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2024-11-02
Formigli usa la Boccia contro di noi. Ma la «pompeiana» si sconfessa da sola
Maria Rosaria Boccia (Ansa)
Durante l'ultima puntata, andata in onda giovedì sulla7, della sit-com Casa Formigli con la guest star Maria Rosaria Boccia nei panni della compianta Sandra Mondaini, il conduttore ha provato a darci lezioni di giornalismo. Ma come vedremo l'unico che probabilmente ne ha bisogno è lui. Per comprendere il parapiglia, però, bisogna andare con ordine. Due settimane fa La Verità ha pubblicato un servizio nel quale Nello Aliberti, uno degli ex della Boccia, ci aveva raccontato: «Sapevamo tutti che indossava un cuscino per simulare la pancia... e noi la assecondavamo». Poi aveva aggiunto: «Voleva che si sapesse che era incinta di qualcuno, ma era una palla». Argomento che, come abbiamo svelato, la Boccia avrebbe già utilizzato in precedenti relazioni per far valere le proprie ragioni. Anzi questa sarebbe proprio la specialità della casa. Tanto che in un’occasione un politico locale si era visto costretto a far diffidare la pompeiana dal suo legale perché tra le leve «usate» dalla donna c'era proprio lo stato interessante. E una presunta gravidanza compare anche nelle chat con l'ex ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano, subito dopo che la pompeiana gli aveva proposto di firmare un patto di riservatezza col quale lui si sarebbe impegnato a non cercarla più e lei a non rivelare la loro relazione intima. Formigli, però, con la matita rossa da maestrino, bolla come una «fake news» i contenuti dell'intervista. E a quale fonte si affida per smentirla? Alla stessa Boccia. Lei sì che è attendibile per l'anchorman di Piazzapulita. Nonostante gli scivoloni nella telenovela della laurea, durante la quale la donna si è avvitata: infatti sui social ha pubblicato alcuni documenti ufficiali riguardanti la fine consensuale del suo matrimonio da cui risultava che una dozzina di anni fa il suo titolo di studio era il diploma, mentre sul suo profilo Linkedin, poi cancellato, indicava una laurea in Economia aziendale conseguita nel 2005. E anche se, in un caso di preterizione da manuale, Formigli afferma alla sua trasmissione «interessa un habitus (un aspetto, ndr), una modalità di esercizio del potere, della funzione di governo, non il gossip», invita ogni giovedì la pompeiana a parlare della sua relazione con Sangiuliano. Ma torniamo all'intervista della Verità (rigorosamente registrata) e al cuscino sotto la maglietta per simulare la gravidanza. «Questa che abbiamo scoperto noi sembra essere una fake news completa», afferma Formigli. L’occasione per la sparata fuori bersaglio è un post di Aliberti, in cui l’uomo sembra mandare un segnale distensivo alla propria ex: «Complimenti a Boccia per aver nominato come difensore Maresca (lo steso di Aliberti, ndr)... sursum corda... fare i processi non fa bene a nessuno». Il messaggio viene ripreso sui social dalla Boccia, che scrive: «Ho ricevuto le scuse di Nello Aliberti sia personali che pubbliche. Ed entrambi abbiamo evitato di finire nelle aule di Tribunale». E questa per Formigli è la pistola fumante. La prova della falsità dei contenuti dell'intervista. Con acume investigativo, sempre nel tentativo (finito male) di smentire le parole di Aliberti, l'inviata di Piazzapulita cerca il fratello di Nello, Pasquale, che è il sindaco di Scafati. Il quale spiega all'inviata e ai telespettatori che Nello «non chiede scusa alla Boccia, anzi...». Poi si rivolge direttamente alla pompeiana chiamandola per nome: «Maria Rosaria, non ti sta chiedendo scusa... con tutto il rispetto...». Ma Formigli, imperterrito, si chiede: «Se questa falsa gravidanza non era vera... dobbiamo mettere in dubbio anche altri fatti, no?». Di certo di aspetti che riguardano le dichiarazioni della Boccia da mettere in discussione, come abbiamo visto, ce ne sono, eccome. Formigli e il suo fiuto da segugio, però, sembrano non accorgersi delle continue contraddizioni. Verrebbe da sospettare che anche il conduttore sia rimasto ammaliato dalla bellezza della signora, anche se a noi viene più facile pensare che preferisca credere alla Boccia per più banali e volgari motivi di share. Anche perché qui c'è un'intervista registrata e non smentita. Ma torniamo a Nello Aliberti, che, poverino, sembra appena uscito dall’ospedale quando viene intervistato dall'inviata. Lui, dopo innumerevoli insistenze, alla proposta di un’intervista, risponde, stremato, con una provocazione: «Guardi, per 50.000 euro faccio tutto quello che vuole». Una battuta che sul sito della 7 si diventa la prova della falsità del nostro scoop («Per 50.000 euro dò -sic, ndr- tutte le interviste che vuoi»). Peccato che noi per raccogliere le dichiarazioni dell’uomo non abbiamo dovuto scucire neanche un cent, forse perché agli intervistati non saltiamo addosso con telecamera spianata e bava alla bocca. Formigli in studio, dopo cotanto siparietto, prova a servire un assist a quella che ormai è diventata la sua spalla fissa del giovedì. «Lei ha avuto le scuse di questo Nello?» domanda il conduttore. La donna risponde compiaciuta che, in fondo, ha evitato ad Aliberti un processo grazie a queste presunte scuse, che avrebbe ricevuto «alla presenza di altre persone». La prova della retromarcia dell’uomo, però, non è stata rintracciata dai reporter investigativi di Piazzapulita. Quello sarebbe stato giornalismo d'inchiesta. Ma forse sarebbe stato chiedere troppo.
Foto e chat confermano la versione dell’ex ministro sullo «sfregio»
«L’accusa di lesioni a Sangiuliano? Questo fa parte di uno dei quattro capi d’imputazione. Non lo posso chiarire ora, quando finirà tutto chiariremo quello che non possiamo chiarire stasera. Bisognerebbe anche datare il giorno in cui ha messo i punti». Si è difesa così, dicendo e non dicendo, Maria Rosaria Boccia durante l’intervista andata in onda in diretta nella tarda serata di giovedì nel corso della trasmissione di La7 Piazzapulita, condotta da Corrado Formigli. Parole che sembrano quasi alludere alla possibilità che la donna non fosse con l’ex ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano quando qualcuno o qualcosa gli ha provocato la ferita. Un’ipotesi gravissima, visto che nel suo esposto alla Procura di Roma Sangiuliano ha dichiarato: «In un’occasione, il 17 luglio 2024, la Boccia mi ha aggredito provocandomi le ferite che ho documentato con le foto allegate». Il riferimento è al soggiorno del ministro a Sanremo dove il 16 luglio Sangiuliano aveva partecipato a una serata dei Martedì letterari al teatro del casinò. Evento documentato nei giorni successivi dalla Boccia con un post tutt’ora presente sul suo profilo Instagram. Dopo l’evento, Sangiuliano e il suo staff avevano soggiornato all’Hotel Nazionale, dove, secondo la ricostruzione dell’ex ministro, sarebbe avvenuto il cruento litigio. Una versione che trova conferma in una foto che La Verità è in grado di mostrare in esclusiva. Si tratta di un selfie scattato dallo stesso Sangiuliano davanti allo specchio del bagno di una camera d’albergo. Nello scatto si vede l’ex ministro in pigiama, con la testa ancora sanguinante, e dei segni, forse dei graffi, sul collo. Su una guancia una macchia rossa, e il pollice e l’indice della mano che non impugna il cellulare sono ricoperti di sangue. Secondo quanto risulta alla Verità il bagno, con le pareti ricoperte in marmo bianco (proprio come quelli di alcune stanze visibili nelle foto promozionali sul sito dell’hotel) sarebbe quello della camera della Boccia. Certamente nell’angolo in basso a sinistra della foto, si intravede una sgargiante borsello, forse una pochette per i trucchi. Nella sua autodifesa televisiva la Boccia è tornata anche sulla chat tra lei e Sangiuliano svelata il 20 settembre scorso dalla Verità nella quale l’ex ministro accusava l’imprenditrice di Pompei di averlo «sfregiato […] se non fossi tu avrei picchiato durissimo», sentendosi rispondere: «Tu mi hai letteralmente mandato fuori di testa». Secondo quanto detto dalla Boccia durante la trasmissione, rispondendo alle domande di Formigli, quella che abbiamo pubblicato sarebbe però una chat «composta da messaggi non consecutivi, sono dei messaggi tagliati». In sostanza, secondo la donna, indagata dalla procura di Roma per lesioni aggravate e minaccia a corpo politico dello Stato, sarebbe stata diffusa una chat cucita ad arte per avvalorare la versione di Sangiuliano. Ma la cronologia dei messaggi scambiati il 2 agosto scorso tra la Boccia e l’ex ministro, dei quali pubblichiamo in esclusiva uno screenshot privo di ipotetici tagli, smentisce anche questa ricostruzione dell’imprenditrice. Alle 23:10:51 la Boccia scrive all’ex ministro: «Hai ragione», in risposta a un messaggio leggibile solo parzialmente. Sono invece le 23:11:06 quando Sangiuliano scrive alla donna: «Sfregiato». Undici secondi dopo, alle 23:11:17 la Boccia risponde: «Ma io forse non riesco». Alle 23:11:46 Sangiuliano aggiunge: «Se non fossi stata tu ... avrei picchiato durissimo». Dopo appena 5 secondi, alle 23:11:53 la donna ammette: «Tu mi hai letteralmente mandato fuori di testa». Esattamente i contenuti della chat che il nostro giornale aveva rivelato in esclusiva due mesi fa, che riportiamo integralmente: «“Ho fatto delle cose che non avrei mai fatto”. Su questo la donna sembra d’accordo (“Hai ragione”), ma non si accontenta. Lui le ricorda quanto accaduto la notte tra il 16 e il 17 luglio: “Sfregiato […] Se non fossi stata tu avrei picchiato durissimo”. Lei ammette di aver perso il controllo: “Mi hai letteralmente mandato fuori di testa […] mi hai portato a un punto imbarazzante […] mi hai fatto diventare una iena”». Con buona pace della ricostruzione dell’imprenditrice pompeiana.
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Il conduttore bolla come «fake news» la nostra intervista all’ex della donna. La quale cade in continue contraddizioni.Foto e chat confermano la versione dell’ex ministro sullo «sfregio». Il selfie fatto nel bagno di un hotel mostra Gennaro Sangiuliano ferito e una trousse femminile.Lo speciale contiene due articoli.Durante l'ultima puntata, andata in onda giovedì sulla7, della sit-com Casa Formigli con la guest star Maria Rosaria Boccia nei panni della compianta Sandra Mondaini, il conduttore ha provato a darci lezioni di giornalismo. Ma come vedremo l'unico che probabilmente ne ha bisogno è lui. Per comprendere il parapiglia, però, bisogna andare con ordine. Due settimane fa La Verità ha pubblicato un servizio nel quale Nello Aliberti, uno degli ex della Boccia, ci aveva raccontato: «Sapevamo tutti che indossava un cuscino per simulare la pancia... e noi la assecondavamo». Poi aveva aggiunto: «Voleva che si sapesse che era incinta di qualcuno, ma era una palla». Argomento che, come abbiamo svelato, la Boccia avrebbe già utilizzato in precedenti relazioni per far valere le proprie ragioni. Anzi questa sarebbe proprio la specialità della casa. Tanto che in un’occasione un politico locale si era visto costretto a far diffidare la pompeiana dal suo legale perché tra le leve «usate» dalla donna c'era proprio lo stato interessante. E una presunta gravidanza compare anche nelle chat con l'ex ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano, subito dopo che la pompeiana gli aveva proposto di firmare un patto di riservatezza col quale lui si sarebbe impegnato a non cercarla più e lei a non rivelare la loro relazione intima. Formigli, però, con la matita rossa da maestrino, bolla come una «fake news» i contenuti dell'intervista. E a quale fonte si affida per smentirla? Alla stessa Boccia. Lei sì che è attendibile per l'anchorman di Piazzapulita. Nonostante gli scivoloni nella telenovela della laurea, durante la quale la donna si è avvitata: infatti sui social ha pubblicato alcuni documenti ufficiali riguardanti la fine consensuale del suo matrimonio da cui risultava che una dozzina di anni fa il suo titolo di studio era il diploma, mentre sul suo profilo Linkedin, poi cancellato, indicava una laurea in Economia aziendale conseguita nel 2005. E anche se, in un caso di preterizione da manuale, Formigli afferma alla sua trasmissione «interessa un habitus (un aspetto, ndr), una modalità di esercizio del potere, della funzione di governo, non il gossip», invita ogni giovedì la pompeiana a parlare della sua relazione con Sangiuliano. Ma torniamo all'intervista della Verità (rigorosamente registrata) e al cuscino sotto la maglietta per simulare la gravidanza. «Questa che abbiamo scoperto noi sembra essere una fake news completa», afferma Formigli. L’occasione per la sparata fuori bersaglio è un post di Aliberti, in cui l’uomo sembra mandare un segnale distensivo alla propria ex: «Complimenti a Boccia per aver nominato come difensore Maresca (lo steso di Aliberti, ndr)... sursum corda... fare i processi non fa bene a nessuno». Il messaggio viene ripreso sui social dalla Boccia, che scrive: «Ho ricevuto le scuse di Nello Aliberti sia personali che pubbliche. Ed entrambi abbiamo evitato di finire nelle aule di Tribunale». E questa per Formigli è la pistola fumante. La prova della falsità dei contenuti dell'intervista. Con acume investigativo, sempre nel tentativo (finito male) di smentire le parole di Aliberti, l'inviata di Piazzapulita cerca il fratello di Nello, Pasquale, che è il sindaco di Scafati. Il quale spiega all'inviata e ai telespettatori che Nello «non chiede scusa alla Boccia, anzi...». Poi si rivolge direttamente alla pompeiana chiamandola per nome: «Maria Rosaria, non ti sta chiedendo scusa... con tutto il rispetto...». Ma Formigli, imperterrito, si chiede: «Se questa falsa gravidanza non era vera... dobbiamo mettere in dubbio anche altri fatti, no?». Di certo di aspetti che riguardano le dichiarazioni della Boccia da mettere in discussione, come abbiamo visto, ce ne sono, eccome. Formigli e il suo fiuto da segugio, però, sembrano non accorgersi delle continue contraddizioni. Verrebbe da sospettare che anche il conduttore sia rimasto ammaliato dalla bellezza della signora, anche se a noi viene più facile pensare che preferisca credere alla Boccia per più banali e volgari motivi di share. Anche perché qui c'è un'intervista registrata e non smentita. Ma torniamo a Nello Aliberti, che, poverino, sembra appena uscito dall’ospedale quando viene intervistato dall'inviata. Lui, dopo innumerevoli insistenze, alla proposta di un’intervista, risponde, stremato, con una provocazione: «Guardi, per 50.000 euro faccio tutto quello che vuole». Una battuta che sul sito della 7 si diventa la prova della falsità del nostro scoop («Per 50.000 euro dò -sic, ndr- tutte le interviste che vuoi»). Peccato che noi per raccogliere le dichiarazioni dell’uomo non abbiamo dovuto scucire neanche un cent, forse perché agli intervistati non saltiamo addosso con telecamera spianata e bava alla bocca. Formigli in studio, dopo cotanto siparietto, prova a servire un assist a quella che ormai è diventata la sua spalla fissa del giovedì. «Lei ha avuto le scuse di questo Nello?» domanda il conduttore. La donna risponde compiaciuta che, in fondo, ha evitato ad Aliberti un processo grazie a queste presunte scuse, che avrebbe ricevuto «alla presenza di altre persone». La prova della retromarcia dell’uomo, però, non è stata rintracciata dai reporter investigativi di Piazzapulita. Quello sarebbe stato giornalismo d'inchiesta. Ma forse sarebbe stato chiedere troppo.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/formigli-usa-boccia-contro-noi-2669565330.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="foto-e-chat-confermano-la-versione-dellex-ministro-sullo-sfregio" data-post-id="2669565330" data-published-at="1730497546" data-use-pagination="False"> Foto e chat confermano la versione dell’ex ministro sullo «sfregio» «L’accusa di lesioni a Sangiuliano? Questo fa parte di uno dei quattro capi d’imputazione. Non lo posso chiarire ora, quando finirà tutto chiariremo quello che non possiamo chiarire stasera. Bisognerebbe anche datare il giorno in cui ha messo i punti». Si è difesa così, dicendo e non dicendo, Maria Rosaria Boccia durante l’intervista andata in onda in diretta nella tarda serata di giovedì nel corso della trasmissione di La7 Piazzapulita, condotta da Corrado Formigli. Parole che sembrano quasi alludere alla possibilità che la donna non fosse con l’ex ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano quando qualcuno o qualcosa gli ha provocato la ferita. Un’ipotesi gravissima, visto che nel suo esposto alla Procura di Roma Sangiuliano ha dichiarato: «In un’occasione, il 17 luglio 2024, la Boccia mi ha aggredito provocandomi le ferite che ho documentato con le foto allegate». Il riferimento è al soggiorno del ministro a Sanremo dove il 16 luglio Sangiuliano aveva partecipato a una serata dei Martedì letterari al teatro del casinò. Evento documentato nei giorni successivi dalla Boccia con un post tutt’ora presente sul suo profilo Instagram. Dopo l’evento, Sangiuliano e il suo staff avevano soggiornato all’Hotel Nazionale, dove, secondo la ricostruzione dell’ex ministro, sarebbe avvenuto il cruento litigio. Una versione che trova conferma in una foto che La Verità è in grado di mostrare in esclusiva. Si tratta di un selfie scattato dallo stesso Sangiuliano davanti allo specchio del bagno di una camera d’albergo. Nello scatto si vede l’ex ministro in pigiama, con la testa ancora sanguinante, e dei segni, forse dei graffi, sul collo. Su una guancia una macchia rossa, e il pollice e l’indice della mano che non impugna il cellulare sono ricoperti di sangue. Secondo quanto risulta alla Verità il bagno, con le pareti ricoperte in marmo bianco (proprio come quelli di alcune stanze visibili nelle foto promozionali sul sito dell’hotel) sarebbe quello della camera della Boccia. Certamente nell’angolo in basso a sinistra della foto, si intravede una sgargiante borsello, forse una pochette per i trucchi. Nella sua autodifesa televisiva la Boccia è tornata anche sulla chat tra lei e Sangiuliano svelata il 20 settembre scorso dalla Verità nella quale l’ex ministro accusava l’imprenditrice di Pompei di averlo «sfregiato […] se non fossi tu avrei picchiato durissimo», sentendosi rispondere: «Tu mi hai letteralmente mandato fuori di testa». Secondo quanto detto dalla Boccia durante la trasmissione, rispondendo alle domande di Formigli, quella che abbiamo pubblicato sarebbe però una chat «composta da messaggi non consecutivi, sono dei messaggi tagliati». In sostanza, secondo la donna, indagata dalla procura di Roma per lesioni aggravate e minaccia a corpo politico dello Stato, sarebbe stata diffusa una chat cucita ad arte per avvalorare la versione di Sangiuliano. Ma la cronologia dei messaggi scambiati il 2 agosto scorso tra la Boccia e l’ex ministro, dei quali pubblichiamo in esclusiva uno screenshot privo di ipotetici tagli, smentisce anche questa ricostruzione dell’imprenditrice. Alle 23:10:51 la Boccia scrive all’ex ministro: «Hai ragione», in risposta a un messaggio leggibile solo parzialmente. Sono invece le 23:11:06 quando Sangiuliano scrive alla donna: «Sfregiato». Undici secondi dopo, alle 23:11:17 la Boccia risponde: «Ma io forse non riesco». Alle 23:11:46 Sangiuliano aggiunge: «Se non fossi stata tu ... avrei picchiato durissimo». Dopo appena 5 secondi, alle 23:11:53 la donna ammette: «Tu mi hai letteralmente mandato fuori di testa». Esattamente i contenuti della chat che il nostro giornale aveva rivelato in esclusiva due mesi fa, che riportiamo integralmente: «“Ho fatto delle cose che non avrei mai fatto”. Su questo la donna sembra d’accordo (“Hai ragione”), ma non si accontenta. Lui le ricorda quanto accaduto la notte tra il 16 e il 17 luglio: “Sfregiato […] Se non fossi stata tu avrei picchiato durissimo”. Lei ammette di aver perso il controllo: “Mi hai letteralmente mandato fuori di testa […] mi hai portato a un punto imbarazzante […] mi hai fatto diventare una iena”». Con buona pace della ricostruzione dell’imprenditrice pompeiana.
«Io sono notizia» (Netflix)
Non una biografia, ma un modo, più accattivante del solo accademico, di ripercorrere la storia dell'Italia: gli anni Novanta e il momento, senza data precisa, in cui il confine tra vita privata e pubblica apparenza, tra famiglia e spettacolo, si è fatto labile.
Fabrizio Corona - Io sono notizia, docuserie in cinque episodi disponibile su Netflix a partire da venerdì 9 gennaio, promette di sfruttare la parabola di un singolo individuo (opportunamente discusso e divisivo) per trovare, poi, gli stilemi di un racconto universale. Non è Corona, dunque, re dei paparazzi, ma il sistema moderno, declinato nel nostro Paese sul berlusconismo, sulla faziosità, vera o presunta, dei media, sul modo in cui il giornalismo si è progressivamente piegato al gossip e alla ricerca della notorietà, dimenticando ogni deontologia professionale.
Io sono notizia, il cui avvento Fabrizio Corona ha annunciato sui propri social network in pompa magna, con l'orgoglio di chi non ha paura di veder riproposta la propria crescita umana, prende il via da lontano. Fabrizio è giovane, figlio di un padre - Vittorio Corona - tanto visionario e talentuoso quanto ingombrante. Corona, padre, avrebbe cambiato il volto dell'editoria, salvo poi essere fatto fuori da quella stessa gente che diceva apprezzarlo. Fabrizio, ragazzo, è cresciuto così, con il complesso, forse inconscio, di dover tenere il passo del genitore, esserne all'altezza. L'ambiente del padre, dunque, è stato l'obiettivo del figlio. Che, diversamente, però, ha deciso di sfruttarlo in altro modo. Fabrizio Corona avrebbe messo in ginocchio i salotti bene, e il gossip sarebbe stato merce di scambio. Lo strappo, che la docuserie ricostruisce, sarebbe arrivato con Vallettopoli e le accuse di estorsione.
Allora, il re dei paparazzi avrebbe perso parte del proprio appeal, trasformandosi nel bersaglio di una giustizia che, per alcuni, ne avrebbe fatto un capro espiatorio. Quel che segue sono processi, dibattiti, prime pagine e opinioni, è lo scontro fra chi considera Corona un demone e chi, invece, lo vorrebbe assolto.
Quel che segue è la rapida ascesa dei social network, di cui il re Mida del gossip ha saputo intuire il potenziale e le criticità, sfruttandoli, come nessun altro, per tessere la propria tela. Ed è qui, tra le pieghe di questa metamorfosi, da ragazzo d'oro a figura confusa, che Netflix racconta essere nato il Fabrizio di oggi, l'essere capace di fare della propria vita un'opera, d'arte o meno sia dibattuto in altra sede.
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Tim Walz (Getty Images)
Secondo tre esponenti del partito a conoscenza delle sue valutazioni, Klobuchar starebbe seriamente considerando una candidatura. La senatrice ha incontrato Walz domenica, hanno confermato fonti istituzionali. «Dopo aver riflettuto a lungo con la mia famiglia e con il mio team durante le festività, sono arrivato alla conclusione di non poter garantire l’impegno totale che una campagna elettorale richiede», ha spiegato Walz in una dichiarazione. «Ogni minuto speso a difendere la mia posizione politica sarebbe un minuto sottratto alla difesa dei cittadini del Minnesota dai criminali che sfruttano la nostra generosità e da chi specula cinicamente sulle nostre divisioni. Per questo ho scelto di fare un passo indietro e di concentrarmi esclusivamente sul lavoro di governo».
Come scrive il Wall Street Journal l’inchiesta sulle frodi, ancora in piena evoluzione e di dimensioni crescenti, ha rappresentato una distrazione costante per Walz e per l’intero Partito democratico del Minnesota, in una fase in cui i dem faticano a ritrovare una leadership nazionale e un peso reale a Washington. Lo scandalo è diventato rapidamente anche uno strumento di attacco per i repubblicani, che lo hanno utilizzato per dipingere il Minnesota e il suo governatore come l’emblema nazionale dello spreco di denaro pubblico e della cattiva amministrazione democratica. Dall’amministrazione Trump sono arrivate critiche quasi quotidiane, accompagnate dalla diffusione sistematica di video e contenuti ostili. Per il presidente Trump, Walz è entrato a pieno titolo nel suo personale «tour di rivincite politiche». Durante i 91 giorni trascorsi sulla scena nazionale come candidato alla vicepresidenza, il governatore aveva assunto il ruolo tradizionale di «cane da guardia», attaccando duramente gli avversari repubblicani e continuando a colpire Trump anche dopo la fine della campagna. Intanto, in Minnesota il clima si è fatto sempre più teso. Sdegno e imbarazzo si sono diffusi ben oltre i confini dello Stato. Influencer conservatori hanno raggiunto il territorio per realizzare video sul caso e mercoledì è prevista un’audizione al Congresso dedicata allo scandalo.
Il passo indietro di Walz innesca ora una corsa interna tra i democratici per individuare un nuovo candidato alla guida di uno Stato che tende storicamente a sinistra, ma che presenta una legislatura quasi perfettamente divisa tra i due schieramenti. Tra i possibili contendenti figurano il segretario di Stato Steve Simon e il procuratore generale Keith Ellison. Tuttavia, Klobuchar resta la figura con il profilo più solido: il maggiore consenso personale, una macchina organizzativa collaudata e una rete politica capillare. Sul fronte opposto, nonostante i repubblicani non conquistino una carica statale in Minnesota dal 2006, circa una dozzina di candidati si preparano alle primarie di agosto per contendersi l’accesso alle elezioni generali di novembre. Tra loro figurano il presidente della Camera statale Lisa Demuth, l’amministratore delegato di MyPillow Mike Lindell, l’imprenditore Kendall Qualls, l’avvocato di Minneapolis Chris Madel e l’ex candidato del 2022 Scott Jensen. Il Partito Repubblicano dispone di un ampio arsenale politico grazie agli sviluppi giudiziari: circa 60 persone sono già state condannate e oltre 90 incriminate in quello che viene descritto come il più grande schema di corruzione dell’era Covid negli Stati Uniti.
La maggior parte degli imputati è di origine somala. Le indagini, coordinate dall’ufficio del procuratore federale del Minnesota, rientrano in un più ampio sforzo del Dipartimento di Giustizia per smascherare i furti ai danni dei programmi di assistenza pubblica. Anche se alcune irregolarità risalgano a periodi precedenti al mandato di Walz, le frodi più estese emerse finora riguardano l’organizzazione no-profit Feeding Our Future, accusata di aver sfruttato un programma federale di nutrizione infantile. I primi 47 imputati sono stati incriminati nel 2022, verso la fine del primo mandato di Walz e durante la presidenza di Joe Biden. Secondo i procuratori, parte dei fondi sarebbe stata utilizzata per acquistare auto di lusso, immobili, gioielli e viaggi internazionali. L’ammontare complessivo delle somme sottratte attraverso frodi legate a pasti, alloggi, Medicaid e altri servizi resta oggetto di stime divergenti. Il Minnesota Star Tribune ha documentato, sulla base degli atti giudiziari, oltre 200 milioni di dollari, mentre funzionari federali e lo stesso presidente hanno ipotizzato cifre che potrebbero raggiungere diversi miliardi.
Martedì, l’amministrazione Trump ha annunciato il congelamento dei fondi federali destinati all’assistenza all’infanzia in Minnesota, citando nuove accuse di frode che coinvolgerebbero asili nido e che sono state rilanciate da un video divenuto virale. Le principali testate locali hanno però contestato alcune delle affermazioni contenute nel filmato. Le pressioni su Walz non sono arrivate solo dai repubblicani. In uno Stato che ha sempre rivendicato standard elevati di buon governo, anche voci autorevoli del mondo dell’informazione hanno chiesto un passo indietro. David Nimmer, giornalista di lungo corso e dirigente editoriale in pensione, ha invocato le dimissioni del governatore in una lettera pubblicata dallo Star Tribune. «Governatore, il tempo è scaduto: è il momento di farsi da parte. La burocrazia della sua amministrazione ha fallito in modo grave», ha scritto. «Che si parli di milioni o di miliardi, la frode al welfare resta comunque uno scandalo».
Negli ultimi mesi, Walz ha tentato di reagire nominando un ex giudice con un passato nell’FBI e alla guida della principale agenzia anticrimine statale per rafforzare la prevenzione delle frodi. Ha inoltre chiuso un programma considerato vulnerabile e ordinato una revisione esterna della fatturazione Medicaid. «È un problema che mi riguarda direttamente. Ne sono responsabile», ha dichiarato ai giornalisti. «Ma soprattutto, sarò io a risolverlo». Sessantunenne, Walz ha progressivamente spostato la propria azione di governo su posizioni più progressiste, dopo essere stato eletto nel 2018 come figura moderata. La sua esperienza nella campagna presidenziale del 2024, come candidato vicepresidente accanto a Kamala Harris, ha però messo in luce anche una propensione a imprecisioni ed esagerazioni nel racconto del proprio percorso personale e professionale, elementi che hanno ulteriormente indebolito la sua credibilità politica.
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Brigitte Macron (Ansa)
Dei commenti malevoli nei confronti della first lady transalpina circolavano già poco tempo dopo la prima elezione di Emmanuel Macron all’Eliseo, nel 2017. Poi, nel 2021, su Youtube, è stato pubblicato un video che faceva insinuazioni nei confronti di Brigitte Macron. L’autrice del video, della durata di quattro ore, è Delphine J., conosciuta sui social con lo pseudonimo di Amandine Roy. Il video, successivamente cancellato, insinuava che Brigitte Macron non sarebbe mai esistita. Al suo posto ci sarebbe stato invece il fratello, Jean-Michel Trogneux. Sempre secondo queste illazioni, l’uomo avrebbe cambiato sesso e dato vita all’identità della première dame. Come riportato dalla tv pubblica France info, Delphine J. aveva dichiarato in un’udienza precedente che «in quanto donna anatomica» si era sentita «attaccata» dalla presunta identità transgender della moglie del presidente francese. Ieri, dopo la lettura della sentenza, la youtuber non ha rilasciato dichiarazioni ai giornalisti, ma ha preferito lasciar parlare una delle sue sostenitrici che ha dichiarato: «Siamo in un sistema monarchico».
Bertrand Scholler, presentato come «gallerista» da vari media transalpini, tra i quali Bfm tv e Le Monde, è stato condannato a sei mesi di carcere con la condizionale per un fotomontaggio di Brigitte Macron, realizzato nel 2024. La reazione del condannato non si è fatta attendere. Uscendo dall’aula del tribunale Scholler ha dichiarato che «se ciò che dite non piace» allora «sarete condannati. È un fatto del principe!». E ancora che «in Francia non si ha più il diritto di pensare!»
Delphine J. e Scholler erano i soli imputati presenti ieri in tribunale. Mancava invece Aurélien Poirson-Atlan, noto sui social come Zoé Sagan e ritenuto colpevole per aver pubblicato dei testi su X riguardanti la moglie del presidente francese. Nelle fasi precedenti del processo, ha ricordato ancora il canale pubblico, Poirson-Atlan aveva affermato che esisteva un «segreto di Stato scioccante» che implicava «una pedofilia tollerata dallo Stato».
Come Poirson-Atlan mancavano dall’aula anche tutti gli altri imputati. In primo luogo Jean-Christophe P., condannato a sei mesi di carcere «puri» anche in relazione alla sua assenza all’udienza. Un quasi omonimo, Jean-Christophe D., è stato invece condannato semplicemente a partecipare ad uno stage di sensibilizzazione sui comportamenti da tenere su internet. Quest’ultimo era stato l’unico a presentare delle scuse a Brigitte Macron. Gli altri imputati, che hanno ottenuto la condizionale, erano Christelle L., Philippe D., Jean-Luc M., Jérôme A. e Jérôme C.
Come ricordato da Le Monde, il processo conclusosi con la sentenza di ieri non ha riguardato il giornalista Xavier Poussard, il cui caso è stato separato perché risiede a Milano. Il quotidiano francese ha scritto che Poussard, autore del best seller Becoming Brigitte (che tradotto in italiano significa «diventando Brigitte») è «l’altro grande istigatore della fake news di portata mondiale» contro la première dame. Tra l’altro, alcuni dei condannati di ieri avevano ripreso delle pubblicazioni di Poussard. I media francesi hanno ricordato anche la denuncia presentata da Macron e dalla moglie negli Stati Uniti contro l’influencer americana Candace Owens.
Domenica sera, Brigitte Macron era intervenuta al tg della prima rete privata francese, Tf1, per parlare di un’iniziativa solidale. La conduttrice le ha però posto delle domande sul processo, alle quali la première dame ha risposto: «mi batto costantemente. Voglio aiutare gli adolescenti a battersi contro il bullismo». La moglie del presidente ha anche detto che nessuno «toccherà la mia genealogia» perché «con questo non si scherza».
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