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Scoperta l'acqua calda: Facebook vende dati

Scoperta l'acqua calda: Facebook vende dati
ANSA

I giornali hanno scoperto l'acqua calda. Da giorni infatti riempiono le pagine, e di conseguenza anche la nostra testa, con la faccenda di Facebook, ovvero con i dati di milioni di utenti usati da una società privata per condizionare il voto negli Stati Uniti e in Gran Bretagna.

Oh, sì, c'è la privacy, ovvero quello specchietto per le allodole che ogni volta che ci loghiamo a un sito ci viene mostrato, e attraverso cui noi specifichiamo se i nostri dati possono essere usati e a che scopo. Ma si tratta appunto di una dichiarazione che serve ai giganti del Web per mettersi il cuore in pace. O meglio: per fingere di essere in regola e rispettare la legge. Tutti sanno che cosa siano i cookie. Non si tratta dei biscotti con scaglie di cioccolato, ma di un file che consente l'identificazione del cliente e permette di memorizzare una serie di informazioni. Che cosa pensate? Che i cookie le aziende di commercio online, ma anche quelle che si occupano di tenere in contatto gli utenti, siano custoditi meglio di come sia stato taciuto il segreto di Fatima? Ingenui. Ogni cosa passata via Web concorre a fornire dati utili a chi li voglia usare, sia a fini commerciali che a fini politici. Sanno tutto delle nostre vite e dei nostri orientamenti, ho letto da qualche parte in questi giorni. Sì, e non è una grande scoperta.

Mark Zuckerberg, come riportiamo oggi, quand'era all'università, e non aveva ancora fatto fortuna con l'idea di un sito che facesse socializzare gli studenti di Harvard, un giorno commentando l'acquisizione di dati di molti universitari si lasciò scappare una frase significativa. Parlando dei primi 4.000 iscritti alla piattaforma che poi si sarebbe trasformata nel colosso di Facebook definì gli utenti dei «fottuti idioti». E sapete perché? Per avergli fornito all'atto della sottoscrizione gli indirizzi email, le proprie fotografie, gli indirizzi di casa e gli sms. Nel 2004, Zuckerberg aveva ben chiaro che cosa avesse in mano. Egli sapeva che spontaneamente gli utenti della piattaforma gli avevano consegnato informazioni decisive. Il ragazzino di Harvard aveva in mano le vite degli altri e di quelle notizie private poteva fare ciò che voleva, usandole ai propri fini.

Dunque, perché ci si stupisce se i dati di milioni di persone (si parla di 51 milioni, ossia poco più del due per cento degli utenti di Facebook) sono stati usati per fare marketing politico e profilare gli elettori? Dov'è lo scandalo? Usando questi strumenti si è inquinata la vita democratica di alcuni paesi come gli Usa e la Gran Bretagna? Oppure il turbamento è dovuto al fatto che dietro all'operazione messa a segno da Cambridge Analytica vi è il sulfureo Steve Bannon, il guru della destra americana? Il sostenitore della campagna di Donald Trump ha usato questi dati, carpendoli a tanti ingenui che scaricavano una app, per far vincere il suo candidato? Bannon ha giocato sporco strumentalizzando le informazioni di cui era entrato in possesso? Ma questo è ciò che fanno regolarmente le aziende commerciali, le quali profilano i clienti e confezionano il messaggio più convincente per vendere i loro prodotti. È la pubblicità, bellezza. Lo scandalo dunque dove sta? Nel fatto che questa volta invece di piazzare qualche cosa ci si sia serviti dello stesso sistema per piazzare qualcuno alla Casa Bianca? Oppure il chiasso è dovuto alla scoperta che il sistema non è servito a favorire un candidato liberal e democratico ma quel troglodita di Trump? A leggere i giornali la ragione di tanta indignazione sembra proprio quest'ultima. Ma come: la parte più moderna e avanzata delle nostre imprese, ossia il gruppo di grandi aziende tecnologiche e sociali, invece di aiutare Hillary Clinton ha dato una mano The Donald? Ebbene sì, il grande populista ha saputo usare meglio i social che democratici e liberali credevano al loro servizio.

Ma ora che i quotidiani e commentatori hanno scoperto l'acqua calda, vedrete che presto faranno anche una doccia fredda: scoprendo che più di Facebook per Trump sono stati determinanti i canali televisivi. Eh già, oltre ai nuovi media ci sono anche i vecchi e non sempre votano a sinistra.

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«Forza Italia tradisce il Cav sul fine vita. Lascio il mio incarico sui temi bioetici»
Olimpia Tarzia (Imagoeconomica)
«Berlusconi, che mi diede l’incarico nel partito, provò a salvare Eluana; i suoi eredi aprono al suicidio assistito erogato dal Ssn».

Che fine ha fatto la visione politica di Silvio Berlusconi sulla difesa della vita? Ricordo che nel febbraio 2009, mentre era in corso l’interruzione dei trattamenti salvavita autorizzata dalla Cassazione per Eluana Englaro, Silvio Berlusconi tentò di bloccarla tramite un decreto d’urgenza del governo. (Decreto però respinto dall’allora presidente della Repubblica Giorgio Napolitano). E ancora, fu lui a volere fortemente una legge sulle cure palliative (legge 38/2010).

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Stefano Zenni, musicologo jazz, ricorda Sonny Rollins, leggendario sassofonista scomparso a 95 anni e a poche ore dal centenario di Miles Davis. La sua inesauribile fantasia, unita a generose dosi di ironia, lo ha reso un colosso assoluto dell’arte dell’improvvisazione.

A Parma, la città dei maranza dove l’autorità è messa al bando
Nel riquadro, un frame dell'episodio di violenza nei confronti di due docenti in un parco di Parma (iStock-Ansa)
I casi di Pordenone e Parma, dove i prof non hanno denunciato i giovani che li hanno menati, mostrano l’inutilità dei metodi buonisti. Il filosofo Zecchi: «Ragazzi non ascoltati? Una scusa, sono loro che non vogliono parlare».

Edoardo Codraro, professore di Pordenone, ha pagato abbastanza cara la sua prontezza. Ha visto due studenti che si prendevano a calci e pugni nel cortile della scuola e si è precipitato a separarli. Ne ha ricavato un pugno sul collo che, non molto tempo dopo, gli ha provocato un notevole malessere.

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Per Fausto Biloslavo l'attacco di Modena fatto da Salim El Koudri ricalca fedelmente la cosiddetta «tattica dei mille tagli», una strategia di terrore teorizzata dallo Stato Islamico e rilanciata anche di recente sulle sue riviste digitali. Un metodo che spinge lupi solitari e soggetti instabili a colpire nelle piazze europee usando armi di uso quotidiano, come automobili e coltelli da cucina. Ne è prova anche l'arresto eseguito a Reggio Emilia dell'ennesimo radicalizzato che progettava attacchi.

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