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2023-07-14
Elkann va in miniera. Patto con Volkswagen per estrarre metalli e spingere l’elettrico
John Elkann (Ansa)
La rivoluzione nel settore automobilistico è partita e non si fermerà. Volkswagen e Stellantis hanno deciso di unire le forze e di costituire un’alleanza nientemeno che nel settore minerario. Con un accordo del valore complessivo di un miliardo di dollari, in via di finalizzazione, le due case automobilistiche europee hanno deciso di entrare a far parte di una società che si occuperà dell’estrazione di rame e nichel. Si tratta di due metalli importantissimi per lo sviluppo dell’auto elettrica, componenti fondamentali delle pesanti batterie che sono a bordo di ogni veicolo. Si tratterebbe di un impegno di 100 milioni di dollari ciascuna per acquisire due miniere in Brasile, già attive. La guida della società sarebbe affidata ad un importante ex manager del settore minerario.
Le due aziende sono state accostate in questo affare da Acg Acquisition Company, una special purpose acquisition company (Spac) con sede a Londra, il cui comunicato stampa ha reso noti protagonisti e dettagli del gigantesco affare concluso un mese fa. Volkswagen partecipa con la propria controllata che si occupa espressamente di batterie, PowerCo, il cui versamento di 100 milioni di dollari è in realtà un prepagamento per il nickel che verrà estratto. Anche il colosso del settore minerario Glencore è interessato all’iniziativa e, oltre ad altri 100 milioni, conferirebbe l’utilizzo di alcuni stabilimenti per la lavorazione dei minerali in Europa e in Nord America. Ciò consentirebbe alla costituenda società di godere anche dei benefìci dell’Inflation reduction act, ovvero la ricca messe di sussidi americani al settore green inaugurati dall’amministrazione Biden lo scorso anno.
Questo tipo di integrazione verticale nel settore dell’auto elettrica non è una novità di questi giorni. Nei mesi scorsi, General Motors ha investito in una compagnia per l’estrazione del litio, Ford ha acquisito una miniera di nichel in Indonesia e la stessa Stellantis di John Elkann ha investito 150 milioni di euro in una miniera di rame in Argentina. Il Sudamerica, continente nel quale le radici di ciò che resta dell’ex gruppo Fiat sono antiche, è evidentemente terreno più congeniale a Stellantis, che ora infatti fa il bis con il Brasile.
L’allargamento ad una attività così radicalmente diversa da quella di costruttore di automobili è comunque un tratto nuovo, per l’industria automobilistica. Di solito, un’integrazione verticale a monte o a valle nella catena del valore è un passo successivo alla creazione di un mercato, che avviene quando questo è maturo e gli operatori manifestano la necessità, per crescere o per rispondere alla concorrenza, di espandersi nei segmenti contigui. È una dinamica tipica nei settori consolidati. In questo caso, invece, siamo di fronte a un mercato in fasce (quello dell’auto elettrica) nel quale però già ora i costruttori sentono la necessità di risalire nella catena dei fornitori fino ad arrivare all’estrazione delle materie prime. Volendo fare un paragone con il vecchio settore automobilistico, è come se la Fiat nel 1920 avesse acquisito una miniera di ferro.
Oggi però si è in una situazione del tutto differente. Il gigantesco business dell’auto elettrica ha una fame esagerata di questi metalli, i cui nuovi utilizzi, soprattutto da parte dell’industria automobilistica, ne amplificano la domanda e ne fanno salire il prezzo: per ogni batteria occorrono quasi 100 chilogrammi tra rame e nichel. In quest’ottica, l’integrazione a monte significa per Volkswagen e Stellantis una minore dipendenza dall’import dalla Cina e una riduzione del rischio prezzo nel lungo periodo. Industrialmente è un’operazione assai sensata, soprattutto se si considera che l’offerta mondiale di metalli è limitata e non potrà crescere allo stesso ritmo cui crescerà la domanda.
La disponibilità diretta delle materie prime necessarie alla transizione è quindi oggi un fattore critico di successo per il business delle case automobilistiche e in generale per l’intero business del Green deal. Casualmente, proprio ieri sono arrivate le dichiarazioni del ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, che su estrazione e lavorazione delle materie prime critiche in Europa ha detto: «Io penso che entro la fine dell’anno tutto il quadro sarà chiaro: la normativa europea, quella italiana e le potenzialità del nostro territorio. L’Unione Europea ha definito 34 materie prime critiche». L’Italia ha sul suo territorio, secondo il ministro, «16 di queste 34 materie prime critiche indicate», che «si trovano in miniere che sono state chiuse 30 anni fa. Occorre investire e riattivare queste potenzialità, riaprendo le miniere».
Il lampante paradosso del Green deal, che per non emettere anidride carbonica impone di aprire le miniere, è qualcosa di cui su La Verità abbiamo parlato moltissime volte. È davvero difficile trovare un’attività umana tanto devastante per l’ambiente quanto lo sfruttamento di una miniera. Ma chissà, forse un giorno certi quotidiani, dopo le prime pagine sul caldo killer e sull’urgenza indifferibile della transizione ecologica, ci spiegheranno con paginoni molto colorati quanto siano cool e come facciano bene, a noi e all’ambiente, le miniere.
I falchi della Bce spingono altri rialzi. Visco: tassi stabili entro fine 2023
A giugno i falchi avevano provato ad alzare ancora di più l’asticella sui tassi. È quanto emerge dalle minute della riunione della Bce del 14-15 giugno a Francoforte diffuse ieri: c’è stato «un consenso molto ampio» che ha sostenuto l’aumento dei tassi di 25 punti base proposto dal capoeconomista Philip Lane ma «inizialmente è stata anche espressa una preferenza per l’aumento dei tassi di interesse di riferimento di 50 punti base in considerazione del rischio che l’inflazione elevata diventi più persistente. È stato posto l’accento sull’importanza di attenersi a un approccio dipendente dai dati, riunione per riunione, in un ambiente incerto, in particolare poiché i tassi si stavano avvicinando a un possibile livello di picco», viene aggiunto nei verbali. Dove si legge che i membri del Consiglio hanno osservato che, «mentre il Consiglio direttivo potrebbe aver bisogno di continuare con ulteriori misure sui tassi di interesse, dovrebbe anche essere pronto a interrompere l’aumento dei tassi se richiesto dai dati e dall’analisi». Intanto, però, «si ritiene che il Consiglio direttivo possa prendere in considerazione un aumento dei tassi di interesse oltre il mese di luglio, se necessario».
Insomma, un altro rialzo dei tassi di interesse di 25 punti base alla prossima riunione della Bce, che si terrà tra due settimane, sembra ormai cosa fatta ma la discussione su quanto la squadra guidata da Christine Lagarde debba spingersi oltre sta diventando più accesa.
Nel frattempo, gli effetti della stretta monetaria si fanno comunque sentire sui pagamenti dei mutui. Nei primi tre mesi di quest’anno l’incidenza del flusso di prestiti che presentano ritardi nei pagamenti, anche se non ancora tali da richiedere una classificazione come deteriorati, è infatti raddoppiata, all’1,6% del complesso dei finanziamenti in bonis in ragione d’anno. Secondo il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, entro la fine dell’anno i tassi di interesse dovrebbero stabilizzarsi. L’impennata sta mettendo alla prova chi ha contratto un mutuo a tasso variabile, ma non c’è un problema sistemico e chi ha più difficoltà sarà aiutato. Le banche però devono continuare a essere prudenti, soprattutto sulla distribuzione dei dividendi. Questo il succo del suo intervento a SkyTg24. Visco ha precisato che «è giusto mantenere un orientamento restrittivo come quello attuale», ma per vedere gli effetti «ci vuole pazienza»: la leva della politica monetaria agisce con un ritardo temporale di un anno e mezzo-due anni. Parlando dell’impatto dell’aumento dei tassi sui mutui, il numero uno di palazzo Koch ha sottolineato che «solo un terzo è a tasso variabile».
Sempre ieri si è tenuto l’Eurogruppo (oggi a Bruxelles si riunirà il consiglio dell’Ecofin), l’organo informale che riunisce i ministri dell’Economia e delle Finanze dei diciannove paesi della zona euro: «Nel periodo 2020-2022 l’orientamento di bilancio nella zona euro è stato espansivo per affrontare gli choc esterni e proteggere le persone vulnerabili nelle nostre società. Allo stesso tempo, queste politiche hanno gravato ulteriormente sulle finanze pubbliche. Sebbene il risanamento sia già iniziato, sarà necessario affrontare l’effetto dell’inflazione persistente e degli oneri finanziari più elevati per ridurre nel tempo il rapporto tra disavanzo e debito», afferma il documento approvato dai ministri sull’orientamento di bilancio della zona euro per il 2024. Alla luce di questo, «è giustificata una strategia di risanamento di bilancio determinato, graduale e realistico». In assenza di nuovi choc sui prezzi dell’energia nella zona euro, viene aggiunto, «ci impegneremo a ridurre le misure di sostegno energetico, utilizzando i relativi risparmi per ridurre i disavanzi pubblici, il prima possibile nel 2023 e nel 2024».
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Accordo tra Stellantis e i tedeschi a caccia di rame e nichel per le auto. Adolfo Urso annuncia: verranno riaperti gli scavi in Italia.Tassi Bce: si va verso un altro aumento a breve. Ignazio Visco: aiuti a chi è in difficoltà con i mutui variabili.Lo speciale contiene due articoli.La rivoluzione nel settore automobilistico è partita e non si fermerà. Volkswagen e Stellantis hanno deciso di unire le forze e di costituire un’alleanza nientemeno che nel settore minerario. Con un accordo del valore complessivo di un miliardo di dollari, in via di finalizzazione, le due case automobilistiche europee hanno deciso di entrare a far parte di una società che si occuperà dell’estrazione di rame e nichel. Si tratta di due metalli importantissimi per lo sviluppo dell’auto elettrica, componenti fondamentali delle pesanti batterie che sono a bordo di ogni veicolo. Si tratterebbe di un impegno di 100 milioni di dollari ciascuna per acquisire due miniere in Brasile, già attive. La guida della società sarebbe affidata ad un importante ex manager del settore minerario.Le due aziende sono state accostate in questo affare da Acg Acquisition Company, una special purpose acquisition company (Spac) con sede a Londra, il cui comunicato stampa ha reso noti protagonisti e dettagli del gigantesco affare concluso un mese fa. Volkswagen partecipa con la propria controllata che si occupa espressamente di batterie, PowerCo, il cui versamento di 100 milioni di dollari è in realtà un prepagamento per il nickel che verrà estratto. Anche il colosso del settore minerario Glencore è interessato all’iniziativa e, oltre ad altri 100 milioni, conferirebbe l’utilizzo di alcuni stabilimenti per la lavorazione dei minerali in Europa e in Nord America. Ciò consentirebbe alla costituenda società di godere anche dei benefìci dell’Inflation reduction act, ovvero la ricca messe di sussidi americani al settore green inaugurati dall’amministrazione Biden lo scorso anno.Questo tipo di integrazione verticale nel settore dell’auto elettrica non è una novità di questi giorni. Nei mesi scorsi, General Motors ha investito in una compagnia per l’estrazione del litio, Ford ha acquisito una miniera di nichel in Indonesia e la stessa Stellantis di John Elkann ha investito 150 milioni di euro in una miniera di rame in Argentina. Il Sudamerica, continente nel quale le radici di ciò che resta dell’ex gruppo Fiat sono antiche, è evidentemente terreno più congeniale a Stellantis, che ora infatti fa il bis con il Brasile.L’allargamento ad una attività così radicalmente diversa da quella di costruttore di automobili è comunque un tratto nuovo, per l’industria automobilistica. Di solito, un’integrazione verticale a monte o a valle nella catena del valore è un passo successivo alla creazione di un mercato, che avviene quando questo è maturo e gli operatori manifestano la necessità, per crescere o per rispondere alla concorrenza, di espandersi nei segmenti contigui. È una dinamica tipica nei settori consolidati. In questo caso, invece, siamo di fronte a un mercato in fasce (quello dell’auto elettrica) nel quale però già ora i costruttori sentono la necessità di risalire nella catena dei fornitori fino ad arrivare all’estrazione delle materie prime. Volendo fare un paragone con il vecchio settore automobilistico, è come se la Fiat nel 1920 avesse acquisito una miniera di ferro. Oggi però si è in una situazione del tutto differente. Il gigantesco business dell’auto elettrica ha una fame esagerata di questi metalli, i cui nuovi utilizzi, soprattutto da parte dell’industria automobilistica, ne amplificano la domanda e ne fanno salire il prezzo: per ogni batteria occorrono quasi 100 chilogrammi tra rame e nichel. In quest’ottica, l’integrazione a monte significa per Volkswagen e Stellantis una minore dipendenza dall’import dalla Cina e una riduzione del rischio prezzo nel lungo periodo. Industrialmente è un’operazione assai sensata, soprattutto se si considera che l’offerta mondiale di metalli è limitata e non potrà crescere allo stesso ritmo cui crescerà la domanda. La disponibilità diretta delle materie prime necessarie alla transizione è quindi oggi un fattore critico di successo per il business delle case automobilistiche e in generale per l’intero business del Green deal. Casualmente, proprio ieri sono arrivate le dichiarazioni del ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, che su estrazione e lavorazione delle materie prime critiche in Europa ha detto: «Io penso che entro la fine dell’anno tutto il quadro sarà chiaro: la normativa europea, quella italiana e le potenzialità del nostro territorio. L’Unione Europea ha definito 34 materie prime critiche». L’Italia ha sul suo territorio, secondo il ministro, «16 di queste 34 materie prime critiche indicate», che «si trovano in miniere che sono state chiuse 30 anni fa. Occorre investire e riattivare queste potenzialità, riaprendo le miniere». Il lampante paradosso del Green deal, che per non emettere anidride carbonica impone di aprire le miniere, è qualcosa di cui su La Verità abbiamo parlato moltissime volte. È davvero difficile trovare un’attività umana tanto devastante per l’ambiente quanto lo sfruttamento di una miniera. Ma chissà, forse un giorno certi quotidiani, dopo le prime pagine sul caldo killer e sull’urgenza indifferibile della transizione ecologica, ci spiegheranno con paginoni molto colorati quanto siano cool e come facciano bene, a noi e all’ambiente, le miniere.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/elkann-inpatto-con-volkswagen-elettrico-2662275834.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="i-falchi-della-bce-spingono-altri-rialzi-visco-tassi-stabili-entro-fine-2023" data-post-id="2662275834" data-published-at="1689274052" data-use-pagination="False"> I falchi della Bce spingono altri rialzi. Visco: tassi stabili entro fine 2023 A giugno i falchi avevano provato ad alzare ancora di più l’asticella sui tassi. È quanto emerge dalle minute della riunione della Bce del 14-15 giugno a Francoforte diffuse ieri: c’è stato «un consenso molto ampio» che ha sostenuto l’aumento dei tassi di 25 punti base proposto dal capoeconomista Philip Lane ma «inizialmente è stata anche espressa una preferenza per l’aumento dei tassi di interesse di riferimento di 50 punti base in considerazione del rischio che l’inflazione elevata diventi più persistente. È stato posto l’accento sull’importanza di attenersi a un approccio dipendente dai dati, riunione per riunione, in un ambiente incerto, in particolare poiché i tassi si stavano avvicinando a un possibile livello di picco», viene aggiunto nei verbali. Dove si legge che i membri del Consiglio hanno osservato che, «mentre il Consiglio direttivo potrebbe aver bisogno di continuare con ulteriori misure sui tassi di interesse, dovrebbe anche essere pronto a interrompere l’aumento dei tassi se richiesto dai dati e dall’analisi». Intanto, però, «si ritiene che il Consiglio direttivo possa prendere in considerazione un aumento dei tassi di interesse oltre il mese di luglio, se necessario». Insomma, un altro rialzo dei tassi di interesse di 25 punti base alla prossima riunione della Bce, che si terrà tra due settimane, sembra ormai cosa fatta ma la discussione su quanto la squadra guidata da Christine Lagarde debba spingersi oltre sta diventando più accesa. Nel frattempo, gli effetti della stretta monetaria si fanno comunque sentire sui pagamenti dei mutui. Nei primi tre mesi di quest’anno l’incidenza del flusso di prestiti che presentano ritardi nei pagamenti, anche se non ancora tali da richiedere una classificazione come deteriorati, è infatti raddoppiata, all’1,6% del complesso dei finanziamenti in bonis in ragione d’anno. Secondo il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, entro la fine dell’anno i tassi di interesse dovrebbero stabilizzarsi. L’impennata sta mettendo alla prova chi ha contratto un mutuo a tasso variabile, ma non c’è un problema sistemico e chi ha più difficoltà sarà aiutato. Le banche però devono continuare a essere prudenti, soprattutto sulla distribuzione dei dividendi. Questo il succo del suo intervento a SkyTg24. Visco ha precisato che «è giusto mantenere un orientamento restrittivo come quello attuale», ma per vedere gli effetti «ci vuole pazienza»: la leva della politica monetaria agisce con un ritardo temporale di un anno e mezzo-due anni. Parlando dell’impatto dell’aumento dei tassi sui mutui, il numero uno di palazzo Koch ha sottolineato che «solo un terzo è a tasso variabile». Sempre ieri si è tenuto l’Eurogruppo (oggi a Bruxelles si riunirà il consiglio dell’Ecofin), l’organo informale che riunisce i ministri dell’Economia e delle Finanze dei diciannove paesi della zona euro: «Nel periodo 2020-2022 l’orientamento di bilancio nella zona euro è stato espansivo per affrontare gli choc esterni e proteggere le persone vulnerabili nelle nostre società. Allo stesso tempo, queste politiche hanno gravato ulteriormente sulle finanze pubbliche. Sebbene il risanamento sia già iniziato, sarà necessario affrontare l’effetto dell’inflazione persistente e degli oneri finanziari più elevati per ridurre nel tempo il rapporto tra disavanzo e debito», afferma il documento approvato dai ministri sull’orientamento di bilancio della zona euro per il 2024. Alla luce di questo, «è giustificata una strategia di risanamento di bilancio determinato, graduale e realistico». In assenza di nuovi choc sui prezzi dell’energia nella zona euro, viene aggiunto, «ci impegneremo a ridurre le misure di sostegno energetico, utilizzando i relativi risparmi per ridurre i disavanzi pubblici, il prima possibile nel 2023 e nel 2024».
L'Aston Villa festeggia l'Europa League dopo aver vinto la finale contro il Friburgo (Ansa)
Quando in panchina siede (per modo di dire, visto che si è fatto tutta la partita in piedi) un allenatore che ha un rapporto privilegiato con una competizione come l’Europa League e un curriculum di altissimo livello, il risultato non può che essere uno solo: riportare l’Aston Villa sul tetto d’Europa dopo 44 anni. Allora, era il 1992, un altro calcio, un altro mondo, un altro tutto e la squadra di Birmingham sollevava al cielo di Rotterdam la Coppa dei Campioni battendo in finale il Bayern Monaco. Oggi, il trofeo non è la coppa dalle grandi orecchie, ma la pur sempre prestigiosa Uefa Europa League. Un titolo a cui Unai Emery è particolarmente affezionato e che nella sua personalissima bacheca ci è finito cinque volte. Dopo la tripletta consecutiva alla guida del Siviglia (2014, 2015, 2016) e il successo con il Villarreal nel 2021, l’allenatore spagnolo è riuscito a fare cinquina con l’Aston Villa. Parliamo di un tecnico che ha preso l’Aston Villa nell’ottobre del 2022 nei bassifondi della Premier League e l’ha portato a fine stagione alla qualificazione in Conference League, per poi centrare in quella successiva lo storico ritorno, dopo 41 anni, dei Villans in Champions.
La finale di Istanbul ha chiaramente espresso sul campo una differenza netta non solo tra le due squadre, ma anche tra il sempre più ricco e competitivo campionato inglese e quello tedesco, che eccezion fatta per lo strapotere del Bayern Monaco e qualche exploit di Borussia Dortmund, Eintracht Francoforte e Leverkusen, non è ancora all’altezza della situazione. È vero, probabilmente il Friburgo ha pagato a caro prezzo la poca, se non nulla, esperienza a questi livelli; mentre la squadra di Birmingham è già da qualche stagione che bazzica i palcoscenici più importanti d’Europa e ha tra le fila giocatori con un certo pedigree internazionale, a cominciare dal portiere Emiliano Martinez, campione del mondo con l’Argentina. Per non parlare poi della profondità di rosa, visto che Emery può permettersi il lusso di lasciare in panchina giocatori che sono transitati dalla Serie A o cercati dai nostri club, come l’ex juventino Douglas Luiz, l’ex Roma e Milan Tammy Abraham, Leon Bailey, che dopo una prima parte di stagione anonima in giallorosso ha deciso di tornare a Birmingham, o quel Jadon Sancho più volte cercato da Juventus e Roma e stasera campione d’Europa guardando l’intero match dalla panchina.
Il 3-0 racconta dunque un divario troppo netto tra la quarta in classifica della Premier e la settima della Bundesliga. L’approccio della squadra tedesca, almeno nei primi minuti, non era stato neppure timido. Il Friburgo aveva provato a partire con coraggio, cercando subito Matanovic e tentando di tenere il baricentro abbastanza alto. Ma è bastato poco per capire che il piano partita dell’Aston Villa fosse di tutt'altro tenore. Ogni recupero palla degli inglesi dava la sensazione di poter trasformarsi in una potenziale occasione da gol, soprattutto grazie alla qualità di Tielemans e alla capacità di Rogers di muoversi tra le linee. Proprio Rogers è stato uno dei grandi protagonisti della serata di Istanbul. Già nei primi minuti aveva impegnato Atubolu con un destro ben calibrato e per tutto il primo tempo è stato il giocatore che più ha creato problemi alla difesa tedesca. Il Friburgo, invece, ha vissuto soprattutto di iniziative isolate e dei tentativi di Vincenzo Grifo, italiano e capitano della squadra tedesca, di accendersi tra le linee. Spesso costretto ad abbassarsi per ricevere palloni giocabili, ha provato a dare ordine e fantasia a una squadra che però faticava tremendamente ad arrivare nell’ultimo terzo di campo con lucidità. La partita si è definitivamente indirizzata poco prima dell’intervallo. A rompere l’equilibrio è stato Tielemans, probabilmente il migliore in campo insieme a Rogers e Buendia. Il belga ha trovato il vantaggio con una conclusione al volo di grande qualità sugli sviluppi di un corner, premiando il momento migliore dei Villans. Da lì in avanti il Friburgo si è completamente disunito, accusando il colpo anche dal punto di vista mentale. Il 2-0 arrivato nei minuti di recupero del primo tempo, con il sinistro a giro di Buendia sotto l’incrocio, ha di fatto tolto ogni margine di rimonta alla squadra di Schuster. Nel secondo tempo l’Aston Villa ha fatto esattamente quello che serviva fare in una finale: controllo dei ritmi, gestione del possesso e ripartenze continue negli spazi lasciati dal Friburgo. Emery dalla panchina ha continuato a guidare ogni movimento dei suoi, chiedendo attenzione anche sul doppio vantaggio. Il terzo gol, firmato da Rogers dopo una bellissima azione sviluppata sulla destra, è stato la fotografia della differenza tecnica e atletica vista in campo per tutta la serata.
Da quel momento in poi, il Besiktas Park si è trasformato in una festa inglese. I tifosi del Villa hanno accompagnato gli ultimi minuti tra cori e bandiere, mentre il Friburgo ha lentamente accettato un risultato che non è mai sembrato realmente in discussione dopo l’intervallo. In tribuna, ad assistere al trionfo dei Villans, c’era anche il principe William, tifoso dichiarato dell’Aston Villa. Emery ha così potuto gestire le energie nel finale, inserendo giocatori di qualità ed esperienza come Douglas Luiz e Tyrone Mings a partita ormai chiusa. Per l’Aston Villa questo successo rappresenta molto più di una semplice vittoria europea. È la conferma definitiva del salto di dimensione compiuto dal club negli ultimi anni sotto la guida di Emery. Una squadra che fino a poco tempo fa lottava nelle zone basse della Premier oggi torna a vincere in Europa e lo fa mostrando solidità, qualità e una mentalità ormai da grande squadra. Per il Friburgo resta invece una finale storica raggiunta con merito, ma anche la sensazione di aver incontrato un avversario semplicemente superiore sotto ogni aspetto.
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Un'articolata e complessa indagine ha permesso di assicurare alla giustizia i presunti responsabili della violenta rapina in abitazione consumata la notte tra l'11 e il 12 marzo 2025 ai danni di due coniugi a Malo (VI). Il Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Vicenza, Matteo Mantovani, su richiesta del Sostituto Procuratore. Hans Roderich Blattner che ha coordinato le indagini, ha emesso un'ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di quattro individui. Gli indagati sono ritenuti gravemente indiziati, a vario titolo, dei reati di concorso in rapina pluriaggravata e furto. L'operazione è scattata alle prime ore di oggi tra Torrebelvicino (VI), Pontedera (PI) e Pisa. Ha visto l'impiego di oltre 100 Carabinieri dei Comandi Provinciali di Vicenza e Pisa, supportati da due squadre delle Aliquote di Primo Intervento (Api), dalle Squadre Operative di Supporto (Sos) e da unità cinofile.
L'incubo per la coppia di coniugi ha avuto inizio intorno alle 23:40, quando un commando composto da quattro uomini, vestiti di nero e con il volto coperto da passamontagna ha fatto irruzione nella villa, cogliendo di sorpresa il proprietario mentre faceva uscire il cane in giardino. Le vittime sono state brutalmente immobilizzate e legate ai polsi e alle caviglie con fili del telefono e lacci di scarpe. Il marito è stato inoltre torturato con getti d’acqua gelata. Sotto la costante minaccia di un bisturi puntato al volto della donna, i rapinatori hanno costretto i coniugi a consegnare le chiavi delle casseforti, razziando un bottino stimato in non meno di 50.000 euro. Tra i beni sottratti figurano orologi di lusso ( Piaget, Baume & Mercier e Longines), gioielli e pietre preziose risalenti agli anni '60. Le indagini, condotte in perfetta sinergia dal Nucleo Investigativo di Vicenza e dalla Compagnia di Schio, hanno svelato un piano criminale meticolosamente architettato. Il commando, partito dalla provincia di Pisa, si è mosso a bordo di un'autovettura DR5 noleggiata in aeroporto. Per il noleggio sono state utilizzate patenti e documenti serbi contraffatti, intestati all'identità fittizia di un inesistente Elia Simic, sui quali era stata applicata la foto di un soggetto all'epoca latitante. Per eludere i controlli, il gruppo ha comunicato esclusivamente tramite schede telefoniche "dedicate", intestate a prestanome stranieri. Una volta giunti nel Vicentino, i criminali hanno asportato le targhe da un'auto in sosta a Schio per applicarle tramite fascette da elettricista al veicolo a noleggio, muovendosi così verso l'obiettivo. L'incrocio tra i dati dei sistemi di videosorveglianza stradale, i tracciati Gps satellitari della vettura e l'analisi tempestiva delle celle telefoniche ha permesso agli inquirenti di ricostruire l'esatto percorso dei malviventi. La svolta scientifica è arrivata grazie al Ris (Reparto Investigazioni Scientifiche) di Parma, che attraverso complessi riscontri tecnici è riuscito a esaltare e identificare le impronte digitali lasciate da due dei trasfertisti toscani sulla scena del crimine. L’attività investigativa ha così svelato anche il ruolo chiave di un quarto complice, un uomo residente a Torrebelvicino (VI).
L'indagato ha funto da basista sul territorio, fornendo supporto logistico e un rifugio sicuro alla banda prima e dopo il colpo, mettendosi anche alla guida dell'auto nell'area scledense. Considerata la scaltrezza, la gravità dei fatti, l'uso di armi e il concreto e attualissimo pericolo di reiterazione dei reati – essendo tutti gli indagati gravati da plurimi precedenti e privi di stabile attività lavorativa – il Gip ha ritenuto inidonea qualsiasi misura alternativa, ordinando la custodia in carcere. Nel corso delle indagini sulla rapina di Malo, i Carabinieri hanno scoperto un inquietante retroscena. Due degli indagati, insieme ad altri due complici toscani, la sera del 18 marzo 2025 si erano introdotti in una villa a Verona, violando i sigilli giudiziari. Si tratta dell'abitazione in cui, appena tre giorni prima, erano stati rinvenuti i cadaveri mummificati di due coniugi, motivo per cui l’intera proprietà era sotto sequestro. Quella sera, l'allarme lanciato da alcuni cittadini aveva provocato il pronto intervento delle Forze dell'Ordine, costringendo i malfattori a fuggire a piedi e ad abbandonare sul posto sia gli attrezzi da scasso sia l'auto (di proprietà del padre di uno degli indagati, che per precostituirsi un alibi ne aveva denunciato il furto al 112 quella sera stessa). Anche in quell'occasione, dopo essersi nascosti in zona, i fuggitivi avevano contattato il basista di Torrebelvicino. Quest'ultimo era partito nella notte alla volta di Verona per recuperarli e ospitarli a casa sua, in attesa che un'auto «di staffetta» arrivasse dalla Toscana per riportarli a Pisa.
Sebbene nella villa di Verona siano stati trovati chiari segni di rovistamento rispetto al sopralluogo giudiziario di pochi giorni prima, ad oggi non è stato possibile stabilire se siano stati effettivamente rubati dei preziosi: i due coniugi deceduti vivevano infatti in estremo isolamento sociale e non avevano parenti prossimi in grado di fornire un inventario dei beni. «Si rappresenta che la misura è stata adottata di iniziativa da parte del Comando procedente e che per il principio della presunzione di innocenza, la colpevolezza delle persone sottoposte ad indagine in relazione alla vicenda sarà definitivamente accertata solo ove intervenga sentenza irrevocabile di condanna o forme analoghe»
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