
Mentre slitta ancora la calendarizzazione al Senato, nei Paesi in cui è già stata adottata una norma bavaglio simile fioccano episodi di intolleranza. Tutti nei confronti di chi non sposa il «sistema di valori» arcobaleno.Cosa succederà, dopo l'approvazione lo scorso autunno alla Camera, se la legge contro l'omotransfobia passasse anche in Senato? Ieri la commissione Giustizia di Palazzo Madama ha deciso un nuovo slittamento della calendarizzazione della legge, ma la domanda pare tutt'altro che superflua anche se, a sentire i promotori della stessa, Alessandro Zan in testa, il provvedimento non comporta alcun tipo di rischio. Del resto, la sola preoccupazione del centrosinistra, ora, pare quella di stabilire chi debba esser la relatrice della proposta al Senato, se Monica Cirinnà del Pd oppure Alessandra Maiorino del Movimento 5 stelle. Una rivalità che pare abbia portato le due quasi a togliersi il saluto, sempre a proposito della tolleranza a cui è ispirata la proposta di legge. Una norma che, a detta di chi la sostiene, non fa che rafforzare le tutele per la minoranza Lgbt: per gli altri, tutto resterebbe come prima. Nessuna deriva liberticida, insomma, per i contrari alle rivendicazioni Lgbt. Peccato che l'esperienza internazionale racconti una storia ben diversa - fatta di denunce, carte bollate, querele, processi - a danno di soggetti rei solo di sposare una visione antropologica ed etica diversa da quella del movimento arcobaleno. Qualche esempio? Nell'estate del 2013, a Londra, Tony Miano, ex poliziotto della California, venne arrestato e detenuto per sei ore per aver «espresso contenuti omofobi» pubblicamente in via Wimbledon, vicino allo stadio dove si stava svolgendo il celebre torneo di tennis. Certo, può essere che Miano avesse un po' esagerato coi toni.Lo stesso però non si può dire del cardinale Fernando Sebastián Aguilar, arcivescovo emerito di Pamplona, che il 6 febbraio 2014, veniva iscritto nel registro degli indagati per «omofobia»; il porporato, deceduto nel gennaio 2019, non aveva infatti fatto nulla di grave, salvo, alcuni giorni prima, rilasciare un'intervista sul quotidiano di Malaga Diario Sur nel corso della quale, sulla premessa che la sessualità è orientata alla procreazione, faceva presente che all'interno di una relazione omosessuale tale finalità era preclusa. Un vero calvario giudiziario è invece toccato a Jack Phillips, pasticciere del Colorado che nel 2012, per motivi religiosi, s'era rifiutato di preparare una torta per un matrimonio gay, quello di Charlie Craig e David Mullins. Dopo anni di battaglie, nel giugno 2018, la Corte Suprema Usa ha riconosciuto la ragione a Phillips, il quale però non ha ancora terminato la sua odissea, dato che è stato nuovamente denunciato. Stavolta tutto è iniziato, o meglio ricominciato, dopo che nel giugno 2017 un avvocato, Autumn Scardina, aveva ordinato una torta con interni rosa ed esterni blu per celebrare il suo compleanno e il settimo anniversario della sua transizione da maschio a femmina. Phillips si è rifiutato di preparare il dolce trans ed è partita la nuova causa.Un'altra vicenda emblematica delle derive liberticide «gay-friendly» è quella di Aram Mardirossian docente di diritto alla Sorbona a carico del quale, nell'ottobre 2020, la Procura di Parigi ha aperto un fascicolo per «incitamento all'omofobia e alla transfobia», condotta sanzionata con sei mesi di carcere e 22.500 euro di ammenda. Il motivo? Il professor Mardirossian aveva solo criticato il matrimonio omosessuale durante una lezione.Non risulta abbia fatto nulla di così violento neppure Päivi Räsänen, ex ministro dell'Interno finlandese già presidente dei Democratici cristiani; ciò nonostante, nel novembre dello scorso anno, la polizia del suo Paese ha intimato alla donna di tenersi a disposizione, in vista di un interrogatorio. La colpa della Räsänen, sempre che di colpa si possa parlare, è quella d'essersi più volte esposta - sui social e attraverso delle interviste - contro le manifestazioni Lgbt. Sempre guardando al nord, fa riflettere il recente caso di Jenny Klinge, parlamentare norvegese denunciata per aver detto che «solo le donne possono partorire». Alla base della denuncia, ha spiegato la femminista Marina Terragni, una nuova legge che, riconoscendo l'identità di genere, fa sì che si possa essere nate donne ma percepirsi maschi; ne consegue come l'affermazione della Klinge ricada nella casistica del misgendering, configurandosi come crimine d'odio. La sorte peggiore, però, è probabilmente quella toccata a Rob Hoogland, padre «transfobico» che in Canada è finito addirittura dietro le sbarre per aver «offeso» la figlia adolescente appellandola col pronome «lei», incurante del fatto che l'interessata si consideri, appunto, transgender. Sempre in terra canadese accade che, per evitare grane legali, le parrocchie siano obbligate ad ospitare eventi Lgbt e le scuole cattoliche debbano istituire al loro interno club gay. Insomma, nel Paese - che è ormai una delle patrie mondiali dell'utero in affitto, con numeri impressionanti di bambini ordinati su commissione - non solo non si può dissentire dalle rivendicazioni Lgbt, ma è in corso un'opera di rieducazione orwelliana.Ora, a questo punto la domanda è molto semplice: per via di quale congiunzione astrale il bavaglio arcobaleno che negli Stati Uniti, in Inghilterra, Canada, Spagna e Francia ha colpito indistintamente gente comune e politici, docenti universitari e uomini di Chiesa, all'Italia dovrebbe essere risparmiato con l'approvazione di una norma come il ddl Zan, che già adesso lasciar perplessi fior di giuristi? Possiamo davvero farci bastare le rassicurazioni del Pd e dei 5 stelle? È il caso di pensarci bene, finché si è in tempo.
Scontri fra pro-Pal e Polizia a Torino. Nel riquadro, Walter Mazzetti (Ansa)
La tenuità del reato vale anche se la vittima è un uomo in divisa. La Corte sconfessa il principio della sua ex presidente Cartabia.
Ennesima umiliazione per le forze dell’ordine. Sarà contenta l’eurodeputata Ilaria Salis, la quale non perde mai occasione per difendere i violenti e condannare gli agenti. La mano dello Stato contro chi aggredisce poliziotti o carabinieri non è mai stata pesante, ma da oggi potrebbe diventare una piuma. A dare il colpo di grazia ai servitori dello Stato che ogni giorno vengono aggrediti da delinquenti o facinorosi è una sentenza fresca di stampa, destinata a far discutere.
Mohamed Shahin (Ansa). Nel riquadro, il vescovo di Pinerolo Derio Olivero (Imagoeconomica)
Per il Viminale, Mohamed Shahin è una persona radicalizzata che rappresenta una minaccia per lo Stato. Sulle stragi di Hamas disse: «Non è violenza». Monsignor Olivero lo difende: «Ha solo espresso un’opinione».
Per il Viminale è un pericoloso estremista. Per la sinistra e la Chiesa un simbolo da difendere. Dalla Cgil al Pd, da Avs al Movimento 5 stelle, dal vescovo di Pinerolo ai rappresentanti della Chiesa valdese, un’alleanza trasversale e influente è scesa in campo a sostegno di un imam che è in attesa di essere espulso per «ragioni di sicurezza dello Stato e prevenzione del terrorismo». Un personaggio a cui, già l’8 novembre 2023, le autorità negarono la cittadinanza italiana per «ragioni di sicurezza dello Stato». Addirittura un nutrito gruppo di antagonisti, anche in suo nome, ha dato l’assalto alla redazione della Stampa. Una saldatura tra mondi diversi che non promette niente di buono.
Nei riquadri, Letizia Martina prima e dopo il vaccino (IStock)
Letizia Martini, oggi ventiduenne, ha già sintomi in seguito alla prima dose, ma per fiducia nel sistema li sottovaluta. Con la seconda, la situazione precipita: a causa di una malattia neurologica certificata ora non cammina più.
«Io avevo 18 anni e stavo bene. Vivevo una vita normale. Mi allenavo. Ero in forma. Mi sono vaccinata ad agosto del 2021 e dieci giorni dopo la seconda dose ho iniziato a stare malissimo e da quel momento in poi sono peggiorata sempre di più. Adesso praticamente non riesco a fare più niente, riesco a stare in piedi a malapena qualche minuto e a fare qualche passo in casa, ma poi ho bisogno della sedia a rotelle, perché se mi sforzo mi vengono dolori lancinanti. Non riesco neppure ad asciugarmi i capelli perché le braccia non mi reggono…». Letizia Martini, di Rimini, oggi ha 22 anni e la vita rovinata a causa degli effetti collaterali neurologici del vaccino Pfizer. Già subito dopo la prima dose aveva avvertito i primi sintomi della malattia, che poi si è manifestata con violenza dopo la seconda puntura, tant’è che adesso Letizia è stata riconosciuta invalida all’80%.
Maria Rita Parsi critica la gestione del caso “famiglia nel bosco”: nessun pericolo reale per i bambini, scelta brusca e dannosa, sistema dei minori da ripensare profondamente.






