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2021-06-30
Gli Stati già affossano il green pass dell’Ue
Ansa
Entra in vigore domani in tutta l'Unione europea il green pass, ma rischia di affondare prima di lasciare il porto. Sull'efficacia del lasciapassare messo a punto per favorire la libera circolazione dei cittadini europei all'interno dei 27 Stati si stanno accumulando nuvoloni poco rassicuranti, scatenati dalla variante delta del Covid-19 e su cui soffiano le dichiarazioni del sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri, ma anche le scelte di alcun stati membri, come la stessa Germania.
Ostenta ottimismo il ministro Roberto Speranza, osservando che il certificato che attesta la vaccinazione effettuata (anche una dose), negatività al test o guarigione da Covid è stato già scaricato in Italia da «13 milioni e 700.000 persone». Per il ministro il fatto è «molto positivo perché segnala che c'è una grande attenzione e che questo meccanismo, costruito anche a livello europeo, sta funzionando». Probabilmente Speranza si riferisce al sistema per scaricare il documento elettronico, visto che il suo stesso sottosegretario sostiene «come medico e non come politico» che il green pass potrebbe non essere più rilasciato dopo la prima dose, ma solo dopo la seconda. Sarebbe l'ennesima marcia indietro, questa volta dovuta al fatto che, contro la variante delta la protezione è intorno al 30% dopo la prima dose, ma sale a circa il 90% dopo la seconda.
Anche la Germania sta rivendendo l'importanza del green pass per il Covid per 14 Paesi particolarmente colpiti dalla variante delta. Tra questi non c'è solo la Gran Bretagna o la Russia - cosa comprensibile visto che sono extra Ue - ma c'è il anche il Portogallo, nei confronti del quale il governo di Angela Merkel limita fortemente l'ingresso e l'uscita. Secondo Die Zeit, chiunque torni in Germania dal Portogallo è parificato a chi arriva da un'area di variante del virus e, dopo il 29 giugno, deve essere in quarantena per due settimane. L'obbligo di quarantena vale per tutti, compresi coloro che sono guariti o che sono stati completamente vaccinati. La linea dura prevede che non si possa terminare l'isolamento prematuramente con un test negativo: è infatti richiesto anche un test antigenico o molecolare (Pcr) negativo nel viaggio di ritorno (massimo 48 o 72 ore) da presentare prima dell'imbarco sull'aereo e che viene anche controllato dalla polizia federale al momento dell'ingresso. La questione riguarda non solo gli aerei, ma anche le compagnie di autobus e treni che possono portare solo cittadini tedeschi o stranieri con residenza tedesca. Facile immaginare le conseguenze, in particolar modo per il turismo, visto che il Portogallo è la destinazione più popolare per i tedeschi: già 1.000 sarebbero in vacanza nel Paese iberico, secondo l'Associazione tedesca di viaggio Drv.
Due delle destinazioni turistiche più popolari del Portogallo sono attualmente colpite da un numero elevato di contagi. Algarve, nell'ultima settimana, ha un'incidenza di 170 casi su 100.000 abitanti e Lisbona 210 (la soglia è di 50 positivi su 100.000 abitanti) e la variante delta si aggira intorno al 70% dei casi. Ci sono realtà con numeri più bassi, ma l'intero Paese è classificato come area di variante del virus.
Nonostante le buone intenzioni, nell'Ue si può partire con delle regole e tornare con nuove norme, alla faccia del green pass che doveva armonizzare gli spostamenti tra gli Stati membri. Del resto, le stesse regole con cui è stato istituito il lasciapassare europeo hanno delle falle interpretative.
Nel sito della Commissione europea (Ce) dedicato al pass si legge che «gli Stati membri dovranno accettare certificati vaccinali ottenuti con vaccini che hanno ricevuto l'autorizzazione al commercio nell'Unione europea». Il mix vaccinale - richiamo con un vaccino diverso - potrebbe quindi non essere valido, visto che l'Agenzia europea del farmaco (Ema) non ne ha mai autorizzato l'uso. Per correggere il tiro, la Ce prevede che gli Stati membri abbiano «la facoltà di decidere se accettare anche viaggiatori europei che hanno ricevuto un altro vaccino». A questo punto in Ungheria, chi si è vaccinato con il russo Sputnik V, potrà avere il green pass, nonostante il vaccino non sia stato approvato dall'Ema. Per la cronaca, il vaccino russo è già riconosciuto all'ingresso da Cipro, Croazia e Slovenia. In Austria, Grecia e Spagna vanno bene anche i vaccini cinesi Sinopharm e Sinovac. Non in Italia, per ora. Resta inoltre il diritto di ogni Paese di concedere il green pass dopo una dose di vaccino o dopo la vaccinazione completa e la questione interessa circa un quarto degli europei (oltre cento milioni di persone) che hanno ricevuto solo la prima dose. L'Italia è uno dei Paesi che concedono il pass dopo la prima somministrazione, ma tra qualche settimana potrebbe cambiare tutto. O forse prima, visto che la Commissione europea si è attivata inviando una lettera ai 27 Stati membri per chiedere «una tempestiva e coerente applicazione della raccomandazione aggiornata sulle misure coordinate di restrizione alla libertà di movimento e sul certificato digitale Covid dell'Ue». In particolare «si dovrebbero garantire le esenzioni (alle restrizioni di viaggio, ndr) - ha precisato Christian Wigand, portavoce della Commissione - per le persone completamente vaccinate e guarite, nuclei familiari e l'applicazione delle colorazioni aggiornate della mappa Ecdc» sulla situazione epidemiologica in Europa. Tutto ciò «andrebbe fatto entro il primo luglio per garantire che queste misure siano allineate con il certificato digitale», cioè domani.
Patto Toti-Cirio per le dosi ai turisti. «Avviati i contatti con la Lombardia»
È stato annunciato l'accordo: i residenti piemontesi che si recheranno in Liguria per trascorrere un periodo di ferie e, viceversa, quelli liguri che andranno in Piemonte per lo stesso motivo avranno la possibilità di vaccinarsi contro il Covid-19 in vacanza. In particolare, questa reciprocità vaccinale entrerà in vigore a partire da domani e proseguirà fino alla metà di settembre (con il governatore del Piemonte, Alberto Cirio, che non ha comunque escluso, in caso di necessità, di attivare il servizio anche durante le prossime vacanze sciistiche invernali). Tutto questo, mentre -dal punto di vista tecnico - tale reciprocità si baserà su una sorta di collaborazione tra i portali online per la prenotazione dei vaccini delle due Regioni coinvolte: l'appuntamento verrà, nel dettaglio, fissato nella data più vicina a quella prevista per il richiamo nella Regione di residenza.
«È il primo accordo in tal senso che diventa operativo: dal primo di luglio se un cittadino piemontese viene in vacanza per almeno due settimane in Liguria o se un cittadino ligure predilige le montagne del Piemonte potrà accedere al servizio vaccinale della Regione confinante», ha dichiarato il governatore della Liguria, Giovanni Toti, in una videoconferenza con il suo omologo piemontese. «L'accordo fatto», ha aggiunto Toti, «segue le linee guida nazionali e fa da apripista per altre Regioni d'Italia che lo ritengono opportuno. Un accordo che va in aiuto in un momento in cui, almeno in Regioni come Liguria e Piemonte, la campagna vaccinale sta rallentando. Un'agevolazione che mette tutti quanti più al sicuro rispetto ai rischi che si corrono». «È un accordo fatto seguendo le indicazioni del commissario Francesco Figliuolo», ha inoltre precisato il governatore ligure. «Siamo pronti», ha sottolineato dal canto suo Cirio, «le nostre strutture tecniche hanno coronato la nostra volontà politica. Questa operazione vacanze credo sia la strada giusta».
Ma quali sono i requisiti di accesso a questo servizio? Bisognerà innanzitutto attestare - come abbiamo visto - che il proprio soggiorno nella Regione sia a scopo turistico e della durata di almeno due settimane. In secondo luogo, il richiedente - oltre a specificare la località della vacanza e ad autorizzare il trattamento dei dati personali - dovrà anche notificare o di non essere vaccinato o di aver ricevuto soltanto la prima dose. In questo quadro, agli under 60 vaccinati con Astrazeneca sarà fornita la possibilità di scegliere un siero differente per il richiamo.
Nelle scorse ore, è stato reso noto che anche la Lombardia si stia muovendo per stipulare un'intesa con la Liguria in materia di vaccinazione in vacanza. «Stiamo facendo le valutazioni, abbiamo trasmesso al commissario Figliuolo la bozza di quello che potrebbe essere un accordo. Dopo prenderemo una decisione», ha dichiarato ieri il presidente della regione Lombardia, Attilio Fontana. «Con Giovanni Toti», ha proseguito il governatore lombardo, «ne ho parlato perché mi ha chiamato. Ora bisogna avere un po' di calma e capire quanti saranno i vaccini e come saranno distribuiti. È il momento di fare le valutazioni con calma». «Ho sentito il governatore Fontana», ha chiarito dal canto suo Toti, «stiamo monitorando i numeri e capendo i reali bisogni dei turisti che arrivano da lì, ma abbiamo condiviso la possibilità di qualcosa che assomigli all'accordo con il Piemonte, così come chiesto dai cittadini della Lombardia e anche da altre Regioni, per cui siamo a disposizione».
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Dopo che Pierpaolo Sileri ha chiesto di negare il documento a chi non ha il richiamo, la Germania ripristina la quarantena per chi arriva dal Portogallo. Bruxelles invoca «maggior coordinamento», ma sui criteri per il lasciapassare ogni Paese sta decidendo per séI vacanzieri di Liguria e Piemonte otterranno la seconda iniezione in villeggiaturaLo speciale contiene due articoliEntra in vigore domani in tutta l'Unione europea il green pass, ma rischia di affondare prima di lasciare il porto. Sull'efficacia del lasciapassare messo a punto per favorire la libera circolazione dei cittadini europei all'interno dei 27 Stati si stanno accumulando nuvoloni poco rassicuranti, scatenati dalla variante delta del Covid-19 e su cui soffiano le dichiarazioni del sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri, ma anche le scelte di alcun stati membri, come la stessa Germania.Ostenta ottimismo il ministro Roberto Speranza, osservando che il certificato che attesta la vaccinazione effettuata (anche una dose), negatività al test o guarigione da Covid è stato già scaricato in Italia da «13 milioni e 700.000 persone». Per il ministro il fatto è «molto positivo perché segnala che c'è una grande attenzione e che questo meccanismo, costruito anche a livello europeo, sta funzionando». Probabilmente Speranza si riferisce al sistema per scaricare il documento elettronico, visto che il suo stesso sottosegretario sostiene «come medico e non come politico» che il green pass potrebbe non essere più rilasciato dopo la prima dose, ma solo dopo la seconda. Sarebbe l'ennesima marcia indietro, questa volta dovuta al fatto che, contro la variante delta la protezione è intorno al 30% dopo la prima dose, ma sale a circa il 90% dopo la seconda. Anche la Germania sta rivendendo l'importanza del green pass per il Covid per 14 Paesi particolarmente colpiti dalla variante delta. Tra questi non c'è solo la Gran Bretagna o la Russia - cosa comprensibile visto che sono extra Ue - ma c'è il anche il Portogallo, nei confronti del quale il governo di Angela Merkel limita fortemente l'ingresso e l'uscita. Secondo Die Zeit, chiunque torni in Germania dal Portogallo è parificato a chi arriva da un'area di variante del virus e, dopo il 29 giugno, deve essere in quarantena per due settimane. L'obbligo di quarantena vale per tutti, compresi coloro che sono guariti o che sono stati completamente vaccinati. La linea dura prevede che non si possa terminare l'isolamento prematuramente con un test negativo: è infatti richiesto anche un test antigenico o molecolare (Pcr) negativo nel viaggio di ritorno (massimo 48 o 72 ore) da presentare prima dell'imbarco sull'aereo e che viene anche controllato dalla polizia federale al momento dell'ingresso. La questione riguarda non solo gli aerei, ma anche le compagnie di autobus e treni che possono portare solo cittadini tedeschi o stranieri con residenza tedesca. Facile immaginare le conseguenze, in particolar modo per il turismo, visto che il Portogallo è la destinazione più popolare per i tedeschi: già 1.000 sarebbero in vacanza nel Paese iberico, secondo l'Associazione tedesca di viaggio Drv. Due delle destinazioni turistiche più popolari del Portogallo sono attualmente colpite da un numero elevato di contagi. Algarve, nell'ultima settimana, ha un'incidenza di 170 casi su 100.000 abitanti e Lisbona 210 (la soglia è di 50 positivi su 100.000 abitanti) e la variante delta si aggira intorno al 70% dei casi. Ci sono realtà con numeri più bassi, ma l'intero Paese è classificato come area di variante del virus. Nonostante le buone intenzioni, nell'Ue si può partire con delle regole e tornare con nuove norme, alla faccia del green pass che doveva armonizzare gli spostamenti tra gli Stati membri. Del resto, le stesse regole con cui è stato istituito il lasciapassare europeo hanno delle falle interpretative. Nel sito della Commissione europea (Ce) dedicato al pass si legge che «gli Stati membri dovranno accettare certificati vaccinali ottenuti con vaccini che hanno ricevuto l'autorizzazione al commercio nell'Unione europea». Il mix vaccinale - richiamo con un vaccino diverso - potrebbe quindi non essere valido, visto che l'Agenzia europea del farmaco (Ema) non ne ha mai autorizzato l'uso. Per correggere il tiro, la Ce prevede che gli Stati membri abbiano «la facoltà di decidere se accettare anche viaggiatori europei che hanno ricevuto un altro vaccino». A questo punto in Ungheria, chi si è vaccinato con il russo Sputnik V, potrà avere il green pass, nonostante il vaccino non sia stato approvato dall'Ema. Per la cronaca, il vaccino russo è già riconosciuto all'ingresso da Cipro, Croazia e Slovenia. In Austria, Grecia e Spagna vanno bene anche i vaccini cinesi Sinopharm e Sinovac. Non in Italia, per ora. Resta inoltre il diritto di ogni Paese di concedere il green pass dopo una dose di vaccino o dopo la vaccinazione completa e la questione interessa circa un quarto degli europei (oltre cento milioni di persone) che hanno ricevuto solo la prima dose. L'Italia è uno dei Paesi che concedono il pass dopo la prima somministrazione, ma tra qualche settimana potrebbe cambiare tutto. O forse prima, visto che la Commissione europea si è attivata inviando una lettera ai 27 Stati membri per chiedere «una tempestiva e coerente applicazione della raccomandazione aggiornata sulle misure coordinate di restrizione alla libertà di movimento e sul certificato digitale Covid dell'Ue». In particolare «si dovrebbero garantire le esenzioni (alle restrizioni di viaggio, ndr) - ha precisato Christian Wigand, portavoce della Commissione - per le persone completamente vaccinate e guarite, nuclei familiari e l'applicazione delle colorazioni aggiornate della mappa Ecdc» sulla situazione epidemiologica in Europa. Tutto ciò «andrebbe fatto entro il primo luglio per garantire che queste misure siano allineate con il certificato digitale», cioè domani.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/gli-stati-gia-affossano-il-green-pass-dellue-2653592395.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="patto-toti-cirio-per-le-dosi-ai-turisti-avviati-i-contatti-con-la-lombardia" data-post-id="2653592395" data-published-at="1624996161" data-use-pagination="False"> Patto Toti-Cirio per le dosi ai turisti. «Avviati i contatti con la Lombardia» È stato annunciato l'accordo: i residenti piemontesi che si recheranno in Liguria per trascorrere un periodo di ferie e, viceversa, quelli liguri che andranno in Piemonte per lo stesso motivo avranno la possibilità di vaccinarsi contro il Covid-19 in vacanza. In particolare, questa reciprocità vaccinale entrerà in vigore a partire da domani e proseguirà fino alla metà di settembre (con il governatore del Piemonte, Alberto Cirio, che non ha comunque escluso, in caso di necessità, di attivare il servizio anche durante le prossime vacanze sciistiche invernali). Tutto questo, mentre -dal punto di vista tecnico - tale reciprocità si baserà su una sorta di collaborazione tra i portali online per la prenotazione dei vaccini delle due Regioni coinvolte: l'appuntamento verrà, nel dettaglio, fissato nella data più vicina a quella prevista per il richiamo nella Regione di residenza. «È il primo accordo in tal senso che diventa operativo: dal primo di luglio se un cittadino piemontese viene in vacanza per almeno due settimane in Liguria o se un cittadino ligure predilige le montagne del Piemonte potrà accedere al servizio vaccinale della Regione confinante», ha dichiarato il governatore della Liguria, Giovanni Toti, in una videoconferenza con il suo omologo piemontese. «L'accordo fatto», ha aggiunto Toti, «segue le linee guida nazionali e fa da apripista per altre Regioni d'Italia che lo ritengono opportuno. Un accordo che va in aiuto in un momento in cui, almeno in Regioni come Liguria e Piemonte, la campagna vaccinale sta rallentando. Un'agevolazione che mette tutti quanti più al sicuro rispetto ai rischi che si corrono». «È un accordo fatto seguendo le indicazioni del commissario Francesco Figliuolo», ha inoltre precisato il governatore ligure. «Siamo pronti», ha sottolineato dal canto suo Cirio, «le nostre strutture tecniche hanno coronato la nostra volontà politica. Questa operazione vacanze credo sia la strada giusta». Ma quali sono i requisiti di accesso a questo servizio? Bisognerà innanzitutto attestare - come abbiamo visto - che il proprio soggiorno nella Regione sia a scopo turistico e della durata di almeno due settimane. In secondo luogo, il richiedente - oltre a specificare la località della vacanza e ad autorizzare il trattamento dei dati personali - dovrà anche notificare o di non essere vaccinato o di aver ricevuto soltanto la prima dose. In questo quadro, agli under 60 vaccinati con Astrazeneca sarà fornita la possibilità di scegliere un siero differente per il richiamo. Nelle scorse ore, è stato reso noto che anche la Lombardia si stia muovendo per stipulare un'intesa con la Liguria in materia di vaccinazione in vacanza. «Stiamo facendo le valutazioni, abbiamo trasmesso al commissario Figliuolo la bozza di quello che potrebbe essere un accordo. Dopo prenderemo una decisione», ha dichiarato ieri il presidente della regione Lombardia, Attilio Fontana. «Con Giovanni Toti», ha proseguito il governatore lombardo, «ne ho parlato perché mi ha chiamato. Ora bisogna avere un po' di calma e capire quanti saranno i vaccini e come saranno distribuiti. È il momento di fare le valutazioni con calma». «Ho sentito il governatore Fontana», ha chiarito dal canto suo Toti, «stiamo monitorando i numeri e capendo i reali bisogni dei turisti che arrivano da lì, ma abbiamo condiviso la possibilità di qualcosa che assomigli all'accordo con il Piemonte, così come chiesto dai cittadini della Lombardia e anche da altre Regioni, per cui siamo a disposizione».
Il baritono Luca Salsi ci guida alla scoperta del genio di Giuseppe Verdi attraverso tre opere che lo vedono protagonista al Teatro alla Scala di Milano. Da Nabucodonosor, primo grande successo del Cigno di Busseto, al penultimo capolavoro, Otello. Un titolo attesissimo per l’inaugurazione della prossima stagione, il 7 dicembre 2026.
Un duello tra Lautaro Martinez e Scott McTominay durante Inter-Napoli della scorsa stagione (Getty Images)
A nemmeno due settimane di distanza dalla fine del campionato, la Serie A versione 2026/2027 ha già preso forma con la tradizionale compilazione del calendario. Per il secondo anno consecutivo il Teatro Regio di Parma, nell'ambito del Festival della Serie A, ha ospitato la cerimonia che ha svelato le 38 giornate della prossima stagione.
Il campionato scatterà nel weekend del 22-23 agosto e si concluderà il 29-30 maggio 2027. Confermato il calendario asimmetrico tra andata e ritorno, mentre la principale novità riguarda le soste per le nazionali: tra fine settembre e inizio ottobre ci sarà una pausa unica di due settimane consecutive, alle quali si aggiungeranno gli stop di novembre e marzo. Previsti inoltre due turni infrasettimanali, il 28 ottobre e il 6 gennaio, oltre alla sosta natalizia del 26 e 27 dicembre.
L'avvio propone subito partite interessanti e affatto banali. I campioni d'Italia dell'Inter debutteranno a San Siro contro il Monza, mentre Napoli e Juventus inizieranno entrambe in trasferta, rispettivamente a Genova e Frosinone. Impegno esterno anche per il Milan, atteso dal Torino, mentre la Roma riceverà la Fiorentina all'Olimpico. Per assistere ai primi incroci di alta classifica non bisognerà però aspettare molto. Già alla terza giornata il calendario mette di fronte Juventus e Milan da una parte, Inter e Napoli dall'altra. Un doppio confronto che potrebbe offrire indicazioni interessanti fin dalle prime settimane della stagione. Il primo derby della Madonnina è invece fissato alla decima giornata, il 1° novembre, nello stesso turno in cui andrà in scena anche Juventus-Napoli. Al termine del girone d'andata, alla diciannovesima giornata, spazio al primo Derby d'Italia con Inter-Juventus a San Siro.
Anche il ritorno si annuncia particolarmente intenso. Alla ventiduesima giornata si giocheranno Napoli-Inter e Milan-Juventus, mentre due settimane più tardi, nel weekend di San Valentino, il calendario propone un altro doppio appuntamento di cartello con Inter-Milan e Napoli-Juventus. Restano inoltre i vincoli legati agli impegni europei. Nelle giornate collocate tra due turni delle coppe Uefa le squadre impegnate in Champions League non potranno affrontare quelle partecipanti a Europa League e Conference League, una scelta pensata per distribuire in modo più equilibrato gli impegni durante la stagione.
Dietro la compilazione delle 38 giornate c'è stato ancora una volta il lavoro dell'algoritmo utilizzato dalla Lega Serie A, chiamato a gestire contemporaneamente decine di vincoli tra derby, alternanza casa-trasferta, soste per le nazionali, coppe europee e disponibilità degli impianti. Un supporto tecnologico ormai diventato centrale nella costruzione del calendario. Ad aprire la cerimonia è stato il presidente della Lega Serie A, Ezio Simonelli, che ha rivendicato la crescita dell'interesse attorno al campionato sottolineando: «Abbiamo avuto una capienza media negli stadi di 30.000 spettatori a partita. La prova che il pubblico ama ancora e molto il nostro campionato».
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Giuseppe Cossu e Roberto Saviano (Ansa)
Caro Roberto Saviano,
ho letto le tue parole sul grido “Decima” pronunciato dagli incursori della Marina Militare e sento il bisogno di scriverti da uomo che ha servito l’Italia in uniforme, in patria e all’estero, compreso l’Afghanistan. Non per polemica, ma per offrire un punto di vista che troppo spesso viene ignorato.
Chi ha indossato il basco degli incursori sa bene che la storia va conosciuta nella sua interezza, senza semplificazioni e senza sovrapposizioni che finiscono per cancellare fatti, uomini e tradizioni. Quando sento pronunciare il nome “Decima”, il mio pensiero non corre alla Repubblica Sociale Italiana né alle pagine più controverse della guerra civile italiana. Corre invece agli uomini della Decima Flottiglia MAS che, prima dell’8 settembre 1943, scrissero alcune delle pagine più straordinarie della storia militare italiana.
Parlo di marinai che operarono in condizioni estreme, di pionieri delle operazioni speciali subacquee, di uomini che con mezzi rudimentali ma con coraggio eccezionale riuscirono a colpire obiettivi ritenuti impossibili. Parlo di una tradizione professionale e militare riconosciuta e studiata ancora oggi da numerose marine del mondo. È da quella tradizione tecnica, operativa e umana che discendono gli attuali incursori della Marina Militare.
Quando pensiamo a quella storia, pensiamo al sacrificio di Teseo Tesei e di tanti altri uomini che hanno rappresentato e continuano a rappresentare un esempio per ogni incursore. Pensiamo a chi ha dato la vita per compiere il proprio dovere, sapendo di andare incontro a una missione dalla quale forse non sarebbe tornato. Il loro esempio continua ancora oggi a essere fonte di motivazione nelle notti più dure dell’addestramento e delle operazioni.
Pensiamo anche alle radici più profonde dello spirito d’audacia della Marina italiana, a imprese come la Beffa di Buccari guidata da Gabriele D’Annunzio, episodi che hanno alimentato una tradizione fatta di coraggio, iniziativa e spirito di sacrificio. Sono queste le pagine che molti giovani militari studiano, insieme ai valori e ai principi tramandati dal reparto, trovando ispirazione per affrontare le sfide del servizio.
Ridurre tutto questo a una sola fase storica significa compiere un’operazione ingiusta nei confronti della verità. Significa ignorare che la Decima MAS esistette prima del 1943 e che proprio in quel periodo costruì la propria fama. Significa dimenticare uomini che servirono il loro Paese con disciplina e sacrificio in un contesto storico ben diverso da quello successivo all’armistizio.
C’è poi una domanda che mi pongo sinceramente: perché soltanto oggi questa tradizione viene presentata come un problema? Il grido “Decima” accompagna da sempre la storia e le tradizioni del reparto. Nel corso dei decenni si sono succeduti governi di ogni orientamento politico, presidenti della Repubblica, ministri della Difesa e vertici militari. Eppure nessuno ha mai ritenuto necessario trasformare questo elemento identitario in una battaglia ideologica.
Noi militari conosciamo il peso dei simboli. Proprio per questo sappiamo distinguerne le diverse fasi storiche. Nessuno pretende di cancellare le controversie che seguirono all’8 settembre. Ma allo stesso modo non si può accettare che un’intera tradizione venga identificata esclusivamente con una parte della sua storia, per quanto discussa essa sia.
Molti di coloro che oggi rivendicano l’eredità professionale degli incursori italiani hanno servito la Repubblica Italiana in missioni internazionali, spesso lontano dai riflettori. In Afghanistan, nei Balcani, in Iraq, nel Mediterraneo, nel Corno d’Africa e in numerosi altri teatri operativi, i militari italiani hanno operato per garantire sicurezza, stabilità e protezione delle popolazioni civili, spesso a rischio della propria vita.
Ho visto colleghi partire senza sapere se sarebbero tornati. Ho visto uomini lavorare per mesi lontano dalle famiglie, affrontando minacce concrete e quotidiane. Ho visto professionalità, umanità e spirito di servizio. E ho visto il rispetto che i militari italiani si sono guadagnati presso alleati e popolazioni locali grazie alla loro competenza e al loro equilibrio.
Quando un incursore richiama una tradizione militare, non necessariamente sta facendo una dichiarazione politica. Molto spesso sta rendendo omaggio a una storia professionale fatta di addestramento, sacrificio, fratellanza e servizio. È una differenza che chiunque affronti questi temi con onestà intellettuale dovrebbe sforzarsi di comprendere.
Se vi sono critiche da rivolgere a un governo, a una maggioranza politica o a una scelta istituzionale, esse appartengono legittimamente al dibattito democratico. Ma sarebbe auspicabile evitare che a farne le spese siano uomini che hanno dedicato la propria vita alla difesa della Patria e delle sue istituzioni. Militari che servono tutti gli italiani, senza distinzione di idee politiche, religione, origine o appartenenza sociale.
Le parole hanno un peso, soprattutto quando vengono pronunciate da personalità pubbliche. Per questo credo che sia importante distinguere tra la doverosa critica politica e il rispetto dovuto a chi serve lo Stato italiano. Le semplificazioni possono generare consenso immediato, ma raramente aiutano a comprendere la complessità della storia.
E forse, anziché soffermarsi esclusivamente sugli aspetti più controversi di quella vicenda, sarebbe utile raccontare anche le imprese che hanno reso celebre la Decima nel mondo: il coraggio di Teseo Tesei, le operazioni degli uomini d’assalto, l’innovazione tecnica, il sacrificio e la dedizione di chi ha aperto la strada alle moderne forze speciali. Sarebbe una storia capace di offrire ai nostri giovani esempi di determinazione, spirito di servizio e amore per il proprio Paese.
Non ti chiedo di condividere questa sensibilità. Ti chiedo soltanto di considerare che dietro quel nome, per molti militari, non vi è nostalgia ideologica, bensì il ricordo di una tradizione operativa che appartiene alla storia della Marina italiana e che ha contribuito a costruire l’eccellenza delle nostre forze speciali.
La storia, quando viene letta tutta intera, è sempre più complessa degli slogan. E il rispetto per chi ha servito e serve il proprio Paese dovrebbe essere un terreno comune, al di là delle differenze di opinione.
Con rispetto.
Giuseppe Cossu, Incursore in congedo della Marina Militare italiana.
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