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2021-09-05
Cuciniamo insieme: cheesecake con fichi e prosciutto
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Ultimi scampoli d'estate e c'è un frutto che fa da congiunzione tra le calure agostane e le brezze ottobrine: è il fico. Lo trascuriamo un po' ultimamente perché è molto disponibile e ha lasciato spazio ad altri frutti più glamour. Ma dal punto di vista gastronomico è una perdita (ci si fa di tutto: dal salato al dolce passando per i mosti e le salse!), dal punto di vista agricolo un insulto dacché il fico ha rappresentato per millenni l'albero del pane dei braccianti e dei mezzadri, dal punto di vista nutrizionale un errore. Il fico è pianta apotropaica per eccellenza nella vicenda mediterranea (sua terra d'origine anche se qualcuno lo fa discendere da piante caucasiche) dacché presiede alla fertilità, alla fecondità, è l'asse che collega terra e cielo, è contemporaneamente albero (e frutto) sacro ad Athena (che regalò agli uomini anche l'ulivo il che dimostra come il fico sia uno dei pilastri della civiltà mediterranea) e a Dioniso dio del vino, dell'ebrezza, della dismisura ma anche dio scuro dunque dio dell'inconoscibile. Si vuole che sotto il fico nascano i grandi come Romolo e Remo, Platone sosteneva che fosse l'albero dei sapienti e dei filosofi, gli etruschi praticavano anche la sicomanzia cioè la divinazione attraverso la lettura delle foglie. Ovviamente si riteneva che i fichi fossero anche un po' afrodisiaci (per la forma, perché piacciono molto alle signore, perché sono un coadiuvante dell'umore). Il fico piace molto ai casari perché col latte di fico si fa un ottimo caglio vegetale e ai pittori perché il latte di fico mescolato al tuorlo d'uovo fissa bene i colori. E comunque se andate nelle estreme zone rurali troverete che le case hanno tutte accanto un o più alberi di fico: erano la riserva alimentare. Anche perché il fico ha la particolarità di avere specie che fruttificano in epoche diverse: il fiorone a fine primavera, il fico a fine estate e i cimaroli che fruttificano fino quasi all'inverno. Ci sono i dottati, i neri, i violetti, è una pianta che ha più di 200 diverse cultivar e come la vite si trova sia silvestris (che non dà frutti edibili) che sativa che invece è quella che ci mangiamo. Ma è certamente un toccasana oltre a essere in gastronomia ampiamente usato: era lo zucchero di una volta, il fico secco era la riserva calorica e la base di cento dolci. Insomma si dovrebbe scrivere un trattato sui fichi. Dal punto di vista nutrizionale sono un ottimo energetico, apportano molti sali minerali e hanno una funzione lassativa e depurativa oltreché antianemica e antimicrobica. Ci sono infinite ragioni per volere bene al fico e così abbiamo pensato una ricettina veloce, gustosa che quando la offrirete farà esclamare ai vostri ospiti: troppo fico!
Ingredienti - 150 grammi di taralli classici all'olio di oliva, 150 grammi di taralli multicereali, 200 grammi di ricotta vaccina, 120 grammi di burro di primo affioramento, 200 grammi di formaggio caprino, 150 grammi di ottimo prosciutto, due rametti di rosmarino, 4 o 5 fichi belli maturi, sale, pepe e latte q.b.
Procedimento - Con l'aiuto del mixer riducete in granella i taralli a cui aggiungerete il rosmarino frullando bene. Sciogliete il burro a bagnomaria o nel microonde e in una terrina incorporatelo al trito di taralli. Lavoratelo molto bene fino a ottenere una simil pasta. Prendete una tortiera (se volete sformare la torta prendetela con la cerniera o foderatela con carta forno) e premendo bene con un cucchiaio o il fondo di un bicchiere stendete l'impasto su tutta la superficie e i bordi: è la base della nostra cheesecake. Ora passatela in frigo per circa mezz'ora. Nel frattempo montate la crema di formaggio unendo ricotta e caprini; salate appena, aggiustate di pepe e lavorate con energia. Se serve aiutatevi con qualche goccia di latte per aumentare la cremosità. Aprite i fichi in quattro senza spellarli, ma dopo averli lavati e asciugati con accuratezza. Ora ritirate dal frigo la base della cheesecake e ricopritela con la crema al formaggio: guarnite con i fichi e le fette di prosciutto. Avete finito. Se volete potete ripassare tutto in frigo per un altro quarto d'ora.
Come far divertire i bambini - Possono sia aiutarvi a comprimere la base della torta sia guarnirla. Si sentiranno importanti!
Abbinamento - Abbiamo optato per un profumatissimo sauvignon del Collio, ma va benissimo anche un Muller Thurgau, un Moscato vinificato fresco, perfetto anche un Prosecco meglio ancora se rosato, così come qualsiasi bollicina morbida.
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Ci sono infinite ragioni per volere bene al fico e così abbiamo pensato una ricettina veloce, gustosa che quando la offrirete farà esclamare ai vostri ospiti: troppo fico! Ultimi scampoli d'estate e c'è un frutto che fa da congiunzione tra le calure agostane e le brezze ottobrine: è il fico. Lo trascuriamo un po' ultimamente perché è molto disponibile e ha lasciato spazio ad altri frutti più glamour. Ma dal punto di vista gastronomico è una perdita (ci si fa di tutto: dal salato al dolce passando per i mosti e le salse!), dal punto di vista agricolo un insulto dacché il fico ha rappresentato per millenni l'albero del pane dei braccianti e dei mezzadri, dal punto di vista nutrizionale un errore. Il fico è pianta apotropaica per eccellenza nella vicenda mediterranea (sua terra d'origine anche se qualcuno lo fa discendere da piante caucasiche) dacché presiede alla fertilità, alla fecondità, è l'asse che collega terra e cielo, è contemporaneamente albero (e frutto) sacro ad Athena (che regalò agli uomini anche l'ulivo il che dimostra come il fico sia uno dei pilastri della civiltà mediterranea) e a Dioniso dio del vino, dell'ebrezza, della dismisura ma anche dio scuro dunque dio dell'inconoscibile. Si vuole che sotto il fico nascano i grandi come Romolo e Remo, Platone sosteneva che fosse l'albero dei sapienti e dei filosofi, gli etruschi praticavano anche la sicomanzia cioè la divinazione attraverso la lettura delle foglie. Ovviamente si riteneva che i fichi fossero anche un po' afrodisiaci (per la forma, perché piacciono molto alle signore, perché sono un coadiuvante dell'umore). Il fico piace molto ai casari perché col latte di fico si fa un ottimo caglio vegetale e ai pittori perché il latte di fico mescolato al tuorlo d'uovo fissa bene i colori. E comunque se andate nelle estreme zone rurali troverete che le case hanno tutte accanto un o più alberi di fico: erano la riserva alimentare. Anche perché il fico ha la particolarità di avere specie che fruttificano in epoche diverse: il fiorone a fine primavera, il fico a fine estate e i cimaroli che fruttificano fino quasi all'inverno. Ci sono i dottati, i neri, i violetti, è una pianta che ha più di 200 diverse cultivar e come la vite si trova sia silvestris (che non dà frutti edibili) che sativa che invece è quella che ci mangiamo. Ma è certamente un toccasana oltre a essere in gastronomia ampiamente usato: era lo zucchero di una volta, il fico secco era la riserva calorica e la base di cento dolci. Insomma si dovrebbe scrivere un trattato sui fichi. Dal punto di vista nutrizionale sono un ottimo energetico, apportano molti sali minerali e hanno una funzione lassativa e depurativa oltreché antianemica e antimicrobica. Ci sono infinite ragioni per volere bene al fico e così abbiamo pensato una ricettina veloce, gustosa che quando la offrirete farà esclamare ai vostri ospiti: troppo fico! Ingredienti - 150 grammi di taralli classici all'olio di oliva, 150 grammi di taralli multicereali, 200 grammi di ricotta vaccina, 120 grammi di burro di primo affioramento, 200 grammi di formaggio caprino, 150 grammi di ottimo prosciutto, due rametti di rosmarino, 4 o 5 fichi belli maturi, sale, pepe e latte q.b. Procedimento - Con l'aiuto del mixer riducete in granella i taralli a cui aggiungerete il rosmarino frullando bene. Sciogliete il burro a bagnomaria o nel microonde e in una terrina incorporatelo al trito di taralli. Lavoratelo molto bene fino a ottenere una simil pasta. Prendete una tortiera (se volete sformare la torta prendetela con la cerniera o foderatela con carta forno) e premendo bene con un cucchiaio o il fondo di un bicchiere stendete l'impasto su tutta la superficie e i bordi: è la base della nostra cheesecake. Ora passatela in frigo per circa mezz'ora. Nel frattempo montate la crema di formaggio unendo ricotta e caprini; salate appena, aggiustate di pepe e lavorate con energia. Se serve aiutatevi con qualche goccia di latte per aumentare la cremosità. Aprite i fichi in quattro senza spellarli, ma dopo averli lavati e asciugati con accuratezza. Ora ritirate dal frigo la base della cheesecake e ricopritela con la crema al formaggio: guarnite con i fichi e le fette di prosciutto. Avete finito. Se volete potete ripassare tutto in frigo per un altro quarto d'ora. Come far divertire i bambini - Possono sia aiutarvi a comprimere la base della torta sia guarnirla. Si sentiranno importanti! Abbinamento - Abbiamo optato per un profumatissimo sauvignon del Collio, ma va benissimo anche un Muller Thurgau, un Moscato vinificato fresco, perfetto anche un Prosecco meglio ancora se rosato, così come qualsiasi bollicina morbida.
A finire sotto pressione sono stati i Gilt, i titoli di Stato britannici. «Sull’obbligazionario britannico avevamo visto segnali di stabilizzazione importanti, ma le tensioni internazionali hanno rimescolato le carte in modo brutale», spiega Salvatore Gaziano, responsabile delle strategie di investimento di SoldiExpert Scf. «Quello che doveva essere l’anno del grande allentamento monetario si è trasformato in un nuovo stress test sui rendimenti, con i tassi di interesse che hanno subito un’impennata vertiginosa, facendo scendere i prezzi delle obbligazioni».
Gli Etf sui governativi inglesi hanno accusato cali fra il -3,7% e il -4,5%, con punte di 7% sulle scadenze più lunghe. Il rendimento del decennale è tornato oltre il 5,1%, ai massimi dalla crisi del 2008.
A pesare non è solo il petrolio, ma la politica. Il governo laburista di Keir Starmer, nato con la promessa di riportare serietà a Westminster, si trova indebolito dalle ricadute dello scandalo Epstein. «L’instabilità politica è tornata a essere un fattore di rischio primario», osserva Gaziano. «I mercati reagiscono con estrema sensibilità quando percepiscono un vuoto di potere. Lo scandalo Epstein non è solo una questione di cronaca, ma un colpo alla stabilità di un governo già sotto pressione per la gestione economica».
La Borsa di Londra ha mostrato maggiore tenuta. «In un mondo incerto, i giganti dell’energia e delle materie prime, che abbondano a Londra, hanno agito parzialmente da paracadute», osserva Gaziano. Ma la spaccatura interna si allarga: se il Ftse 100 regge grazie alle multinazionali, il Ftse 250, più esposto all’economia domestica, soffre molto di più.
Il nodo, però, è anche strutturale. «il Regno Unito sconta una rigidità strutturale che l’Europa continentale ha in parte superato», spiega Salvatore Gaziano, «Mentre Germania e Francia hanno imparato a diversificare le scorte e gestire meglio i picchi dei prezzi energetici, l’Uk è rimasto prigioniero di un modello di fissazione dei prezzi che scarica immediatamente ogni aumento sulle bollette delle famiglie. Se a questo aggiungiamo mutui che corrono verso il 5%, capiamo perché la fiducia dei consumatori britannici sia oggi ai minimi termini, molto più che in Italia o in Spagna».
Fra i titoli spicca Legal & General, con dividendi elevati e il ruolo di «cassaforte». In negativo, invece, 3i Group, crollata del -19% in una sola seduta dopo i segnali di rallentamento della catena Action. «Quando le aspettative di crescita vengono deluse anche di poco, i multipli del private equity vengono ricalcolati con una rapidità brutale», conclude Gaziano.
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Maurizio Landini (Ansa)
Firme che giustificano, neanche a dirlo, il commento entusiasta del ministro Paolo Zangrillo, che ha parlato di «obiettivo raggiunto», e che hanno spinto il premier, parco di parole negli ultimi tempi, a intervenire via social per rivendicare il successo. «Il governo», ha evidenziato Giorgia Meloni, «continua a lavorare sull’aumento dei salari. Oggi la firma del rinnovo della parte economica del contratto collettivo nazionale del comparto Istruzione, per il triennio 2025-2027, che interessa oltre un milione di dipendenti. È il terzo rinnovo per il comparto Istruzione dall’inizio della legislatura: una cosa mai accaduta prima».
La Meloni ha ragione a rivendicare la firma anche perché si tratta di uno schiaffo alla gestione politica che Maurizio Landini ha impresso alla Cgil. Schiaffone ancora più sonoro, perché non arriva dall’esecutivo, cosa che di questi tempi non farebbe notizia, ma dalla stessa Cgil. Il segretario ha fatto del no a prescindere al rinnovo dei contratti della Pa una delle cifre distintiva del suo mandato. Istruzione, sanità, lavoratori dei ministeri o delle Regioni poco importa. Nell’ultima tornata c’è stata solo opposizione. Il leader che ormai partecipa come capopolo a tutte le battaglie politiche della sinistra (l’impiego di forze della Cgil sul No al referendum della giustizia è comparabile a quello del Pd) si è sempre opposto ai nuovi contratti, nonostante il governo avesse messo sul piatto circa 20 miliardi. Un cifra record, insufficiente per i desiderata di Landini. Motivo? Nel rinnovo precedente, 2022-2024, non veniva coperta l’inflazione monstre del periodo. Copertura impossibile, visto che parlavamo di un costo della vita schizzato del 17%. Insomma, aumenti del 7-8% non bastavano. E adesso? Cos’è cambiato? Perché la Cgil firma? La motivazione ufficiale è che in quest’ultima tranche, incrementi in busta paga da 135 euro per la parte economica 2025-27, l’inflazione verrebbe potenzialmente coperta, ma la realtà è tutt’altra. Entrando nel merito, va infatti ricordato che senza il contratto precedente, che è stato rinnovato senza l’avallo della Cgil, quest’ultimo rinnovo non ci sarebbe mai stato. E del resto Landini questa firma la subisce. Il segretario è costretto a fare buon viso a cattivo gioco rispetto ai mal di pancia di una categoria, quella della scuola (e non è la sola), che è stanca di seguire la linea politica del capo e capisce che continuando a dire sempre no gli iscritti fuggono.
C’è di più. Perché i rapporti tra Maurizio Landini e Gianna Fracassi, la segretaria generale della Flc (Federazione lavoratori della conoscenza), non sono idilliaci. La Fracassi era legata alla gestione precedente (con Susanna Camusso è diventata segretaria confederale con deleghe importantissime, comprese le politiche economiche) e si sussurra che ambisca a prendere il posto dell’ex Fiom, anche per depoliticizzare il sindacato.
Ma al di là della questione personale, la firma sul contratto della scuola squarcia il velo di ipocrisia che ormai da mesi nasconde le tensioni tra la gestione del segretario e una parte consistente del sindacato.
Perso il sostegno dei suoi, sembra che nelle scorse ore Landini abbia addirittura contattato un esponente molto importante del governo, particolarmente vicino a Palazzo Chigi, per chiedere margini su una riapertura del contratto in caso di inflazione galoppante causa guerra. Il senso del discorso sarebbe stato: «Alla fine noi firmiamo, ma se la situazione precipita qui si ricontratta tutto». Diplomatica, ma eloquente la risposta: guarda che quello che chiedi non si può fare.
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Ecco #DimmiLaVerità del 2 aprile 2026. Il capogruppo di Fdi in Commissione Sport, Alessandro Amorese, commenta il flop dell'Italia e chiede più libertà per le tifoserie.
Tutti a guardare il prezzo del petrolio, ma a Wall Street si è svegliato un guru come Bill Ackman: è bastato un suo post su X, nel quale diceva che le azioni erano sottovalutate, per far partire gli acquisti sulle Borse lunedì. Un trend che continua a durare, fino alla prossima scusa per vendere.