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2022-11-01
Giorgetti, Bankitalia e Intesa d’accordo sui rischi con la Bce
Ignazio Visco e Giancarlo Giorgetti (Ansa)
Ignazio Visco, Giancarlo Giorgetti e Carlo Messina. Il primo è il presidente della Banca d’Italia, il secondo è il neo ministro dell’Economia del governo Meloni e il terzo è l’ad di Intesa Sanpaolo. Ascoltando le dichiarazioni rilasciate da ciascuno dei tre durante la Giornata del risparmio celebrata ieri a Roma, l’allineamento dei rispettivi pianeti - Vigilanza, Mef e prima banca italiana nonché unica banca di sistema - sembra perfetto. Su come affrontare il problema del debito, su come far crescere il Pil ma anche sulle critiche a Francoforte per la gestione della politica monetaria. L’«elevata incertezza» del quadro economico mondiale» richiede di procedere in modo graduale sul «rialzo dei tassi ufficiali della Bce» che «dovrà proseguire per attenuare il rischio del persistere di un’elevata inflazione», ha detto Visco aggiungendo che il rialzo va deciso «sulla base delle evidenze che si renderanno via via disponibili» e non bisogna «sottovalutare il pericolo che il deterioramento delle prospettive economiche si riveli peggiore del previsto, rendendo sproporzionato un passo eccessivamente rapido nella normalizzazione dei tassi ufficiali».
Le parole del governatore coincidono con quelle pronunciate da Giorgetti che confida «nella saggezza della Bce nell’interpretare le cause della recente impennata dell’inflazione e nel tener conto del rallentamento in corso nell’economia europea». E ancora: per Visco l’Italia «non può permettersi di aumentare ancora il debito pubblico» e i margini per l’erogazione di aiuti a famiglie e imprese «saranno verosimilmente molto più limitati che negli ultimi due anni», aggiunge il governatore suggerendo che «possono essere ampliati con la riduzione di altre spese». Aggiungendo che la nostra economia, «dopo anni di ristagno, può tornare su un sentiero di sviluppo sostenuto e durevole». Si tratta di un obiettivo «alla nostra portata; quanto più si manifesterà la determinazione e la capacità di conseguirlo, tanto più agli investimenti pubblici potrà associarsi la forza rinnovata dell’investimento privato, fondata sul necessario alimento del risparmio, che le famiglie italiane hanno laboriosamente accumulato nel tempo».
Protezione di famiglie e imprese, nessuno scostamento di bilancio, e revisione del Patto di stabilità sono stati i temi principali affrontati anche dal ministro Giorgetti. Allineato a Visco pure sulla necessità, «in questo tempo di incertezze», di «incoraggiare il risparmio, destinarlo al sostegno dei processi di transizione e, allo stesso tempo, tutelarlo dai rischi connessi all’inflazione», facendo soprattutto in modo di convogliarlo verso investimenti produttivi in Italia. Dopo quattro citazioni di Luigi Einaudi e una di Guido Carli assai apprezzate sia sul palco sia in platea, il nuovo capo del Mef ha anche affrontato un altro dossier caldo sul tavolo del governo guidato da Giorgia Meloni: il Monte dei Paschi. «Il governo lavorerà per gestire in modo ordinato la dismissione della quota azionaria dello Stato» in Mps, «nel rispetto degli impegni presi con l’Europa, lasciando al mercato un soggetto bancario forte, capace di operare in un’economia diversificata e articolata anche geograficamente come quella italiana», ha detto Giorgetti. Gli ha fatto eco l’ad di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, sottolineando che la ricapitalizzazione del Monte è un passaggio molto importante per la definitiva stabilizzazione del sistema bancario italiano e va nella giusta direzione. Proprio ieri si è concluso il periodo di offerta in opzione per l’aumento di Mps: sono stati esercitati 7.409.022 diritti di opzione per la sottoscrizione del 74% del totale delle nuove azioni offerte, per un controvalore complessivo di 1,84 miliardi. Non risultano esercitati i diritti per un controvalore di 652 milioni ma il dato non tiene conto degli impegni di sub underwriting da parte di investitori terzi per complessivi 475 milioni corrispondenti al 19% dell’aumento di capitale. Pertanto, il 93% risulta oggetto di impegni vincolanti (e da oggi parte l’asta dell’inoptato per due giorni).
Messina, ieri, ha però lanciato anche un altro messaggio importante che risulta in piena sintonia con la strategia di Giorgetti. «Perdere Alessandro Rivera, direttore generale del Mef? Un peccato. Non mi occupo di questo ma quello che posso dire è che si tratta di una delle figure più competenti del ministero», ha detto il banchiere rispondendo alla domanda di un giornalista. In questi giorni si è, infatti, parlato molto dell’ipotesi di sostituire Rivera che si porta dietro molti dossier pesanti, da Mps a Ita. Come ha scritto domenica La Verità, però, il ministro Giorgetti punterebbe a tenerlo con sé. In ogni caso, la legge che regola lo spoils system prevede la cessazione automatica degli incarichi di alta e media dirigenza nella pubblica amministrazione dopo 90 giorni dalla fiducia al nuovo esecutivo. Passato questo periodo, bisognerà decidere che cosa fare, ma l’endorsement di Messina di ieri ha un peso rilevante.
Salgono un po’ le previsioni sul Pil
Colpo di coda per il Pil italiano che nel terzo trimestre dell’anno sale dello 0,5% rispetto al trimestre precedente e del 2,6% rispetto allo stesso periodo 2021. Anche se di poco, insomma, le stime diffuse dall’Istat smentiscono le previsioni dell’Ufficio parlamentare di bilancio, fatte solo due settimane fa, che indicavano un possibile calo dello 0,2%. Non sarà certo un risultato da incorniciare, ma il segno più lascia ancora un margine di ottimismo visto il contesto in cui versa l’economia europea. Sempre secondo l’Istituto nazionale di statistica, inoltre, la crescita già acquisita per il 2022 sale al 3,9% (contro il 3,3% indicato dalla Nadef). A conti fatti, dunque, l’ultimo dato, anche se in decelerazione rispetto al trimestre precedente, è il settimo positivo di seguito.
A ogni modo, l’Istat ieri ha sottolineato la natura provvisoria di questa stima, che riflette «dal lato della produzione un calo dell’agricoltura e dell’industria e un aumento marcato dei servizi. Dal lato della domanda, si rileva un contributo positivo della componente nazionale (al lordo delle scorte) e un apporto negativo della componente estera netta, a seguito di una crescita delle importazioni maggiore rispetto alle esportazioni». Detto in parole povere, la situazione resta critica e serve prudenza, spiega l’Istat. Anche se il segno più ha resistito nel terzo trimestre, siamo a un passo dal baratro. Ignazio Visco, governatore della Banca d’Italia, ha a sua volta spiegato che la crescita comporta «da un lato un aumento meccanico nel rialzo delle stime, dall’altro spinge in ogni caso alla prudenza nell’indicazione di stime puntuali nel contesto di grande incertezza come l’attuale».
Ciononostante, c’è chi vede il bicchiere mezzo pieno. Il dato sul Pil di oggi è «una ulteriore, positiva, sorpresa sulla vitalità e sulla capacità di reazione della nostra economia. La crescita dello 0,5% congiunturale, che ci pone tra i Paesi più dinamici in Europa è, infatti, un dato in controtendenza rispetto alle valutazioni dei principali previsori che si attendevano una moderata riduzione (-0,4% secondo il network Focus economics)», ha commentato l’ufficio studi di Confcommercio, l’associazione guidata da Carlo Sangalli. «Alla base di questa evoluzione favorevole», spiega la nota di Confcommercio, «c’è il progressivo recupero registrato dai servizi, soprattutto quelli legati al turismo e al tempo libero, che hanno beneficiato anche del contributo della domanda degli stranieri. Il dato di oggi, inoltre, rende concreta la possibilità di crescita nell’intero 2022 prossima o superiore al 3,5%. Tuttavia, ciò non attenua le preoccupazioni sull’andamento dell’economia nei prossimi mesi. Se al momento le maggiori difficoltà, dal lato della domanda, si rilevano per quei prodotti che rappresentano una quota importante di spesa per le famiglie a reddito più basso», ricorda l’associazione dei commercianti, «è certo che i contraccolpi dovuti all’erosione del reddito disponibile e della ricchezza derivanti dalle dinamiche inflazionistiche si faranno sentire, a breve, anche sui servizi, nonostante la voglia di recuperare i livelli di consumo precedenti la pandemia».
«Bene, un dato superiore alle attese, considerato che alcuni analisti si aspettavano addirittura un calo del Pil rispetto al trimestre precedente», ha detto Massimiliano Dona, presidente dell’Unione nazionale consumatori, «Insomma, Mario Draghi lascia maggiori margini di manovra al governo Meloni che si spera intervenga con misure forti per contrastare le bollette astronomiche che gli italiani stanno pagando».
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Convergenza fra Giancarlo Giorgetti e Ignazio Visco, che chiedono alla Bce di procedere con attenzione sulle politiche contro l’inflazione. Carlo Messina elogia Alessandro Rivera, dg del Mef a rischio spoils system: «Perderlo? Sarebbe un peccato».Salgono un po’ le previsioni sul Pil. Il dato provvisorio del terzo trimestre è positivo (+0,5%) e smentisce le stime di un calo. Ma Palazzo Koch ricorda: «Prudenza, visto il contesto di grande incertezza».Lo speciale comprende due articoli.Ignazio Visco, Giancarlo Giorgetti e Carlo Messina. Il primo è il presidente della Banca d’Italia, il secondo è il neo ministro dell’Economia del governo Meloni e il terzo è l’ad di Intesa Sanpaolo. Ascoltando le dichiarazioni rilasciate da ciascuno dei tre durante la Giornata del risparmio celebrata ieri a Roma, l’allineamento dei rispettivi pianeti - Vigilanza, Mef e prima banca italiana nonché unica banca di sistema - sembra perfetto. Su come affrontare il problema del debito, su come far crescere il Pil ma anche sulle critiche a Francoforte per la gestione della politica monetaria. L’«elevata incertezza» del quadro economico mondiale» richiede di procedere in modo graduale sul «rialzo dei tassi ufficiali della Bce» che «dovrà proseguire per attenuare il rischio del persistere di un’elevata inflazione», ha detto Visco aggiungendo che il rialzo va deciso «sulla base delle evidenze che si renderanno via via disponibili» e non bisogna «sottovalutare il pericolo che il deterioramento delle prospettive economiche si riveli peggiore del previsto, rendendo sproporzionato un passo eccessivamente rapido nella normalizzazione dei tassi ufficiali». Le parole del governatore coincidono con quelle pronunciate da Giorgetti che confida «nella saggezza della Bce nell’interpretare le cause della recente impennata dell’inflazione e nel tener conto del rallentamento in corso nell’economia europea». E ancora: per Visco l’Italia «non può permettersi di aumentare ancora il debito pubblico» e i margini per l’erogazione di aiuti a famiglie e imprese «saranno verosimilmente molto più limitati che negli ultimi due anni», aggiunge il governatore suggerendo che «possono essere ampliati con la riduzione di altre spese». Aggiungendo che la nostra economia, «dopo anni di ristagno, può tornare su un sentiero di sviluppo sostenuto e durevole». Si tratta di un obiettivo «alla nostra portata; quanto più si manifesterà la determinazione e la capacità di conseguirlo, tanto più agli investimenti pubblici potrà associarsi la forza rinnovata dell’investimento privato, fondata sul necessario alimento del risparmio, che le famiglie italiane hanno laboriosamente accumulato nel tempo». Protezione di famiglie e imprese, nessuno scostamento di bilancio, e revisione del Patto di stabilità sono stati i temi principali affrontati anche dal ministro Giorgetti. Allineato a Visco pure sulla necessità, «in questo tempo di incertezze», di «incoraggiare il risparmio, destinarlo al sostegno dei processi di transizione e, allo stesso tempo, tutelarlo dai rischi connessi all’inflazione», facendo soprattutto in modo di convogliarlo verso investimenti produttivi in Italia. Dopo quattro citazioni di Luigi Einaudi e una di Guido Carli assai apprezzate sia sul palco sia in platea, il nuovo capo del Mef ha anche affrontato un altro dossier caldo sul tavolo del governo guidato da Giorgia Meloni: il Monte dei Paschi. «Il governo lavorerà per gestire in modo ordinato la dismissione della quota azionaria dello Stato» in Mps, «nel rispetto degli impegni presi con l’Europa, lasciando al mercato un soggetto bancario forte, capace di operare in un’economia diversificata e articolata anche geograficamente come quella italiana», ha detto Giorgetti. Gli ha fatto eco l’ad di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, sottolineando che la ricapitalizzazione del Monte è un passaggio molto importante per la definitiva stabilizzazione del sistema bancario italiano e va nella giusta direzione. Proprio ieri si è concluso il periodo di offerta in opzione per l’aumento di Mps: sono stati esercitati 7.409.022 diritti di opzione per la sottoscrizione del 74% del totale delle nuove azioni offerte, per un controvalore complessivo di 1,84 miliardi. Non risultano esercitati i diritti per un controvalore di 652 milioni ma il dato non tiene conto degli impegni di sub underwriting da parte di investitori terzi per complessivi 475 milioni corrispondenti al 19% dell’aumento di capitale. Pertanto, il 93% risulta oggetto di impegni vincolanti (e da oggi parte l’asta dell’inoptato per due giorni). Messina, ieri, ha però lanciato anche un altro messaggio importante che risulta in piena sintonia con la strategia di Giorgetti. «Perdere Alessandro Rivera, direttore generale del Mef? Un peccato. Non mi occupo di questo ma quello che posso dire è che si tratta di una delle figure più competenti del ministero», ha detto il banchiere rispondendo alla domanda di un giornalista. In questi giorni si è, infatti, parlato molto dell’ipotesi di sostituire Rivera che si porta dietro molti dossier pesanti, da Mps a Ita. Come ha scritto domenica La Verità, però, il ministro Giorgetti punterebbe a tenerlo con sé. In ogni caso, la legge che regola lo spoils system prevede la cessazione automatica degli incarichi di alta e media dirigenza nella pubblica amministrazione dopo 90 giorni dalla fiducia al nuovo esecutivo. Passato questo periodo, bisognerà decidere che cosa fare, ma l’endorsement di Messina di ieri ha un peso rilevante. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/giorgetti-bankitalia-e-intesa-daccordo-sui-rischi-con-la-bce-2658576377.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="salgono-un-po-le-previsioni-sul-pil" data-post-id="2658576377" data-published-at="1667257604" data-use-pagination="False"> Salgono un po’ le previsioni sul Pil Colpo di coda per il Pil italiano che nel terzo trimestre dell’anno sale dello 0,5% rispetto al trimestre precedente e del 2,6% rispetto allo stesso periodo 2021. Anche se di poco, insomma, le stime diffuse dall’Istat smentiscono le previsioni dell’Ufficio parlamentare di bilancio, fatte solo due settimane fa, che indicavano un possibile calo dello 0,2%. Non sarà certo un risultato da incorniciare, ma il segno più lascia ancora un margine di ottimismo visto il contesto in cui versa l’economia europea. Sempre secondo l’Istituto nazionale di statistica, inoltre, la crescita già acquisita per il 2022 sale al 3,9% (contro il 3,3% indicato dalla Nadef). A conti fatti, dunque, l’ultimo dato, anche se in decelerazione rispetto al trimestre precedente, è il settimo positivo di seguito. A ogni modo, l’Istat ieri ha sottolineato la natura provvisoria di questa stima, che riflette «dal lato della produzione un calo dell’agricoltura e dell’industria e un aumento marcato dei servizi. Dal lato della domanda, si rileva un contributo positivo della componente nazionale (al lordo delle scorte) e un apporto negativo della componente estera netta, a seguito di una crescita delle importazioni maggiore rispetto alle esportazioni». Detto in parole povere, la situazione resta critica e serve prudenza, spiega l’Istat. Anche se il segno più ha resistito nel terzo trimestre, siamo a un passo dal baratro. Ignazio Visco, governatore della Banca d’Italia, ha a sua volta spiegato che la crescita comporta «da un lato un aumento meccanico nel rialzo delle stime, dall’altro spinge in ogni caso alla prudenza nell’indicazione di stime puntuali nel contesto di grande incertezza come l’attuale». Ciononostante, c’è chi vede il bicchiere mezzo pieno. Il dato sul Pil di oggi è «una ulteriore, positiva, sorpresa sulla vitalità e sulla capacità di reazione della nostra economia. La crescita dello 0,5% congiunturale, che ci pone tra i Paesi più dinamici in Europa è, infatti, un dato in controtendenza rispetto alle valutazioni dei principali previsori che si attendevano una moderata riduzione (-0,4% secondo il network Focus economics)», ha commentato l’ufficio studi di Confcommercio, l’associazione guidata da Carlo Sangalli. «Alla base di questa evoluzione favorevole», spiega la nota di Confcommercio, «c’è il progressivo recupero registrato dai servizi, soprattutto quelli legati al turismo e al tempo libero, che hanno beneficiato anche del contributo della domanda degli stranieri. Il dato di oggi, inoltre, rende concreta la possibilità di crescita nell’intero 2022 prossima o superiore al 3,5%. Tuttavia, ciò non attenua le preoccupazioni sull’andamento dell’economia nei prossimi mesi. Se al momento le maggiori difficoltà, dal lato della domanda, si rilevano per quei prodotti che rappresentano una quota importante di spesa per le famiglie a reddito più basso», ricorda l’associazione dei commercianti, «è certo che i contraccolpi dovuti all’erosione del reddito disponibile e della ricchezza derivanti dalle dinamiche inflazionistiche si faranno sentire, a breve, anche sui servizi, nonostante la voglia di recuperare i livelli di consumo precedenti la pandemia». «Bene, un dato superiore alle attese, considerato che alcuni analisti si aspettavano addirittura un calo del Pil rispetto al trimestre precedente», ha detto Massimiliano Dona, presidente dell’Unione nazionale consumatori, «Insomma, Mario Draghi lascia maggiori margini di manovra al governo Meloni che si spera intervenga con misure forti per contrastare le bollette astronomiche che gli italiani stanno pagando».
Il presidente della Lega di Serie A Ezio Simonelli (Ansa)
E a farne le spese, tanto per cambiare, sono i tifosi di calcio, già frastornati dagli insuccessi della Nazionale e, al momento in cui questo giornale va in stampa, ancora senza informazioni su quando si disputerà il derby Roma-Lazio, dopo 48 ore di rimpiattino tra Lega Serie A, Prefettura di Roma e Federtennis, attore incolpevole ma chiamato in causa obtorto collo. Ma il problema non riguarda solo il derby. A Roma-Lazio si deve per forza abbinare il pacchetto di sfide Pisa-Napoli, Juventus-Fiorentina Genoa-Milan e Como-Parma nel medesimo orario. Sono match che coinvolgono compagini impegnate nel conquistarsi un posto in Champions League e il regolamento specifica come negli ultimi due turni di stagione sia obbligatorio che le squadre impegnate a conseguire gli stessi obiettivi scendano in campo agli stessi orari. Solo che nessuno aveva considerato la concomitanza della finale degli Internazionali di tennis. Per evitare incidenti analoghi alla guerriglia urbana tra tifosi dell’aprile 2025, in cui rimasero contusi 14 agenti, il Viminale aveva vietato alle due formazioni di affrontarsi in orario serale, impedendo una collocazione della partita alle 20.45 di domenica.
La Lega di Serie A aveva proposto di disputare le sfide alle 12.30, vale a dire nel cosiddetto orario di «lunch match», incontrando però il diniego della Prefettura e della questura di Roma: «Siamo attrezzati per gestire qualsiasi cosa, anche eventi difficili in concomitanza, ma sarebbe più sensato non far giocare un derby nello stesso giorno degli Internazionali di tennis, oggi diventati un evento mondiale di pari importanza», era stata la motivazione, seguita da una nota che ufficializzava lo slittamento del derby a lunedì alle 20.45, in orario sì serale, ma il giorno dopo rispetto all’evento tennistico. Decisione però rifiutata dalla Lega di Serie A. Piccolo particolare: la sovrapposizione potenziale dei due eventi, quello di pallone e quello di tennis, era nota già da tempo, ma nessuno si è preoccupato di prendere le logiche contromisure. La pezza che salvasse capra, cavoli e palinsesti televisivi (non bisogna dimenticare il ruolo decisivo degli editori tv che detengono i diritti sulle partite di calcio) trovata dalla Lega era spostare la lancetta degli orologi di mezz’ora avanti e di mezz’ora indietro: derby domenica alle 12 insieme con le altre quattro partite abbinate, finale del Foro Italico alle 17, per consentire lo svolgimento autonomo delle due manifestazioni e un controllo adeguato dell’ordine pubblico. «Abbiamo sbagliato, ma chiediamo di venirci incontro», ha dichiarato il presidente di Lega Ezio Simonelli, «Forse non è stato tenuto conto del fatto che il rinvio del derby coinvolgesse altre quattro città e 300.000 tifosi. Alla luce di questo, dando noi disponibilità ad anticipare di mezz’ora, mi auguro che la stessa disponibilità la dia la Federtennis nel posticipare». Continuando: «Prendiamo atto della decisione del Prefetto di far giocare il derby e le altre quattro partite lunedì sera, ma non la condividiamo. Abbiamo fatto una proposta formale al Viminale per trovare una soluzione. Se non dovessimo trovarla, presenteremo ricorso al Tar».
Il ricorso al Tar peraltro sta diventando sport nazionale al pari del pallone. Al caos organizzativo si è poi aggiunta la finaIe di Coppa Italia tra Lazio e Inter di ieri, che ha reso impervie le comunicazioni tra i protagonisti della vicenda, non consentendo ancora una soluzione. La faccenda è spinosa: giocare le partite di lunedì sera comporterebbe uno stravolgimento impraticabile per molti tifosi che non riuscirebbero a sostenere un viaggio in trasferta in un giorno feriale. La petizione di alcuni gruppi ultras che circola da marzo per un calcio «più giusto e popolare» è anche una reazione a pasticci del genere: «Vogliamo dire basta al calcio con orari spezzatino, subordinato a decisioni dell’ultimo minuto», sostengono i tifosi. Il numero uno del Coni Giovanni Malagò ha stigmatizzato la vicenda con una stilettata ovattata: «Non ho alcuna carica o ruolo per parlare dell’argomento. Mi auguro che possano trovare una soluzione in grado di accontentare tutti. Non è certo una bella cosa questa diatriba». Bella non lo è, e al momento una soluzione ufficiale non c’è ancora. Ma la diatriba aiuta a comprendere sia il significato autentico dell’espressione «decidere in zona Cesarini», sia il motivo per cui il calcio italiano è prigioniero di sé stesso, forse troppo occupato a pensare ai ricorsi al Tar e poco ai ricorsi (e ai corsi) della sua travagliata storia recente.
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Trump vola da Xi mentre la guerra in Iran pesa su economia e politica USA tra rincari, debiti, tensioni con la Cina e sfida elettorale.
Guido Guidesi (Ansa)
I numeri che accompagnano questa ambizione sono solidi. Con oltre il 23% del Pil nazionale e più di un quarto dell'export italiano, la Lombardia è già il principale motore economico del Paese. Dal 2021 al 2025 ha attratto 448 progetti su 1.158 complessivi in Italia, mantenendo una quota costante tra il 35% e il 45% del totale nazionale, con una crescita di 85-90 investimenti diretti esteri all’anno - il 35% in più rispetto al quinquennio precedente (lo dice il Financial Times). Dati ancora più significativi se confrontati con lo scenario globale: tra il 2023 e il 2024 i flussi internazionali di investimenti sono calati dell’11% e quelli europei del 5%, mentre la Lombardia ha segnato un +6%.
Nel periodo 2020-2025, grazie al progetto “Invest in Lombardy” – sviluppato in collaborazione con Milano & Partners – la Regione ha supportato oltre 1.400 aziende estere interessate a insediarsi sul territorio. Solo nel 2025, 34 di queste hanno già avviato o annunciato progetti concreti, con un impatto stimato di 2,8 miliardi di indotto e 6.200 nuovi posti di lavoro. Attualmente sono 428 i progetti in gestione attiva, concentrati nei settori a più alto valore aggiunto: manifattura avanzata (semiconduttori, Industria 4.0), Scienze della Vita (biotecnologie, farmaceutico), Clean Tech e IT/ICT.
«I numeri confermano il nostro primato italiano rispetto all’attrazione investimenti esteri: valiamo il 40% degli investimenti esteri che arrivano in Italia. Ma non possiamo però fermarci al primato nazionale, possiamo e dobbiamo migliorarci», ha dichiarato l’assessore allo Sviluppo economico Guido Guidesi, presentando la nuova strategia regionale.
«Questo è l’obiettivo della nuova strategia di attrazione degli investimenti in cui si evidenzia un ruolo più da protagonista e attivo di Regione Lombardia al fine di cogliere opportunità di nuovi investimenti presentandoci con ecosistemi completi: dalla ricerca, ai fornitori, alle competenze. Proviamo a giocarci la partita dell’attrazione in un campionato più difficile e maggiormente competitivo; alziamo il livello, proviamo a migliorarci; vogliamo essere meta internazionale e hub europeo», ha aggiunto Guidesi, sottolineando che con la nuova direttiva «andremo anche a cercarci gli investitori rispetto alle esigenze che abbiamo dal punto di vista della partecipazione ai nostri ecosistemi».
Tre le direttrici del piano di Guidesi. La prima è la qualità degli investimenti: la Regione punta sui settori ad alto valore aggiunto: ICT, scienze della vita, elettronica, aerospazio, chimica e agroalimentare avanzato. La seconda è la valorizzazione degli ecosistemi territoriali e in questo quadro si inseriscono le Zone di Innovazione e Sviluppo (ZIS), la Zona Logistica Semplificata di Cremona e Mantova, e l'iniziativa “Talenti – Trasferimento delle conoscenze”, che favorisce l’ingresso di dottori di ricerca e professionisti altamente qualificati nelle pmi lombarde. La terza direttrice è la semplificazione e la velocità dei processi, attraverso il rafforzamento del modello one-stop-shop per rendere più rapidi e prevedibili i percorsi di insediamento.
Per Giovanni Rossi, direttore generale di Promos Italia, «l'approccio internazionale è rafforzato da attività promozionali e roadshow nei principali mercati esteri, con “value proposition” focalizzate su settori ad alto valore aggiunto. La “business intelligence” permette di intercettare investitori qualificati e accompagnarli efficacemente nel percorso di insediamento. L'aftercare è considerato strategico per valorizzare le imprese già insediate e favorirne la crescita”, ha concluso Rossi.
Centrale nella strategia è il potenziamento di «Invest in Lombardy» come punto unico di accesso per gli investitori internazionali, capace di accompagnare le imprese lungo l'intero ciclo dell'investimento: dalla valutazione iniziale all'insediamento, fino ai servizi di aftercare.
Un riconoscimento al valore dell’ecosistema lombardo arriva dalle testimonianze delle imprese internazionali già presenti sul territorio. «Regione Lombardia ha accompagnato il nostro percorso di insediamento, supportandoci nel dialogo con il territorio e nello sviluppo delle competenze necessarie. La Lombardia si distingue per un ecosistema industriale solido e collaborativo, favorevole allo sviluppo di nuovi investimenti», ha evidenziato Carina Solsona Garriga, Coo di Affinity Petcare.
«Abbiamo scelto la Lombardia per la sua posizione strategica, la qualità delle infrastrutture e un ecosistema industriale unico a livello europeo, che consente di ottimizzare efficienza, sostenibilità e sviluppo produttivo», ha aggiunto Federico Castelli, amministratore delegato di Rockwool Italia.
«La Lombardia è più attrattiva di molte regioni europee grazie a una filiera industriale avanzata, competenze di altissimo livello e un forte orientamento all’export. Qui troviamo un luogo dove produrre, innovare e costruire valore nel lungo periodo», ha concluso Paolo Bertuzzi, Ceo & Managing Director di Turboden.
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