True
2022-12-25
Il Cristianesimo in Francia sta per soccombere
True
Secondo un’interpretazione molto restrittiva della legge del 1905 sulla «separazione tra le Chiese e lo Stato», vari giudici hanno condannato gli enti locali che avevano «osato» esporre il Bambinello e la Sacra Famiglia. Quest’anno è toccato a Perpignan e Beziers, due comuni amministrati da maggioranze rette dal Rassemblement National (Rn) di Marine Le Pen o dai suoi alleati.
Anche nel 2022, le sentenze sono arrivate dopo i ricorsi presentati da associazioni di sinistra. Tra queste figura la Ldh, la Lega dei diritti umani che, con una procedura d’urgenza avviata davanti al Tar di Montpellier, ha fatto condannare il comune di Perpignan, reo di aver allestito un presepe nel municipio. A nulla è servito a ricordare ai giudici che l’iniziativa rientrava nel patrimonio culturale catalano, proprio della cittadina francese. Come riportato dal quotidiano cattolico La Croix, l’avvocato difensore del comune mediterraneo, Delphine Joubes, ha fatto notare questa specificità. Ma, la legale della Ldh, l’avvocato Sophie Mazas, è riuscita a far respingere questo elemento con una giustificazione ai confini della realtà. Secondo l’avvocato della Lega dei diritti umani, «effettivamente in Catalogna c’è la tradizione di pessèbre (termine catalano che significa presepe, ndr), ma in questo caso abbiamo tutte le caratteristiche religiose con Maria, Giuseppe e i re magi, contrari alla legge del 1905». Quindi, per ricapitolare, in Francia è intollerabile porre in un luogo pubblico dei semplici pupazzetti che ricordino anche lontanamente l’esistenza di Gesù Cristo, la sua nascita da una donna. Tuttavia (quasi) nessuno trova niente da ridire quando, praticamente ogni anno Anne Hidalgo, il sindaco socialista di Parigi, augura ai cittadini di confessione musulmana «una buona festa dell’Aïd el-Fitr», che segna la fine del mese del Ramadan. Praticamente nessuno ha fiatato anche l’8 settembre 2020 quando il sindaco ecologista di Lione, Grégory Doucet, ha rifiutato di partecipare alla cerimonia del Voeux des echevins. L’evento ricorda ogni anno un voto alla Madonna fatto nel 1643 dall’allora capo della città, perché Lione venisse risparmiata dall’epidemia di peste che stava mietendo vittime in tutta Europa. È interessante notare che giusto 24 ore dopo aver boicottato la cerimonia cristiana, Doucet ha preso parte alla posa della prima pietra di una nuova moschea in un quartiere sensibile di Lione. Evidentemente per il primo cittadino dell’antica capitale della Gallia, la sua scelta era normale. Tanto è vero che il sindaco è arrivato anche a scrivere su Twitter che «le autorità pubbliche hanno il dovere di proteggere coloro che non vogliono praticare (una religione). O che non vogliono credere (ad una divinità)». La frase era accompagnata da una foto scattata alla posa della prima pietra, che qualcuno ha interpretato come un messaggio rassicurante inviato ai lionesi di fede islamica.
Tornando ai presepi vietati, va ricordato che in Francia gli scontri tra i favorevoli e i contrari al Bambinello si ripetono praticamente ogni anno, con risultati alterni. Lo scorso 16 novembre, il sindaco Rn di Beaucaire, Julien Sanchez ha inaugurato un presepe leggermente provocatorio. Per la realizzazione dell’opera sono stati impiegati circa trecento santon, come si chiamano statuine in francese. Pastorelli, artigiani, angeli, pecorelle, ma non la Sacra Famiglia. All’inaugurazione del presepe, il primo cittadino ha ricordato la vicenda dell’Ocean Viking, approdata giusto qualche giorno prima a Tolone. Sanchez ha dichiarato che in quel momento “sul Rodano era presente l’ Ocean Santons (con a bordo Maria, Giuseppe, i re magi e un bambino prossimo alla nascita) una nave in difficoltà che ha chiesto di approdare nel porto più vicino (Beaucaire appunto). Nei prossimi giorni - ha aggiunto il sindaco - il Centro Comunale di Azione Sociale dovrà pronunciarsi sull’opportunità di accogliere la nave per consentire il parto nel nostro presepe, nelle migliori condizioni”.
Il presepe senza natività allestito a Beaucaire, potrà far sorridere ma è la dimostrazione dell’integralismo laicista che irriga tutte le istituzioni repubblicane francesi e che scatta solo quando c’è in ballo qualche riferimento, anche lontano, al cristianesimo. Il paragone farà senz’altro gridare allo scandalo tutti quei francesi che si riempiono la bocca con la parola laicité, ma le reazioni degli inflessibili funzionari transalpini che pretendono la rimozione di presepi dai luoghi pubblici ricorda quella della polizia dei costumi iraniana, ma al contrario. Nell’ex Persia i funzionari di questa brigata speciale della polizia, vigilano sui cittadini affinché si attengano alle regole dell’islam. In Francia invece, guai ad avere anche semplice riferimento sbiadito alla fede cristiana in un ambito pubblico, sarebbe un affronto alla “religione” repubblicana nata a Parigi ai tempi dei Lumi. E’ interessante notare che questi stessi funzionari, di solito, non fiàtano quando delle Femen o le attiviste di altre organizzazioni simili vanno ad urinare a seno nudo nelle chiese. Queste manifestazioni non costano molto e apportano visibilità. Più difficile sarebbe protestare, ad esempio, contro la pratica delle mutilazioni sessuali che, in Francia, è purtroppo in continua crescita (*) soprattutto tra le donne di origine africana. E così, al di là delle alpi la Ldh - un’associazione che dice di battersi per la difesa dei diritti dell’uomo - ritiene che la presenza di una statuetta di Gesù Cristo appena nato costituisca un pericoloso attentato ai diritti fondamentali. Le ragioni di questa ostinata cristofobia vanno al di là delle leggi della République. Forse alcuni teologi ed esorcisti potrebbero fornire delle spiegazioni su questo timore che lo Stato francese nutre nei confronti di Gesù. Ma il discorso sarebbe lungo. Noi ci limitiamo a constatare ciò che praticamente ogni anno a Natale al di là delle Alpi dove, un tempo, viveva la “figlia primogenita della Chiesa cattolica” e dove ora il Figlio di Dio non è più il benvenuto.
(*) Nota. Secondo un rapporto del 2019 di Santé Publique France : “In Francia, a metà degli anni 2000 una prima misurazione indiretta stimava che circa 60.000 donne adulte avevano subito una Mgf (Mutilazione Genitale Femminile)” [...] “stimiamo che all’inizio degli anni 2010, circa 125.000 donne adulte « mutilate » vivevano in Francia. Questo aumento nell’arco di 10 anni si spiega con la femminilizzazione della popolazione migrante e con l’invecchiamento delle « seconde generazioni».
Chiese e presepi sfregiati in tutto il Paese
A pochi giorni da Natale, varie chiese francesi sono diventate il bersaglio di atti vandalici e profanazioni. L’ultimo, in ordine di tempo, è avvenuto giovedì nella chiesa di Sant’Anna d’Arvor nella città di Lorient, nel sud della Bretagna. Approfittando della pausa pranzo di un carpentiere che stava effettuando delle riparazioni nel luogo di culto, uno o più individui hanno distrutto diversi simboli religiosi. Come hanno mostrato le immagini diffuse da vari media, le statue della Vergine Maria, quella di Santa Teresa del Bambino Gesù e di Santa Giovanna d’Arco sono state ridotte in mille pezzi dopo essere state scaraventate a terra. Anche dei ceri sono stati spezzati e il presepe allestito nella chiesa è stato deturpato. Le statue di San Giuseppe e Sant’Anna, sono state risparmiate ma solo perché erano più pesanti per essere spostate dai vandali.
Nella notte tra il 19 e il 20 dicembre scorsi, invece, alcuni individui hanno scritto con lo spray degli insulti sulle porte della chiesa di San Rocco, in pieno centro a Parigi a due passi dal museo del Louvres. Le foto delle scritte lasciano pensare che gli autori della degradazione siano vicini agli ambienti anarchici. In effetti, i vandali hanno scritto insulti e tirato in ballo «nazisti francesi» e «finti nobili».
Sempre il 19 dicembre, a Rouen, il capoluogo della Normandia, due giovani ubriachi hanno scalato le pareti della chiesa di San Macuto e hanno fatto cadere dal tetto un pinnacolo che è andato in mille pezzi. I giovani, che avevano anche rubato delle bevande alcoliche in un negozio di alimentari vicino alla chiesa, sono stati fermati. Non è ancora chiaro se la distruzione del pinnacolo sia stata volontaria o solo legata all’effetto dell’alcool, ma il danno al patrimonio è importante visto che la chiesa è stata costruita tra il XV e il XVI secolo.
Il 20 dicembre, nella chiesa della Trinità posta in un quartiere «caldo» di Bordeaux, sono state trovate sei biglie d’acciaio vicino a un doppio vetro interno. Inoltre, sono stati notati ben diciassette segni di impatto di oggetti (tipo sassi o biglie metalliche appunto), sempre sullo stesso vetro che comunque ha parzialmente resistito ai colpi.
All’inizio di dicembre nel Puy-de-Dome - la regione attorno a Clermont-Ferrand - sono state scoperte le tracce di un principio d’incendio nella chiesa dedicata a San Giovanni, del Comune di Ambert. Qualcuno ha tentato di incendiare delle foglie utilizzando le candele votive. Le autorità comunali hanno disposto la chiusura della chiesa, quando non vi si celebrano delle funzioni, perché l’atto vandalico è il secondo dello stesso tipo, scoperto nell’edificio religioso in meno di due mesi.
Ma i fatti più gravi sono avvenuti a Cannes nella notte tra il 21 e il 22 novembre. Qualcuno si è introdotto nella chiesa di San Giuseppe e ha profanato il Santissimo Sacramento presente nel tabernacolo. L’atto vandalico ha reso necessaria una messa di riparazione, celebrata lo scorso 2 dicembre dal vescovo di Nizza, monsignor Jean-Philippe Nault.
Gli attacchi alle chiese francesi avvengono in un contesto estremamente teso e confermato dallo stesso ministro dell’interno, Gérald Darmanin, lo scorso 12 dicembre. Il titolare del Viminale transalpino ha parlato di minacce terroristiche a livello «molto elevato» e ha annunciato di aver «chiesto a poliziotti e gendarmi duna vigilanza particolare e una presenza a piedi rafforzata davanti ai luoghi di culto» cristiani ed ebraici, in occasione di Natale e di Hanukkah.
Cattolici «complici» della secolarizzazione Oltralpe
La separazione delle Chiese e dello Stato è uno dei pilastri su cui si fonda lo Stato francese. La legge che ha introdotto questo principio è stata promulgata il 9 dicembre 1905. Poi con la nascita della Quinta Repubblica, fortemente voluta dal generale Charles De Gaulle, la laicità è diventata un principio costituzionale ripreso dal primo articolo della legge fondamentale francese.
Paradossalmente, la laicità è diventata una specie di «religione laica» praticata scrupolosamente da istituzioni e funzionari pubblici francesi, soprattutto quando ci sono richiami al cristianesimo nei luoghi pubblici. Sarebbe però riduttivo attribuire tutte le colpe della progressiva secolarizzazione della Francia alle sole leggi transalpine sulla laicità. Anche i cattolici d’Oltralpe, e una parte delle loro gerarchie, hanno qualche responsabilità.
Non si tratta di voler trovare la pagliuzza nell’occhio del vicino senza vedere la trave presente nel proprio. Tuttavia non si può non constatare che, soprattutto dagli anni ‘80 in poi, molti cattolici francesi si sono un po’ intiepiditi. Così facendo si sono a poco a poco piegati alla relativizzazione della loro fede, promossa dalle istituzioni francesi, in particolare quando sono state guidate dalla sinistra. Nel 1981 François Mitterrand è diventato il primo presidente di sinistra della Quinta Repubblica. Durante il suo mandato e quello del suo successore Jacques Chirac, vari governi socialisti si sono succeduti a Palazzo Matignon (l’equivalente francese di Palazzo Chigi).
Questo raffreddamento della fede di molti cattolici ha avuto delle conseguenze, di segno opposto, all’interno della stessa Chiesa francese perché, nonostante tutto, tanti fedeli cercavano risposte. Da un lato, tra i cattolici sensibili a valori di sinistra, sono cresciuti o sono stati fondati movimenti come la Joc (Gioventù Operaia Cristiana) o Emmaüs. Dall’altro, in particolare a destra, si sono sviluppate realtà come la corrente integralista di Monsignor Marcel Lefebvre, scomunicato nel 1988 dalla Santa Sede.
Nonostante la ricerca di risposte di fede, negli ultimi trent’anni, una parte dei vescovi non si è sempre dimostrata sensibile alle richieste dei fedeli. Certi prelati sono sembrati più attenti a conformarsi alle esigenze repubblicane piuttosto che a ribadire le verità evangeliche. Non di rado, ad esempio, si sono visti dei vescovi intervenire in trasmissioni televisive con le insegne della Legione d’Onore, fieramente appuntate alla giacca. Tra il 2013 e il 2014, in occasione della mobilitazione di migliaia di cattolici contro la proposta di legge per il matrimonio tra persone dello stesso sesso, le gerarchie ecclesiastiche francesi sono state piuttosto discrete per non dire “pilatesche”. In effetti, nell’ottobre 2014, l’allora presidente della Conferenza Episcopale Francese (Cef), Monsignor Georges Pontier aveva dichiarato al quotidiano La Croix, che poiché La Manif Pour Tous (il movimento contro la proposta di legge, ndr) non era un movimento della Chiesa “non rientra nel mio ruolo commentare la scelta politica di manifestare in strada”. Il prelato aveva anche aggiunto che i vescovi transalpini erano “impegnati in un processo di riflessione piuttosto che nella lotta contro una legge futura” perché i capi delle diocesi non si collocavano “sul piano politico ma sul piano antropologico”. Nonostante numerose manifestazioni pacifiche - talvolta represse con i lacrimogeni dall’allora ministro dell’interno Manuel Valls che non si è fermato nemmeno davanti alla presenza nei cortei di bambini e famiglie - la proposta è diventata legge e, poco a poco, ha portato all’estensione della procreazione medicalmente assistita alle coppie di lesbiche e alle donne sole.
Nel Paese transalpino ci sono sempre meno Chiese
Anche dal punto di vista della presenza fisica e visibile della Chiesa, alcune diocesi si sono arrese alle difficoltà legate alla gestione e al mantenimento degli immobili destinati al culto. Secondo l’Institut Pèlerin du Patrimoine - un blog legato al settimanale cattolico Pèlerin - tra il 2000 e il 2019, in Francia sono state demolite 45 chiese. Per l’Osservatorio del Patrimonio Religioso (Opr), al di là delle Alpi ci sono da 2.500 a 5.000 edifici che rischiano di essere abbandonati, venduti o distrutti entro il 2030. Queste cifre rappresentano un’ulteriore conseguenza della legge del 1905 che ha attribuito la proprietà delle chiese ai comuni, e delle cattedrali allo Stato. Quindi se le amministrazioni locali non hanno fondi (magari in ossequio al principio della laicità o perché è meno interessante elettoralmente ristrutturare una chiesa che costruire case popolari) e le diocesi nemmeno, gli edifici di culto rischiano di subire gli effetti del tempo. Ma non va nemmeno dimenticato che, in certe diocesi, trovare un prete è diventata un’impresa quasi impossibile. Da un lato le vocazioni sono in forte calo ma, dall’altro, è il funzionamento stesso delle parrocchie che non risponde alla missione affidata ai sacerdoti. Concretamente, ogni lunedì, in molte diocesi di Francia i preti sono indisponibili perché devono “recuperare” le energie dopo aver celebrato le messe della domenica. Durante le vacanze scolastiche (due settimane di pausa ogni sei di lezione, ndr) la frequenza delle celebrazioni è ridotta al lumicino. Come se la chiesa fosse un ufficio postale che rispetta orari ridotti. Persino in occasione delle grandi feste, come Natale o Pasqua, in molte chiese si celebra una sola messa. Questo non vale solo per le parrocchie rurali ma anche per molte di quelle urbane.dirige le Service pastoral d'études politiques
Non c’è quindi da sorprendersi se, padre Laurent Stalla-Bourdillon, direttore del Servizio Pastorale degli Studi Politici della Chiesa francese, ha scritto lo scorso 3 novembre, in una tribuna pubblicata dal settimanale cattolico La Vie, qualcosa che sembrava una marcia funebre per la Chiesa cattolica al di là delle Alpi. Il sacerdote ha parlato senza mezzi termini della «scomparsa imminente di una figura familiare: una chiesa costruita attorno ad un clero che serve le parrocchie, offrendo come cammino di santificazione, la vita dei sacramenti». Secondo il padre Stalla-Bourdillon la fede cristiana si esprimerà attraverso un non meglio precisato «sacramento dei fratelli e le sorelle, la cui umanità salvata in Cristo diventa nuovamente il cuore della testimonianza». In altre parole, persino per questo esponente della Chiesa di Francia, si potrà fare a meno dei sacramenti e, magari anche delle chiese. Non c’è da sorprendersi dunque se essere cristiani in Francia, nel 2022, non sia un’impresa facile.
Fortunatamente, da qualche tempo, ci sono dei giovani che hanno iniziato a restaurare crocifissi - in francese chiamati calvaires - sparsi nelle campagne francesi. Si sono riuniti in un’associazione battezzata Sos Calvaires. Nonostante la loro giovane età questi ragazzi sembrano aver capito che anche i segni esteriori del cristianesimo possono sostenere la fede. Forse sarà anche grazie a questi ragazzi se la fede cristiana continuerà a covare sotto la brace anche nella Francia raffreddata dalla secolarizzazione.
Continua a leggereRiduci
Nel Paese sempre più vittima delle infiltrazioni islamiste in quasi tutti gli strati della società, anche questo Natale è vietato esporre esporre il Bambinello e la Sacra Famiglia.I vandali a Lorient hanno distrutto statue di santi e la Natività, a Rouen hanno abbattuto un pinnacolo di una facciata. Insulti con la vernice sui muri di una parrocchia di Parigi.Riduttivo attribuire tutte le colpe della progressiva secolarizzazione della Francia alle sole leggi transalpine sulla laicità. Anche i cattolici d’Oltralpe, e una parte delle loro gerarchie, hanno qualche responsabilità.Secondo l’Institut Pèlerin du Patrimoine tra il 2000 e il 2019 in Francia sono state demolite 45 chiese. Per l’Osservatorio del Patrimonio Religioso tra 2.500 e 5.000 edifici rischiano di essere abbandonati, venduti o distrutti entro il 2030.Lo speciale contiene quattro articoli.Secondo un’interpretazione molto restrittiva della legge del 1905 sulla «separazione tra le Chiese e lo Stato», vari giudici hanno condannato gli enti locali che avevano «osato» esporre il Bambinello e la Sacra Famiglia. Quest’anno è toccato a Perpignan e Beziers, due comuni amministrati da maggioranze rette dal Rassemblement National (Rn) di Marine Le Pen o dai suoi alleati.Anche nel 2022, le sentenze sono arrivate dopo i ricorsi presentati da associazioni di sinistra. Tra queste figura la Ldh, la Lega dei diritti umani che, con una procedura d’urgenza avviata davanti al Tar di Montpellier, ha fatto condannare il comune di Perpignan, reo di aver allestito un presepe nel municipio. A nulla è servito a ricordare ai giudici che l’iniziativa rientrava nel patrimonio culturale catalano, proprio della cittadina francese. Come riportato dal quotidiano cattolico La Croix, l’avvocato difensore del comune mediterraneo, Delphine Joubes, ha fatto notare questa specificità. Ma, la legale della Ldh, l’avvocato Sophie Mazas, è riuscita a far respingere questo elemento con una giustificazione ai confini della realtà. Secondo l’avvocato della Lega dei diritti umani, «effettivamente in Catalogna c’è la tradizione di pessèbre (termine catalano che significa presepe, ndr), ma in questo caso abbiamo tutte le caratteristiche religiose con Maria, Giuseppe e i re magi, contrari alla legge del 1905». Quindi, per ricapitolare, in Francia è intollerabile porre in un luogo pubblico dei semplici pupazzetti che ricordino anche lontanamente l’esistenza di Gesù Cristo, la sua nascita da una donna. Tuttavia (quasi) nessuno trova niente da ridire quando, praticamente ogni anno Anne Hidalgo, il sindaco socialista di Parigi, augura ai cittadini di confessione musulmana «una buona festa dell’Aïd el-Fitr», che segna la fine del mese del Ramadan. Praticamente nessuno ha fiatato anche l’8 settembre 2020 quando il sindaco ecologista di Lione, Grégory Doucet, ha rifiutato di partecipare alla cerimonia del Voeux des echevins. L’evento ricorda ogni anno un voto alla Madonna fatto nel 1643 dall’allora capo della città, perché Lione venisse risparmiata dall’epidemia di peste che stava mietendo vittime in tutta Europa. È interessante notare che giusto 24 ore dopo aver boicottato la cerimonia cristiana, Doucet ha preso parte alla posa della prima pietra di una nuova moschea in un quartiere sensibile di Lione. Evidentemente per il primo cittadino dell’antica capitale della Gallia, la sua scelta era normale. Tanto è vero che il sindaco è arrivato anche a scrivere su Twitter che «le autorità pubbliche hanno il dovere di proteggere coloro che non vogliono praticare (una religione). O che non vogliono credere (ad una divinità)». La frase era accompagnata da una foto scattata alla posa della prima pietra, che qualcuno ha interpretato come un messaggio rassicurante inviato ai lionesi di fede islamica.Tornando ai presepi vietati, va ricordato che in Francia gli scontri tra i favorevoli e i contrari al Bambinello si ripetono praticamente ogni anno, con risultati alterni. Lo scorso 16 novembre, il sindaco Rn di Beaucaire, Julien Sanchez ha inaugurato un presepe leggermente provocatorio. Per la realizzazione dell’opera sono stati impiegati circa trecento santon, come si chiamano statuine in francese. Pastorelli, artigiani, angeli, pecorelle, ma non la Sacra Famiglia. All’inaugurazione del presepe, il primo cittadino ha ricordato la vicenda dell’Ocean Viking, approdata giusto qualche giorno prima a Tolone. Sanchez ha dichiarato che in quel momento “sul Rodano era presente l’ Ocean Santons (con a bordo Maria, Giuseppe, i re magi e un bambino prossimo alla nascita) una nave in difficoltà che ha chiesto di approdare nel porto più vicino (Beaucaire appunto). Nei prossimi giorni - ha aggiunto il sindaco - il Centro Comunale di Azione Sociale dovrà pronunciarsi sull’opportunità di accogliere la nave per consentire il parto nel nostro presepe, nelle migliori condizioni”.Il presepe senza natività allestito a Beaucaire, potrà far sorridere ma è la dimostrazione dell’integralismo laicista che irriga tutte le istituzioni repubblicane francesi e che scatta solo quando c’è in ballo qualche riferimento, anche lontano, al cristianesimo. Il paragone farà senz’altro gridare allo scandalo tutti quei francesi che si riempiono la bocca con la parola laicité, ma le reazioni degli inflessibili funzionari transalpini che pretendono la rimozione di presepi dai luoghi pubblici ricorda quella della polizia dei costumi iraniana, ma al contrario. Nell’ex Persia i funzionari di questa brigata speciale della polizia, vigilano sui cittadini affinché si attengano alle regole dell’islam. In Francia invece, guai ad avere anche semplice riferimento sbiadito alla fede cristiana in un ambito pubblico, sarebbe un affronto alla “religione” repubblicana nata a Parigi ai tempi dei Lumi. E’ interessante notare che questi stessi funzionari, di solito, non fiàtano quando delle Femen o le attiviste di altre organizzazioni simili vanno ad urinare a seno nudo nelle chiese. Queste manifestazioni non costano molto e apportano visibilità. Più difficile sarebbe protestare, ad esempio, contro la pratica delle mutilazioni sessuali che, in Francia, è purtroppo in continua crescita (*) soprattutto tra le donne di origine africana. E così, al di là delle alpi la Ldh - un’associazione che dice di battersi per la difesa dei diritti dell’uomo - ritiene che la presenza di una statuetta di Gesù Cristo appena nato costituisca un pericoloso attentato ai diritti fondamentali. Le ragioni di questa ostinata cristofobia vanno al di là delle leggi della République. Forse alcuni teologi ed esorcisti potrebbero fornire delle spiegazioni su questo timore che lo Stato francese nutre nei confronti di Gesù. Ma il discorso sarebbe lungo. Noi ci limitiamo a constatare ciò che praticamente ogni anno a Natale al di là delle Alpi dove, un tempo, viveva la “figlia primogenita della Chiesa cattolica” e dove ora il Figlio di Dio non è più il benvenuto.(*) Nota. Secondo un rapporto del 2019 di Santé Publique France : “In Francia, a metà degli anni 2000 una prima misurazione indiretta stimava che circa 60.000 donne adulte avevano subito una Mgf (Mutilazione Genitale Femminile)” [...] “stimiamo che all’inizio degli anni 2010, circa 125.000 donne adulte « mutilate » vivevano in Francia. Questo aumento nell’arco di 10 anni si spiega con la femminilizzazione della popolazione migrante e con l’invecchiamento delle « seconde generazioni».<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem3" data-id="3" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/cristianesimo-sta-soccombere-francia-2659000970.html?rebelltitem=3#rebelltitem3" data-basename="chiese-e-presepi-sfregiati-in-tutto-il-paese" data-post-id="2659000970" data-published-at="1671871111" data-use-pagination="False"> Chiese e presepi sfregiati in tutto il Paese A pochi giorni da Natale, varie chiese francesi sono diventate il bersaglio di atti vandalici e profanazioni. L’ultimo, in ordine di tempo, è avvenuto giovedì nella chiesa di Sant’Anna d’Arvor nella città di Lorient, nel sud della Bretagna. Approfittando della pausa pranzo di un carpentiere che stava effettuando delle riparazioni nel luogo di culto, uno o più individui hanno distrutto diversi simboli religiosi. Come hanno mostrato le immagini diffuse da vari media, le statue della Vergine Maria, quella di Santa Teresa del Bambino Gesù e di Santa Giovanna d’Arco sono state ridotte in mille pezzi dopo essere state scaraventate a terra. Anche dei ceri sono stati spezzati e il presepe allestito nella chiesa è stato deturpato. Le statue di San Giuseppe e Sant’Anna, sono state risparmiate ma solo perché erano più pesanti per essere spostate dai vandali. Nella notte tra il 19 e il 20 dicembre scorsi, invece, alcuni individui hanno scritto con lo spray degli insulti sulle porte della chiesa di San Rocco, in pieno centro a Parigi a due passi dal museo del Louvres. Le foto delle scritte lasciano pensare che gli autori della degradazione siano vicini agli ambienti anarchici. In effetti, i vandali hanno scritto insulti e tirato in ballo «nazisti francesi» e «finti nobili». Sempre il 19 dicembre, a Rouen, il capoluogo della Normandia, due giovani ubriachi hanno scalato le pareti della chiesa di San Macuto e hanno fatto cadere dal tetto un pinnacolo che è andato in mille pezzi. I giovani, che avevano anche rubato delle bevande alcoliche in un negozio di alimentari vicino alla chiesa, sono stati fermati. Non è ancora chiaro se la distruzione del pinnacolo sia stata volontaria o solo legata all’effetto dell’alcool, ma il danno al patrimonio è importante visto che la chiesa è stata costruita tra il XV e il XVI secolo. Il 20 dicembre, nella chiesa della Trinità posta in un quartiere «caldo» di Bordeaux, sono state trovate sei biglie d’acciaio vicino a un doppio vetro interno. Inoltre, sono stati notati ben diciassette segni di impatto di oggetti (tipo sassi o biglie metalliche appunto), sempre sullo stesso vetro che comunque ha parzialmente resistito ai colpi. All’inizio di dicembre nel Puy-de-Dome - la regione attorno a Clermont-Ferrand - sono state scoperte le tracce di un principio d’incendio nella chiesa dedicata a San Giovanni, del Comune di Ambert. Qualcuno ha tentato di incendiare delle foglie utilizzando le candele votive. Le autorità comunali hanno disposto la chiusura della chiesa, quando non vi si celebrano delle funzioni, perché l’atto vandalico è il secondo dello stesso tipo, scoperto nell’edificio religioso in meno di due mesi. Ma i fatti più gravi sono avvenuti a Cannes nella notte tra il 21 e il 22 novembre. Qualcuno si è introdotto nella chiesa di San Giuseppe e ha profanato il Santissimo Sacramento presente nel tabernacolo. L’atto vandalico ha reso necessaria una messa di riparazione, celebrata lo scorso 2 dicembre dal vescovo di Nizza, monsignor Jean-Philippe Nault. Gli attacchi alle chiese francesi avvengono in un contesto estremamente teso e confermato dallo stesso ministro dell’interno, Gérald Darmanin, lo scorso 12 dicembre. Il titolare del Viminale transalpino ha parlato di minacce terroristiche a livello «molto elevato» e ha annunciato di aver «chiesto a poliziotti e gendarmi duna vigilanza particolare e una presenza a piedi rafforzata davanti ai luoghi di culto» cristiani ed ebraici, in occasione di Natale e di Hanukkah. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/cristianesimo-sta-soccombere-francia-2659000970.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="cattolici-complici-della-secolarizzazione-oltralpe" data-post-id="2659000970" data-published-at="1671729706" data-use-pagination="False"> Cattolici «complici» della secolarizzazione Oltralpe La separazione delle Chiese e dello Stato è uno dei pilastri su cui si fonda lo Stato francese. La legge che ha introdotto questo principio è stata promulgata il 9 dicembre 1905. Poi con la nascita della Quinta Repubblica, fortemente voluta dal generale Charles De Gaulle, la laicità è diventata un principio costituzionale ripreso dal primo articolo della legge fondamentale francese.Paradossalmente, la laicità è diventata una specie di «religione laica» praticata scrupolosamente da istituzioni e funzionari pubblici francesi, soprattutto quando ci sono richiami al cristianesimo nei luoghi pubblici. Sarebbe però riduttivo attribuire tutte le colpe della progressiva secolarizzazione della Francia alle sole leggi transalpine sulla laicità. Anche i cattolici d’Oltralpe, e una parte delle loro gerarchie, hanno qualche responsabilità. Non si tratta di voler trovare la pagliuzza nell’occhio del vicino senza vedere la trave presente nel proprio. Tuttavia non si può non constatare che, soprattutto dagli anni ‘80 in poi, molti cattolici francesi si sono un po’ intiepiditi. Così facendo si sono a poco a poco piegati alla relativizzazione della loro fede, promossa dalle istituzioni francesi, in particolare quando sono state guidate dalla sinistra. Nel 1981 François Mitterrand è diventato il primo presidente di sinistra della Quinta Repubblica. Durante il suo mandato e quello del suo successore Jacques Chirac, vari governi socialisti si sono succeduti a Palazzo Matignon (l’equivalente francese di Palazzo Chigi).Questo raffreddamento della fede di molti cattolici ha avuto delle conseguenze, di segno opposto, all’interno della stessa Chiesa francese perché, nonostante tutto, tanti fedeli cercavano risposte. Da un lato, tra i cattolici sensibili a valori di sinistra, sono cresciuti o sono stati fondati movimenti come la Joc (Gioventù Operaia Cristiana) o Emmaüs. Dall’altro, in particolare a destra, si sono sviluppate realtà come la corrente integralista di Monsignor Marcel Lefebvre, scomunicato nel 1988 dalla Santa Sede.Nonostante la ricerca di risposte di fede, negli ultimi trent’anni, una parte dei vescovi non si è sempre dimostrata sensibile alle richieste dei fedeli. Certi prelati sono sembrati più attenti a conformarsi alle esigenze repubblicane piuttosto che a ribadire le verità evangeliche. Non di rado, ad esempio, si sono visti dei vescovi intervenire in trasmissioni televisive con le insegne della Legione d’Onore, fieramente appuntate alla giacca. Tra il 2013 e il 2014, in occasione della mobilitazione di migliaia di cattolici contro la proposta di legge per il matrimonio tra persone dello stesso sesso, le gerarchie ecclesiastiche francesi sono state piuttosto discrete per non dire “pilatesche”. In effetti, nell’ottobre 2014, l’allora presidente della Conferenza Episcopale Francese (Cef), Monsignor Georges Pontier aveva dichiarato al quotidiano La Croix, che poiché La Manif Pour Tous (il movimento contro la proposta di legge, ndr) non era un movimento della Chiesa “non rientra nel mio ruolo commentare la scelta politica di manifestare in strada”. Il prelato aveva anche aggiunto che i vescovi transalpini erano “impegnati in un processo di riflessione piuttosto che nella lotta contro una legge futura” perché i capi delle diocesi non si collocavano “sul piano politico ma sul piano antropologico”. Nonostante numerose manifestazioni pacifiche - talvolta represse con i lacrimogeni dall’allora ministro dell’interno Manuel Valls che non si è fermato nemmeno davanti alla presenza nei cortei di bambini e famiglie - la proposta è diventata legge e, poco a poco, ha portato all’estensione della procreazione medicalmente assistita alle coppie di lesbiche e alle donne sole. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/cristianesimo-sta-soccombere-francia-2659000970.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="nel-paese-transalpino-ci-sono-sempre-meno-chiese" data-post-id="2659000970" data-published-at="1671729706" data-use-pagination="False"> Nel Paese transalpino ci sono sempre meno Chiese Anche dal punto di vista della presenza fisica e visibile della Chiesa, alcune diocesi si sono arrese alle difficoltà legate alla gestione e al mantenimento degli immobili destinati al culto. Secondo l’Institut Pèlerin du Patrimoine - un blog legato al settimanale cattolico Pèlerin - tra il 2000 e il 2019, in Francia sono state demolite 45 chiese. Per l’Osservatorio del Patrimonio Religioso (Opr), al di là delle Alpi ci sono da 2.500 a 5.000 edifici che rischiano di essere abbandonati, venduti o distrutti entro il 2030. Queste cifre rappresentano un’ulteriore conseguenza della legge del 1905 che ha attribuito la proprietà delle chiese ai comuni, e delle cattedrali allo Stato. Quindi se le amministrazioni locali non hanno fondi (magari in ossequio al principio della laicità o perché è meno interessante elettoralmente ristrutturare una chiesa che costruire case popolari) e le diocesi nemmeno, gli edifici di culto rischiano di subire gli effetti del tempo. Ma non va nemmeno dimenticato che, in certe diocesi, trovare un prete è diventata un’impresa quasi impossibile. Da un lato le vocazioni sono in forte calo ma, dall’altro, è il funzionamento stesso delle parrocchie che non risponde alla missione affidata ai sacerdoti. Concretamente, ogni lunedì, in molte diocesi di Francia i preti sono indisponibili perché devono “recuperare” le energie dopo aver celebrato le messe della domenica. Durante le vacanze scolastiche (due settimane di pausa ogni sei di lezione, ndr) la frequenza delle celebrazioni è ridotta al lumicino. Come se la chiesa fosse un ufficio postale che rispetta orari ridotti. Persino in occasione delle grandi feste, come Natale o Pasqua, in molte chiese si celebra una sola messa. Questo non vale solo per le parrocchie rurali ma anche per molte di quelle urbane.dirige le Service pastoral d'études politiquesNon c’è quindi da sorprendersi se, padre Laurent Stalla-Bourdillon, direttore del Servizio Pastorale degli Studi Politici della Chiesa francese, ha scritto lo scorso 3 novembre, in una tribuna pubblicata dal settimanale cattolico La Vie, qualcosa che sembrava una marcia funebre per la Chiesa cattolica al di là delle Alpi. Il sacerdote ha parlato senza mezzi termini della «scomparsa imminente di una figura familiare: una chiesa costruita attorno ad un clero che serve le parrocchie, offrendo come cammino di santificazione, la vita dei sacramenti». Secondo il padre Stalla-Bourdillon la fede cristiana si esprimerà attraverso un non meglio precisato «sacramento dei fratelli e le sorelle, la cui umanità salvata in Cristo diventa nuovamente il cuore della testimonianza». In altre parole, persino per questo esponente della Chiesa di Francia, si potrà fare a meno dei sacramenti e, magari anche delle chiese. Non c’è da sorprendersi dunque se essere cristiani in Francia, nel 2022, non sia un’impresa facile. Fortunatamente, da qualche tempo, ci sono dei giovani che hanno iniziato a restaurare crocifissi - in francese chiamati calvaires - sparsi nelle campagne francesi. Si sono riuniti in un’associazione battezzata Sos Calvaires. Nonostante la loro giovane età questi ragazzi sembrano aver capito che anche i segni esteriori del cristianesimo possono sostenere la fede. Forse sarà anche grazie a questi ragazzi se la fede cristiana continuerà a covare sotto la brace anche nella Francia raffreddata dalla secolarizzazione.
Kevin Warsh, 55 anni, è il nuovo presidente della Federal Reserve (Ansa)
Il messaggio della Casa Bianca diffuso sui social è tutto miele e celebrazione: Warsh «passerà alla storia come uno dei grandi presidenti della Fed, forse il migliore». Trump lo conosce «da molto tempo». Assicura che «non deluderà mai». Tradotto dal linguaggio presidenziale: fidatevi, questa volta ho scelto bene. In effetti la designazione è meno lineare di quanto sembri. Warsh, 55 anni, curriculum da manuale all’interno del sistema finanziario Usa, è storicamente catalogato come un falco. Uno di quelli che sull’inflazione non scherzano, che guardano con sospetto i tagli dei tassi e che vorrebbero una Fed più snella, con un bilancio ridotto. Non esattamente il profilo ideale per un presidente come Trump che sogna un costo del denaro all’1% e che ha definito Jerome Powell un «idiota» per aver tenuto i tassi troppo alti.
Eppure, proprio qui sta la chiave politica dell’operazione. Perché il Warsh del 2026 non è più il falco del passato. Negli ultimi mesi ha ammorbidito il tono: ha parlato della necessità di abbassare il costo del denaro, invocato addirittura un «cambio di regime» nella politica monetaria. Una trasformazione che lo rende perfetto per Trump: abbastanza ortodosso da non far scattare l’allarme sull’indipendenza della Fed, abbastanza flessibile da non chiudere la porta a futuri tagli.
Un compromesso che non delude i mercati. Il Wall Street Journal, che rappresenta la voce della grande comunità finanziaria Usa parla di una «scelta giusta». Crollano i metalli preziosi. L’oro perde il 10% scivolando ben sotto i 5.000 dollari. Performance peggiore per l’argento che lascia sul parterre il 27% e saluta quota 100 dollari l’oncia. Il messaggio è chiaro: Warsh viene percepito come una nomina «tradizionale». Chi temeva una designazione totalmente asservita al presidente tira un sospiro di sollievo. La Fed non diventerà una succursale della Casa Bianca. Anche per questo Wall Street inciampa: il taglio dei tassi, è rimandato alla primavera e forse anche dopo. Non a caso il dollaro recupera sull’euro portando il cambio sotto 1,19.
Dopo mesi di tensioni, attacchi frontali a Powell e un’inchiesta giudiziaria sulla ristrutturazione della sede della Fed finita nel mirino del Congresso, Trump aveva bisogno di una figura che spegnesse l’incendio senza rinunciare al controllo politico della narrazione. Gli altri due candidati (Rick Rieder, personaggio di spicco di Wall Street, e Christopher Waller, nominato da Trump nel consiglio Fed) erano considerati troppo vicini al presidente. Kevin Hassett, direttore del Consiglio economico nazionale della Casa Bianca, è uscito di scena perché secondo le previsioni rischiava di inciampare nel voto contrario del Senato cui spetta l’ultima parola sulla nomina. Warsh, invece, mette tutti d’accordo: repubblicani, investitori, falchi e colombe.
La sua storia personale è molto indicativa. Laureato a Stanford e ad Harvard. Primo lavoro in Morgan Stanley a 25 anni, la Casa Bianca di George W. Bush come consigliere economico, poi la Fed, dove entra a 35 anni diventando il più giovane governatore di sempre. Nel 2008 è al fianco del mitico governatore Ben Bernanke nel pieno della crisi finanziaria globale. Da allora accademia, consigli di amministrazione, raffinati centri di ricerca economica. Un uomo che conosce i mercati e conosce il potere.
Trump lo voleva già nel 2017. Allora scelse Powell. Tre anni dopo gli chiese, quasi con rammarico: «Perché non hai insistito di più?». Stavolta non ce n’è stato bisogno. Anche perché Warsh è parte di un universo che Trump conosce bene: è sposato con Jane Lauder, erede dell’impero Estée Lauder, figlia di Ronald Lauder, grande finanziatore delle campagne repubblicane e sostenitore di alcune delle più ambiziose idee geopolitiche trumpiane.
Ora la palla passa al Senato, dove la maggioranza è risicata e l’audizione davanti alla Commissione bancaria sarà tutt’altro che una formalità. Ma il segnale politico è già arrivato: Trump ha scelto una Fed che non sia né ostaggio dei falchi né prigioniera delle colombe. Una banca centrale che resti indipendente sulla carta, ma abbastanza disponibile da non intralciare il progetto economico della Casa Bianca. Kevin Warsh, il falco che potrebbe diventare colomba, è la sintesi perfetta di questa ambiguità. E forse, per Trump, è proprio questa la qualità più preziosa.
Continua a leggereRiduci
Mohammed Hannoun (Ansa)
Il cuore della decisione è nella qualificazione del ruolo attribuito ad Hannoun in quanto finanziatore di Hamas. Per i giudici non si tratta di un simpatizzante, di un militante o di un intermediario occasionale. L’indagato viene collocato all’interno di una rete stabile, strutturata e consapevole, che attraverso associazioni formalmente benefiche ha garantito un flusso continuo di risorse verso Hamas, rafforzandone la capacità di sopravvivenza e di azione. L’ordinanza dedica ampio spazio alla ricostruzione del funzionamento di queste realtà, descritte come strumenti operativi attraverso i quali la raccolta fondi veniva presentata come umanitaria, ma inserita in un contesto di piena consapevolezza della destinazione finale delle risorse. È qui che il tribunale compie una scelta interpretativa netta: il finanziamento non perde rilevanza penale perché veicolato attraverso finalità umanitarie dichiarate, né perché destinato a un’organizzazione che esercita anche funzioni di governo locale.
Il Riesame respinge in modo esplicito il tentativo difensivo di separare l’ala politica, sociale e amministrativa di Hamas dalla sua dimensione terroristica. Secondo il collegio, questa distinzione non regge né sul piano fattuale né su quello giuridico. Hamas viene descritta come soggetto unitario, dotato di una strategia complessiva in cui l’assistenza sociale, la propaganda, il consenso politico e la violenza armata concorrono allo stesso obiettivo. In questo quadro, le associazioni riconducibili ad Hannoun non vengono considerate meri contenitori neutri, ma ingranaggi funzionali di un sistema più ampio, idoneo a garantire continuità finanziaria e copertura operativa.
Un passaggio particolarmente delicato dell’ordinanza riguarda l’utilizzabilità della documentazione acquisita tramite canali di cooperazione internazionale, in particolare quella proveniente dalle autorità israeliane. La difesa aveva sostenuto l’inutilizzabilità dei materiali, evocando il rischio di una prova politicamente orientata e priva delle garanzie proprie del contraddittorio. Il tribunale respinge l’eccezione con una motivazione, che segna un punto fermo: non si è in presenza di atti anonimi o di informazioni occulte, ma di documentazione formalmente trasmessa nell’ambito della cooperazione giudiziaria e investigativa internazionale, acquisita secondo le procedure previste dall’ordinamento italiano. I giudici chiariscono che la provenienza estera degli atti non ne determina automaticamente l’illegittimità, né tantomeno l’inutilizzabilità patologica. La documentazione israeliana che non è anonima, viene considerata un elemento valutabile, soprattutto in fase cautelare, dove il giudizio non è di colpevolezza ma di gravità indiziaria.
Viene inoltre sottolineato come tali atti non siano isolati, ma trovino riscontro e conferma in intercettazioni, flussi finanziari, rapporti associativi e dichiarazioni raccolte in Italia, escludendo che l’impianto accusatorio poggi su fonti unilaterali o non verificabili. In questo senso il tribunale sposta il baricentro dalla polemica sulla fonte alla tenuta complessiva del mosaico indiziario. La fase cautelare, ricordano i giudici, non richiede una prova piena ma una valutazione d’insieme capace di reggere il vaglio di ragionevolezza: non basta smontare un singolo elemento, occorre incrinare l’intero impianto. Ed è proprio qui che la documentazione estera viene ricondotta alla sua funzione processuale di tassello, non di pilastro esclusivo. Il quadro accusatorio prende forma nella convergenza tra conversazioni intercettate, ricostruzione dei rapporti associativi e movimenti di denaro, letti come condotte funzionali a un programma unitario.
Sul piano probatorio, il collegio valorizza la coerenza interna degli elementi raccolti. Le intercettazioni non vengono lette come frammenti isolati o come semplici espressioni retoriche, ma come indicatori di consapevolezza, continuità e condivisione di obiettivi. Il linguaggio utilizzato, i riferimenti alla necessità dei fondi, gli incontri con i vertici di Hamas, il ruolo attribuito ai donatori esteri e la centralità del sostegno economico nella strategia del gruppo jihadista assumono, nella lettura del tribunale, un significato inequivoco, incompatibile con la tesi di una mera attività solidaristica o informativa. Secondo il tribunale del Riesame, le associazioni riconducibili a Mohammed Hannoun non operavano come semplici soggetti umanitari, ma come strutture funzionali a un sistema stabile di sostegno economico a Hamas. I giudici evidenziano come la raccolta fondi, presentata in forma solidaristica, fosse caratterizzata da continuità, organizzazione e reiterazione, elementi incompatibili con un’attività episodica o emergenziale. Per i giudici del Riesame le associazioni riconducibili ad Hannoun non operavano come semplici soggetti umanitari, ma come strutture funzionali a un sistema stabile di sostegno economico a Hamas. La raccolta fondi, presentata in forma solidaristica, era caratterizzata da continuità e organizzazione, elementi incompatibili con un’attività episodica. Le risorse venivano ritenute idonee a rafforzare l’organizzazione nel suo complesso. L’ordinanza sottolinea la piena consapevolezza dell’indagato circa la destinazione finale dei fondi e chiarisce che la veste umanitaria non esclude la rilevanza penale della condotta.
Continua a leggereRiduci
Il ministro a Furci Siculo: «Il ponte? Non possiamo togliere fondi degli stessi siciliani».
«Dal mio sopralluogo emerge la necessità di fare in fretta, tutti i sindaci, tecnici e gli imprenditori mi chiedono soldi, abbiamo messo 100 milioni di euro per l’urgenza, un taglio alla burocrazia». Lo ha affermato il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini a Furci Siculo in provincia di Messina, uno dei Comuni della fascia ionica colpito dal ciclone Harry. «Bisogna rivedere – ha aggiunto – norme vecchie, piani spiagge, valutazione di impatto ambientale, pulizia dei fiumi, barriere, frangiflutti, cose che, se uno dovesse seguire la normativa esistente, tra sei mesi siamo ancora qua a parlare. Sono rimasto colpito dalla devastazione, un conto è seguirlo dall’ufficio e dal ministero, un conto è sorvolare e andare sul posto. Più che dai soldi, anche forte di vecchie esperienze, sono preoccupato dei tempi della burocrazia. Qua la stagione bella è alle porte. Dobbiamo tagliare i tempi della burocrazia per spendere le risorse in fretta».
Il 4 febbraio il Blue Note di Milano ospiterà lo spettacolo di Luigi Viva «Viva De André», dedicato al cantautore genovese Fabrizio De André e all'amicizia che ha legato i due sin dal 1975.