
Dire «ve l'avevamo detto» può sembrare inelegante. Però è la semplice realtà: questo giornale, per mesi, con analisi e approfondimenti improntati al puro buonsenso, aveva osato sottrarsi all'assordante fanfara mediatica di accompagnamento del bonus vacanze, lasciando nero su bianco una previsione, e cioè che la misura non avrebbe funzionato. Al momento del varo, invece, altrove furono versati fiumi di latte e miele: si parlò di un grande rilancio del turismo italiano, abbinato a una mano tesa verso le famiglie meno abbienti.
Ancora un mese fa, il ministro Dario Franceschini indossava le penne del pavone. Le cronache più zelanti e ossequiose, a inizio agosto, parlavano di un titolare del Mibact che già festeggiava: «Superato il milione di bonus vacanze erogati, e continuano ad aumentare le strutture ricettive che aderiscono». E ancora, sempre tra gli applausi delle gazzette governative: «Sono oltre 140.000 le famiglie che hanno già speso i bonus in circa 10.000 strutture, immettendo così nel settore turistico oltre 60 milioni di euro». Le cheerleader mediatiche del governo, le majorette giallorosse, non si contenevano: e anzi sillabavano e scandivano queste cifre come altrettante prove del successo del governo contro i gufi che avevano osato mostrare scetticismo. E addirittura, sullo slancio, già sparavano l'obiettivo finale, l'asticella da superare: 5 milioni di famiglie in vacanza con il voucher.
Ecco, è stato sufficiente - con umiltà e prudenza - attendere qualche altra settimana per mostrare che avevano torto loro, i lirici del bonus. Sono proprio i dati aggiornati provenienti dal ministero del Turismo a certificare un flop sensazionale. Il bonus è stato richiesto da 1,4 milioni di famiglie, ma - attenzione - solo 1 su 3 lo ha effettivamente utilizzato; sui circa 600 milioni di euro teoricamente prenotati, ne sono stati usati 200; e sul monte complessivo dei 2,4 miliardi di euro messi dal governo è stato davvero speso circa l'8%.
Una Caporetto spiegabile in molti modi, come La Verità aveva puntualmente previsto. Primo: era evidente che moltissime strutture ricettive, con la poco allettante prospettiva di dover anticipare i soldi, non avrebbero accettato il bonus. Secondo: era stata scelta una soglia di reddito molto limitata per accedere al voucher (reddito Isee non superiore ai 40.000 euro). Terzo: le somme offerte erano veramente basse (300 euro per le coppie, 150 per i single, 500 euro per le famiglie numerose). Quarto: non è stata un'idea geniale, da parte del governo, scatenare una campagna politica e mediatica di panico da seconda ondata, con relativa criminalizzazione dei turisti.
I più combattivi tra i giallorossi e i loro più irriducibili bodyguard mediatici vi diranno: è ancora presto per giudicare, perché la misura resta in vigore fino al 31 dicembre. «Ciao core», risponderebbero a Roma: la stagione delle vacanze è ormai conclusa per la stragrande maggioranza degli italiani, e quindi la tendenza, a questo punto, è consolidata. Al massimo si può sperare in una minima correzione in positivo adesso, a settembre: nel senso che le cifre basse messe a disposizione potrebbero aver portato qualcuno ad attendere i prezzi da bassa stagione per usare il piccolo voucher.
In conclusione, poiché non tutti i mali vengono per nuocere, c'è un unico elemento positivo in questo fallimento spettacolare, come si accennava poco fa: non sono stati spesi circa 2 miliardi. Il governo dovrebbe valutare un'opportunità: girarli a fondo perduto alle imprese danneggiate dal lockdown, a cui il decreto rilancio ha garantito (stanziando circa 6 miliardi, cioè pochissimo), appena il 20 o il 15 o il 10% della differenza tra i ricavi di aprile 2020 e quelli di aprile 2019. In sostanza, una somma limitatissima e peraltro riferita a un periodo scelto arbitrariamente.
È proprio la logica dei bonus a pioggia, delle mancette (per inciso: per bici e monopattini ancora si attende lo sblocco delle risorse…), delle provvidenze sparpagliate e sminuzzate, che va messa in discussione. Da marzo a oggi, il governo ha messo in campo circa 100 miliardi: se li avesse concentrati in 3-4 macro-obiettivi (più soldi a fondo perduto alle imprese da salvare; anno bianco fiscale; avvio di riduzioni di tasse per il 2021), l'economia reale avrebbe ricevuto un impatto positivo. Invece, grazie alle «illuminate» scelte di Conte & C., tutto è rimasto impercettibile.




Pierluigi Bolla

