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2021-06-30
Gli Stati già affossano il green pass dell’Ue
Ansa
Entra in vigore domani in tutta l'Unione europea il green pass, ma rischia di affondare prima di lasciare il porto. Sull'efficacia del lasciapassare messo a punto per favorire la libera circolazione dei cittadini europei all'interno dei 27 Stati si stanno accumulando nuvoloni poco rassicuranti, scatenati dalla variante delta del Covid-19 e su cui soffiano le dichiarazioni del sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri, ma anche le scelte di alcun stati membri, come la stessa Germania.
Ostenta ottimismo il ministro Roberto Speranza, osservando che il certificato che attesta la vaccinazione effettuata (anche una dose), negatività al test o guarigione da Covid è stato già scaricato in Italia da «13 milioni e 700.000 persone». Per il ministro il fatto è «molto positivo perché segnala che c'è una grande attenzione e che questo meccanismo, costruito anche a livello europeo, sta funzionando». Probabilmente Speranza si riferisce al sistema per scaricare il documento elettronico, visto che il suo stesso sottosegretario sostiene «come medico e non come politico» che il green pass potrebbe non essere più rilasciato dopo la prima dose, ma solo dopo la seconda. Sarebbe l'ennesima marcia indietro, questa volta dovuta al fatto che, contro la variante delta la protezione è intorno al 30% dopo la prima dose, ma sale a circa il 90% dopo la seconda.
Anche la Germania sta rivendendo l'importanza del green pass per il Covid per 14 Paesi particolarmente colpiti dalla variante delta. Tra questi non c'è solo la Gran Bretagna o la Russia - cosa comprensibile visto che sono extra Ue - ma c'è il anche il Portogallo, nei confronti del quale il governo di Angela Merkel limita fortemente l'ingresso e l'uscita. Secondo Die Zeit, chiunque torni in Germania dal Portogallo è parificato a chi arriva da un'area di variante del virus e, dopo il 29 giugno, deve essere in quarantena per due settimane. L'obbligo di quarantena vale per tutti, compresi coloro che sono guariti o che sono stati completamente vaccinati. La linea dura prevede che non si possa terminare l'isolamento prematuramente con un test negativo: è infatti richiesto anche un test antigenico o molecolare (Pcr) negativo nel viaggio di ritorno (massimo 48 o 72 ore) da presentare prima dell'imbarco sull'aereo e che viene anche controllato dalla polizia federale al momento dell'ingresso. La questione riguarda non solo gli aerei, ma anche le compagnie di autobus e treni che possono portare solo cittadini tedeschi o stranieri con residenza tedesca. Facile immaginare le conseguenze, in particolar modo per il turismo, visto che il Portogallo è la destinazione più popolare per i tedeschi: già 1.000 sarebbero in vacanza nel Paese iberico, secondo l'Associazione tedesca di viaggio Drv.
Due delle destinazioni turistiche più popolari del Portogallo sono attualmente colpite da un numero elevato di contagi. Algarve, nell'ultima settimana, ha un'incidenza di 170 casi su 100.000 abitanti e Lisbona 210 (la soglia è di 50 positivi su 100.000 abitanti) e la variante delta si aggira intorno al 70% dei casi. Ci sono realtà con numeri più bassi, ma l'intero Paese è classificato come area di variante del virus.
Nonostante le buone intenzioni, nell'Ue si può partire con delle regole e tornare con nuove norme, alla faccia del green pass che doveva armonizzare gli spostamenti tra gli Stati membri. Del resto, le stesse regole con cui è stato istituito il lasciapassare europeo hanno delle falle interpretative.
Nel sito della Commissione europea (Ce) dedicato al pass si legge che «gli Stati membri dovranno accettare certificati vaccinali ottenuti con vaccini che hanno ricevuto l'autorizzazione al commercio nell'Unione europea». Il mix vaccinale - richiamo con un vaccino diverso - potrebbe quindi non essere valido, visto che l'Agenzia europea del farmaco (Ema) non ne ha mai autorizzato l'uso. Per correggere il tiro, la Ce prevede che gli Stati membri abbiano «la facoltà di decidere se accettare anche viaggiatori europei che hanno ricevuto un altro vaccino». A questo punto in Ungheria, chi si è vaccinato con il russo Sputnik V, potrà avere il green pass, nonostante il vaccino non sia stato approvato dall'Ema. Per la cronaca, il vaccino russo è già riconosciuto all'ingresso da Cipro, Croazia e Slovenia. In Austria, Grecia e Spagna vanno bene anche i vaccini cinesi Sinopharm e Sinovac. Non in Italia, per ora. Resta inoltre il diritto di ogni Paese di concedere il green pass dopo una dose di vaccino o dopo la vaccinazione completa e la questione interessa circa un quarto degli europei (oltre cento milioni di persone) che hanno ricevuto solo la prima dose. L'Italia è uno dei Paesi che concedono il pass dopo la prima somministrazione, ma tra qualche settimana potrebbe cambiare tutto. O forse prima, visto che la Commissione europea si è attivata inviando una lettera ai 27 Stati membri per chiedere «una tempestiva e coerente applicazione della raccomandazione aggiornata sulle misure coordinate di restrizione alla libertà di movimento e sul certificato digitale Covid dell'Ue». In particolare «si dovrebbero garantire le esenzioni (alle restrizioni di viaggio, ndr) - ha precisato Christian Wigand, portavoce della Commissione - per le persone completamente vaccinate e guarite, nuclei familiari e l'applicazione delle colorazioni aggiornate della mappa Ecdc» sulla situazione epidemiologica in Europa. Tutto ciò «andrebbe fatto entro il primo luglio per garantire che queste misure siano allineate con il certificato digitale», cioè domani.
Patto Toti-Cirio per le dosi ai turisti. «Avviati i contatti con la Lombardia»
È stato annunciato l'accordo: i residenti piemontesi che si recheranno in Liguria per trascorrere un periodo di ferie e, viceversa, quelli liguri che andranno in Piemonte per lo stesso motivo avranno la possibilità di vaccinarsi contro il Covid-19 in vacanza. In particolare, questa reciprocità vaccinale entrerà in vigore a partire da domani e proseguirà fino alla metà di settembre (con il governatore del Piemonte, Alberto Cirio, che non ha comunque escluso, in caso di necessità, di attivare il servizio anche durante le prossime vacanze sciistiche invernali). Tutto questo, mentre -dal punto di vista tecnico - tale reciprocità si baserà su una sorta di collaborazione tra i portali online per la prenotazione dei vaccini delle due Regioni coinvolte: l'appuntamento verrà, nel dettaglio, fissato nella data più vicina a quella prevista per il richiamo nella Regione di residenza.
«È il primo accordo in tal senso che diventa operativo: dal primo di luglio se un cittadino piemontese viene in vacanza per almeno due settimane in Liguria o se un cittadino ligure predilige le montagne del Piemonte potrà accedere al servizio vaccinale della Regione confinante», ha dichiarato il governatore della Liguria, Giovanni Toti, in una videoconferenza con il suo omologo piemontese. «L'accordo fatto», ha aggiunto Toti, «segue le linee guida nazionali e fa da apripista per altre Regioni d'Italia che lo ritengono opportuno. Un accordo che va in aiuto in un momento in cui, almeno in Regioni come Liguria e Piemonte, la campagna vaccinale sta rallentando. Un'agevolazione che mette tutti quanti più al sicuro rispetto ai rischi che si corrono». «È un accordo fatto seguendo le indicazioni del commissario Francesco Figliuolo», ha inoltre precisato il governatore ligure. «Siamo pronti», ha sottolineato dal canto suo Cirio, «le nostre strutture tecniche hanno coronato la nostra volontà politica. Questa operazione vacanze credo sia la strada giusta».
Ma quali sono i requisiti di accesso a questo servizio? Bisognerà innanzitutto attestare - come abbiamo visto - che il proprio soggiorno nella Regione sia a scopo turistico e della durata di almeno due settimane. In secondo luogo, il richiedente - oltre a specificare la località della vacanza e ad autorizzare il trattamento dei dati personali - dovrà anche notificare o di non essere vaccinato o di aver ricevuto soltanto la prima dose. In questo quadro, agli under 60 vaccinati con Astrazeneca sarà fornita la possibilità di scegliere un siero differente per il richiamo.
Nelle scorse ore, è stato reso noto che anche la Lombardia si stia muovendo per stipulare un'intesa con la Liguria in materia di vaccinazione in vacanza. «Stiamo facendo le valutazioni, abbiamo trasmesso al commissario Figliuolo la bozza di quello che potrebbe essere un accordo. Dopo prenderemo una decisione», ha dichiarato ieri il presidente della regione Lombardia, Attilio Fontana. «Con Giovanni Toti», ha proseguito il governatore lombardo, «ne ho parlato perché mi ha chiamato. Ora bisogna avere un po' di calma e capire quanti saranno i vaccini e come saranno distribuiti. È il momento di fare le valutazioni con calma». «Ho sentito il governatore Fontana», ha chiarito dal canto suo Toti, «stiamo monitorando i numeri e capendo i reali bisogni dei turisti che arrivano da lì, ma abbiamo condiviso la possibilità di qualcosa che assomigli all'accordo con il Piemonte, così come chiesto dai cittadini della Lombardia e anche da altre Regioni, per cui siamo a disposizione».
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Dopo che Pierpaolo Sileri ha chiesto di negare il documento a chi non ha il richiamo, la Germania ripristina la quarantena per chi arriva dal Portogallo. Bruxelles invoca «maggior coordinamento», ma sui criteri per il lasciapassare ogni Paese sta decidendo per séI vacanzieri di Liguria e Piemonte otterranno la seconda iniezione in villeggiaturaLo speciale contiene due articoliEntra in vigore domani in tutta l'Unione europea il green pass, ma rischia di affondare prima di lasciare il porto. Sull'efficacia del lasciapassare messo a punto per favorire la libera circolazione dei cittadini europei all'interno dei 27 Stati si stanno accumulando nuvoloni poco rassicuranti, scatenati dalla variante delta del Covid-19 e su cui soffiano le dichiarazioni del sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri, ma anche le scelte di alcun stati membri, come la stessa Germania.Ostenta ottimismo il ministro Roberto Speranza, osservando che il certificato che attesta la vaccinazione effettuata (anche una dose), negatività al test o guarigione da Covid è stato già scaricato in Italia da «13 milioni e 700.000 persone». Per il ministro il fatto è «molto positivo perché segnala che c'è una grande attenzione e che questo meccanismo, costruito anche a livello europeo, sta funzionando». Probabilmente Speranza si riferisce al sistema per scaricare il documento elettronico, visto che il suo stesso sottosegretario sostiene «come medico e non come politico» che il green pass potrebbe non essere più rilasciato dopo la prima dose, ma solo dopo la seconda. Sarebbe l'ennesima marcia indietro, questa volta dovuta al fatto che, contro la variante delta la protezione è intorno al 30% dopo la prima dose, ma sale a circa il 90% dopo la seconda. Anche la Germania sta rivendendo l'importanza del green pass per il Covid per 14 Paesi particolarmente colpiti dalla variante delta. Tra questi non c'è solo la Gran Bretagna o la Russia - cosa comprensibile visto che sono extra Ue - ma c'è il anche il Portogallo, nei confronti del quale il governo di Angela Merkel limita fortemente l'ingresso e l'uscita. Secondo Die Zeit, chiunque torni in Germania dal Portogallo è parificato a chi arriva da un'area di variante del virus e, dopo il 29 giugno, deve essere in quarantena per due settimane. L'obbligo di quarantena vale per tutti, compresi coloro che sono guariti o che sono stati completamente vaccinati. La linea dura prevede che non si possa terminare l'isolamento prematuramente con un test negativo: è infatti richiesto anche un test antigenico o molecolare (Pcr) negativo nel viaggio di ritorno (massimo 48 o 72 ore) da presentare prima dell'imbarco sull'aereo e che viene anche controllato dalla polizia federale al momento dell'ingresso. La questione riguarda non solo gli aerei, ma anche le compagnie di autobus e treni che possono portare solo cittadini tedeschi o stranieri con residenza tedesca. Facile immaginare le conseguenze, in particolar modo per il turismo, visto che il Portogallo è la destinazione più popolare per i tedeschi: già 1.000 sarebbero in vacanza nel Paese iberico, secondo l'Associazione tedesca di viaggio Drv. Due delle destinazioni turistiche più popolari del Portogallo sono attualmente colpite da un numero elevato di contagi. Algarve, nell'ultima settimana, ha un'incidenza di 170 casi su 100.000 abitanti e Lisbona 210 (la soglia è di 50 positivi su 100.000 abitanti) e la variante delta si aggira intorno al 70% dei casi. Ci sono realtà con numeri più bassi, ma l'intero Paese è classificato come area di variante del virus. Nonostante le buone intenzioni, nell'Ue si può partire con delle regole e tornare con nuove norme, alla faccia del green pass che doveva armonizzare gli spostamenti tra gli Stati membri. Del resto, le stesse regole con cui è stato istituito il lasciapassare europeo hanno delle falle interpretative. Nel sito della Commissione europea (Ce) dedicato al pass si legge che «gli Stati membri dovranno accettare certificati vaccinali ottenuti con vaccini che hanno ricevuto l'autorizzazione al commercio nell'Unione europea». Il mix vaccinale - richiamo con un vaccino diverso - potrebbe quindi non essere valido, visto che l'Agenzia europea del farmaco (Ema) non ne ha mai autorizzato l'uso. Per correggere il tiro, la Ce prevede che gli Stati membri abbiano «la facoltà di decidere se accettare anche viaggiatori europei che hanno ricevuto un altro vaccino». A questo punto in Ungheria, chi si è vaccinato con il russo Sputnik V, potrà avere il green pass, nonostante il vaccino non sia stato approvato dall'Ema. Per la cronaca, il vaccino russo è già riconosciuto all'ingresso da Cipro, Croazia e Slovenia. In Austria, Grecia e Spagna vanno bene anche i vaccini cinesi Sinopharm e Sinovac. Non in Italia, per ora. Resta inoltre il diritto di ogni Paese di concedere il green pass dopo una dose di vaccino o dopo la vaccinazione completa e la questione interessa circa un quarto degli europei (oltre cento milioni di persone) che hanno ricevuto solo la prima dose. L'Italia è uno dei Paesi che concedono il pass dopo la prima somministrazione, ma tra qualche settimana potrebbe cambiare tutto. O forse prima, visto che la Commissione europea si è attivata inviando una lettera ai 27 Stati membri per chiedere «una tempestiva e coerente applicazione della raccomandazione aggiornata sulle misure coordinate di restrizione alla libertà di movimento e sul certificato digitale Covid dell'Ue». In particolare «si dovrebbero garantire le esenzioni (alle restrizioni di viaggio, ndr) - ha precisato Christian Wigand, portavoce della Commissione - per le persone completamente vaccinate e guarite, nuclei familiari e l'applicazione delle colorazioni aggiornate della mappa Ecdc» sulla situazione epidemiologica in Europa. Tutto ciò «andrebbe fatto entro il primo luglio per garantire che queste misure siano allineate con il certificato digitale», cioè domani.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/gli-stati-gia-affossano-il-green-pass-dellue-2653592395.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="patto-toti-cirio-per-le-dosi-ai-turisti-avviati-i-contatti-con-la-lombardia" data-post-id="2653592395" data-published-at="1624996161" data-use-pagination="False"> Patto Toti-Cirio per le dosi ai turisti. «Avviati i contatti con la Lombardia» È stato annunciato l'accordo: i residenti piemontesi che si recheranno in Liguria per trascorrere un periodo di ferie e, viceversa, quelli liguri che andranno in Piemonte per lo stesso motivo avranno la possibilità di vaccinarsi contro il Covid-19 in vacanza. In particolare, questa reciprocità vaccinale entrerà in vigore a partire da domani e proseguirà fino alla metà di settembre (con il governatore del Piemonte, Alberto Cirio, che non ha comunque escluso, in caso di necessità, di attivare il servizio anche durante le prossime vacanze sciistiche invernali). Tutto questo, mentre -dal punto di vista tecnico - tale reciprocità si baserà su una sorta di collaborazione tra i portali online per la prenotazione dei vaccini delle due Regioni coinvolte: l'appuntamento verrà, nel dettaglio, fissato nella data più vicina a quella prevista per il richiamo nella Regione di residenza. «È il primo accordo in tal senso che diventa operativo: dal primo di luglio se un cittadino piemontese viene in vacanza per almeno due settimane in Liguria o se un cittadino ligure predilige le montagne del Piemonte potrà accedere al servizio vaccinale della Regione confinante», ha dichiarato il governatore della Liguria, Giovanni Toti, in una videoconferenza con il suo omologo piemontese. «L'accordo fatto», ha aggiunto Toti, «segue le linee guida nazionali e fa da apripista per altre Regioni d'Italia che lo ritengono opportuno. Un accordo che va in aiuto in un momento in cui, almeno in Regioni come Liguria e Piemonte, la campagna vaccinale sta rallentando. Un'agevolazione che mette tutti quanti più al sicuro rispetto ai rischi che si corrono». «È un accordo fatto seguendo le indicazioni del commissario Francesco Figliuolo», ha inoltre precisato il governatore ligure. «Siamo pronti», ha sottolineato dal canto suo Cirio, «le nostre strutture tecniche hanno coronato la nostra volontà politica. Questa operazione vacanze credo sia la strada giusta». Ma quali sono i requisiti di accesso a questo servizio? Bisognerà innanzitutto attestare - come abbiamo visto - che il proprio soggiorno nella Regione sia a scopo turistico e della durata di almeno due settimane. In secondo luogo, il richiedente - oltre a specificare la località della vacanza e ad autorizzare il trattamento dei dati personali - dovrà anche notificare o di non essere vaccinato o di aver ricevuto soltanto la prima dose. In questo quadro, agli under 60 vaccinati con Astrazeneca sarà fornita la possibilità di scegliere un siero differente per il richiamo. Nelle scorse ore, è stato reso noto che anche la Lombardia si stia muovendo per stipulare un'intesa con la Liguria in materia di vaccinazione in vacanza. «Stiamo facendo le valutazioni, abbiamo trasmesso al commissario Figliuolo la bozza di quello che potrebbe essere un accordo. Dopo prenderemo una decisione», ha dichiarato ieri il presidente della regione Lombardia, Attilio Fontana. «Con Giovanni Toti», ha proseguito il governatore lombardo, «ne ho parlato perché mi ha chiamato. Ora bisogna avere un po' di calma e capire quanti saranno i vaccini e come saranno distribuiti. È il momento di fare le valutazioni con calma». «Ho sentito il governatore Fontana», ha chiarito dal canto suo Toti, «stiamo monitorando i numeri e capendo i reali bisogni dei turisti che arrivano da lì, ma abbiamo condiviso la possibilità di qualcosa che assomigli all'accordo con il Piemonte, così come chiesto dai cittadini della Lombardia e anche da altre Regioni, per cui siamo a disposizione».
Leone XIV (Ansa)
Nel piazzale antistante il Duomo della città, è stato particolarmente caloroso il saluto del Papa ai fedeli. Parlando a braccio, Leone XIV ha invitato tutti a essere costruttori di pace e speranza: «Per come ci ha insegnato Sant’Agostino se vogliamo cambiare i tempi, se vogliamo che il mondo viva in pace dobbiamo cominciare con noi stessi». Il rimando è alla celebre massima agostiniana che di fronte ai «tempi cattivi», la reazione deve essere quella di cercare di vivere bene, perché «i tempi siamo noi; come siamo noi, così sono i tempi». La pace in questa prospettiva cessa di essere un pio richiamo o un auspicio geopolitico per diventare un invito alla vita buona per ciascuno: «Basta con parole di odio, basta con insulti, bullismo, basta con tutte quelle cose che fanno guerra fra le persone, fra le comunità, fra i Paesi. Dobbiamo imparare tutti a essere costruttori di pace».
Il Pontefice era giunto in elicottero alle ore 14.30 accolto dalle autorità civili e religiose, tra cui il vescovo di Pavia, monsignor Corrado Sanguineti e il sindaco Michele Lissia. Dopo una prima, toccante tappa al Centro nazionale di adroterapia oncologica, dove ha incontrato i piccoli pazienti definendo medici e infermieri come «angeli», papa Leone si è recato nella basilica di San Pietro in Ciel d’Oro che custodisce le spoglie di Sant’Agostino di Ippona, il santo di cui papa Prevost è figlio spirituale.
All’interno della basilica il Santo Padre ha presieduto la celebrazione della Parola, pronunciando un’omelia rivolta alla Chiesa pavese che, come tutte le chiese in Occidente, è chiamata ad evangelizzare in un’epoca di profonda secolarizzazione. Il Papa ha riconosciuto apertamente le fatiche della comunità, esortandola a non lasciarsi scoraggiare dal contesto attuale e dalle difficoltà nella trasmissione della fede. «C’è sempre più bisogno, oggi, di accompagnare le persone alla scoperta o alla riscoperta della fede», ha detto.
Tuttavia, il Papa ha avvertito che occorre centrarsi su ciò che è essenziale, evitando il «rischio di disperderci e affaticarci in cose secondarie, magari buone, ma che non vanno all’essenziale». Ma cos’è, dunque, questo «essenziale»? «L’essenziale è vivere con Cristo», stare uniti a Lui come «pietra viva» e fondamento. Per il Papa, annunciare il nucleo del Vangelo significa annunciare Gesù, colui che rivela non solo il mistero di Dio, ma il mistero stesso dell’essere umano.
Dopo aver lasciato la basilica ed essere passato dal Duomo per l’adorazione del Santissimo Sacramento e la venerazione di san Siro, il Papa ha raggiunto piazza Vittoria per incontrare le autorità civili e la cittadinanza. Qui Leone XIV, fra l’altro, ha reso omaggio alla tradizione accademica di Pavia, sottolineando che promuovere le scienze significa promuovere l’uomo. Ha rievocato ancora la figura di Sant’Agostino come esempio di quella «sana inquietudine» che anima chiunque sia assetato di verità, giustizia e bellezza. «La sua figura, mentre incarna il dialogo arduo e costante tra fede e ragione, testimonia la loro reciproca appartenenza. Non si può infatti credere senza pensare, né è possibile illuminare i quesiti più alti della ragione senza fede».
La fede non è un rifugio, una fuga, ma un motore di speranza contro il nichilismo: «Nella misura in cui crede, l’essere umano non si rassegna alla fine, a un frammento storico che termina con la morte: proprio la fede ci ricorda che non siamo sudditi di un fato anonimo, sostenendo invece la certezza che Dio è creatore e salvatore della vita». Un altro celebre motto agostiniano, credo ut intelligam e intelligo ut credam, «credo per comprendere, comprendo per credere», riassume bene il senso di queste parole. Leone XIV ha mostrato come questa prospettiva cambi radicalmente il modo di vivere la cittadinanza. La croce presente nello stemma cittadino è stata interpretata dal Papa non come un semplice fregio araldico, ma come una «sintesi culturale» che àncora la storia locale al valore universale dell’amore cristiano. La comunità di Comunione e liberazione di Pavia ha salutato la visita con «gratitudine. Il suo legame con Sant’Agostino ce lo fa sentire davvero vicino. Gli siamo grati anche per la stima con cui guarda alla vita dei movimenti».
Alle 18.45 il Papa è partito in elicottero verso Sant’Angelo Lodigiano, per recarsi nella parrocchia dei santi Antonio Abate e Francesca Cabrini in cui è venerato il cuore di Santa Francesca Cabrini (1850-1917), la suora che sulla spinta di papa Leone XIII fu missionaria negli Stati Uniti prendendosi cura in particolare degli italiani emigrati. Fu papa Pio XII, che la canonizzò e la proclamò «Celeste patrona di tutti gli emigranti», ed è così che ieri l’ha ricordata papa Prevost indicando come sia oggi attuale un «carisma missionario che si pone al servizio dei migranti», un carisma animato «dall’unico vero «motore» della vita di Santa Cabrini», l’amore di Cristo.
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Keir Starmer (Ansa)
Ed è proprio sentendo sorgere dentro di noi la domanda sul perché, di fronte a fatti così meritevoli di ribellione, nessuno si stia ribellando, che è necessario chiederci se non esista in realtà un preciso meccanismo che tali ribellioni guidi, impedisca o autorizzi. I piani annunciati da Keir Starmer per vietare l’accesso ai social media ai minori, con obblighi di verifica dell’età e blocco delle Vpn, vanno sorprendentemente oltre le misure cinesi e russe in termini di controllo preventivo e centralizzato delle narrazioni digitali e stabiliscono un vero e proprio primato nell’accezione positiva di «censura» per una democrazia occidentale.
Queste misure, presentate come tutela dell’infanzia, riprendono e amplificano la revisione dell’Online safety act con enfasi sul contrasto alla «disinformazione» prefigurando non soltanto una chiara torsione autoritaria ma mostrando al mondo ciò che sarebbe potuto accadere ovunque con una vittoria di Kamala Harris. A portare al punto di collasso il rapporto tra potere e opinione pubblica britannica è stata l’evidenza con la quale il governo laburista ha inteso accelerare su queste misure proprio in occasione della pubblicazione del Rapporto ufficiale dal titolo «The rape gang inquiry report» nel quale si documentano decenni di sfruttamenti sessuali e orrende violenze sistematiche su minorenni britanniche perpetrate da reti organizzate e istituzionalmente coperte di immigrati pakistani.
Le stime indicano 250.000 vittime e le coperture e le connivenze emerse ricordano i meccanismi di protezione dall’alto della rete di Jeffrey Epstein. A fronte di uno scandalo che assume i contorni di un vero e proprio crollo di civiltà a sinistra si tace o addirittura si minimizza, i media censurano e la politica emana leggi per arrestare chi ne parla sui social.
A questo punto occorre riflettere non solo sui fatti in sé ma sui meccanismi che consentono al governo con il peggior gradimento della storia a rimanere al suo posto malgrado le numerose dimissioni di ministri e, soprattutto, sul perché non si verifichino moti di protesta generalizzati ed efficaci fatte salve le proteste di strada come a Southport o Belfast. Aveva ragione George Sorel, forse la «ribellione delle masse» non ha le caratteristiche del moto spontaneo ma del mito. In «Riflessioni sulla violenza» (1908), Sorel definisce il «mito» come un insieme di immagini capaci di evocare nelle masse l’istinto di lotta contro l’ordine esistente. Per Sorel il mito per eccellenza a disposizione del popolo è lo sciopero generale non in quanto evento spontaneo ma inteso come paziente costruzione che conferisce coesione e slancio eroico alle masse.
Senza un mito adeguato - e senza élite che lo diffondano - le masse restano passive anche di fronte a ingiustizie estreme, soprusi e provocazioni di ogni tipo. Pensiamo ai «Gilet gialli» in Francia, un movimento con un forte carattere spontaneo e popolare che nel periodo 2018-2020 ha rappresentato una delle più ampie mobilitazioni di massa degli ultimi decenni, con centinaia di migliaia di persone in piazza ogni settimana contro tasse e rincari e contro il sistema di potere di Emmanuel Macron. Un movimento molto ampio e diffuso ma privo di una struttura organizzativa stabile e, soprattutto, di un’élite che lo motivasse, lo incanalasse e lo autorizzasse in modo coerente e strutturato, tanto da non pervenire ad alcun risultato effettivo né tantomeno ad un ricambio di élite.
Al contrario, invece, possiamo pensare al crollo del regime di Bashar al-Assad in Siria, avvenuto in due settimane con l’accordo orchestrato delle élite internazionali e con il supporto interno di élite siriane in attesa di ricambio. In Siria il popolo non ha svolto alcun ruolo, ha semmai subito una guerra tuttora in corso ed al posto di Assad è stato insediato l’ex jihadista Al-Jolani, poi ricevuto con tutto gli onori in varie cancellerie occidentali. Appare dunque chiaro come la «protesta di piazza» altro non sia se non la fase teatrale della narrazione del ricambio delle élite; non espressione spontanea di una volontà popolare autonoma ma fase spettacolare attraverso la quale le élite in conflitto si forniscono una «giustificazione dal basso». Rimaniamo dunque attoniti di fronte alle assurde incongruenze, alle palesi e inaccettabili ingiustizie e ci convinciamo che la mancata ribellione delle masse sia dovuta a scarsa motivazione, a debolezza, a mancanza di «coscienza di classe» la quale soltanto, una volta creata, porterà all’inevitabile rivoluzione. Ma anche questa, e soprattutto questa, è una truffa: si tratta sempre e solo di alternanza ai vertici del sistema di potere.
Una volta tutto ciò viene chiamato «libertà, uguaglianza e fraternità», un’altra volta «dittatura del proletariato», ma sono sempre le poche persone che lottano per il potere apicale a motivare, autorizzare, costruire o bloccare i miti che danno alle masse l’impressione di essere protagoniste. Viviamo il momento storico nel quale tutto ciò appare con più chiarezza.
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Roberto Vannacci (Imagoeconomica)
L’ultima provocazione del leader di Futuro Nazionale, ieri ospite di Sky Tg24, è l’immigraticidio. «Se accettiamo il reato di femminicidio allora va introdotto l’immigraticidio. Voglio che chi usa violenza contro le donne marcisca dietro le sbarre, che si tenga conto delle circostanze aggravanti. Se noi accettiamo che un reato venga definito in base alla vittima, allora va introdotto l’immigraticidio. Un delitto non può essere più o meno grave in base al sesso o al colore della pelle. Siamo contrari alla creazione di nuovi reati come l’islamofobia o l’omofobia».
Sull’educazione affettivo-sessuale a scuola come prevenzione del femminicidio, Vannacci aveva sostenuto che «in Nord Europa dove l’educazione sessuale viene fatta da anni, gli omicidi di donne sono più numerosi che in Italia», e che invece va combattuto «crescendo uomini forti e non deboli. Per me la cultura patriarcale è l’uomo che si prende carico della famiglia, che la protegge, che protegge le donne in quanto esseri fisicamente più deboli rispetto all’uomo».
Poi c’è il tema degli omosessuali. Le posizioni del generale sugli omosessuali, espresse anche nel suo libro Il mondo al contrario e reiterate in dibattiti pubblici, ruotano attorno al concetto di «non normalità» statistica dell’omosessualità e alla difesa della famiglia tradizionale. Negli ultimi giorni Vannacci aveva criticato il suo ex partito, la Lega, accusandola di una «deriva» volta a legittimare le rivendicazioni della comunità Lgbtq+ e ribadendo che, secondo i suoi principi, la famiglia da promuovere è «solo quella naturale».
«Meglio anormale che generale, è questa la risposta che abbiamo dato a Vannacci quando dice che gli omosessuali non sono normali», replica Riccardo Magi di +Europa al pride di Roma. Sulla stessa linea il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, in testa al corteo del Roma pride dietro al grande striscione rosso della manifestazione che riporta lo slogan «La Repubblica è di chi la abita»: «Dobbiamo batterci per una pienezza di diritti per tutti, al di là dell’orientamento sessuale e di genere: è scritto nella nostra Costituzione e la nostra legislazione, a oggi, non la rispetta». Replicando alle frasi di Vannacci, il sindaco aggiunge: «Non rispondiamo neanche perché noi siamo per la Costituzione. Non ci stupisce che le forze fasciste e oscurantiste vogliano colpire i diritti di qualcuno, ma sappiamo bene che quando si conculcano i diritti di una minoranza, si colpiscono i diritti di tutti. Non arretriamo e ci battiamo con ancora maggiore convinzione».
Commentando poi i sondaggi dell’ultima settimana per il suo partito, Vannacci ha aggiunto: «Questo è il risultato di un piano che si sta realizzando. Il 5.9% nei sondaggi non lo festeggiamo, questo è solo l’inizio. Non credo ai sondaggi, i veri sondaggi li faccio per la strada, quando le persone mi chiedono di andare avanti. La feccia, i figli di nessuno, e la sporca dozzina sono tra di noi».
E sulle alleanze che facciamo? «Io non ho fatto istanza di alleanza. Chi ha cominciato a erigere muri sono stati proprio i partiti del centrodestra. Io non ho mai detto che avrei eretto muri, cosa che invece hanno fatto i vari Lupi, Romeo, Zaia, Centinaio, i vari Marina Berlusconi, che non so a che titolo parli perché non ha ruoli politici, i vari Occhiuto. Evidentemente o hanno paura o vogliono mettere le mani avanti. Sono loro», ha aggiunto, «che vogliono evitare o che vogliono assolutamente impedire un’eventuale intesa che comunque avverrebbe solo se questa alleanza di centrodestra convenisse di non oltrepassare quelle linee rosse che ho stabilito».
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