
Lo striscione con la grande scritta «Resistenza arcobaleno» e quello «No al genocidio in Palestina» hanno aperto il corteo del Pride di Milano, che ieri ha attraversato la città.
A guidare le 350.000 persone ( stimate dagli organizzatori) in corteo da via Vittor Pisani c’era il «Trenino delle Famiglie Arcobaleno» che festeggiava i 20 anni dalla nascita. Fra le sigle presenti Pd, Alleanza Verdi e Sinistra con lo striscione sul carro «No Pride in genocide», il M5s senza carro, Cgil, Sentinelli, Amnesty e Agedo. Assente invece la comunità ebraica, in dissenso con l’uso della parola «genocidio» utilizzata dagli organizzatori nel manifesto politico per descrivere quanto sta accadendo a Gaza.
«Mi dispiace per l’assenza della comunità ebraica e li capisco, capisco che c’è paura ed è un peccato enorme. C’è il rischio di antisemitismo, dopodiché sostengo che il governo Netanyahu sia una iattura, ma sostengo anche che a Milano bisogna restare molto attenti», ha detto il sindaco Giuseppe Sala parlando anche dei cartelli «Israeli not welcome» comparsi qualche giorno fa a Milano.
«Su questa tematica si stanno sprecando tante parole. Contano di più i fatti e noi i fatti li abbiamo fatti. Io sono stato avvisato un minuto dopo che i cartelli sono apparsi».
«Ancora una volta abbiamo assistito all’ennesimo corteo pro-Hamas e, con la scusa del Pride, centinaia di persone hanno sfilato con bandiere della Palestina addosso o sventolate e volti con parte del corpo colorati di verde, bianco, rosso e nero. Altro che corteo Lgbt. Ha fatto bene la Brigata Ebraica milanese a non partecipare alla manifestazione» ha detto il deputato di Fdi, Riccardo De Corato, insistendo: «Il compagno Majorino, ancora una volta, ha protestato e si è lamentato sul fatto che la destra «piano piano comunque porta avanti un messaggio di negazione dei diritti e Regione Lombardia». Ma come mai Bertolè, Schlein, Buscemi e lo stesso Majorino, non contestano anche Mosca e i Paesi arabi per esempio? Quando andranno a organizzare un Arabian-Islamic pride?».
Il capogruppo del Pd regionale, Pierfrancesco Majorino sottolineando che «Milano che è sempre stato avamposto contro le discriminazioni», aveva risposto al leghista Roberto Vannacci, che si domandava se a «morire al fronte» avremmo mandato «quelli del Pride»: «È il fascismo 2.0: siamo di fronte al fatto che è una svolta radicalissima della destra della Lega, non dobbiamo trattarlo come fenomeno da baraccone. Lui dice quello che pensa un bel pezzo della destra e quello che pensa Orbán».
E mentre sul carro del Pd c’era il cartonato del presidente lombardo Attilio Fontana con la bandiera arcobaleno e cartelloni che recitavano «chi odia la libertà odia anche l’amore come Orbán» il sindaco Sala ha ribadito: «Oggi il Pride guarda anche a Budapest perché credo che oggi il vero senso sia quello di continuare a ribadire che la libertà è un valore, come dice anche la nostra Costituzione, è un valore che ha un unico limite: il rispetto della libertà degli altri. Viviamo in un periodo in cui si vuol negare la libertà a tanti, sono momenti difficili, nulla è acquisito e quindi bisogna continuare pacificamente, ma intensamente, a battersi perché le conquiste ottenute non si perdano». E nomina anche lui Vannacci: «È chiaro che la possiamo un po' buttare in caciara o non dare importanza a queste affermazioni, però Vannacci è il vicesegretario di un partito di governo. Ci sono tanti segnali e tentativi di grattare un po' la pancia a chi vuole farci tornare indietro».





