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2019-07-25
«Ecco la commissione per fare luce sulle case famiglia»
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Andrea Ostellari è il senatore della Lega che si sta occupando della commissione di inchiesta sulle case famiglia di cui Matteo Salvini ha parlato a Bibbiano. È una commissione che chi lavora con i minori e, soprattutto, le famiglie colpite da allontanamenti attendono da tempo. E il motivo è semplice: al di là delle inchieste giudiziarie, si potrà intervenire direttamente sul sistema di gestione dei minori che, come mostra proprio la vicenda bibbianese, ha urgente bisogno di essere controllato e riformato.
Nei giorni scorsi il ministro Bonafede ha annunciato una sorta di task force che si occuperà della Val d'Enza. Che cosa ha a che fare con la commissione d'inchiesta a cui state lavorando? Che rapporti ci saranno fra le due realtà?
«Da Bibbiano a Canicattì occorre fare chiarezza sulle attività di affidamento dei minori a comunità di tipo familiare. Per questo stiamo lavorando all'istituzione di una Commissione d'inchiesta ad hoc».
Come lavorerà questa commissione?
«La Commissione si incaricherà di verificare le condizioni in cui vivono i minori, lo stato e l'andamento delle comunità stesse, il rispetto dei requisiti strutturali e organizzativi, le modalità con cui sono utilizzate le risorse pubbliche, e di migliorare, se necessario, il sistema della legislazione vigente, perché, prima di tutto, sia garantito il diritto del minore a crescere, laddove possibile, nella propria famiglia. L'iniziativa del ministro Bonafede è diversa, ma non incompatibile con il lavoro della Commissione».
Ci dica allora quali saranno le prime mosse della sua commissione?
«Dopo la costituzione formale, che seguirà l'approvazione del Ddl a prima firma del senatore Massimiliano Romeo, la Commissione inizierà immediatamente il suo lavoro di indagine con gli stessi poteri e limitazioni dell'autorità giudiziaria, acquisendo testimonianze e documenti».
Da dove saranno acquisiti?
«Dipende dalle decisioni dei futuri componenti. Di certo le segnalazioni e richieste di intervento non mancano».
Finora che dati avete sulle case famiglia in Italia? E che conoscenza avete della situazione sul territorio nazionale?
«La Commissione servirà anche ad acquisire ed elaborare dati completi e aggiornati. Gli ultimi a nostra disposizione sono dell'ottobre 2015, prodotti dall'Autorità garante per l'infanzia e l'adolescenza: il numero di comunità presenti sul territorio italiano al 31 dicembre dello stesso anno è di 3.352, con un incremento del 5% rispetto all'anno precedente. Di queste, 511 sono in Lombardia, 494 in Sicilia, 451 in Emilia Romagna, 338 in Campania, 241 in Veneto. I bambini e ragazzi interessati da un provvedimento di tutela dell'Autorità giudiziaria al 31 dicembre 2017, nella sola regione interessata dall'inchiesta “Angeli e Demoni", erano 1.354».
Al centro dell'inchiesta di Bibbiano ci sono i servizi sociali. Vi occuperete anche di loro? Come?
«Tra gli importanti compiti della Commissione c'è anche quello di verificare il rispetto della circolare 18/VA/2018 del Consiglio superiore della magistratura, con particolare riguardo al divieto di esercizio delle funzioni di giudice onorario minorile per chi riveste cariche rappresentative in strutture comunitarie di tipo familiare. Si partirà da qui anche per capire quali siano gli eventuali collegamenti fra le strutture e il sistema dei servizi sociali».
Quanto costa davvero ogni anno il sistema delle case famiglia? Circolano varie stime ma manca un po' di chiarezza in proposito.
«Anche in questo caso, la Commissione avrà il compito di fare chiarezza e determinare, a livello generale e particolare, quanto il sistema delle comunità familiari pesi sul bilancio, ricostruendo un ammontare cui contribuiscono contributi statali, regionali e delle Amministrazioni comunali».
Il commissario per il Forteto ha proposto di unificare le commissioni sulle due vicende. Che ne pensa?
«La commissione per il Forteto è stata costituita per indagare su fatti gravissimi, ma circoscritti e rilevanti in una realtà specifica. La commissione di inchiesta a cui stiamo lavorando è altra cosa e avrà compiti di carattere più generale».
Quando diventerà operativa la sua commissione?
«Per essere operativa la commissione d'inchiesta ha bisogno dell'approvazione delle sole commissioni Giustizia e Affari Costituzionali riunite in sede deliberante, che arriverà la prossima settimana. Poi ci sarà il veloce passaggio alla Camera».
Crede che sia da lavorare anche sui tribunali dei minori? Come?
«Anzitutto interverremo, come specificato, perché sia pienamente rispettata la circolare del Csm e favoriremo l'adozione di una normativa che ne disciplini formalmente l'applicazione. Il Ddl che istituisce la Commissione, inoltre, già modifica una norma vigente. Infatti stabilisce che i provvedimenti di affidamento debbano indicare le ragioni per le quali si ritiene che il minore non possa stare nella sua famiglia originaria, determinando, in questo modo, un obbligo di esplicita motivazione per la adozione del provvedimento».
I grillini criticano il sistema Bibbiano ma votano con il Pd la legge bavaglio
Non è detto che accada già oggi, ma ormai è praticamente certo che il Consiglio regionale dell'Emilia Romagna approverà la legge bavaglio sull'omotransfobia voluta dalle forze progressiste.
Ieri, dopo alcune settimane di interruzione, è ricominciato il dibattito in aula, che si è interrotto nel pomeriggio e che oggi proseguirà a oltranza. Mentre i consiglieri si confrontavano, varie associazioni Lgbt manifestavano per chiedere l'immediata approvazione della norma. Sia sull'aula sia sulla strada aleggiava un fantasma: quello dell'inchiesta di Bibbiano. La vicenda della Val d'Enza, infatti, presenta una innegabile componente Lgbt, se non altro per il fatto che una delle maggiori protagoniste, l'assistente sociale Federica Anghinolfi, è una fervente militante Lgbt, molto impegnata in eventi e convegni delle associazioni arcobaleno.
Proprio in virtù del suo orientamento ideologico, la donna avrebbe concesso affidi (ingiustificati) a coppie lesbiche sue amiche. Con Bibbiano, però, c'è anche un altro legame. La relatrice della legge sull'omotransfobia è Roberta Mori del Partito democratico, ovvero uno dei maggiori sponsor del giro della Val d'Enza, che la dem amava presentare come un modello da imitare e esportare in altre regioni italiane.
«Non possiamo accettare che l'inchiesta “Angeli e demoni" ancora in corso venga strumentalizzata per discriminare le persone Lgbt», hanno scritto ieri in un comunicato le varie sigle arcobaleno che si sono date appuntamento per manifestare a favore della nuova legge regionale. Ma separare i fatti di Bibbiano dalla componente ideologica Lgbt è impossibile. La stessa visione del mondo ostile alla famiglia tradizionale che troviamo negli indagati di «Angeli e demoni» permea interamente la norma in discussione in Emilia.
Ecco perché sorprende davvero lo strabismo dei pentastellati a riguardo. «Il Movimento 5 stelle voterà a favore della nuova legge contro l'omotransfobia», ha dichiarato ieri la consigliera regionale grillina Silvia Piccinini. Per lei, il testo è addirittura troppo blando. «Si tratta di una legge frantumata dai colpi di piccone a cui l'ala cattolica del Pd l'ha sottoposta in tutti questi mesi, con l'avvallo della relatrice di maggioranza Roberta Mori, attraverso emendamenti che hanno profondamente peggiorato il testo iniziale, a cominciare da quello sulla censura preventiva sul tema della maternità surrogata che con questa legge non c'entra davvero nulla».
La Piccinini, in aula, ci è andata giù pesante: «L'assoluta necessità di una legge che difenda e tuteli i diritti delle persone omosessuali e di tutta la comunità Lgtb è confermata dalle parole aberranti delle destre che siamo stati costretti ad ascoltare oggi», ha detto. «Noi siamo convinti che non si possa ritornare al medioevo. Ecco perché, come abbiamo già specificato da tempo, voteremo questa legge anche se i tanti punti critici restano irrisolti». Tra i punti critici ci sarebbe appunto l'atteggiamento da tenere nei riguardi della maternità surrogata, una pratica vietata dalle legge italiana (oltre che aberrante). Il testo della legge regionale prevede infatti che non siano concessi fondi ad associazioni o iniziative che fanno propaganda a favore dell'utero in affitto (gestazione per altri). Secondo i pentastellati, questo fatto è esecrabile. La Piccinini parla di «assurda censura per le associazioni anche solo a parlare di Gpa e maternità surrogata se vogliono accedere a fondi regionali».
In verità, l'unica censura prevista dalla norma emiliana colpisce chiunque non intenda adeguarsi al pensiero Lgbt. «Questa legge», dice Daniele Marchetti della Lega, «non serve a combattere le discriminazioni. Per quello ci sono già tutti gli strumenti. Serve piuttosto a distribuire soldi a pioggia alle solite associazioni Lgbt. A noi risulta molto preoccupante anche il continuo richiamo alla formazione. È prevista per i dipendenti pubblici, per gli insegnanti, per chi lavora nelle strutture sanitarie».
Chiaro: formazione arcobaleno gestita da associazioni arcobaleno. Una bella operazione di propaganda con soldi pubblici. E per chi osa dissentire è prevista la mordacchia. Ma non è finita. Come spiega Marchetti, la norma prevede pure che siano riservati spazi in radio e Tv locali al fine di trattare il tema della discriminazione Lgbt. Lavaggio del cervello anche sui media, dunque.
Questa propaganda sarà gestita da associazioni che condividono l'orizzonte ideologico di Federica Anghinolfi e della sua ex compagna Fadia Bassmaji (entrambe indagate in «Angeli e demoni») le quali non a caso partecipavano a eventi e progetti formativi organizzati dalla Regioni e dalle sigle arcobaleno. Tra questi c'erano anche convegni sull'affido Lgbt. Viene da chiedersi come mai i 5 stelle che tanto si spendendo sul caso Bibbiano (talvolta con toni fin troppo inquistori) appoggino una norma che nasce nello stesso ambiente ed è promessa da attivisti e politici legati a doppio filo alla Val d'Enza.
I pentastellati dicono di voler smantellare il sistema che ha prodotto gli affidi illeciti. Ecco, se davvero volessero farlo dovrebbero cominciare dal boicottaggio della legge bavaglio sull'omotransfobia. Invece la voteranno e la vorrebbero pure più schierata a favore delle istanze arcobaleno.
Già Freud avvertiva i terapeuti: «Occhio a suggestionare i bimbi»
Sono davvero lieto che le accuse e le limitazioni alla libertà nei confronti di Claudio Foti, anche se si sono aggiunte ulteriori accuse nei suoi confronti, si siano quanto meno attenuate. Non perché io sia un «ipergarantista», come pensano di me lui e il suo avvocato. Io sono garantista e basta. Il suffisso iper, nel senso di eccessivo, è davvero fuori luogo: se riconsegno un portafoglio rubato per strada contenente 10 euro sono onesto. Se ne riconsegno uno che ne contiene 100 sono forse iperonesto? Uno è onesto o non lo è, tertium non datur; così è anche per il garantismo.
Resta comunque fermo il dissenso, mio e di altri studiosi e professionisti, per il metodo esperienziale con cui vengono sentiti i bambini sulla base del presupposto che, anche se piccoli con i genitori in conflitto, gli abusi sessuali intra familiari sono molto comuni. Capitò anche - come ha notato domenica Claudio Risé - a Sigmund Freud, per un suo preconcetto, di influenzare i pazienti, scoprendo ciò che riteneva avrebbe scoperto. Individuò l'errore e si corresse. Ciò suona come monito da tempo per tutti gli psicologi clinici.
Sentiamo le parole di Freud in una lettera a Wilhelm Fliess. «Caro Wilhelm», scrisse il fondatore della psicanalisi, «lascia che ti dica direttamente il grande segreto che è spuntato lentamente in me negli ultimi mesi. Non credo più ai miei neurotica […]. Ti racconto le ragioni che mi hanno fatto dubitare. La sorpresa che in tutti i casi la colpa fosse sempre da attribuire alla perversità del padre, l'accorgermi della inaspettata frequenza dell'isteria in ogni caso in cui si realizza la medesima condizione, mentre è difficile credere a una tale diffusione delle perversioni verso i bambini. Viene, inoltre, la precisa convinzione che non esista un “segno di realtà" nell'inconscio, così che è impossibile fare distinzione tra verità e finzione emozionale. (Resta la spiegazione che la fantasia sessuale usi regolarmente l'argomento dei genitori)».
In una nota, aggiunta nel 1924, in Nuove osservazioni sulle neuropsicosi di difesa (1896), Freud scrisse: «Attribuivo al fattore etiologico della seduzione un significato e un'universalità che non ha. Superato questo errore, fu possibile avere una chiara visione delle manifestazioni spontanee della sessualità infantile, da me descritte nei Tre saggi sulla teoria sessuale».
Freud, inoltre, specificava: «Prima di proseguire oltre nella valutazione della sessualità infantile, devo por mente a un errore del quale fui vittima per un certo periodo e che per poco non compromise irrimediabilmente tutta la mia opera. Sotto la spinta del procedimento tecnico che usavo allora, la maggior parte dei miei pazienti riproduceva scene della propria infanzia che avevano come contenuto la loro seduzione sessuale ad opera di una persona adulta. Le donne attribuivano quasi sempre la parte del seduttore al proprio padre».
«Affidandomi a tali comunicazioni dei pazienti», continuava Freud, «supposi di aver trovato l'origine delle successive nevrosi in questi episodi di seduzione sessuale risalenti all'età infantile. Alcuni casi nei quali tali relazioni col padre, lo zio o un fratello maggiore si erano protratte fino ad anni di cui il ricordo era rimasto vivido, mi rafforzarono nel mio convincimento […]. Ciò accadeva in un'epoca in cui io stesso facevo violenza al mio senso critico per costringerlo a essere imparziale e ricettivo dinanzi alle molteplici novità che ogni giorno andavo scoprendo».
Il testo prosegue in maniera estremamente chiara: «Quando in seguito mi vidi invece costretto a riconoscere che tali scene di seduzione non erano mai avvenute in realtà, ma erano solo fantasie create dall'immaginazione dei miei pazienti - e magari anche suggerite da me - rimasi per un certo periodo assai disorientato. La fiducia nella mia tecnica e nei miei risultati subì un fiero colpo: a rintracciare quelle scene ero giunto per mezzo di un procedimento tecnico che reputavo ineccepibile e il contenuto di esse era palesemente correlato con i sintomi da cui era partita la mia indagine. Tuttavia», concludeva Freud, «una volta riavutomi fui subito in grado di trarre dalla mia esperienza le giuste conclusioni: i sintomi nevrotici non erano collegati direttamente a episodi realmente avvenuti, ma piuttosto a fantasie di desiderio, per la nevrosi la realtà psichica era più importante della realtà materiale».
Se cito questi scritti è per invitare a una riflessione. E perché mi auguro davvero che questo polverone serva ad un ripensamento a chi si occupa della tutela dei bambini.
Guglielmo Gulotta, avvocato
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Parla Andrea Ostellari il promotore dell'organo parlamentare che si occuperà delle strutture affidatarie: «Serve chiarezza sul giro di soldi».Il Consiglio regionale dell'Emilia Romagna approverà a breve la norma sull'omotransfobia, fortemente voluta dagli stessi ambienti militanti Lgbt chiamati in causa dall'inchiesta. Che per il M5s è persino troppo moderata.Il padre della psicanalisi ammise: «A volte i pazienti confessano violenze che sono solamente immaginarie E ad averli suggestionati in tal senso posso essere stato io stesso...».Lo speciale contiene tre articoliAndrea Ostellari è il senatore della Lega che si sta occupando della commissione di inchiesta sulle case famiglia di cui Matteo Salvini ha parlato a Bibbiano. È una commissione che chi lavora con i minori e, soprattutto, le famiglie colpite da allontanamenti attendono da tempo. E il motivo è semplice: al di là delle inchieste giudiziarie, si potrà intervenire direttamente sul sistema di gestione dei minori che, come mostra proprio la vicenda bibbianese, ha urgente bisogno di essere controllato e riformato.Nei giorni scorsi il ministro Bonafede ha annunciato una sorta di task force che si occuperà della Val d'Enza. Che cosa ha a che fare con la commissione d'inchiesta a cui state lavorando? Che rapporti ci saranno fra le due realtà?«Da Bibbiano a Canicattì occorre fare chiarezza sulle attività di affidamento dei minori a comunità di tipo familiare. Per questo stiamo lavorando all'istituzione di una Commissione d'inchiesta ad hoc».Come lavorerà questa commissione?«La Commissione si incaricherà di verificare le condizioni in cui vivono i minori, lo stato e l'andamento delle comunità stesse, il rispetto dei requisiti strutturali e organizzativi, le modalità con cui sono utilizzate le risorse pubbliche, e di migliorare, se necessario, il sistema della legislazione vigente, perché, prima di tutto, sia garantito il diritto del minore a crescere, laddove possibile, nella propria famiglia. L'iniziativa del ministro Bonafede è diversa, ma non incompatibile con il lavoro della Commissione». Ci dica allora quali saranno le prime mosse della sua commissione?«Dopo la costituzione formale, che seguirà l'approvazione del Ddl a prima firma del senatore Massimiliano Romeo, la Commissione inizierà immediatamente il suo lavoro di indagine con gli stessi poteri e limitazioni dell'autorità giudiziaria, acquisendo testimonianze e documenti». Da dove saranno acquisiti? «Dipende dalle decisioni dei futuri componenti. Di certo le segnalazioni e richieste di intervento non mancano». Finora che dati avete sulle case famiglia in Italia? E che conoscenza avete della situazione sul territorio nazionale?«La Commissione servirà anche ad acquisire ed elaborare dati completi e aggiornati. Gli ultimi a nostra disposizione sono dell'ottobre 2015, prodotti dall'Autorità garante per l'infanzia e l'adolescenza: il numero di comunità presenti sul territorio italiano al 31 dicembre dello stesso anno è di 3.352, con un incremento del 5% rispetto all'anno precedente. Di queste, 511 sono in Lombardia, 494 in Sicilia, 451 in Emilia Romagna, 338 in Campania, 241 in Veneto. I bambini e ragazzi interessati da un provvedimento di tutela dell'Autorità giudiziaria al 31 dicembre 2017, nella sola regione interessata dall'inchiesta “Angeli e Demoni", erano 1.354». Al centro dell'inchiesta di Bibbiano ci sono i servizi sociali. Vi occuperete anche di loro? Come?«Tra gli importanti compiti della Commissione c'è anche quello di verificare il rispetto della circolare 18/VA/2018 del Consiglio superiore della magistratura, con particolare riguardo al divieto di esercizio delle funzioni di giudice onorario minorile per chi riveste cariche rappresentative in strutture comunitarie di tipo familiare. Si partirà da qui anche per capire quali siano gli eventuali collegamenti fra le strutture e il sistema dei servizi sociali». Quanto costa davvero ogni anno il sistema delle case famiglia? Circolano varie stime ma manca un po' di chiarezza in proposito. «Anche in questo caso, la Commissione avrà il compito di fare chiarezza e determinare, a livello generale e particolare, quanto il sistema delle comunità familiari pesi sul bilancio, ricostruendo un ammontare cui contribuiscono contributi statali, regionali e delle Amministrazioni comunali».Il commissario per il Forteto ha proposto di unificare le commissioni sulle due vicende. Che ne pensa?«La commissione per il Forteto è stata costituita per indagare su fatti gravissimi, ma circoscritti e rilevanti in una realtà specifica. La commissione di inchiesta a cui stiamo lavorando è altra cosa e avrà compiti di carattere più generale». Quando diventerà operativa la sua commissione? «Per essere operativa la commissione d'inchiesta ha bisogno dell'approvazione delle sole commissioni Giustizia e Affari Costituzionali riunite in sede deliberante, che arriverà la prossima settimana. Poi ci sarà il veloce passaggio alla Camera». Crede che sia da lavorare anche sui tribunali dei minori? Come?«Anzitutto interverremo, come specificato, perché sia pienamente rispettata la circolare del Csm e favoriremo l'adozione di una normativa che ne disciplini formalmente l'applicazione. Il Ddl che istituisce la Commissione, inoltre, già modifica una norma vigente. 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Ieri, dopo alcune settimane di interruzione, è ricominciato il dibattito in aula, che si è interrotto nel pomeriggio e che oggi proseguirà a oltranza. Mentre i consiglieri si confrontavano, varie associazioni Lgbt manifestavano per chiedere l'immediata approvazione della norma. Sia sull'aula sia sulla strada aleggiava un fantasma: quello dell'inchiesta di Bibbiano. La vicenda della Val d'Enza, infatti, presenta una innegabile componente Lgbt, se non altro per il fatto che una delle maggiori protagoniste, l'assistente sociale Federica Anghinolfi, è una fervente militante Lgbt, molto impegnata in eventi e convegni delle associazioni arcobaleno. Proprio in virtù del suo orientamento ideologico, la donna avrebbe concesso affidi (ingiustificati) a coppie lesbiche sue amiche. Con Bibbiano, però, c'è anche un altro legame. La relatrice della legge sull'omotransfobia è Roberta Mori del Partito democratico, ovvero uno dei maggiori sponsor del giro della Val d'Enza, che la dem amava presentare come un modello da imitare e esportare in altre regioni italiane. «Non possiamo accettare che l'inchiesta “Angeli e demoni" ancora in corso venga strumentalizzata per discriminare le persone Lgbt», hanno scritto ieri in un comunicato le varie sigle arcobaleno che si sono date appuntamento per manifestare a favore della nuova legge regionale. Ma separare i fatti di Bibbiano dalla componente ideologica Lgbt è impossibile. La stessa visione del mondo ostile alla famiglia tradizionale che troviamo negli indagati di «Angeli e demoni» permea interamente la norma in discussione in Emilia. Ecco perché sorprende davvero lo strabismo dei pentastellati a riguardo. «Il Movimento 5 stelle voterà a favore della nuova legge contro l'omotransfobia», ha dichiarato ieri la consigliera regionale grillina Silvia Piccinini. Per lei, il testo è addirittura troppo blando. «Si tratta di una legge frantumata dai colpi di piccone a cui l'ala cattolica del Pd l'ha sottoposta in tutti questi mesi, con l'avvallo della relatrice di maggioranza Roberta Mori, attraverso emendamenti che hanno profondamente peggiorato il testo iniziale, a cominciare da quello sulla censura preventiva sul tema della maternità surrogata che con questa legge non c'entra davvero nulla». La Piccinini, in aula, ci è andata giù pesante: «L'assoluta necessità di una legge che difenda e tuteli i diritti delle persone omosessuali e di tutta la comunità Lgtb è confermata dalle parole aberranti delle destre che siamo stati costretti ad ascoltare oggi», ha detto. «Noi siamo convinti che non si possa ritornare al medioevo. Ecco perché, come abbiamo già specificato da tempo, voteremo questa legge anche se i tanti punti critici restano irrisolti». Tra i punti critici ci sarebbe appunto l'atteggiamento da tenere nei riguardi della maternità surrogata, una pratica vietata dalle legge italiana (oltre che aberrante). Il testo della legge regionale prevede infatti che non siano concessi fondi ad associazioni o iniziative che fanno propaganda a favore dell'utero in affitto (gestazione per altri). Secondo i pentastellati, questo fatto è esecrabile. La Piccinini parla di «assurda censura per le associazioni anche solo a parlare di Gpa e maternità surrogata se vogliono accedere a fondi regionali». In verità, l'unica censura prevista dalla norma emiliana colpisce chiunque non intenda adeguarsi al pensiero Lgbt. «Questa legge», dice Daniele Marchetti della Lega, «non serve a combattere le discriminazioni. Per quello ci sono già tutti gli strumenti. Serve piuttosto a distribuire soldi a pioggia alle solite associazioni Lgbt. A noi risulta molto preoccupante anche il continuo richiamo alla formazione. È prevista per i dipendenti pubblici, per gli insegnanti, per chi lavora nelle strutture sanitarie». Chiaro: formazione arcobaleno gestita da associazioni arcobaleno. Una bella operazione di propaganda con soldi pubblici. E per chi osa dissentire è prevista la mordacchia. Ma non è finita. Come spiega Marchetti, la norma prevede pure che siano riservati spazi in radio e Tv locali al fine di trattare il tema della discriminazione Lgbt. Lavaggio del cervello anche sui media, dunque. Questa propaganda sarà gestita da associazioni che condividono l'orizzonte ideologico di Federica Anghinolfi e della sua ex compagna Fadia Bassmaji (entrambe indagate in «Angeli e demoni») le quali non a caso partecipavano a eventi e progetti formativi organizzati dalla Regioni e dalle sigle arcobaleno. Tra questi c'erano anche convegni sull'affido Lgbt. Viene da chiedersi come mai i 5 stelle che tanto si spendendo sul caso Bibbiano (talvolta con toni fin troppo inquistori) appoggino una norma che nasce nello stesso ambiente ed è promessa da attivisti e politici legati a doppio filo alla Val d'Enza. I pentastellati dicono di voler smantellare il sistema che ha prodotto gli affidi illeciti. Ecco, se davvero volessero farlo dovrebbero cominciare dal boicottaggio della legge bavaglio sull'omotransfobia. 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Il suffisso iper, nel senso di eccessivo, è davvero fuori luogo: se riconsegno un portafoglio rubato per strada contenente 10 euro sono onesto. Se ne riconsegno uno che ne contiene 100 sono forse iperonesto? Uno è onesto o non lo è, tertium non datur; così è anche per il garantismo. Resta comunque fermo il dissenso, mio e di altri studiosi e professionisti, per il metodo esperienziale con cui vengono sentiti i bambini sulla base del presupposto che, anche se piccoli con i genitori in conflitto, gli abusi sessuali intra familiari sono molto comuni. Capitò anche - come ha notato domenica Claudio Risé - a Sigmund Freud, per un suo preconcetto, di influenzare i pazienti, scoprendo ciò che riteneva avrebbe scoperto. Individuò l'errore e si corresse. Ciò suona come monito da tempo per tutti gli psicologi clinici. Sentiamo le parole di Freud in una lettera a Wilhelm Fliess. «Caro Wilhelm», scrisse il fondatore della psicanalisi, «lascia che ti dica direttamente il grande segreto che è spuntato lentamente in me negli ultimi mesi. Non credo più ai miei neurotica […]. Ti racconto le ragioni che mi hanno fatto dubitare. La sorpresa che in tutti i casi la colpa fosse sempre da attribuire alla perversità del padre, l'accorgermi della inaspettata frequenza dell'isteria in ogni caso in cui si realizza la medesima condizione, mentre è difficile credere a una tale diffusione delle perversioni verso i bambini. Viene, inoltre, la precisa convinzione che non esista un “segno di realtà" nell'inconscio, così che è impossibile fare distinzione tra verità e finzione emozionale. (Resta la spiegazione che la fantasia sessuale usi regolarmente l'argomento dei genitori)». In una nota, aggiunta nel 1924, in Nuove osservazioni sulle neuropsicosi di difesa (1896), Freud scrisse: «Attribuivo al fattore etiologico della seduzione un significato e un'universalità che non ha. Superato questo errore, fu possibile avere una chiara visione delle manifestazioni spontanee della sessualità infantile, da me descritte nei Tre saggi sulla teoria sessuale». Freud, inoltre, specificava: «Prima di proseguire oltre nella valutazione della sessualità infantile, devo por mente a un errore del quale fui vittima per un certo periodo e che per poco non compromise irrimediabilmente tutta la mia opera. Sotto la spinta del procedimento tecnico che usavo allora, la maggior parte dei miei pazienti riproduceva scene della propria infanzia che avevano come contenuto la loro seduzione sessuale ad opera di una persona adulta. Le donne attribuivano quasi sempre la parte del seduttore al proprio padre». «Affidandomi a tali comunicazioni dei pazienti», continuava Freud, «supposi di aver trovato l'origine delle successive nevrosi in questi episodi di seduzione sessuale risalenti all'età infantile. Alcuni casi nei quali tali relazioni col padre, lo zio o un fratello maggiore si erano protratte fino ad anni di cui il ricordo era rimasto vivido, mi rafforzarono nel mio convincimento […]. Ciò accadeva in un'epoca in cui io stesso facevo violenza al mio senso critico per costringerlo a essere imparziale e ricettivo dinanzi alle molteplici novità che ogni giorno andavo scoprendo». Il testo prosegue in maniera estremamente chiara: «Quando in seguito mi vidi invece costretto a riconoscere che tali scene di seduzione non erano mai avvenute in realtà, ma erano solo fantasie create dall'immaginazione dei miei pazienti - e magari anche suggerite da me - rimasi per un certo periodo assai disorientato. La fiducia nella mia tecnica e nei miei risultati subì un fiero colpo: a rintracciare quelle scene ero giunto per mezzo di un procedimento tecnico che reputavo ineccepibile e il contenuto di esse era palesemente correlato con i sintomi da cui era partita la mia indagine. Tuttavia», concludeva Freud, «una volta riavutomi fui subito in grado di trarre dalla mia esperienza le giuste conclusioni: i sintomi nevrotici non erano collegati direttamente a episodi realmente avvenuti, ma piuttosto a fantasie di desiderio, per la nevrosi la realtà psichica era più importante della realtà materiale». Se cito questi scritti è per invitare a una riflessione. E perché mi auguro davvero che questo polverone serva ad un ripensamento a chi si occupa della tutela dei bambini. Guglielmo Gulotta, avvocato
Idris Elba (Ansa)
Il naso lungo e dritto scendeva fino a un labbro superiore corto, sotto il quale c’era una bocca larga e finemente disegnata ma crudele. La linea della mascella era dritta e ferma». Così Ian Fleming descrive James Bond in Dalla Russia con amore. È la prima volta che appare, così nel dettaglio, il viso di 007. Un uomo qualunque, tanto che lo scrittore britannico aveva deciso di battezzarlo con il nome di un ornitologo. Non appariscente, quindi. Un uomo con un volto e un fisico normali. Che passa inosservato, o quasi, come si conviene a un agente segreto. Più simile al primo attore che lo ha impersonificato, Sean Connery, che all’ultimo, Daniel Craig.
Ma adesso che anche Craig è uscito di scena, chi lo sostituirà? Qualcuno ha proposto una donna, del resto già intravista in No time to die. «È solo un numero», risponde Lashana Lynch a un esterrefatto Craig dopo che quest’ultimo è venuto a sapere che non è più lui 007, ma lei. Qualcun altro, invece, ha fatto il nome di un attore afro, Idris Elba, il quale però ha messo le cose in chiaro in un’intervista concessa a Gq: «Bond è talmente irreale che un pizzico di realismo ci sta bene, ma non cerchiamo di renderlo politicamente corretto. Credo che si debba rimanere fedeli alla propria essenza. Non bisogna cercare di assecondare i gusti del pubblico. Bisogna essere semplicemente Bond».
Non ci sarà quindi, almeno secondo Elba, alcun 007 afro. E neppure politicamente corretto. Anche perché non avrebbe senso. Il personaggio inventato da Fleming, infatti, è un bianco squisitamente britannico. Un uomo disposto a rischiare la pelle per la regina e per quel che resta dell’impero britannico. E il cui profilo, già nei primi film, è stato parecchio ammorbidito. Su Bond, infatti, Fleming ha riversato tutto sé stesso. Le proprie paure, le proprie passioni. E pure le proprie perversioni. Nei libri è addirittura un sadico, proprio come il suo inventore. Indossa vestiti su misura, realizzati dai migliori sarti di Londra. Beve il Vesper Martini in onore della donna che ha amato, Vesper Lynd appunto, e che gli è stata strappata («la puttana è morta», dirà alla fine di Casinò royale, mentre invece stava morendo dentro lui). Nei romanzi si parla di cocktail e di buon vino, ma non si fa mai riferimento alla birra, che pure appare in uno degli ultimi film, il già citato No time to die, ma solo per una questione di pubblicità (povero James, costretto a sorseggiare con la bottiglia verde in bella vista pur di campare). C’è tanto caviale su pane tostato e ideali ormai vecchi e sepolti. C’è un uomo che è ben lontano dalla figura del super eroe che emerge dai film. Soffre di accidia, si abbatte ed è ferito più volte. Viene addirittura spedito in un centro per disintossicarsi di tutto il cibo e i drink che ha nel corpo ed è costretto a bere strani intrugli dietetici. E infine, dopo essersi innamorato, pensa addirittura di smettere di fare l’agente segreto. Bond è tutto questo. Un personaggio della letteratura inglese del Dopoguerra. E ne conserva i dolori e le speranze. È figlio dei bombardamenti su Londra e della noia di Fleming, l’uomo che voleva essere James Bond.
Sbagliava il personaggio della Lynch a dire, in No time to die, che 007 è solo un numero. È un pezzo di storia britannica. Un brandello di Union Jack che si ostina a resistere, anche se rovinato dal tempo.
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Franco Prodi (Imagoeconomica)
Oppure quando, per fronteggiare alcune crisi degli anni Settanta, nonché l’abbandono del nucleare, si costruirono alcune centrali a policombustibile che, con semplici modifiche ai bruciatori, avrebbero potuto generare elettricità da questo o quel combustibile (gas naturale, petrolio, carbone), a seconda della convenienza, e poi, arrivò la sinistra e dispose ogni impedimento per l’uso del carbone? Scelte scriteriate che ogni tanto si fanno a casa nostra, direte. D’accordo sullo «scriteriate», un po’ meno su «ogni tanto», ché l’elenco è ben lungo. Ecco un altro esempio fresco di questi giorni: per misteriosi motivi la Regione Puglia sta smantellando un modernissimo sistema di radar che avrebbe giovato al monitoraggio degli eventi meteorologici. Il che è tanto più misterioso, posto che quelli che stanno commettendo il delitto sono gli stessi che piangono perché non si fa abbastanza per contrastare quegli eventi. Quei radar li aveva predisposti il professor Franco Prodi.
Professor Prodi, alla Regione Puglia stanno rottamando alcuni radar di avanzato livello tecnologico che lei stesso aveva voluto. È così?
«Sì, è così. La fisica dell’Atmosfera è centrale nel sistema clima, ma studia anche il meteo e i sistemi di precipitazione. Lo strumento principale della ricerca sperimentale è il radar meteorologico. Era il 2010 quando preparavo un progetto in risposta ad un bando della Regione Puglia su fondi europei. Il progetto si chiamava “Rivona. Rischi per il volo e nowcasting aeroportuale”, e risultò vincitore del bando. Tra il 2012 e il 2014, realizzammo quanto il progetto prometteva: installazione di due radar meteorologici di avanzate caratteristiche, collocati a distanza ottimale dall’aeroporto di Brindisi (a Torchiarolo e a Mesagne), su direzioni a 90 gradi fra loro, multiparametrici, Doppler e sincronizzabili».
Cosa ci facevate con quei radar?
«Per esempio, col radar basato in Torchiarolo studiammo i temporali e i sistemi precipitanti, e presentammo interessanti risultati alle conferenze di radarmeteorologia a Breckenridge (Colorado) e a Norman (Oklahoma)».
Per quanto tempo sono stati utilizzati?
«Non per molto. Per ragioni misteriose, sebbene fino al 2010 io avessi diretto l’Isac (Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima) del Cnr, decisero di assegnare quelle apparecchiature radar ai ricercatori della sezione di Roma dell’Isac, fino ad allora totalmente estranei al progetto stesso. Purtroppo, questi si rivelarono presto incapaci di gestire quelle strumentazioni - e non posso dargliene una colpa, visto che non l’avevano progettato loro - tanto che dalla data del loro coinvolgimento dal radar di Torchiarolo non uscì più alcuna immagine».
E l’altro radar, quello di Mesagne?
«Sebbene noi lo avessimo consegnato completato, esso non fu mai neanche attivato, per la stessa ragione per la quale l’altro fu messo da parte».
Le conseguenze?
«Anche se il mio gruppo aveva disegnato specificatamente il progetto per la sicurezza dei voli, quei radar e i metodi della radarmeteorologia avrebbero avuto ricadute benefiche importanti in tutti gli altri settori, nella gestione dei rischi meteorologici (alluvioni, temporali distruttivi e grandine), in agricoltura per l’irrigazione, nella gestione dei bacini idroelettrici, nel traffico terrestre, marittimo e ferroviario».
E oggi cosa sta succedendo?
«Un fatto gravissimo. Utilizzando fondi del Pnrr, la Regione Puglia, attraverso la cessione in comodato dell’area di Torchiarolo, sta consentendo l’installazione, da parte della Protezione civile regionale, di un radar di caratteristiche inferiori al radar esistente. Sembrerebbe per restare nei tempi di scadenza (fine giugno) previsti per l’utilizzo di quei fondi Pnrr. In pratica, pur di spendere denaro pubblico disponibile, si sta ignorando che attrezzatura migliore di quella che si vorrebbe installare nuova esiste già».
Ma non avrebbero potuto installare il nuovo radar in altra zona e continuare a beneficiare di quelli più avanzati che esistono già?
«Esatto. Il radar della Protezione civile potrebbe tuttora essere installato in altra località. Una adatta potrebbe essere Grottaglie: la Regione avrebbe tre radar e non commetterebbe il delitto di rottamarne due che sono di grande valore tecnico-scientifico».
Da quel che capisco, chi li ha avuti in carico non sembra sappia usarli. Ma i proprietari dei radar avanzati non hanno battuto ciglio?
«Il proprietario è il Cnr, ma a quanto pare la direzione Isac-Cnr ha preferito subire l’umiliazione. Ed è un’umiliazione alla scienza in generale, cosa cui ormai siamo abituati da quando i decisori politici, soprattutto quelli locali brillano di insipienza. Pensi che hanno venduto la cosa all’opinione pubblica come un miglioramento del progetto che stanno smantellando».
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Ecco #DimmiLaVerità del 10 giugno 2026. La capogruppo di Fdi in Commissione Covid Alice Buonguerrieri rivela gli ultimi clamorosi sviluppi emersi dalle audizioni.