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Tutti i rischi che incombono sulle elezioni libiche

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libia elezioni geopolitica
Manifestazione a Tripoli contro la candidatura di Saif Gheddafi, figlio del Raìs (Getty Images)

Non sono segnali troppo positivi quelli che si stanno registrando sul delicato dossier libico. Un problema, questo, che chiama in causa nodi internazionali e interni.

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Afghanistan, Meloni mette a posto Trump
Ansa
  • Il premier condanna le esternazioni del presidente americano sullo scarso contributo dei Paesi Nato dopo l’11 settembre: «Noi rimasti indietro? Abbiamo attivato l’articolo 5 per la prima volta nella storia. L’amicizia deve fondarsi anche sul rispetto».
  • Il Cairo: «Unica strada per la stabilità nella Striscia». La Tunisia si chiama fuori.

Lo speciale contiene due articoli

Il primo segnale di attrito tra Roma e l’amministrazione statunitense arriva dalle parole del presidente Donald Trump, che ha accusato gli alleati della Nato di essere «rimasti indietro durante le operazioni in Afghanistan». Un giudizio che ha provocato una reazione formale del governo italiano, guidato da Giorgia Meloni, deciso a respingere qualsiasi lettura riduttiva del contributo fornito dall’Italia alla missione internazionale. In una nota ufficiale, Palazzo Chigi ha ribadito che «Italia e Stati Uniti sono legati da una solida amicizia, fondata sulla comunanza di valori e sulla collaborazione storica, ancora più necessaria di fronte alle molte sfide in atto. Ma l’amicizia necessita di rispetto, condizione fondamentale per continuare a garantire la solidarietà alla base dell’Alleanza atlantica».

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Gli Usa credono all’incontro Putin-Zelensky
Vladimir Putin e Volodomyr Zelensky (Ansa)
Il presidente ucraino ha definito «costruttivo» il trilaterale conclusosi ieri con States e Russia. I colloqui riprenderanno l’1 febbraio sempre ad Abu Dhabi. Viktor Orbán: «Non faremo entrare Kiev nell’Ue, scatenerebbe una guerra». Steve Witkoff e Jared Kushnerricevuti dallo zar.

Il secondo round di colloqui ad Abu Dhabi tra la delegazione ucraina e quella russa, avvenuto con la mediazione degli americani Steve Witkoff e Jared Kushner, ha segnato dei passi avanti sulle trattative di pace.

Il clima di cauto ottimismo emerge dalle dichiarazioni rilasciate dagli alti dirigenti statunitensi. Pur riconoscendo che sono necessarie «altre discussioni», hanno annunciato: «Non pensiamo di essere così lontani da un incontro Putin-Zelensky, visti i recenti progressi nei colloqui». E produttivo è stato anche il dialogo che ha preceduto il trilaterale: a Mosca il presidente russo, l’inviato americano e il genero di Donald Trump hanno parlato per quattro ore. Per non perdere il nuovo slancio, è già stata fissata la riunione tra le tre squadre negoziali: si vedranno tra una settimana, il 1° febbraio, sempre negli Emirati Arabi.

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La Svizzera su Crans perde la faccia. Il governo richiama l’ambasciatore
Jacques Moretti (Ansa)
Jacques Moretti esce di cella scatenando una crisi diplomatica. Il presidente elvetico: «Giustizia e politica restino separate».

«L’unica cosa che mi tiene in vita è sapere che un giorno sarà fatta giustizia. Ma certe notizie vanno in senso contrario». È un mix di indignazione e incredulità quello che travolge come una valanga alpina le famiglie delle vittime del rogo di Crans-Montana. Loro a piangere i ragazzi uccisi o deturpati dal bar-trappola e il proprietario del Constellation, Jacques Moretti, libero di passeggiare con i fantasmi sul lago Grenon, di girare in Maserati ma anche di provare a scomparire o a inquinare le prove. «Sapere che lui è libero è come spargere sale su una ferita che non si rimarginerà mai», dice Andrea Costanzo, padre di Chiara, la sedicenne milanese morta nell’incendio. «Credo nella giustizia ma oggi sto vacillando».

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