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2022-04-06
Non solo Giappone. La fioritura dei ciliegi si può ammirare anche a Roma
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Aprile tempo di fioriture. Dopo giorni di pioggia e persino di neve, il sole è tornato a splendere e, con lui, la voglia di aprirsi ai colori della primavera. Una stagione che, da sempre, attrae sentimenti ambivalenti: amata dai meteoropatici, ma odiata da chi soffre di allergie stagionali, presenta risvolti vantaggiosi per tutti: dalle ore in più di luce alle temperature che si fanno più miti, fino ai colori e ai profumi dei fiori in rinascita.
Per celebrare questa rinascita - anche simbolica: non sono solo gli animali a svegliarsi dal letargo - è ormai tradizione diffusa andare in giro in cerca di fioriture: i colori attirano le persone come il miele le api. Ai mesi grigi subentra un periodo dai colori tenui ed esplosivi e l’aria, finalmente tiepida, si riempie di terapeutici afrori.
In questo periodo possiamo assistere alla fioritura del glicine e del melo ornamentale, delle camelie (bianche, rosa e rosse) e dei peschi, delle azalee e delle margherite, per citare solo alcune specie. Al centro dell’interesse c’è soprattutto la fioritura dei ciliegi, non solo per la bellezza oggettiva, ma anche per le immagini da cartolina provenienti dal Giappone che tanto cinema, negli ultimi anni, ci ha regalato. Si pensi a «Le ricette della signora Toku», di Naomi Kawase; oppure ai film d’animazione come «5 cmk al secondo», di Makoto Shinkai.
Insomma, l’hanami (che si riferisce sia alla fioritura dei ciliegi che alla simbologia nipponica a essa correlata) è sbarcato anche da noi. A Roma, per esempio, i sakura possono essere nuovamente ammirati al Parco Lago dell’Eur, grazie alla presenza delle cultivar Kanzan e Prunus x yedoensis. Un evento a cui i romani tengono molto e a cui un anno fa dovettero rinunciare a causa della ripartizione delle Regioni in zone rosse e arancioni.
La fioritura dei ciliegi ci porta altrove ed è proprio altrove che spesso gli italiani si recano per ammirare i fiori più famosi al massimo del loro splendore. L’Olanda, per esempio, è da anni meta di pellegrinaggio per i suoi variopinti tulipani: il Keukenhof di Lisse, a pochi chilometri da Amsterdam, è ritenuto il parco più bello del mondo. Qui, ogni anno, sbocciano circa 800 specie diverse, per un totale di circa 7 milioni di tulipani!
Il biglietto non è regalato (l’ingresso ammonta a una ventina di euro), ma lo spettacolo ripaga di tutto. È per questo che in molte città italiane sono sorti parchi temporanei dedicati, come il Tulipark di Roma e Bologna, ma inutile aspettarsi il medesimo splendore olandese.
Anche il Belgio vanta delle bellissime fioriture, tra cui quella delle campanule dal colore violetto-bluastro. Da metà aprile la foresta di Halle (chiamata anche Foresta Blu), a circa mezz’ora da Bruxelles, diventa per 3-4 settimane una distesa coloratissima e dall’aspetto incantato. Le date cambiano di anno in anno a seconda del clima, per questo è meglio informarsi prima di partire.
Famosa è anche la fioritura dei papaveri nell’Antelope Valley, in California, che da marzo a maggio diventa una distesa di fiori non rossi, ma arancioni. Come nella nostra Castelluccio di Norcia, anche qui è vietato calpestare i prati. Si tratta infatti di una riserva e la si può percorrere solo su sentieri tracciati. Sul sito è possibile monitorare questa fioritura, il cui andamento – come in Belgio – è imprevedibile.
Infine – ma la lista sarebbe ancora lunghissima – il campo di lupini nella tedesca Riserva della biosfera di Rhön, fondata dall’Unesco. Una fioritura che dura fino a metà estate e regala fiori bianchi, rossi, blu e viola a perdita d’occhio. Alcuni superano persino il metro d’altezza.
Andare in giro per fioriture non è un semplice vezzo, ma una vera e propria attività terapeutica, soprattutto - ça va sans dire – per chi vive e lavora in città. Oltre al contatto con la natura, colori e profumi hanno effetti benefici sulla mente e sul corpo. Si parla ormai da anni sia di cromoterapia che di aromaterapia. Colori e profumi, insomma, sono alleati dell’umore: tutti sanno, per esempio, che il verde rilassa, mentre il rosso eccita, che l’aroma di lavanda coadiuva il sonno e quello di vaniglia è un antistress.
Insomma, andare per fioriture è un’attività che fa bene al corpo e allo spirito. Per questo, facciamo un viaggio da Nord a Sud alla scoperta di colori e profumi indimenticabili.
Trentino Alto Adige

iStock
Si va in Alto Adige per tanti motivi, ma è soprattutto la natura ad attrarre ogni anno migliaia di visitatori. Tutti conoscono questa terra per le sue montagne e i pascoli, ma chi si ferma a contemplare e, soprattutto, a degustare il dente di leone?
Ebbene sì, questo fiore è molto utilizzato nella cucina altoatesina. Il dente di leone, conosciuto anche come tarassaco, oltre a essere utilizzato per le sue proprietà diuretiche, antinfiammatorie e disintossicanti, arricchisce le insalate, diventa il ripieno di ravioli freschi e può persino diventare un’alternativa al caffè.
In Alto Adige, quindi si fa di bellezza virtù: andare adesso significa ammirare i campi punteggiati di giallo e, dal 15 aprile al 22 maggio, partecipare a «Le Settimane del Dente di Leone», manifestazione culinaria dedicata a uno dei simboli della Val d’Ultimo – Alta Val di Non.
Per degustare gli originali piatti a base di questa pianta, bisogna andare nelle località di Lauregno, Senale, Proves e San Felice, dove ristoranti del luogo propongono le loro ricette. Un modo per entrare a contatto con le antiche tradizioni contadine della zona, facendo contemporaneamente cromo-aroma-terapia.
Le Settimane del Dente di Leone includono anche un mercato contadino, eventi musicali e animazione per bambini.
Dormire nella Val d’Ultimo – Alta Val di Non
- Mesnerhof, Mesner 66 Mesnerhof, Lauregno: ideale per chi cerca un appartamento nuovo e accogliente, in perfetto stile altoatesino;
- Hotel Pension Lydia, Vernago 19, Senale: posizione perfetta per chi ama le escursioni.
Mangiare nella Val d’Ultimo – Alta Val di Non
Non solo tarassaco, ovviamente. Tra i prodotti tipici della zona, consigliamo la mortandela, un salume che è anche presidio Slow Food, ma anche i dolci a base di mele e i canederli.
- Malga Revó, Località Malga Revó 1, Proves: piatti tipici della zona in un ristorante immerso nella natura;
- Pizzeria Restaurant Pension Greti, via Palade 39, Senale – San Felice: b&b apprezzato anche per le pizze e le colazioni;
- Trattoria Al Sole, 11 Località Maso Gassern, Lauregno. Da provare: gli gnocchi di cicoria.
Sigurtà

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Il Sigurtà è, di per sé, uno dei più bei parchi italiani. Si trova a Valeggio sul Mincio (VR) e vanta una serie di fioriture spettacolari, a seconda della stagione.
La sua origine risale al XV secolo ed è connessa alla storia di alcune famiglie patrizie, che si sono susseguite nel tempo. Il parco-giardino, infatti, faceva parte di una tenuta composta da varie strutture, tra cui una cappella, il fienile e la scuderia.
Visitando il parco, oltre alla bellezza naturalistica, si ha quindi modo di ammirarne le architetture, dandosi la possibilità di immaginare la vita di queste ricche famiglie, che si dedicavano all’ozio proprio negli immensi spazi verdi.
Nel mese di aprile è possibile immergersi tra i colori dei tulipani, per cui il Sigurtà è diventato celebre negli ultimissimi anni. L’evento, che ha luogo nei mesi di marzo, aprile e maggio, ha preso il nome di tulipanomania, grazie alle 300 varietà fotografate da visitatori provenienti da tutta Italia.
Si tratta della fioritura di tulipani più importante d’Italia, per cui gli amanti di questi fiori non possono farsi sfuggire un evento che non ha molto da invidiare all’Olanda. Ogni anno ci sono delle novità: il 2022 presenta una bellissima collezione di tulipani neri e alcune pregiate varietà dai colori pastello.
Quanto alle fioriture successive, segnaliamo l’albero delle farfalle, l’iris, le ninfee, ma anche i girasoli, i crochi, i giacinti e le peonie.
Il biglietto d’ingresso al Parco Giardino Sigurtà costa 15.50 € per gli adulti, 8.50 € per i ragazzi dai 5 ai 14 anni e 11.50 € per gli over 65. Si può prenotare direttamente dal sito.
Dormire a Valeggio sul Mincio
- Hotel Eden, via Don Giovanni Beltrame 10: accogliente e dalla posizione strategica;
- Agriturismo Corte Morandini, Loc. Gobbini 28/B: immerso nel verde, offre anche una cucina genuina.
Mangiare a Valeggio sul Mincio
- Trattoria Il Cavallino, vicolo Nino Bixio 7: cucina del territorio, di cui assaggiare soprattutto i tortellini;
- Hostaria Marsala 2, via Marsala 2: pochi coperti, ottima cucina;
- Giardini di Borghetto, str. Viscontea 533: da provare il tagliere di affettati.
Firenze e Sermoneta

Giardino di Ninfa a Sermoneta in provincia di Latina (iStock)
Una delle fioriture più belle del periodo è quella del glicine, rampicante dalle infiorescenze violacee e dal profumo inebriante. A partire da aprile-maggio, paesi e città si riempiono di «grappoli» che sbucano da muri, pergolati e inferriate: nonostante la sua preziosità, si tratta infatti di una pianta piuttosto diffusa in Italia.
I luoghi in cui ammirare questo spettacolo della natura in tutto il suo splendore sono molti. Se si vuole rimanere a bocca aperta, bisogna andare nella fiorentina Villa Bardini, nel cui giardino esiste una pergola che diventa una sorta di magica galleria viola. La fioritura del glicine è anche diventata un contest fotografico: le migliori fotografie verranno selezionate tra il 30 aprile e il 1° maggio e pubblicate sul profilo Instagram di questa villa, che è anche spazio museale e offre una delle visuali più belle sulla città.
Altro luogo che aiuta a sentirsi protagonisti di una fiaba è il Giardino di Ninfa, nei pressi di Sermoneta (LT): 8 ettari di riserva ai piedi dei Monti Lepini. Il New York Times l’ha definito il giardino più bello e romantico del mondo e a ragion veduta: al suo interno si trovano 1300 specie di piante, tra cui il glicine, che si specchia nel fiume Ninfa.
Non solo piante: in questo giardino all’inglese voluto da Gelasio Caetani nel 1921, esistono anche dei ruderi di origine medievale, che contribuiscono a donare al posto un aspetto surreale.
Il biglietto d’ingresso costa € 15,75. Per qualunque informazione su aperture e prezzi, basta andare sul sito.
Dormire a Firenze e Sermoneta
- Hotel Berchielli, Lungarno Acciaiuoli 14, Tornabuoni, Firenze: hotel elegante e raffinato, situato in un punto magnifico;
- Le Camere Pinte, via Matteotti 3, Sermoneta: appartamento centrale e dotato di centro benessere (da prenotare).
Mangiare a Firenze e Sermoneta
- La Leggenda dei Frati, Costa S. Giorgio 6/a, Firenze: ristorante con una stella Michelin;
- Trattoria Ghost, via Sotto il Forte 2, Sermoneta: consigliamo i tagliolini al cinghiale;
- Antico Emporio, Piazza del Comune 2, Sermoneta: apprezzato per il suo tagliere e la posizione centrale.
Villa Rufolo

Villa Rufolo (iStock)
Altro luogo da favola è il Giardino di Klingsor di wagneriana memoria: stiamo parlando dei Giardini di Villa Rufolo (SA), sulla Costiera Amalfitana, che tanto colpirono, oltre al Boccaccio, il musicista tedesco, la cui presenza spirituale ha inconsapevolmente dato il via all’annuale Ravello Festival.
Fu il nobile Sir Francis Nevile Reid a ideare questo giardino dalle caratteristiche tipiche del Romanticismo ottocentesco e conosciuto anche come “giardino dell’anima”. Qui, come in quello di Ninfa, ruderi di epoca precedente e ricca vegetazione, esotica e autoctona, convivono armoniosamente.
Il giardino è costruito su due livelli: al piano inferiore, tra le molte specie, si trovano rampicanti come l’edera e il glicine del Giappone, nonché aiuole adibite a fioriture stagionali, mentre altre ospitano sempreverdi. In questo periodo, sempre al piano inferiore, possiamo ammirare due pergolati di rosa banksiae e la vistosa Dolichandra unguis-cati, rampicante dai fiori che assomigliano a delle grosse trombe gialle.
Il giardino superiore, invece, sfoggia piante come il lauro trinervio, il bosso delle Baleari e la Bergenia crassifolia (per citarne solo alcune). Villa Rufolo è un felicissimo mix di natura e cultura e gli affacci mozzafiato sul mare fanno il resto.
Per maggiori informazioni basta chiamare lo 089 857621 o scrivere a segreteria@villarufolo.it
Dormire a Ravello
- Villa Amore, Via De Fusco 5: elegante, moderno e con un panorama fantastico;
- Residence Le Villette, Viale Parco della Rimembranza 19: in posizione centrale, è dotato di piscina e terrazza.
Mangiare a Ravello
Se si va sulla Costiera Amalfitana non ci si può esimere dall’assaggiare alcuni must: dalla pizza alla mozzarella in carrozza, dagli scialatielli cozze e vongole alle pastarelle amalfitane e al limoncello.
- Ristorante Salvatore, via della Repubblica 2: ottimi i ravioli con i gamberi croccanti. Vista bellissima;
- Mimí Pizzeria&Cucina, via S. Francesco 12: la pizza qui è un sine qua non;
- Babel wine bar deli & art, via Santissima Trinità 13: piatti della tradizione in versione rielaborata.
Agrigento

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Concludiamo questo viaggio ad Agrigento e, precisamente, nella Valle dei Templi, che oltre a ospitare testimonianze storiche di estrema importanza, a partire da febbraio può vantare anche un’ineguagliabile fioritura di mandorli.
Dato il clima siciliano, l’esplosione floreale di queste piante avviene in anticipo rispetto ad altre zone d’Italia, ma ad aprile si possono ancora trovare degli esemplari che assomigliano a nuvole bianche e rosacee.
La fioritura dei mandorli è però solo una scusa per andare in Sicilia e ammirare la Valle dei Templi, che in estate – date le temperature e la sua esposizione – è improponibile. Il periodo migliore è proprio questo, sia per il clima più mite che per il turismo, un po’ più rado rispetto alla stagione estiva.
Il parco archeologico è aperto dalle 8.30 alle 19.00 e il biglietto combinato costa 15 euro: comprende la Valle e il Giardino della Kolymbethra, che appaga in pieno il desiderio di fiori, natura e allo stesso tempo archeologia. I biglietti possono essere acquistati anche online.
Bene FAI e celebre meta per i protagonisti del Grand Tour, il giardino si fa ammirare per i mandorli, gli ulivi, gli agrumeti e la macchia mediterranea, che in questo periodo esplode di colori e profumi. Al suo interno si trovano anche antichi ipogei, chiamati Acquedotti Feaci, risalenti al V secolo a.C.
Dormire ad Agrigento
- Colleverde Park Hotel, via dei Templi: vale anche solo per la vista sulla Valle dei Templi;
- B&B Batarà - "La Terrazza del Centro", via Ficani 34: anche qui vista speciale e ottime colazioni.
Mangiare ad Agrigento
Tra i piatti tipici della zona ci sono la minestra di San Giuseppe (preparata con fave e legumi vari), il taganu d’Aragona (torta di pasta tipica del periodo pasquale) e le stigghiola, ossia interiora di agnello e capretto.
- Pititto Ristorante, piazzetta Vadalà 2: ottimo il tortino di melanzane e pesce spada;
- Sal8, via Cesare Battisti 8: pesce fresco di qualità;
- Ristorante Kalos di Cipolla Antonio, salita Filino 1: da provare il polpo arrosto.
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Un viaggio alla scoperta dei paesi e degli angoli famosi per le fioriture, dal giardino Sigurtà alla piana di Castelluccio. Oltre ai sakura al Parco Lago dell’Eur, in questo periodo possiamo assistere in giro per l'Italia alla fioritura del glicine e del melo ornamentale, delle camelie (bianche, rosa e rosse) e dei peschi, delle azalee e delle margherite.Lo speciale contiene un articolo e un breve itinerario di cinque tappe.Aprile tempo di fioriture. Dopo giorni di pioggia e persino di neve, il sole è tornato a splendere e, con lui, la voglia di aprirsi ai colori della primavera. Una stagione che, da sempre, attrae sentimenti ambivalenti: amata dai meteoropatici, ma odiata da chi soffre di allergie stagionali, presenta risvolti vantaggiosi per tutti: dalle ore in più di luce alle temperature che si fanno più miti, fino ai colori e ai profumi dei fiori in rinascita.Per celebrare questa rinascita - anche simbolica: non sono solo gli animali a svegliarsi dal letargo - è ormai tradizione diffusa andare in giro in cerca di fioriture: i colori attirano le persone come il miele le api. Ai mesi grigi subentra un periodo dai colori tenui ed esplosivi e l’aria, finalmente tiepida, si riempie di terapeutici afrori.In questo periodo possiamo assistere alla fioritura del glicine e del melo ornamentale, delle camelie (bianche, rosa e rosse) e dei peschi, delle azalee e delle margherite, per citare solo alcune specie. Al centro dell’interesse c’è soprattutto la fioritura dei ciliegi, non solo per la bellezza oggettiva, ma anche per le immagini da cartolina provenienti dal Giappone che tanto cinema, negli ultimi anni, ci ha regalato. Si pensi a «Le ricette della signora Toku», di Naomi Kawase; oppure ai film d’animazione come «5 cmk al secondo», di Makoto Shinkai.Insomma, l’hanami (che si riferisce sia alla fioritura dei ciliegi che alla simbologia nipponica a essa correlata) è sbarcato anche da noi. A Roma, per esempio, i sakura possono essere nuovamente ammirati al Parco Lago dell’Eur, grazie alla presenza delle cultivar Kanzan e Prunus x yedoensis. Un evento a cui i romani tengono molto e a cui un anno fa dovettero rinunciare a causa della ripartizione delle Regioni in zone rosse e arancioni.La fioritura dei ciliegi ci porta altrove ed è proprio altrove che spesso gli italiani si recano per ammirare i fiori più famosi al massimo del loro splendore. L’Olanda, per esempio, è da anni meta di pellegrinaggio per i suoi variopinti tulipani: il Keukenhof di Lisse, a pochi chilometri da Amsterdam, è ritenuto il parco più bello del mondo. Qui, ogni anno, sbocciano circa 800 specie diverse, per un totale di circa 7 milioni di tulipani!Il biglietto non è regalato (l’ingresso ammonta a una ventina di euro), ma lo spettacolo ripaga di tutto. È per questo che in molte città italiane sono sorti parchi temporanei dedicati, come il Tulipark di Roma e Bologna, ma inutile aspettarsi il medesimo splendore olandese. Anche il Belgio vanta delle bellissime fioriture, tra cui quella delle campanule dal colore violetto-bluastro. Da metà aprile la foresta di Halle (chiamata anche Foresta Blu), a circa mezz’ora da Bruxelles, diventa per 3-4 settimane una distesa coloratissima e dall’aspetto incantato. Le date cambiano di anno in anno a seconda del clima, per questo è meglio informarsi prima di partire.Famosa è anche la fioritura dei papaveri nell’Antelope Valley, in California, che da marzo a maggio diventa una distesa di fiori non rossi, ma arancioni. Come nella nostra Castelluccio di Norcia, anche qui è vietato calpestare i prati. Si tratta infatti di una riserva e la si può percorrere solo su sentieri tracciati. Sul sito è possibile monitorare questa fioritura, il cui andamento – come in Belgio – è imprevedibile.Infine – ma la lista sarebbe ancora lunghissima – il campo di lupini nella tedesca Riserva della biosfera di Rhön, fondata dall’Unesco. Una fioritura che dura fino a metà estate e regala fiori bianchi, rossi, blu e viola a perdita d’occhio. Alcuni superano persino il metro d’altezza.Andare in giro per fioriture non è un semplice vezzo, ma una vera e propria attività terapeutica, soprattutto - ça va sans dire – per chi vive e lavora in città. Oltre al contatto con la natura, colori e profumi hanno effetti benefici sulla mente e sul corpo. Si parla ormai da anni sia di cromoterapia che di aromaterapia. Colori e profumi, insomma, sono alleati dell’umore: tutti sanno, per esempio, che il verde rilassa, mentre il rosso eccita, che l’aroma di lavanda coadiuva il sonno e quello di vaniglia è un antistress.Insomma, andare per fioriture è un’attività che fa bene al corpo e allo spirito. Per questo, facciamo un viaggio da Nord a Sud alla scoperta di colori e profumi indimenticabili.<div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/giappone-fioritura-ciliegi-roma-2657107988.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="trentino-alto-adige" data-post-id="2657107988" data-published-at="1649260514" data-use-pagination="False"> Trentino Alto Adige iStock Si va in Alto Adige per tanti motivi, ma è soprattutto la natura ad attrarre ogni anno migliaia di visitatori. Tutti conoscono questa terra per le sue montagne e i pascoli, ma chi si ferma a contemplare e, soprattutto, a degustare il dente di leone?Ebbene sì, questo fiore è molto utilizzato nella cucina altoatesina. Il dente di leone, conosciuto anche come tarassaco, oltre a essere utilizzato per le sue proprietà diuretiche, antinfiammatorie e disintossicanti, arricchisce le insalate, diventa il ripieno di ravioli freschi e può persino diventare un’alternativa al caffè.In Alto Adige, quindi si fa di bellezza virtù: andare adesso significa ammirare i campi punteggiati di giallo e, dal 15 aprile al 22 maggio, partecipare a «Le Settimane del Dente di Leone», manifestazione culinaria dedicata a uno dei simboli della Val d’Ultimo – Alta Val di Non.Per degustare gli originali piatti a base di questa pianta, bisogna andare nelle località di Lauregno, Senale, Proves e San Felice, dove ristoranti del luogo propongono le loro ricette. Un modo per entrare a contatto con le antiche tradizioni contadine della zona, facendo contemporaneamente cromo-aroma-terapia.Le Settimane del Dente di Leone includono anche un mercato contadino, eventi musicali e animazione per bambini.Dormire nella Val d’Ultimo – Alta Val di NonMesnerhof, Mesner 66 Mesnerhof, Lauregno: ideale per chi cerca un appartamento nuovo e accogliente, in perfetto stile altoatesino;Hotel Pension Lydia, Vernago 19, Senale: posizione perfetta per chi ama le escursioni.Mangiare nella Val d’Ultimo – Alta Val di NonNon solo tarassaco, ovviamente. Tra i prodotti tipici della zona, consigliamo la mortandela, un salume che è anche presidio Slow Food, ma anche i dolci a base di mele e i canederli.Malga Revó, Località Malga Revó 1, Proves: piatti tipici della zona in un ristorante immerso nella natura;Pizzeria Restaurant Pension Greti, via Palade 39, Senale – San Felice: b&b apprezzato anche per le pizze e le colazioni;Trattoria Al Sole, 11 Località Maso Gassern, Lauregno. Da provare: gli gnocchi di cicoria. <div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/giappone-fioritura-ciliegi-roma-2657107988.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="sigurta" data-post-id="2657107988" data-published-at="1649260514" data-use-pagination="False"> Sigurtà iStock Il Sigurtà è, di per sé, uno dei più bei parchi italiani. Si trova a Valeggio sul Mincio (VR) e vanta una serie di fioriture spettacolari, a seconda della stagione.La sua origine risale al XV secolo ed è connessa alla storia di alcune famiglie patrizie, che si sono susseguite nel tempo. Il parco-giardino, infatti, faceva parte di una tenuta composta da varie strutture, tra cui una cappella, il fienile e la scuderia.Visitando il parco, oltre alla bellezza naturalistica, si ha quindi modo di ammirarne le architetture, dandosi la possibilità di immaginare la vita di queste ricche famiglie, che si dedicavano all’ozio proprio negli immensi spazi verdi.Nel mese di aprile è possibile immergersi tra i colori dei tulipani, per cui il Sigurtà è diventato celebre negli ultimissimi anni. L’evento, che ha luogo nei mesi di marzo, aprile e maggio, ha preso il nome di tulipanomania, grazie alle 300 varietà fotografate da visitatori provenienti da tutta Italia.Si tratta della fioritura di tulipani più importante d’Italia, per cui gli amanti di questi fiori non possono farsi sfuggire un evento che non ha molto da invidiare all’Olanda. Ogni anno ci sono delle novità: il 2022 presenta una bellissima collezione di tulipani neri e alcune pregiate varietà dai colori pastello.Quanto alle fioriture successive, segnaliamo l’albero delle farfalle, l’iris, le ninfee, ma anche i girasoli, i crochi, i giacinti e le peonie.Il biglietto d’ingresso al Parco Giardino Sigurtà costa 15.50 € per gli adulti, 8.50 € per i ragazzi dai 5 ai 14 anni e 11.50 € per gli over 65. Si può prenotare direttamente dal sito.Dormire a Valeggio sul MincioHotel Eden, via Don Giovanni Beltrame 10: accogliente e dalla posizione strategica;Agriturismo Corte Morandini, Loc. Gobbini 28/B: immerso nel verde, offre anche una cucina genuina.Mangiare a Valeggio sul MincioTrattoria Il Cavallino, vicolo Nino Bixio 7: cucina del territorio, di cui assaggiare soprattutto i tortellini;Hostaria Marsala 2, via Marsala 2: pochi coperti, ottima cucina;Giardini di Borghetto, str. Viscontea 533: da provare il tagliere di affettati. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem3" data-id="3" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/giappone-fioritura-ciliegi-roma-2657107988.html?rebelltitem=3#rebelltitem3" data-basename="firenze-e-sermoneta" data-post-id="2657107988" data-published-at="1649260514" data-use-pagination="False"> Firenze e Sermoneta Giardino di Ninfa a Sermoneta in provincia di Latina (iStock) Una delle fioriture più belle del periodo è quella del glicine, rampicante dalle infiorescenze violacee e dal profumo inebriante. A partire da aprile-maggio, paesi e città si riempiono di «grappoli» che sbucano da muri, pergolati e inferriate: nonostante la sua preziosità, si tratta infatti di una pianta piuttosto diffusa in Italia.I luoghi in cui ammirare questo spettacolo della natura in tutto il suo splendore sono molti. Se si vuole rimanere a bocca aperta, bisogna andare nella fiorentina Villa Bardini, nel cui giardino esiste una pergola che diventa una sorta di magica galleria viola. La fioritura del glicine è anche diventata un contest fotografico: le migliori fotografie verranno selezionate tra il 30 aprile e il 1° maggio e pubblicate sul profilo Instagram di questa villa, che è anche spazio museale e offre una delle visuali più belle sulla città.Altro luogo che aiuta a sentirsi protagonisti di una fiaba è il Giardino di Ninfa, nei pressi di Sermoneta (LT): 8 ettari di riserva ai piedi dei Monti Lepini. Il New York Times l’ha definito il giardino più bello e romantico del mondo e a ragion veduta: al suo interno si trovano 1300 specie di piante, tra cui il glicine, che si specchia nel fiume Ninfa.Non solo piante: in questo giardino all’inglese voluto da Gelasio Caetani nel 1921, esistono anche dei ruderi di origine medievale, che contribuiscono a donare al posto un aspetto surreale.Il biglietto d’ingresso costa € 15,75. Per qualunque informazione su aperture e prezzi, basta andare sul sito.Dormire a Firenze e SermonetaHotel Berchielli, Lungarno Acciaiuoli 14, Tornabuoni, Firenze: hotel elegante e raffinato, situato in un punto magnifico;Le Camere Pinte, via Matteotti 3, Sermoneta: appartamento centrale e dotato di centro benessere (da prenotare).Mangiare a Firenze e SermonetaLa Leggenda dei Frati, Costa S. Giorgio 6/a, Firenze: ristorante con una stella Michelin;Trattoria Ghost, via Sotto il Forte 2, Sermoneta: consigliamo i tagliolini al cinghiale;Antico Emporio, Piazza del Comune 2, Sermoneta: apprezzato per il suo tagliere e la posizione centrale. <div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem4" data-id="4" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/giappone-fioritura-ciliegi-roma-2657107988.html?rebelltitem=4#rebelltitem4" data-basename="villa-rufolo" data-post-id="2657107988" data-published-at="1649260514" data-use-pagination="False"> Villa Rufolo Villa Rufolo (iStock) Altro luogo da favola è il Giardino di Klingsor di wagneriana memoria: stiamo parlando dei Giardini di Villa Rufolo (SA), sulla Costiera Amalfitana, che tanto colpirono, oltre al Boccaccio, il musicista tedesco, la cui presenza spirituale ha inconsapevolmente dato il via all’annuale Ravello Festival.Fu il nobile Sir Francis Nevile Reid a ideare questo giardino dalle caratteristiche tipiche del Romanticismo ottocentesco e conosciuto anche come “giardino dell’anima”. Qui, come in quello di Ninfa, ruderi di epoca precedente e ricca vegetazione, esotica e autoctona, convivono armoniosamente. Il giardino è costruito su due livelli: al piano inferiore, tra le molte specie, si trovano rampicanti come l’edera e il glicine del Giappone, nonché aiuole adibite a fioriture stagionali, mentre altre ospitano sempreverdi. In questo periodo, sempre al piano inferiore, possiamo ammirare due pergolati di rosa banksiae e la vistosa Dolichandra unguis-cati, rampicante dai fiori che assomigliano a delle grosse trombe gialle.Il giardino superiore, invece, sfoggia piante come il lauro trinervio, il bosso delle Baleari e la Bergenia crassifolia (per citarne solo alcune). Villa Rufolo è un felicissimo mix di natura e cultura e gli affacci mozzafiato sul mare fanno il resto. Per maggiori informazioni basta chiamare lo 089 857621 o scrivere a segreteria@villarufolo.itDormire a RavelloVilla Amore, Via De Fusco 5: elegante, moderno e con un panorama fantastico;Residence Le Villette, Viale Parco della Rimembranza 19: in posizione centrale, è dotato di piscina e terrazza.Mangiare a RavelloSe si va sulla Costiera Amalfitana non ci si può esimere dall’assaggiare alcuni must: dalla pizza alla mozzarella in carrozza, dagli scialatielli cozze e vongole alle pastarelle amalfitane e al limoncello.Ristorante Salvatore, via della Repubblica 2: ottimi i ravioli con i gamberi croccanti. Vista bellissima;Mimí Pizzeria&Cucina, via S. Francesco 12: la pizza qui è un sine qua non;Babel wine bar deli & art, via Santissima Trinità 13: piatti della tradizione in versione rielaborata. <div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem5" data-id="5" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/giappone-fioritura-ciliegi-roma-2657107988.html?rebelltitem=5#rebelltitem5" data-basename="agrigento" data-post-id="2657107988" data-published-at="1649260514" data-use-pagination="False"> Agrigento iStock Concludiamo questo viaggio ad Agrigento e, precisamente, nella Valle dei Templi, che oltre a ospitare testimonianze storiche di estrema importanza, a partire da febbraio può vantare anche un’ineguagliabile fioritura di mandorli.Dato il clima siciliano, l’esplosione floreale di queste piante avviene in anticipo rispetto ad altre zone d’Italia, ma ad aprile si possono ancora trovare degli esemplari che assomigliano a nuvole bianche e rosacee.La fioritura dei mandorli è però solo una scusa per andare in Sicilia e ammirare la Valle dei Templi, che in estate – date le temperature e la sua esposizione – è improponibile. Il periodo migliore è proprio questo, sia per il clima più mite che per il turismo, un po’ più rado rispetto alla stagione estiva.Il parco archeologico è aperto dalle 8.30 alle 19.00 e il biglietto combinato costa 15 euro: comprende la Valle e il Giardino della Kolymbethra, che appaga in pieno il desiderio di fiori, natura e allo stesso tempo archeologia. I biglietti possono essere acquistati anche online.Bene FAI e celebre meta per i protagonisti del Grand Tour, il giardino si fa ammirare per i mandorli, gli ulivi, gli agrumeti e la macchia mediterranea, che in questo periodo esplode di colori e profumi. Al suo interno si trovano anche antichi ipogei, chiamati Acquedotti Feaci, risalenti al V secolo a.C.Dormire ad AgrigentoColleverde Park Hotel, via dei Templi: vale anche solo per la vista sulla Valle dei Templi;B&B Batarà - "La Terrazza del Centro", via Ficani 34: anche qui vista speciale e ottime colazioni.Mangiare ad AgrigentoTra i piatti tipici della zona ci sono la minestra di San Giuseppe (preparata con fave e legumi vari), il taganu d’Aragona (torta di pasta tipica del periodo pasquale) e le stigghiola, ossia interiora di agnello e capretto.Pititto Ristorante, piazzetta Vadalà 2: ottimo il tortino di melanzane e pesce spada;Sal8, via Cesare Battisti 8: pesce fresco di qualità;Ristorante Kalos di Cipolla Antonio, salita Filino 1: da provare il polpo arrosto.
Donald Trump (Ansa)
Lo Stretto di Hormuz resta al centro delle preoccupazioni di Donald Trump. Ieri, durante un’intervista a Fox News, il presidente americano ha detto che, in caso di necessità, potrebbe inviare delle scorte armate a difesa delle navi nell’area. «Lo faremmo se necessario. Ma, sapete, speriamo che le cose vadano per il meglio. Vedremo cosa succederà», ha affermato. «Li colpiremo duramente la prossima settimana», ha aggiunto, esortando anche le navi mercantili a «tirare fuori le palle e ad attraversare» lo Stretto.
Nel corso dell’intervista, oltre dire che la guerra finirà «quando se lo sentirà nelle ossa», ha anche ammesso che sia difficile per il popolo iraniano rovesciare il regime khomeinista. «Penso davvero che sia un grosso ostacolo da superare per chi non possiede armi. Penso che sia un ostacolo molto grande... Accadrà, ma... forse non immediatamente», ha affermato, per poi aggiungere di ritenere che Vladimir Putin stia assistendo l’Iran nel conflitto. «Penso che forse stia aiutando l’Iran un po’, sì, immagino. E probabilmente lui pensa che noi stiamo aiutando l’Ucraina, giusto?». Più o meno nelle stesse ore, in un post su Truth, il presidente americano minacciava il regime khomeinista, scrivendo: «Abbiamo una potenza di fuoco senza pari, munizioni illimitate e un sacco di tempo: guardate cosa succederà oggi a queste canaglie squilibrate».
Sempre ieri, a intervenire sul conflitto in Iran è stato anche il capo del Pentagono, Pete Hegseth, secondo cui gli Stati Uniti stanno «decimando l’esercito del regime iraniano in modi mai visti prima». «L’Iran non ha difese aeree, l’Iran non ha un’aeronautica militare, l’Iran non ha una marina militare. I loro missili, i lanciatori di missili e i droni vengono distrutti o abbattuti», ha proseguito, sostenendo inoltre che Teheran non sarebbe ormai più in grado di realizzare missili balistici. Hegseth ha anche affermato che la nuova Guida suprema iraniana, Mojtaba Khamenei, è «ferito e probabilmente sfigurato». Il capo del Pentagono ha infine ostentato ottimismo sulla situazione a Hormuz. «È una questione che stiamo affrontando, che abbiamo già affrontato, e non dovete preoccuparvi», ha detto.
A testimoniare la centralità del dossier, su Hormuz si è espresso anche il capo di Stato maggiore congiunto degli Stati Uniti, Dan Caine. «Si tratta di un contesto tatticamente complesso. Prima di pensare di effettuare qualsiasi operazione su larga scala in quella zona, vogliamo assicurarci di svolgere il lavoro in conformità con i nostri attuali obiettivi militari», ha dichiarato, mentre la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, ha seccamente bollato come «spazzatura» un articolo della Cnn secondo cui l’amministrazione Trump avrebbe sottovalutato l’eventualità che il regime di Teheran potesse chiudere Hormuz.
In questo quadro, sempre ieri, il Wall Street Journal riferiva che «il Pentagono sta inviando ulteriori marines e navi da guerra in Medio Oriente a seguito dell’intensificarsi degli attacchi iraniani nello Stretto di Hormuz». In totale, sarebbero pronti a partire per il Medio Oriente 2.200 marines, oltre a 10.000 intercettori. Più in generale, secondo The Hill, l’esitazione americana nasce dal fatto che, nello Stretto, le navi da guerra di Washington potrebbero essere oggetto di attacchi di droni e missili balistici iraniani. «La difficoltà nel proteggere le petroliere e le altre navi nello Stretto risiede nella sua strettezza. Nel punto più stretto, misura solo 21 miglia da costa a costa, lasciando alle imbarcazioni poco margine di manovra per evitare le mine piazzate dall’Iran o i missili e i razzi lanciati dalle rive», ha altresì sottolineato la testata.
Non è un mistero che i pasdaran puntino a far leva su Hormuz per mettere politicamente in difficoltà Trump. L’aumento del prezzo del petrolio ha già portato a un considerevole rincaro della benzina negli Stati Uniti, creando così una situazione assai scivolosa per il Partito repubblicano in vista delle elezioni di metà mandato, che si terranno a novembre. Tutto questo, mentre ieri, replicando a Hegseth, il segretario del Consiglio per la sicurezza nazionale iraniano (nonché ex comandante delle Guardie della rivoluzione), Ali Larijani, accusava la leadership americana di essere stata «sull’isola di Epstein». E così l’inquilino della Casa Bianca sta approntando delle contromosse: sbloccherà 172 milioni di barili delle riserve americane, attendendosi inoltre che le compagnie petrolifere nazionali aumentino la produzione. Tra l’altro, ieri, parlando con Fox News, Trump ha confermato di considerare una sospensione provvisoria del Jones Act: il che consentirebbe di diminuire i costi del trasporto di greggio tra porti statunitensi. È del resto sempre in quest’ottica che Washington ha allentato temporaneamente le sanzioni sul petrolio russo, irritando Volodymyr Zelensky e Friedrich Merz. Al contempo, il Dipartimento di Stato americano ha offerto fino a 10 milioni di dollari per chi fornisca informazioni sui vertici dei pasdaran: l’amministrazione Trump sa infatti bene che l’apparato delle Guardie della rivoluzione rappresenta il principale scoglio da affrontare. Nel frattempo, Centcom ha confermato che sei soldati americani sono morti a seguito dello schianto di un aereo cisterna in Iraq.
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Con uno dei colpi di teatro cui ha abituato l’economia globale, Donald Trump ha deciso di concedere una deroga di 30 giorni alle sanzioni sul petrolio russo rimasto bloccato in mare. In altre parole: per un mese quei carichi possono essere consegnati, venduti e scaricati. La licenza riguarda il greggio caricato su navi entro il 12 marzo e resterà valida fino alla mezzanotte dell’11 aprile (ora di Washington).
Nel tentativo di evitare dietrologie (Trump che corre in soccorso di Putin), il segretario al Tesoro, Scott Bessent, la presenta come una misura chirurgica: limitata e temporanea. Un balsamo per curare le lacerazione provocate dalla guerra. Della serie, con il petrolio sopra 100 dollari, qualcuno deve pur tirare il freno. E il freno, in questo caso, sono le petroliere russe. La disponibilità delle riserve strategiche non è servito a nulla. Se i governi intaccano il patrimonio d’emergenza, ha ragionato il mercato, vuol dire che la situazione è grave. Così Trump prova con i barili del Cremlino. Secondo l’inviato presidenziale di Mosca, Kirill Dmitriev, la deroga potrebbe sbloccare circa 100 milioni di barili di greggio al giorno. Una cifra enorme ma non risolutiva perché equivale alla produzione mondiale di un giorno. Una toppa. Resta il fatto che le rotte marine traboccano di petrolio in attesa di destinazione: 7,3 milioni di barili stoccati su piattaforme galleggianti e 148,6 milioni su navi in transito, secondo i dati citati da Reuters. E non finisce qui. Sulle piattaforme galleggianti ci sono anche 420.000 tonnellate di gasolio e diesel. Un parcheggio sul mare che sembra un’autostrada. Dentro questa geografia c’è anche la «flotta ombra». Secondo un rapporto del Center for strategic and international studies, Mosca dispone di 435 petroliere impegnate ad aggirare le sanzioni. Trasportano circa 3,7 milioni di barili al giorno, cioè il 65% del commercio marittimo di petrolio russo, generando tra 87 e 100 miliardi di dollari l’anno. Insomma, mentre l’Occidente discute di embargo, il barile di Mosca non ha smesso di navigare camuffandosi con le insegne pirata.
A trarre beneficio immediato dalla decisione americana saranno soprattutto i mercati asiatici. Del resto i grandi clienti di Mosca sono già Cina e India, che non hanno mai mostrato un entusiasmo particolare per le sanzioni occidentali.
Washington, tra l’altro, aveva già concesso una prima deroga il 5 marzo, consentendo proprio all’India di acquistare petrolio russo bloccato in mare.
Il messaggio è chiaro: quando il mercato si surriscalda, l’ideologia va messa da parte. La priorità è il prezzo della benzina.
Naturalmente a Bruxelles la mossa non è stata accolta con applausi. Anzi. Le critiche sono arrivate a raffica.
Il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky , ha parlato di una decisione che frutterà alla Russia circa 10 miliardi di dollari. Sono risorse che alimenteranno la macchina bellica.
Il presidente francese, Emmanuel Macron, ha ricordato che la linea del G7 è sempre stata quella della «massima pressione economica» su Mosca. Traduzione: le sanzioni non si toccano.
Il cancelliere tedesco, Friedrich Merz, si interroga, perfidamente, sulle ragioni che hanno spinto Washington a cambiare atteggiamento.
Il punto però è che i mercati energetici funzionano con parametri molto meno ideologici dei comunicati ufficiali.
Se il petrolio sale troppo, qualcuno aumenta l’offerta. Se l’offerta aumenta, il prezzo scende. È la legge aurea del mercato che resiste persino alla diplomazia europea.
Così mentre Bruxelles discute di coerenza strategica, il Brent sale e le Borse scendono. Il mercato, insomma, fa quello che ha sempre fatto: risponde ai barili, non alle dichiarazioni. C’è poi un piccolo paradosso che a Bruxelles si preferisce non sottolineare troppo. L’Europa chiede di mantenere le sanzioni contro Mosca, ma allo stesso tempo teme il prezzo dell’energia. Un equilibrio delicato: punire il petrolio russo senza far salire troppo le quotazioni mondiali- Una quadratura del cerchio che, finora, non è mai riuscita a nessuno. Trump ha scelto la via più semplice: sbloccare temporaneamente il greggio e raffreddare il mercato. Magari non è elegante dal punto di vista geopolitico, ma funziona dal punto di vista dei prezzi. Nel capitalismo energetico globale, come sanno bene i trader di Chicago e Singapore, alla fine conta soprattutto quello: il prezzo del barile. Il resto - indignazioni, comunicati, vertici straordinari - è solo rumore di fondo.
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Il ministro della Difesa Guido Crosetto (Ansa)
«L’ingiustificabile attacco a Erbil». Così lo definisce il premier Giorgia Meloni che si stringe ai francesi per la scomparsa del loro militare avvicina il governo italiano a quello di Parigi come non succedeva da tempo. «Alla sua famiglia e alle autorità francesi va la nostra vicinanza in questo momento di dolore» spiega la Meloni, rivolgendo «un pensiero di pronta guarigione agli altri militari feriti, nell’auspicio di un rapido e completo recupero. L’Italia, al fianco dei partner internazionali, inclusi i Paesi del Golfo maggiormente colpiti, resta fermamente impegnata nel promuovere un allentamento della tensione». E infine conclude: «Continueremo a lavorare con determinazione affinché la pace e la stabilità nella regione siano ristabilite».
Una morte che ha ferito l’Europa intera e su cui si è espresso anche il ministro della Difesa, Guido Crosetto, rivolgendosi all’omologo francese e alle sue forze armate. «A nome mio e di tutta la Difesa italiana esprimo vicinanza al ministro della Difesa francese e alle forze armate francesi per il grave attacco subito a Erbil». Poi aggiunto: «Alla famiglia del soldato caduto giungano il mio più sincero cordoglio e la mia solidarietà. Ai militari feriti, l’augurio di pronta e completa guarigione».
Crosetto, in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, ha parlato dei rischi a cui vanno incontro i nostri soldati: «I nostri militari sanno sempre di correre rischi quando sono in missione. Sono militari. Lo erano anche prima e lo sono sempre. Ce ne accorgiamo solo quando accade qualcosa. Il rischio dipende da dove e per cosa le nostre forze sono dislocate. Per quanto riguarda Erbil, dove è stata attaccata una base della coalizione, avevamo già iniziato una riduzione del personale civile e militare. Una parte è stata spostata, 102 persone sono tornate in Italia, 75 in Giordania, per i restanti si sta organizzando uno spostamento via terra per tornare in Italia perché nell’intera zona non si può volare. Il mio primo assillo è la messa in sicurezza di tutti. Per le altre missioni è diverso»
Si riferisce al Libano, Crosetto: «Lì ci sono 1.300 persone, è in atto una valutazione costante per monitorare con l’autorità libanese, le Nazioni Unite e la controparte israeliana se esistono le condizioni per continuare la missione o no. È chiaro che una cosa è una missione di pace, altra la presenza in un territorio dove la guerra è in corso».
Su questo la politica si divide. «È assurdo che un governo che ha violato ripetutamente il diritto internazionale e commesso dei crimini contro il diritto internazionale si metta a dire quali missioni e quali no debbano poter proseguire», ha spiegato il segretario del Pd, Elly Schlein, commentando le parole dell’ambasciatore israeliano che ha sostenuto la necessità di chiudere la missione Unifil. «Il Libano ha preso delle posizioni importanti, anche nei scorsi giorni, e vanno sostenuti. Ma di nuovo, la risposta può essere che un Paese comincia ad attaccare e a invadere un territorio? Qui sta saltando il diritto internazionale. Ma se salta il diritto internazionale come vuole Donald Trump e come vuole Benjamin Netanyahu, vale solo la legge del più forte. E noi non lo possiamo accettare. Io per questo chiedo alla presidente Meloni di difendere il diritto internazionale. In linea con la storia del nostro Paese e di difendere quelle sedi multilaterali come l’Onu, perché l’Unifil è una missione che ha un mandato multilaterale dall’Onu, perché sono quelle dove prevale il dialogo tra i popoli e gli Stati, anziché l’uso della forza».
Più tecnica ma simile anche la posizione del generale Dino Tricarico, ex capo di Stato maggiore dell’Aeronautica militare e attualmente presidente della fondazione Icsa (Intelligence culture and strategic analysis). Per lui la presenza di Unifil in Libano «è importante, perché funge da elemento calmierante e distensivo». «Inoltre», ha aggiunto, «l’attuale comandante italiano, il generale Abagnara, è bravissimo, ha una profonda conoscenza dell’area ed è considerato da tutte le parti un abile negoziatore».
Per quanto riguarda i soldati italiani che si trovano nel Kurdistan iracheno, «non hanno nessuna mansione di combattimento. Il loro compito principale è quello di formare il personale locale. Lo stesso accade in Kuwait, dove si tratta di un compito di assistenza. Con queste tensioni che sono sfociate non ha senso rischiare. Prima vengono via e meglio è».
Intanto le opposizioni vanno in ordine sparso sui temi esteri. A sottolinearlo, ancora una volta, è il leader di Azione, Carlo Calenda. «Un campo largo chiamato Giuseppi» scrive spiegando: «Fatti. Le opposizioni chiedono di essere informate prontamente sulla guerra in Medio Oriente; il premier offre un tavolo di confronto in un formato più riservato a Palazzo Chigi, dopo essere stata in Parlamento; Conte dice no obbligando Schlein a seguirlo. Italia viva, che ci aveva chiesto di fare una mozione insieme su Iran, manda una nota incomprensibile dicendo che la pensa come il Pd che, però, fa ciò che decide Conte. Andate avanti con questo campo largo ma chiamatelo con il suo vero nome: Giuseppi». Infine aggiunge ironico: «Ps. Segnalo agli amici riformisti che il M5s si è astenuto su una mozione di condanna alla Russia per il reclutamento di mercenari africani. Così per gradire».
Ucciso in Iraq un militare francese. Ma Parigi non vuole fare ritorsioni
Un soldato francese è morto in un attacco lanciato da una milizia filo iraniana sulla base militare di Parigi a Erbil, nel nord dell’Iraq. La vittima era il sergente maggiore Arnaud Frion, aveva 42 anni, era sposato e padre di un figlio. Oltre a lui sono rimasti feriti altri sei militari. La dinamica dell’attacco che ha portato al decesso del sergente maggiore Frion è stata spiegata dal colonnello François-Xavier de la Chesnay, capo del 7° battaglione dei cacciatori alpini del quale faceva parte anche la vittima. «È morto dopo essere stato colpito da un drone Shahed», ha dichiarato il colonnello, aggiungendo anche che Frion era «il meglio che l’esercito potesse offrire. Era davvero un soldato eccellente, qualcuno di estremamente competente e molto, molto performante».
Il presidente francese Emmanuel Macron ha presentato, su X, «le più sentite condoglianze e la solidarietà della nazione» ai cari di Frion. Poi il leader transalpino ha definito «inaccettabile» l’attacco di droni contro la base francese dove si trovano le truppe di Parigi «impegnate nella lotta contro l’Isis dal 2015», la cui presenza in Iraq «rientra pienamente nel quadro della lotta al terrorismo». Macron ha concluso il suo messaggio ribadendo che «la guerra in Iran non può giustificare attacchi di questo tipo». Poco più tardi, nella conferenza stampa comune tenutasi alla fine dell’incontro bilaterale con Volodymyr Zelensky, il presidente francese ha ripetuto ancora il concetto: «La posizione della Francia è puramente difensiva», per questo Parigi «continuerà a mantenere il sangue freddo» e «a essere affidabile nei confronti dei nostri partner». Tutto questo per «proteggere i nostri concittadini e difendere i nostri interessi e la nostra sicurezza». La prima reazione del governo alla morte di Frion è arrivata dal ministro alla Parità, Aurore Bergé che, su Franceinfo, ha sottolineato l’importanza «di avere soldati presenti (nella zona di guerra, ndr) per garantire gli interessi nazionali francesi».
La contrarietà alla partecipazione della Francia al conflitto nel Golfo Persico è stata espressa praticamente da tutte le forze politiche, seppur con accenti diversi. Il leader della forza di estrema sinistra, La France Insoumise, Jean-Luc Mélenchon, ha scritto su X che «la guerra illegale scatenata da Donald Trump e Benjamin Netanyahu e la strategia iraniana di fomentare un conflitto regionale, se non addirittura globale, hanno mietuto le prime vittime francesi. Sei soldati francesi sono rimasti feriti e il sergente maggiore Arnaud Frion è morto». Poi, dopo aver espresso le proprie condoglianze, Mélenchon ha concluso: «Avvertiamo il governo: avanzando sui campi di battaglia, la Francia diventerebbe un bersaglio. Questa guerra non è nostra, ma i nostri morti sì. Basta!»
Sempre su X, la leader dei Verdi, Marine Tondelier, ha scritto che «la Francia ribadisce con chiarezza di non essere in guerra e di non stare aiutando gli Stati Uniti nelle loro operazioni militari. La nostra posizione è difensiva e questo significa che la Francia deve proteggere tutti i suoi soldati, diplomatici e personale vulnerabili agli attacchi».
A destra, il numero uno dei Républicains, Bruno Retailleau, ha rivolto il proprio omaggio al sergente maggiore e si è detto «orgoglioso» dei soldati francesi. Più politico l’intervento della fondatrice del Rassemblement national: Marine Le Pen
ha ricordato che la presenza francese in Iraq, si inserisce nel quadro della «coalizione internazionale contro il terrorismo islamista». Esprimendo il proprio cordoglio alla famiglia, ai suoi commilitoni e agli altri soldati feriti nell’attacco, Le Pen ha detto che «la Francia non può accettare che le proprie forze armate, che difendono e proteggono gli interessi (di Parigi, ndr) nella regione, siano attaccate».
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Ansa
Per ora quasi tutti i missili e i droni lanciati dall’Iran verso le capitali arabe del Golfo sono stati intercettati. Nell’immediato il problema più grave è che i sistemi di difesa finiscano le munizioni prima che americani e israeliani riescano a neutralizzare i sistemi di lancio iraniani. Fortunatamente, il ritmo di lancio dei missili balistici da parte di Teheran è significativamente diminuito. Se ci fermiamo ai conteggi quotidiani delle intercettazioni e degli attacchi rischiamo però di non mettere a fuoco la vera minaccia esistenziale che l’attuale guerra pone ai membri del Gcc. I bombardamenti iraniani hanno infatti messo a nudo le fragilità che questi Stati erano riusciti a nascondere. Per garantire le rendite che hanno permesso ai membri del Gcc di sviluppare rapidamente le loro economie, petrolio e gas devono essere esportati attraverso lo Stretto di Hormuz. L’Arabia Saudita, consapevole di questa debolezza, ha investito su una via alternativa per portare il greggio dai pozzi delle coste orientali a quelle su Mar Rosso, ma anche questa soluzione è una piccolissima pezza su un buco molto esteso, non solo perché il petrolio è solo una delle risorse cruciali che transita da Hormuz, ma anche perché sui traffici nel Mar Rosso pesa la minaccia degli Houthi yemeniti, finora rimasti fuori dal conflitto.
Inoltre, nella penisola arabica del tutto priva di fiumi e con falde acquifere quasi completamente non rinnovabili, le megalopoli di Dubai, Abu Dhabi, Doha e Riad sopravvivono grazie alla desalinizzazione dell’acqua. Per l’Iran, impegnato a lottare per la sopravvivenza della Repubblica islamica, raffinerie e impianti idrici rappresentano obiettivi vulnerabili e «appetibili». Il presidente americano Donald Trump ha affermato che in Iran non c’è quasi più nulla da bombardare. È un paradosso, ma questo è ciò che permette all’Iran di essere in controllo dell’escalation: se Teheran mettesse fuori uso anche solo una parte degli impianti di desalinizzazione anche i Paesi arabi del Golfo si troverebbero a fare i conti con la loro possibile scomparsa.
È anche a causa della consapevolezza delle vulnerabilità di modelli che si basano sulle esportazioni di idrocarburi che tutti i membri del Gcc hanno preparato le loro Vision, strategie onnicomprensive che dovrebbero traghettare questi Paesi verso un futuro di minore dipendenza dal petrolio e di sostenibilità ambientale. Alcuni, come gli Emirati Arabi Uniti (Eau), e in particolare Dubai, sono molto più avanti in questo percorso. Se da un lato le strategie individuate sono una risposta corretta - al netto di alcuni progetti poco realistici - a problemi reali, dall’altro la scelta di puntare sullo sviluppo di settori come il turismo e la logistica (Dubai è l’aeroporto più trafficato al mondo, mentre l’Arabia Saudita vuole capitalizzare sulla sua posizione all’incrocio tra Asia, Africa ed Europa) partono dal presupposto che il luogo in cui si trovano le monarchie arabe del Golfo sia un punto di forza. Ciò che le grandi capitali delle petromonarchie sono riuscite a fare - di nuovo, Dubai più di tutti - è convincere gli investitori, i businessmen e i turisti di tutto il mondo che queste città erano delle bolle perfettamente isolate dal contesto geografico. Situate in una delle regioni più turbolente del mondo, queste città facevano della loro sicurezza la pietra angolare su cui edificare le proprie economie e i propri sistemi politici. Con gli attacchi iraniani, la bolla è scoppiata. Le immagini delle fiamme al lussuosissimo hotel Burj al-Arab o sulle isole artificiali di Palm Jumeirah sono una minaccia all’immagine degli Emirati Arabi Uniti che rischia di fare breccia nella mente delle persone, nonostante l’efficacia delle difese aeree emiratine sia superiore al 90%. Il fatto che centinaia di professionisti espatriati abbiano abbandonato queste zone (e non si sa se e quando vi torneranno) pone anche un problema di capitale umano alle economie locali. È anche per questo che decine di influencer sono stati arruolati per ostentare il presunto clima di tranquillità che si respirerebbe in Qatar o negli Emirati. Lo stesso Mohammed bin Zayed, presidente degli Eau, si è fatto ritrarre in un centro commerciale durante i bombardamenti. Se da un lato si tratta di una mossa comunicativa brillante, dall’altro mostra la gravità della situazione.
Sia gli attuali sistemi politico-economici che le Vision per il futuro dei Paesi del Gcc richiedono una regione stabile e per quanto possibile pacificata. Anche qualora cessassero le ostilità, considerando che probabilmente la Repubblica islamica resterà in vita, magari indebolita ma più radicale, sui Paesi del Gcc penderà la spada di Damocle di possibili nuovi attacchi. In questo clima diventa ancora più difficile attrarre i capitali e gli individui necessari per realizzare le Vision. La destabilizzazione e l’indebolimento delle monarchie arabe del Golfo è uno scenario che non è mai stato considerato, ma che porrebbe sfide strategiche forse persino superiori al collasso della Repubblica islamica.
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