- Il 7 settembre Leone XIV canonizzerà i due giovani. Dalla vita incredibilmente simile, nonostante il secolo di distanza, per la fede gioiosa e libera dal tempo.
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Lo speciale contiene tre articoli
Giovani, belli, radiosi, capaci di vivere la fede con intensità e naturalezza, con gioia ma senza pose né ostentazione. Anche se sono vissuti a oltre sei decenni di distanza, i beati Pier Giorgio Frassati e Carlo Acutis potrebbero essere fratelli. E in effetti lo sono; e non solo nella fede cattolica genericamente intesa, ma proprio nella santità, dato che verranno canonizzati assieme il prossimo 7 settembre, secondo quanto annunciato da Papa Leone XIV. Una santa accoppiata dunque, che merita di essere conosciuta più da vicino, anche in ragione delle tante somiglianze che oggettivamente intercorrono tra i due che, per iniziare, non sono mai invecchiati, se si pensa che il torinese Frassati è morto a 24 anni mentre Acutis, nato a Londra ma vissuto a Milano, ad appena 15.
Una seconda somiglianza biografica – che sfata il mito della fede come consolatorio «oppio dei popoli» e degli emarginati – riguarda la condizione sociale dei beati, ambedue provenienti da famiglie agiate: Acutis era figlio di Andrea, ex presidente di Vittoria Assicurazioni, e di Antonia Salzano, a sua volta di natali benestanti, mentre Frassati era primogenito di Alfredo, giurista e direttore del quotidiano La Stampa, e della pittrice Adelaide Ametis. Beninteso: non si vuol certo insinuare una sorta di preferenza classista della Chiesa né tanto meno del Cielo – si guardi alla Madonna, che a Lourdes ha voluto apparire alla poverissima Bernadette e a Fatima a tre pastorelli, solo per citare due casi -, ma senza dubbio sapere che a breve saranno santi due giovani contemporanei che avrebbero potuto spassarsela come, anzi di più, dei loro coetanei, ecco, non può non colpire.
Proseguendo, un altro tratto simile tra i due era l’amore illimitato per la Chiesa e la sua dottrina. Iniziando con Frassati, va ricordato come – oltre a frequentare le Opere di san Vincenzo – si fosse iscritto a diverse congregazioni e associazioni cattoliche, portando avanti una ricerca della fede autentica, altra da formalismo e materialismo che poteva respirare in casa. La svolta per il giovane è arrivata però con la spiritualità dei Domenicani, dei quali era diventato terziario. Sorprendente, poi, il legame tra Frassati e la figura di fra Girolamo Savonarola; un legame poco noto ma, come messo in luce dal mensile Il Timone, assai solido se si pensa che il giovane era diventato terziario domenicano proprio col nome di fra Girolamo, definendo l’omonimo e discusso religioso rinascimentale «una figura a me cara» con «gli stessi sentimenti contro i corrotti costumi». Parole senza dubbio forti e, per così dire, ecclesialmente scorrette se si pensa che risalgono ad appena un secolo fa, non a chissà quali epoche remote.
Allo stesso tempo, Acutis ardeva di fede eucaristica: andava a Messa tutti i giorni ritenendo appunto l’Eucaristia «un’autostrada per il cielo», recitava quotidianamente il rosario e certo non sposava la morale del suo, del nostro tempo. Significativo, in tal senso, il fatto che quando passava davanti alla televisione «l’influencer di Dio» fosse solito coprirsi gli occhi dinnanzi a pubblicità che riteneva mostrassero contenuti inappropriati, assumendo un atteggiamento che non è scontato oggi abbiano neppure i religiosi. Non solo. Sappiamo che il giovane milanese non mancava di rattristarsi, quando sapeva dei coetanei alle prese con le loro prime esperienze sessuali e, quindi, con rapporti prematrimoniali: altro tema, questo, su cui non sono molti nel mondo cattolico quelli che hanno il coraggio di esprimersi con chiarezza.
Parallelamente alla fede vissuta senza fronzoli, Frassati e Acutis sono vicini anche in un atteggiamento: quello dell’allegria. Che, beninteso, non è affatto un sentimento poco ortodosso, anzi. Non a caso un altro grande santo, don Giovanni Bosco, non solo approvava l’approccio gioioso, ma assicurava: «Il demonio ha paura della gente allegra». Ebbene, molte se non tutte le foto che abbiamo di Frassati lo ritraggono sorridente, radioso, talvolta impegnato in gran risate. A riprova dello spirito frassatiano, possiamo segnalare come il giovane torinese con gli amici creò anche una «società» simpaticamente denominata «Tipi loschi», composta da ragazzi che, in uno spirito di letizia, si spronavano reciprocamente ad avanzare nella vita di preghiera e nelle opere di carità. «Ogni cattolico non può non essere allegro; la tristezza deve essere bandita dagli animi dei cattolici», affermava sempre Frassati, fugando ogni dubbio sulla letizia che lo dominava.
Anche le foto di Acutis trasudano di un chiaro atteggiamento gioioso. Anzi, del giovane milanese abbiamo perfino diversi video – incluso quello in cui profeticamente annuncia la morte («sono destinato a morire») – in cui il giovane appare sorridente; in qualche filmato fa pure delle facce buffe, smorfie incluse. In un video realizzato dalla Chiesa ambrosiana, un suo amico conferma: «Era allegro, era una persona piena di vita, estremamente esuberante. Era genuino, era proprio simpatico. Io ho dei ricordi, dei grandissimi ricordi di risate con lui». Il buonumore non lasciò Acutis neppure in prossimità della morte. Emblematica la sua reazione pochi giorni prima, quando già stava male e gli fu diagnosticata una leucemia di tipo M3 o promielocitica, che determina una rapida e letale proliferazione di cellule tumorali. Trovatosi coi genitori poco dopo con l’incontro del primario, infatti, il giovane reagì con un grande sorriso dicendo: «Il Signore mi ha dato una sveglia!».
Per concludere, e volendo riassumere le affinità che accomunano Frassati e Acutis, si tratta di due giovani che hanno vissuto la loro fede mai come alternativa all’impegno sociale (ambedue, infatti, erano impegnati in opere di carità) e, soprattutto, testimoniandola – se ci è concessa l’espressione – con carisma e fascino. Erano infatti due veri leader, brillanti e intelligenti, che avevano tutte le carte in regola per diventare gente di successo, nell’accezione più mondana del termine. E invece proprio probabilmente per questo, proprio per la loro intelligenza aperta alla fede, hanno scelto un’altra strada: quella della Chiesa e di Gesù Cristo. E lo hanno fatto non certo come rinuncia, anche perché diversamente non si spiegherebbe il loro animo quotidianamente gioioso, no. Alla carriera e alle strade che peraltro avrebbero potuto intraprendere facilmente, entrambi – Frassati facendosi terziario domenicano e Acutis meditando sull’ipotesi del sacerdozio – hanno scelto di vivere cristianamente perché questo per loro rappresentava la vera felicità e, a ben vedere, pure la vera libertà rispetto alle ideologie dominanti. Non a caso abbiamo di entrambi frasi che esortano all’anticonformismo.
Acutis avvertiva che «tutti nascono originali ma molti muoiono fotocopie», mentre di Frassati resta memorabile un episodio. Un giorno, infatti, per prenderlo in giro così come pure oggi vengono irrisi i cattolici, gli chiesero: «Sei un bigotto?». «No, sono rimasto cristiano», fu la sua risposta. Che rispecchia appieno quanto ricordato da Papa Leone XIV nella sua prima omelia. «Anche oggi non sono pochi i contesti in cui la fede cristiana è ritenuta una cosa assurda, per persone deboli e poco intelligenti», ha detto il pontefice statunitense, «sono ambienti in cui non è facile testimoniare e annunciare il Vangelo e dove chi crede è deriso, osteggiato, disprezzato, o al massimo sopportato e compatito». È un clima ostile respirato anche da Frassati e Acutis, che però hanno tirato diritto seguendo Gesù. E anche di questo esempio non si può che esser loro grati.
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