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2022-04-06
Non solo Giappone. La fioritura dei ciliegi si può ammirare anche a Roma
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Aprile tempo di fioriture. Dopo giorni di pioggia e persino di neve, il sole è tornato a splendere e, con lui, la voglia di aprirsi ai colori della primavera. Una stagione che, da sempre, attrae sentimenti ambivalenti: amata dai meteoropatici, ma odiata da chi soffre di allergie stagionali, presenta risvolti vantaggiosi per tutti: dalle ore in più di luce alle temperature che si fanno più miti, fino ai colori e ai profumi dei fiori in rinascita.
Per celebrare questa rinascita - anche simbolica: non sono solo gli animali a svegliarsi dal letargo - è ormai tradizione diffusa andare in giro in cerca di fioriture: i colori attirano le persone come il miele le api. Ai mesi grigi subentra un periodo dai colori tenui ed esplosivi e l’aria, finalmente tiepida, si riempie di terapeutici afrori.
In questo periodo possiamo assistere alla fioritura del glicine e del melo ornamentale, delle camelie (bianche, rosa e rosse) e dei peschi, delle azalee e delle margherite, per citare solo alcune specie. Al centro dell’interesse c’è soprattutto la fioritura dei ciliegi, non solo per la bellezza oggettiva, ma anche per le immagini da cartolina provenienti dal Giappone che tanto cinema, negli ultimi anni, ci ha regalato. Si pensi a «Le ricette della signora Toku», di Naomi Kawase; oppure ai film d’animazione come «5 cmk al secondo», di Makoto Shinkai.
Insomma, l’hanami (che si riferisce sia alla fioritura dei ciliegi che alla simbologia nipponica a essa correlata) è sbarcato anche da noi. A Roma, per esempio, i sakura possono essere nuovamente ammirati al Parco Lago dell’Eur, grazie alla presenza delle cultivar Kanzan e Prunus x yedoensis. Un evento a cui i romani tengono molto e a cui un anno fa dovettero rinunciare a causa della ripartizione delle Regioni in zone rosse e arancioni.
La fioritura dei ciliegi ci porta altrove ed è proprio altrove che spesso gli italiani si recano per ammirare i fiori più famosi al massimo del loro splendore. L’Olanda, per esempio, è da anni meta di pellegrinaggio per i suoi variopinti tulipani: il Keukenhof di Lisse, a pochi chilometri da Amsterdam, è ritenuto il parco più bello del mondo. Qui, ogni anno, sbocciano circa 800 specie diverse, per un totale di circa 7 milioni di tulipani!
Il biglietto non è regalato (l’ingresso ammonta a una ventina di euro), ma lo spettacolo ripaga di tutto. È per questo che in molte città italiane sono sorti parchi temporanei dedicati, come il Tulipark di Roma e Bologna, ma inutile aspettarsi il medesimo splendore olandese.
Anche il Belgio vanta delle bellissime fioriture, tra cui quella delle campanule dal colore violetto-bluastro. Da metà aprile la foresta di Halle (chiamata anche Foresta Blu), a circa mezz’ora da Bruxelles, diventa per 3-4 settimane una distesa coloratissima e dall’aspetto incantato. Le date cambiano di anno in anno a seconda del clima, per questo è meglio informarsi prima di partire.
Famosa è anche la fioritura dei papaveri nell’Antelope Valley, in California, che da marzo a maggio diventa una distesa di fiori non rossi, ma arancioni. Come nella nostra Castelluccio di Norcia, anche qui è vietato calpestare i prati. Si tratta infatti di una riserva e la si può percorrere solo su sentieri tracciati. Sul sito è possibile monitorare questa fioritura, il cui andamento – come in Belgio – è imprevedibile.
Infine – ma la lista sarebbe ancora lunghissima – il campo di lupini nella tedesca Riserva della biosfera di Rhön, fondata dall’Unesco. Una fioritura che dura fino a metà estate e regala fiori bianchi, rossi, blu e viola a perdita d’occhio. Alcuni superano persino il metro d’altezza.
Andare in giro per fioriture non è un semplice vezzo, ma una vera e propria attività terapeutica, soprattutto - ça va sans dire – per chi vive e lavora in città. Oltre al contatto con la natura, colori e profumi hanno effetti benefici sulla mente e sul corpo. Si parla ormai da anni sia di cromoterapia che di aromaterapia. Colori e profumi, insomma, sono alleati dell’umore: tutti sanno, per esempio, che il verde rilassa, mentre il rosso eccita, che l’aroma di lavanda coadiuva il sonno e quello di vaniglia è un antistress.
Insomma, andare per fioriture è un’attività che fa bene al corpo e allo spirito. Per questo, facciamo un viaggio da Nord a Sud alla scoperta di colori e profumi indimenticabili.
Trentino Alto Adige

iStock
Si va in Alto Adige per tanti motivi, ma è soprattutto la natura ad attrarre ogni anno migliaia di visitatori. Tutti conoscono questa terra per le sue montagne e i pascoli, ma chi si ferma a contemplare e, soprattutto, a degustare il dente di leone?
Ebbene sì, questo fiore è molto utilizzato nella cucina altoatesina. Il dente di leone, conosciuto anche come tarassaco, oltre a essere utilizzato per le sue proprietà diuretiche, antinfiammatorie e disintossicanti, arricchisce le insalate, diventa il ripieno di ravioli freschi e può persino diventare un’alternativa al caffè.
In Alto Adige, quindi si fa di bellezza virtù: andare adesso significa ammirare i campi punteggiati di giallo e, dal 15 aprile al 22 maggio, partecipare a «Le Settimane del Dente di Leone», manifestazione culinaria dedicata a uno dei simboli della Val d’Ultimo – Alta Val di Non.
Per degustare gli originali piatti a base di questa pianta, bisogna andare nelle località di Lauregno, Senale, Proves e San Felice, dove ristoranti del luogo propongono le loro ricette. Un modo per entrare a contatto con le antiche tradizioni contadine della zona, facendo contemporaneamente cromo-aroma-terapia.
Le Settimane del Dente di Leone includono anche un mercato contadino, eventi musicali e animazione per bambini.
Dormire nella Val d’Ultimo – Alta Val di Non
- Mesnerhof, Mesner 66 Mesnerhof, Lauregno: ideale per chi cerca un appartamento nuovo e accogliente, in perfetto stile altoatesino;
- Hotel Pension Lydia, Vernago 19, Senale: posizione perfetta per chi ama le escursioni.
Mangiare nella Val d’Ultimo – Alta Val di Non
Non solo tarassaco, ovviamente. Tra i prodotti tipici della zona, consigliamo la mortandela, un salume che è anche presidio Slow Food, ma anche i dolci a base di mele e i canederli.
- Malga Revó, Località Malga Revó 1, Proves: piatti tipici della zona in un ristorante immerso nella natura;
- Pizzeria Restaurant Pension Greti, via Palade 39, Senale – San Felice: b&b apprezzato anche per le pizze e le colazioni;
- Trattoria Al Sole, 11 Località Maso Gassern, Lauregno. Da provare: gli gnocchi di cicoria.
Sigurtà

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Il Sigurtà è, di per sé, uno dei più bei parchi italiani. Si trova a Valeggio sul Mincio (VR) e vanta una serie di fioriture spettacolari, a seconda della stagione.
La sua origine risale al XV secolo ed è connessa alla storia di alcune famiglie patrizie, che si sono susseguite nel tempo. Il parco-giardino, infatti, faceva parte di una tenuta composta da varie strutture, tra cui una cappella, il fienile e la scuderia.
Visitando il parco, oltre alla bellezza naturalistica, si ha quindi modo di ammirarne le architetture, dandosi la possibilità di immaginare la vita di queste ricche famiglie, che si dedicavano all’ozio proprio negli immensi spazi verdi.
Nel mese di aprile è possibile immergersi tra i colori dei tulipani, per cui il Sigurtà è diventato celebre negli ultimissimi anni. L’evento, che ha luogo nei mesi di marzo, aprile e maggio, ha preso il nome di tulipanomania, grazie alle 300 varietà fotografate da visitatori provenienti da tutta Italia.
Si tratta della fioritura di tulipani più importante d’Italia, per cui gli amanti di questi fiori non possono farsi sfuggire un evento che non ha molto da invidiare all’Olanda. Ogni anno ci sono delle novità: il 2022 presenta una bellissima collezione di tulipani neri e alcune pregiate varietà dai colori pastello.
Quanto alle fioriture successive, segnaliamo l’albero delle farfalle, l’iris, le ninfee, ma anche i girasoli, i crochi, i giacinti e le peonie.
Il biglietto d’ingresso al Parco Giardino Sigurtà costa 15.50 € per gli adulti, 8.50 € per i ragazzi dai 5 ai 14 anni e 11.50 € per gli over 65. Si può prenotare direttamente dal sito.
Dormire a Valeggio sul Mincio
- Hotel Eden, via Don Giovanni Beltrame 10: accogliente e dalla posizione strategica;
- Agriturismo Corte Morandini, Loc. Gobbini 28/B: immerso nel verde, offre anche una cucina genuina.
Mangiare a Valeggio sul Mincio
- Trattoria Il Cavallino, vicolo Nino Bixio 7: cucina del territorio, di cui assaggiare soprattutto i tortellini;
- Hostaria Marsala 2, via Marsala 2: pochi coperti, ottima cucina;
- Giardini di Borghetto, str. Viscontea 533: da provare il tagliere di affettati.
Firenze e Sermoneta

Giardino di Ninfa a Sermoneta in provincia di Latina (iStock)
Una delle fioriture più belle del periodo è quella del glicine, rampicante dalle infiorescenze violacee e dal profumo inebriante. A partire da aprile-maggio, paesi e città si riempiono di «grappoli» che sbucano da muri, pergolati e inferriate: nonostante la sua preziosità, si tratta infatti di una pianta piuttosto diffusa in Italia.
I luoghi in cui ammirare questo spettacolo della natura in tutto il suo splendore sono molti. Se si vuole rimanere a bocca aperta, bisogna andare nella fiorentina Villa Bardini, nel cui giardino esiste una pergola che diventa una sorta di magica galleria viola. La fioritura del glicine è anche diventata un contest fotografico: le migliori fotografie verranno selezionate tra il 30 aprile e il 1° maggio e pubblicate sul profilo Instagram di questa villa, che è anche spazio museale e offre una delle visuali più belle sulla città.
Altro luogo che aiuta a sentirsi protagonisti di una fiaba è il Giardino di Ninfa, nei pressi di Sermoneta (LT): 8 ettari di riserva ai piedi dei Monti Lepini. Il New York Times l’ha definito il giardino più bello e romantico del mondo e a ragion veduta: al suo interno si trovano 1300 specie di piante, tra cui il glicine, che si specchia nel fiume Ninfa.
Non solo piante: in questo giardino all’inglese voluto da Gelasio Caetani nel 1921, esistono anche dei ruderi di origine medievale, che contribuiscono a donare al posto un aspetto surreale.
Il biglietto d’ingresso costa € 15,75. Per qualunque informazione su aperture e prezzi, basta andare sul sito.
Dormire a Firenze e Sermoneta
- Hotel Berchielli, Lungarno Acciaiuoli 14, Tornabuoni, Firenze: hotel elegante e raffinato, situato in un punto magnifico;
- Le Camere Pinte, via Matteotti 3, Sermoneta: appartamento centrale e dotato di centro benessere (da prenotare).
Mangiare a Firenze e Sermoneta
- La Leggenda dei Frati, Costa S. Giorgio 6/a, Firenze: ristorante con una stella Michelin;
- Trattoria Ghost, via Sotto il Forte 2, Sermoneta: consigliamo i tagliolini al cinghiale;
- Antico Emporio, Piazza del Comune 2, Sermoneta: apprezzato per il suo tagliere e la posizione centrale.
Villa Rufolo

Villa Rufolo (iStock)
Altro luogo da favola è il Giardino di Klingsor di wagneriana memoria: stiamo parlando dei Giardini di Villa Rufolo (SA), sulla Costiera Amalfitana, che tanto colpirono, oltre al Boccaccio, il musicista tedesco, la cui presenza spirituale ha inconsapevolmente dato il via all’annuale Ravello Festival.
Fu il nobile Sir Francis Nevile Reid a ideare questo giardino dalle caratteristiche tipiche del Romanticismo ottocentesco e conosciuto anche come “giardino dell’anima”. Qui, come in quello di Ninfa, ruderi di epoca precedente e ricca vegetazione, esotica e autoctona, convivono armoniosamente.
Il giardino è costruito su due livelli: al piano inferiore, tra le molte specie, si trovano rampicanti come l’edera e il glicine del Giappone, nonché aiuole adibite a fioriture stagionali, mentre altre ospitano sempreverdi. In questo periodo, sempre al piano inferiore, possiamo ammirare due pergolati di rosa banksiae e la vistosa Dolichandra unguis-cati, rampicante dai fiori che assomigliano a delle grosse trombe gialle.
Il giardino superiore, invece, sfoggia piante come il lauro trinervio, il bosso delle Baleari e la Bergenia crassifolia (per citarne solo alcune). Villa Rufolo è un felicissimo mix di natura e cultura e gli affacci mozzafiato sul mare fanno il resto.
Per maggiori informazioni basta chiamare lo 089 857621 o scrivere a segreteria@villarufolo.it
Dormire a Ravello
- Villa Amore, Via De Fusco 5: elegante, moderno e con un panorama fantastico;
- Residence Le Villette, Viale Parco della Rimembranza 19: in posizione centrale, è dotato di piscina e terrazza.
Mangiare a Ravello
Se si va sulla Costiera Amalfitana non ci si può esimere dall’assaggiare alcuni must: dalla pizza alla mozzarella in carrozza, dagli scialatielli cozze e vongole alle pastarelle amalfitane e al limoncello.
- Ristorante Salvatore, via della Repubblica 2: ottimi i ravioli con i gamberi croccanti. Vista bellissima;
- Mimí Pizzeria&Cucina, via S. Francesco 12: la pizza qui è un sine qua non;
- Babel wine bar deli & art, via Santissima Trinità 13: piatti della tradizione in versione rielaborata.
Agrigento

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Concludiamo questo viaggio ad Agrigento e, precisamente, nella Valle dei Templi, che oltre a ospitare testimonianze storiche di estrema importanza, a partire da febbraio può vantare anche un’ineguagliabile fioritura di mandorli.
Dato il clima siciliano, l’esplosione floreale di queste piante avviene in anticipo rispetto ad altre zone d’Italia, ma ad aprile si possono ancora trovare degli esemplari che assomigliano a nuvole bianche e rosacee.
La fioritura dei mandorli è però solo una scusa per andare in Sicilia e ammirare la Valle dei Templi, che in estate – date le temperature e la sua esposizione – è improponibile. Il periodo migliore è proprio questo, sia per il clima più mite che per il turismo, un po’ più rado rispetto alla stagione estiva.
Il parco archeologico è aperto dalle 8.30 alle 19.00 e il biglietto combinato costa 15 euro: comprende la Valle e il Giardino della Kolymbethra, che appaga in pieno il desiderio di fiori, natura e allo stesso tempo archeologia. I biglietti possono essere acquistati anche online.
Bene FAI e celebre meta per i protagonisti del Grand Tour, il giardino si fa ammirare per i mandorli, gli ulivi, gli agrumeti e la macchia mediterranea, che in questo periodo esplode di colori e profumi. Al suo interno si trovano anche antichi ipogei, chiamati Acquedotti Feaci, risalenti al V secolo a.C.
Dormire ad Agrigento
- Colleverde Park Hotel, via dei Templi: vale anche solo per la vista sulla Valle dei Templi;
- B&B Batarà - "La Terrazza del Centro", via Ficani 34: anche qui vista speciale e ottime colazioni.
Mangiare ad Agrigento
Tra i piatti tipici della zona ci sono la minestra di San Giuseppe (preparata con fave e legumi vari), il taganu d’Aragona (torta di pasta tipica del periodo pasquale) e le stigghiola, ossia interiora di agnello e capretto.
- Pititto Ristorante, piazzetta Vadalà 2: ottimo il tortino di melanzane e pesce spada;
- Sal8, via Cesare Battisti 8: pesce fresco di qualità;
- Ristorante Kalos di Cipolla Antonio, salita Filino 1: da provare il polpo arrosto.
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Un viaggio alla scoperta dei paesi e degli angoli famosi per le fioriture, dal giardino Sigurtà alla piana di Castelluccio. Oltre ai sakura al Parco Lago dell’Eur, in questo periodo possiamo assistere in giro per l'Italia alla fioritura del glicine e del melo ornamentale, delle camelie (bianche, rosa e rosse) e dei peschi, delle azalee e delle margherite.Lo speciale contiene un articolo e un breve itinerario di cinque tappe.Aprile tempo di fioriture. Dopo giorni di pioggia e persino di neve, il sole è tornato a splendere e, con lui, la voglia di aprirsi ai colori della primavera. Una stagione che, da sempre, attrae sentimenti ambivalenti: amata dai meteoropatici, ma odiata da chi soffre di allergie stagionali, presenta risvolti vantaggiosi per tutti: dalle ore in più di luce alle temperature che si fanno più miti, fino ai colori e ai profumi dei fiori in rinascita.Per celebrare questa rinascita - anche simbolica: non sono solo gli animali a svegliarsi dal letargo - è ormai tradizione diffusa andare in giro in cerca di fioriture: i colori attirano le persone come il miele le api. Ai mesi grigi subentra un periodo dai colori tenui ed esplosivi e l’aria, finalmente tiepida, si riempie di terapeutici afrori.In questo periodo possiamo assistere alla fioritura del glicine e del melo ornamentale, delle camelie (bianche, rosa e rosse) e dei peschi, delle azalee e delle margherite, per citare solo alcune specie. Al centro dell’interesse c’è soprattutto la fioritura dei ciliegi, non solo per la bellezza oggettiva, ma anche per le immagini da cartolina provenienti dal Giappone che tanto cinema, negli ultimi anni, ci ha regalato. Si pensi a «Le ricette della signora Toku», di Naomi Kawase; oppure ai film d’animazione come «5 cmk al secondo», di Makoto Shinkai.Insomma, l’hanami (che si riferisce sia alla fioritura dei ciliegi che alla simbologia nipponica a essa correlata) è sbarcato anche da noi. A Roma, per esempio, i sakura possono essere nuovamente ammirati al Parco Lago dell’Eur, grazie alla presenza delle cultivar Kanzan e Prunus x yedoensis. Un evento a cui i romani tengono molto e a cui un anno fa dovettero rinunciare a causa della ripartizione delle Regioni in zone rosse e arancioni.La fioritura dei ciliegi ci porta altrove ed è proprio altrove che spesso gli italiani si recano per ammirare i fiori più famosi al massimo del loro splendore. L’Olanda, per esempio, è da anni meta di pellegrinaggio per i suoi variopinti tulipani: il Keukenhof di Lisse, a pochi chilometri da Amsterdam, è ritenuto il parco più bello del mondo. Qui, ogni anno, sbocciano circa 800 specie diverse, per un totale di circa 7 milioni di tulipani!Il biglietto non è regalato (l’ingresso ammonta a una ventina di euro), ma lo spettacolo ripaga di tutto. È per questo che in molte città italiane sono sorti parchi temporanei dedicati, come il Tulipark di Roma e Bologna, ma inutile aspettarsi il medesimo splendore olandese. Anche il Belgio vanta delle bellissime fioriture, tra cui quella delle campanule dal colore violetto-bluastro. Da metà aprile la foresta di Halle (chiamata anche Foresta Blu), a circa mezz’ora da Bruxelles, diventa per 3-4 settimane una distesa coloratissima e dall’aspetto incantato. Le date cambiano di anno in anno a seconda del clima, per questo è meglio informarsi prima di partire.Famosa è anche la fioritura dei papaveri nell’Antelope Valley, in California, che da marzo a maggio diventa una distesa di fiori non rossi, ma arancioni. Come nella nostra Castelluccio di Norcia, anche qui è vietato calpestare i prati. Si tratta infatti di una riserva e la si può percorrere solo su sentieri tracciati. Sul sito è possibile monitorare questa fioritura, il cui andamento – come in Belgio – è imprevedibile.Infine – ma la lista sarebbe ancora lunghissima – il campo di lupini nella tedesca Riserva della biosfera di Rhön, fondata dall’Unesco. Una fioritura che dura fino a metà estate e regala fiori bianchi, rossi, blu e viola a perdita d’occhio. Alcuni superano persino il metro d’altezza.Andare in giro per fioriture non è un semplice vezzo, ma una vera e propria attività terapeutica, soprattutto - ça va sans dire – per chi vive e lavora in città. Oltre al contatto con la natura, colori e profumi hanno effetti benefici sulla mente e sul corpo. Si parla ormai da anni sia di cromoterapia che di aromaterapia. Colori e profumi, insomma, sono alleati dell’umore: tutti sanno, per esempio, che il verde rilassa, mentre il rosso eccita, che l’aroma di lavanda coadiuva il sonno e quello di vaniglia è un antistress.Insomma, andare per fioriture è un’attività che fa bene al corpo e allo spirito. Per questo, facciamo un viaggio da Nord a Sud alla scoperta di colori e profumi indimenticabili.<div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/giappone-fioritura-ciliegi-roma-2657107988.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="trentino-alto-adige" data-post-id="2657107988" data-published-at="1649260514" data-use-pagination="False"> Trentino Alto Adige iStock Si va in Alto Adige per tanti motivi, ma è soprattutto la natura ad attrarre ogni anno migliaia di visitatori. Tutti conoscono questa terra per le sue montagne e i pascoli, ma chi si ferma a contemplare e, soprattutto, a degustare il dente di leone?Ebbene sì, questo fiore è molto utilizzato nella cucina altoatesina. Il dente di leone, conosciuto anche come tarassaco, oltre a essere utilizzato per le sue proprietà diuretiche, antinfiammatorie e disintossicanti, arricchisce le insalate, diventa il ripieno di ravioli freschi e può persino diventare un’alternativa al caffè.In Alto Adige, quindi si fa di bellezza virtù: andare adesso significa ammirare i campi punteggiati di giallo e, dal 15 aprile al 22 maggio, partecipare a «Le Settimane del Dente di Leone», manifestazione culinaria dedicata a uno dei simboli della Val d’Ultimo – Alta Val di Non.Per degustare gli originali piatti a base di questa pianta, bisogna andare nelle località di Lauregno, Senale, Proves e San Felice, dove ristoranti del luogo propongono le loro ricette. Un modo per entrare a contatto con le antiche tradizioni contadine della zona, facendo contemporaneamente cromo-aroma-terapia.Le Settimane del Dente di Leone includono anche un mercato contadino, eventi musicali e animazione per bambini.Dormire nella Val d’Ultimo – Alta Val di NonMesnerhof, Mesner 66 Mesnerhof, Lauregno: ideale per chi cerca un appartamento nuovo e accogliente, in perfetto stile altoatesino;Hotel Pension Lydia, Vernago 19, Senale: posizione perfetta per chi ama le escursioni.Mangiare nella Val d’Ultimo – Alta Val di NonNon solo tarassaco, ovviamente. Tra i prodotti tipici della zona, consigliamo la mortandela, un salume che è anche presidio Slow Food, ma anche i dolci a base di mele e i canederli.Malga Revó, Località Malga Revó 1, Proves: piatti tipici della zona in un ristorante immerso nella natura;Pizzeria Restaurant Pension Greti, via Palade 39, Senale – San Felice: b&b apprezzato anche per le pizze e le colazioni;Trattoria Al Sole, 11 Località Maso Gassern, Lauregno. Da provare: gli gnocchi di cicoria. <div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/giappone-fioritura-ciliegi-roma-2657107988.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="sigurta" data-post-id="2657107988" data-published-at="1649260514" data-use-pagination="False"> Sigurtà iStock Il Sigurtà è, di per sé, uno dei più bei parchi italiani. Si trova a Valeggio sul Mincio (VR) e vanta una serie di fioriture spettacolari, a seconda della stagione.La sua origine risale al XV secolo ed è connessa alla storia di alcune famiglie patrizie, che si sono susseguite nel tempo. Il parco-giardino, infatti, faceva parte di una tenuta composta da varie strutture, tra cui una cappella, il fienile e la scuderia.Visitando il parco, oltre alla bellezza naturalistica, si ha quindi modo di ammirarne le architetture, dandosi la possibilità di immaginare la vita di queste ricche famiglie, che si dedicavano all’ozio proprio negli immensi spazi verdi.Nel mese di aprile è possibile immergersi tra i colori dei tulipani, per cui il Sigurtà è diventato celebre negli ultimissimi anni. L’evento, che ha luogo nei mesi di marzo, aprile e maggio, ha preso il nome di tulipanomania, grazie alle 300 varietà fotografate da visitatori provenienti da tutta Italia.Si tratta della fioritura di tulipani più importante d’Italia, per cui gli amanti di questi fiori non possono farsi sfuggire un evento che non ha molto da invidiare all’Olanda. Ogni anno ci sono delle novità: il 2022 presenta una bellissima collezione di tulipani neri e alcune pregiate varietà dai colori pastello.Quanto alle fioriture successive, segnaliamo l’albero delle farfalle, l’iris, le ninfee, ma anche i girasoli, i crochi, i giacinti e le peonie.Il biglietto d’ingresso al Parco Giardino Sigurtà costa 15.50 € per gli adulti, 8.50 € per i ragazzi dai 5 ai 14 anni e 11.50 € per gli over 65. Si può prenotare direttamente dal sito.Dormire a Valeggio sul MincioHotel Eden, via Don Giovanni Beltrame 10: accogliente e dalla posizione strategica;Agriturismo Corte Morandini, Loc. Gobbini 28/B: immerso nel verde, offre anche una cucina genuina.Mangiare a Valeggio sul MincioTrattoria Il Cavallino, vicolo Nino Bixio 7: cucina del territorio, di cui assaggiare soprattutto i tortellini;Hostaria Marsala 2, via Marsala 2: pochi coperti, ottima cucina;Giardini di Borghetto, str. Viscontea 533: da provare il tagliere di affettati. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem3" data-id="3" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/giappone-fioritura-ciliegi-roma-2657107988.html?rebelltitem=3#rebelltitem3" data-basename="firenze-e-sermoneta" data-post-id="2657107988" data-published-at="1649260514" data-use-pagination="False"> Firenze e Sermoneta Giardino di Ninfa a Sermoneta in provincia di Latina (iStock) Una delle fioriture più belle del periodo è quella del glicine, rampicante dalle infiorescenze violacee e dal profumo inebriante. A partire da aprile-maggio, paesi e città si riempiono di «grappoli» che sbucano da muri, pergolati e inferriate: nonostante la sua preziosità, si tratta infatti di una pianta piuttosto diffusa in Italia.I luoghi in cui ammirare questo spettacolo della natura in tutto il suo splendore sono molti. Se si vuole rimanere a bocca aperta, bisogna andare nella fiorentina Villa Bardini, nel cui giardino esiste una pergola che diventa una sorta di magica galleria viola. La fioritura del glicine è anche diventata un contest fotografico: le migliori fotografie verranno selezionate tra il 30 aprile e il 1° maggio e pubblicate sul profilo Instagram di questa villa, che è anche spazio museale e offre una delle visuali più belle sulla città.Altro luogo che aiuta a sentirsi protagonisti di una fiaba è il Giardino di Ninfa, nei pressi di Sermoneta (LT): 8 ettari di riserva ai piedi dei Monti Lepini. Il New York Times l’ha definito il giardino più bello e romantico del mondo e a ragion veduta: al suo interno si trovano 1300 specie di piante, tra cui il glicine, che si specchia nel fiume Ninfa.Non solo piante: in questo giardino all’inglese voluto da Gelasio Caetani nel 1921, esistono anche dei ruderi di origine medievale, che contribuiscono a donare al posto un aspetto surreale.Il biglietto d’ingresso costa € 15,75. Per qualunque informazione su aperture e prezzi, basta andare sul sito.Dormire a Firenze e SermonetaHotel Berchielli, Lungarno Acciaiuoli 14, Tornabuoni, Firenze: hotel elegante e raffinato, situato in un punto magnifico;Le Camere Pinte, via Matteotti 3, Sermoneta: appartamento centrale e dotato di centro benessere (da prenotare).Mangiare a Firenze e SermonetaLa Leggenda dei Frati, Costa S. Giorgio 6/a, Firenze: ristorante con una stella Michelin;Trattoria Ghost, via Sotto il Forte 2, Sermoneta: consigliamo i tagliolini al cinghiale;Antico Emporio, Piazza del Comune 2, Sermoneta: apprezzato per il suo tagliere e la posizione centrale. <div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem4" data-id="4" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/giappone-fioritura-ciliegi-roma-2657107988.html?rebelltitem=4#rebelltitem4" data-basename="villa-rufolo" data-post-id="2657107988" data-published-at="1649260514" data-use-pagination="False"> Villa Rufolo Villa Rufolo (iStock) Altro luogo da favola è il Giardino di Klingsor di wagneriana memoria: stiamo parlando dei Giardini di Villa Rufolo (SA), sulla Costiera Amalfitana, che tanto colpirono, oltre al Boccaccio, il musicista tedesco, la cui presenza spirituale ha inconsapevolmente dato il via all’annuale Ravello Festival.Fu il nobile Sir Francis Nevile Reid a ideare questo giardino dalle caratteristiche tipiche del Romanticismo ottocentesco e conosciuto anche come “giardino dell’anima”. Qui, come in quello di Ninfa, ruderi di epoca precedente e ricca vegetazione, esotica e autoctona, convivono armoniosamente. Il giardino è costruito su due livelli: al piano inferiore, tra le molte specie, si trovano rampicanti come l’edera e il glicine del Giappone, nonché aiuole adibite a fioriture stagionali, mentre altre ospitano sempreverdi. In questo periodo, sempre al piano inferiore, possiamo ammirare due pergolati di rosa banksiae e la vistosa Dolichandra unguis-cati, rampicante dai fiori che assomigliano a delle grosse trombe gialle.Il giardino superiore, invece, sfoggia piante come il lauro trinervio, il bosso delle Baleari e la Bergenia crassifolia (per citarne solo alcune). Villa Rufolo è un felicissimo mix di natura e cultura e gli affacci mozzafiato sul mare fanno il resto. Per maggiori informazioni basta chiamare lo 089 857621 o scrivere a segreteria@villarufolo.itDormire a RavelloVilla Amore, Via De Fusco 5: elegante, moderno e con un panorama fantastico;Residence Le Villette, Viale Parco della Rimembranza 19: in posizione centrale, è dotato di piscina e terrazza.Mangiare a RavelloSe si va sulla Costiera Amalfitana non ci si può esimere dall’assaggiare alcuni must: dalla pizza alla mozzarella in carrozza, dagli scialatielli cozze e vongole alle pastarelle amalfitane e al limoncello.Ristorante Salvatore, via della Repubblica 2: ottimi i ravioli con i gamberi croccanti. Vista bellissima;Mimí Pizzeria&Cucina, via S. Francesco 12: la pizza qui è un sine qua non;Babel wine bar deli & art, via Santissima Trinità 13: piatti della tradizione in versione rielaborata. <div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem5" data-id="5" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/giappone-fioritura-ciliegi-roma-2657107988.html?rebelltitem=5#rebelltitem5" data-basename="agrigento" data-post-id="2657107988" data-published-at="1649260514" data-use-pagination="False"> Agrigento iStock Concludiamo questo viaggio ad Agrigento e, precisamente, nella Valle dei Templi, che oltre a ospitare testimonianze storiche di estrema importanza, a partire da febbraio può vantare anche un’ineguagliabile fioritura di mandorli.Dato il clima siciliano, l’esplosione floreale di queste piante avviene in anticipo rispetto ad altre zone d’Italia, ma ad aprile si possono ancora trovare degli esemplari che assomigliano a nuvole bianche e rosacee.La fioritura dei mandorli è però solo una scusa per andare in Sicilia e ammirare la Valle dei Templi, che in estate – date le temperature e la sua esposizione – è improponibile. Il periodo migliore è proprio questo, sia per il clima più mite che per il turismo, un po’ più rado rispetto alla stagione estiva.Il parco archeologico è aperto dalle 8.30 alle 19.00 e il biglietto combinato costa 15 euro: comprende la Valle e il Giardino della Kolymbethra, che appaga in pieno il desiderio di fiori, natura e allo stesso tempo archeologia. I biglietti possono essere acquistati anche online.Bene FAI e celebre meta per i protagonisti del Grand Tour, il giardino si fa ammirare per i mandorli, gli ulivi, gli agrumeti e la macchia mediterranea, che in questo periodo esplode di colori e profumi. Al suo interno si trovano anche antichi ipogei, chiamati Acquedotti Feaci, risalenti al V secolo a.C.Dormire ad AgrigentoColleverde Park Hotel, via dei Templi: vale anche solo per la vista sulla Valle dei Templi;B&B Batarà - "La Terrazza del Centro", via Ficani 34: anche qui vista speciale e ottime colazioni.Mangiare ad AgrigentoTra i piatti tipici della zona ci sono la minestra di San Giuseppe (preparata con fave e legumi vari), il taganu d’Aragona (torta di pasta tipica del periodo pasquale) e le stigghiola, ossia interiora di agnello e capretto.Pititto Ristorante, piazzetta Vadalà 2: ottimo il tortino di melanzane e pesce spada;Sal8, via Cesare Battisti 8: pesce fresco di qualità;Ristorante Kalos di Cipolla Antonio, salita Filino 1: da provare il polpo arrosto.
Un palazzo colpito dall'attacco dei droni ucraini su Mosca (Ansa)
La rappresaglia segue il massiccio raid russo sulla capitale ucraina giovedì, in cui sono state uccise 24 persone. Il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, che già giovedì aveva promesso una reazione, ieri ha commentato: «Le nostre risposte al prolungamento della guerra da parte della Russia e agli attacchi contro le nostre città e comunità sono del tutto giustificate». E con «i droni che hanno raggiunto la regione di Mosca», il messaggio lanciato alla Russia è che «il Paese deve porre fine alla guerra». Il leader di Kiev, ringraziando «l’Sbu (Servizio di sicurezza ucraino, ndr) e tutte le forze di Difesa per la loro precisione», ha anche ricordato la serie di attacchi subiti dall’Ucraina. «Questa settimana (la scorsa settimana, ndr) i russi hanno lanciato contro l’Ucraina oltre 3.170 droni d’attacco, più di 1.300 bombe aeree guidate e 74 missili di vario tipo. Molti edifici residenziali e altre infrastrutture civili sono stati colpiti. Purtroppo, 52 persone sono rimaste uccise a seguito degli attacchi».
I numeri degli attacchi di ieri sulla Russia sono stati invece resi noti dal ministero della Difesa russo: sono stati abbattuti 556 velivoli senza pilota nella notte, tra le 22 e le 7; mentre altri 30 sono stati intercettati nella mattinata, le 7 e le 9. Oltre alla Crimea annessa, al Mar Nero e al Mar d’Azov, sono state 14 le regioni russe coinvolte dai raid. Particolarmente bersagliata è stata Mosca, con gli attacchi che hanno danneggiato diverse abitazioni e infrastrutture. Il sindaco Sergey Sobyanin, stando a quanto riferito dalla Tass, ha comunicato che la difesa aerea ha distrutto oltre 120 droni diretti nella capitale. Il bilancio è di quattro morti: tre nella periferia di Mosca e una nella regione di Belgorod. E con gli allarmi in corso, le prime restrizioni hanno coinvolto gli aeroporti e i voli diretti nella capitale russa: 51 aerei sono stati dirottati verso altre destinazioni, mentre 32 voli in partenza sono stati rimandati. Anche una linea ferroviaria sarebbe stata danneggiata in un sobborgo di Mosca.
Sono diversi i video che testimoniano gli attacchi: in uno si vede un velivolo senza pilota schiantarsi contro un edificio; un altro mostra un drone colpire un condominio a Krasnogorsk, un sobborgo di Mosca. Il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, ha invece condiviso su X un filmato che conferma l’attacco alla raffineria di Kapotnya, nella regione di Mosca. Ed è qui che, secondo Sobyanin, sono state ferite 12 persone, «per lo più operai».
Nel rendere noti i principali target, il ministero della Difesa ucraino ha dichiarato che «la guerra sta tornando da dove è venuta». A fare l’elenco dei bersagli è stato il Servizio di sicurezza ucraino: «Nella regione di Mosca sono stati colpiti lo stabilimento Angstrom, che fornisce semiconduttori al complesso militare-industriale della Federazione Russa ed è soggetto a sanzioni statunitensi; la raffineria di Mosca; la stazione di pompaggio petrolifera Sonechnogorskaya; la stazione di pompaggio del petrolio Volodarskoe». Invece «nella Crimea temporaneamente occupata» sono state attaccate «le infrastrutture e i sistemi di difesa aerea della base aerea militare di «Belbek», in particolare: il sistema antiaereo Pantsir-S2; l’hangar con radar per il sistema S-400; il sistema di controllo droni Orion e la stazione di controllo droni a terra Forpost; una stazione di trasmissione dati terra-aria; la torre di controllo e l’hangar presso l’aeroporto Belbek».
Dall’altra parte, nella notte, le difese ucraine, su 287 droni lanciati dalla Russia, ne hanno intercettati 279. A seguito dei raid sono scoppiati alcuni incendi a Dnipro, mentre a Kharkiv a essere stati danneggiati sono stati alcuni edifici residenziali, le automobili e l’illuminazione pubblica.
Un elemento che aggiunge ulteriore tensione è la minaccia che intravede Zelensky all’orizzonte. Ha infatti confermato che «i russi hanno semplificato l’accesso alla cittadinanza per le persone originarie» della Transnistria, la regione separatista filorussa della Moldavia. Lo scopo sarebbe «non solo di cercare nuovi soldati» visto che «la cittadinanza comporta anche l’obbligo militare», ma pure «il modo della Russia di rivendicare il territorio della Transnistria».
Il leader di Kiev ha continuato intanto ad avanzare richieste all’Europa. Su X ha scritto infatti che serve «una maggiore protezione», dunque «l’iniziativa Purl e gli ulteriori contributi per i missili antibalistici sono fondamentali. Ed è altrettanto importante lavorare in Europa per una protezione congiunta contro i missili balistici». Dall’altra parte invece Mosca ha commentato positivamente l’eventuale apertura del dialogo tra la Russia e l’Ue. Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov ha affermato che tale iniziativa è «negli interessi della Russia», specificando però che Mosca «non ha avviato la fine del dialogo con l’Europa». Ha però aggiunto che se i leader europei vogliono sul serio parlare con il presidente russo, Vladimir Putin, «possono telefonargli». Peskov ha poi confermato che l’Alto rappresentante dell’Ue, Kaja Kallas, non può svolgere un ruolo da mediatore sulla fine del conflitto: «Non è nell’interesse di Kallas, fare la negoziatrice». Anche perché «non sarà facile per lei» visto che «Putin ha detto che potrebbe essere chiunque non abbia detto cose negative».
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Luca Signorelli con Sergio Mattarella e Giorgia Meloni (Ansa)
«L’Italia non è morta, c’è ancora». Sono le parole di Luca Signorelli, l’eroe di Modena che fermando l’aggressore, con il suo coraggioso gesto, è riuscito a far scorgere un po’ di bellezza anche all’interno di una tragedia come questa. Lo ha colto subito il presidente del Consiglio Giorgia Meloni che ieri incontrandolo a Modena lo ha stretto in un abbraccio. «Ciò che rende eroica una persona normale è l’istante in cui il cuore sceglie di fare il bene, anche quando questo comporta un rischio. Gli eroi, in fondo, non sono persone straordinarie: sono uomini e donne comuni che, in un momento decisivo, mettono ciò che è giusto davanti a sé stessi. Ed è proprio in quella scelta, così umana e così luminosa, che una vita normale diventa esempio e lascia un segno destinato a restare. Grazie Luca» ha scritto il premier sui social. Meloni ieri sarebbe dovuta essere a Cipro ma presto al mattino ha deciso di annullare tutto e di unirsi al presidente della Repubblica Sergio Mattarella in visita dai feriti per mostrare vicinanza.
È anche ai medici che Mattarella e Meloni mostrano sincera gratitudine recandosi prima nell’ospedale di Modena e poi in quello di Bologna.
In entrambe le strutture hanno incontrato l’equipe dei medici che assistono i feriti, il personale del 118 e i familiari dei feriti presenti all’ospedale. «È stata una prova di integrazione di diversi comportamenti numerosi, ma tutti perfettamente integrati e coordinati», ha detto il presidente della Repubblica parlando dei soccorsi con il personale evidenziando l’ottima capacità di dialogo tra il Baggiovara di Modena e il Maggiore di Bologna. «Grazie per quello che fate in questa circostanza drammatica ma anche abitualmente» ha detto il capo dello Stato, aggiungendo: «Siamo consapevoli di ciò che fate ogni giorno». Parole riferite, in quanto le visite di presidente e premier si sono intrattenute in formula esclusivamente privata. A Modena hanno visitato, oltre i ai familiari dei feriti, anche i due coniugi investiti insieme. Per il presidente dell’Emilia-Romagna Michele De Pascale la visita di Mattarella e Meloni «fa piacere a tutta la comunità modenese ed emiliano-romagnola ed è un segnale di unità nazionale».
«Vogliamo ringraziare il presidente della Repubblica e la presidente Meloni per essere venuti insieme, un segnale molto importante di vicinanza ai familiari e alle vittime di questa tremenda tragedia che è avvenuta a Modena». Così il sindaco di Bologna Matteo Lepore accogliendo le due autorità.
Anche il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ieri si è recato a Modena ma per andare in prefettura. Lì si è espresso anche sul merito della tragedia. «Non c’è stato poliziotto, operatore sanitario o non so chi altri che non abbia saputo dimostrare in una circostanza del genere, tragica e complicatissima, una capacità di reazione di cui in qualche modo possiamo essere orgogliosi» ha spiegato elogiando in primis la «reazione corale ed efficace dei cittadini». L’episodio per il ministro è frutto di una «situazione di disagio psichiatrico, anche se», ha subito puntualizzato, «non cambia la tragicità degli effetti per quello che è successo». Piantedosi ha anche sottolineato: «Ci conforta che non c’era nulla che ci fosse sfuggito dal punto di vista della prevenzione antiterrorismo, questo lo voglio dire perché la città deve stare tranquilla da questo punto di vista». Insomma per il ministro «l’episodio è stato drammatico, tragico, importante, le istituzioni però hanno reagito».
Commenta poi le parole del vicepremier e segretario della Lega Matteo Salvini che ha «dato mandato a un gruppo di giuristi di rifinire le proposte sulla sicurezza presentate nei giorni scorsi dalle europarlamentari del suo partito, a partire dalla revoca del permesso di soggiorno agli stranieri che commettono reati, con immediata espulsione».
«Col ministro Salvini ho lavorato e credo che con i fatti abbia dimostrato di condividere questa attenzione per certi fenomeni, una gestione più sostenibile dell’immigrazione irregolare o dell’immigrazione in generale per motivi di sicurezza. Qui però è un’altra cosa. Stiamo parlando di altro» ha ribattuto Piantedosi.
Ad ogni modo la Lega e il gruppo dei Patrioti al Parlamento europeo hanno chiesto di discutere i fatti di Modena in aula a Strasburgo. Domani gli europarlamentari leghisti domanderanno al presidente del Parlamento Roberta Metsola di aggiungere ai temi della plenaria di Strasburgo il dibattito sugli «attacchi terroristici di Modena: necessità urgente degli Stati membri di intensificare le misure contro l’islamismo domestico e di rendere più stringenti i criteri di rilascio delle cittadinanze». Furiose le opposizioni che hanno accusato Salvini di «speculare sulla tragedia di Modena». Per il vicepremier «le seconde generazioni che rifiutano la lingua, la cultura, la tradizione e soprattutto la legge del nostro Paese non sono un’opportunità ma un problema». E poi: «Se la fiducia viene meno e tu commetti un reato grave un Paese serio ti revoca il permesso di soggiorno, la cittadinanza e ti espelle immediatamente. È legittima difesa».
«Ho soccorso col laccio emostatico»
La procedura, quando ci sono di mezzo le forze speciali, è sempre la stessa. Puoi parlarci a patto di non rivelare la loro identità. Perfino quando salvano delle persone non puoi svelare il loro nome e cognome. Sono le regole. E, per parlare con gli uomini del Nono col Moschin, bisogna accettarle. «A breve ti passeremo l’ufficiale che ha messo il tourniquet alla signora che è stata falciata a Modena», ci dicono. «Potrai chiamarlo Stefano». E così faremo.
Quando si collega, Stefano ha una voce calma. Non facciamo in tempo a porgli la prima domanda che inizia a raccontare: «Sabato mi trovavo in centro a Modena perché ero in licenza. Volevo raggiungere un negozio e stavo percorrendo via Emilia verso largo Garibaldi. Già all’altezza di corso Canal grande, però, ho cominciato a vedere moltissima gente e pensavo ci fosse un qualche tipo intrattenimento». Immagina ci sia qualcuno che balli la break dance o un cantante in grado di affascinare il suo pubblico. Cambia strada e decide di andare a vedere ciò che sta accadendo. Arrivato, però, trova uno spettacolo molto diverso da ciò che si aspettava: «Non appena ho iniziato ad avvicinarmi, ho cominciato a veder persone scioccate che urlavano e una signora che aveva perso le gambe».
La macchina dell’aspirante killer, mezza distrutta, è ancora lì quando arriva Stefano. «La signora aveva le gambe amputate. Non erano tranciate di netto ma erano sbrandellate. Fortunatamente, per deformazione professionale, avevo con me un tourniquet (un laccio emostatico che va stretto attorno agli arti, ndr). Ho buttato a terra lo zaino, ho preso questo strumento, l’ho messo sulla gamba sinistra della signora e ho cominciato a stringere. Io mi occupavo della sua gamba sinistra. Per la destra, invece, c’era un paramedico che era riuscito a recuperare delle cinture di pantaloni per provare a bloccare l’emorragia». Sono pochi minuti che però sembrano durare un’eternità. L’ufficiale del Nono termina di medicare la donna, si sposta di qualche passo e rialza la testa. «Non appena l’ho fatto ho visto gli altri feriti». Tra questi gli appare anche Luca Signorelli, l’uomo che per primo è riuscito a fermare Salim El Koudri: «Anche lui urlava perché era stato aggredito».
Dopo aver applicato il tourniquet, Stefano chiama i soccorsi: «Li ho aspettati insieme alle altre persone che erano intervenute insieme a me. Anche se ci hanno raggiunto in fretta sembrava che non dovessero arrivare mai».
Un eroe? Certo. Eppure Stefano si schermisce: «Come militare dell’esercito italiano sono abituato a gestire queste cose. Mi porto sempre dietro il tourniquet sperando che non serva e, soprattutto, prego il Signore che io sia in grado di usarlo in ogni contesto. Tutto è figlio dell’addestramento e noi del Nono col Moschin ne facciamo tanto, soprattutto per quando riguarda gli scenari medic. Credo che la preparazione che mi è stata fornita abbia fatto la differenza».
Dopo l’intervento di sabato, Stefano ha mangiato poco e, forse, ha dormito ancora meno: «Ho pensato tutto il tempo a quella signora, se sarebbe riuscita a salvarsi oppure no». Cosa resta di tutto questo? «La speranza che la persona si salvi e che il mio caso è la dimostrazione che la nostra forza armata c’è sempre. Lo diciamo ma è importante anche dimostrarlo. Io, come tanti altri militari come me in altre situazioni, c’ero». Lo ringraziamo per l’intervista e per l’intervento di sabato: «Non c’è bisogno di dire “grazie”. Per me, e per chiunque è al servizio dello Stato, è una cosa normale».
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Ecco #EdicolaVerità, la rassegna stampa podcast del 18 maggio con Carlo Cambi
(Ansa)
Si è avvalso della facoltà di non rispondere Salim El Koudri, il 31enne di origine marocchina, nato nel bergamasco e residente a Ravarino, in provincia di Modena, che sabato pomeriggio ha replicato nel capoluogo emiliano lo schema tipico delle ormai numerose stragi di matrice jihadista che negli ultimi anni hanno insanguinato diverse città europee.
Interrogato nella serata di sabato, dal procuratore di Modena, Luca Masini, e dal pubblico ministero di turno, El Koudri non ha risposto a nessuna delle domande che gli sono state poste.
Si è chiuso nel silenzio senza tentare in alcun modo di spiegare quale motivazione lo abbia spinto a salire sulla propria auto armato di coltello - lo stesso che userà poi durante la fuga - a guidare per oltre 20 chilometri - tanto dista Ravarino da Modena - per scagliarsi, poi, ai 100 km all’ora sui passanti con la chiara intenzione di uccidere.
Chi era presente ha parlato di un’auto lanciata a tutta velocità contro le persone, di un veicolo che puntava direttamente contro chi tentava di fuggire a destra o a sinistra, sterzando intenzionalmente per correggere il tiro e colpire.
E, a chi lo ha visto con i propri occhi, quello che il sindaco di Modena, Massimo Mezzetti, ha con il tipico buonismo, definito come un «atto drammatico» commesso da «un ragazzo» considerato sostanzialmente «normale», è apparso esattamente uguale (quantomeno negli effetti) a qualsiasi altro atto terroristico compiuto fino ad ora: corpi sbalzati per aria, arti spezzati, urla, sangue ovunque.
Dunque, anche nella città con la più solida tradizione rossa, nemmeno la manifestazione indetta ieri dallo stesso Mezzetti, promossa come un «grande abbraccio collettivo di cui Modena ha bisogno» con lo slogan «insieme in piazza contro l’odio» può mitigare la sensazione che, per dirla con un eufemismo, più di qualcosa sia sfuggito di mano.
L’interrogatorio di convalida in carcere di El Koudri è previsto per oggi: l’avvocato nominato d’ufficio per la sua difesa, Francesco Cottafava, ha spiegato di averlo incontrato solo qualche istante dopo l’arresto, di non aver potuto ancora visionare alcun documento.
El Koudri abitava da tempo a Ravarino, un paesino della campagna modenese più profonda, poco noto alle cronache, almeno fino a qualche mese fa.
Premettiamo che i device e l’abitazione del 31enne sono stati perquisiti senza riscontrare elementi che facciano pensare ad una sua radicalizzazione di tipo islamista. Premettiamo pure che questo ha fatto tirare un sospiro di sollievo a chi vigila sulla sicurezza del nostro Paese, tanto che lo stesso ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, all’uscita dalla prefettura di Modena, dove ha preso parte ieri mattina a un vertice sulla sicurezza ha già dichiarato che «il fatto sembra collocabile soprattutto in una situazione di disagio psichiatrico» e che «non c’entra nulla» con il terrorismo.
E aggiungiamo pure che l’imam del paese (ormai ogni Comune italiano ne possiede uno, da interpellare sui fatti di attualità alla stregua di una qualsiasi altra autorità) ha aggiunto di non aver mai conosciuto il 31 enne, che non frequentava la comunità locale aggiungendo anzi di avere in grande stima il padre, persona seria e morigerata.
Tuttavia alcuni aspetti vanno chiariti.
El Koudri, per un periodo in cura presso il centro di salute mentale di Castelfranco Emilia per disturbi di tipo schizoide (caratterizzati di solito da isolamento, chiusura, comportamenti di evitamento sociale), incensurato e da tempo alla ricerca di lavoro, non era del tutto uno sconosciuto. In paese era noto per i suo atteggiamenti ostili verso il prossimo, che sembravano essersi acuiti nell’ultimo periodo.
Frequentava il bar e la tabaccheria dove più volte era stato ripreso dal titolare per le modalità con cui si rapportava alle cameriere e alle ragazze presenti, spesso aveva manifestato ostilità e rabbia per la sua condizione di disoccupazione, manifestando la convinzione che fosse legata al fatto di «essere straniero», mentre alcuni vicini di casa riferiscono di un andirivieni di persone dal suo appartamento, che si era intensificato negli ultimi mesi.
C’è inoltre una coincidenza curiosa nella vicenda: Ravarino è stato recentemente attenzionato per il ritrovamento di finti ordigni esplosivi posizionati nei pressi dell’ex cinema della comunità, acquistato ad aprile del 2025, dalla associazione islamica Alwahda per essere trasformato in un centro islamico più accogliente di quello già in uso ormai divenuto «troppo piccolo per i tanti affiliati».
Se incapace di intendere e volere può evitare i 15 anni che ora rischia
Se le ipotesi di reato a suo carico verranno confermate Salim El Koudri, il trentunenne di origini marocchine ma nato in Italia che sabato pomeriggio ha falciato ad altissima velocità con la sua auto una decina di persone che camminavano su un marciapiedi del centro di Modena, rischia almeno 15 anni di carcere.
Al trentunenne, attualmente in stato di fermo, i pm contestano infatti l’accusa di strage e di lesioni aggravate.
E proprio il primo reato, in caso di condanna, spalancherebbe per El Koudri le porte del carcere per lungo tempo.
La pena prevista dall’articolo 422 del Codice penale «in ogni altro caso» da quelli che vedono la morte di una o più persone è infatti «non inferiore a quindici anni», ai quali andrebbe poi sommata la pena per le lesioni personali aggravate e per eventuali (e allo stato dei fatti del tutto ipotetiche) contestazioni di altri reati connessi.
Ma in caso di decesso di uno o più feriti la pena per l’investitore diventerebbe automaticamente, per il solo reato di strage, quella dell’ergastolo.
Ma sul percorso processuale di El Koudri pesa come un macigno l’ombra delle sue condizioni psichiatriche. Lo stesso ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha infatti dichiarato che «il fatto sembra sia collocabile soprattutto in una situazione di disagio psichiatrico».
E proprio il livello di gravità (se confermato) del disagio psichico dell’uomo potrebbe aprire la porta a scenari processuali del tutto imprevedibili.
Che ruoterebbero però interamente intorno a una parola: «imputabilità», ovvero al valutare se l’imputato è o meno in grado di capire la gravità delle sue azioni, a una intenzionalità consapevole. E l’imputabilità di una persona che ha commesso un reato è il presupposto della sua punibilità. L’articolo 85 del Codice penale stabilisce, infatti, che nessuno può essere punito per un fatto previsto dalla legge come reato se nel momento in cui lo ha commesso non era imputabile, cioè capace di intendere e di volere. Quindi, in mancanza di capacità d’intendere e di volere, il responsabile del fatto non sarà imputabile e non potrà essere sottoposto a una pena. Tuttalpiù, al soggetto potrà essere applicata una misura di sicurezza, cioè un provvedimento finalizzato al suo reinserimento nella società, qualora il giudice dovesse ritenere che questi è socialmente pericoloso e che necessita di essere ricoverato in una struttura adeguata. Ovvero in una Rems, le strutture che hanno preso il posto dei vecchi ospedali psichiatrici giudiziari. Il ricovero non può superare il tempo stabilito per la pena detentiva prevista per il reato commesso, ma per i reati che prevedono la pena dell’ergastolo o la reclusione non inferiore nel minimo a dieci anni, la misura di sicurezza «è ordinata per un tempo non inferiore a tre anni». Se la gravità della patologia è tale da ridurre in maniera consistente, ma non così tanto da escludere del tutto, la capacità di intendere e di volere, allora il giudice provvederà ad applicare una pena, però in misura ridotta. Anche in questi casi, il responsabile del reato viene ricoverato in una Rems.
Va detto che alcuni recenti casi di cronaca dimostrano che il riconoscimento dell’incapacità di intendere e di volere per patologie psichiatriche è tutt’altro che scontato. Anche di fronte a comportamenti criminali che hanno suscitato sconcerto sia nell’opinione pubblica, sia negli inquirenti che hanno seguito le vicende.
Emblematico è il caso di Chiara Petrolini, la ventiduenne di Traversetolo, in provincia di Parma, recentemente condannata in primo grado a 24 anni per aver partorito i suoi due figli da sola in casa e averli poi seppelliti nel giardino della villetta, senza aver rivelato a nessuno, fidanzato compreso, le due gravidanze.
Nel suo caso la perizia psichiatrica disposta dalle Corte d’assise di Parma ha stabilito che la ragazza era perfettamente capace di intendere e di volere, quindi il processo è andato avanti normalmente.
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