Coppola latitante, la Svizzera lo salva
L’immobiliarista, che sui social lancia bordate contro la magistratura, ammette di essere all’estero. Berna, però, rimbalza i pm di Milano che ne chiedono l’arresto.

«La Svizzera è un Paese civile perché vagliano le carte. Non solo non ha concesso ma, cosa principale, ha chiarito che Danilo Coppola con quelle accuse non c’entra nulla!».

L’immobiliarista romano protagonista della stagione dei furbetti del quartierino, risponde così – con un messaggio su Instagram – quando gli si chiede un commento sulla decisione dell’autorità elvetiche di non concedere l’estradizione chiesta dalla Procura di Milano. Dalla fine della scorsa settimana Coppola sta aggiornando la sua pagina Instagram con interventi video e appelli contro la giustizia italiana. Il suo avvocato è Ivano Chiesa, storico legale anche dell’ex re dei paparazzi Fabrizio Corona. Coppola se la prende con Marco Travaglio e con le ricostruzioni della stagione della scalata di Unipol alla Bnl. «Mi sono sentito male dalle minchiate che hai raccontato, hai travisato i fatti. Il tuo video l’hanno visto 187 persone, io ben due volte», dice Coppola rivolgendosi al direttore del Fatto Quotidiano. L’immobiliarista dice anche la sua sulla vicenda di Porta Vittoria. «Ci ho rimesso 120 milioni di euro e questi facevano il processo a me, mentre altri delinquenti continuavano a brigare».

Poi ricorda come nel 2018 il fondo Algebris di Davide Serra avesse fatto un’offerta nel concordato fallimentare. «È un fondo trasparente, si sa dove raccoglie i soldi. Aveva presentato il concordato fallimentare, ma il dottor Clerici (Mauro pm di Milano, ndr) ha mandato nei loro uffici la Guardia di finanza. È un qualcosa di indegno. Impauriti si sono ritirati, per un fatto di reputation. Non vogliono scandali, non vogliono finire sui giornali. E così chi compare all’orizzonte?», continua Coppola. «Porta Vittoria Real Estate con una sede presso via dell’Annunziata, presso gli uffici di Gianfranco Paparella. Non è la prima operazione che fa in questo modo», mastica amaro Coppola. Che poi se la prende con la Procura di Milano che – secondo lui – sarebbe stata regista del fallimento della società Porta Vittoria Spa. Coppola fa i nomi dei pm Giordano Baggio, Mauro Clerici e dell’ex capo degli uffici, Francesco Greco. Dopo che la Cassazione aveva confermato la decisione del Riesame sulla misura cautelare, proprio i magistrati Baggio e Clerici avevano chiesto alla Svizzera di arrestarlo. Su di lui pende un’ordinanza di custodia in carcere per tentata estorsione a Prelios, la società proprietaria del complesso immobiliare di Porta Vittoria, spazio che avrebbe dovuto ospitare la biblioteca europea ma che è ormai fermo dal 2016. Ma per Berna il reato che avrebbe commesso Coppola non esiste.

Ieri in un’intervista al Corriere l’immobiliarista romano aveva chiarito di aver saputo sin dai primi giorni di marzo di essere ricercato. «Dall’8 marzo, c’è un ordine di custodia cautelare nei miei confronti. L’ho saputo e ho preferito non farmi trovare. Non vorrei fare l’ennesimo carcere preventivo per poi essere di nuovo assolto». Ma è su Instagram che Coppola continua a lanciare bordate contro i magistrati. «Non voglio solo che si sappiano le mie ragioni e si riconosca la mia innocenza, voglio raccontare una giustizia che non funziona. Io sono nato povero, ho avuto il frigo vuoto e non si perdona che uno che viene dal nulla arrivi a fatturare quattro miliardi, entri in Mediobanca, abbia un giornale, compri banche».

Poi ancora: «Bisogna denunciare», dice. «Molti in passato mi hanno detto che avrei potuto fare nulla. Questi (i magistrati, ndr) fanno squadra. Questi», continua nella sua intemerata, «ti massacrano. Non c’è riuscito Berlusconi che ha le televisioni. Non c’è riuscito nessuno. Io vi dimostrerò che ci riuscirò». Alla fine interviene anche sul prossimo referendum per la giustizia: «La separazione delle carriere è fondamentale, non è più procrastinabile».

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