontiere. O, almeno, dovrebbe assumersi le proprie responsabilità: hanno voluto l’accoglienza indiscriminata e le conseguenze le abbiamo tutti sotto gli occhi. Il sindacato vuole manifestare? Lo faccia contro sé stesso.