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2025-02-10
Eos 25 dimostra che la caccia è viva
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La quarta edizione di Eos - European outdoor show - è andata in archivio tra numeri da record, per quanto riguarda i visitatori con oltre 40.000 ingressi registrati in tre giorni presso gli spazi espositivi di Veronafiere, e l'incremento rispetto alle scorse edizioni di espositori - più di 400 aziende per circa 700 marchi - distribuiti tra i cinque padiglioni dedicati interamente a caccia, tiro sportivo, pesca, nautica, outdoor e cinofilia.
Cinque padiglioni nei quali si è concentrato il meglio che l'Italia possa offrire, non solo nel nostro Paese, ma in tutto il mondo, per quanto riguarda le aziende produttrici di armi, di munizioni e di strumenti per la pesca, ma anche abbigliamento. Il settore delle armi e della caccia vale 8 miliardi di euro e occupa oltre 88.000 persone. A Veronafiere è stato possibile ancora una volta percepire la caccia moderna come attività di gestione della fauna e del territorio, attività sostenibile e anche fonte di azioni di volontariato e beneficenza. Per esempio quella del gruppo Cinghiali e Cinghialai che dal 2023 ha raccolto, attraverso una lotteria, circa 30.000 euro con l’obiettivo di donare un Fibro Scan all’ospedale Bufalini di Cesena (FC). Secondo quanto ci ha riferito Alberto Bastianelli, manager Beretta e presidente della Lega Italiana Fibrosi Cistica Romagna Odv, manca ancora circa altrettanto per arrivare alla cifra necessaria all’acquisto del macchinario e, per l’edizione 2025, i cacciatori-donatori hanno deciso di iniziare a vendere i biglietti della lotteria proprio da Eos show. Beretta dal 2023 supporta il progetto donando una carabina BRX1 che rappresenta il primo premio della lotteria. La gara di Carabina a 10 metri dell’Eos Trophy Uits ha visto la trevigiana Debora Crosato (VR) e la tiratrice di Novi Ligure (AL), Federica Donetti mettere in riga il trevigiano Achille Renato Beretta. Pierpaolo Simeoni di Spoleto (PG) ha vinto la gara di Carabina R3 R5.
Nella giornata inaugurale di sabato 8 febbraio, dopo il taglio del nastro che ha visto tra gli altri il presidente di Veronafiere, Federico Bricolo, rivolgere un apprezzamento a una fiera capace di valorizzare le eccellenze italiane e l'assessore di Regione Veneto a Caccia e pesca e sport, Cristiano Corazzari, rimarcare l’importanza del volontariato messo in atto dai cacciatori sul territorio, senza il quale le istituzioni e i cittadini sarebbero in grave difficoltà per la gestione del territorio stesso e della fauna; lo show si è aperto con la presenza dei tiratori azzurri del Tiro a volo e del Tiro a segno che hanno conquistato sei medaglie olimpiche e paraolimpiche a Parigi 2024: Diana Bacosi e Gabriele Rossetti oro nel Mixed Skeet, Silvana Stanco argento nel Trap, Federico Nilo Maldini e Paolo Monna, argento e bronzo in P10, Davide Franceschetti, bronzo P4 di Pistola libera calibro .22 SH1. Presenti anche il presidente di Fitav e Issf Luciano Rossi e il presidente di Uits, Costantino Vespasiano che hanno manifestato vicinanza con i visitatori e gli espositori, perché gli atleti sono campioni che spesso gareggiano fianco a fianco anche con gli amatori. Il tiratore del Gruppo sportivo paralimpico Difesa, Davide Franceschetti, si è reso protagonista di un bel gesto durante la cerimonia di premiazione della gara Eos Trophy di Pistola ad aria compressa che si svolge per il secondo anno all’interno della fiera e ha visto sfidarsi ben 72 tiratori, cioè il massimo numero possibile. Franceschetti ha ceduto il premio speciale che spetta al vincitore al secondo classificato, il vicentino Marco Pusinich.«È giusto così», ha spiegato. «Ho preso parte al contest per vivere una bella giornata assieme ad alcuni amici e colleghi, e per farmi portavoce di un messaggio che aiuti a promuovere il tiro paralimpico. L’Eos Trophy è un torneo molto bello che mette a confronto tiratori che hanno un’esperienza e un vissuto a livello agonistico diverso dal mio. Per questa ragione, chi merita il premio è Marco, un tiratore di ottimo livello che oggi si è battuto alla pari fino all’ultimo tiro». La gara di Pistola a 10 metri è stata vinta da Michele Botti di Soave (VR), davanti ad Alfio Giubbilei di Fucecchio (FI) e ad Alice Bruno di Treviso. La giornata si è conclusa poi con la festa dei dieci anni di Fondazione Una, che in questo periodo di tempo è arrivata a connettere il mondo venatorio con quello ambientalista, agricolo e accademico, ampliando gli orizzonti tradizionali della caccia.Benissimo il primo giorno anche nel padiglione 9 dedicato alla pesca, in particolare alla pesca a mosca con programmi agonistici, varie attività di lancio di precisione rivolte ai giovani e la possibilità di provare le nuove attrezzature messe a disposizione dalle aziende espositrici. Per la prima volta in Italia un’area custom della pesca a mosca, dedicata ad artigiani che costruiscono canne, esche, code, guadini e altri accessori in materiali pregiati e con lavorazioni raffinate. Al fianco della consolidata Italian Fly Tyers show, esposizione che raccoglie ben 45 costruttori europei di esche artificiali che illustreranno la loro arte dal vivo, sui loro tavoli. E un convegno dell’IBRA-Italian bamboo rodmakers association, per diffondere l’arte della costruzione delle canne in bamboo per la pesca a mosca.
«Serve un approccio più razionale e meno ideologico»

Sergio Berlato
Presente a Eos 25 anche Sergio Berlato. L'europarlamentare del gruppo Ecr-Fdi, oltre a essere un grande appassionato di caccia è anche presidente nazionale dell'Associazione culturale rurale Acr, anche quest'anno protagonista della Fiera con un proprio stand. Con Berlato abbiamo provato a fare un bilancio di quest'edizione dell'esposizione, toccando alcuni tra i temi che ruotano attorno al mondo venatorio, dal valore che questo settore rappresenta per l'economia di tutto il Paese, ai pregiudizi e agli approcci ideologici che ancora ne ostacolano lo sviluppo.
Onorevole Berlato, com'è andata questa edizione di Eos?
«Credo che sia stata un'edizione da record. Un successo di pubblico e un aumento degli espositori rispetto all'anno scorso a dimostrazione che è una fiera che continua a crescere attirando espositori e produttori sia dall'Italia che dall'estero. Produttori di armi, munizioni e del settore della pesca, ma va detto che l'elemento trainante rimane la caccia e dimostra la grande vitalità che c'è attorno a questo settore. Serve a far vedere che non è solo lo sfizio di qualcuno che vuole andare a caccia per divertimento o passione, ma c'è economia, occupazione. Solo l'attività venatoria con l'indotto genera 200.000 posti di lavoro. Noi abbiamo le aziende produttrici di armi che sono eccellenze riconosciute e apprezzate in tutto il mondo. Addirittura sono molto più apprezzate in giro per il mondo che non in Italia dove magari l'arma viene vista come un pericolo per se stessi e per gli altri. In realtà l'arma è uno strumento e come tutti gli strumenti non è pericoloso lo strumento ma l'uso distorto che se ne può fare. Anche il coltello da cucina può essere utilissimo se usato in maniera adeguata, ma se viene usato per uccidere può essere un'arma pericolosissima. Quindi bisogna sfatare questo mito secondo il quale bisogna le armi sono foriere di disgrazie, l'arma è solo uno strumento. Dovremmo essere orgogliosi di queste eccellenze e invece quasi ce ne vergogniamo a causa di questo approccio ideologico sbagliato secondo il quale bisogna in tutti i modi demonizzare l'utilizzo delle armi».
Possiamo dire quindi che il mondo venatorio è vivo e vegeto?
«C'è vitalità intorno a questo mondo anche se purtroppo in Italia per le normative assolutamente vessatorie e più restrittiva di tutti i 27 Paesi membri dell'Unione europea. Stiamo tentando di fare in modo di far capire che qui in Italia si dovrebbe cacciare applicando le normative comunitarie, invece noi le applichiamo solo nella parte restrittiva e invece dovremmo applicarle anche nella parte che ci permette di poter dotare le persone interessate di strumenti adeguati per garantire una corretta gestione del patrimonio faunistico, perché la caccia a differenza di come viene vista ideologicamente in Italia come attività negativa più portata a distruggere, in tutta Europa e oserei dire in tutto il mondo, la caccia viene vista come strumento utile e spesso indispensabile per garantire una corretta gestione del patrimonio faunistico e la conservazione degli habitat naturali. È importante che ci sia in Italia un approccio razionale e non ideologico».
Lei è presente a Veronafiere con l'Associazione di cui è presidente.
«Esatto, io sono presidente nazionale di un'associazione culturale che si chiama Associazione per la cultura rurale che si pone l'obiettivo di unire le forze di tutti i portatori della cultura rurale: cacciatori, pescatori, agricoltori, allevatori, pastori, cercatori di funghi. Insomma la parte propositiva e non integralista del mondo ambientalista. Abbiamo preso come elemento di aggregazione la cultura rurale dentro la quale affondano le radici tutte queste attività e creare sinergie in modo da garantire la tutela della fauna selvatica e degli habitat naturali».
Quanto è importante per voi essere qui?
«Dobbiamo mettere in mostra tutto ciò che ruota attorno a queste attività per fare in modo che l'opinione pubblica e le istituzioni possano conoscere queste attività e cosa significhino dal punto di visto economico, occupazionale, sociale, culturale. L'unico modo per difendere le nostre attività è farle conoscere e rispettare».
Anche quest'anno fuori dalla fiera si sono radunati alcuni manifestanti per contestare i visitatori.
«Il paradosso è che ci sono stati oltre 40.000 visitatori che hanno pagato un biglietto per poter venire a passare qualche ora a visitare gli stand, vedere le novità o fare acquisti. Fuori fanno manifestazioni nazionali contro armi e cacciatori e sono, quando va bene, 25 o 40 persone. La cosa strana è che spesso alcuna stampa dà più spazio a quei manifestanti che non ai 40.000 che sono all'interno della fiera, partendo dal presupposto che quelle 40.000 persone sono tutte persone dalla fedina penale perfettamente pulita, perché se così non fosse le autorità competenti non rilascerebbero il porto d'armi. Persone che vengono insulti e e minacciate da soggetti che magari hanno precedenti penali lunghi come un elenco telefonico. Però c'è la tendenza a dare più spazio a questi soggetti che non dare risalto a fiere che riscuotono il successo misurabile con i numeri come Eos. Questo ci rammarica un po'. E l'obiettivo della nostra associazione culturale è continuare a promuovere queste iniziative perché riteniamo che al giorno d'oggi si vince o si perde nella comunicazione».
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Si è chiusa oggi a Veronafiere la quarta edizione dell'esposizione che mette in mostra tutto ciò che ruota attorno a caccia, tiro sportivo, pesca, nautica, outdoor e cinofilia. L'europarlamentare del gruppo Ecr-Fdi e presidente nazionale dell'Associazione culturale rurale Acr, Sergio Berlato: «Le aziende italiane produttrici di armi sono eccellenze riconosciute e apprezzate in tutto il mondo».Lo speciale contiene due articoli.La quarta edizione di Eos - European outdoor show - è andata in archivio tra numeri da record, per quanto riguarda i visitatori con oltre 40.000 ingressi registrati in tre giorni presso gli spazi espositivi di Veronafiere, e l'incremento rispetto alle scorse edizioni di espositori - più di 400 aziende per circa 700 marchi - distribuiti tra i cinque padiglioni dedicati interamente a caccia, tiro sportivo, pesca, nautica, outdoor e cinofilia.Cinque padiglioni nei quali si è concentrato il meglio che l'Italia possa offrire, non solo nel nostro Paese, ma in tutto il mondo, per quanto riguarda le aziende produttrici di armi, di munizioni e di strumenti per la pesca, ma anche abbigliamento. Il settore delle armi e della caccia vale 8 miliardi di euro e occupa oltre 88.000 persone. A Veronafiere è stato possibile ancora una volta percepire la caccia moderna come attività di gestione della fauna e del territorio, attività sostenibile e anche fonte di azioni di volontariato e beneficenza. Per esempio quella del gruppo Cinghiali e Cinghialai che dal 2023 ha raccolto, attraverso una lotteria, circa 30.000 euro con l’obiettivo di donare un Fibro Scan all’ospedale Bufalini di Cesena (FC). Secondo quanto ci ha riferito Alberto Bastianelli, manager Beretta e presidente della Lega Italiana Fibrosi Cistica Romagna Odv, manca ancora circa altrettanto per arrivare alla cifra necessaria all’acquisto del macchinario e, per l’edizione 2025, i cacciatori-donatori hanno deciso di iniziare a vendere i biglietti della lotteria proprio da Eos show. Beretta dal 2023 supporta il progetto donando una carabina BRX1 che rappresenta il primo premio della lotteria. La gara di Carabina a 10 metri dell’Eos Trophy Uits ha visto la trevigiana Debora Crosato (VR) e la tiratrice di Novi Ligure (AL), Federica Donetti mettere in riga il trevigiano Achille Renato Beretta. Pierpaolo Simeoni di Spoleto (PG) ha vinto la gara di Carabina R3 R5.Nella giornata inaugurale di sabato 8 febbraio, dopo il taglio del nastro che ha visto tra gli altri il presidente di Veronafiere, Federico Bricolo, rivolgere un apprezzamento a una fiera capace di valorizzare le eccellenze italiane e l'assessore di Regione Veneto a Caccia e pesca e sport, Cristiano Corazzari, rimarcare l’importanza del volontariato messo in atto dai cacciatori sul territorio, senza il quale le istituzioni e i cittadini sarebbero in grave difficoltà per la gestione del territorio stesso e della fauna; lo show si è aperto con la presenza dei tiratori azzurri del Tiro a volo e del Tiro a segno che hanno conquistato sei medaglie olimpiche e paraolimpiche a Parigi 2024: Diana Bacosi e Gabriele Rossetti oro nel Mixed Skeet, Silvana Stanco argento nel Trap, Federico Nilo Maldini e Paolo Monna, argento e bronzo in P10, Davide Franceschetti, bronzo P4 di Pistola libera calibro .22 SH1. Presenti anche il presidente di Fitav e Issf Luciano Rossi e il presidente di Uits, Costantino Vespasiano che hanno manifestato vicinanza con i visitatori e gli espositori, perché gli atleti sono campioni che spesso gareggiano fianco a fianco anche con gli amatori. Il tiratore del Gruppo sportivo paralimpico Difesa, Davide Franceschetti, si è reso protagonista di un bel gesto durante la cerimonia di premiazione della gara Eos Trophy di Pistola ad aria compressa che si svolge per il secondo anno all’interno della fiera e ha visto sfidarsi ben 72 tiratori, cioè il massimo numero possibile. Franceschetti ha ceduto il premio speciale che spetta al vincitore al secondo classificato, il vicentino Marco Pusinich.«È giusto così», ha spiegato. «Ho preso parte al contest per vivere una bella giornata assieme ad alcuni amici e colleghi, e per farmi portavoce di un messaggio che aiuti a promuovere il tiro paralimpico. L’Eos Trophy è un torneo molto bello che mette a confronto tiratori che hanno un’esperienza e un vissuto a livello agonistico diverso dal mio. Per questa ragione, chi merita il premio è Marco, un tiratore di ottimo livello che oggi si è battuto alla pari fino all’ultimo tiro». La gara di Pistola a 10 metri è stata vinta da Michele Botti di Soave (VR), davanti ad Alfio Giubbilei di Fucecchio (FI) e ad Alice Bruno di Treviso. La giornata si è conclusa poi con la festa dei dieci anni di Fondazione Una, che in questo periodo di tempo è arrivata a connettere il mondo venatorio con quello ambientalista, agricolo e accademico, ampliando gli orizzonti tradizionali della caccia.Benissimo il primo giorno anche nel padiglione 9 dedicato alla pesca, in particolare alla pesca a mosca con programmi agonistici, varie attività di lancio di precisione rivolte ai giovani e la possibilità di provare le nuove attrezzature messe a disposizione dalle aziende espositrici. Per la prima volta in Italia un’area custom della pesca a mosca, dedicata ad artigiani che costruiscono canne, esche, code, guadini e altri accessori in materiali pregiati e con lavorazioni raffinate. Al fianco della consolidata Italian Fly Tyers show, esposizione che raccoglie ben 45 costruttori europei di esche artificiali che illustreranno la loro arte dal vivo, sui loro tavoli. E un convegno dell’IBRA-Italian bamboo rodmakers association, per diffondere l’arte della costruzione delle canne in bamboo per la pesca a mosca.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/eos-european-outdoor-show-2025-2671127679.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="serve-un-approccio-piu-razionale-e-meno-ideologico" data-post-id="2671127679" data-published-at="1739208938" data-use-pagination="False"> «Serve un approccio più razionale e meno ideologico» Sergio Berlato Presente a Eos 25 anche Sergio Berlato. L'europarlamentare del gruppo Ecr-Fdi, oltre a essere un grande appassionato di caccia è anche presidente nazionale dell'Associazione culturale rurale Acr, anche quest'anno protagonista della Fiera con un proprio stand. Con Berlato abbiamo provato a fare un bilancio di quest'edizione dell'esposizione, toccando alcuni tra i temi che ruotano attorno al mondo venatorio, dal valore che questo settore rappresenta per l'economia di tutto il Paese, ai pregiudizi e agli approcci ideologici che ancora ne ostacolano lo sviluppo.Onorevole Berlato, com'è andata questa edizione di Eos?«Credo che sia stata un'edizione da record. Un successo di pubblico e un aumento degli espositori rispetto all'anno scorso a dimostrazione che è una fiera che continua a crescere attirando espositori e produttori sia dall'Italia che dall'estero. Produttori di armi, munizioni e del settore della pesca, ma va detto che l'elemento trainante rimane la caccia e dimostra la grande vitalità che c'è attorno a questo settore. Serve a far vedere che non è solo lo sfizio di qualcuno che vuole andare a caccia per divertimento o passione, ma c'è economia, occupazione. Solo l'attività venatoria con l'indotto genera 200.000 posti di lavoro. Noi abbiamo le aziende produttrici di armi che sono eccellenze riconosciute e apprezzate in tutto il mondo. Addirittura sono molto più apprezzate in giro per il mondo che non in Italia dove magari l'arma viene vista come un pericolo per se stessi e per gli altri. In realtà l'arma è uno strumento e come tutti gli strumenti non è pericoloso lo strumento ma l'uso distorto che se ne può fare. Anche il coltello da cucina può essere utilissimo se usato in maniera adeguata, ma se viene usato per uccidere può essere un'arma pericolosissima. Quindi bisogna sfatare questo mito secondo il quale bisogna le armi sono foriere di disgrazie, l'arma è solo uno strumento. Dovremmo essere orgogliosi di queste eccellenze e invece quasi ce ne vergogniamo a causa di questo approccio ideologico sbagliato secondo il quale bisogna in tutti i modi demonizzare l'utilizzo delle armi».Possiamo dire quindi che il mondo venatorio è vivo e vegeto?«C'è vitalità intorno a questo mondo anche se purtroppo in Italia per le normative assolutamente vessatorie e più restrittiva di tutti i 27 Paesi membri dell'Unione europea. Stiamo tentando di fare in modo di far capire che qui in Italia si dovrebbe cacciare applicando le normative comunitarie, invece noi le applichiamo solo nella parte restrittiva e invece dovremmo applicarle anche nella parte che ci permette di poter dotare le persone interessate di strumenti adeguati per garantire una corretta gestione del patrimonio faunistico, perché la caccia a differenza di come viene vista ideologicamente in Italia come attività negativa più portata a distruggere, in tutta Europa e oserei dire in tutto il mondo, la caccia viene vista come strumento utile e spesso indispensabile per garantire una corretta gestione del patrimonio faunistico e la conservazione degli habitat naturali. È importante che ci sia in Italia un approccio razionale e non ideologico».Lei è presente a Veronafiere con l'Associazione di cui è presidente.«Esatto, io sono presidente nazionale di un'associazione culturale che si chiama Associazione per la cultura rurale che si pone l'obiettivo di unire le forze di tutti i portatori della cultura rurale: cacciatori, pescatori, agricoltori, allevatori, pastori, cercatori di funghi. Insomma la parte propositiva e non integralista del mondo ambientalista. Abbiamo preso come elemento di aggregazione la cultura rurale dentro la quale affondano le radici tutte queste attività e creare sinergie in modo da garantire la tutela della fauna selvatica e degli habitat naturali».Quanto è importante per voi essere qui?«Dobbiamo mettere in mostra tutto ciò che ruota attorno a queste attività per fare in modo che l'opinione pubblica e le istituzioni possano conoscere queste attività e cosa significhino dal punto di visto economico, occupazionale, sociale, culturale. L'unico modo per difendere le nostre attività è farle conoscere e rispettare».Anche quest'anno fuori dalla fiera si sono radunati alcuni manifestanti per contestare i visitatori.«Il paradosso è che ci sono stati oltre 40.000 visitatori che hanno pagato un biglietto per poter venire a passare qualche ora a visitare gli stand, vedere le novità o fare acquisti. Fuori fanno manifestazioni nazionali contro armi e cacciatori e sono, quando va bene, 25 o 40 persone. La cosa strana è che spesso alcuna stampa dà più spazio a quei manifestanti che non ai 40.000 che sono all'interno della fiera, partendo dal presupposto che quelle 40.000 persone sono tutte persone dalla fedina penale perfettamente pulita, perché se così non fosse le autorità competenti non rilascerebbero il porto d'armi. Persone che vengono insulti e e minacciate da soggetti che magari hanno precedenti penali lunghi come un elenco telefonico. Però c'è la tendenza a dare più spazio a questi soggetti che non dare risalto a fiere che riscuotono il successo misurabile con i numeri come Eos. Questo ci rammarica un po'. E l'obiettivo della nostra associazione culturale è continuare a promuovere queste iniziative perché riteniamo che al giorno d'oggi si vince o si perde nella comunicazione».
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Dall’anno scorso, per questa ragione, l’Autorità garante della concorrenza e del mercato ha avviato un’istruttoria sull’operato di Dolomiti Superski e sulle sue presunte violazioni delle norme di libera concorrenza. Federconsorzi Dolomiti Superski e i 12 consorzi che ne fanno parte (tra le province di Bolzano, Trento e Belluno) hanno risposto negoziando una serie di proposte. La più discussa riguarderebbe un rimborso skipass per le stagioni 2022/23, 2023/24, 2024/25. Verrebbero messi sul piatto 30 milioni di euro, cifra che potrebbe corrispondere proprio a quella della sanzione massima che l’Agcm potrebbe infliggere all’azienda in caso di violazioni accertate, pari al 10% del suo fatturato. L’erogazione di 30 milioni sarebbe prevista in due forme: come «rimborso diretto monetario», pari al 20% del prezzo di uno skipass plurigiornaliero acquistato nelle ultime tre stagioni concluse, 2022/2023, 2023/2024 e 2024/2025, e a tal fine sarebbe garantito un tetto di 12 milioni. Oppure come sconto sull’acquisto di uno skipass futuro (pari al 30% del precedente esborso, con 18 milioni disponibili). Tuttavia Assoutenti non pare soddisfatta. «La soluzione non convince», afferma il presidente Gabriele Melluso, «i rimborsi saranno di entità diversa a seconda della scelta del consumatore di ottenere un indennizzo in denaro o un buono sconto su acquisti futuri, circostanza che crea discriminazioni e induce gli utenti ad acquistare nuovi skipass se vogliono ottenere il più alto vantaggio possibile. Inoltre i rimborsi arriveranno solo a chi si attiverà prima, e una volta terminato il fondo messo a disposizione, chi presenterà la richiesta, pur avendo diritto a ottenere un indennizzo, rimarrà a mani vuote». Non comparirebbe inoltre tra gli impegni la volontà di abbassare per tutti gli sciatori le tariffe skipass. In effetti l’erogazione dei risarcimenti sarà garantita dal meccanismo «first come, first served», cioè chi prima arriva, meglio alloggia. Ma non è l’unico argomento di discussione. Tra le proposte riparatrici avanzate da Dolomiti Superski, quella di «garantire piena libertà decisionale» ai consorzi «in merito a prezzi e sconti degli skipass, eliminando ogni asserita forma di coordinamento delle politiche commerciali», rendendo ciascuno libero di «determinare autonomamente la propria strategia». La proposta sarebbe quella di eliminare «tutte le indicazioni dirette o indirette di prezzo», dunque «le tre fasce di prezzi/sconti nelle quali fino a oggi venivano collocati i consorzi e le stesse soglie di sconto minimo e massimo». Dopodiché sarebbe stata prospettata l’eliminazione «di qualsivoglia forma di coordinamento» delle promozioni, eccezion fatta per la facoltà del Superski di richiedere ai consorzi di aderire al «Dolomiti Superpremière» e ai «Dolomiti Springdays». C’è tempo fino al 27 maggio per accogliere i rilievi del caso, fino alla decisione finale dell’Autorità.
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Luca Di Donna e Francesco Alcaro
Dopo Giovanni Buini e Dario Bianchi, ieri è stato il turno di Francesco Alcaro, imprenditore informatico fondatore della società Jarvit Srl, convocato dalla commissione Covid dopo che, lo scorso 15 aprile, Giacomo Amadori sulla Verità aveva pubblicato il contratto che legava l’imprenditore a Di Donna (che lavorava nello studio del professor Guido Alpa, come l’ex premier grillino). Alcaro, che nel 2020 stava lavorando su un progetto da 3 milioni di euro, ha riferito di essere stato approcciato da Di Donna ed Esposito i quali, in cambio della loro intermediazione, hanno richiesto una percentuale del 5% sul valore del progetto. Il manager ha sottoscritto il contratto raccontando che, quando ha ricevuto la mail dell’ex collega di Conte con la proposta, è andato a controllare sul sito dello studio Alpa chi fossero i componenti: «Ho fatto delle ricerche e ho ritenuto in quel caso che lo studio Alpa avesse una competenza molto importante perché c’erano figure che erano molto esposte e con esperienza». Quali? «Giuseppe Conte, ad esempio», è stata la replica di Alcaro.
L’imprenditore, una volta resosi conto che il lavoro sarebbe rimasto interamente in capo alla sua società («Il peso della realizzazione del progetto era al 90% sulla mia società e al 10% su di loro»), ha poi deciso di risolvere il contratto. La vicenda sarebbe finita qui, secondo Alfonso Colucci, capogruppo M5s in commissione Covid, che in una nota ha dichiarato che l’audizione di Alcaro è stata «un flop […] nel vano tentativo di far pronunciare ad Alcaro un addebito a carico di Conte o quantomeno dello stesso Di Donna».
Molte cose, però, non tornano. La prima è che Di Donna ed Esposito hanno mandato all’imprenditore le loro email, inerenti la realizzazione del piano da 3 milioni, proprio dal dominio internet dello studio Alpa dove, fino all’anno prima, Conte ha svolto la sua attività professionale: «Quello che ha determinato la mia scelta è stato proprio lo studio Alpa. Se la mail fosse arrivata da un altro indirizzo probabilmente ci avrei pensato molto di più», ha rivelato il manager. La seconda è che non è stato l’imprenditore a contattare Di Donna ed Esposito ma viceversa: nella testimonianza, Alcaro ha dichiarato di non ricordare se la prima telefonata operativa la avesse fatta lui o i due avvocati, ma ha confermato al presidente della commissione Covid Marco Lisei (Fdi) che sono stati proprio i due legali a proporre alla Jarvit i servizi e non lui ad averli cercati. Incalzato da Alice Buonguerrieri (Fdi), che gli chiedeva per quale motivo avesse accettato condizioni contrattuali capestro, la risposta di Alcaro è stata chiara: il fondatore della Jarvit ha confermato che Di Donna si era reso «certo della possibile riuscita del progetto». Ed è quantomeno curiosa questa certezza a fronte di una prestazione dei due avvocati che, a detta dell’imprenditore, non è stata soddisfacente.
«Quale attività avrebbe, dunque, dovuto fare il collega di Conte a fronte della richiesta di centinaia di migliaia di euro di parcella?», ha commentato Buonguerrieri. «Siamo ancora una volta di fronte a un’anomala ed enorme richiesta di denaro coperta dal solito contratto di consulenza farlocco, come già emerso nei casi di Giovanni Buini e Dario Bianchi. Fratelli d’Italia andrà fino in fondo a questa vicenda per capire come e perché un collega dell’allora premier Giuseppe Conte potesse avere tale accesso ai gangli decisionali del potere», ha concluso Buonguerrieri.
«L’audizione di oggi in commissione Covid ha visto per la terza volta un testimone affermare che in piena pandemia l’avvocato Luca Di Donna, collega di studio dell’allora presidente del Consiglio Giuseppe Conte, era intento a procacciare affari richiedendo percentuali a proprio favore. Questa nuova testimonianza rende ineludibili ulteriori indagini per appurare quanto Giuseppe Conte sapesse dell’operato di un suo collega di studio», hanno aggiunto Galeazzo Bignami e Lucio Malan, presidenti rispettivamente dei deputati e dei senatori di Fratelli d’Italia.
Resta da capire, in effetti, per quale motivo Conte non abbia ancora preso iniziative nei confronti dell’ex collega di studio. Certo è che la provocazione dell’ex premier lanciata in Aula contro i deputati di Fdi affinché facciano a meno dell’immunità per poi «vedersela in tribunale» lascia il tempo che trova: l’immunità parlamentare è funzionale all’incarico e i deputati non possono, sic et simpliciter, rinunciarvi. Dovrebbe essere semmai la giunta per le autorizzazioni a procedere a valutare, caso per caso, se revocarla, ma è difficile che lo faccia in assenza di denunce.
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Ansa
Tra esse, in particolare, quella contenuta nel comma 3 dell’articolo 29, che abroga l’articolo 142 del Testo unico sulle spese di giustizia, in cui era prevista l’assistenza legale gratuita a favore degli stranieri extracomunitari nei processi avverso i provvedimenti di espulsione amministrativa adottati ai sensi dell’articolo 13 del decreto legislativo numero 286 del 1998. Si tratta di un primo, timido segnale della finalmente avvertita necessità di contrastare in qualche modo il fenomeno costituito dalla indiscriminata possibilità offerta a qualsiasi straniero extracomunitario entrato irregolarmente in Italia di avvalersi di assistenza legale a spese dello Stato per esperire tutti i possibili mezzi di impugnazione consentiti dal nostro ordinamento avverso i provvedimenti adottati nei suoi confronti sulla base della vigente normativa in materia di immigrazione.
Si tratta, però, appunto, soltanto di un timido segnale che, di fatto, sembra destinato a lasciare le cose come stanno. Tanto per cominciare, infatti, resta intatta la possibilità, per lo straniero extracomunitario, di ottenere l’ordinaria ammissione al patrocinio a spese dello Stato sulla base di una semplice e incontrollabile autocertificazione circa l’inesistenza o l’insufficienza di redditi prodotti all’estero, quando - come in realtà avviene, per le più varie ragioni, nella grande maggioranza dei casi - si ritenga che egli si sia trovato nell’impossibilità di ottenere una certificazione da parte dell’autorità consolare del suo Paese, come richiesto dall’articolo 79, comma 2, del Testo unico sulle spese di giustizia. Ciò sulla base della sentenza della Corte costituzionale numero 157 del 2021, dichiarativa della parziale incostituzionalità di detta ultima norma, appunto nella parte in cui non prevedeva che, in caso di impossibilità di ottenere la certificazione consolare, alla sua mancanza potesse supplirsi con un’autocertificazione dell’interessato. Secondariamente, resta pure intatta la previsione, contenuta nell’articolo 14, comma 4, del citato decreto legislativo numero 286/1998, in base alla quale lo straniero extracomunitario è in ogni caso ammesso al patrocinio a spese dello Stato nel procedimento di convalida del provvedimento con il quale viene disposto, in vista dell’espulsione, il suo trattenimento in un centro di permanenza per il rimpatrio (Cpr). Così come, infine, resta intatta la previsione dell’articolo 16, comma 2, del decreto legislativo numero 25 del 2008, per la quale, ai fini delle impugnazioni delle decisioni in materia di riconoscimento dello status di rifugiato o di altre forme di protezione internazionale, lo straniero - per via del richiamo all’articolo 94 del Testo unico sulle spese di giustizia che, a sua volta, richiama il già citato articolo 79, comma 2, del medesimo Testo unico - è ammesso al patrocinio a spese dello Stato alla sola condizione, per quanto riguarda il requisito reddituale, costituita dalla produzione della stessa autocertificazione prevista dalla sentenza della Corte costituzionale di cui si è detto in precedenza.
Vi è, peraltro, da osservare, a quest’ultimo proposito, che nella medesima sentenza si afferma che dovrebbe essere onere dell’interessato provare «di aver compiuto tutto quanto esigibile secondo correttezza e diligenza» per ottenere, senza poi esservi riuscito, la certificazione da parte dell’autorità consolare del suo Paese, solo a tale condizione potendosi ammettere che essa sia sostituita dall’autocertificazione dello stesso interessato. Ma la verifica di tale condizione, nella pratica quotidiana, viene spesso e volentieri omessa, prendendosi per buono, purché non palesemente inverosimile, solo quanto affermato dall’interessato a sostegno dell’asserita «impossibilità» di ottenere la certificazione in questione. Da qui una prima conclusione, e cioè quella che sarebbe opportuno prevedere come obbligatorio, con apposita norma, che, quando lo straniero sia ammesso al gratuito patrocinio sulla base dell’autocertificazione da lui prodotta, nel relativo provvedimento si attesti l’avvenuta effettuazione della suddetta verifica e si indichino le ragioni per le quali essa abbia avuto esito positivo.
Ma una seconda e più importante conclusione è quella alla quale dovrebbe giungersi con riguardo al già accennato fenomeno costituito dalle impugnazioni che, grazie alla indiscriminata disponibilità dell’assistenza legale gratuita, vengono sistematicamente proposte dagl’interessati avverso ogni sorta di provvedimenti ad essi sfavorevoli in materia di immigrazione, indipendentemente dall’esistenza o meno di ragionevoli prospettive di un loro accoglimento. Per eliminare o, almeno, ridurre significativamente tale fenomeno, sarebbe necessario prevedere che l’assistenza legale gratuita possa essere negata ogni qual volta l’impugnazione che si intenda proporre avverso un determinato provvedimento appaia chiaramente destinata all’insuccesso. Ciò in perfetta conformità a quanto espressamente previsto tanto all’articolo 20, comma 3, dell’ancora vigente direttiva europea numero 32 del 2013 quanto all’articolo 29, comma 3, lettera b), della direttiva europea numero 1.346 del 2024, applicabile a partire dal 12 giugno 2026, fermo restando che, come pure espressamente previsto da detta ultima norma, l’assistenza legale gratuita sarebbe sempre concessa al solo, limitato fine della proposizione dell’impugnazione avverso il provvedimento con il quale essa sia stata negata. E dovrebbe, in particolare, ritenersi destinata, di regola, all’insuccesso ogni impugnazione avverso provvedimenti di diniego della protezione internazionale adottati nei numerosi casi, elencati negli articoli 28 ter e 29 del Decreto legislativo numero 25 del 2008, in cui la relativa richiesta sia da considerare inammissibile o manifestamente infondata; casi tra i quali rientra, ad esempio, quello che il richiedente asilo provenga da un Paese da ritenersi «sicuro».
Ai fini dell’adozione degli auspicabili interventi normativi di cui si è detto, potrebbe rivelarsi provvidenziale il «pasticcio» creatosi con l’emanazione, contestualmente alla conversione in legge del decreto legge numero 23/2026, del decreto legge «correttivo» numero 55/2026. In sede di conversione, infatti, di quest’ultimo decreto, ad esso potrebbero apportarsi, vertendosi comunque nella stessa materia, le modifiche nelle quali verrebbero a sostanziarsi i suddetti interventi (nella speranza che, naturalmente, in ossequio all’ormai avvenuta trasformazione dello Stato in senso monarchico, vi sia anche l’assenso del Sovrano che ha sede sul colle più alto).
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