A Roma, mentre è a far visita a papa Leone, il premier spagnolo viene raggiunto da notizie che gli strappano, anche se non credente, una preghiera: il Psoe è travolto dall’ennesima inchiesta giudiziaria. A quel punto San Pedro, protettore della sinistra italiana, costretto a commentare il disastro in patria, di fronte alle richieste di elezioni anticipate, sceglie la strada del «tiriamo a campare»: «Le elezioni di un Paese», sottolinea Sánchez, «vanno convocate in ragione dell’interesse generale e non per interessi di partito, e l’interesse generale ora, con guerre in tutto il mondo e crisi che richiedono risposte efficaci ed eque è quello della stabilità. Non sto dicendo che la stabilità che abbiamo raggiunto in questi ultimi otto anni, con me alla guida del governo, in circostanze molto difficili con crisi di straordinaria complessità sia fine a sé stessa», aggiunge, «ma è chiaramente uno strumento importante per ottenere i risultati economici che stiamo registrando». A chiedere il voto anticipato non sono solo, come vedremo, le opposizioni, ma pure alcuni alleati di Sánchez, come il Partito nazionalista basco. Sumar, che è al governo con il Psoe, e Esquerra Republicana de Catalunya, che garantisce al premier l’appoggio esterno, non faranno cadere il governo fino a una eventuale accusa di finanziamento illecito del Partito socialista. I pochi deputati di Podemos, prima confluiti e poi fuoriusciti da Sumar e ora all’opposizione, sono estremamente duri sia con Sánchez che con i Popolari, ed escludono di sostenere una mozione di sfiducia di questi ultimi: «La soluzione alla corruzione del Psoe», dice, a quanto riporta La Presse, la leader Ione Belarra, «non può essere la corruzione del Pp». Rispetto a José Luis Rodriguez Zapatero, il suo predecessore di nuovo al centro della bufera giudiziaria, Sánchez conferma il suo sostegno: «Ho avuto modo di leggere l’ordinanza. Ribadisco ancora una volta», argomenta il premier spagnolo, «la mia piena collaborazione con la magistratura, il pieno rispetto della presunzione di innocenza e tutto il mio sostegno a Zapatero. Credo non ci siano motivi per cambiare questa posizione». Pieno garantismo anche nei confronti di Ana María Fuentes, responsabile amministrativa del Psoe, pure lei sotto inchiesta. «È una donna che ha gestito meticolosamente le finanze del Partito socialista», dice Sánchez, «ci sono state molte speculazioni, molte voci, su presunte irregolarità nei finanziamenti. Non minimizzo l’importanza o la gravità dell’indagine in corso, ma voglio anche chiarire che nel momento in cui emergeranno nuove informazioni riguardanti attività o condotte irregolari, il Partito Socialista agirà con decisione, come ha sempre fatto». Veniamo alle opposizioni: il presidente del Partito popolare spagnolo, Alberto Núñez Feijóo, chiede elezioni anticipate: «Non c’è altra opzione se non quella di dare immediatamente voce al popolo spagnolo», afferma Feijóo , «quante altre retate, quante altre tangenti, quante altre mazzette, quanti altri contanti in borse, quanti gioielli, quanti altri fascicoli? La Spagna sta attraversando un periodo di agonia politica», aggiunge il leader dei Popolari, come riporta l’Agi, «e un’atmosfera politica insopportabile. Chiedo ai partiti alleati del Psoe di dire basta a un governo che puzza. Sánchez, se vuole avvicinarsi al Papa, dovrebbe ricordarsi il settimo comandamento, non rubare, e l’ottavo, non dire falsa testimonianza. Non ne possiamo più, la situazione è estremamente grave». Ci va giù duretto pure il leader di Vox, Santiago Abascal: «Bisogna recuperare una Spagna decente», afferma Abascal in un video su X, «non passa neanche un’ora senza che si conoscano nuovi dettagli della mafia di Sánchez e di Zapatero. Bisogna arrestarli e processarli. Tutti coloro che ancora li stanno difendendo o giustificando da diversi incarichi nazionale e internazionali lo fanno solo perché fanno parte della stessa mafia». Sulla vicenda spagnola interviene anche Nicola Procaccini, co-presidente dei Conservatori e Riformisti europei all’Europarlamento ed eurodeputato di Fratelli d’Italia: «Anche il nuovo idolo di Pd, Avs e M5s Sánchez», scrive Procaccini su X, «è rincorso da accuse pesantissime di corruzione che coinvolgono la moglie e mezzo partito. Se questi sono i loro modelli da importare in Italia, anche no. Viva Zapatero era il titolo di un film realizzato dalla Guzzanti, quando a sinistra italiana idolatrava l’allora premier spagnolo. Oggi beccato con milioni di euro in gioielli mentre, secondo la stampa iberica, stava per scappare in Venezuela». Intanto, il senato spagnolo, dove il Partito popolare ha la maggioranza, ieri ha approvato una mozione di «riprovazione» contro il governo Sánchez per i casi di corruzione che stanno travolgendo il Psoe, promossa dallo stesso Pp. Il testo ha ricevuto 146 voti a favore, (Pp e Vox), 99 contrari (Psoe, Erc, Eh Bildu e Compromis, i partiti di maggioranza) e 13 astenuti: i nazionalisti baschi del Pnv, quelli catalani di Junts per Catalunya, i senatori di Coalición Canaria e altri gruppi. Il senato, in Spagna, è una «Camera di rappresentanza territoriale», che ha la funzione di garantire che le istanze delle diverse comunità autonome trovino spazio a livello nazionale.