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2025-01-20
Corsa ai satelliti e armi nucleari. L’escalation militare nello spazio
Gwynne Shotwell (Getty Images)
La corsa alla supremazia nello spazio si intensifica, con Stati Uniti, Cina e Russia impegnati nello sviluppo di tecnologie sempre più avanzate per il controllo delle orbite. Pechino ha lanciato una nuova generazione di satelliti in grado di eseguire manovre orbitali sofisticate, come il rifornimento in orbita, utilizzati spesso per ispezionare e monitorare satelliti di altre nazioni, con il potenziale di interferire con essi. Mosca, invece, concentra i suoi sforzi sui satelliti «hunter-killer», progettati per attacchi mirati alle infrastrutture spaziali strategiche. Washington risponde con programmi come l’X-37B e una flotta di piccoli satelliti altamente manovrabili, concepiti per difendere risorse critiche e garantire la sicurezza delle infrastrutture nello spazio.
La competizione tra le potenze si gioca non solo sul piano tecnologico, ma anche su quello della sicurezza e del controllo geopolitico delle orbite terrestri. Le tecnologie emergenti stanno trasformando il panorama della competizione spaziale. Tra le innovazioni più significative, leggiamo sulla rivista Air & Space Forces Magazine, figurano sistemi di propulsione nucleare per missioni a lungo raggio e satelliti di risposta rapida, progettati per neutralizzare minacce nello spazio in tempi brevissimi. Tuttavia, il progresso tecnologico solleva anche complessi interrogativi legali. Le normative internazionali esistenti non definiscono con chiarezza cosa costituisca un atto di guerra nello spazio, lasciando ampie zone d’ombra. A complicare il quadro, la natura dual-use di molti satelliti e le difficoltà nell’attribuire con precisione le responsabilità di eventuali attacchi.
Nel 2024, la crescente militarizzazione dello spazio ha segnato una svolta epocale. Controllo delle orbite, sorveglianza avanzata e capacità di reazione rapida sono diventati elementi strategici centrali per la sicurezza nazionale delle grandi potenze. Il futuro delle relazioni internazionali nello spazio appare sempre più intrecciato con il progresso tecnologico e con la necessità di aggiornare le regole del diritto internazionale. Stati Uniti, Cina e Russia sono protagonisti di una competizione strategica che sta ridefinendo il dominio spaziale, trasformando l’orbita terrestre in un nuovo terreno di confronto geopolitico. Nel 2019, gli Stati Uniti hanno segnato un punto di svolta con l’istituzione della Space Force, una divisione militare interamente dedicata alle operazioni spaziali. Il generale Chance Saltzman, comandante della Space Force, ha recentemente sottolineato il rapido avanzamento delle capacità militari spaziali della Cina, definendolo «incredibile» e lanciando un monito sulla necessità di un’azione concertata con gli alleati internazionali. Oltre alla Cina, anche la Russia rappresenta una minaccia crescente. Il compito principale della Space Force è la protezione degli assetti spaziali statunitensi, un’impresa che include il monitoraggio di oltre 46.000 oggetti in orbita. Per affrontare queste sfide, la Space Force sta rafforzando la collaborazione con il settore privato, incentivando lo sviluppo di tecnologie all’avanguardia per garantire la sicurezza nello spazio. Tra le collaborazioni strategiche più rilevanti si distingue quella con SpaceX, l’azienda fondata da Elon Musk, che ha siglato un contratto da 734 milioni di dollari per garantire servizi di lancio spaziale alle agenzie di difesa e intelligence degli Stati Uniti. Questa partnership evidenzia il ruolo sempre più centrale dell’industria privata nella sicurezza nazionale, in un momento storico in cui lo spazio si conferma un ambito cruciale per la difesa e la supremazia tecnologica.
La Cina continua a espandere le proprie ambizioni spaziali con un aumento significativo degli investimenti in progetti strategici. Tra questi spiccano le costellazioni satellitari G60 e GW, concepite per fornire servizi Internet a banda larga su scala globale e rafforzare la sicurezza nazionale. Parallelamente, Pechino ha intensificato lo sviluppo di tecnologie anti-satellite, capaci di disabilitare o distruggere satelliti nemici, alimentando le preoccupazioni internazionali sulla crescente militarizzazione dello spazio. Nel 2024 la Cina ha completato con successo il terzo test di un aereo spaziale senza pilota, un sistema che, secondo gli esperti, potrebbe essere utilizzato per minacciare le infrastrutture satellitari strategiche. Questi progressi sottolineano l’intenzione di Pechino di consolidare il proprio controllo nello spazio e sfidare la supremazia statunitense in questo settore cruciale.
Anche la Russia, nel frattempo, continua a sviluppare capacità spaziali avanzate, mantenendo alta la tensione nella competizione globale per il dominio orbitale. Rapporti recenti segnalano che la Russia sta sviluppando armi nucleari progettate specificamente per operazioni nello spazio. Questa evoluzione ha suscitato profonde preoccupazioni a livello internazionale, alimentando timori su una possibile militarizzazione dell’orbita terrestre e sull’installazione di armamenti nucleari nello spazio.
Le attività di Mosca e Pechino stanno esacerbando le tensioni globali, evidenziando la necessità urgente di regole internazionali chiare per prevenire la trasformazione dello spazio in un nuovo teatro di guerra. La crescente militarizzazione dello spazio da parte delle principali potenze mondiali rappresenta una minaccia significativa per la sicurezza globale. L’assenza di un quadro normativo efficace potrebbe innescare una pericolosa corsa agli armamenti spaziali, aumentando il rischio di conflitti in orbita con conseguenze dirette sulla Terra. La cooperazione internazionale e lo sviluppo di accordi vincolanti per regolare l’uso militare dello spazio emergono come priorità essenziali. Senza tali misure, lo spazio rischia di diventare rapidamente un campo di battaglia, mettendo a rischio la stabilità globale e le infrastrutture critiche. Nel 2024, lo spazio si è confermato un dominio strategico cruciale, con Stati Uniti, Cina e Russia impegnati in una competizione serrata per il suo controllo. Questa dinamica riflette l’aspirazione di Cina e Russia a sfidare il predominio statunitense, consolidando la loro alleanza per diventare nuovi attori principali sulla scena globale. Tuttavia, resta forte lo scetticismo sul fatto che lo spazio possa rimanere un ambiente pacifico. La militarizzazione spaziale si sta delineando come la nuova frontiera della conflittualità globale, evidenziando la necessità di interventi immediati e coordinati per evitare una drammatica escalation che sarebbe senza ritorno.
La flotta cinese: da 36 apparecchi a più di 1.000
Il rapporto annuale del Pentagono «Sviluppi militari e di sicurezza che coinvolgono la Repubblica Popolare Cinese», pubblicato lo scorso 18 dicembre, sottolinea il ritmo accelerato della modernizzazione militare della Cina, con un’attenzione crescente alle tecnologie spaziali e di Intelligenza artificiale (Ia). Il rapporto, spesso definito «China Military Power Report», offre spunti sulle capacità in espansione di Pechino, molte delle quali mirano a contrastare l’influenza degli Usa nell’Indopacifico. Il rapporto pone enfasi sull’uso da parte della Cina di satelliti e Ia per rafforzare le sue operazioni militari. Descrive come Pechino stia sempre più sfruttando la sorveglianza basata sullo spazio per tracciare le Forze statunitensi e alleate e migliorare le sue capacità di attacco di precisione. Questa capacità include l’integrazione di dati satellitari con sistemi di Ia avanzati per identificare vulnerabilità e guidare attacchi missilistici ad alta precisione. Le capacità spaziali della Cina si sono espanse a un ritmo rapido, nota il rapporto. Nel 2010 il Paese gestiva una modesta flotta di 36 satelliti. Entro il 2024 quel numero è salito a oltre 1.000, con oltre 360 dedicati a missioni di intelligence, sorveglianza e ricognizione.
«La Repubblica Popolare Cinese sottolinea l’importanza delle capacità di sorveglianza basate sullo spazio nel supportare attacchi di precisione e, nel 2022, ha continuato a sviluppare la sua costellazione di satelliti da ricognizione militare che potrebbero supportare il monitoraggio, il tracciamento e il targeting delle Forze statunitensi e alleate», afferma il rapporto. La Cina ha adottato «la guerra di precisione multi-dominio», una strategia che integra intelligenza artificiale, big data e tecnologie spaziali per condurre operazioni militari altamente coordinate. Articolato per la prima volta dall’Esercito Popolare di Liberazione nel 2021, questo concetto rispecchia strategie simili avviate dal Pentagono, ma ora sembra essere una pietra angolare della dottrina militare cinese. L’idea è di sintetizzare grandi quantità di intelligence da vari domini (terra, mare, aria, spazio e cyberspazio) per sferrare attacchi precisi e coordinati. Oltre ai progressi nel campo dei satelliti, la Cina continua a sviluppare armi anti-satellite e tecnologie per aerei spaziali riutilizzabili, afferma il rapporto. La valutazione del Pentagono suggerisce che i progressi di Pechino non riguardano solo il confronto militare, ma riflettono anche le ambizioni di leadership tecnologica e strategica globale.
«Usa in vantaggio ma in ambiti specifici i rivali competono»
Il generale Pasquale Preziosa, già capo di Stato maggiore dell’Aeronautica militare, è presidente dell’Osservatorio Sicurezza Eurispes.
Cosa succede nello spazio?
«Siamo in presenza di una nuova corsa verso lo spazio, caratterizzata da una crescente domanda di dati, connettività e capacità di analisi. Dalle vision delle startup del settore alle costellazioni satellitari dei giganti della tecnologia, l’impennata delle missioni spaziali evidenzia una domanda diffusa e in continua crescita. La corsa si basa su tre linee di tendenza principali: la crescente richiesta di dati, connettività e monitoraggio, necessaria per settori come l’agricoltura di precisione, l’IoT, le comunicazioni globali e il monitoraggio ambientale; l’evoluzione della tecnologia satellitare, con la proliferazione di Smallsat, nanosat e cubesat, che ha reso la produzione più economica e accessibile, consentendo missioni più mirate e costellazioni su larga scala come Starlink e Project Kuiper; il cambiamento nella tecnologia e nella frequenza di lancio, guidato da attori come SpaceX, che ha rivoluzionato il settore con razzi riutilizzabili e un numero record di lanci (oltre 60 nel 2023), e da agenzie come la Nasa, che collaborano con partner commerciali. Nonostante il coinvolgimento di nuovi attori, i principali protagonisti della nuova corsa spaziale restano Usa, Cina e Russia. La Cina ha accelerato notevolmente i suoi programmi con obiettivi ambiziosi come basi lunari e una stazione spaziale permanente. Anche Europa e Regno Unito stanno consolidando la loro presenza. Questa corsa ha caratterizzato lo spazio come nuovo dominio operativo in stretta connessione col cyberspazio. L’emergere di entrambi i domini riflette un cambiamento fondamentale nelle dinamiche geopolitiche e militari. Spazio e cyberspazio sono ormai centrali per le strategie di sicurezza, la competitività economica e l’influenza globale, poiché supportano infrastrutture critiche».
Chi è più avanti tra Russia, Cina e Stati Uniti?
«Gli Usa sono considerati la nazione più avanzata nel dominio spaziale, seguiti dalla Cina. La Russia sta cercando di mantenere un ruolo rilevante nonostante le sfide economiche e tecnologiche. Tuttavia, ciascun Paese ha sviluppato capacità specifiche che lo rendono competitivo in certi ambiti specifici. Sotto il profilo infrastrutturale e tecnologico gli Usa possiedono la rete satellitare più estesa al mondo per scopi militari, commerciali e scientifici, il Global Positioning System (Gps) rimane la rete di navigazione satellitare più utilizzata al mondo. Progetti come Starlink di SpaceX mostrano la capacità degli Usa di integrare tecnologia commerciale e militare. Inoltre, la creazione nel 2019 della U.S. Space Force ha consolidato il dominio spaziale come priorità nazionale, con risorse significative dedicate alla protezione dei satelliti e allo sviluppo di armi spaziali. Aziende come SpaceX, Blue Origin e Lockheed Martin sono leader globali nel settore spaziale e collaborano strettamente con il governo per progetti strategici. Sotto il profilo militare hanno testato armi cinetiche e laser per difendere i propri asset spaziali. Inoltre, hanno sviluppato satelliti resilienti per resistere a eventuali attacchi e possiedono capacità di guerra cibernetica avanzate».
L’amministrazione Trump darà un forte impulso alle attività belliche spaziali?
«È probabile. Già durante il primo mandato Trump ha istituito la U.S. Space Force come nuova branca militare per rafforzare la posizione degli Usa nello spazio come “dominio di guerra”. Nel secondo mandato è ragionevole supporre che questa forza sarà potenziata con finanziamenti e sviluppo di nuove capacità operative. Elon Musk, tramite SpaceX, potrebbe giocare un ruolo chiave, fornendo infrastrutture, tecnologie di lancio riutilizzabili e supporto per missioni di difesa. SpaceX ha già collaborato col Dipartimento della Difesa per il lancio di satelliti militari e lo sviluppo di reti di comunicazione sicure. La costellazione Starlink potrebbe essere integrata nei sistemi di comunicazione militari globali per garantire connettività sicura e resiliente. Nel secondo mandato di Trump probabilmente vedremo anche una accelerazione per lo sviluppo di armi antisatellite (Asat), come tecnologie offensive (attacchi cinetici e armi a energia diretta) e difensive (satelliti “guardian” per proteggere infrastrutture spaziali critiche). Inoltre, l’enfasi sull’utilizzo della Luna come “avamposto strategico” per operazioni spaziali riflette una visione in linea con l’obiettivo strategico di dominare questo “dominio operativo”. Tuttavia, una forte dipendenza da SpaceX potrebbe alimentare critiche sulla concentrazione di potere in mani private e creare tensioni con altri attori industriali. Inoltre, una maggiore militarizzazione dello spazio, combinata con la crescita delle capacità spaziali di Cina e Russia, rischierebbe di destabilizzare ulteriormente il fragile equilibrio internazionale nel settore. Anche senza un secondo mandato di Trump, la militarizzazione dello spazio è una tendenza globale in atto, influenzata da molteplici attori sia statali sia privati».
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Washington, Pechino e Mosca stanno sviluppando strumenti sempre più avanzati per il controllo delle orbite, dove il diritto internazionale non dice con chiarezza cosa costituisca un atto di guerra. Il 2024 anno di svolta.La flotta cinese: da 36 apparecchi a più di 1.000. Boom in 15 anni anche grazie all’Intelligenza artificiale. Focus sull’Indopacifico. «Usa in vantaggio ma in ambiti specifici i rivali competono». Il generale Pasquale Preziosa: «Cresce la domanda di dati. Tecnologie commerciali e belliche ormai sono integrate. Donald Trump darà un nuovo impulso». Lo speciale comprende tre articoli.La corsa alla supremazia nello spazio si intensifica, con Stati Uniti, Cina e Russia impegnati nello sviluppo di tecnologie sempre più avanzate per il controllo delle orbite. Pechino ha lanciato una nuova generazione di satelliti in grado di eseguire manovre orbitali sofisticate, come il rifornimento in orbita, utilizzati spesso per ispezionare e monitorare satelliti di altre nazioni, con il potenziale di interferire con essi. Mosca, invece, concentra i suoi sforzi sui satelliti «hunter-killer», progettati per attacchi mirati alle infrastrutture spaziali strategiche. Washington risponde con programmi come l’X-37B e una flotta di piccoli satelliti altamente manovrabili, concepiti per difendere risorse critiche e garantire la sicurezza delle infrastrutture nello spazio. La competizione tra le potenze si gioca non solo sul piano tecnologico, ma anche su quello della sicurezza e del controllo geopolitico delle orbite terrestri. Le tecnologie emergenti stanno trasformando il panorama della competizione spaziale. Tra le innovazioni più significative, leggiamo sulla rivista Air & Space Forces Magazine, figurano sistemi di propulsione nucleare per missioni a lungo raggio e satelliti di risposta rapida, progettati per neutralizzare minacce nello spazio in tempi brevissimi. Tuttavia, il progresso tecnologico solleva anche complessi interrogativi legali. Le normative internazionali esistenti non definiscono con chiarezza cosa costituisca un atto di guerra nello spazio, lasciando ampie zone d’ombra. A complicare il quadro, la natura dual-use di molti satelliti e le difficoltà nell’attribuire con precisione le responsabilità di eventuali attacchi. Nel 2024, la crescente militarizzazione dello spazio ha segnato una svolta epocale. Controllo delle orbite, sorveglianza avanzata e capacità di reazione rapida sono diventati elementi strategici centrali per la sicurezza nazionale delle grandi potenze. Il futuro delle relazioni internazionali nello spazio appare sempre più intrecciato con il progresso tecnologico e con la necessità di aggiornare le regole del diritto internazionale. Stati Uniti, Cina e Russia sono protagonisti di una competizione strategica che sta ridefinendo il dominio spaziale, trasformando l’orbita terrestre in un nuovo terreno di confronto geopolitico. Nel 2019, gli Stati Uniti hanno segnato un punto di svolta con l’istituzione della Space Force, una divisione militare interamente dedicata alle operazioni spaziali. Il generale Chance Saltzman, comandante della Space Force, ha recentemente sottolineato il rapido avanzamento delle capacità militari spaziali della Cina, definendolo «incredibile» e lanciando un monito sulla necessità di un’azione concertata con gli alleati internazionali. Oltre alla Cina, anche la Russia rappresenta una minaccia crescente. Il compito principale della Space Force è la protezione degli assetti spaziali statunitensi, un’impresa che include il monitoraggio di oltre 46.000 oggetti in orbita. Per affrontare queste sfide, la Space Force sta rafforzando la collaborazione con il settore privato, incentivando lo sviluppo di tecnologie all’avanguardia per garantire la sicurezza nello spazio. Tra le collaborazioni strategiche più rilevanti si distingue quella con SpaceX, l’azienda fondata da Elon Musk, che ha siglato un contratto da 734 milioni di dollari per garantire servizi di lancio spaziale alle agenzie di difesa e intelligence degli Stati Uniti. Questa partnership evidenzia il ruolo sempre più centrale dell’industria privata nella sicurezza nazionale, in un momento storico in cui lo spazio si conferma un ambito cruciale per la difesa e la supremazia tecnologica. La Cina continua a espandere le proprie ambizioni spaziali con un aumento significativo degli investimenti in progetti strategici. Tra questi spiccano le costellazioni satellitari G60 e GW, concepite per fornire servizi Internet a banda larga su scala globale e rafforzare la sicurezza nazionale. Parallelamente, Pechino ha intensificato lo sviluppo di tecnologie anti-satellite, capaci di disabilitare o distruggere satelliti nemici, alimentando le preoccupazioni internazionali sulla crescente militarizzazione dello spazio. Nel 2024 la Cina ha completato con successo il terzo test di un aereo spaziale senza pilota, un sistema che, secondo gli esperti, potrebbe essere utilizzato per minacciare le infrastrutture satellitari strategiche. Questi progressi sottolineano l’intenzione di Pechino di consolidare il proprio controllo nello spazio e sfidare la supremazia statunitense in questo settore cruciale. Anche la Russia, nel frattempo, continua a sviluppare capacità spaziali avanzate, mantenendo alta la tensione nella competizione globale per il dominio orbitale. Rapporti recenti segnalano che la Russia sta sviluppando armi nucleari progettate specificamente per operazioni nello spazio. Questa evoluzione ha suscitato profonde preoccupazioni a livello internazionale, alimentando timori su una possibile militarizzazione dell’orbita terrestre e sull’installazione di armamenti nucleari nello spazio. Le attività di Mosca e Pechino stanno esacerbando le tensioni globali, evidenziando la necessità urgente di regole internazionali chiare per prevenire la trasformazione dello spazio in un nuovo teatro di guerra. La crescente militarizzazione dello spazio da parte delle principali potenze mondiali rappresenta una minaccia significativa per la sicurezza globale. L’assenza di un quadro normativo efficace potrebbe innescare una pericolosa corsa agli armamenti spaziali, aumentando il rischio di conflitti in orbita con conseguenze dirette sulla Terra. La cooperazione internazionale e lo sviluppo di accordi vincolanti per regolare l’uso militare dello spazio emergono come priorità essenziali. Senza tali misure, lo spazio rischia di diventare rapidamente un campo di battaglia, mettendo a rischio la stabilità globale e le infrastrutture critiche. Nel 2024, lo spazio si è confermato un dominio strategico cruciale, con Stati Uniti, Cina e Russia impegnati in una competizione serrata per il suo controllo. Questa dinamica riflette l’aspirazione di Cina e Russia a sfidare il predominio statunitense, consolidando la loro alleanza per diventare nuovi attori principali sulla scena globale. Tuttavia, resta forte lo scetticismo sul fatto che lo spazio possa rimanere un ambiente pacifico. La militarizzazione spaziale si sta delineando come la nuova frontiera della conflittualità globale, evidenziando la necessità di interventi immediati e coordinati per evitare una drammatica escalation che sarebbe senza ritorno.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/corsa-ai-satelliti-e-armi-nucleari-lescalation-militare-nello-spazio-2670892476.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="la-flotta-cinese-da-36-apparecchi-a-piu-di-1-000" data-post-id="2670892476" data-published-at="1737318247" data-use-pagination="False"> La flotta cinese: da 36 apparecchi a più di 1.000 Il rapporto annuale del Pentagono «Sviluppi militari e di sicurezza che coinvolgono la Repubblica Popolare Cinese», pubblicato lo scorso 18 dicembre, sottolinea il ritmo accelerato della modernizzazione militare della Cina, con un’attenzione crescente alle tecnologie spaziali e di Intelligenza artificiale (Ia). Il rapporto, spesso definito «China Military Power Report», offre spunti sulle capacità in espansione di Pechino, molte delle quali mirano a contrastare l’influenza degli Usa nell’Indopacifico. Il rapporto pone enfasi sull’uso da parte della Cina di satelliti e Ia per rafforzare le sue operazioni militari. Descrive come Pechino stia sempre più sfruttando la sorveglianza basata sullo spazio per tracciare le Forze statunitensi e alleate e migliorare le sue capacità di attacco di precisione. Questa capacità include l’integrazione di dati satellitari con sistemi di Ia avanzati per identificare vulnerabilità e guidare attacchi missilistici ad alta precisione. Le capacità spaziali della Cina si sono espanse a un ritmo rapido, nota il rapporto. Nel 2010 il Paese gestiva una modesta flotta di 36 satelliti. Entro il 2024 quel numero è salito a oltre 1.000, con oltre 360 dedicati a missioni di intelligence, sorveglianza e ricognizione. «La Repubblica Popolare Cinese sottolinea l’importanza delle capacità di sorveglianza basate sullo spazio nel supportare attacchi di precisione e, nel 2022, ha continuato a sviluppare la sua costellazione di satelliti da ricognizione militare che potrebbero supportare il monitoraggio, il tracciamento e il targeting delle Forze statunitensi e alleate», afferma il rapporto. La Cina ha adottato «la guerra di precisione multi-dominio», una strategia che integra intelligenza artificiale, big data e tecnologie spaziali per condurre operazioni militari altamente coordinate. Articolato per la prima volta dall’Esercito Popolare di Liberazione nel 2021, questo concetto rispecchia strategie simili avviate dal Pentagono, ma ora sembra essere una pietra angolare della dottrina militare cinese. L’idea è di sintetizzare grandi quantità di intelligence da vari domini (terra, mare, aria, spazio e cyberspazio) per sferrare attacchi precisi e coordinati. Oltre ai progressi nel campo dei satelliti, la Cina continua a sviluppare armi anti-satellite e tecnologie per aerei spaziali riutilizzabili, afferma il rapporto. La valutazione del Pentagono suggerisce che i progressi di Pechino non riguardano solo il confronto militare, ma riflettono anche le ambizioni di leadership tecnologica e strategica globale. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/corsa-ai-satelliti-e-armi-nucleari-lescalation-militare-nello-spazio-2670892476.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="usa-in-vantaggio-ma-in-ambiti-specifici-i-rivali-competono" data-post-id="2670892476" data-published-at="1737318247" data-use-pagination="False"> «Usa in vantaggio ma in ambiti specifici i rivali competono» Il generale Pasquale Preziosa, già capo di Stato maggiore dell’Aeronautica militare, è presidente dell’Osservatorio Sicurezza Eurispes. Cosa succede nello spazio? «Siamo in presenza di una nuova corsa verso lo spazio, caratterizzata da una crescente domanda di dati, connettività e capacità di analisi. Dalle vision delle startup del settore alle costellazioni satellitari dei giganti della tecnologia, l’impennata delle missioni spaziali evidenzia una domanda diffusa e in continua crescita. La corsa si basa su tre linee di tendenza principali: la crescente richiesta di dati, connettività e monitoraggio, necessaria per settori come l’agricoltura di precisione, l’IoT, le comunicazioni globali e il monitoraggio ambientale; l’evoluzione della tecnologia satellitare, con la proliferazione di Smallsat, nanosat e cubesat, che ha reso la produzione più economica e accessibile, consentendo missioni più mirate e costellazioni su larga scala come Starlink e Project Kuiper; il cambiamento nella tecnologia e nella frequenza di lancio, guidato da attori come SpaceX, che ha rivoluzionato il settore con razzi riutilizzabili e un numero record di lanci (oltre 60 nel 2023), e da agenzie come la Nasa, che collaborano con partner commerciali. Nonostante il coinvolgimento di nuovi attori, i principali protagonisti della nuova corsa spaziale restano Usa, Cina e Russia. La Cina ha accelerato notevolmente i suoi programmi con obiettivi ambiziosi come basi lunari e una stazione spaziale permanente. Anche Europa e Regno Unito stanno consolidando la loro presenza. Questa corsa ha caratterizzato lo spazio come nuovo dominio operativo in stretta connessione col cyberspazio. L’emergere di entrambi i domini riflette un cambiamento fondamentale nelle dinamiche geopolitiche e militari. Spazio e cyberspazio sono ormai centrali per le strategie di sicurezza, la competitività economica e l’influenza globale, poiché supportano infrastrutture critiche». Chi è più avanti tra Russia, Cina e Stati Uniti? «Gli Usa sono considerati la nazione più avanzata nel dominio spaziale, seguiti dalla Cina. La Russia sta cercando di mantenere un ruolo rilevante nonostante le sfide economiche e tecnologiche. Tuttavia, ciascun Paese ha sviluppato capacità specifiche che lo rendono competitivo in certi ambiti specifici. Sotto il profilo infrastrutturale e tecnologico gli Usa possiedono la rete satellitare più estesa al mondo per scopi militari, commerciali e scientifici, il Global Positioning System (Gps) rimane la rete di navigazione satellitare più utilizzata al mondo. Progetti come Starlink di SpaceX mostrano la capacità degli Usa di integrare tecnologia commerciale e militare. Inoltre, la creazione nel 2019 della U.S. Space Force ha consolidato il dominio spaziale come priorità nazionale, con risorse significative dedicate alla protezione dei satelliti e allo sviluppo di armi spaziali. Aziende come SpaceX, Blue Origin e Lockheed Martin sono leader globali nel settore spaziale e collaborano strettamente con il governo per progetti strategici. Sotto il profilo militare hanno testato armi cinetiche e laser per difendere i propri asset spaziali. Inoltre, hanno sviluppato satelliti resilienti per resistere a eventuali attacchi e possiedono capacità di guerra cibernetica avanzate». L’amministrazione Trump darà un forte impulso alle attività belliche spaziali? «È probabile. Già durante il primo mandato Trump ha istituito la U.S. Space Force come nuova branca militare per rafforzare la posizione degli Usa nello spazio come “dominio di guerra”. Nel secondo mandato è ragionevole supporre che questa forza sarà potenziata con finanziamenti e sviluppo di nuove capacità operative. Elon Musk, tramite SpaceX, potrebbe giocare un ruolo chiave, fornendo infrastrutture, tecnologie di lancio riutilizzabili e supporto per missioni di difesa. SpaceX ha già collaborato col Dipartimento della Difesa per il lancio di satelliti militari e lo sviluppo di reti di comunicazione sicure. La costellazione Starlink potrebbe essere integrata nei sistemi di comunicazione militari globali per garantire connettività sicura e resiliente. Nel secondo mandato di Trump probabilmente vedremo anche una accelerazione per lo sviluppo di armi antisatellite (Asat), come tecnologie offensive (attacchi cinetici e armi a energia diretta) e difensive (satelliti “guardian” per proteggere infrastrutture spaziali critiche). Inoltre, l’enfasi sull’utilizzo della Luna come “avamposto strategico” per operazioni spaziali riflette una visione in linea con l’obiettivo strategico di dominare questo “dominio operativo”. Tuttavia, una forte dipendenza da SpaceX potrebbe alimentare critiche sulla concentrazione di potere in mani private e creare tensioni con altri attori industriali. Inoltre, una maggiore militarizzazione dello spazio, combinata con la crescita delle capacità spaziali di Cina e Russia, rischierebbe di destabilizzare ulteriormente il fragile equilibrio internazionale nel settore. Anche senza un secondo mandato di Trump, la militarizzazione dello spazio è una tendenza globale in atto, influenzata da molteplici attori sia statali sia privati».
Ansa
Nel caso di specie si trattava di un provvedimento di proroga disposto senza la fissazione della prescritta udienza camerale e, quindi, senza che all’interessato fosse stata data possibilità di intervenire nel procedimento. Sulla base di tale principio la Corte ha respinto il ricorso che la presidenza del Consiglio dei ministri, unitamente ad altri organi, aveva proposto avverso la sentenza d’appello che, in conferma di quella di primo grado, aveva accolto la richiesta di risarcimento avanzata dall’interessato.
A tale decisione la Corte è pervenuta sull’assunto, nell’essenziale, che i provvedimenti in materia di trattenimento degli stranieri nei Cpr non sono fini a sé stessi ma sono funzionali al risultato finale che dev’essere quello dell’esecuzione dell’espulsione dal territorio dello Stato. Pertanto, non assumendo mai essi carattere di definitività, ma potendo essere revocati o modificati anche d’ufficio, in ogni momento la loro mancata impugnazione non impedirebbe di farne riconoscere l’eventuale illegittimità da parte del giudice investito dell’azione risarcitoria, con conseguente accoglimento di quest’ultima. Risulta di fondamentale rilievo, tra gli elementi addotti dalla Corte a sostegno del proprio assunto, quello costituito dal fatto che esso troverebbe conferma nella vigente disciplina in materia di riparazione pecuniaria per ingiusta detenzione sofferta nel corso di un procedimento penale; istituto che viene definito «per certi versi affine al rimedio risarcitorio per illegittima privazione della libertà personale». Ciò in quanto - si afferma - per il riconoscimento del diritto alla suddetta riparazione pecuniaria, non è richiesto, dall’art. 314, comma 1, del Codice di procedura penale, che l’interessato abbia a suo tempo proposto impugnazione avverso il provvedimento applicativo o confermativo della misura cautelare detentiva.
Occorre subito dire che la validità di tale ragionamento presuppone anzitutto che, così come è richiesto, per l’esperibilità della procedura di riparazione per ingiusta detenzione il procedimento penale sia giunto a conclusione, quale che essa sia (assoluzione nel merito, proscioglimento per ragioni non di merito, condanna, archiviazione, sentenza di non luogo a procedere); allo stesso modo deve ritenersi richiesto, ai fini dell’esperibilità dell’azione risarcitoria per indebito trattenimento in un Cpr in vista dell’espulsione, che il procedimento di espulsione amministrativa dello straniero si sia concluso. Il che avviene con l’emissione del relativo decreto prefettizio, una volta che questo abbia assunto carattere di definitività per mancata o non accolta impugnazione (indipendentemente dalla circostanza che poi abbia o meno avuto effettiva esecuzione), ovvero abbia perduto definitivamente efficacia per annullamento, revoca o qualsiasi altra ragione. In mancanza di tale condizione appare evidente che il richiamo operato dalla Corte alla procedura di riparazione per ingiusta detenzione sarebbe del tutto privo di fondamento.
Volendo però dare per acquisito che la condizione dell’avvenuta conclusione del procedimento di espulsione amministrativa sia comunque sussistente, va osservato che la seconda delle ipotesi dianzi formulate appare estremamente improbabile, per la semplice ragione che, se fosse quella effettivamente realizzatasi, la richiesta di risarcimento del danno avrebbe potuto essere avanzata con riferimento all’intera durata della privazione della libertà subita a titolo di trattenimento, in vista dell’espulsione, nel Cpr e non, invece, come pacificamente risulta essere avvenuto, con riferimento alla sola frazione temporale dovuta al provvedimento di proroga di cui si lamenta la illegittimità
Dovendosi, quindi, presumere che quella effettivamente realizzatasi sia la prima delle suddette ipotesi, il richiamo operato dalla Corte al comma 1 dell’art. 314 cod. proc. pen. appare del tutto incongruo, trovando la detta norma applicazione solo, nel caso che il procedimento penale si sia concluso con pronuncia assolutoria nel merito. Quello al quale la Corte avrebbe dovuto fare richiamo (ma lo ha, invece, del tutto ignorato) era, per analogia di situazione, il comma 2 del citato art. 314, secondo il quale, quando il procedimento penale si sia concluso con pronuncia di condanna o di proscioglimento non nel merito, il diritto alla riparazione per ingiusta detenzione può essere riconosciuto solo a condizione che «con decisione irrevocabile, risulti accertato che è stato emesso o mantenuto senza che sussistessero le condizioni di applicabilità previste dagli artt. 273 e 280». E la «decisione irrevocabile» altra non può essere se non quella che sia stata, a suo tempo, adottata all’esito dell’impugnazione contro il provvedimento di applicazione o di mantenimento della misura.
Ne consegue che, ove tale impugnazione non sia stata proposta o, se proposta, non sia stata per una qualsiasi ragione accolta, la richiesta di riparazione per ingiusta detenzione risulta improponibile. Una volta datosi, quindi, per acquisito che il procedimento di espulsione amministrativa si sia concluso con il decreto di espulsione non più soggetto a impugnazione, da equipararsi alla definitività della condanna nel procedimento penale, ne deriva che, proprio alla luce di quanto affermato dalla Corte circa l’assimilabilità della richiesta di risarcimento per indebito trattenimento nel Cpr alla richiesta di riparazione per ingiusta detenzione, la mancata impugnazione, a suo tempo, del provvedimento di proroga del trattenimento adottato in violazione del principio del contraddittorio avrebbe dovuto far sì che la richiesta di risarcimento venisse dichiarata improponibile. Ciò avrebbe dovuto comportare l’accoglimento del ricorso proposto dalla presidenza del Consiglio e dalle altre amministrazioni interessate. Il fatto che così non sia stato appare indice del permanere di una certa tendenza della magistratura, compresa quella di legittimità, a fare ogni sforzo, in materia di immigrazione, ogni qual volta se ne veda anche la più remota delle possibilità, per adottare decisioni favorevoli ai «migranti», percorrendo, a tal fine i più impervi e tortuosi sentieri interpretativi, anche con il rischio di inciampare, talvolta, in qualche sasso.
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La capogruppo di di Fratelli d'Italia in Commissione Covid Alice Buonguerrieri contro Giuseppe Conte: «Emergono fatti gravissimi su presunte provvigioni milionarie per le commesse della struttura di Domenico Arcuri e l'ex premier usa il ruolo di commissario come scudo per non farsi udire. Chi non ha nulla da nascondere si dimetta dalla commissione e venga a riferire la verità agli italiani».
iStock. Nel riquadro, la locandina dell'evento
Nell’area «Bimb*», con la schwa (che storpia ogni parola pur di risultare linguaggio inclusivo e non binario) al posto dell’asterisco, sabato 20 giugno a partire dalle 15 ci saranno intrattenimenti vari, come il momento «Letture» a cura delle famiglie Arcobaleno.
Stiamo parlando dell’associazione «genitori Lgbtqi+, in coppia, single o separati che hanno realizzato il proprio progetto di genitorialità, o che aspirano a farlo», e che purtroppo suggeriscono perfino quali libri far leggere a innocenti creature. Un campionario delle loro scelte si può trovare sul sito ufficiale.
Da Perché hai due mamme? e Perché hai due papà di Francesca Pardi, «nato per aiutare i bambini con due genitori dello stesso sesso nel rispondere alle curiosità degli altri», a un altro libro della stessa autrice dal titolo Qual è il segreto di papà?, spiegato come «un racconto che parla di omosessualità con parole semplici e dirette». Età di lettura consigliata: «Dai 4 anni». Certo, perché a 48 mesi si è già in grado di comprendere temi delicatissimi quali sessualità e identità di genere.
Per non parlare del Giorno specialissimo di Marlon Bundo, di Jill Twiss, storia gay di un coniglietto «che si innamora di un altro coniglietto di nome Wesley e decide di sposarsi con lui», e di cui già si è occupata La Verità. Consigliato ai piccoli dai 5 ai 10 anni, come L’importante è che siamo amici, dove l’orsacchiotto Thomas preferisce essere Tilly. L’autrice, Jessica Walton, voleva scrivere una storia con un protagonista transgender per raccontare al figlio l’esperienza del padre diventato trans e aveva cercato finanziamenti su un sito crowdfunding, ricevendo montagne di soldi.
Ecco un campionario di buone letture con le quali intrattenere dei bimbi, che già dovranno assistere a sfilate di personaggi dall’apparenza affatto normale. Sul palco pomeridiano «spazio di resistenza intersezionale, transfemminismo ed arte, all’insegna di interventi politici, DJ set e performance», saliranno infatti personaggi come Sofia Mehiel, in arte «la papessa», responsabile del progetto per la sezione trans del carcere di Reggio Emilia e che «ha guidato la carovana di genere per l’Ucraina».
E ci sarà Bianca Bonzagni, attivista transgender, classificatasi al secondo posto nel concorso Miss Trans Europa 2025. Soprattutto non mancheranno i «Bear gay», gli «orsi» omosessuali, «sottocultura gay», come la definisce gay.it, in cui si riconosce il soggetto «abbastanza grosso o robusto, con i peli sul petto e una barba lunga, incolta, generalmente un estimatore del cuoio e dei collari».
Sono richiamati dal collettivo Lgbtqi+ Discorso Bear Party, nato nella periferia di Carpi e con base principale al Circolo Mattatoyo. «Al centro del loro percorso c’è la cura e la valorizzazione dei corpi che escono dai canoni estetici imposti: uno spazio libero da etichette rigide per combattere lo stigma grassofobico ed estetico che colpisce tuttə* noi», informano gli organizzatori del Pride a Modena.
I bambini li vedranno, poveretti loro. Respireranno l’atmosfera di questo raduno e ascolteranno gli slogan che verranno ripetuti. Lo dichiara il manifesto politico del Pride modenese, quello che verrà urlato durante la sfilata: «È sin dall’insediamento di questo governo fascista, nel 2022, che è iniziata una vera e propria offensiva nei confronti delle famiglie omogenitoriali, con il preciso intento di delegittimare la genitorialità delle persone Lgbtqia+. Dapprima con la circolare del ministro dell’Interno Piantedosi, che poneva di fatto divieto a sindac* di registrare il genitore intenzionale all’anagrafe, […] ed è culminata con l’approvazione, nell’ottobre 2024, della legge Varchi, che ha reso la gestazione per altre persone reato universale […]. Una legge dal chiaro impianto ideologico, studiata e fortemente voluta dalla maggioranza per punire le coppie di aspiranti padri».
Già, perché sarebbe normale essere due mamme o due papà per una creatura, magari ottenuta servendosi di un utero in affitto? Le famiglie Arcobaleno che porteranno al Pride i bimbi, nati con il seme di un donatore sconosciuto e attraverso la procreazione medicalmente assistita, o con la pratica della maternità surrogata, li faranno assistere a tutto il repertorio in programma? Magari anche alla sosta degli adulti allo stand salute, dove sarà possibile testarsi «in maniera rapida e gratuita» per Hiv e sifilide «con l’aiuto del reparto malattie infettive dell’ospedale di Modena». Terminata la sfilata, lo stand invece si trasformerà in una sala giochi «per poter vincere gadget, sex toys, preservativi femminili e maschili e tanti lubrificanti».
Ma non pensiate che sia solo esibizione di muscoli e altro. Ci sono contenuti anticipati con orgoglio: «Il Modena Pride 2026 è antifascista, contro il razzismo, il colonialismo e i genocidi presenti e passati, antimilitarista, solidale con il popolo palestinese, per la giustizia climatica antiabilista».
Per fortuna, a metà pomeriggio per i bimbi è prevista una non precisata area «sgambamento», immaginiamo riservata a esercizi fisici. O per darsela a gambe, anche solo con la fantasia.
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Guido Crosetto (Ansa)
Il progetto è contenuto in uno schema di Disegno di legge dal titolo «Disposizioni per la costituzione di Forze di riserva, in materia di personale militare nonché delega al governo per la revisione dello strumento militare», che abbiamo avuto modo di visionare.
Naturalmente, lo schema dovrà innanzitutto essere presentato dal ministro Guido Crosetto in Consiglio dei ministri: una volta licenziato dal Cdm, passerà all’esame del Parlamento, che potrà apportare eventuali modifiche. Dalla Difesa apprendiamo che a illustrare i contenuti del Ddl saranno anche esponenti di vertice delle Forze armate, attraverso specifiche audizioni. Veniamo ai dettagli. Per incrementare la capacità operativa dello strumento militare nazionale, si legge nello schema del Ddl, è istituita la riserva operativa, al fine di disporre di un adeguato bacino di personale addestrato e prontamente impiegabile, in grado di supportare e integrare le Forze armate e il Corpo unico della Sanità militare, anche in tempo di pace. Ne farà parte personale militare in congedo da non più di cinque anni, che potrà essere richiamato in servizio, ma chi vorrà potrà fare domanda per una proroga. Il personale della riserva operativa può essere richiamato in servizio annualmente per lo svolgimento delle attività di addestramento finalizzate allo sviluppo e al mantenimento della prontezza operativa, secondo modalità definite dalla Forza armata di appartenenza. La riserva volontaria specialistica nasce invece al fine di disporre di un adeguato bacino di personale in possesso di peculiari competenze professionali, in grado di supportare e integrare le Forze armate e il Corpo unico della Sanità militare, sin dal tempo di pace, per l’assolvimento dei compiti di cui all’articolo 89.
È costituita da ufficiali, marescialli, sergenti e graduati di complemento. Chi ne fa parte, può essere richiamato in servizio, a domanda, per specifiche esigenze della Forza armata di appartenenza o del Corpo unico della Sanità militare. Infine, la riserva territoriale: stando allo schema del Ddl, questo personale è impiegato in attività addestrative, operative e logistiche, limitatamente al territorio nazionale, presso comandi, enti, reparti e unità dislocati nell’area geografica o regione di arruolamento, ferma restando la possibilità di schieramento, addestramento e formazione al di fuori dell’area geografica o regione di assegnazione. Questa riserva ha l’obiettivo di avere a disposizione un bacino di personale radicato sul territorio nazionale, rapidamente impiegabile a supporto delle esigenze funzionali delle Forze armate, incluso quello a supporto delle Forze di polizia, alla gestione delle emergenze e delle calamità, al soccorso e all’assistenza. Per partecipare alle procedure selettive per il reclutamento dei volontari della riserva territoriale occorre avere un’età non inferiore a 25 anni e non superiore a 35, e un diploma di terza media. I vincitori delle procedure selettive sono ammessi alla ferma prefissata di dodici mesi e sono disponibili, limitatamente al territorio nazionale, per l’assegnazione a comandi, enti, reparti e unità dislocati nell’area geografica o regione di arruolamento, ferma restando la possibilità di schieramento, addestramento e formazione al di fuori dell’area geografica o regione di assegnazione.
Come dicevamo l’obiettivo è raggiungere gradualmente le 40.000 unità in più, a seconda delle risorse disponibili (un membro della riserva operativa richiamato in servizio, ad esempio, viene pagato 130 euro per ogni giornata di lavoro) e delle effettive capacità di reclutamento, con questo cronoprogramma: un massimo di 5.071 unità per il 2028, 5.321 per il 2029, 7.001 per il 2030, 7.444 per il 2031, 7.500 per il 2032 e 7.663 per il 2033. Questo aumento, a regime, porterebbe le forze armate italiane a superare le 200.000 unità. Intanto l’Italia si appresta a tagliare in maniera consistente rispetto a quanto previsto la somma da chiedere in prestito al fondo Safe (Security Action for Europe), uno strumento finanziario europeo da 150 miliardi di euro nato per sostenere gli Stati membri negli investimenti nel settore della difesa e negli appalti congiunti. Al nostro Paese è stata riservata una quota di prestiti agevolati pari a 14,9 miliardi di euro, ma l’intenzione del governo è ridurre i prestiti previsti a circa 5 miliardi di euro per dare priorità alle misure contro il caro energia. Del resto, come ha spesso ripetuto il premier Giorgia Meloni, se non si affronta la drammatica crescita dei prezzi dei carburanti, in Italia resterà ben poco da difendere.
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