Decaro in piazza per fare il martire prepara la campagna per le Europee

Non tutti i mali vengono per nuocere, si dice. E a volte l’avvio di una procedura per verificare se un Comune sia infiltrato dalla criminalità organizzata può essere ribaltato in un assist per una campagna elettorale all’insegna del martirio. Il primo cittadino di Bari, Antonio Decaro, è certamente un politico abile, e lo dimostra anche il fatto che ha scalato i vertici dell’Anci. E di fronte a un evento non certo fausto per la propria amministrazione, come quello di una commissione ispettiva per l’eventuale scioglimento della giunta, anziché prendere atto e adottare un atteggiamento compassato in attesa delle conclusioni del lavoro della commissione stessa, ha scelto di alzare i toni, con una serie di parole e di atteggiamenti al di sopra delle righe, culminati con frasi tipo: «È stato un atto di guerra contro la città», o: «Il centrodestra come Savastano di Gomorra».
Il risultato, dal suo punto di vista, non ha tardato ad arrivare, perché in due giorni ogni dirigente o esponente di spicco del Pd e di tutti i partiti del centrosinistra gli hanno manifestato solidarietà, sgombrando ogni possibile voce dissidente sul suo operato come sindaco o sull’opportunità di candidare un suo uomo di fiducia. Astutamente, la mobilitazione generale dei dem al fianco di Decaro potrebbe anche travolgere le residue perplessità del M5s nazionale e locale, fatalmente assorbito dall’attacco politico del Nazareno al centrodestra e ora in difficoltà nel rivendicare una propria agibilità e una valutazione indipendente dell’amministrazione barese in questi ultimi cinque anni. Non è un caso che il primo pronunciamento univoco di solidarietà da parte di Giuseppe Conte sia arrivato solo al terzo giorno di polemiche, nel contesto di una manifestazione nazionale antimafia. Inoltre, il Pd ha trovato con questa vicenda un modo efficace di ricompattare tutte le sue anime e far partire in condizioni decorose la campagna elettorale per le Europee, dove potrebbe candidarsi lo stesso Decaro.
Al Circo Massimo, infatti, è stata celebrata la Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, organizzata da Libera, l’associazione fondata da Don Ciotti, e Decaro non ha mancato di presenziare con tanto di fascia tricolore, seduto accanto al padrone di casa, il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri. E quando dal palco don Ciotti (non certo a sorpresa) lo ha nominato e difeso con grande affetto, il presidente dell’Anci è scoppiato in lacrime mentre la platea degli amministratori locali in gran parte targati Pd lo applaudiva spellandosi le mani. Lacrime versate da Decaro anche ieri, nel corso di una conferenza stampa in cui ha anche messo sul tavolo l’ipotesi di rinunciare alla scorta, sempre nell’ottica della narrazione di una sorta di Golgota politico.
Per tutti i motivi citati, l’ordine di scuderia resta quello di insistere e mantenere toni estremi da parte di tutti. Anche ieri, dunque, il diretto interessato ha esternato tutto il suo dolore per quanto sta succedendo, rinnovando l’accusa di essere il bersaglio di una enorme macchinazione politica ordita da tutto il centrodestra e condotta dal ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, per togliere Bari al centrosinistra. Non senza alternare alle accuse e al vittimismo isolati momenti istituzionali, a comporre un quadro latentemente contraddittorio: «Io tendo a fidarmi delle istituzioni, sono un sindaco», ha affermato, «non ho mai mancato di rispetto a un ministro ma in questo caso è la fretta che mi ha inquietato, la fretta con la quale ad esempio dovevo consegnare le carte in Prefettura, in un momento particolare, perché siamo in piena campagna elettorale dove peraltro non sono io il candidato». Poi, il sindaco è entrato nel merito del passaggio in maggioranza della Consigliera Carmen Lorusso, eletta col centrodestra e arrestata in seguito all’indagine che ha portato alla decisione del Viminale di vederci più chiaro e valutare lo scioglimento: «Non è il frutto di un accordo con me», ha spiegato, «tutti sapevano che io non volevo, che non avevo bisogno, che erano stati avversari violenti in campagna elettorale». «Dobbiamo combattere il trasformismo», ha aggiunto, «quelle due persone che sono state arrestate sono entrate in maggioranza e questo non lo dobbiamo permettere più». Poi, è ripartito a testa bassa: «È inquietante che due giorni dopo gli arresti i parlamentari del centrodestra della mia regione, tra cui due esponenti di governo, vadano da Piantedosi chiedendo la convocazione della commissione». «C’è stata una escalation», ha detto ancora, «di dichiarazioni pubbliche a orologeria: ogni giorno un parlamentare regionale di centrodestra ha buttato fango sulla mia città, senza dire mai che il consigliere arrestato è eletto nel centrodestra».
Al coro di solidarietà dei politici di sinistra si è aggiunto anche quello dei sindacati: il leader della Cgil, Maurizio Landini, e quello della Uil, Pierpaolo Bombardieri, hanno difeso come un sol uomo Decaro considerandolo vittima politica.
Una ricostruzione contestata, tra gli altri, dal deputato leghista pugliese Davide Bellomo: «Dai giornali apprendiamo che anche lo stesso sindaco è andato in processione al Viminale da Piantedosi per confrontarsi sullo stesso tema ma con l’obiettivo contrario: non avviare accertamenti. Non dia lezioni e impari ad apprezzare il valore della trasparenza».





