
Sono «71 svizzeri, 14 francesi, 11 italiani, quattro serbi, un bosniaco, un belga, un lussemburghese, un polacco e un portoghese» i feriti identificati dalle autorità svizzere. Per 14 dei 119 totali la nazionalità, per ora, non è conosciuta. «Le cifre sono provvisorie», fanno sapere e, quindi, in continua evoluzione, tanto che a quanto risulta all’Italia sono almeno 13 i nostri feriti. Ma è proprio in quei 14 non identificati che si custodisce la speranza di riconoscere qualcuno degli ultimi sei dispersi italiani. Tra loro Chiara Costanzo e Giovanni Tamburi, entrambi classe 2009, come molti degli altri ragazzini.
Notizie certe non se ne possono avere perché le autorità svizzere ne daranno solo in presenza di certezza assoluta. Non si ha l’ufficialità neanche della morte di Emanuele Galeppini, 16 anni, genovese. Nel pomeriggio dell’1 gennaio la Federgolf ha emanato un comunicato annunciandone la morte ma nella lista della Farnesina risulta ancora disperso. I genitori si aggrappano alla speranza: «Stiamo aspettando il risultato del Dna». Una disperazione alimentata anche da parecchia confusione, come denunciato anche dalla madre di Tamburi, Carla Masiello, che ieri si è sfogata ai microfoni di Mediaset: «Sono due giorni che non so nulla di mio figlio. Questa attesa è snervante. Non capisco questo corto circuito tra la Svizzera e l’Italia», ha denunciato. «Mi hanno chiamato stamattina dicendo che avrebbero dovuto dirmi se mio figlio era tra i morti o i dispersi ma ancora non hanno svuotato il locale». La donna, poi, si è rivolta all’assessore al Welfare della Lombardia, Guido Bertolaso, che sta gestendo i feriti in arrivo al Niguarda: «Ha dichiarato che la Protezione civile è in possesso delle cliniche di tutti i feriti, anche quelli non identificati. Ma si potrà sapere in quale ospedale sono? Uno potrebbe essere mio figlio», si sfoga. E conferma: «Il problema è che le autorità elvetiche non lo comunicano a quelle italiane per paura di creare false illusioni. Ma io preferisco avere una falsa illusione e poi constatare che mio figlio non c’è più. Vorrei avere la possibilità di prendere la macchina e andare a verificare. Voglio sapere se mio figlio è vivo, è morto e dov’è».
Ieri sono stati rimpatriati altri due dei 13 feriti. In totale, sono 7 i ricoverati all’ospedale Niguarda di Milano, per quanto riguarda gli altri per il momento è giudicato non sicuro il loro trasporto a causa delle condizioni in cui versano. «L’ultimo arrivato è in buone condizioni, è intubato e lo abbiamo appena medicato, quindi è già in centro ustioni», ha spiegato il direttore Franz Wilhelm Baruffaldi Preis. Ma la notizia più rilevante riguarda altri due pazienti: «Li abbiamo estubati e siamo riusciti a parlarci. È una grande cosa, solleva il cuore a noi e soprattutto ai genitori». Una giornata intensa, ha detto Preis: «Un ragazzo è stato operato in modo importante a braccia e mani e domani tornerà in sala operatoria per la copertura delle braccia. Gli altri pazienti andranno progressivamente in sala per la copertura e la ricostruzione dei tessuti, così da ridurre il rischio di contaminazioni e infezioni. Il percorso clinico», ha avvertito il direttore del Centro grandi ustioni, «sarà lungo». «La parte più difficile è parlare con i genitori di quello che è stato e di quello che sarà, l’obiettivo è accompagnare i ragazzi verso il recupero completo».
«Il nostro fine è riportarli tutti a casa il prima possibile», ha detto Bertolaso nello stesso punto stampa delle 18.30, «compatibilmente con le condizioni sanitarie e sulla base anche dell’autorizzazione dei genitori, che hanno tutti chiesto di farli tornare a Milano al Niguarda, e d’accordo con la Farnesina». Precedentemente aveva spiegato: «Abbiamo già ricoverato tre ragazzi», una veterinaria ventinovenne operata già due volte per ustioni alla testa e alle mani e due ragazzini di 15 anni. Nelle stesse ore veniva inviato in Svizzera un team di medici del Niguarda esperti in ustioni. Il più grave degli attuali ricoverati è un quindicenne arrivato ieri intorno alle 14: «Ha inalato molto fumo e sostanze tossiche ed è quello che ha maggiori problemi». Questa mattina è previsto l’arrivo al Niguarda di altri due feriti, una ragazza e un cittadino svizzero di circa 30 anni. «A quel punto rimarranno gli ultimi quattro, che sono i casi più problematici, e vedremo domani mattina (oggi, ndr), sulla base delle verifiche che faremo questa notte, se anche loro riusciamo a portarli a casa in tempi rapidi. Sono tutti ragazzi che hanno delle ustioni che variano dal 30 al 50% su tutto il corpo e soprattutto agli arti superiori e alla faccia. Noi vogliamo salvare la vita di questi ragazzi. Poi i nostri chirurghi plastici si dedicheranno alle riparazioni che servono», ha spiegato Bertolaso, precisando che «è fondamentale che ci sia l’autorizzazione dei medici curanti attuali che devono darci l’ok per portarli qui in elicottero».
Anche il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, ieri pomeriggio al Niguarda, segue l’evolversi della situazione dei feriti. «La risposta che l’ospedale sta dando è di altissimo livello e di grande professionalità. Determinante anche il ruolo degli psicologi che stanno dialogando con i familiari delle persone ferite, profondamente colpite da una vicenda in cui sono coinvolti direttamente i loro figli o alcuni dei loro amici più stretti. Questi ragazzi hanno vissuto un’esperienza terribile».
Prosegue la vicinanza di tutte le istituzioni. Mentre il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, continua a seguire gli sviluppi costantemente, ieri anche il Coni ha mostrato solidarietà. Il presidente Luciano Buonfiglio ha invitato, infatti, le Federazioni sportive, le discipline sportive associate e gli enti di promozione sportiva a far osservare un minuto di silenzio in occasione di tutte le manifestazioni sportive che si svolgeranno in Italia nel fine settimana, per commemorare i giovani sportivi vittime della grave sciagura avvenuta a Crans-Montana.





