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2021-07-08
Gli «esperti» del decalogo gender imbevuti di propaganda arcobaleno
Ansa
Se prima era una congettura, ora è una certezza: i consulenti del Saifip autori delle linee guida gender delle scuole del Lazio - prima inviate a tutti gli istituti regionali, poi subito stoppate -, militano convintamente in campo arcobaleno. Se n'è avuta conferma ieri mattina nella seduta della commissione parlamentare per l'Infanzia presieduta dal leghista Simone Pillon, convocata per far luce su quelle linee guida che avevano suscitato clamore sia per l'impostazione - favorevole al «cambio di sesso» dei minori con disforia di genere -, sia per le prese di distanza da parte della Regione e dell'Azienda ospedaliera San Camillo Forlanini di Roma, di cui pure, sul documento, figuravano i loghi.
Insieme a Filippo Maria Boscia, presidente dell'Associazione medici cattolici italiani, e a Francesco Borgonovo, vicedirettore di questo giornale, sono infatti stati ascoltati Luca Chianura, responsabile di psicologia clinica presso il Saifip (acronimo di Servizio di adeguamento tra identità fisica ed identità psichica) e Maddalena Mosconi, psicologa-psicoterapeuta, responsabile dell'area minori sempre del Saifip, ed entrambi hanno rivendicato le loro posizioni.
Ma andiamo con ordine. La seduta è iniziata con Chianura che, presentando il suo lavoro, ha tenuto a mostrarne l'esperienza consolidata maturata anche collaborando con le famiglie («25 anni di attività»), mentre Mosconi, mettendo le mani avanti, ha ammesso che son sì in aumento i casi di «cambio di sesso» tra i giovani, ma ciò accade perché «è un tema di cui si parla di più, e oggi questi ragazzi non hanno più paura di esporsi, adesso si sentono più protetti».
La piega delle audizioni è però cambiata quando, incalzati dalle domande di Pillon e di altri parlamentari, oltre che dai rilievi di Borgonovo, a Chianura e Mosconi son stati sottoposti dei punti critici. In primis la loro posizione politica, che è a dir poco schierata, come provano i rispettivi profili Facebook: su quello di Chianura si trovano svariati post di appoggio a Marilena Grassadonia di Sinistra italiana - che alla manifestazione milanese dei Sentinelli, a maggio, ha spiegato che «il ddl Zan è solo l'inizio» per approdare all'utero in affitto e a chissà quali altre mete -, mentre su quello di Moscon, nell'ottobre 2019, si vede addirittura un post con la foto di Matteo Salvini e Giorgia Meloni accompagnata da un commento lapidario e non proprio soft: «Mi fate schifo». Inutile dire che i profili social di entrambi pullulano di arcobaleni, inni al ddl Zan e asteristichi, il marchio del lessico Lgbt per lasciare «neutre» le parole.
«Mi trovo un po' a disagio, non capisco qual è il senso di questa audizione», è stata la replica di Chianura, che ha rivendicato una netta distinzione fra i suoi convincimenti politici e le sue posizioni scientifiche. Sta di fatto che neppure quando, in commissione, la discussione è virata su contenuti più dettagliati e legati all'attività dello stesso Saifip i chiarimenti sono arrivati. Per esempio, resta vago il rapporto, avviato dal 2005, tra il Saifip e il Tavistock, l'ospedale britannico che, col suo Gids (acronimo di Gender identity development service), ha seguito innumerevoli «cambi di sesso» di minori, prima di finire al centro di un caso mediatico e giudiziario esploso con le denunce di ex medici e soprattutto ex pazienti, che hanno dichiarato d'essere stati prematuramente avviati all'iter di riassegnazione sessuale.
Sì, perché Chianura da una parte ha preso le distanze dalla struttura britannica («noi abbiamo un protocollo diverso»), ma dall'altra al Tavistock ha riservato parole d'encomio: «È ancora oggi il punto di riferimento per tutti i servizi dell'età evolutiva del mondo». Ma se è «un punto di riferimento» nonostante gli scandali, perché rivendicare «un protocollo diverso»? Non si è capito. Allo stesso modo, a nulla son valsi i tentativi di avere notizie precise dagli esperti del Saifip circa la loro collaborazione con lo psichiatra Domenico Di Ceglie, che del Gids è stato direttore e che risulta vicino al gruppo autore delle linee guida laziali.
«Di Ceglie è uno dei massimi esperti della sua disciplina», si è limitata a evidenziare Mosconi, che ha cercato di gettare acqua sul fuoco. Per esempio, sulla vicenda di Keira Bell, la giovane che vive col rimpianto d'aver scelto di passare al genere maschile da adolescente e che per questo ha trascinato in tribunale i suoi medici, l'esponente del Saifip ha ribattuto: «È solo un caso». Che sia stato un caso che ha portato l'Alta corte britannica a una sentenza storica, che stabilisce che gli under 16 ora non possano più dare un pieno consenso informato per i bloccanti della pubertà e che i medici debbano avere l'approvazione di un giudice prima d'intervenire, per la Mosconi è evidentemente poca cosa.
A scanso d'equivoci, le loro posizioni tutt'altro che super partes i due auditi del Saipif le hanno messe nero su bianco pure nel testo inviato alla commissione parlamentare, dove si legge che l'identità di genere non sarebbe binaria ma «può essere immaginata come uno spettro». «Una posizione non condivisa dalla comunità scientifica», ha puntualizzato Pillon. «Nel 2017 National Geographic è uscito con una copertina storica dal titolo “Gender revolution"», ha subito replicato la Mosconi. Peccato che National Geographic non sia una rivista scientifica, ma non importa. Ciò che conta è che questi sono gli esperti che, se passa il ddl Zan, entreranno nelle scuole «di ogni ordine e grado». I senatori diano prova di saggezza: ci pensino bene.
Tra Iv e Pd finisce a insulti (omofobi)
Nel day after del duro confronto in aula al Senato sul ddl Zan, è apparso evidente che la tossine del muro contro muro non mancheranno di far sentire i propri effetti sulla coesione della maggioranza. A dirla tutta, la guerra di trincea innescata dal rifiuto totale di ogni mediazione opposto dal blocco Pd-Leu-M5s e le conseguenti accuse di «intelligenza col nemico» rivolte dai giallorossi a Matteo Renzi, stanno avvelenando il dibattito anche in seno al centrosinistra, col duplice effetto di minare le fondamenta del sostegno a Mario Draghi e di dare la stura a una resa dei conti interna al Pd, dove l'ala riformista comincia a venire allo scoperto sulle perplessità rispetto al testo Zan.
A rendere l'idea di ciò che potrà essere il clima che accompagnerà l'approdo del ddl Zan in aula a partire dal 13 luglio, come voluto a tutti i costi dal centrosinistra col voto di ieri l'altro a Palazzo Madama, c'è l'episodio che ha coinvolto l'esponente di Iv e sottosegretario Ivan Scalfarotto, titolare di un ddl anti-omotransfobia che il partito di Renzi vorrebbe sostituire a quello a prima firma Zan poiché privo di ogni riferimento all'identità di genere. Dopo le dichiarazioni sue e di Renzi, per una mediazione col centrodestra che eviti, in mancanza di un accordo in maggioranza, l'affossamento della legge, Scalfarotto è stato duramente criticato dagli esponenti dem e pentastellati, ma nessuno si era spinto fino al punto in cui è arrivata Rosamaria Sorge, iscritta, dirigente Pd di Civitavecchia ed ex candidata nella cittadina portuale in provincia di Roma, che su Facebook in un commento ha dato sfogo alle proprie pulsioni omofobe: «Con Scalfarotto voglio essere politicamente scorretta: “a frocione di m..."» per poi chiedere scusa, una volta resasi conto della bufera politica sollevata. Le personalità più in vista di Iv, a partire dall'ex ministro Teresa Bellanova e da Luciano Nobili, hanno subito denunciato la cosa, per poi essere seguiti negli attestati di solidarietà anche da esponenti del Pd come il deputato Emanuele Fiano.
Un segno di un imbarbarimento dei toni che, nella mattinata di ieri, ha indotto anche il leader leghista Matteo Salvini a esprimere la propria preoccupazione per la tenuta del governo: «Se Letta tira dritto vuole affossare le legge», ha detto Salvini, «e se ne prenderà la responsabilità, chi insiste senza voler ascoltare nessuno sul ddl Zan mette a rischio il governo». Per ora, il segretario del Pd tira dritta, alimentando il botta e risposta col segretario del Carroccio, affermando che «noi stiamo con l'Ue. Salvini e Meloni con Orbán. Come si può dar credito alle loro presunte proposte di mediazione sul ddl Zan?».
Ma al di là dei duelli dialettici, stanno giungendo le conferme che il Nazareno sul tema è tutt'altro che monolitico e che il voto segreto che certamente accompagnerà il ddl Zan in aula al Senato potrebbe ritorcersi contro Letta e i suoi. Il senatore del Pd Mino Taricco, infatti, è uscito allo scoperto dicendosi «convinto che l'attuale testo presenti delle criticità e la necessità di alcune correzioni nei punti più sensibili di cui molto si è parlato in queste settimane ed anche in questi ultimi giorni» e i bene informati sostengono che a condividere le perplessità di Taricco, all'ombra del Nazareno, siano in molti.
Così come è cosa nota che, anche all'interno del fronte dei diritti civili le visioni sul ddl Zan sono diverse: la Rete femminista contro il ddl Zan ha ribadito anche ieri, attraverso un comunicato, la propria netta avversione al testo, in particolare agli articoli che trattano di identità di genere, schierandosi per il testo Scalfatotto. Per le associazioni femministe, infatti, «l'introduzione dell'identità di genere, è un modello di civiltà in cui la sessuazione umana viene ridotta all'insignificanza, questione che riguarda tutte e tutti» e apre la strada alla «propaganda transattivista nelle scuole».
Una forte presa di posizione contro l'identità di genere è arrivata anche dalla garante per l'infanzia della Regione Umbria, Maria Rita Castellani, secondo la quale se passasse tale principio «si potrà scegliere l'orientamento sessuale verso cose, animali, e/o persone di ogni genere e, perché no, anche di ogni età, fino al punto che la poligamia come l'incesto non saranno più un tabù». Parole che hanno sollevato una coda di polemiche, una richiesta di rimozione da parte di alcune associazioni Lgbt e l'inevitabile scambio di accuse tra i diversi schieramenti politici, ideale antipasto di ciò che accadrà dalla prossima settimana.
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Interrogati in Parlamento gli autori dell'inquietante guida circolata tra le scuole laziali: incapaci di «capire il senso dell'audizione», rivendicano come «riferimento» la clinica di Londra che trasformava i bimbi in trans.I dubbi dei renziani sul ddl Zan ora dilaniano i dem. E i pasdaran se la prendono pure con Ivan Scalfarotto: «Frocione di m...». Matteo Salvini: «Così Letta mette a rischio il governo».Lo speciale contiene due articoli.Se prima era una congettura, ora è una certezza: i consulenti del Saifip autori delle linee guida gender delle scuole del Lazio - prima inviate a tutti gli istituti regionali, poi subito stoppate -, militano convintamente in campo arcobaleno. Se n'è avuta conferma ieri mattina nella seduta della commissione parlamentare per l'Infanzia presieduta dal leghista Simone Pillon, convocata per far luce su quelle linee guida che avevano suscitato clamore sia per l'impostazione - favorevole al «cambio di sesso» dei minori con disforia di genere -, sia per le prese di distanza da parte della Regione e dell'Azienda ospedaliera San Camillo Forlanini di Roma, di cui pure, sul documento, figuravano i loghi.Insieme a Filippo Maria Boscia, presidente dell'Associazione medici cattolici italiani, e a Francesco Borgonovo, vicedirettore di questo giornale, sono infatti stati ascoltati Luca Chianura, responsabile di psicologia clinica presso il Saifip (acronimo di Servizio di adeguamento tra identità fisica ed identità psichica) e Maddalena Mosconi, psicologa-psicoterapeuta, responsabile dell'area minori sempre del Saifip, ed entrambi hanno rivendicato le loro posizioni. Ma andiamo con ordine. La seduta è iniziata con Chianura che, presentando il suo lavoro, ha tenuto a mostrarne l'esperienza consolidata maturata anche collaborando con le famiglie («25 anni di attività»), mentre Mosconi, mettendo le mani avanti, ha ammesso che son sì in aumento i casi di «cambio di sesso» tra i giovani, ma ciò accade perché «è un tema di cui si parla di più, e oggi questi ragazzi non hanno più paura di esporsi, adesso si sentono più protetti».La piega delle audizioni è però cambiata quando, incalzati dalle domande di Pillon e di altri parlamentari, oltre che dai rilievi di Borgonovo, a Chianura e Mosconi son stati sottoposti dei punti critici. In primis la loro posizione politica, che è a dir poco schierata, come provano i rispettivi profili Facebook: su quello di Chianura si trovano svariati post di appoggio a Marilena Grassadonia di Sinistra italiana - che alla manifestazione milanese dei Sentinelli, a maggio, ha spiegato che «il ddl Zan è solo l'inizio» per approdare all'utero in affitto e a chissà quali altre mete -, mentre su quello di Moscon, nell'ottobre 2019, si vede addirittura un post con la foto di Matteo Salvini e Giorgia Meloni accompagnata da un commento lapidario e non proprio soft: «Mi fate schifo». Inutile dire che i profili social di entrambi pullulano di arcobaleni, inni al ddl Zan e asteristichi, il marchio del lessico Lgbt per lasciare «neutre» le parole.«Mi trovo un po' a disagio, non capisco qual è il senso di questa audizione», è stata la replica di Chianura, che ha rivendicato una netta distinzione fra i suoi convincimenti politici e le sue posizioni scientifiche. Sta di fatto che neppure quando, in commissione, la discussione è virata su contenuti più dettagliati e legati all'attività dello stesso Saifip i chiarimenti sono arrivati. Per esempio, resta vago il rapporto, avviato dal 2005, tra il Saifip e il Tavistock, l'ospedale britannico che, col suo Gids (acronimo di Gender identity development service), ha seguito innumerevoli «cambi di sesso» di minori, prima di finire al centro di un caso mediatico e giudiziario esploso con le denunce di ex medici e soprattutto ex pazienti, che hanno dichiarato d'essere stati prematuramente avviati all'iter di riassegnazione sessuale.Sì, perché Chianura da una parte ha preso le distanze dalla struttura britannica («noi abbiamo un protocollo diverso»), ma dall'altra al Tavistock ha riservato parole d'encomio: «È ancora oggi il punto di riferimento per tutti i servizi dell'età evolutiva del mondo». Ma se è «un punto di riferimento» nonostante gli scandali, perché rivendicare «un protocollo diverso»? Non si è capito. Allo stesso modo, a nulla son valsi i tentativi di avere notizie precise dagli esperti del Saifip circa la loro collaborazione con lo psichiatra Domenico Di Ceglie, che del Gids è stato direttore e che risulta vicino al gruppo autore delle linee guida laziali.«Di Ceglie è uno dei massimi esperti della sua disciplina», si è limitata a evidenziare Mosconi, che ha cercato di gettare acqua sul fuoco. Per esempio, sulla vicenda di Keira Bell, la giovane che vive col rimpianto d'aver scelto di passare al genere maschile da adolescente e che per questo ha trascinato in tribunale i suoi medici, l'esponente del Saifip ha ribattuto: «È solo un caso». Che sia stato un caso che ha portato l'Alta corte britannica a una sentenza storica, che stabilisce che gli under 16 ora non possano più dare un pieno consenso informato per i bloccanti della pubertà e che i medici debbano avere l'approvazione di un giudice prima d'intervenire, per la Mosconi è evidentemente poca cosa.A scanso d'equivoci, le loro posizioni tutt'altro che super partes i due auditi del Saipif le hanno messe nero su bianco pure nel testo inviato alla commissione parlamentare, dove si legge che l'identità di genere non sarebbe binaria ma «può essere immaginata come uno spettro». «Una posizione non condivisa dalla comunità scientifica», ha puntualizzato Pillon. «Nel 2017 National Geographic è uscito con una copertina storica dal titolo “Gender revolution"», ha subito replicato la Mosconi. Peccato che National Geographic non sia una rivista scientifica, ma non importa. Ciò che conta è che questi sono gli esperti che, se passa il ddl Zan, entreranno nelle scuole «di ogni ordine e grado». I senatori diano prova di saggezza: ci pensino bene.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/decalogo-gender-imbevuti-propaganda-arcobaleno-2653704918.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="tra-iv-e-pd-finisce-a-insulti-omofobi" data-post-id="2653704918" data-published-at="1625729926" data-use-pagination="False"> Tra Iv e Pd finisce a insulti (omofobi) Nel day after del duro confronto in aula al Senato sul ddl Zan, è apparso evidente che la tossine del muro contro muro non mancheranno di far sentire i propri effetti sulla coesione della maggioranza. A dirla tutta, la guerra di trincea innescata dal rifiuto totale di ogni mediazione opposto dal blocco Pd-Leu-M5s e le conseguenti accuse di «intelligenza col nemico» rivolte dai giallorossi a Matteo Renzi, stanno avvelenando il dibattito anche in seno al centrosinistra, col duplice effetto di minare le fondamenta del sostegno a Mario Draghi e di dare la stura a una resa dei conti interna al Pd, dove l'ala riformista comincia a venire allo scoperto sulle perplessità rispetto al testo Zan. A rendere l'idea di ciò che potrà essere il clima che accompagnerà l'approdo del ddl Zan in aula a partire dal 13 luglio, come voluto a tutti i costi dal centrosinistra col voto di ieri l'altro a Palazzo Madama, c'è l'episodio che ha coinvolto l'esponente di Iv e sottosegretario Ivan Scalfarotto, titolare di un ddl anti-omotransfobia che il partito di Renzi vorrebbe sostituire a quello a prima firma Zan poiché privo di ogni riferimento all'identità di genere. Dopo le dichiarazioni sue e di Renzi, per una mediazione col centrodestra che eviti, in mancanza di un accordo in maggioranza, l'affossamento della legge, Scalfarotto è stato duramente criticato dagli esponenti dem e pentastellati, ma nessuno si era spinto fino al punto in cui è arrivata Rosamaria Sorge, iscritta, dirigente Pd di Civitavecchia ed ex candidata nella cittadina portuale in provincia di Roma, che su Facebook in un commento ha dato sfogo alle proprie pulsioni omofobe: «Con Scalfarotto voglio essere politicamente scorretta: “a frocione di m..."» per poi chiedere scusa, una volta resasi conto della bufera politica sollevata. Le personalità più in vista di Iv, a partire dall'ex ministro Teresa Bellanova e da Luciano Nobili, hanno subito denunciato la cosa, per poi essere seguiti negli attestati di solidarietà anche da esponenti del Pd come il deputato Emanuele Fiano. Un segno di un imbarbarimento dei toni che, nella mattinata di ieri, ha indotto anche il leader leghista Matteo Salvini a esprimere la propria preoccupazione per la tenuta del governo: «Se Letta tira dritto vuole affossare le legge», ha detto Salvini, «e se ne prenderà la responsabilità, chi insiste senza voler ascoltare nessuno sul ddl Zan mette a rischio il governo». Per ora, il segretario del Pd tira dritta, alimentando il botta e risposta col segretario del Carroccio, affermando che «noi stiamo con l'Ue. Salvini e Meloni con Orbán. Come si può dar credito alle loro presunte proposte di mediazione sul ddl Zan?». Ma al di là dei duelli dialettici, stanno giungendo le conferme che il Nazareno sul tema è tutt'altro che monolitico e che il voto segreto che certamente accompagnerà il ddl Zan in aula al Senato potrebbe ritorcersi contro Letta e i suoi. Il senatore del Pd Mino Taricco, infatti, è uscito allo scoperto dicendosi «convinto che l'attuale testo presenti delle criticità e la necessità di alcune correzioni nei punti più sensibili di cui molto si è parlato in queste settimane ed anche in questi ultimi giorni» e i bene informati sostengono che a condividere le perplessità di Taricco, all'ombra del Nazareno, siano in molti. Così come è cosa nota che, anche all'interno del fronte dei diritti civili le visioni sul ddl Zan sono diverse: la Rete femminista contro il ddl Zan ha ribadito anche ieri, attraverso un comunicato, la propria netta avversione al testo, in particolare agli articoli che trattano di identità di genere, schierandosi per il testo Scalfatotto. Per le associazioni femministe, infatti, «l'introduzione dell'identità di genere, è un modello di civiltà in cui la sessuazione umana viene ridotta all'insignificanza, questione che riguarda tutte e tutti» e apre la strada alla «propaganda transattivista nelle scuole». Una forte presa di posizione contro l'identità di genere è arrivata anche dalla garante per l'infanzia della Regione Umbria, Maria Rita Castellani, secondo la quale se passasse tale principio «si potrà scegliere l'orientamento sessuale verso cose, animali, e/o persone di ogni genere e, perché no, anche di ogni età, fino al punto che la poligamia come l'incesto non saranno più un tabù». Parole che hanno sollevato una coda di polemiche, una richiesta di rimozione da parte di alcune associazioni Lgbt e l'inevitabile scambio di accuse tra i diversi schieramenti politici, ideale antipasto di ciò che accadrà dalla prossima settimana.
Luciano Darderi (Ansa)
Nella giornata del «round of 16» è stato infatti l’azzurro numero 17 Atp a prendersi la scena, superando in rimonta nientemeno che Alexander Zverev, che nella classifica mondiale è dietro soltanto ai due mostri sacri Sinner e Carlos Alcaraz. Sulla terra rossa della Grand Stand Arena Darderi è riuscito nell’impresa di riscrivere una partita che sembrava ormai perduta. Specialmente dopo aver incassato un primo set senza storia, perso 6-1 in appena mezz’ora, dando per lunghi tratti l’impressione di non riuscire a reggere il ritmo imposto dal tedesco. Andamento che si stava confermando anche nel secondo parziale, facendo pensare a chiunque che la sfida fosse ormai indirizzata. A chiunque tranne che al ventiquattrenne italo-argentino, che non ha mai smesso di crederci. Dopo che Zverev è salito fino al 4-2 e ha avuto in mano il controllo dell’incontro, qualcosa è cambiato. Darderi ha iniziato a trovare continuità da fondo campo, sostenuto da un pubblico sempre più coinvolto, mentre dall’altra parte il tedesco ha progressivamente perso lucidità. Il momento decisivo è arrivato nel tie-break del secondo set, un’autentica battaglia nella quale Zverev si è fatto annullare quattro match point. Luciano è rimasto aggrappato alla partita con pazienza e coraggio, fino a chiudere 12-10 grazie anche a un doppio fallo finale del suo avversario. Lì, di fatto, il match è finito. Zverev è uscito mentalmente dalla partita e nel terzo set non ha reagito. Darderi ha cavalcato l’inerzia e l’entusiasmo del Foro Italico, dominando 6-0 il parziale decisivo e conquistando così la prima vittoria in carriera contro un top ten. Una serata che difficilmente dimenticherà e che gli vale anche i primi quarti di finale in un Masters 1000, dove affronterà il baby fenomeno spagnolo Rafael Jódar. «È stata una partita molto dura, non mi sentivo bene nel primo set», ha spiegato a caldo Darderi. «Poi sono riuscito a girarla anche perché Zverev mi ha regalato qualcosa. La gente mi ha aiutato tanto, sono molto felice».
Più lineare, invece, il pomeriggio di Sinner sul centrale. Contro l’altra rivelazione di questa edizione, Andrea Pellegrino, il numero uno del mondo ha controllato il «derby» senza particolari difficoltà, imponendosi (6-2, 6-3) e centrando la qualificazione ai quarti. Per il pugliese resta comunque un torneo oltre ogni aspettativa, mentre Sinner continua a macinare record: con quella contro Pellegrino sono diventate 31 le vittorie consecutive nei Masters 1000, eguagliando un primato che apparteneva a Novak Djokovic. «Il derby qui in Italia è sempre speciale», ha detto Jannik dopo la vittoria. «Sono molto felice per Andrea, ha fatto un torneo straordinario». Poi uno sguardo al prosieguo del torneo, dove se la vedrà con il russo Andrej Rublev: «I quarti sono già un turno importante. Il giorno di riposo mi aiuterà».
L’unica nota stonata della giornata azzurra è arrivata dalla sconfitta di Lorenzo Musetti contro Casper Ruud. Il toscano, già apparso in difficoltà fisica nei giorni scorsi, ha ceduto nettamente (6-3 6-1) in una partita condizionata dai problemi alla coscia sinistra: «Chiedo scusa al pubblico, ma la mia condizione fisica non mi ha permesso di giocare come avrei voluto», ha ammesso il carrarino nel post partita.
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@ManuelRighi
Uno dei modi migliori per entrare in contatto con un territorio è penetrarne la natura. C’è chi lo fa in contemplandola e chi attraversandola attivamente. Il Trentino si presta a tutto, grazie a un ambiente variegato, che alterna montagne, laghi e fiumi.
Gli amanti degli sport acquatici hanno un’ampia gamma di possibilità tra cui scegliere. Il rafting, per esempio, praticando il quale si smuovono adrenalina, spirito di squadra e rapporto con la natura. Non un semplice sport, ma un’esperienza a tutto tondo che consente di percepire contemporaneamente sé stessi, l’altro e il fiume, diventando tutt’uno. Punto di riferimento per questa attività outdoor è la Val di Sole con il suo fiume (il Noce), citato dal National Geographic come uno dei migliori al mondo per le discese fluviali a bordo dei raft, speciali gommoni che le squadre da quattro/sei persone devono portare a destinazione con coraggio e attenzione. Si tratta di una disciplina che non richiede alcuna competenza in particolare, a esclusione del nuoto. È comunque bene esercitarla al seguito di una guida esperta, che prima della partenza spiegherà ai partecipanti cosa fare e non fare durante la traversata. Il fiume Noce dona 28 bellissimi chilometri navigabili, tra rapide e tratti più tranquilli che consentono, nel frattempo, di ammirare boschi e vette, garantendo emozioni autentiche grazie all’alternanza di un’attività ad alto tasso di energia e gioia e quieta bellezza paesaggistica.
Non per niente il rafting viene considerato terapeutico, tanto da essere utilizzato per cementare lo spirito di squadra tra familiari e amici, ma anche tra colleghi, uniti da un obiettivo comune al di fuori dell’ambiente lavorativo e delle classiche dinamiche aziendali. I centri rafting del Trentino mettono a disposizione il necessario equipaggiamento: tute in neoprene, giubbotto salvagente, pagaia e casco protettivo; è altresì necessario che i partecipanti arrivino con un abbigliamento sportivo, costume incluso. Il fiume Noce è percorribile anche in canoa e kayak, ma per avere un contatto ancora più ravvicinato con la forza dell’acqua l’ideale è l’hydrospeed, che prende il nome dal bob fluviale con cui affrontare l’acquatico avversario.
Un altro modo per godersi l’estate trentina è il wakeboard, sport che nasce dalla fusione tra sci acquatico e snowboard. Come il rafting, è uno sport adrenalinico ma fattibile anche per coloro che sono alle prime armi. Nella Regione esistono due impianti, situati tra il lago di Ledro e il lago di Terlago. Qui si viene trainati non dal classico motoscafo, ma da un cable wakeboard, ossia una fune simile a uno skilift. Velocità, equilibrio e leggerezza: il wakeboard permette di divertirsi e volare letteralmente sull’acqua.
Lakeline è il centro di Terlago, che propone un percorso di circa 230 metri dotato di strutture galleggianti per salti ed evoluzioni aeree. Benché si tratti di una disciplina adatta a tutti, il centro mette a disposizione - oltre al noleggio attrezzatura - una scuola wakeboard. Al lago di Ledro, precisamente in località Pur, si trova invece il Be Wake System: qui il wakeboard viene presentato nella sua variante più semplice, adatta anche ai bambini dai 7 anni in su. Un’attività che libera dalle calorie e - soprattutto - dallo stress in eccesso, rafforzando i muscoli e il sistema cardiorespiratorio.
C’è poi il canyoning, che consiste nella discesa a piedi, ma tramite l’ausilio di corde, di gole percorse da piccoli corsi d’acqua. Una sorta di fusione tra alpinismo e sport fluviali, da realizzare in gruppo e al seguito di guide professionali. Ovviamente i livelli di difficoltà differiscono a seconda della propria preparazione.
Lo speleologo francese Alfred Martel viene considerato il precursore del canyoning, grazie alle esplorazioni da lui condotte durante i primi anni del Novecento nelle Gole di Verdon. Dalla scienza allo sport il passo fu relativamente breve: negli anni Ottanta francesi e spagnoli vi si dedicavano assiduamente. Per chi è in cerca di questo genere di dinamismo, il lago di Ledro, il Garda Trentino e l’area di Campiglio Dolomiti - con la Val Brenta, il torrente Palvico e il Rio Roldono - sono i luoghi ideali. Scivoli e piscine naturali producono contesti di straordinaria bellezza, all’interno dei quali muoversi diviene un’esperienza completa per il corpo e per lo spirito.
Il brivido della velocità in montagna è un’altra storia con le downhill bike
Dall’acqua alla terra: lo sport, in Trentino, prevede un contatto dinamico con Madre Natura anche attraverso i cosiddetti bike park, strutture attrezzate per le mountain bike.Non si pensi al classico trekking: per questo tipo di attività occorrono infatti biciclette da downhill, dato che si tratta di percorsi in discesa su terreni ripidi e scoscesi, dove il rischio di cadute è piuttosto alto. I salti, le curve paraboliche e gli ostacoli, ma anche i north shore (strutture in legno da attraversare a tutta velocità) e i rock garden rendono felicissimi i biker più spericolati. I centri del Trentino-Alto Adige offrono sempre impianti di risalita e bike shuttle, furgoni che trasportano le biciclette al punto di partenza.Come per gli sport acquatici, anche in questo caso è necessario utilizzare l’attrezzatura adeguata, composta da protezioni per le ginocchia e i gomiti, caschi integrali, paraschiena e guanti. Questo sport può essere praticato in Val di Sole, dove si trovano cinque trail differenti per difficoltà e tre trail enduro. In località Pellizzano esiste anche un Kids Bike Park, dedicato al divertimento dei bambini.La parte più interessante del Bike Park Val di Sole è sicuramente costituita dal Black Snacke, famoso percorso di Coppa del Mondo. È il tracciato più impegnativo e, per questo, adatto solo a esperti e a spericolati che abbiano voglia di mettersi alla prova su terreni particolarmente scoscesi a partire da quota 1.500 metri. Dalla medesima altitudine si dipanano anche tre trail di recente realizzazione, alcuni in stile flow - dunque senza particolari ostacoli - e altri più naturali.Una telecabina da otto posti consente una semplice risalita a tre rider con le loro biciclette. Nella parte bassa del bike park si trova un’altra attrazione degna di nota: il four cross (4x), una discesa per gare a quattro, utilizzata ogni anno anche per il Campionato del Mondo di 4x.Il Bike Park Val di Sole aprirà la stagione indicativamente tra fine maggio e inizio giugno. Il Paganella Bike Park è un’altra area spettacolare non solo per gli amanti della disciplina, ma anche per l’utilizzo che è stato fatto del territorio. Trattasi di tre bike zone nate nel 2010 dalla trasformazione di vecchi sentieri e mulattiere, divenuti ormai tracciati all’avanguardia dotati di tutto il necessario per i praticanti.Non è un caso che sia stato inserito nel circuito del Gravity Card, che permette ai possessori della tessera di muoversi liberamente tra i ventotto migliori bike park d’Europa. Il Fassa Bike Park è situato nel cuore delle Dolomiti della Val di Fassa, sopra Canazei. Il primo bike park del Nord-Est propone dodici linee per tutti i livelli, pensate sia per i principianti che per gli esperti.Infine la San Martino Bike Arena sorge al cospetto delle Pale di San Martino e offre tre tracciati per un totale di dieci chilometri. Nemmeno qui manca un efficiente impianto di risalita, costituito da una cabinovia ad agganciamento automatico che in soli dodici minuti raggiunge i 2.200 metri di altitudine.Il risultato? Discese emozionanti, garantite anche dai wall ride, megaparaboliche in cui usare la forza centrifuga per percorrerle nella parte più alta senza il rischio di cadere. Anche la San Martino Bike Arena aprirà per il ponte del 2 giugno, ma per le prime due settimane solo per durante i weekend.
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