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2023-01-30
L'Fbi spegne i criminal hacker di Hive che attaccarono Fs e Mediaworld
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Ansa
L’intelligence degli Stati Uniti smonta Hive, una delle gang di criminal hacker più prolifiche al mondo. Ha raccolto almeno 100 milioni di dollari in estorsioni, ricattando scuole, ospedali e infrastrutture strategiche in tutto il mondo, tra cui anche le nostre Ferrovie dello Stato o Mediaworld e chiedendo ricatti da milioni di dollari. Ma il Federal Bureau of Investigation (Fbi), grazie al suo dipartimento specializzato in Cybersecurity, è riuscito a infiltrarsi dentro Hive già nel luglio dello scorso anno e da giovedì scorso il sito web del gruppo di criminali informatici è sotto sequestro. L'Fbi non ha annunciato alcun arresto, ma sta ancora indagando sulla gang. Il direttore Christopher Wray e il procuratore generale Merrick Garland hanno annunciato l'azione in una conferenza stampa. È una delle gang più attive, insieme a Conti e Lockbit. Nell’ultimo trimestre del 2022 erano stati calcolati almeno 700 obiettivi colpiti ed esposti alla pubblicazione dei dati in 76 paesi, di cui 242 nel solo mese di settembre con una crescita del 116% rispetto ai 112 attacchi registrati a gennaio dello stesso anno. Si calcolano siano 36 i gruppi ransomware che utilizzano il data leak in attività censiti tra luglio e settembre, con un aumento del 16% rispetto ai 31 del secondo trimestre.
La parte del leone, a inizio 2022, l’aveva fatta Conti Team, per poi cadere nell’oblio a pochi giorni dall’attacco di Mosca contro Kiev. Altra è la cyebrgang russa LockBit, con il 33.4% dei data leak nel terzo trimestre. Distanziata al secondo posto si trova BlackBasta, di probabile origine sudafricana, con il 7.7%, e al terzo posto a parimerito Alphv/BlackCat e Hive con il 6.8% di data leak ciascuna. «L’operazione ha garantito la rimozione dell’infrastruttura tecnologica criminale ma non ci sono stati arresti. Questa è la nota che dovrebbe preoccuparci. Come abbiamo già vissuto in passato, molto probabilmente gli appartenenti della Gang Hive migreranno verso altre gang di cyber criminali o andranno a costituire delle nuove start-up ransomware, forti soprattutto della loro competenza ed esperienza acquisita. Come la testa mozzata di una idra, andranno a potenziare alcuni attori malevoli o, peggio ancora, si sdoppieranno obbligandoci ad affrontare un numero maggiore di minacce» spiega Pierguido Iezzi, ceo di Swascan del gruppo Tinexta.
«Questo non è il primo successo contro i Criminal hacker: già nell’estate del 2021, l'Fbi e un governo straniero avevano violato i server di REvil. Anche in questo caso però l’operazione era guidata dall’Fbi» . Gli aspetti positivi, tuttavia, compensano questa preoccupazione. Secondo Iezzi «l’operazione è un chiaro messaggio di forza, un avvertimento a tutti i criminali informatici e, soprattutto, alle gang ransomware, il cui ruolo al giorno d’oggi – in alcuni casi – è al confine tra la semplice illegalità e la cobelligeranza nel conflitto ucraino. La consapevolezza delle capacità, competenze e tecnologie necessarie a contrastare i criminal hacker e i cyber soldier è ormai assodata. Non è sorprendente, né nuovo che molti gruppi di cybercriminali, dopo aver raggiunto una certa fama, e dopo aver attirato troppo l’attenzione delle forze dell’ordine, preferiscano scomparire nell’ombra. Conti era già una “idra”: esso era nato nel 2020 dalle ceneri del gruppo ransomware Ryuk, e alcuni appartenenti del gruppo Conti sembra siano transitati proprio in Hive». Non solo. «In secondo luogo» aggiunge Iezzi. «è stata a tutti gli effetti una operazione di difesa attiva, nello spirito di quanto previsto anche nel nostro Paese dall’articolo 37 del Decreto Aiuti-bis entrato In vigore dal 22 settembre 2022 (Legge n. 142/2022)».
Del resto, «questa operazione dimostra e conferma quanto sia necessario dotarsi di un solido telaio di competenze, strumenti, infrastrutture tecnologiche, organizzazione e flussi decisionali per rispondere alle minacce cyber, presenti e future, che potrebbero gravare sul nostro Paese. Tuttavia, essa mette in luce i potenziali rischi delle operazioni transazionali digitali ovvero quelle che riguardano asset digitali che si trovano al di fuori del paese. La necessità di autorizzazioni giuridiche per agire su questi asset può essere complessa e rappresenta una sfida per le forze dell'ordine. È quindi importante che i governi e le forze dell'ordine continuino a lavorare insieme per sviluppare le capacità e le autorizzazioni necessarie per contrastare efficacemente il cybercrime globale». E infine: «Il tutto è avvenuto nel contesto di una maggiore cooperazione internazionale e di una più stretta condivisione delle informazioni tra le forze dell'ordine. La natura globale del cybercrime richiede un'azione globale, e questa operazione è stata probabilmente possibile solo grazie alla collaborazione tra diverse agenzie governative e forze dell'ordine in diversi paesi» conclude Iezzi.
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L'intelligence americana riesce a distruggere l'infrastruttura tecnologica della temuta cybergang che aveva colpito anche in Italia, ma nessun arresto. Pierguido Iezzi, ceo di Swascan del gruppo Tinexta. «E' stata a tutti gli effetti una operazione di difesa attiva, così come prevista dall’articolo 37 del Decreto Aiuti-bis entrato In vigore dal 22 settembre 2022».L’intelligence degli Stati Uniti smonta Hive, una delle gang di criminal hacker più prolifiche al mondo. Ha raccolto almeno 100 milioni di dollari in estorsioni, ricattando scuole, ospedali e infrastrutture strategiche in tutto il mondo, tra cui anche le nostre Ferrovie dello Stato o Mediaworld e chiedendo ricatti da milioni di dollari. Ma il Federal Bureau of Investigation (Fbi), grazie al suo dipartimento specializzato in Cybersecurity, è riuscito a infiltrarsi dentro Hive già nel luglio dello scorso anno e da giovedì scorso il sito web del gruppo di criminali informatici è sotto sequestro. L'Fbi non ha annunciato alcun arresto, ma sta ancora indagando sulla gang. Il direttore Christopher Wray e il procuratore generale Merrick Garland hanno annunciato l'azione in una conferenza stampa. È una delle gang più attive, insieme a Conti e Lockbit. Nell’ultimo trimestre del 2022 erano stati calcolati almeno 700 obiettivi colpiti ed esposti alla pubblicazione dei dati in 76 paesi, di cui 242 nel solo mese di settembre con una crescita del 116% rispetto ai 112 attacchi registrati a gennaio dello stesso anno. Si calcolano siano 36 i gruppi ransomware che utilizzano il data leak in attività censiti tra luglio e settembre, con un aumento del 16% rispetto ai 31 del secondo trimestre.La parte del leone, a inizio 2022, l’aveva fatta Conti Team, per poi cadere nell’oblio a pochi giorni dall’attacco di Mosca contro Kiev. Altra è la cyebrgang russa LockBit, con il 33.4% dei data leak nel terzo trimestre. Distanziata al secondo posto si trova BlackBasta, di probabile origine sudafricana, con il 7.7%, e al terzo posto a parimerito Alphv/BlackCat e Hive con il 6.8% di data leak ciascuna. «L’operazione ha garantito la rimozione dell’infrastruttura tecnologica criminale ma non ci sono stati arresti. Questa è la nota che dovrebbe preoccuparci. Come abbiamo già vissuto in passato, molto probabilmente gli appartenenti della Gang Hive migreranno verso altre gang di cyber criminali o andranno a costituire delle nuove start-up ransomware, forti soprattutto della loro competenza ed esperienza acquisita. Come la testa mozzata di una idra, andranno a potenziare alcuni attori malevoli o, peggio ancora, si sdoppieranno obbligandoci ad affrontare un numero maggiore di minacce» spiega Pierguido Iezzi, ceo di Swascan del gruppo Tinexta.«Questo non è il primo successo contro i Criminal hacker: già nell’estate del 2021, l'Fbi e un governo straniero avevano violato i server di REvil. Anche in questo caso però l’operazione era guidata dall’Fbi» . Gli aspetti positivi, tuttavia, compensano questa preoccupazione. Secondo Iezzi «l’operazione è un chiaro messaggio di forza, un avvertimento a tutti i criminali informatici e, soprattutto, alle gang ransomware, il cui ruolo al giorno d’oggi – in alcuni casi – è al confine tra la semplice illegalità e la cobelligeranza nel conflitto ucraino. La consapevolezza delle capacità, competenze e tecnologie necessarie a contrastare i criminal hacker e i cyber soldier è ormai assodata. Non è sorprendente, né nuovo che molti gruppi di cybercriminali, dopo aver raggiunto una certa fama, e dopo aver attirato troppo l’attenzione delle forze dell’ordine, preferiscano scomparire nell’ombra. Conti era già una “idra”: esso era nato nel 2020 dalle ceneri del gruppo ransomware Ryuk, e alcuni appartenenti del gruppo Conti sembra siano transitati proprio in Hive». Non solo. «In secondo luogo» aggiunge Iezzi. «è stata a tutti gli effetti una operazione di difesa attiva, nello spirito di quanto previsto anche nel nostro Paese dall’articolo 37 del Decreto Aiuti-bis entrato In vigore dal 22 settembre 2022 (Legge n. 142/2022)».Del resto, «questa operazione dimostra e conferma quanto sia necessario dotarsi di un solido telaio di competenze, strumenti, infrastrutture tecnologiche, organizzazione e flussi decisionali per rispondere alle minacce cyber, presenti e future, che potrebbero gravare sul nostro Paese. Tuttavia, essa mette in luce i potenziali rischi delle operazioni transazionali digitali ovvero quelle che riguardano asset digitali che si trovano al di fuori del paese. La necessità di autorizzazioni giuridiche per agire su questi asset può essere complessa e rappresenta una sfida per le forze dell'ordine. È quindi importante che i governi e le forze dell'ordine continuino a lavorare insieme per sviluppare le capacità e le autorizzazioni necessarie per contrastare efficacemente il cybercrime globale». E infine: «Il tutto è avvenuto nel contesto di una maggiore cooperazione internazionale e di una più stretta condivisione delle informazioni tra le forze dell'ordine. La natura globale del cybercrime richiede un'azione globale, e questa operazione è stata probabilmente possibile solo grazie alla collaborazione tra diverse agenzie governative e forze dell'ordine in diversi paesi» conclude Iezzi.
«Quando ci si adopera per una cura adeguata della nostra Casa comune e di tutti, deve essere considerato un approccio integrale», scrivono i cardinali Michael Czerny e Kevin Joseph Farrell - prefetti rispettivamente dei due citati dicasteri - nell’introduzione al testo dove, peraltro, non manca una citazione di papa Benedetto XVI.
Certo, ci sono pure vari richiami a papa Francesco, com’è inevitabile avendo egli dedicato all’ecologia un’intera enciclica, la Laudato si' (2015). Tuttavia, il testo è del tutto coerente con la linea di papa Leone XIV, il quale, pur citando spesso papa Bergoglio, guida ora la Chiesa su acque dottrinalmente ben più tranquille. Prova ne è il fatto che L’ecologia integrale nella vita della famiglia non si limita, si potrebbe ironizzare, a invitare a fare la raccolta differenziata, ma dedica più passaggi a richiamare il ruolo stesso di quella che, per i cattolici, è la cellula fondamentale della società. Il documento infatti non parla genericamente di famiglia, ma lo fa sempre in riferimento al sacramento matrimoniale; non è un caso che il termine «matrimonio» ricorra ben dieci volte.
A tal proposito, sovvengono le parole di papa Prevost, che nell’omelia in occasione della Messa per il giubileo delle Famiglie, nelle prime settimane del suo pontificato, aveva precisato, esprimendo una linea cristallina, che «il matrimonio non è un ideale ma il canone del vero amore». Non stupisce, allora, che nelle pagine del documento appena pubblicato la famiglia fondata sul sacramento del matrimonio sia richiamata così spesso. Ma c’è più. In un testo che si presenta come di «ecologia integrale», con cioè una prospettiva che si prende cura del creato nel suo insieme, traspare con forza l’idea che non esista cura dell’ambiente senza quella dell’uomo, tanto che viene sottolineata con forza la necessità di far «rispettare la vita umana dal concepimento alla morte naturale dicendo no all’aborto, all’eutanasia, alla maternità surrogata e alle tecniche di fecondazione assistita e alla loro promozione» (p. 34).
Poco prima, anche una condanna all’ideologia antinatalista: «Oggi c’è la tendenza a considerare la crescita demografica come la principale minaccia per l’umanità» (p. 29). A seguire, un ammonimento ai governi che «operano attivamente per la diffusione dell’aborto, promuovendo talvolta l’adozione della pratica della sterilizzazione» e impongono «un forte controllo delle nascite» (p. 30).
Anche le proposte educative alle giovani generazioni, sia pure calibrate sul tema ambientale, sposano sempre un’antropologia cristiana. Così, nelle pagine dedicate all’istruzione, troviamo sì riferimenti all’importanza di «chiedere alla scuola di aggiornare le proprie attività e manuali didattici in materia di ecologia» e a quella di «educare a non sprecare il cibo» (p. 58); ma quest’ultimo impegno arriva comunque dopo l’esortazione a «parlare in maniera adeguata all’età della necessità di proteggere la vita umana da aborto, maternità surrogata ed eutanasia» (p. 57). Il solco tra l’ecologia integrale cristiana e l’ambientalismo caro al mainstream è davvero lampante.
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Il professor Pier Luigi Petrillo ha dato l’anima per questo traguardo. Ieri 27 aprile s’è scoperto grazie alla mobilitazione della Coldiretti - ha portato al passo del Brennero 10.000 agricoltori - che alcuni piatti simbolo di questa cucina sono fatti con ingredienti che d’italiano hanno solo l’etichetta. Una rivelazione scioccante riguarda le mozzarelle campane della serie «tu vulive a pizza c’ha mozzarella e a pummarola in coppa e niente chiù». Secondo l’analisi di Coldiretti e Centro Studi Divulga su dati del ministero della Salute, «l’Italia ha importato nel 2025 circa 1,5 milioni di quintali di cagliate su un totale di 6,4 milioni di quintali di formaggi che arrivano nel nostro Paese (+9% rispetto al 2024)». Passano quasi tutti dal Brennero e «oltre la metà delle cagliate importate finiscono a Napoli (306.000 quintali) a Benevento (183.000 quintali), Campobasso (134.000) e Salerno (92.000)». Due terzi delle cagliate tedesche e polacche sono lavorate al Sud con la Campania che ne assorbe il 46,7%. Ieri al Brennero – Coldiretti aveva il supporto della Guardia di Finanza - hanno scoperto i «Tir dell’orrore». Correva il 9 gennaio 2026 quando sempre il ministro Francesco Lollobrigida annunciava che contrariamente a quanto sostenuto per anni l’Italia diceva sì al Mercosur - il trattato commerciale col Sud America – perché si erano ottenute da Ursula von der Leyen stringenti garanzie sulle clausole di reciprocità, sull’applicazione dell’etichetta d’origine e sullo stabilire in Italia l’autorità doganale europea visto che nessuno si fida dei controlli che fanno gli olandesi. La dogana europea ora sta Lille in Francia che ha detto no al Mercosur. Ursula forse s’è distratta. Al Brennero sono saltati fuori kiwi cileni (l’Italia è il primo produttore al mondo di questi frutti avendo superato anche la Nuova Zelanda) fettine di pollo sudamericano che diventano crocchette italiane, carciofi egiziani, lavorati e venduti come sottaceto italiani, arance sudafricane che diventano succhi di frutta italiani, grano canadese trasformato in pasta italiana. Tutta roba che passa da Rotterdam mentre i nostri partner europei ci danno le cosce di maiale fresche – sono le più «spacciate» al Brennero - che arrivano dalla Germania, dall’Olanda, dalla Danimarca, dalla Francia e diventano prosciutti italiani, così come tonnellate di miele tedesco, centinaia di migliaia di litri di latte francese e polacco e le mozzarelle tedesche già confezionate col tricolore. Un danno enorme alla nostra agricoltura, ma anche alla nostra reputazione commerciale dovuto al codice doganale europeo che consente di etichettare come italiano il prodotto che subisce in Italia anche solo il confezionamento.
«Al centro della mobilitazione che da mesi ha coinvolto almeno 100.000 agricoltori e ha la sua tappa finale qui al Brennero», spiega il segretario generale di Coldiretti Vincenzo Gesmundo, «c’è la battaglia per la revisione della normativa sull’ultima trasformazione che penalizza il lavoro agricolo nazionale e altera profondamente la trasparenza del mercato. E poi vogliamo l’etichetta di origine». Ettore Prandini, che di Coldiretti è il presidente, ribadisce: «L’agroalimentare rappresenta una filiera strategica per il Paese, che vale 707 miliardi di euro e garantisce 4 milioni di posti di lavoro, assistiamo a meccanismi che alterano la concorrenza, comprimono il reddito degli agricoltori e compromettono l’immagine del vero Made in Italy. Vogliamo un intervento europeo immediato. A partire da tre elementi: la sicurezza alimentare, la salute dei consumatori, il reddito degli agricoltori». E giovedì in Coldiretti si replica. A Roma si parla di cibo e salute con il commissario europeo Olivér Várhelyi.
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Matteo Salvini e coniugi Trevaillon (Ansa)
Dopo un colloquio di un’ora nel Municipio dove ha incontrato il sindaco Giuseppe Masciulli, Salvini si è recato nella casa nel bosco dove tutto ha avuto inizio. E dove, dopo la scadenza del contratto con il B&B che la ospitava, la coppia ha fatto ritorno proprio in questi giorni. Ma senza figli. «Ci sono i pannelli solari, il bosco, il fiume, le piante, l’asino. È stato chiesto loro di sistemare casa, fatto. La questione sanitaria, c’è il pediatra, le vaccinazioni, fatto. Sistemate le domande educative, c’è l’insegnante pronta. Non capisco cosa si deve aspettare!», ha detto ancora Salvini. «Io sono sicuro che tutti hanno agito in buona fede ma probabilmente qualcuno ha sbagliato valutazione», ha proseguito riferendosi alla decisione del tribunale per i minorenni dell’Aquila dello scorso 20 novembre con cui aveva sospeso la responsabilità genitoriale della coppia sui tre figli. E all’odissea che ne è seguita. Come l’allontanamento di mamma Catherine dalla casa famiglia deciso lo scorso 6 marzo, in quanto ritenuta un possibile ostacolo al percorso educativo dei minori.
Da allora gli incontri sono stati limitati al massimo. Solo negli ultimi giorni è arrivata la concessione di una videochiamata, forse un piccolo segnale di riavvicinamento, mentre per un incontro in presenza si dovranno attendere ulteriori sviluppi nel percorso stabilito dal tribunale. Che ancora non è chiaro. Come ha sottolineato il sindaco, che ha puntato il dito contro l’assenza di un programma che faccia intravedere un esito finale positivo della vicenda. Una lacuna inaccettabile, spiega, a cinque mesi dall’ordinanza e dopo la soluzione di gran parte delle criticità. Anche perché la gestione dell’intera vicenda è costata al Comune di 850 abitanti già 50.000 euro. Una spesa che, in assenza di un percorso definito, potrebbe raddoppiare.
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Ecco #DimmiLaVerità del 28 aprile 2026. Il nostro Alessandro Da Rold ci spiega perché giovedì sarà il giorno cruciale per l'inchiesta su Rocchi e gli arbitri.