
Anziché avventurarsi nello spazio alla ricerca delle competenze in tema di Difesa e sicurezza del consigliere del Colle, Francesco Saverio Garofani, viene molto più semplice restare con i piedi per terra, tornare indietro di quasi 20 anni, e spulciare quello che l’allora rappresentante dell’Ulivo diceva in commissione.Era il 21 giugno 2007 e la commissione presieduta dal poi ministro Roberta Pinotti, era neanche a dirlo la commissione Difesa. Si discuteva del programma annuale relativo al lancio di un satellite militare denominato SICRAL-1B e Garofani da bravo relatore del programma ritenne opportuno dare qualche specifica.
Parlò del costo: «Ammonta complessivamente a 304 milioni di euro, a cui sono da aggiungere 58 milioni, corrispondenti al valore stimato della cosiddetta “carrozza” (ovvero la struttura fisica del satellite)». Del settore industriale e dei produttori: «Quello spaziale e delle telecomunicazioni, con la società Thales Alenia Spazio». E diede il suo parere «favorevole» all’operazione. Poi passò alla seconda parte del programma, il satellite SICRAL-2, un upgrade tecnologico. Si evidenziava come la relazione di accompagnamento mostrasse «una preferenza verso lo svolgimento del piano nell’ambito di cooperazioni internazionali». Ma non solo. Perché si parlava esplicitamente «di contatti, in avanzato stato di definizione, con la Francia per una possibile intesa bilaterale». Ed anche su questo secondo programma Garofani ritenne di «valutare positivamente le caratteristiche tecniche» proponendo «di esprimere parere favorevole sul provvedimento in oggetto».
Perché riavvolgiamo il nastro di quasi quattro lustri? E cosa c’entra Sicral con lo «scossone» sulla politica italiano auspicato dal consigliere del Colle qualche giorno fa?
Iniziamo con il dire di Sicral. Il «Sistema italiano per comunicazioni riservate ed allarmi» è stato il primo sistema satellitare militare sviluppato per fornire comunicazioni strategiche e tattiche sicure alle Forze Armate del Paese. È arrivato alla terza versione ed è tutt’ora operativo. Può essere considerato una sorta di antesignano di Starlink e infatti nel famoso contratto mai chiuso con Musk, i due si sarebbero dovuti integrare.
In tutte la fasi del progetto Sicral, Garofani ha avuto un ruolo importante se non decisivo.
Nel 2007 come abbiamo visto (Sicral 1 e 2), da relatore, ha dato parere favorevole ai progetti che prevedevano fosse una società italo-francese (Thales Alenia Spazio) a produrre i satelliti e si è espresso in modo altrettanto favorevole rispetto «a una possibile intesa bilaterale con la Francia».
Poi il suo «peso» è cambiato. È stato prima presidente della Commissione Difesa (dalla fine del 2015) e poi consigliere prima istituzionale e poi per la Difesa quando il contratto da circa 400 milioni di euro per Sicral 3 (l’ulteriore evoluzione) è stato firmato (2021-2022). E anche nella fase 3 la produzione dei satelliti italiani è stata riservata agli italo-francesi di Thales Alenia Space. Chiaro che Garofani non ha firmato nulla, ma dai resoconti dell’epoca è altrettanto evidente la centralità del suo ruolo prima nella fase di programmazione e poi in quella esecutiva. Così come i fatti dimostrano che negli ultimi 20 anni di sviluppo del sistema di sicurezza spaziale del Paese l’industria italo-francese con la testa a Parigi abbia avuto una corsia preferenziale.
Perché è importante evidenziarlo adesso? Perché da quello che risulta alla Verità il consigliere per la Difesa del Presidente, che di satelliti aveva una notevole esperienza, ha avuto un certo peso anche nella scelta di accantonare il contratto da 1,5 miliardi di Starlink con il governo italiano. Ma visto che per prodotto e costi i servizi di SpaceX sono all’avanguardia, viene da chiedersi se le motivazioni non siano state soprattutto politiche. Legate magari all’esigenza di salvaguardare i rapporti e le alleanze con Parigi. Che però non dovrebbero mai venir prima di ciò che realmente conviene agli italiani.






