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2024-11-02
Formigli usa la Boccia contro di noi. Ma la «pompeiana» si sconfessa da sola
Maria Rosaria Boccia (Ansa)
Durante l'ultima puntata, andata in onda giovedì sulla7, della sit-com Casa Formigli con la guest star Maria Rosaria Boccia nei panni della compianta Sandra Mondaini, il conduttore ha provato a darci lezioni di giornalismo. Ma come vedremo l'unico che probabilmente ne ha bisogno è lui. Per comprendere il parapiglia, però, bisogna andare con ordine. Due settimane fa La Verità ha pubblicato un servizio nel quale Nello Aliberti, uno degli ex della Boccia, ci aveva raccontato: «Sapevamo tutti che indossava un cuscino per simulare la pancia... e noi la assecondavamo». Poi aveva aggiunto: «Voleva che si sapesse che era incinta di qualcuno, ma era una palla». Argomento che, come abbiamo svelato, la Boccia avrebbe già utilizzato in precedenti relazioni per far valere le proprie ragioni. Anzi questa sarebbe proprio la specialità della casa. Tanto che in un’occasione un politico locale si era visto costretto a far diffidare la pompeiana dal suo legale perché tra le leve «usate» dalla donna c'era proprio lo stato interessante. E una presunta gravidanza compare anche nelle chat con l'ex ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano, subito dopo che la pompeiana gli aveva proposto di firmare un patto di riservatezza col quale lui si sarebbe impegnato a non cercarla più e lei a non rivelare la loro relazione intima. Formigli, però, con la matita rossa da maestrino, bolla come una «fake news» i contenuti dell'intervista. E a quale fonte si affida per smentirla? Alla stessa Boccia. Lei sì che è attendibile per l'anchorman di Piazzapulita. Nonostante gli scivoloni nella telenovela della laurea, durante la quale la donna si è avvitata: infatti sui social ha pubblicato alcuni documenti ufficiali riguardanti la fine consensuale del suo matrimonio da cui risultava che una dozzina di anni fa il suo titolo di studio era il diploma, mentre sul suo profilo Linkedin, poi cancellato, indicava una laurea in Economia aziendale conseguita nel 2005. E anche se, in un caso di preterizione da manuale, Formigli afferma alla sua trasmissione «interessa un habitus (un aspetto, ndr), una modalità di esercizio del potere, della funzione di governo, non il gossip», invita ogni giovedì la pompeiana a parlare della sua relazione con Sangiuliano. Ma torniamo all'intervista della Verità (rigorosamente registrata) e al cuscino sotto la maglietta per simulare la gravidanza. «Questa che abbiamo scoperto noi sembra essere una fake news completa», afferma Formigli. L’occasione per la sparata fuori bersaglio è un post di Aliberti, in cui l’uomo sembra mandare un segnale distensivo alla propria ex: «Complimenti a Boccia per aver nominato come difensore Maresca (lo steso di Aliberti, ndr)... sursum corda... fare i processi non fa bene a nessuno». Il messaggio viene ripreso sui social dalla Boccia, che scrive: «Ho ricevuto le scuse di Nello Aliberti sia personali che pubbliche. Ed entrambi abbiamo evitato di finire nelle aule di Tribunale». E questa per Formigli è la pistola fumante. La prova della falsità dei contenuti dell'intervista. Con acume investigativo, sempre nel tentativo (finito male) di smentire le parole di Aliberti, l'inviata di Piazzapulita cerca il fratello di Nello, Pasquale, che è il sindaco di Scafati. Il quale spiega all'inviata e ai telespettatori che Nello «non chiede scusa alla Boccia, anzi...». Poi si rivolge direttamente alla pompeiana chiamandola per nome: «Maria Rosaria, non ti sta chiedendo scusa... con tutto il rispetto...». Ma Formigli, imperterrito, si chiede: «Se questa falsa gravidanza non era vera... dobbiamo mettere in dubbio anche altri fatti, no?». Di certo di aspetti che riguardano le dichiarazioni della Boccia da mettere in discussione, come abbiamo visto, ce ne sono, eccome. Formigli e il suo fiuto da segugio, però, sembrano non accorgersi delle continue contraddizioni. Verrebbe da sospettare che anche il conduttore sia rimasto ammaliato dalla bellezza della signora, anche se a noi viene più facile pensare che preferisca credere alla Boccia per più banali e volgari motivi di share. Anche perché qui c'è un'intervista registrata e non smentita. Ma torniamo a Nello Aliberti, che, poverino, sembra appena uscito dall’ospedale quando viene intervistato dall'inviata. Lui, dopo innumerevoli insistenze, alla proposta di un’intervista, risponde, stremato, con una provocazione: «Guardi, per 50.000 euro faccio tutto quello che vuole». Una battuta che sul sito della 7 si diventa la prova della falsità del nostro scoop («Per 50.000 euro dò -sic, ndr- tutte le interviste che vuoi»). Peccato che noi per raccogliere le dichiarazioni dell’uomo non abbiamo dovuto scucire neanche un cent, forse perché agli intervistati non saltiamo addosso con telecamera spianata e bava alla bocca. Formigli in studio, dopo cotanto siparietto, prova a servire un assist a quella che ormai è diventata la sua spalla fissa del giovedì. «Lei ha avuto le scuse di questo Nello?» domanda il conduttore. La donna risponde compiaciuta che, in fondo, ha evitato ad Aliberti un processo grazie a queste presunte scuse, che avrebbe ricevuto «alla presenza di altre persone». La prova della retromarcia dell’uomo, però, non è stata rintracciata dai reporter investigativi di Piazzapulita. Quello sarebbe stato giornalismo d'inchiesta. Ma forse sarebbe stato chiedere troppo.
Foto e chat confermano la versione dell’ex ministro sullo «sfregio»
«L’accusa di lesioni a Sangiuliano? Questo fa parte di uno dei quattro capi d’imputazione. Non lo posso chiarire ora, quando finirà tutto chiariremo quello che non possiamo chiarire stasera. Bisognerebbe anche datare il giorno in cui ha messo i punti». Si è difesa così, dicendo e non dicendo, Maria Rosaria Boccia durante l’intervista andata in onda in diretta nella tarda serata di giovedì nel corso della trasmissione di La7 Piazzapulita, condotta da Corrado Formigli. Parole che sembrano quasi alludere alla possibilità che la donna non fosse con l’ex ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano quando qualcuno o qualcosa gli ha provocato la ferita. Un’ipotesi gravissima, visto che nel suo esposto alla Procura di Roma Sangiuliano ha dichiarato: «In un’occasione, il 17 luglio 2024, la Boccia mi ha aggredito provocandomi le ferite che ho documentato con le foto allegate». Il riferimento è al soggiorno del ministro a Sanremo dove il 16 luglio Sangiuliano aveva partecipato a una serata dei Martedì letterari al teatro del casinò. Evento documentato nei giorni successivi dalla Boccia con un post tutt’ora presente sul suo profilo Instagram. Dopo l’evento, Sangiuliano e il suo staff avevano soggiornato all’Hotel Nazionale, dove, secondo la ricostruzione dell’ex ministro, sarebbe avvenuto il cruento litigio. Una versione che trova conferma in una foto che La Verità è in grado di mostrare in esclusiva. Si tratta di un selfie scattato dallo stesso Sangiuliano davanti allo specchio del bagno di una camera d’albergo. Nello scatto si vede l’ex ministro in pigiama, con la testa ancora sanguinante, e dei segni, forse dei graffi, sul collo. Su una guancia una macchia rossa, e il pollice e l’indice della mano che non impugna il cellulare sono ricoperti di sangue. Secondo quanto risulta alla Verità il bagno, con le pareti ricoperte in marmo bianco (proprio come quelli di alcune stanze visibili nelle foto promozionali sul sito dell’hotel) sarebbe quello della camera della Boccia. Certamente nell’angolo in basso a sinistra della foto, si intravede una sgargiante borsello, forse una pochette per i trucchi. Nella sua autodifesa televisiva la Boccia è tornata anche sulla chat tra lei e Sangiuliano svelata il 20 settembre scorso dalla Verità nella quale l’ex ministro accusava l’imprenditrice di Pompei di averlo «sfregiato […] se non fossi tu avrei picchiato durissimo», sentendosi rispondere: «Tu mi hai letteralmente mandato fuori di testa». Secondo quanto detto dalla Boccia durante la trasmissione, rispondendo alle domande di Formigli, quella che abbiamo pubblicato sarebbe però una chat «composta da messaggi non consecutivi, sono dei messaggi tagliati». In sostanza, secondo la donna, indagata dalla procura di Roma per lesioni aggravate e minaccia a corpo politico dello Stato, sarebbe stata diffusa una chat cucita ad arte per avvalorare la versione di Sangiuliano. Ma la cronologia dei messaggi scambiati il 2 agosto scorso tra la Boccia e l’ex ministro, dei quali pubblichiamo in esclusiva uno screenshot privo di ipotetici tagli, smentisce anche questa ricostruzione dell’imprenditrice. Alle 23:10:51 la Boccia scrive all’ex ministro: «Hai ragione», in risposta a un messaggio leggibile solo parzialmente. Sono invece le 23:11:06 quando Sangiuliano scrive alla donna: «Sfregiato». Undici secondi dopo, alle 23:11:17 la Boccia risponde: «Ma io forse non riesco». Alle 23:11:46 Sangiuliano aggiunge: «Se non fossi stata tu ... avrei picchiato durissimo». Dopo appena 5 secondi, alle 23:11:53 la donna ammette: «Tu mi hai letteralmente mandato fuori di testa». Esattamente i contenuti della chat che il nostro giornale aveva rivelato in esclusiva due mesi fa, che riportiamo integralmente: «“Ho fatto delle cose che non avrei mai fatto”. Su questo la donna sembra d’accordo (“Hai ragione”), ma non si accontenta. Lui le ricorda quanto accaduto la notte tra il 16 e il 17 luglio: “Sfregiato […] Se non fossi stata tu avrei picchiato durissimo”. Lei ammette di aver perso il controllo: “Mi hai letteralmente mandato fuori di testa […] mi hai portato a un punto imbarazzante […] mi hai fatto diventare una iena”». Con buona pace della ricostruzione dell’imprenditrice pompeiana.
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Il conduttore bolla come «fake news» la nostra intervista all’ex della donna. La quale cade in continue contraddizioni.Foto e chat confermano la versione dell’ex ministro sullo «sfregio». Il selfie fatto nel bagno di un hotel mostra Gennaro Sangiuliano ferito e una trousse femminile.Lo speciale contiene due articoli.Durante l'ultima puntata, andata in onda giovedì sulla7, della sit-com Casa Formigli con la guest star Maria Rosaria Boccia nei panni della compianta Sandra Mondaini, il conduttore ha provato a darci lezioni di giornalismo. Ma come vedremo l'unico che probabilmente ne ha bisogno è lui. Per comprendere il parapiglia, però, bisogna andare con ordine. Due settimane fa La Verità ha pubblicato un servizio nel quale Nello Aliberti, uno degli ex della Boccia, ci aveva raccontato: «Sapevamo tutti che indossava un cuscino per simulare la pancia... e noi la assecondavamo». Poi aveva aggiunto: «Voleva che si sapesse che era incinta di qualcuno, ma era una palla». Argomento che, come abbiamo svelato, la Boccia avrebbe già utilizzato in precedenti relazioni per far valere le proprie ragioni. Anzi questa sarebbe proprio la specialità della casa. Tanto che in un’occasione un politico locale si era visto costretto a far diffidare la pompeiana dal suo legale perché tra le leve «usate» dalla donna c'era proprio lo stato interessante. E una presunta gravidanza compare anche nelle chat con l'ex ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano, subito dopo che la pompeiana gli aveva proposto di firmare un patto di riservatezza col quale lui si sarebbe impegnato a non cercarla più e lei a non rivelare la loro relazione intima. Formigli, però, con la matita rossa da maestrino, bolla come una «fake news» i contenuti dell'intervista. E a quale fonte si affida per smentirla? Alla stessa Boccia. Lei sì che è attendibile per l'anchorman di Piazzapulita. Nonostante gli scivoloni nella telenovela della laurea, durante la quale la donna si è avvitata: infatti sui social ha pubblicato alcuni documenti ufficiali riguardanti la fine consensuale del suo matrimonio da cui risultava che una dozzina di anni fa il suo titolo di studio era il diploma, mentre sul suo profilo Linkedin, poi cancellato, indicava una laurea in Economia aziendale conseguita nel 2005. E anche se, in un caso di preterizione da manuale, Formigli afferma alla sua trasmissione «interessa un habitus (un aspetto, ndr), una modalità di esercizio del potere, della funzione di governo, non il gossip», invita ogni giovedì la pompeiana a parlare della sua relazione con Sangiuliano. Ma torniamo all'intervista della Verità (rigorosamente registrata) e al cuscino sotto la maglietta per simulare la gravidanza. «Questa che abbiamo scoperto noi sembra essere una fake news completa», afferma Formigli. L’occasione per la sparata fuori bersaglio è un post di Aliberti, in cui l’uomo sembra mandare un segnale distensivo alla propria ex: «Complimenti a Boccia per aver nominato come difensore Maresca (lo steso di Aliberti, ndr)... sursum corda... fare i processi non fa bene a nessuno». Il messaggio viene ripreso sui social dalla Boccia, che scrive: «Ho ricevuto le scuse di Nello Aliberti sia personali che pubbliche. Ed entrambi abbiamo evitato di finire nelle aule di Tribunale». E questa per Formigli è la pistola fumante. La prova della falsità dei contenuti dell'intervista. Con acume investigativo, sempre nel tentativo (finito male) di smentire le parole di Aliberti, l'inviata di Piazzapulita cerca il fratello di Nello, Pasquale, che è il sindaco di Scafati. Il quale spiega all'inviata e ai telespettatori che Nello «non chiede scusa alla Boccia, anzi...». Poi si rivolge direttamente alla pompeiana chiamandola per nome: «Maria Rosaria, non ti sta chiedendo scusa... con tutto il rispetto...». Ma Formigli, imperterrito, si chiede: «Se questa falsa gravidanza non era vera... dobbiamo mettere in dubbio anche altri fatti, no?». Di certo di aspetti che riguardano le dichiarazioni della Boccia da mettere in discussione, come abbiamo visto, ce ne sono, eccome. Formigli e il suo fiuto da segugio, però, sembrano non accorgersi delle continue contraddizioni. Verrebbe da sospettare che anche il conduttore sia rimasto ammaliato dalla bellezza della signora, anche se a noi viene più facile pensare che preferisca credere alla Boccia per più banali e volgari motivi di share. Anche perché qui c'è un'intervista registrata e non smentita. Ma torniamo a Nello Aliberti, che, poverino, sembra appena uscito dall’ospedale quando viene intervistato dall'inviata. Lui, dopo innumerevoli insistenze, alla proposta di un’intervista, risponde, stremato, con una provocazione: «Guardi, per 50.000 euro faccio tutto quello che vuole». Una battuta che sul sito della 7 si diventa la prova della falsità del nostro scoop («Per 50.000 euro dò -sic, ndr- tutte le interviste che vuoi»). Peccato che noi per raccogliere le dichiarazioni dell’uomo non abbiamo dovuto scucire neanche un cent, forse perché agli intervistati non saltiamo addosso con telecamera spianata e bava alla bocca. Formigli in studio, dopo cotanto siparietto, prova a servire un assist a quella che ormai è diventata la sua spalla fissa del giovedì. «Lei ha avuto le scuse di questo Nello?» domanda il conduttore. La donna risponde compiaciuta che, in fondo, ha evitato ad Aliberti un processo grazie a queste presunte scuse, che avrebbe ricevuto «alla presenza di altre persone». La prova della retromarcia dell’uomo, però, non è stata rintracciata dai reporter investigativi di Piazzapulita. 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Si è difesa così, dicendo e non dicendo, Maria Rosaria Boccia durante l’intervista andata in onda in diretta nella tarda serata di giovedì nel corso della trasmissione di La7 Piazzapulita, condotta da Corrado Formigli. Parole che sembrano quasi alludere alla possibilità che la donna non fosse con l’ex ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano quando qualcuno o qualcosa gli ha provocato la ferita. Un’ipotesi gravissima, visto che nel suo esposto alla Procura di Roma Sangiuliano ha dichiarato: «In un’occasione, il 17 luglio 2024, la Boccia mi ha aggredito provocandomi le ferite che ho documentato con le foto allegate». Il riferimento è al soggiorno del ministro a Sanremo dove il 16 luglio Sangiuliano aveva partecipato a una serata dei Martedì letterari al teatro del casinò. Evento documentato nei giorni successivi dalla Boccia con un post tutt’ora presente sul suo profilo Instagram. Dopo l’evento, Sangiuliano e il suo staff avevano soggiornato all’Hotel Nazionale, dove, secondo la ricostruzione dell’ex ministro, sarebbe avvenuto il cruento litigio. Una versione che trova conferma in una foto che La Verità è in grado di mostrare in esclusiva. Si tratta di un selfie scattato dallo stesso Sangiuliano davanti allo specchio del bagno di una camera d’albergo. Nello scatto si vede l’ex ministro in pigiama, con la testa ancora sanguinante, e dei segni, forse dei graffi, sul collo. Su una guancia una macchia rossa, e il pollice e l’indice della mano che non impugna il cellulare sono ricoperti di sangue. Secondo quanto risulta alla Verità il bagno, con le pareti ricoperte in marmo bianco (proprio come quelli di alcune stanze visibili nelle foto promozionali sul sito dell’hotel) sarebbe quello della camera della Boccia. Certamente nell’angolo in basso a sinistra della foto, si intravede una sgargiante borsello, forse una pochette per i trucchi. Nella sua autodifesa televisiva la Boccia è tornata anche sulla chat tra lei e Sangiuliano svelata il 20 settembre scorso dalla Verità nella quale l’ex ministro accusava l’imprenditrice di Pompei di averlo «sfregiato […] se non fossi tu avrei picchiato durissimo», sentendosi rispondere: «Tu mi hai letteralmente mandato fuori di testa». Secondo quanto detto dalla Boccia durante la trasmissione, rispondendo alle domande di Formigli, quella che abbiamo pubblicato sarebbe però una chat «composta da messaggi non consecutivi, sono dei messaggi tagliati». In sostanza, secondo la donna, indagata dalla procura di Roma per lesioni aggravate e minaccia a corpo politico dello Stato, sarebbe stata diffusa una chat cucita ad arte per avvalorare la versione di Sangiuliano. Ma la cronologia dei messaggi scambiati il 2 agosto scorso tra la Boccia e l’ex ministro, dei quali pubblichiamo in esclusiva uno screenshot privo di ipotetici tagli, smentisce anche questa ricostruzione dell’imprenditrice. Alle 23:10:51 la Boccia scrive all’ex ministro: «Hai ragione», in risposta a un messaggio leggibile solo parzialmente. Sono invece le 23:11:06 quando Sangiuliano scrive alla donna: «Sfregiato». Undici secondi dopo, alle 23:11:17 la Boccia risponde: «Ma io forse non riesco». Alle 23:11:46 Sangiuliano aggiunge: «Se non fossi stata tu ... avrei picchiato durissimo». Dopo appena 5 secondi, alle 23:11:53 la donna ammette: «Tu mi hai letteralmente mandato fuori di testa». Esattamente i contenuti della chat che il nostro giornale aveva rivelato in esclusiva due mesi fa, che riportiamo integralmente: «“Ho fatto delle cose che non avrei mai fatto”. Su questo la donna sembra d’accordo (“Hai ragione”), ma non si accontenta. Lui le ricorda quanto accaduto la notte tra il 16 e il 17 luglio: “Sfregiato […] Se non fossi stata tu avrei picchiato durissimo”. Lei ammette di aver perso il controllo: “Mi hai letteralmente mandato fuori di testa […] mi hai portato a un punto imbarazzante […] mi hai fatto diventare una iena”». Con buona pace della ricostruzione dell’imprenditrice pompeiana.
Val Pusteria (iStock)
La filosofia di Reinhold Messner, registrata per i visitatori di Messner Haus, rifugio dei cimeli dell’eroico alpinista «cantastorie» ricavato dall’impianto in disuso della cabinovia del Monte Elmo, nelle Dolomiti di Sesto in Val Pusteria, racchiude un messaggio cristallino: l’alta montagna deve rimanere selvaggia per preservare il suo mistero. Il rapporto tra uomo e altezze è insieme psicologico e chimico.
Scalare fonde con la natura a una profondità che «schiarisce la percezione del mondo», condizione che dona la sicurezza tanto cercata da riportare a valle, «nella civiltà». Quella che, in Val Pusteria, costeggia la pista ciclabile che serpeggia da San Candido a Bagni di Moso tra chalet, fattorie, giardini immacolati e campanili sottili. Intorno, con precisa magia, la Meridiana di Sesto - Sextum per gli antichi romani - sintonizza il passaggio del sole agli orologi degli escursionisti sui sentieri della Croda Rossa. Morbida e accessibile, l’area erbosa tra i 1.900 e i 2.200 m è raggiunta dagli impianti di risalita di Moso, frazione con 800 abitanti e una memoria termale asburgica dal 1765. Ne sono testimoni la chiesetta di San Valentino, edificata per i bagnanti, e l’unica sorgente sulfurea dell’Alto Adige, che irrora i percorsi acquatici del Bad Moos Aqua Spa Resort, dove fare il pieno di zolfo, fluoro, magnesio, calcio e sali minerali.
Come Vestali del benessere a lungo termine, le proprietarie Evi Oberhauser e Cristina Floriani potenziano l’eredità geologica saldando il legame tra salute, acqua e montagna. In SPA, il mondo delle saune racchiude il calore della biosauna moderata, della finlandese ad alta temperatura, dell’aromatica Larix e della Lady in cirmolo a 60°, fino al bagno turco e alla cabina con seduta mirata a sciogliere le tensioni vertebrali.
Dagli ambienti che costruiscono continuità tra interno ed esterno trapela l’antica sapienza olistica delle terme alpine. Arredati con artigianato altoatesino e sauna nello chalet-dépendance e nella camera del bagno di fieno dei pascoli circostanti, o con pareti vetrate, chaise-longue e lettini ad acqua a bordo della piscina interna-esterna riscaldata e nelle sale relax, sono tutt’uno con la natura. Ma l’iniziazione alla longevità si sperimenta anche in altri rami della struttura, che «amplifica l’esperienza della vita di montagna con ciò che non si trova più nelle grandi città» - afferma Floriani.
Il genuino menù si prende cura dell’alimentazione, il programma Move & Balance calendarizza attività psicofisiche guidate di yoga, ginnastica dolce, percorso Kneipp, Augfuss e meditazione con campane tibetane nella grotta di acqua solfata. Lo stile tirolese degli architetti Demetz impiega pietra, larice e cirmolo, loden e leder (cuoio nero), per rivestire la hall, la Stube, il luminoso ristorante e le facciate che ricordano i fienili tradizionali, rendendo il comfort accogliente e intimo sia in comune sia in privato. Ai piani alti, l’atmosfera scalda le suite mansardate con caminetto e vasca idromassaggio aperta sul Monte Casella. Fuori, l’infinità delle Dolomiti completa il circolo del benessere, anche spirituale.
Il corridoio verde della Val Fiscalina, 4,5 km che prolungano la Val Pusteria proprio dal Bad Moos, apre l’impegnativo trekking ad anello verso le Tre Cime di Lavaredo tra le pareti Popera, Croda de Toni, Cima Una e Croda Rossa. Dal rifugio Fondovalle, la salita tecnica 102 dai boschi di larici ai pascoli alti dei Rifugi Locatelli, Pian di Cengia e Zsigmondy-Comici conta una progressione di numeri spettacolari: Cima 9, 10, 11, Torre di Toblin e le Tre Cime Grande, Ovest e Piccola. Per chi desidera toccare il massiccio semicerchio dal versante veneto, il tour in elicottero sorvola Cortina, Misurina, i 3.000 m del gruppo del Cristallo, la Marmolada e il canyon Sorapis con il laghetto turchese dalle rive talcate a forma di cuore. Per scalare le vette dei sogni, la Scuola di Alpinismo Tre Cime organizza pacchetti di ferrate e arrampicate o escursioni su misura in ogni disciplina alpina, anche in formato famiglia (www.alpinschule-dreizinnen.com). Info: www.badmoos.it; www.suedtirol.info.
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Andrea Kimi Antonelli festeggia sul podio dopo il Gran Premio di Formula 1 di Monaco (Ansa)
Da sport per appassionati a fenomeno generazionale. La Formula 1 continua a macinare record di pubblico e a conquistare una fascia di tifosi sempre più giovane. Un cambiamento che passa dai social network, dai nuovi linguaggi della comunicazione e dalla capacità di trasformare i piloti in personaggi capaci di parlare anche fuori dalla pista.
Se ne è discusso all'Atelier Alpine di Milano in occasione del weekend del Gran Premio di Monaco, dove Carolina Tedeschi, opinionista di Sky Sport e content creator specializzata nel motorsport, è stata presentata come nuova brand ambassador dello spazio milanese del marchio francese. Un'occasione per riflettere sul momento che sta vivendo il motorsport e sul fenomeno Andrea Kimi Antonelli, il giovane pilota italiano che proprio nel Principato ha firmato un'altra impresa della sua straordinaria stagione.
«Le tappe sono tutte sold out e il percepito della Formula 1 è cambiato tantissimo», spiega Tedeschi. «Quando vai a un Gran Premio trovi tribune piene di ragazzi giovani. Credo che abbiano raggiunto una fascia tra i 16 e i 35 anni che probabilmente non avevano mai raggiunto nella loro storia». Secondo la divulgatrice emiliana, una delle chiavi della crescita è stata la capacità di aprire le porte del paddock al pubblico, mostrando ciò che accade lontano dai riflettori della gara. «I piloti condividono momenti della loro vita e del dietro le quinte. Quello che prima appariva come un personaggio irraggiungibile diventa una persona nella quale i ragazzi possono identificarsi. Da lì nasce il tifo, la passione e il desiderio di seguire questo sport».
Se la Formula 1 ha trovato una nuova generazione di tifosi, l'Italia sembra aver trovato anche il suo nuovo idolo. Proprio nelle ore in cui a Milano si parlava della crescita del movimento, Andrea Kimi Antonelli conquistava il Gran Premio di Monaco, allungando ulteriormente in vetta al Mondiale e confermandosi uno dei grandi protagonisti della stagione. Tedeschi lo conosce da prima che diventasse una star internazionale. «L'ho incontrato quando aveva 17 anni durante un evento a Imola. Mi ricordo che parlava del suo sogno di arrivare in Formula 1. Oggi vedere dove è arrivato mi fa venire la pelle d'oca». Ma ciò che la colpisce maggiormente non è soltanto il talento. «Quello è evidente e non glielo toglie nessuno. La cosa straordinaria è la persona. Quando l'ho conosciuto sembrava già molto più maturo della sua età. È un ragazzo con i piedi per terra, con valori forti e una famiglia molto unita. Credo che sia anche questo uno dei motivi per cui piace tanto».
Dietro il successo mediatico del Circus, però, continua a esserci una dimensione tecnica che spesso sfugge al grande pubblico. «Ogni tanto sento dire che le gare sono noiose o troppo lunghe», osserva Tedeschi. «Ma quando scopri il lavoro che c'è dietro anche a un singolo aggiornamento tecnico ti rendi conto della quantità di ricerca, sviluppo e innovazione che stanno dietro a ogni weekend di gara». Un mondo che la giornalista ha avuto modo di conoscere da vicino visitando la sede del team Alpine di Formula 1 a Enstone. «Ho visto il lavoro degli ingegneri e tutti i processi che stanno dietro una monoposto. La cosa più affascinante è vedere come molte delle soluzioni sviluppate per le corse arrivino poi sulle vetture stradali. La Formula 1 non nasce e finisce in pista, ma lascia un'eredità concreta che ritroviamo nella vita quotidiana». Proprio questo legame tra passione, ricerca e innovazione è uno degli aspetti che l'hanno convinta ad accettare il ruolo di brand ambassador di Alpine Milano. «Quando si sceglie una collaborazione si cercano sempre valori comuni. Per me sono la passione, la ricerca e lo sviluppo. Sono valori nei quali mi riconosco da sempre».
Uno sguardo rivolto al futuro condiviso anche da Massimo Berruto, direttore marketing di Renord e investitore di Atelier Alpine Milano. Secondo il manager, la sfida del marchio francese è quella di diventare un punto di riferimento per gli appassionati di guida, puntando su una clientela che cerca emozioni al volante più che il semplice prestigio del marchio. Sul fronte dell'elettrificazione, Berruto vede un percorso ormai avviato. «In Italia esiste ancora una certa diffidenza verso l'auto elettrica, ma nel segmento delle vetture sportive si sta capendo che può offrire grandi soddisfazioni. La direzione è tracciata e il mercato sta evolvendo in quella direzione».
Formula 1, innovazione e nuovi linguaggi. Mentre Antonelli continua a collezionare vittorie e ad alimentare l'entusiasmo dei tifosi italiani, il mondo dei motori prova a costruire il proprio futuro parlando a un pubblico sempre più ampio, senza rinunciare a quella passione che continua a rappresentarne il motore principale.
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Alexander Zverev e Flavio Cobolli dopo la finale del Roland Garros (Getty Images)
«Comunque vada Flavio ha già vinto» si diceva alla vigilia del match. Un italiano diverso da Jannik Sinner a giocarsi la finale di uno Slam era addirittura impensabile soltanto fino a pochi giorni fa. Soprattutto se lo Slam in questione è il Roland Garros e l'ultimo italiano a vincerlo è stato Adriano Panatta nel 1976.
Flavio Cobolli ha comunque vinto perché è arrivato a tanto così dal compiere un'impresa che avrebbe scritto un'altra pagina indelebile del tennis azzurro. E se è vero che nello sport arrivarci vicino conta relativamente, è altrettanto vero che sulla terra rossa del Court Philippe-Chatrier il tennista romano ha gettato il cuore oltre l'ostacolo rendendo la vita complicatissima ad Alexander Zverev, numero 3 al mondo con tutto da perdere visto che a 29 anni, dopo 3 finali perse, non era ancora riuscito a vincere uno Slam e per riuscirci ha dovuto faticare non poco. Significative le lacrime del tedesco al momento del secondo match point concretizzato che ha sancito una vittoria inseguita per anni e sempre sfuggita. Una vittoria tanto desiderata quanto sofferta. Merito di un Cobolli a tratti leggendario, rimasto in partita fino all'inizio del quinto set. Poi la partita ha preso la direzione definitiva. Zverev è partito forte nel parziale decisivo, salendo rapidamente 3-0 con due break di vantaggio. Cobolli ha provato a restare agganciato, ma la distanza si è allargata subito e il tedesco ha trovato anche il terzo break nel settimo game, chiudendo di fatto i conti. L’azzurro ha comunque continuato a giocare ogni punto, provando a restare dentro la finale fino all’ultimo scambio.
Il punteggio finale è stato 6-1 4-6 6-4 6-7 (5) 6-1 dopo 4 ore e 16 minuti di gioco. Nel quinto set Cobolli ha avuto anche qualche occasione in risposta, senza però riuscire a concretizzare le palle break. Zverev ha gestito con maggiore solidità i propri turni di servizio, mentre l’italiano ha iniziato a perdere brillantezza negli spostamenti laterali, pagando la fatica di una partita giocata ad altissima intensità.
La finale si era aperta nel segno del tedesco. Primo set a senso unico, con Zverev subito avanti di un break e poi capace di allungare fino al 6-1, approfittando delle difficoltà di Cobolli negli scambi prolungati e al servizio. Il secondo parziale ha invece raccontato un’altra partita: più equilibrio, più lotta, e un Cobolli cresciuto soprattutto nella gestione dei punti importanti. Il break decisivo è arrivato nel settimo game e ha riportato la sfida in parità. Nel terzo set Zverev ha ritrovato ordine nei propri turni di battuta, mentre Cobolli ha avuto due palle break nel quarto game senza sfruttarle. Il tedesco ha poi colpito nel momento chiave, strappando il servizio nel decimo game e portandosi avanti due set a uno. Il quarto parziale è stato il più equilibrato e il più lungo sul piano emotivo. Cobolli ha avuto un primo break di vantaggio, poi è stato ripreso e superato, quindi ha nuovamente ribaltato l’andamento del set fino al 5-3. Zverev ha reagito ancora e si è arrivati al tie-break. Qui l’azzurro ha tenuto meglio la tensione: avanti 6-4, ha chiuso alla seconda occasione utile con un passante di dritto che ha portato il match al quinto set. Nel set decisivo però la partita si è spostata subito verso il tedesco. Zverev ha preso il controllo con un avvio aggressivo e ha sfruttato gli errori di Cobolli nei momenti chiave. L’italiano ha avuto alcune chance in risposta, ma non è riuscito a trasformarle e il divario si è ampliato fino al 6-1 finale.
Al momento del punto decisivo Zverev si è lasciato andare in lacrime, disteso sulla terra rossa del Philippe-Chatrier. Per lui è il primo titolo Slam della carriera, dopo tre finali perse. Cobolli, invece, lascia Parigi con una finale che segna comunque un passaggio importante: il primo grande appuntamento giocato fino in fondo e la sensazione di poter stare stabilmente ad alto livello.
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