I Cristiani perseguitati nel mondo sono 340 milioni
  • Il fenomeno delle persecuzioni anticristiane è ben lungi dal rivelarsi un’anticaglia da relegare al passato. Si tratta al contrario di una realtà tremendamente viva, che – nella sua gravità – colpisce numerosi Paesi, e che si articola in svariate modalità.
  • Da quando il Nagorno Karabakh è sotto il controllo azero non si placano le preoccupazioni per il patrimonio culturale armeno con numerose denunce di episodi di vandalismo e cancellazione. L’architetto armeno Gaianè Casnati: «Si calcola che almeno 1.456 monumenti armeni tra cui 161 chiese siano passati sotto il controllo azero, oltre a 10 musei che si sono bruscamente trovati a cambiare direzione».

Lo speciale contiene due articoli.

Secondo il rapporto «World Watch List 2021» dell’agenzia missionaria cristiana, Open Doors, sarebbero oltre 340 milioni nel mondo i cristiani che sperimentano almeno un livello alto di persecuzione e discriminazione a causa della propria fede (un cristiano ogni otto). E i dati preoccupanti non si fermano qui. L’organizzazione ha infatti riportato che, tra i cento Paesi monitorati dalla sua ricerca, salgono a 74 quelli che mostrano un livello di persecuzione e discriminazione definibile alta, molto alta o estrema. In media, sono ben tredici i cristiani uccisi e quattro quelli rapiti ogni giorno. Inoltre, «i cristiani uccisi per ragioni legate alla fede crescono del 60%, con la Nigeria ancora terra di massacri, assieme ad altre nazioni dell’Africa Sub-Sahariana colpite dalla violenza anticristiana: nella top 10 dei paesi con più uccisioni di cristiani troviamo otto nazioni africane». Tutto questo, senza trascurare che la pandemia abbia reso ulteriormente vulnerabili le minoranze cristiane soggette a persecuzione e ostilità. «Per via del confinamento, la violenza domestica è cresciuta esponenzialmente. Molti convertiti alla fede cristiana hanno vissuto chiusi in casa con coloro che maggiormente osteggiavano la loro nuova fede (familiari)». In tutto questo, il rapporto evidenzia anche come «sono aumentati i rapimenti, le conversioni e i matrimoni forzati ai danni di donne e ragazze».

Tra i Paesi maggiormente interessati dal fenomeno persecutorio anticristiano, si registrano: la Corea del Nord, l’Afghanistan, la Somalia, la Libia, il Pakistan, l’Eritrea, lo Yemen, l’Iran e la Nigeria. Gli effetti della pandemia hanno invece reso le minoranze cristiane più vulnerabili in aree come India, Myanmar, Nepal, Vietnam e Bangladesh. Tra le new entry in questa triste lista si notano: Messico, Repubblica democratica del Congo, Mozambico ed Isole Comore. Il rapporto di Open Doors ha tra l’altro messo in luce una crescita dell’ostilità da parte della Cina che attua «tra le altre cose una sempre più stringente sorveglianza (anche tecnologica) sulle attività cristiane e un numero di arresti difficilmente rintracciabile». «La sinicizzazionedel cristianesimo», secondo l’organizzazione, «è stata estesa a febbraio 2020 con nuove norme regolanti l’organizzazione dei culti, la selezione dei responsabili ecclesiali, l’assunzione del personale, fino alla reinterpretazione della Bibbia secondo i valori fondamentali del socialismo». Non solo: secondo Open Doors «i funzionari del Partito Comunista nello Shanxi, nell’Henan, nello Jiangxi, nello Shandong e in altre province, hanno minacciato di ritirare i sussidi sociali, comprese le pensioni, se i cristiani si rifiutano di sostituire le immagini cristiane (come le croci), con le immagini del presidente Xi Jinping». Aspetti inquietanti, a cui – forse – la comunità internazionale dovrebbe prestare maggiore attenzione: a partire proprio dagli Stati Uniti. Se Donald Trump aveva infatti considerato la tutela della libertà religiosa (in patria e all’estero) come uno dei capisaldi della propria agenda, Joe Biden è apparso – almeno finora – molto più tiepido sull’argomento.

Il rapporto si occupa tuttavia di registrare anche casi in cui la situazione dei cristiani è (almeno parzialmente) migliorata. In Sudan, per esempio, la pena di morte per apostasia è stata abolita. Tutto questo, mentre «la sua nuova costituzione garantisce la libertà di religione, omette la sharia come sua principale fonte di legge e non specifica più l’islam come religione di stato». In particolare, la vita per il 6% dei cristiani presenti nel Paese starebbe migliorando. In Iraq invece un gruppo di giovani musulmani si sarebbe attivato per ripulire chiese e case distrutte e incoraggiare i cristiani sfollati, a causa dell’Isis, a tornare in quei luoghi.

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