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2021-03-23
Disastri e ombre sulla riconferma. Tocca alle Regioni fermare Magrini
Nicola Magrini (Ansa)
Nicola Magrini è stato riconfermato dal ministro della Salute, Roberto Speranza, alla direzione generale dell'Agenzia italiana del farmaco, ma circola l'idea che abbia fatto assai poco per meritare di sedere ancora su quella poltrona. La singolare coincidenza, del rinnovo dell'incarico con lo stop di Astrazeneca, messa in luce dalla Verità, che ha documentato come Magrini avesse aggiornato il proprio cv proprio nelle ore in cui prendeva la «decisione politica», di sospendere in via precauzionale il vaccino anglosvedese (lo scorso 15 marzo), mossa quasi «premiata» tre giorni dopo dal ministro, che il 18 marzo firmava la sua riconferma, è solo una delle zone d'ombra in cui sembra muoversi il dg di Aifa.
Prima l'annuncio che Astrazeneca era preferibile per gli under 55, poi il via libera anche ai cittadini fino ai 65 anni in buone condizioni di salute. Infine l'annuncio che il vaccino può essere usato da tutte le fasce di età. «Messaggi contrastanti», commentò Silvio Garattini, fondatore e presidente dell'Istituto Mario Negri, «a cui non è stata seguita un'adeguata comunicazione».
La scorsa settimana viene decisa l'improvvida sospensione, accodandosi alla Germania e senza ascoltare l'Ema, l'Agenzia europea del farmaco, che aveva consigliato di non interromperne la somministrazione del vaccino. Domenica sera, a Non è l'Arena su La 7, si è svolto una sorta di processo per direttissima a carico di Magrini. Dagli Stati Uniti, dove ora lavora, Luca Pani, psichiatra e biologo molecolare che fu direttore generale dell'Aifa dal 2011 al 2016, ha detto che Astrazeneca non andava sospeso. «È stato esercitato in maniera non scientifica un principio di precauzione esagerato, perché se di rischio si doveva parlare, bisognava mettere nel calcolo anche quello che sarebbe successo a non vaccinare per quattro giorni», ha dichiarato il professore in collegamento dalla Florida, ricordando che «l'esitazione vaccinale è già complicata di per sé». Ha rimarcato il concetto: «Questa decisione non l'ho capita» e alla domanda del conduttore, Massimo Giletti, su che cosa avrebbe fatto se fosse stato ancora dg di Aifa ha risposto senza esitazione: «Avrei continuato dritto», nel far vaccinare gli italiani con Astrazeneca. Davanti a una decisione imposta avrebbe detto: «Queste sono le mie dimissioni, grazie e arrivederci». La farmacovigilanza non può sottostare a diktat politici. Sconcertante il commento del sottosegretario al ministero della Salute, Pierpaolo Sileri, tra gli ospiti della trasmissione: «La penso esattamente come Pani». Per poi aggiungere: «Ho chiesto tante cose a Magrini negli ultimi sei mesi, dai monoclonali alle vaccinazioni, però…», omettendo di completare la frase e non migliorando certo l'immagine dell'attuale dg di Aifa. Si è anche lasciato scappare che «la politica è stata troppo presente nelle nomine» di personaggi il cui cv «torna buono per accendere il caminetto in campagna». «Direttori generali asserviti alla politica, come possono avere il coraggio di dire no se gli viene imposta una cosa?», ha aggiunto.
Certo, come è capitato altre volte di fronte alle affermazioni del medico pentastellato anche quando era vic ministro, Sileri dice cose sacrosante, ma «non tocca palla». Sembra un commentatore di quanto avviene a Lungotevere Ripa. Pani ha ricordato che al momento della sospensione decisa in Italia, il Regno Unito aveva già vaccinato 11 milioni di persone, eppure June Raine, capo dell'agenzia del farmaco britannica (Mhra), non ritenne giustificato uno stop. La Raine non è l'ultima arrivata nel campo scientifico, visto che dal 2012 al 2018 è stata presidente del Prac, la Commissione di farmacovigilanza dell'Ema. «Stiamo parlando di competenze enormi, anche nella capacità di avere la percezione del rischio», ha sottolineato Pani. Come dire: e Magrini che esperienza aveva in tutto ciò per bloccate il vaccino sviluppato presso l'università di Oxford? Forse sulle competenze del dg qualche dubbio ce l'ha anche il premier, Mario Draghi, se l'ha tolto dal Cts mettendo al suo posto lo scienziato Giorgio Palù, presidente di Aifa.
Per sconfessare l'operato dell'attuale direttore generale è stata tirata fuori anche la questione degli anticorpi monoclonali, terapia negata per mesi ai pazienti Covid con sintomi lievi, perché la nostra Agenzia del farmaco non dava il via libera. Una cura invece indispensabile «per non far arrivare i pazienti in ospedale», ha sottolineato Pani. A febbraio, il virologo Guido Silvestri definì del «tutto insostenibile» la posizione di Magrini «che non approvò la sperimentazione», malgrado fosse possibile fin da ottobre 2020 senza violare alcuna legge o regola. «Credo che ci si debba chiedere», concluse Silvestri, «se la sua presenza a capo di Aifa rappresenti ancora la cosa giusta per l'Italia e per i malati di Covid-19». Il bolognese Magrini è l'ultimo dg nel giro di pochi anni. Nel settembre del 2018 Mario Melazzini lascia l'incarico di dg, che occupava dal novembre 2016 (fu nominato da Beatrice Lorenzin), perché il ministro M5s, Giulia Grillo, gli preferisce Luca Li Bassi, poi congedato nel 2019 dall'allora neoministro, Roberto Speranza, che sceglie Magrini. «Esprimiamo grande soddisfazione per l'elezione», dichiarò a gennaio 2020 Sergio Venturi, presidente del comitato di settore Regioni-sanità. Venturi, ex assessore alle Politiche della salute e già commissario per l'emergenza Covid della Regione Emilia Romagna, nell'occasione ricordò il legame di Magrini, come ricercatore, con la Regione amministrata da Stefano Bonaccini.
Sono però di centrodestra la maggior parte dei governatori che giovedì dovranno esprimere il loro parere sulla riconferma del dg di Aifa. Stanno valutando se in questi mesi ai vertici della farmacovigilanza si è davvero lavorato per la salvaguardia della salute pubblica.
Lo stop fa crollare la fiducia in Az. Boom di disdette anche in Italia
Crolla la fiducia dei cittadini europei nel vaccino Astrazeneca. Un sondaggio realizzato in questi giorni dalla società inglese Yougov dimostra che lo stop and go inflitto al preparato dell'azienda britannicosvedese ha rappresentato un bruttissimo colpo per la campagna vaccinale europea. Nel giro di pochissimo tempo, spiegano da Yougov, la stima nei confronti del vaccino di Oxford è calata sensibilmente nei quattro Paesi più popolosi dell'Unione europea. Solo il 32% dei cittadini tedeschi intervistati oggi reputa sicuro il farmaco di Astrazeneca, contro il 43% dell'ultima rilevazione condotta a fine febbraio. Per contro, più della metà (55%) lo ritiene pericoloso, in netta ascesa rispetto al valore del mese scorso (40%). Stesso discorso per Francia (61% non sicuro contro il precedente 43%), e Spagna (oggi sicuro per il 38% degli intervistati contro il 59% di febbraio).
Non fa eccezione, naturalmente, il nostro Paese. Solo poco più di un terzo dei partecipanti al sondaggio (36%) ritiene che il vaccino di Astrazeneca sia sicuro, un crollo verticale rispetto al risultato pubblicato a febbraio, quando gli italiani che si fidavano erano più della metà (54%). E così, da Nord a Sud dello Stivale si registrano disdette per una percentuale significativa delle persone chiamate a ricevere il siero britannico, alle quali si sommano le rinunce già pervenute nei giorni immediatamente precedenti alla sospensione da parte dell'Agenzia italiana del farmaco. Non sono bastate a convincere i più dubbiosi né le rassicurazioni delle autorità sanitarie, né tantomeno la minaccia di mandare «in coda» chi avrebbe rifiutato la somministrazione.
Clamorosa débacle in Campania. Secondo quanto riportato da Il Riformista e Il Mattino, la percentuale dei forfait sfiora un terzo degli appuntamenti in programma. Sabato mattina all'hub dell'Asl Napoli 1 sono state inoculate appena 272 dosi, pari a due terzi del personale scolastico convocato. Leggermente superiore (76,5%) la percentuale fatta registrare nel pomeriggio, quando in programma c'era la vaccinazione del personale delle forze dell'ordine. Nelle altre Asl campane la quota di rifiuti si aggira tra il 25% e il 33%. Non va meglio in Piemonte, dove si registra una media di 25-30% di rinunce, con punte di oltre il 31% nella città di Torino. Venerdì scorso, invece, il segretario locale della Federazione italiana dei medici di medicina generale, Andrea Stimamiglio, ha spiegato che circa il 10% degli 11.000 liguri che la settimana scorsa avrebbe dovuto ricevere il vaccino Astrazeneca ha contattato il proprio medico di base per disdire la prenotazione. Valori simili a quelli riscontrati in Toscana, dove il governatore, Eugenio Giani, preferisce rimanere positivo. «Abbiamo registrato meno del 12% di rinunce ad Astrazeneca dopo le notizie dei giorni scorsi», ha dichiarato Giani, «questo vuol dire che quasi il 90% continua per fortuna a fidarsi, del resto la diffidenza è incomprensibile».
Serpeggia la diffidenza nel comparto scolastico, uno dei più impattati dalla sospensione del farmaco britannicosvedese. Secondo le stime del sito specializzato Tecnica della scuola, confermate dai dati ufficiali pervenuti nel fine settimana alla ripresa delle vaccinazioni, sono 100.000 i lavoratori del settore che avrebbero deciso di non sottoporsi al vaccino. Vale a dire, quasi uno su dieci. Percentuale più che doppia in Sardegna: il commissario Ares-Ats Massimo Temussi ha comunicato all'Ansa che la percentuale di disdette da parte del personale della scuola è nell'ordine del 20%.
Negativi anche i dati che arrivano dal Veneto. Sono ben 561 le disdette registrate dall'Ulss 6 Euganea di Padova al termine della due giorni di vaccinazioni svoltasi sabato e domenica, solo parzialmente tamponate dalla chiamata dei sostituti. Complessivamente, su 3.262 insegnanti convocati sono state effettuate 2.501 somministrazioni, con un tasso di rifiuto che sfiora il 25%. Quasi metà delle persone contattate dall'Ulss Berica di Vicenza, poi, non si sono presentate all'appello.
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Pioggia di critiche sul dg dell'Aifa, dopo le strane coincidenze sulle date del reincarico svelate dalla Verità. Luca Pani: «Al suo posto mi sarei dimesso». Pierpaolo Sileri: «Anch'io». Giovedì i governatori possono provare a destituirlo.Un sondaggio Yougov certifica la paura degli europei. Fuga record in Campania.Lo speciale contiene due articoli.Nicola Magrini è stato riconfermato dal ministro della Salute, Roberto Speranza, alla direzione generale dell'Agenzia italiana del farmaco, ma circola l'idea che abbia fatto assai poco per meritare di sedere ancora su quella poltrona. La singolare coincidenza, del rinnovo dell'incarico con lo stop di Astrazeneca, messa in luce dalla Verità, che ha documentato come Magrini avesse aggiornato il proprio cv proprio nelle ore in cui prendeva la «decisione politica», di sospendere in via precauzionale il vaccino anglosvedese (lo scorso 15 marzo), mossa quasi «premiata» tre giorni dopo dal ministro, che il 18 marzo firmava la sua riconferma, è solo una delle zone d'ombra in cui sembra muoversi il dg di Aifa. Prima l'annuncio che Astrazeneca era preferibile per gli under 55, poi il via libera anche ai cittadini fino ai 65 anni in buone condizioni di salute. Infine l'annuncio che il vaccino può essere usato da tutte le fasce di età. «Messaggi contrastanti», commentò Silvio Garattini, fondatore e presidente dell'Istituto Mario Negri, «a cui non è stata seguita un'adeguata comunicazione». La scorsa settimana viene decisa l'improvvida sospensione, accodandosi alla Germania e senza ascoltare l'Ema, l'Agenzia europea del farmaco, che aveva consigliato di non interromperne la somministrazione del vaccino. Domenica sera, a Non è l'Arena su La 7, si è svolto una sorta di processo per direttissima a carico di Magrini. Dagli Stati Uniti, dove ora lavora, Luca Pani, psichiatra e biologo molecolare che fu direttore generale dell'Aifa dal 2011 al 2016, ha detto che Astrazeneca non andava sospeso. «È stato esercitato in maniera non scientifica un principio di precauzione esagerato, perché se di rischio si doveva parlare, bisognava mettere nel calcolo anche quello che sarebbe successo a non vaccinare per quattro giorni», ha dichiarato il professore in collegamento dalla Florida, ricordando che «l'esitazione vaccinale è già complicata di per sé». Ha rimarcato il concetto: «Questa decisione non l'ho capita» e alla domanda del conduttore, Massimo Giletti, su che cosa avrebbe fatto se fosse stato ancora dg di Aifa ha risposto senza esitazione: «Avrei continuato dritto», nel far vaccinare gli italiani con Astrazeneca. Davanti a una decisione imposta avrebbe detto: «Queste sono le mie dimissioni, grazie e arrivederci». La farmacovigilanza non può sottostare a diktat politici. Sconcertante il commento del sottosegretario al ministero della Salute, Pierpaolo Sileri, tra gli ospiti della trasmissione: «La penso esattamente come Pani». Per poi aggiungere: «Ho chiesto tante cose a Magrini negli ultimi sei mesi, dai monoclonali alle vaccinazioni, però…», omettendo di completare la frase e non migliorando certo l'immagine dell'attuale dg di Aifa. Si è anche lasciato scappare che «la politica è stata troppo presente nelle nomine» di personaggi il cui cv «torna buono per accendere il caminetto in campagna». «Direttori generali asserviti alla politica, come possono avere il coraggio di dire no se gli viene imposta una cosa?», ha aggiunto. Certo, come è capitato altre volte di fronte alle affermazioni del medico pentastellato anche quando era vic ministro, Sileri dice cose sacrosante, ma «non tocca palla». Sembra un commentatore di quanto avviene a Lungotevere Ripa. Pani ha ricordato che al momento della sospensione decisa in Italia, il Regno Unito aveva già vaccinato 11 milioni di persone, eppure June Raine, capo dell'agenzia del farmaco britannica (Mhra), non ritenne giustificato uno stop. La Raine non è l'ultima arrivata nel campo scientifico, visto che dal 2012 al 2018 è stata presidente del Prac, la Commissione di farmacovigilanza dell'Ema. «Stiamo parlando di competenze enormi, anche nella capacità di avere la percezione del rischio», ha sottolineato Pani. Come dire: e Magrini che esperienza aveva in tutto ciò per bloccate il vaccino sviluppato presso l'università di Oxford? Forse sulle competenze del dg qualche dubbio ce l'ha anche il premier, Mario Draghi, se l'ha tolto dal Cts mettendo al suo posto lo scienziato Giorgio Palù, presidente di Aifa. Per sconfessare l'operato dell'attuale direttore generale è stata tirata fuori anche la questione degli anticorpi monoclonali, terapia negata per mesi ai pazienti Covid con sintomi lievi, perché la nostra Agenzia del farmaco non dava il via libera. Una cura invece indispensabile «per non far arrivare i pazienti in ospedale», ha sottolineato Pani. A febbraio, il virologo Guido Silvestri definì del «tutto insostenibile» la posizione di Magrini «che non approvò la sperimentazione», malgrado fosse possibile fin da ottobre 2020 senza violare alcuna legge o regola. «Credo che ci si debba chiedere», concluse Silvestri, «se la sua presenza a capo di Aifa rappresenti ancora la cosa giusta per l'Italia e per i malati di Covid-19». Il bolognese Magrini è l'ultimo dg nel giro di pochi anni. Nel settembre del 2018 Mario Melazzini lascia l'incarico di dg, che occupava dal novembre 2016 (fu nominato da Beatrice Lorenzin), perché il ministro M5s, Giulia Grillo, gli preferisce Luca Li Bassi, poi congedato nel 2019 dall'allora neoministro, Roberto Speranza, che sceglie Magrini. «Esprimiamo grande soddisfazione per l'elezione», dichiarò a gennaio 2020 Sergio Venturi, presidente del comitato di settore Regioni-sanità. Venturi, ex assessore alle Politiche della salute e già commissario per l'emergenza Covid della Regione Emilia Romagna, nell'occasione ricordò il legame di Magrini, come ricercatore, con la Regione amministrata da Stefano Bonaccini. Sono però di centrodestra la maggior parte dei governatori che giovedì dovranno esprimere il loro parere sulla riconferma del dg di Aifa. Stanno valutando se in questi mesi ai vertici della farmacovigilanza si è davvero lavorato per la salvaguardia della salute pubblica.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/disastri-e-ombre-magrini-2651173232.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="lo-stop-fa-crollare-la-fiducia-in-az-boom-di-disdette-anche-in-italia" data-post-id="2651173232" data-published-at="1616443030" data-use-pagination="False"> Lo stop fa crollare la fiducia in Az. Boom di disdette anche in Italia Crolla la fiducia dei cittadini europei nel vaccino Astrazeneca. Un sondaggio realizzato in questi giorni dalla società inglese Yougov dimostra che lo stop and go inflitto al preparato dell'azienda britannicosvedese ha rappresentato un bruttissimo colpo per la campagna vaccinale europea. Nel giro di pochissimo tempo, spiegano da Yougov, la stima nei confronti del vaccino di Oxford è calata sensibilmente nei quattro Paesi più popolosi dell'Unione europea. Solo il 32% dei cittadini tedeschi intervistati oggi reputa sicuro il farmaco di Astrazeneca, contro il 43% dell'ultima rilevazione condotta a fine febbraio. Per contro, più della metà (55%) lo ritiene pericoloso, in netta ascesa rispetto al valore del mese scorso (40%). Stesso discorso per Francia (61% non sicuro contro il precedente 43%), e Spagna (oggi sicuro per il 38% degli intervistati contro il 59% di febbraio). Non fa eccezione, naturalmente, il nostro Paese. Solo poco più di un terzo dei partecipanti al sondaggio (36%) ritiene che il vaccino di Astrazeneca sia sicuro, un crollo verticale rispetto al risultato pubblicato a febbraio, quando gli italiani che si fidavano erano più della metà (54%). E così, da Nord a Sud dello Stivale si registrano disdette per una percentuale significativa delle persone chiamate a ricevere il siero britannico, alle quali si sommano le rinunce già pervenute nei giorni immediatamente precedenti alla sospensione da parte dell'Agenzia italiana del farmaco. Non sono bastate a convincere i più dubbiosi né le rassicurazioni delle autorità sanitarie, né tantomeno la minaccia di mandare «in coda» chi avrebbe rifiutato la somministrazione. Clamorosa débacle in Campania. Secondo quanto riportato da Il Riformista e Il Mattino, la percentuale dei forfait sfiora un terzo degli appuntamenti in programma. Sabato mattina all'hub dell'Asl Napoli 1 sono state inoculate appena 272 dosi, pari a due terzi del personale scolastico convocato. Leggermente superiore (76,5%) la percentuale fatta registrare nel pomeriggio, quando in programma c'era la vaccinazione del personale delle forze dell'ordine. Nelle altre Asl campane la quota di rifiuti si aggira tra il 25% e il 33%. Non va meglio in Piemonte, dove si registra una media di 25-30% di rinunce, con punte di oltre il 31% nella città di Torino. Venerdì scorso, invece, il segretario locale della Federazione italiana dei medici di medicina generale, Andrea Stimamiglio, ha spiegato che circa il 10% degli 11.000 liguri che la settimana scorsa avrebbe dovuto ricevere il vaccino Astrazeneca ha contattato il proprio medico di base per disdire la prenotazione. Valori simili a quelli riscontrati in Toscana, dove il governatore, Eugenio Giani, preferisce rimanere positivo. «Abbiamo registrato meno del 12% di rinunce ad Astrazeneca dopo le notizie dei giorni scorsi», ha dichiarato Giani, «questo vuol dire che quasi il 90% continua per fortuna a fidarsi, del resto la diffidenza è incomprensibile». Serpeggia la diffidenza nel comparto scolastico, uno dei più impattati dalla sospensione del farmaco britannicosvedese. Secondo le stime del sito specializzato Tecnica della scuola, confermate dai dati ufficiali pervenuti nel fine settimana alla ripresa delle vaccinazioni, sono 100.000 i lavoratori del settore che avrebbero deciso di non sottoporsi al vaccino. Vale a dire, quasi uno su dieci. Percentuale più che doppia in Sardegna: il commissario Ares-Ats Massimo Temussi ha comunicato all'Ansa che la percentuale di disdette da parte del personale della scuola è nell'ordine del 20%. Negativi anche i dati che arrivano dal Veneto. Sono ben 561 le disdette registrate dall'Ulss 6 Euganea di Padova al termine della due giorni di vaccinazioni svoltasi sabato e domenica, solo parzialmente tamponate dalla chiamata dei sostituti. Complessivamente, su 3.262 insegnanti convocati sono state effettuate 2.501 somministrazioni, con un tasso di rifiuto che sfiora il 25%. Quasi metà delle persone contattate dall'Ulss Berica di Vicenza, poi, non si sono presentate all'appello.
Luciano Darderi (Ansa)
Nella giornata del «round of 16» è stato infatti l’azzurro numero 17 Atp a prendersi la scena, superando in rimonta nientemeno che Alexander Zverev, che nella classifica mondiale è dietro soltanto ai due mostri sacri Sinner e Carlos Alcaraz. Sulla terra rossa della Grand Stand Arena Darderi è riuscito nell’impresa di riscrivere una partita che sembrava ormai perduta. Specialmente dopo aver incassato un primo set senza storia, perso 6-1 in appena mezz’ora, dando per lunghi tratti l’impressione di non riuscire a reggere il ritmo imposto dal tedesco. Andamento che si stava confermando anche nel secondo parziale, facendo pensare a chiunque che la sfida fosse ormai indirizzata. A chiunque tranne che al ventiquattrenne italo-argentino, che non ha mai smesso di crederci. Dopo che Zverev è salito fino al 4-2 e ha avuto in mano il controllo dell’incontro, qualcosa è cambiato. Darderi ha iniziato a trovare continuità da fondo campo, sostenuto da un pubblico sempre più coinvolto, mentre dall’altra parte il tedesco ha progressivamente perso lucidità. Il momento decisivo è arrivato nel tie-break del secondo set, un’autentica battaglia nella quale Zverev si è fatto annullare quattro match point. Luciano è rimasto aggrappato alla partita con pazienza e coraggio, fino a chiudere 12-10 grazie anche a un doppio fallo finale del suo avversario. Lì, di fatto, il match è finito. Zverev è uscito mentalmente dalla partita e nel terzo set non ha reagito. Darderi ha cavalcato l’inerzia e l’entusiasmo del Foro Italico, dominando 6-0 il parziale decisivo e conquistando così la prima vittoria in carriera contro un top ten. Una serata che difficilmente dimenticherà e che gli vale anche i primi quarti di finale in un Masters 1000, dove affronterà il baby fenomeno spagnolo Rafael Jódar. «È stata una partita molto dura, non mi sentivo bene nel primo set», ha spiegato a caldo Darderi. «Poi sono riuscito a girarla anche perché Zverev mi ha regalato qualcosa. La gente mi ha aiutato tanto, sono molto felice».
Più lineare, invece, il pomeriggio di Sinner sul centrale. Contro l’altra rivelazione di questa edizione, Andrea Pellegrino, il numero uno del mondo ha controllato il «derby» senza particolari difficoltà, imponendosi (6-2, 6-3) e centrando la qualificazione ai quarti. Per il pugliese resta comunque un torneo oltre ogni aspettativa, mentre Sinner continua a macinare record: con quella contro Pellegrino sono diventate 31 le vittorie consecutive nei Masters 1000, eguagliando un primato che apparteneva a Novak Djokovic. «Il derby qui in Italia è sempre speciale», ha detto Jannik dopo la vittoria. «Sono molto felice per Andrea, ha fatto un torneo straordinario». Poi uno sguardo al prosieguo del torneo, dove se la vedrà con il russo Andrej Rublev: «I quarti sono già un turno importante. Il giorno di riposo mi aiuterà».
L’unica nota stonata della giornata azzurra è arrivata dalla sconfitta di Lorenzo Musetti contro Casper Ruud. Il toscano, già apparso in difficoltà fisica nei giorni scorsi, ha ceduto nettamente (6-3 6-1) in una partita condizionata dai problemi alla coscia sinistra: «Chiedo scusa al pubblico, ma la mia condizione fisica non mi ha permesso di giocare come avrei voluto», ha ammesso il carrarino nel post partita.
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@ManuelRighi
Uno dei modi migliori per entrare in contatto con un territorio è penetrarne la natura. C’è chi lo fa in contemplandola e chi attraversandola attivamente. Il Trentino si presta a tutto, grazie a un ambiente variegato, che alterna montagne, laghi e fiumi.
Gli amanti degli sport acquatici hanno un’ampia gamma di possibilità tra cui scegliere. Il rafting, per esempio, praticando il quale si smuovono adrenalina, spirito di squadra e rapporto con la natura. Non un semplice sport, ma un’esperienza a tutto tondo che consente di percepire contemporaneamente sé stessi, l’altro e il fiume, diventando tutt’uno. Punto di riferimento per questa attività outdoor è la Val di Sole con il suo fiume (il Noce), citato dal National Geographic come uno dei migliori al mondo per le discese fluviali a bordo dei raft, speciali gommoni che le squadre da quattro/sei persone devono portare a destinazione con coraggio e attenzione. Si tratta di una disciplina che non richiede alcuna competenza in particolare, a esclusione del nuoto. È comunque bene esercitarla al seguito di una guida esperta, che prima della partenza spiegherà ai partecipanti cosa fare e non fare durante la traversata. Il fiume Noce dona 28 bellissimi chilometri navigabili, tra rapide e tratti più tranquilli che consentono, nel frattempo, di ammirare boschi e vette, garantendo emozioni autentiche grazie all’alternanza di un’attività ad alto tasso di energia e gioia e quieta bellezza paesaggistica.
Non per niente il rafting viene considerato terapeutico, tanto da essere utilizzato per cementare lo spirito di squadra tra familiari e amici, ma anche tra colleghi, uniti da un obiettivo comune al di fuori dell’ambiente lavorativo e delle classiche dinamiche aziendali. I centri rafting del Trentino mettono a disposizione il necessario equipaggiamento: tute in neoprene, giubbotto salvagente, pagaia e casco protettivo; è altresì necessario che i partecipanti arrivino con un abbigliamento sportivo, costume incluso. Il fiume Noce è percorribile anche in canoa e kayak, ma per avere un contatto ancora più ravvicinato con la forza dell’acqua l’ideale è l’hydrospeed, che prende il nome dal bob fluviale con cui affrontare l’acquatico avversario.
Un altro modo per godersi l’estate trentina è il wakeboard, sport che nasce dalla fusione tra sci acquatico e snowboard. Come il rafting, è uno sport adrenalinico ma fattibile anche per coloro che sono alle prime armi. Nella Regione esistono due impianti, situati tra il lago di Ledro e il lago di Terlago. Qui si viene trainati non dal classico motoscafo, ma da un cable wakeboard, ossia una fune simile a uno skilift. Velocità, equilibrio e leggerezza: il wakeboard permette di divertirsi e volare letteralmente sull’acqua.
Lakeline è il centro di Terlago, che propone un percorso di circa 230 metri dotato di strutture galleggianti per salti ed evoluzioni aeree. Benché si tratti di una disciplina adatta a tutti, il centro mette a disposizione - oltre al noleggio attrezzatura - una scuola wakeboard. Al lago di Ledro, precisamente in località Pur, si trova invece il Be Wake System: qui il wakeboard viene presentato nella sua variante più semplice, adatta anche ai bambini dai 7 anni in su. Un’attività che libera dalle calorie e - soprattutto - dallo stress in eccesso, rafforzando i muscoli e il sistema cardiorespiratorio.
C’è poi il canyoning, che consiste nella discesa a piedi, ma tramite l’ausilio di corde, di gole percorse da piccoli corsi d’acqua. Una sorta di fusione tra alpinismo e sport fluviali, da realizzare in gruppo e al seguito di guide professionali. Ovviamente i livelli di difficoltà differiscono a seconda della propria preparazione.
Lo speleologo francese Alfred Martel viene considerato il precursore del canyoning, grazie alle esplorazioni da lui condotte durante i primi anni del Novecento nelle Gole di Verdon. Dalla scienza allo sport il passo fu relativamente breve: negli anni Ottanta francesi e spagnoli vi si dedicavano assiduamente. Per chi è in cerca di questo genere di dinamismo, il lago di Ledro, il Garda Trentino e l’area di Campiglio Dolomiti - con la Val Brenta, il torrente Palvico e il Rio Roldono - sono i luoghi ideali. Scivoli e piscine naturali producono contesti di straordinaria bellezza, all’interno dei quali muoversi diviene un’esperienza completa per il corpo e per lo spirito.
Il brivido della velocità in montagna è un’altra storia con le downhill bike
Dall’acqua alla terra: lo sport, in Trentino, prevede un contatto dinamico con Madre Natura anche attraverso i cosiddetti bike park, strutture attrezzate per le mountain bike.Non si pensi al classico trekking: per questo tipo di attività occorrono infatti biciclette da downhill, dato che si tratta di percorsi in discesa su terreni ripidi e scoscesi, dove il rischio di cadute è piuttosto alto. I salti, le curve paraboliche e gli ostacoli, ma anche i north shore (strutture in legno da attraversare a tutta velocità) e i rock garden rendono felicissimi i biker più spericolati. I centri del Trentino-Alto Adige offrono sempre impianti di risalita e bike shuttle, furgoni che trasportano le biciclette al punto di partenza.Come per gli sport acquatici, anche in questo caso è necessario utilizzare l’attrezzatura adeguata, composta da protezioni per le ginocchia e i gomiti, caschi integrali, paraschiena e guanti. Questo sport può essere praticato in Val di Sole, dove si trovano cinque trail differenti per difficoltà e tre trail enduro. In località Pellizzano esiste anche un Kids Bike Park, dedicato al divertimento dei bambini.La parte più interessante del Bike Park Val di Sole è sicuramente costituita dal Black Snacke, famoso percorso di Coppa del Mondo. È il tracciato più impegnativo e, per questo, adatto solo a esperti e a spericolati che abbiano voglia di mettersi alla prova su terreni particolarmente scoscesi a partire da quota 1.500 metri. Dalla medesima altitudine si dipanano anche tre trail di recente realizzazione, alcuni in stile flow - dunque senza particolari ostacoli - e altri più naturali.Una telecabina da otto posti consente una semplice risalita a tre rider con le loro biciclette. Nella parte bassa del bike park si trova un’altra attrazione degna di nota: il four cross (4x), una discesa per gare a quattro, utilizzata ogni anno anche per il Campionato del Mondo di 4x.Il Bike Park Val di Sole aprirà la stagione indicativamente tra fine maggio e inizio giugno. Il Paganella Bike Park è un’altra area spettacolare non solo per gli amanti della disciplina, ma anche per l’utilizzo che è stato fatto del territorio. Trattasi di tre bike zone nate nel 2010 dalla trasformazione di vecchi sentieri e mulattiere, divenuti ormai tracciati all’avanguardia dotati di tutto il necessario per i praticanti.Non è un caso che sia stato inserito nel circuito del Gravity Card, che permette ai possessori della tessera di muoversi liberamente tra i ventotto migliori bike park d’Europa. Il Fassa Bike Park è situato nel cuore delle Dolomiti della Val di Fassa, sopra Canazei. Il primo bike park del Nord-Est propone dodici linee per tutti i livelli, pensate sia per i principianti che per gli esperti.Infine la San Martino Bike Arena sorge al cospetto delle Pale di San Martino e offre tre tracciati per un totale di dieci chilometri. Nemmeno qui manca un efficiente impianto di risalita, costituito da una cabinovia ad agganciamento automatico che in soli dodici minuti raggiunge i 2.200 metri di altitudine.Il risultato? Discese emozionanti, garantite anche dai wall ride, megaparaboliche in cui usare la forza centrifuga per percorrerle nella parte più alta senza il rischio di cadere. Anche la San Martino Bike Arena aprirà per il ponte del 2 giugno, ma per le prime due settimane solo per durante i weekend.
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