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Fragili e smidollati, hanno subappaltato la lotta alla paura

Fragili e smidollati, hanno subappaltato la lotta alla paura
Manifestazione per la pace a Milano (Ansa)
I progressisti parteggiano per Kiev non per senso di giustizia, ma perché temono lo scontro fatale col «cattivo» del Cremlino.
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Trump: «Adesso le navi tirino fuori le palle per attraversare Hormuz»
Donald Trump (Ansa)
Il segretario alla Guerra fa eco al tycoon: «Stiamo decimando il regime». Intanto però in Iraq muoiono sei militari americani in seguito allo schianto di un aereo. Verso il Golfo 2.200 marines e 10.000 intercettori.
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Mentre il Brent gira intorno a quota 103 dollari, il tycoon concede una deroga di 30 giorni alle sanzioni. E libera 100 milioni di barili al giorno. Una toppa per calmare i mercati che non risolve il problema. Zelensky, Macron e Merz si indignano.

Il petrolio si muove ma resta attaccato al trono delle tre cifre. Il Brent gira intorno a 103 dollari al barile, il Wti resta poco sopra i 97 dollari. Una pausa, forse tecnica, forse politica. Lo capiremo più avanti. Le Borse europee, invece, non hanno apprezzato il cambio di spartito. Milano chiude a -0,3%, Francoforte a -0,7% e Parigi a -0,9%. Nulla di catastrofico, ma abbastanza per ricordare che i listini non amano le sorprese geopolitiche, soprattutto quando coinvolgono migliaia di petroliere parcheggiate alle porte di Hormuz.

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«Valutiamo di ritirare i soldati dal Libano»
Il ministro della Difesa Guido Crosetto (Ansa)
  • Il ministro Crosetto al «Corriere»: «Lì ci sono 1.300 dei nostri, è una missione di pace ma c’è una guerra in corso». Sinistra ostaggio di Conte: dice no al tavolo di confronto promosso dalla Meloni e si trascina dietro la Schlein. Che chiede più Unifil.
  • Ucciso in Iraq un militare francese. Ma Parigi non vuole fare ritorsioni. Il sergente Arnaud Frion colpito da un drone. Macron furioso: «Però ora serve sangue freddo».

Lo speciale contiene due articoli.

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Scoppia la bolla delle petro-capitali come porto sicuro in Medio Oriente
Ansa
Il conflitto non si limita a fermare il petrolio: rompe un immaginario costruito nel tempo.

Mentre la Repubblica islamica d’Iran cerca di trasformare la sua lotta per la sopravvivenza in una crisi globale, sono i Paesi arabi del Golfo a rischiare di più in questa nuova guerra. Nell’immediato, il blocco dello Stretto di Hormuz e i danni ai loro impianti petroliferi li stanno privando della principale fonte d’introiti. Tuttavia, la vera minaccia alla stabilità dei Paesi del Gulf Cooperation Council (Gcc) si manifesterà nel medio lungo periodo.

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