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2021-06-30
Gli Stati già affossano il green pass dell’Ue
Ansa
Entra in vigore domani in tutta l'Unione europea il green pass, ma rischia di affondare prima di lasciare il porto. Sull'efficacia del lasciapassare messo a punto per favorire la libera circolazione dei cittadini europei all'interno dei 27 Stati si stanno accumulando nuvoloni poco rassicuranti, scatenati dalla variante delta del Covid-19 e su cui soffiano le dichiarazioni del sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri, ma anche le scelte di alcun stati membri, come la stessa Germania.
Ostenta ottimismo il ministro Roberto Speranza, osservando che il certificato che attesta la vaccinazione effettuata (anche una dose), negatività al test o guarigione da Covid è stato già scaricato in Italia da «13 milioni e 700.000 persone». Per il ministro il fatto è «molto positivo perché segnala che c'è una grande attenzione e che questo meccanismo, costruito anche a livello europeo, sta funzionando». Probabilmente Speranza si riferisce al sistema per scaricare il documento elettronico, visto che il suo stesso sottosegretario sostiene «come medico e non come politico» che il green pass potrebbe non essere più rilasciato dopo la prima dose, ma solo dopo la seconda. Sarebbe l'ennesima marcia indietro, questa volta dovuta al fatto che, contro la variante delta la protezione è intorno al 30% dopo la prima dose, ma sale a circa il 90% dopo la seconda.
Anche la Germania sta rivendendo l'importanza del green pass per il Covid per 14 Paesi particolarmente colpiti dalla variante delta. Tra questi non c'è solo la Gran Bretagna o la Russia - cosa comprensibile visto che sono extra Ue - ma c'è il anche il Portogallo, nei confronti del quale il governo di Angela Merkel limita fortemente l'ingresso e l'uscita. Secondo Die Zeit, chiunque torni in Germania dal Portogallo è parificato a chi arriva da un'area di variante del virus e, dopo il 29 giugno, deve essere in quarantena per due settimane. L'obbligo di quarantena vale per tutti, compresi coloro che sono guariti o che sono stati completamente vaccinati. La linea dura prevede che non si possa terminare l'isolamento prematuramente con un test negativo: è infatti richiesto anche un test antigenico o molecolare (Pcr) negativo nel viaggio di ritorno (massimo 48 o 72 ore) da presentare prima dell'imbarco sull'aereo e che viene anche controllato dalla polizia federale al momento dell'ingresso. La questione riguarda non solo gli aerei, ma anche le compagnie di autobus e treni che possono portare solo cittadini tedeschi o stranieri con residenza tedesca. Facile immaginare le conseguenze, in particolar modo per il turismo, visto che il Portogallo è la destinazione più popolare per i tedeschi: già 1.000 sarebbero in vacanza nel Paese iberico, secondo l'Associazione tedesca di viaggio Drv.
Due delle destinazioni turistiche più popolari del Portogallo sono attualmente colpite da un numero elevato di contagi. Algarve, nell'ultima settimana, ha un'incidenza di 170 casi su 100.000 abitanti e Lisbona 210 (la soglia è di 50 positivi su 100.000 abitanti) e la variante delta si aggira intorno al 70% dei casi. Ci sono realtà con numeri più bassi, ma l'intero Paese è classificato come area di variante del virus.
Nonostante le buone intenzioni, nell'Ue si può partire con delle regole e tornare con nuove norme, alla faccia del green pass che doveva armonizzare gli spostamenti tra gli Stati membri. Del resto, le stesse regole con cui è stato istituito il lasciapassare europeo hanno delle falle interpretative.
Nel sito della Commissione europea (Ce) dedicato al pass si legge che «gli Stati membri dovranno accettare certificati vaccinali ottenuti con vaccini che hanno ricevuto l'autorizzazione al commercio nell'Unione europea». Il mix vaccinale - richiamo con un vaccino diverso - potrebbe quindi non essere valido, visto che l'Agenzia europea del farmaco (Ema) non ne ha mai autorizzato l'uso. Per correggere il tiro, la Ce prevede che gli Stati membri abbiano «la facoltà di decidere se accettare anche viaggiatori europei che hanno ricevuto un altro vaccino». A questo punto in Ungheria, chi si è vaccinato con il russo Sputnik V, potrà avere il green pass, nonostante il vaccino non sia stato approvato dall'Ema. Per la cronaca, il vaccino russo è già riconosciuto all'ingresso da Cipro, Croazia e Slovenia. In Austria, Grecia e Spagna vanno bene anche i vaccini cinesi Sinopharm e Sinovac. Non in Italia, per ora. Resta inoltre il diritto di ogni Paese di concedere il green pass dopo una dose di vaccino o dopo la vaccinazione completa e la questione interessa circa un quarto degli europei (oltre cento milioni di persone) che hanno ricevuto solo la prima dose. L'Italia è uno dei Paesi che concedono il pass dopo la prima somministrazione, ma tra qualche settimana potrebbe cambiare tutto. O forse prima, visto che la Commissione europea si è attivata inviando una lettera ai 27 Stati membri per chiedere «una tempestiva e coerente applicazione della raccomandazione aggiornata sulle misure coordinate di restrizione alla libertà di movimento e sul certificato digitale Covid dell'Ue». In particolare «si dovrebbero garantire le esenzioni (alle restrizioni di viaggio, ndr) - ha precisato Christian Wigand, portavoce della Commissione - per le persone completamente vaccinate e guarite, nuclei familiari e l'applicazione delle colorazioni aggiornate della mappa Ecdc» sulla situazione epidemiologica in Europa. Tutto ciò «andrebbe fatto entro il primo luglio per garantire che queste misure siano allineate con il certificato digitale», cioè domani.
Patto Toti-Cirio per le dosi ai turisti. «Avviati i contatti con la Lombardia»
È stato annunciato l'accordo: i residenti piemontesi che si recheranno in Liguria per trascorrere un periodo di ferie e, viceversa, quelli liguri che andranno in Piemonte per lo stesso motivo avranno la possibilità di vaccinarsi contro il Covid-19 in vacanza. In particolare, questa reciprocità vaccinale entrerà in vigore a partire da domani e proseguirà fino alla metà di settembre (con il governatore del Piemonte, Alberto Cirio, che non ha comunque escluso, in caso di necessità, di attivare il servizio anche durante le prossime vacanze sciistiche invernali). Tutto questo, mentre -dal punto di vista tecnico - tale reciprocità si baserà su una sorta di collaborazione tra i portali online per la prenotazione dei vaccini delle due Regioni coinvolte: l'appuntamento verrà, nel dettaglio, fissato nella data più vicina a quella prevista per il richiamo nella Regione di residenza.
«È il primo accordo in tal senso che diventa operativo: dal primo di luglio se un cittadino piemontese viene in vacanza per almeno due settimane in Liguria o se un cittadino ligure predilige le montagne del Piemonte potrà accedere al servizio vaccinale della Regione confinante», ha dichiarato il governatore della Liguria, Giovanni Toti, in una videoconferenza con il suo omologo piemontese. «L'accordo fatto», ha aggiunto Toti, «segue le linee guida nazionali e fa da apripista per altre Regioni d'Italia che lo ritengono opportuno. Un accordo che va in aiuto in un momento in cui, almeno in Regioni come Liguria e Piemonte, la campagna vaccinale sta rallentando. Un'agevolazione che mette tutti quanti più al sicuro rispetto ai rischi che si corrono». «È un accordo fatto seguendo le indicazioni del commissario Francesco Figliuolo», ha inoltre precisato il governatore ligure. «Siamo pronti», ha sottolineato dal canto suo Cirio, «le nostre strutture tecniche hanno coronato la nostra volontà politica. Questa operazione vacanze credo sia la strada giusta».
Ma quali sono i requisiti di accesso a questo servizio? Bisognerà innanzitutto attestare - come abbiamo visto - che il proprio soggiorno nella Regione sia a scopo turistico e della durata di almeno due settimane. In secondo luogo, il richiedente - oltre a specificare la località della vacanza e ad autorizzare il trattamento dei dati personali - dovrà anche notificare o di non essere vaccinato o di aver ricevuto soltanto la prima dose. In questo quadro, agli under 60 vaccinati con Astrazeneca sarà fornita la possibilità di scegliere un siero differente per il richiamo.
Nelle scorse ore, è stato reso noto che anche la Lombardia si stia muovendo per stipulare un'intesa con la Liguria in materia di vaccinazione in vacanza. «Stiamo facendo le valutazioni, abbiamo trasmesso al commissario Figliuolo la bozza di quello che potrebbe essere un accordo. Dopo prenderemo una decisione», ha dichiarato ieri il presidente della regione Lombardia, Attilio Fontana. «Con Giovanni Toti», ha proseguito il governatore lombardo, «ne ho parlato perché mi ha chiamato. Ora bisogna avere un po' di calma e capire quanti saranno i vaccini e come saranno distribuiti. È il momento di fare le valutazioni con calma». «Ho sentito il governatore Fontana», ha chiarito dal canto suo Toti, «stiamo monitorando i numeri e capendo i reali bisogni dei turisti che arrivano da lì, ma abbiamo condiviso la possibilità di qualcosa che assomigli all'accordo con il Piemonte, così come chiesto dai cittadini della Lombardia e anche da altre Regioni, per cui siamo a disposizione».
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Dopo che Pierpaolo Sileri ha chiesto di negare il documento a chi non ha il richiamo, la Germania ripristina la quarantena per chi arriva dal Portogallo. Bruxelles invoca «maggior coordinamento», ma sui criteri per il lasciapassare ogni Paese sta decidendo per séI vacanzieri di Liguria e Piemonte otterranno la seconda iniezione in villeggiaturaLo speciale contiene due articoliEntra in vigore domani in tutta l'Unione europea il green pass, ma rischia di affondare prima di lasciare il porto. Sull'efficacia del lasciapassare messo a punto per favorire la libera circolazione dei cittadini europei all'interno dei 27 Stati si stanno accumulando nuvoloni poco rassicuranti, scatenati dalla variante delta del Covid-19 e su cui soffiano le dichiarazioni del sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri, ma anche le scelte di alcun stati membri, come la stessa Germania.Ostenta ottimismo il ministro Roberto Speranza, osservando che il certificato che attesta la vaccinazione effettuata (anche una dose), negatività al test o guarigione da Covid è stato già scaricato in Italia da «13 milioni e 700.000 persone». Per il ministro il fatto è «molto positivo perché segnala che c'è una grande attenzione e che questo meccanismo, costruito anche a livello europeo, sta funzionando». Probabilmente Speranza si riferisce al sistema per scaricare il documento elettronico, visto che il suo stesso sottosegretario sostiene «come medico e non come politico» che il green pass potrebbe non essere più rilasciato dopo la prima dose, ma solo dopo la seconda. Sarebbe l'ennesima marcia indietro, questa volta dovuta al fatto che, contro la variante delta la protezione è intorno al 30% dopo la prima dose, ma sale a circa il 90% dopo la seconda. Anche la Germania sta rivendendo l'importanza del green pass per il Covid per 14 Paesi particolarmente colpiti dalla variante delta. Tra questi non c'è solo la Gran Bretagna o la Russia - cosa comprensibile visto che sono extra Ue - ma c'è il anche il Portogallo, nei confronti del quale il governo di Angela Merkel limita fortemente l'ingresso e l'uscita. Secondo Die Zeit, chiunque torni in Germania dal Portogallo è parificato a chi arriva da un'area di variante del virus e, dopo il 29 giugno, deve essere in quarantena per due settimane. L'obbligo di quarantena vale per tutti, compresi coloro che sono guariti o che sono stati completamente vaccinati. La linea dura prevede che non si possa terminare l'isolamento prematuramente con un test negativo: è infatti richiesto anche un test antigenico o molecolare (Pcr) negativo nel viaggio di ritorno (massimo 48 o 72 ore) da presentare prima dell'imbarco sull'aereo e che viene anche controllato dalla polizia federale al momento dell'ingresso. La questione riguarda non solo gli aerei, ma anche le compagnie di autobus e treni che possono portare solo cittadini tedeschi o stranieri con residenza tedesca. Facile immaginare le conseguenze, in particolar modo per il turismo, visto che il Portogallo è la destinazione più popolare per i tedeschi: già 1.000 sarebbero in vacanza nel Paese iberico, secondo l'Associazione tedesca di viaggio Drv. Due delle destinazioni turistiche più popolari del Portogallo sono attualmente colpite da un numero elevato di contagi. Algarve, nell'ultima settimana, ha un'incidenza di 170 casi su 100.000 abitanti e Lisbona 210 (la soglia è di 50 positivi su 100.000 abitanti) e la variante delta si aggira intorno al 70% dei casi. Ci sono realtà con numeri più bassi, ma l'intero Paese è classificato come area di variante del virus. Nonostante le buone intenzioni, nell'Ue si può partire con delle regole e tornare con nuove norme, alla faccia del green pass che doveva armonizzare gli spostamenti tra gli Stati membri. Del resto, le stesse regole con cui è stato istituito il lasciapassare europeo hanno delle falle interpretative. Nel sito della Commissione europea (Ce) dedicato al pass si legge che «gli Stati membri dovranno accettare certificati vaccinali ottenuti con vaccini che hanno ricevuto l'autorizzazione al commercio nell'Unione europea». Il mix vaccinale - richiamo con un vaccino diverso - potrebbe quindi non essere valido, visto che l'Agenzia europea del farmaco (Ema) non ne ha mai autorizzato l'uso. Per correggere il tiro, la Ce prevede che gli Stati membri abbiano «la facoltà di decidere se accettare anche viaggiatori europei che hanno ricevuto un altro vaccino». A questo punto in Ungheria, chi si è vaccinato con il russo Sputnik V, potrà avere il green pass, nonostante il vaccino non sia stato approvato dall'Ema. Per la cronaca, il vaccino russo è già riconosciuto all'ingresso da Cipro, Croazia e Slovenia. In Austria, Grecia e Spagna vanno bene anche i vaccini cinesi Sinopharm e Sinovac. Non in Italia, per ora. Resta inoltre il diritto di ogni Paese di concedere il green pass dopo una dose di vaccino o dopo la vaccinazione completa e la questione interessa circa un quarto degli europei (oltre cento milioni di persone) che hanno ricevuto solo la prima dose. L'Italia è uno dei Paesi che concedono il pass dopo la prima somministrazione, ma tra qualche settimana potrebbe cambiare tutto. O forse prima, visto che la Commissione europea si è attivata inviando una lettera ai 27 Stati membri per chiedere «una tempestiva e coerente applicazione della raccomandazione aggiornata sulle misure coordinate di restrizione alla libertà di movimento e sul certificato digitale Covid dell'Ue». In particolare «si dovrebbero garantire le esenzioni (alle restrizioni di viaggio, ndr) - ha precisato Christian Wigand, portavoce della Commissione - per le persone completamente vaccinate e guarite, nuclei familiari e l'applicazione delle colorazioni aggiornate della mappa Ecdc» sulla situazione epidemiologica in Europa. 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In particolare, questa reciprocità vaccinale entrerà in vigore a partire da domani e proseguirà fino alla metà di settembre (con il governatore del Piemonte, Alberto Cirio, che non ha comunque escluso, in caso di necessità, di attivare il servizio anche durante le prossime vacanze sciistiche invernali). Tutto questo, mentre -dal punto di vista tecnico - tale reciprocità si baserà su una sorta di collaborazione tra i portali online per la prenotazione dei vaccini delle due Regioni coinvolte: l'appuntamento verrà, nel dettaglio, fissato nella data più vicina a quella prevista per il richiamo nella Regione di residenza. «È il primo accordo in tal senso che diventa operativo: dal primo di luglio se un cittadino piemontese viene in vacanza per almeno due settimane in Liguria o se un cittadino ligure predilige le montagne del Piemonte potrà accedere al servizio vaccinale della Regione confinante», ha dichiarato il governatore della Liguria, Giovanni Toti, in una videoconferenza con il suo omologo piemontese. «L'accordo fatto», ha aggiunto Toti, «segue le linee guida nazionali e fa da apripista per altre Regioni d'Italia che lo ritengono opportuno. Un accordo che va in aiuto in un momento in cui, almeno in Regioni come Liguria e Piemonte, la campagna vaccinale sta rallentando. Un'agevolazione che mette tutti quanti più al sicuro rispetto ai rischi che si corrono». «È un accordo fatto seguendo le indicazioni del commissario Francesco Figliuolo», ha inoltre precisato il governatore ligure. «Siamo pronti», ha sottolineato dal canto suo Cirio, «le nostre strutture tecniche hanno coronato la nostra volontà politica. Questa operazione vacanze credo sia la strada giusta». Ma quali sono i requisiti di accesso a questo servizio? Bisognerà innanzitutto attestare - come abbiamo visto - che il proprio soggiorno nella Regione sia a scopo turistico e della durata di almeno due settimane. In secondo luogo, il richiedente - oltre a specificare la località della vacanza e ad autorizzare il trattamento dei dati personali - dovrà anche notificare o di non essere vaccinato o di aver ricevuto soltanto la prima dose. In questo quadro, agli under 60 vaccinati con Astrazeneca sarà fornita la possibilità di scegliere un siero differente per il richiamo. Nelle scorse ore, è stato reso noto che anche la Lombardia si stia muovendo per stipulare un'intesa con la Liguria in materia di vaccinazione in vacanza. «Stiamo facendo le valutazioni, abbiamo trasmesso al commissario Figliuolo la bozza di quello che potrebbe essere un accordo. Dopo prenderemo una decisione», ha dichiarato ieri il presidente della regione Lombardia, Attilio Fontana. «Con Giovanni Toti», ha proseguito il governatore lombardo, «ne ho parlato perché mi ha chiamato. Ora bisogna avere un po' di calma e capire quanti saranno i vaccini e come saranno distribuiti. È il momento di fare le valutazioni con calma». «Ho sentito il governatore Fontana», ha chiarito dal canto suo Toti, «stiamo monitorando i numeri e capendo i reali bisogni dei turisti che arrivano da lì, ma abbiamo condiviso la possibilità di qualcosa che assomigli all'accordo con il Piemonte, così come chiesto dai cittadini della Lombardia e anche da altre Regioni, per cui siamo a disposizione».
6 aprile 2009, L'Aquila: le macerie riempiono una strada nel centro dopo il devastante terremoto che ha colpito la città (Ansa)
«Il 6 aprile di 17 anni fa il terremoto in Abruzzo, la ferita resta aperta», ha dichiarato il ministro. «Oggi ricordiamo commossi le 309 persone la cui vita fu spezzata dalla violenza del terremoto che nel 2009 colpì l’Abruzzo». Piantedosi ha rivolto il proprio pensiero anche ai feriti e a chi ha dovuto affrontare le conseguenze del sisma, sottolineando la reazione della popolazione nei giorni successivi. «Il mio pensiero va anche a tutti coloro che rimasero feriti e a chi, con dignità e determinazione, ha affrontato il dolore e la devastazione che seguirono al sisma», ha aggiunto. Il ministro ha poi voluto ringraziare le strutture impegnate nei soccorsi: «Rinnovo la mia gratitudine alle Forze dell’ordine, ai Vigili del fuoco, ai militari, ai volontari della Protezione Civile e a tutti i soccorritori che, fin dalle prime ore, hanno lavorato senza sosta per salvare vite umane e assistere la popolazione colpita». Infine, ha richiamato l’impegno sul fronte della prevenzione e della sicurezza dei territori.
A L’Aquila, la commemorazione si è svolta tra la sera del 5 e la notte del 6 aprile, in una forma diversa rispetto al tradizionale corteo, ma con una partecipazione diffusa e raccolta. La città si è fermata nel silenzio, accompagnata dalla musica dei Solisti Aquilani, che all’Emiciclo hanno eseguito brani di Händel, Vivaldi e Bach durante la cerimonia. Accanto alle istituzioni, con il sindaco Pierluigi Biondi e rappresentanti locali, erano presenti cittadini, forze dell’ordine e associazioni.
Al centro della commemorazione il telo con i nomi delle vittime, stampati in rosso, e lo striscione dei familiari con la scritta: «Per loro. Per tutti i familiari delle vittime. L’Aquila 6 aprile 2009». La notte del ricordo è proseguita al Parco della Memoria, dove è stato acceso il braciere dal funzionario comunale Daniele Ciuffetelli, in rappresentanza dei dipendenti del Comune. Qui si è svolta anche la lettura dei nomi delle 309 vittime e la deposizione dei fiori sulla fontana monumentale.
Nel corso della cerimonia è intervenuto Vincenzo Vittorini, in rappresentanza dei familiari, che ha ricordato «la notte più lunga per gli aquilani» e il valore della memoria come responsabilità condivisa. «Abbiamo scelto di non sfilare, ma di ritrovarci», ha spiegato, richiamando anche la figura di Antonietta Centofanti e citando José Saramago: «Noi siamo la memoria che abbiamo e la responsabilità che ci assumiamo». Un appello, rivolto soprattutto ai più giovani, a farsi «sentinelle della memoria» per non disperdere il ricordo nel tempo. La commemorazione si è chiusa nel segno della sobrietà, tra musica, fiori e silenzio, mentre sui social il sindaco Biondi ha scritto: «Onoriamo la nostra notte più lunga, la luce fa sperare. Onoriamo il dolore, attraversiamo il buio, camminiamo nel silenzio verso il giorno».
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Gli sfollati fuggono dal campo di Zamzam a causa del conflitto in corso nel Darfur settentrionale in Sudan (Ansa)
Dopo oltre 150.000 morti e 13 milioni di profughi, il conflitto tra il capo dell’esercito al Burhan e il leader paramilitare Hemeti resta senza sbocco. I governativi riconquistano la capitale, mentre i paramilitari dominano il Darfur e sono accusati di pulizia etnica. Paese diviso e crisi umanitaria fuori controllo.
Da ormai tre anni il Sudan è dilaniato da una sanguinosa guerra civile che ha causato oltre 150.000 vittime e quasi 13 milioni di profughi. La nazione africana ha una popolazione di 46 milioni di abitanti e oltre la metà di questi hanno urgente bisogno di assistenza umanitaria, mentre 20 milioni sono a rischio di carestia.
Questo conflitto è iniziato all’interno del Consiglio Sovrano, nato dopo il colpo di stato del 25 ottobre del 2021, per il tentativo di integrare nell’esercito nazionale il gruppo paramilitare delle Forze di Supporto Rapido. Il generale Mohamed Hamdam Dagalo, detto Hemeti, capo di questi miliziani, aveva chiesto un lungo periodo di transizione per non perdere il suo potere, ma al rifiuto del capo della giunta militare era iniziato il conflitto. Le Forze di Supporto Rapido avevano agito all’alba del 13 aprile prendendo di sorpresa l’esercito del generale Abdel-Fattah al Burhan, che aveva perso il controllo di interi quartieri di Khartoum. I governativi avevano reagito utilizzando l’aviazione sudanese e martellando la capitale con centinaia di vittime fra la popolazione civile. Intanto lo scontro fra i due generali aveva coinvolto tutto il paese con i paramilitari che avevano dilagato in Darfur, la loro regione di provenienza. Le Forze di Supporto Rapido sono infatti gli eredi dei miliziani Janjaweed ( diavoli a cavallo), i genocidiari che nei primi anni del 2000 avevano massacrato la popolazione africana del Darfur.
Lo stesso Hemeti aveva fatto parte di queste bande irregolari,utilizzate dal governo del presidente Omar al Bashir per effettuare un’autentica pulizia etnica dei popoli non arabi. Il conflitto ha vissuto molte fasi alterne nell’arco di questi tre anni, ma oggi le Forze armate Sudanesi hanno stabilmente ripreso il controllo di Khartoum, riportando il governo nella capitale dopo essersi spostati a Port Sudan, eletta come capitale provvisoria. Nel Kordofan, una regione a sud, si continua combattere e le Forze di Supporto Rapido hanno siglato un’alleanza con un signore della guerra locale Abdelaziz al Hilu, che con i suoi mercenari ha preso il controllo del Kordofan settentrionale. Le milizie, create sia su base etnica che politica, hanno un ruolo sempre più importante nella guerra civile sudanese che coinvolge direttamente o indirettamente diverse nazioni dell’area. Il generale al Burhan ogni settimana vola al Cairo dove prende ordini dal presidente egiziano al Sisi, che è il suo principale mentore e che ha rifornito l’esercito sudanese di armi ed istruttori. Le Forze di Supporto Rapido sono invece economicamente sostenute dagli Emirati Arabi Uniti, e parzialmente dall’Arabia Saudita, che attraverso il poroso confine con il Ciad permette ai paramilitari di avere armi e soldi. Con il passare dei mesi i paramilitari hanno perso terreno, ma hanno preso il controllo della totalità del Darfur, la regione occidentale. Qui per espugnare l’ultima città difesa da un milizia alleata dei governativi hanno bloccato ogni via di accesso prendendo el Fasher per fame. Una volta entrate le Forze di Supporto Rapido hanno giustiziato i notabili della città, costringendo alla fuga migliaia di persone.
Le Nazioni Unite hanno aperto una serie di inchieste per indagare sui crimini di guerra commessi sia dai ribelli che dai governativi, in una nazione nella quale lo stupro è diventato un’arma di guerra. Le Forze di Supporto Rapido sono infatti accusate di pulizia etnica in Darfur, dove vivono diverse tribù africane come i Fur e i Masalit, che questi miliziani vogliono sterminare per arabizzare la regione. Questa operazione viene portata avanti da anni utilizzando uomini delle tribù beduine dei Baggara e degli Abbala, da cui provengono la maggioranza dei fedelissimi di Hemeti. Al terzo anno di combattimenti le forze del governo ed i suoi alleati controllano circa il 70% del Sudan, mentre i ribelli l’altro 30%. Il generale Hemeti ha anche formato un governo parallelo nelle aree sotto il suo controllo ed ha minacciato una secessione nel martoriato Darfur, tutto mentre il popolo del Sudan continua a morire nell’indifferenza del mondo.
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Un ingegnere prepara un drone intercettore FPV (First Person View) P1-Sun per il volo durante i test effettuati dal produttore SkyFall in una località non specificata in Ucraina (Getty Imasges)
«Secondo un documento operativo sulle tattiche FPV attribuito a fonti militari legate al conflitto ucraino», questi sistemi sono diventati uno degli strumenti più incisivi delle operazioni tattiche, capaci di influenzare direttamente l’esito degli scontri e di ridefinire il rapporto tra forze terrestri e supporto aereo. I droni FPV (First Person View) sono piccoli velivoli senza pilota controllati a distanza tramite una telecamera che trasmette immagini in tempo reale all’operatore, il quale li guida come se fosse a bordo. A differenza dei droni tradizionali vengono pilotati manualmente con grande precisione, consentendo manovre rapide e voli a bassa quota. Derivati dal mondo civile e costruiti con componenti modulari a basso costo, sono facilmente modificabili e impiegabili in massa. Possono raggiungere velocità elevate, ma hanno autonomia limitata e raggio operativo ridotto. In ambito militare vengono spesso utilizzati come munizioni guidate, dirette direttamente contro il bersaglio, combinando flessibilità, precisione e costi contenuti.
Questo rapporto tra efficacia operativa e prezzo ha accelerato la diffusione dei FPV e ne ha favorito l’integrazione nelle unità combattenti. Nel documento emerge come i droni «kamikaze» abbiano progressivamente assunto un ruolo dominante nel causare perdite sul campo, trasformandosi da strumenti di supporto a protagonisti dell’azione offensiva. Il cambiamento non riguarda solo la tecnologia, ma anche la dottrina. Le operazioni non si limitano più a un singolo drone impiegato in modo isolato, ma prevedono coordinamento, sequenze di attacco e integrazione con altre armi. In questo scenario, il drone diventa una sorta di artiglieria tattica a corto raggio, capace di intervenire in tempi rapidi e con elevata precisione. Tra le tecniche più diffuse figura la modalità cosiddetta «classica», basata sulla cooperazione tra drone di ricognizione e drone d’attacco. Il primo individua il bersaglio e trasmette le coordinate, mentre il secondo procede all’ingaggio. Questo schema consente di colpire rapidamente obiettivi mobili o posizioni fortificate. Accanto a questa tecnica si sviluppano operazioni di «free hunting», in cui i droni vengono lanciati contro obiettivi già individuati, aumentando la pressione costante sull’avversario.
Un’evoluzione significativa è rappresentata dagli attacchi «swarm», cioè l’impiego simultaneo di più droni contro un singolo obiettivo o una zona specifica. Questo approccio consente di saturare le difese e ridurre la capacità di reazione. L’uso coordinato di più piattaforme trasforma il drone in uno strumento di attacco di massa, capace di generare effetti simili a quelli di un bombardamento di precisione su scala tattica. Il documento descrive inoltre l’impiego dei FPV come supporto diretto alle unità d’assalto. Durante l’avanzata, i droni vengono utilizzati in sequenza per neutralizzare posizioni nemiche, coprire il movimento delle truppe e colpire eventuali rinforzi. Questa integrazione con la manovra terrestre riduce l’esposizione dei soldati e aumenta la velocità dell’offensiva. L’efficacia cresce ulteriormente quando i droni vengono combinati con artiglieria e mortai, creando un sistema di fuoco distribuito e flessibile.Particolarmente rilevante è la tattica dell’imboscata, in cui il drone viene posizionato in anticipo e resta in attesa del bersaglio. In questa configurazione il FPV si trasforma in una mina intelligente, capace di colpire improvvisamente veicoli o personale. L’impiego di droni relay estende il raggio operativo e aumenta il tempo di attesa, rendendo l’attacco più imprevedibile. Questa modalità dimostra come i droni possano essere utilizzati non solo per l’offensiva immediata, ma anche per il controllo del terreno.
Il documento evidenzia anche l’uso di attacchi combinati. Un primo drone colpisce un veicolo o una posizione, mentre un secondo interviene contro il personale durante le operazioni di evacuazione. Analogamente, la tecnica del doppio attacco prevede l’impiego di due droni in successione per penetrare coperture e colpire all’interno di strutture protette. Queste procedure indicano un crescente livello di coordinamento e sofisticazione tattica. Un altro elemento significativo riguarda l’organizzazione delle squadre operative. L’impiego dei FPV richiede team dedicati, composti da pilota, operatore di ricognizione, specialista delle munizioni e coordinatore. Questo assetto conferma la trasformazione del drone in un sistema integrato e non più in uno strumento individuale. La professionalizzazione degli operatori e la standardizzazione delle procedure aumentano l’efficacia complessiva delle operazioni. L’analisi del documento mostra come i droni FPV stiano riducendo il vantaggio dei mezzi corazzati, abbassando il costo delle operazioni offensive e aumentando la letalità a corto raggio. La combinazione di flessibilità, precisione e rapidità rende questi sistemi centrali nella guerra moderna. La diffusione capillare dei FPV indica una trasformazione destinata a incidere sui conflitti futuri, dove la superiorità numerica e l’innovazione tattica avranno un peso sempre maggiore. La guerra sul campo di battaglia diventa così più decentralizzata e dinamica. Unità leggere, supportate da droni a basso costo, possono colpire con precisione e rapidità, ridisegnando gli equilibri operativi. In questo scenario, la capacità di adattamento e l’uso intelligente della tecnologia diventano fattori decisivi, mentre i droni FPV si affermano come uno degli strumenti più influenti della guerra contemporanea.
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