Da Orlando altro schiaffo ai 5 stelle: «La riforma Bonafede è da rivedere»
  • Il vicesegretario del Pd, ex Guardasigilli, smonta il lavoro del ministro succeduto a sé stesso. I nodi: civile e fallimentare, intercettazioni, potenziamento delle infrastrutture. E soprattutto la prescrizione. M5s muto.
  • Riunione top secret a Bologna convocata da Davide Barillari, consigliere del Lazio contrario all’inciucio. Ignoto il numero dei partecipanti. «Né scissione, né corrente».

Lo speciale contiene due articoli

Non c’è due senza tre, quando si tratta di cedimenti grillini. Il megacedimento, padre di tutti gli altri arretramenti, ha riguardato l’Europa: prima il voto per fare da stampella a Ursula von der Leyen; poi l’accettazione del terzetto targato Pd Paolo Gentiloni-Roberto Gualtieri-Vincenzo Amendola; quindi la notizia di un possibile ingresso nel gruppo Renew Europe di Emmanuel Macron (non smentita dalla capodelegazione pentastellata all’Europarlamento, Tiziana Beghin); e in sostanza una capitolazione generale rispetto a tutto ciò che i grillini avevano detto per anni di osteggiare (fiscal compact, bail in, fondo salva stati).

Il secondo cedimento è derivato dalla posizione di Paola De Micheli sul dossier Autostrade. Qualcuno l’ha definito un «incidente autostradale», e in effetti il tamponamento (politico) c’è stato, con i grillini duri e puri favorevoli alla revoca della concessione ad Atlantia, e la ministra Pd attestata su una più cauta e vaghissima linea della «revisione»). Ma la De Micheli ha pure aggiunto altro sale sulle ferite grilline: sì alla Gronda e sì al Tav.

E ieri è maturata la terza umiliazione su un punto ultrasensibile per il Movimento, e cioè la giustizia. Tema su cui (in un’intervista a La Stampa) a infierire sui grillini è stato Andrea Orlando, voce due volte significativa, in quanto vicesegretario unico del Pd e ex Guardasigilli. Orland ha fatto capire di aver sentito il suo successore Alfonso Bonafede, con cui avrà un incontro la prossima settimana, «per qualche considerazione a quattr’occhi» sulla riforma della giustizia, ha scritto il giornale torinese. Ma intanto l’esponente Pd ha già messo molte carte sul tavolo, anche in modo urticante: «Non si può pensare che un nuovo governo prenda per buono un testo che è stato costruito da due forze politiche che non ci coinvolsero minimamente. È ragionevole che si ricominci la discussione».

E – come vedremo – non si tratta solo di galateo formale: ci sono almeno quattro nodi concreti. Primo: la norma sulle intercettazioni, che risale a Orlando, e che Bonafede ha bloccato, bollandola come un «bavaglio all’informazione». Su questo il numero due del Pd ha usato toni distensivi («su due o tre cose siamo già d’accordo e possiamo cominciare a lavorarci subito»). Poi però arrivano tre questioni roventi: «il tema civile, l’emanazione del decreto che riguarda il fallimentare, il potenziamento delle infrastrutture nel settore giustizia». In altre parole, al di là della parte penale (a cui verremo tra un istante), il Pd vuole ridiscutere tutto («i nodi non si sciolgono con ultimatum sui giornali, ma sedendo a un tavolo e discutendo»).

E allora arriviamo anche al punto più spinoso, quello della prescrizione, oggetto – come si ricorderà – di un pesante scontro dei grillini con la Lega di Matteo Salvini, poche settimane fa. Facciamo un passo indietro: un anno fa, su questo tema, si registrò una pericolosa fuga in avanti grillina, che la Lega riuscì solo a rinviare. Di che si trattava? Della volontà pentastellata di disporre la sospensione della prescrizione dopo il primo grado, con il rischio concreto per i cittadini di processi eterni. La Lega non riuscì a bocciare il progetto, ma solo a rinviarlo a gennaio 2020, subordinandone la partenza a una riforma complessiva della giustizia. Che però – secondo Bonafede – sarebbe arrivata proprio con il suo attuale disegno di legge. Ecco perché lo scontro con Salvini, su quel tema, era divenuto al calor bianco.

Su questo punto, Orlando si è mantenuto vago. Nella sua intervista di ieri, si è limitato a affermazioni generali: «Credo che la drastica cancellazione della prescrizione sia un errore, ma dentro un percorso processuale si possono trovare equilibri compensando con altre garanzie». Ma il Pd vuole comunque riparlare di tutto. Concetto che ieri sera Orlando ha ribadito in una dichiarazione al sito del Fatto quotidiano.

E il carico più pesante è arrivato dal vicesegretario Pd sul tema dell’immigrazione e dei decreti sicurezza, su cui Orlando ha chiesto «discontinuità» e una «valutazione complessiva». Che, dietro il velo del politichese, vuol dire riscriverli daccapo. Cosa che esporrebbe il governo alla prevedibile e motivatissima furia di Salvini, e i grillini a una figuraccia clamorosa. Per questo M5s vorrebbe limitarsi a ritocchi minimi, politicamente simbolici ma non di sostanza.

Ieri, su tutto questo, si è registrato un gran silenzio grillino. Fino a sera, nulla sui social di Di Maio e Bonafede, niente dichiarazioni ufficiali. Circolava solo lo spin che Di Maio vuol far passare in questi giorni tra i suoi: «Non voglio conflitti, vi prego di non rispondere alle provocazioni, ma dite al Pd di non comportarsi come la Lega». E però il punto – ben al di là del comportamento altrui – è l’atteggiamento dei grillini: la voglia disperata di evitare il voto li porterà a subìre dal Pd ciò che non vollero accettare dalla Lega?

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