Sinistra ridotta a fare il tifo per lo spread e Foodora
Ansa

Mobilitazione generale, compagni! Le teste d’uovo della sinistra (senza riferimenti a Moncalieri) hanno finalmente partorito le due campagne per l’estate e per l’autunno. Fallito l’«attenti al lupo» contro il ritorno del fascismo, e naufragata la convocazione di un’ipotetica («enorme», Martina dixit) manifestazione antirazzista, i migliori cervelli del progressismo italiano hanno trovato le parole d’ordine: «Forza spread!» e «Forza Foodora!».

Non si sa se ridere o piangere: ma questa è effettivamente la situazione. Il grido anti italiano «Forza spread!» è un grande classico della sinistra, ovviamente quando non è al governo: quell’urlo fu scagliato contro il governo Berlusconi nel 2011, e ora si tenta il sequel di quello stesso film. Intendiamoci: il governo Conte farà bene a non sottovalutare il problema, che esiste. E non si tratta solo dello spread, ma di una generalizzata salita dei rendimenti dei nostri titoli del debito pubblico. Traduzione: gli investitori continuano ad acquistare, ma vogliono una remunerazione più alta, e il conto degli interessi si fa sempre più salato.

Ad avviso di chi scrive, il problema non è l’incertezza politica (il governo ha numeri robusti in Parlamento) e nemmeno il fatto che la legge di bilancio abbia contorni ancora vaghi (ai primi di agosto, è ovvio che sia così). Il punto vero è che si avvicina la fine del Quantitative easing di Mario Draghi: e cioè una riduzione non solo dei titoli che saranno acquistati dalla Bce, ma soprattutto delle garanzie offerte. È dunque evidente che sarebbe auspicabile un piano governativo (mai varato da decenni) di attacco alla montagna del debito pubblico (ad esempio un’operazione «patrimonio contro debito»); e che contestualmente sarebbe auspicabile un taglio choc delle tasse, non solo un mini taglio omeopatico e impercettibile, per conquistare una crescita più sostenuta.

Un’opposizione seria incalzerebbe il governo in positivo verso questi obiettivi. E invece che fa la sinistra? Si prepara al rito Voodoo dell’invocazione dello spread, auspica il disastro, un agosto nero, un settembre nerissimo, per ballare sulle macerie. La nostra opinione è irrilevante: ma dubitiamo che, per questa via, il Pd riscuoterà applausi. Primo: perché i gufi (copyright: Matteo Renzi, do you remember?) non piacciono a nessuno. Secondo: perché sarà dura trovare qualche italiano soddisfatto dell’eredità economica lasciata dai governi di sinistra. Terzo: perché non sembra una strategia geniale organizzare veglie di preghiera affinché una decina di fondi d’investimento esteri facciano qualche scherzetto all’Italia.

Ma veniamo al secondo grido di battaglia: «Forza Foodora!». Foodora è una società che consegna cibo a domicilio avvalendosi di ciclisti (i famosi «rider»). E ieri ha fatto sapere che se ne andrà dall’Italia, ritenuta un «mercato difficile». Apriti cielo! Come prefiche a un funerale, i fenomeni della sinistra hanno tirato fuori i fazzoletti e hanno cominciato a piangere a dirotto: «Colpa di Luigi Di Maio che fa scappare gli imprenditori! È solo l’inizio». E via con l’elenco delle disgrazie autunnali, vere o presunte.

Anche qui, occorre essere equilibrati, ed è vero che il governo farà bene a non voltare la testa dall’altra parte: c’è un pezzo importante di mondo produttivo che è rimasto deluso dal decreto Dignità, e le intenzioni manifestate un mese fa dal ministro del Lavoro grillino verso le aziende di consegna a domicilio erano effettivamente punitive e discutibili. Ma, con la stessa franchezza, la sinistra non può pensare di prendere in giro nessuno per almeno due ragioni. Primo: sui «rider» Di Maio ha già fatto retromarcia, limitandosi a mettere in piedi un tavolo di confronto. Secondo: Foodora non se ne andrà solo dall’Italia, ma pure da Australia, Olanda e Francia (dove non risulta che siano al governo Di Maio e Salvini). Morale: la sharing economy ha effettivamente un grande potenziale e non va imbrigliata con tasse e regolamentazioni eccessive. Ma le mosse di Foodora hanno a che fare più con le strategie globali di quella multinazionale che non con fattori contingenti legati all’Italia.

La realtà è un’altra, del tutto indipendente dal giudizio che ciascuno può dare sull’azione del governo: la sinistra ha perso la bussola, è come un ubriaco senza nemmeno un lampione a cui appoggiarsi, e insegue ogni giorno nuove illusioni. Non finirà bene per il Pd, di questo passo.

Da non perdere

Pensiero forte

La Roccella e quella «fede» per il suo Luigi

Il ritrovamento del corpo del marito, scomparso lo scorso 27 giugno dopo essersi tuffato nel lago, aggiunge un doloroso tassello all’esistenza del ministro. Una vita già segnata da numerose ferite personali e familiari. Questa mattina le esequie.

L’idea di de Benoist: un’Europa sovranista
Pensiero forte

L’idea di de Benoist: un’Europa sovranista

Nel suo nuovo saggio, il francese sposa molte delle critiche all’Ue («Viola la democrazia, sottrae poteri agli Stati senza dare nulla in cambio»), ma avverte: per far fronte alla globalizzazione una diversa integrazione continentale è fondamentale.

Il marxismo cerca la sua rivincita con le Ong
Pensiero forte

Il marxismo cerca la sua rivincita con le Ong

Dopo la fine dell’Urss, i comunisti capirono che costruire l’umanità «nuova» è impossibile. Da allora puntano soltanto a distruggere il nemico storico: la civiltà cristiana. Per farlo hanno messo in piedi un «parastato» invasivo e potentissimo.