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2021-04-08
L’Ema si sfila e Roma affossa Az: «Siero in preferenza agli over 60»
Emer Cooke, farmacista irlandese e direttore esecutivo dell'Agenzia europea per i medicinali (Ansa)
Astrazeneca viene oggi raccomandato in Italia per gli over 60, anche se rimane approvato a partire dai 18 anni. È questa la decisione presa dal ministero della Salute, d'intesa con Aifa. «La valutazione che è stata fatta dal Prac è che il nesso di casualità (con eventi trombotici, ndr) è plausibile, il meccanismo non è chiaro», ha dichiarato ieri sera Franco Locatelli, presidente del Css e coordinatore del Cts. «Considerando i dati sulla letalità», per Covid, «che confermano che le vittime perlopiù sono anziani, l'idea anche per Italia è di raccomandare l'uso preferenziale oltre i 60 anni», aveva anticipato un'ora prima Locatelli, durante l'incontro governo-Regioni. «Non abbiamo elementi per scoraggiare la somministrazione della seconda dose», aveva aggiunto il professore. Ieri sera i ministri della Salute europei si erano riuniti per valutare i propri interventi sulle rispettive campagne vaccinali, ipotizzando già l'uso di Astrazeneca sopra i 60 anni secondo una posizione unitaria. Un incontro concordato, dopo la conferenza stampa in cui l'Ema aveva annunciato la decisione presa in merito al vaccino anglosvedese. Era emerso che un link c'è. Un possibile collegamento tra la somministrazione di Az e i rari casi di trombosi segnalati in Paesi non va scartato, ma l'Ema del farmaco è arrivata alla conclusione che «sulla base delle prove attualmente disponibili, i fattori di rischio specifici», come l'età, il sesso o la precedente storia medica «non sono stati confermati».
Alla terza valutazione del vaccino anglosvedese, l'Ema si è tolta dall'imbarazzo con una decisione molto «pilatesca» sebbene su base scientifica. Il direttore, Emer Cooke, ha detto che gli eventi trombotici sono stati «estremamente rari», si tratta di effetti collaterali in numero infinitamente basso, «un caso su 100.000». Ha assicurato: «Verranno emesse ulteriori raccomandazioni e la sicurezza e l'efficacia del vaccino continueranno a essere monitorate». Quindi l'Agenzia non raccomanda limitazioni nell'utilizzo del farmaco per specifiche categorie o fasce di età. Decidano i singoli Stati, quello che vogliono fare, ha detto. L'Ema è sempre dell'idea che «i benefici del vaccino continuano a superare i rischi, il vaccino è efficace nella prevenzione e nella riduzione dei ricoveri e dei decessi».
Sabine Straus, presidente del Comitato sulla sicurezza dei farmaci (Prac) ha sottolineato che è vero, la maggior parte dei casi segnalati si sono verificati in donne con un'età inferiore a 60 anni ed entro due settimane dalla vaccinazione, ma secondo gli esperti non c'erano abbastanza elementi per concludere «che l'età e il sesso fossero chiari fattori di rischio». Alla domanda di un giornalista perché una giovane donna dovrebbe assumere il vaccino Az data la maggiore preponderanza di rischi di trombosi tra le under 55, Straus ha risposto che il farmaco in molti Paesi è stato dato al personale di ospedali e Rsa, in prevalenza donne, e che comunque «il rischio di mortalità da Covid -19 rimane più alto» di possibili trombosi.
Secondo la Cooke, una «spiegazione plausibile» per i rari casi trombotici associati a bassi livelli di piastrine nel sangue potrebbe essere una risposta immunitaria al vaccino. Questione sollevata anche dalla virologa Anna Ruggieri, responsabile del Centro di riferimento per la medicina di genere dell'Iss, che nei giorni scorsi aveva affermato che «dopo le vaccinazioni, le donne sviluppano livelli più alti di anticorpi, anche doppi rispetto agli uomini». Il Prac ha analizzato 62 casi di trombosi del seno venoso cerebrale e 24 casi di trombosi venosa splancnica riportati nel database sulla sicurezza dei farmaci dell'Ue (Eudravigilance) al 22 marzo scorso, 18 dei quali fatali. I casi provenivano principalmente da sistemi di segnalazione spontanea.
Gli esperti dell'Ema raccomandano agli operatori di prestare attenzione ai segnali di possibili eventi avversi legati alle trombosi, «così da individuarli rapidamente per ridurre al minimo il rischio». «Penso che il vaccino sia per lo più sicuro. Penso che i benefici superino probabilmente il rischio per una popolazione generale», affermava a fine marzo Robert Brodsky, ematologo presso la Johns Hopkins university. Il collegamento tra il vaccino Az e gli episodi di trombosi rare è «plausibile ma non confermato», dichiaravano ieri anche gli esperti dell'Oms. Il Comitato sulla sicurezza dei farmaci ha detto di aver richiesto ad Aznuovi studi e modifiche a quelli in corso.
Dopo la conclusione dell'Ema, anche Ulla Wandel Liminga della Medical products agency, l'Agenzia svedese regolatore dei farmaci, ha convenuto che «i benefici superano i rischi». La Svezia aveva sospeso a marzo l'uso di Vaxzevria, come è stato chiamato il vaccino Astrazeneca, dopo la segnalazione di alcuni casi di trombosi, per poi riprendere a somministrarlo agli over 65. Il governo belga, invece, ha affermato che limiterà l'accesso ad Astrazeneca solo agli over 55 anni mentre il Regno Unito ha deciso di somministrare un altro vaccino agli under 30, secondo quanto stabilito ieri dall'Mhra, l'Autority regolatore del farmaco. L'Agenzia ha ricordato che sono stati vaccinati più di 30 milioni di inglesi, che il numero di casi di trombosi segnalati è molto basso, «tuttavia i dati disponibili suggeriscono che potrebbe esserci una tendenza all'aumento dell'incidenza di questo evento avverso con la diminuzione dell'età». Da qui il consiglio di utilizzare altri vaccini per coloro che hanno meno di 30 anni.
«Il nostro programma vaccinale è stato davvero il più enorme successo», ha commentato Jonathan Van Tam, consulente del governo britannico e vicecapo della Sanità inglese, affermando che la raccomandazione avrà un impatto trascurabile sulla campagna in corso. «Abbiamo vaccini alternativi», ha aggiunto, ovvero Pfizer Biontech e Moderna. «L'effetto sulla tempistica dovrebbe essere zero o trascurabile».
Rientro a scuola con attacco hacker
Ieri la campanella è suonata nuovamente nella maggior parte delle scuole d'Italia: sono tornati in classe tutti gli studenti, fino alla prima media, anche nelle zone rosse.
Proprio nel giorno del rientro, allievi e professori hanno dovuto far fronte però a un problema informatico. Il registro elettronico, da sabato, è fuori uso a causa di un attacco hacker. La società Axios, che fornisce il servizio al 40 per cento degli istituti scolastici italiani, ha fatto sapere che la piattaforma funziona con un «protocollo d'emergenza» e ha assicurato il ripristino delle funzionalità del servizio entro oggi, ma l'imprevisto non è una cosa di poco conto. Si tratta infatti di una «inequivocabile conseguenza di un attacco ransomware», una modalità che interessa il 42 per cento degli attacchi gravi, che si attivano cliccando accidentalmente un link. Per tornare in possesso del sistema, gli hacker hanno chiesto un riscatto («ransom» in inglese) di decine di migliaia di euro. Il registro elettronico online è molto diffuso: ci sono le valutazioni degli alunni, presenze e assenze, ma anche i compiti da fare a casa e i contenuti didattici, oltre alle comunicazioni per le famiglie e gli studenti. Fortunatamente «non risultano perdite e/o esfiltrazioni di dati», ha chiarito l'azienda.
Ieri, hanno abbandonato la didattica a distanza (Dad) 5,6 milioni di alunni: quasi il 66% degli 8,5 milioni iscritti a scuola, ovverodue su tre. Tra loro, 2,7 milioni sono gli alunni della scuola dell'infanzia e del primo ciclo dell'area rossa. Sono restati in modalità Dad quasi 3 milioni di studenti: tutti gli alunni dalla seconda media in su nelle zone rosse e il 50 per cento degli studenti delle superiori e della zona arancione. Anche la Dad, con tutti i problemi di connessioni Internet non stabili, fonte di frustrazione per studenti, insegnanti, ma anche dei genitori, è stata oggetto, nelle ultime settimane, di attacchi hacker su commissione, da parte di studenti che volevano interrompere le lezioni.
In tempo di Covid, sulla scuola non incombono comunque solo le minacce informatiche. L'ultima circolare del governo sul rientro in classe detta regole univoche a livello nazionale e «non ammette alcun intervento in deroga» da parte di Regioni o sindaci, tranne in «casi di natura eccezionale legati alla presenza di focolai».
Prontamente, invocando la deroga, la Puglia prevede per le elementari, le medie e le secondarie, la garanzia della Dad alle famiglie che ne fanno richiesta. L'Umbria, nonostante sia in zona arancione, ha già limitato il ritorno in presenza dalle scuole dell'infanzia alla prima media: le superiori restano in Dad. La Campania «non esclude» nuove chiusure a breve. Il governo ha stabilito anche tutta una serie di norme per ridurre il contagio a scuola: il divieto per i ragazzi di sostare insieme davanti ai distributori di cibo e bevande; il divieto di svolgere qualsiasi riunione; nessuna eccezione al distanziamento sociale e unico luogo di incontro per gli studenti la propria classe.
Resta la nota dolente del trasporto pubblico. I recenti controlli dei Nas, sul rispetto delle norme anti Covid, hanno portato alla contestazione di irregolarità in 65 mezzi su 693 ispezionati e tra i tamponi di superficie raccolti sono emersi 32 casi di positività per la presenza di materiale genetico del Sars-Cov2. I prefetti dovrebbero valutare l'impatto della domanda di mobilità organizzando il trasporto pubblico per garantire il 50 per cento del riempimento dei posti, norma spesso disattesa e che può minare l'intera possibilità della scuola in presenza.
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L'Agenzia ammette il «possibile legame fra il farmaco di Astrazeneca e trombosi molto rare». Ma conferma che «i benefici superano i rischi». Cauta l'Oms. L'Ue però sceglie la linea dura e Roberto Speranza e Aifa si adeguano.Fuori uso il registro elettronico preso di mira dai pirati informatici. Chiesto un riscatto in bitcoin. I dati dei ragazzi sembrano al sicuro e il sistema dovrebbe funzionare già oggi.Lo speciale contiene due articoli.Astrazeneca viene oggi raccomandato in Italia per gli over 60, anche se rimane approvato a partire dai 18 anni. È questa la decisione presa dal ministero della Salute, d'intesa con Aifa. «La valutazione che è stata fatta dal Prac è che il nesso di casualità (con eventi trombotici, ndr) è plausibile, il meccanismo non è chiaro», ha dichiarato ieri sera Franco Locatelli, presidente del Css e coordinatore del Cts. «Considerando i dati sulla letalità», per Covid, «che confermano che le vittime perlopiù sono anziani, l'idea anche per Italia è di raccomandare l'uso preferenziale oltre i 60 anni», aveva anticipato un'ora prima Locatelli, durante l'incontro governo-Regioni. «Non abbiamo elementi per scoraggiare la somministrazione della seconda dose», aveva aggiunto il professore. Ieri sera i ministri della Salute europei si erano riuniti per valutare i propri interventi sulle rispettive campagne vaccinali, ipotizzando già l'uso di Astrazeneca sopra i 60 anni secondo una posizione unitaria. Un incontro concordato, dopo la conferenza stampa in cui l'Ema aveva annunciato la decisione presa in merito al vaccino anglosvedese. Era emerso che un link c'è. Un possibile collegamento tra la somministrazione di Az e i rari casi di trombosi segnalati in Paesi non va scartato, ma l'Ema del farmaco è arrivata alla conclusione che «sulla base delle prove attualmente disponibili, i fattori di rischio specifici», come l'età, il sesso o la precedente storia medica «non sono stati confermati».Alla terza valutazione del vaccino anglosvedese, l'Ema si è tolta dall'imbarazzo con una decisione molto «pilatesca» sebbene su base scientifica. Il direttore, Emer Cooke, ha detto che gli eventi trombotici sono stati «estremamente rari», si tratta di effetti collaterali in numero infinitamente basso, «un caso su 100.000». Ha assicurato: «Verranno emesse ulteriori raccomandazioni e la sicurezza e l'efficacia del vaccino continueranno a essere monitorate». Quindi l'Agenzia non raccomanda limitazioni nell'utilizzo del farmaco per specifiche categorie o fasce di età. Decidano i singoli Stati, quello che vogliono fare, ha detto. L'Ema è sempre dell'idea che «i benefici del vaccino continuano a superare i rischi, il vaccino è efficace nella prevenzione e nella riduzione dei ricoveri e dei decessi».Sabine Straus, presidente del Comitato sulla sicurezza dei farmaci (Prac) ha sottolineato che è vero, la maggior parte dei casi segnalati si sono verificati in donne con un'età inferiore a 60 anni ed entro due settimane dalla vaccinazione, ma secondo gli esperti non c'erano abbastanza elementi per concludere «che l'età e il sesso fossero chiari fattori di rischio». Alla domanda di un giornalista perché una giovane donna dovrebbe assumere il vaccino Az data la maggiore preponderanza di rischi di trombosi tra le under 55, Straus ha risposto che il farmaco in molti Paesi è stato dato al personale di ospedali e Rsa, in prevalenza donne, e che comunque «il rischio di mortalità da Covid -19 rimane più alto» di possibili trombosi. Secondo la Cooke, una «spiegazione plausibile» per i rari casi trombotici associati a bassi livelli di piastrine nel sangue potrebbe essere una risposta immunitaria al vaccino. Questione sollevata anche dalla virologa Anna Ruggieri, responsabile del Centro di riferimento per la medicina di genere dell'Iss, che nei giorni scorsi aveva affermato che «dopo le vaccinazioni, le donne sviluppano livelli più alti di anticorpi, anche doppi rispetto agli uomini». Il Prac ha analizzato 62 casi di trombosi del seno venoso cerebrale e 24 casi di trombosi venosa splancnica riportati nel database sulla sicurezza dei farmaci dell'Ue (Eudravigilance) al 22 marzo scorso, 18 dei quali fatali. I casi provenivano principalmente da sistemi di segnalazione spontanea. Gli esperti dell'Ema raccomandano agli operatori di prestare attenzione ai segnali di possibili eventi avversi legati alle trombosi, «così da individuarli rapidamente per ridurre al minimo il rischio». «Penso che il vaccino sia per lo più sicuro. Penso che i benefici superino probabilmente il rischio per una popolazione generale», affermava a fine marzo Robert Brodsky, ematologo presso la Johns Hopkins university. Il collegamento tra il vaccino Az e gli episodi di trombosi rare è «plausibile ma non confermato», dichiaravano ieri anche gli esperti dell'Oms. Il Comitato sulla sicurezza dei farmaci ha detto di aver richiesto ad Aznuovi studi e modifiche a quelli in corso. Dopo la conclusione dell'Ema, anche Ulla Wandel Liminga della Medical products agency, l'Agenzia svedese regolatore dei farmaci, ha convenuto che «i benefici superano i rischi». La Svezia aveva sospeso a marzo l'uso di Vaxzevria, come è stato chiamato il vaccino Astrazeneca, dopo la segnalazione di alcuni casi di trombosi, per poi riprendere a somministrarlo agli over 65. Il governo belga, invece, ha affermato che limiterà l'accesso ad Astrazeneca solo agli over 55 anni mentre il Regno Unito ha deciso di somministrare un altro vaccino agli under 30, secondo quanto stabilito ieri dall'Mhra, l'Autority regolatore del farmaco. L'Agenzia ha ricordato che sono stati vaccinati più di 30 milioni di inglesi, che il numero di casi di trombosi segnalati è molto basso, «tuttavia i dati disponibili suggeriscono che potrebbe esserci una tendenza all'aumento dell'incidenza di questo evento avverso con la diminuzione dell'età». Da qui il consiglio di utilizzare altri vaccini per coloro che hanno meno di 30 anni. «Il nostro programma vaccinale è stato davvero il più enorme successo», ha commentato Jonathan Van Tam, consulente del governo britannico e vicecapo della Sanità inglese, affermando che la raccomandazione avrà un impatto trascurabile sulla campagna in corso. «Abbiamo vaccini alternativi», ha aggiunto, ovvero Pfizer Biontech e Moderna. «L'effetto sulla tempistica dovrebbe essere zero o trascurabile». <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/ema-az-siero-over-60-2651402706.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="rientro-a-scuola-con-attacco-hacker" data-post-id="2651402706" data-published-at="1617834265" data-use-pagination="False"> Rientro a scuola con attacco hacker Ieri la campanella è suonata nuovamente nella maggior parte delle scuole d'Italia: sono tornati in classe tutti gli studenti, fino alla prima media, anche nelle zone rosse. Proprio nel giorno del rientro, allievi e professori hanno dovuto far fronte però a un problema informatico. Il registro elettronico, da sabato, è fuori uso a causa di un attacco hacker. La società Axios, che fornisce il servizio al 40 per cento degli istituti scolastici italiani, ha fatto sapere che la piattaforma funziona con un «protocollo d'emergenza» e ha assicurato il ripristino delle funzionalità del servizio entro oggi, ma l'imprevisto non è una cosa di poco conto. Si tratta infatti di una «inequivocabile conseguenza di un attacco ransomware», una modalità che interessa il 42 per cento degli attacchi gravi, che si attivano cliccando accidentalmente un link. Per tornare in possesso del sistema, gli hacker hanno chiesto un riscatto («ransom» in inglese) di decine di migliaia di euro. Il registro elettronico online è molto diffuso: ci sono le valutazioni degli alunni, presenze e assenze, ma anche i compiti da fare a casa e i contenuti didattici, oltre alle comunicazioni per le famiglie e gli studenti. Fortunatamente «non risultano perdite e/o esfiltrazioni di dati», ha chiarito l'azienda. Ieri, hanno abbandonato la didattica a distanza (Dad) 5,6 milioni di alunni: quasi il 66% degli 8,5 milioni iscritti a scuola, ovverodue su tre. Tra loro, 2,7 milioni sono gli alunni della scuola dell'infanzia e del primo ciclo dell'area rossa. Sono restati in modalità Dad quasi 3 milioni di studenti: tutti gli alunni dalla seconda media in su nelle zone rosse e il 50 per cento degli studenti delle superiori e della zona arancione. Anche la Dad, con tutti i problemi di connessioni Internet non stabili, fonte di frustrazione per studenti, insegnanti, ma anche dei genitori, è stata oggetto, nelle ultime settimane, di attacchi hacker su commissione, da parte di studenti che volevano interrompere le lezioni. In tempo di Covid, sulla scuola non incombono comunque solo le minacce informatiche. L'ultima circolare del governo sul rientro in classe detta regole univoche a livello nazionale e «non ammette alcun intervento in deroga» da parte di Regioni o sindaci, tranne in «casi di natura eccezionale legati alla presenza di focolai». Prontamente, invocando la deroga, la Puglia prevede per le elementari, le medie e le secondarie, la garanzia della Dad alle famiglie che ne fanno richiesta. L'Umbria, nonostante sia in zona arancione, ha già limitato il ritorno in presenza dalle scuole dell'infanzia alla prima media: le superiori restano in Dad. La Campania «non esclude» nuove chiusure a breve. Il governo ha stabilito anche tutta una serie di norme per ridurre il contagio a scuola: il divieto per i ragazzi di sostare insieme davanti ai distributori di cibo e bevande; il divieto di svolgere qualsiasi riunione; nessuna eccezione al distanziamento sociale e unico luogo di incontro per gli studenti la propria classe. Resta la nota dolente del trasporto pubblico. I recenti controlli dei Nas, sul rispetto delle norme anti Covid, hanno portato alla contestazione di irregolarità in 65 mezzi su 693 ispezionati e tra i tamponi di superficie raccolti sono emersi 32 casi di positività per la presenza di materiale genetico del Sars-Cov2. I prefetti dovrebbero valutare l'impatto della domanda di mobilità organizzando il trasporto pubblico per garantire il 50 per cento del riempimento dei posti, norma spesso disattesa e che può minare l'intera possibilità della scuola in presenza.
Ecco #EdicolaVerità, la rassegna stampa del 24 giugno con Carlo Cambi
Giancarlo Giorgetti (Michele Silvestro)
Prima la sorpresa. Poi la speranza. Infine la politica. In mezzo, come sempre, Giancarlo Giorgetti snocciola una montagna di numeri e lancia una manciata di frecciate.
Sul palco del Giorno della Verità, incalzato dalle domande di Maurizio Belpietro, il ministro dell’Economia si presenta con un messaggio che vale molto più di una semplice fotografia dei conti pubblici. Perché dietro le cifre, dietro il Superbonus, dietro il debito e perfino dietro le schermaglie nella Lega, emerge un’idea precisa: il governo intende arrivare alla fine naturale della legislatura. Il voto ad aprile si allontana. Prima delle elezioni bisogna completare il percorso dell’autonomia differenziata e il federalismo fiscale. Un’agenda che richiede tempo, passaggi parlamentari e soprattutto stabilità politica. Considerati i calendari l’ipotesi delle urne a primavera perde consistenza. Ma la vera novità arriva dai numeri.
Per anni l’Italia è stata raccontata come il sorvegliato speciale costretto a presentarsi agli esami comunitari con il cappello in mano. Giorgetti prova a ribaltare il racconto. «L’Italia è uno dei pochi Paesi che rispetta totalmente il Patto di stabilità europeo». Un messaggio indirizzato ai mercati, alla Commissione europea e agli elettori. Il ministro sostiene che Roma sta facendo i compiti meglio di molti partner continentali che per anni hanno impartito lezioni di rigore. «Potremmo scoprire a settembre di essere dentro il 3%, uscendo dalla procedura d’infrazione». Il ministro sceglie la prudenza. «Le probabilità non sono altissime» ammette «Ma la partita non è ancora finita, ci sono i tempi supplementari». La metafora calcistica non è casuale. Lui che tifa Southampton e che addirittura contribuì a fondare un fan club conosce bene la passione degli inglesi per le scommesse. Soprattutto quelle giocate all’ultimo minuto. La speranza è legata al gigantesco lavoro di pulizia contabile sui contributi all’edilizia. «I controlli sul Superbonus stanno producendo risultati e per questo ringrazio l’Agenzia delle Entrate e la Guardia di Finanza». Stanno emergendo gigantesche irregolarità che valgono dieci miliardi. Da quando è arrivato all’Economia non ha mai nascosto il suo giudizio. Considera quella misura una delle più controverse mai realizzate dalla finanza pubblica italiana. «Tra bonus facciate e Superbonus sono stati spesi circa 195 miliardi». Una montagna di denaro. Diverse leggi finanziarie messe una sopra l’altra come mattoni.
Secondo il ministro, il problema non riguarda soltanto il costo. È sbagliato anche il modo in cui quei soldi sono stati distribuiti. A suo parere bisognava concentrarsi sulle prime case, sulle famiglie in difficoltà, sulle situazioni realmente meritevoli di sostegno. Invece ha finito per finanziare ristrutturazioni di ville, residenze di pregio e persino castelli. Insomma ha regalato cappotti termici anche all’aristocrazia immobiliare. «Ci sono ancora da liquidare circa 40 miliardi nel 2026 e altri 23 miliardi nel 2027» ricorda. In sostanza il conto continua a correre anche quando il banchetto è stato già smontato. Se il Superbonus rappresenta il capitolo delle zavorre, la finanza è quello delle soddisfazioni. Per anni il debito italiano è stato descritto come una montagna instabile, una minaccia permanente, una specie di Vesuvio finanziario pronto a risvegliarsi. Oggi Giorgetti racconta una storia diversa. «Adesso c’è la corsa a comprare Btp: anche banche centrali asiatiche sono venute a comprare debito pubblico italiano, cosa che non avevano mai fatto». I mercati internazionali stanno mostrando fiducia. «Anche gestire il debito pubblico è sovranismo». Una definizione che probabilmente farà discutere economisti e politologi ma che fotografa bene il ragionamento di Giorgetti: uno Stato è davvero sovrano quando riesce a finanziare il proprio debito a condizioni sostenibili. E finora, osserva, i risultati gli stanno dando ragione.
«Siamo riusciti a venderlo e anche a un buon prezzo». Naturalmente il ministro non nasconde il problema rappresentato dai tassi d'interesse.
Con quasi 3.000 miliardi di debito ogni movimento deciso dalla Banca centrale europea viene osservato con la stessa attenzione con cui un cardiologo segue il battito di un paziente delicato.
«Se mi chiedete se sono contento che aumentino i tassi di interesse, dico di no». Ogni rialzo costa miliardi. Ogni punto percentuale si trasforma in una fattura da pagare.
Sul fronte della difesa, invece, Giorgetti sceglie la via della diplomazia. Nessuna polemica con Guido Crosetto. Nessuna guerra di bilancio. «Tutti legittimamente chiedono stanziamenti. Chi deve fare il bilancio deve dosarli saggiamente». Tutti vogliono soldi, ma qualcuno deve fare i conti. Poi arriva la politica. Quella vera. Quella che agita i corridoi dei partiti molto più delle tabelle del deficit. La Lega attraversa settimane agitate. Giorgetti sceglie una definizione destinata probabilmente a entrare negli annali del lessico politico. «La Lega è un movimento politico effervescente». Ma non per questo fuori controllo. «Troveremo la via giusta». Molto meno diplomatico quando il discorso cade su Roberto Vannacci. «Il programma economico mi sembra leggermente irrealistico». Aggiunge una riflessione che sembra una lezione di realismo politico.
«Capisco che la politica a volte sconfini nell’utopia e che l’utopia può essere una bellissima cosa. Ma bisogna essere realisti». E forse è proprio questa la chiave di lettura dell’intervento del ministro.
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La sequenza è partita dai listini asiatici. In Corea del Sud il Kospi ha accusato un tonfo del 10%, in una seduta segnata da volatilità eccezionale. A Tokyo, il Nikkei ha perso il 3,5%, mentre Shanghai ha ceduto l’1,4% e Shenzhen oltre il 3%. In ribasso anche Hong Kong, a -1,82%. Il messaggio arrivato dall’Asia è stato chiaro: la correzione non riguarda un singolo mercato, ma un comparto globale dove i grandi gruppi tecnologici e la filiera dei chip hanno assunto un peso crescente negli indici.
A Wall Street la flessione ha colpito con forza Nasdaq e S&P 500, scesi ai livelli più bassi da oltre una settimana. Secondo gli esperti, gli investitori starebbero valutando una Federal Reserve più restrittiva e, soprattutto, i rischi legati ai programmi di investimento nell’intelligenza artificiale finanziati tramite debito dalle società cloud. La questione non è soltanto la domanda futura di IA, ma la capacità delle aziende di trasformare capex molto elevati in ricavi e margini sufficienti a giustificarne il costo finanziario.
I numeri fotografano la portata del movimento. Micron Technology e SanDisk, tra i migliori titoli dello S&P 500 dall’inizio dell’anno, hanno perso rispettivamente il 12% e il 13%. L’indice Philadelphia Semiconductor è crollato del 7,3%, mentre il settore tecnologico dello S&P 500 ha lasciato sul terreno il 3,2%. Se la discesa dovesse consolidarsi, il Nasdaq 100 rischierebbe di cedere più di 1.000 miliardi di dollari di capitalizzazione, secondo le stime richiamate dagli operatori. Il punto critico è l’affollamento delle compravendite sull’IA. Quando una quota ampia del mercato possiede gli stessi titoli, una revisione delle aspettative può trasformarsi rapidamente in una corsa alle vendite.
L’Europa da tutto questo non è rimasta immune. Londra ha chiuso in lieve controtendenza, +0,17%, ma Francoforte ha perso lo 0,81% e Parigi lo 0,71%. A Milano il Ftse Mib ha segnato -1,46%, risultando il peggiore tra i principali listini europei. A pesare sono stati soprattutto i titoli esposti alla tecnologia e al ciclo industriale: STMicroelectronics ha ceduto l’8,44%, Stellantis il 6,74%, Prysmian il 4,10% e Avio il 3,47%. La seduta ha mostrato quanto la narrativa dell’IA sia ormai un fattore sistemico per i mercati.
La tecnologia continua, dunque, a rappresentare un motore di crescita, ma le quotazioni elevate e il ricorso al debito impongono una verifica severa dei fondamentali. Per gli investitori, il tema non è più soltanto individuare i vincitori della rivoluzione artificiale: è capire a quale prezzo, e con quali tempi, quella rivoluzione riuscirà a generare rendimenti sostenibili senza comprimere ulteriormente i multipli di Borsa.
Sul mercato valutario l’euro ha arretrato leggermente sul dollaro, scendendo a quota 1,138. Debole anche l’oro, che ieri ha perso l’1,34% arrivando a 4.135,6 dollari l’oncia. Vendite diffuse anche sul petrolio: il Light Sweet Crude ha proseguito la seduta a 73,13 dollari al barile. Sul fronte obbligazionario è aumentata leggermente la tensione: lo spread è salito di poco a 71 punti base, in rialzo di 7 punti rispetto alla chiusura precedente. Il rendimento del Btp decennale si è attestata al 3,63%.
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