Stoccata d’argento. Con il secondo ruggito olimpico, Arianna Fontana infilza un record storico: 14 medaglie, ora è l’atleta italiana più vincente di sempre. Dopo 66 anni batte il primato di Edoardo Mangiarotti, contento che a superarlo sia una tigre con i pattini, formidabile e letale com’era lui con il fioretto. Nella staffetta dello Short track, l’oro va alla Corea del Sud, il bronzo al Canada.
Impazzisce la voliera del Forum di Assago. E davanti al premier Giorgia Meloni arrivata a portare fortuna, la formidabile valtellinese trascina le altre ragazze terribili: Elisa Confortola, Chiara Betti, Arianna Sighel. Quest’ultima è la sorella maggiore di Pietro, punta di diamante dei maschi, tradito nei 500 (ancora una volta) da una caduta e dai giudici. Lui fugge piangendo, convinto di essere stato defraudato. Grazie ad Arianna e alle altre, ora le medaglie azzurre sono 26.
Un falco Pellegrino plana sul lago di Tesero. È il re della Val di Fiemme, è il Federico nazionale che nella gara sprint del Fondo ghermisce un insperato bronzo, supportato dalla gioventù debordante del bellunese Elia Barp. Un’immersione nel sacrificio, una voglia matta di chiudere la carriera guardando l’orizzonte dal podio; tutto ciò moltiplica le forze all’atleta di Gressoney che a 35 anni è quasi pronto (un fastidio al braccio lo tiene in dubbio) per l’ultima passerella sabato nella 50 chilometri, la maratona nell’inferno bianco. Nella sprint si parte per il secondo posto perché il quinto oro della locomotiva norvegese Johannes Klaebo è così scontato da non interessare neppure i bookmakers. Mentre il fenomeno balla da solo e gli Stati Uniti ipotecano l’argento, Pellegrino e Barp difendono il bronzo dagli aggressivi e mai domi svizzeri, mentre la Francia viene tradita da un bastoncino spezzato di Mathis Desloges.
Il bronzo è l’ultimo valzer, Pellegrino è pronto ad appendere gli sci al chiodo e a scivolare fra le pagine di economia e management. La sua è una storia di montagna. Da piccolo voleva fare il pompiere, poi il calciatore (è cresciuto a pane e Juventus con il poster di Alex Del Piero in camera), infine si è guardato i piedi, ha visto che calzava gli sci e si è messo a correre a passo alternato sulla neve di casa. Vent’anni così, fra vittorie e sconfitte, due argenti nelle Olimpiadi precedenti, fino a diventare portabandiera a queste. Ora guarda oltre: «Dopo una vita passata lontano da casa non mi muovo più. Ho due figli piccoli, Alexis e Fabien, voglio vederli crescere e accompagnarli nel futuro». Lo scenario è la conferma di quanto sia ancora importante la famiglia; in questi Giochi non c’è italiano medagliato che non abbia riconosciuto la centralità di nonni, padri, madri, mogli, mariti e figli nella lunga marcia verso il podio.
Nella dodicesima giornata dello sci da fatica ridono i maschi e piangono le donne. La sprint a squadre femminile si limita a galleggiare (ottavo posto). Finisce che l’immagine più cliccata è quella di un cane lupo che sorprende la sicurezza ed entra in pista, interessato ad annusare da vicino due atlete. Nessun problema, solo scodinzolate e dolcezze. Ma è la staffetta del Biathlon a deludere di più: ad Anterselva la campionessa Dorothea Wierer litiga con il poligono come sempre, Lisa Vittozzi non ha più la brillantezza della scorsa settimana e la barca affonda all’undicesimo posto mentre la Francia conquista l’oro davanti a Svezia e Norvegia. Il bilancio nel «corri e spara» è comunque strepitoso grazie allo storico oro di Vittozzi nell’inseguimento e all’argento a squadre miste.
Sulla Tofane di Cortina, lo sci alpino saluta con lo Slalom speciale femminile nel quale si celebra la seconda resurrezione dopo quella di Federica Brignone. Travolta da eventi avversi (sfortuna, nervosismo, errori nei materiali), la fuoriclasse americana Mikaela Shiffrin si getta alle spalle le tossine e sbrana i paletti fino all’oro. Imprendibile nel giorno del destino, lascia a 1»50 (un distacco da Ingemar Stenmark o da Albertone Tomba) la svizzera Camille Rast e la svedese Swenn Larsson. Per vedere le nostre serve il binocolo: Lara Della Mea e Martina Peterlini si consolano con lo stesso tempo al tredicesimo posto.
Poiché ormai non c’è Sport senza cascami social, quello di domani riguarda una triste polemica. Per mostrare affetto nel ricordo del compagno di squadra e di camera Matteo Franzoso deceduto in un incidente, Giovanni Franzoni aveva dichiarato: «Dedico a lui i miei successi, per me era come un fratello». Il vero fratello, Michele, non l’ha presa bene, accusandolo di non essere andato al funerale. Seguono rilanci famigliari incrociati, determinati da un dolore difficile da lenire.
I Giochi si avviano all’ultimo quarto di storia, se fossimo nel Bob a 2 parleremmo di quarto run, dove peraltro le aquile tedesche hanno fatto il pieno: tre equipaggi su tre sul podio (Italia 1 di Patrick Baumgartner settima) sulla splendida pista di Cortina. Domani possiamo ben figurare nei 1.500 maschili di Pattinaggio ma l’unica speranza concreta di medaglia è affidata a Giulia Murada nello Sci Alpinismo. Sarà interessante vedere se la squadra di Curling, sconfitta oggi 8-3 dal Canada, riuscirà a superare la Svizzera e andare in semifinale. Le pietre che scivolano e le scopette che spazzano ci accompagnano da quasi due settimane, è ora di venire al dunque.




