2020-05-06
Con un colpo di mano il Pd accentra il potere sulle nomine pubbliche
Roberto Gualtieri (Ansa)
C'è una nuova direttiva del ministero dell'Economia, uscita il 14 aprile da via XX Settembre, che ridisegna il potere di gestione delle nomine nelle aziende partecipate statali. Sono 3 pagine firmate dal ministro Roberto Gualtieri - che ha già indicato i nuovi componenti dei consigli di amministrazione in scadenza - dove in pratica si accentrano nel Mef i pieni poteri di nomina. In pratica si aggiorna la direttiva del 16 marzo del 2017, firmata quella volta dal ministro Pier Carlo Padoan. Nella prossima tornata sarà quindi l'indirizzo politico dell'attuale ministero dell'Economia, ovvero Gualtieri del Partito democratico e della corrente più vicina a Massimo D'Alema, a decidere. Oltre a modificare la regola dell'autocertificazione (per certificare eventuali conflitti di interesse dei componenti dei vari cda), come già anticipato dal Sole 24 Ore, la direttiva firmata da Gualtieri accentra tutto il potere in via XX Settembre, escludendo quindi altri attori, come per esempio Cassa depositi e prestiti che proprio in questa tornata era stata coinvolta con un comitato tecnico ad hoc sulle nomine pubbliche.
Ora invece, la regola è un'altra. «Per la composizione degli organi di controllo delle società controllate dal Ministero dell' economia e delle finanze, ad esclusione di quelle con titoli azionari quotati, dovrà in generale prevedersi la presenza, per quanto possibile, di dipendenti del ministero» si legge nella direttiva. «Qualora si renda comunque necessario procedere all'individuazione di soggetti esterni all' Amministrazione, occorrerà procedere secondo le medesime procedure sopra descritte». I punti sono 4, dove al primo, il Mef «assicura, entro il mese di gennaio di ciascun anno, la pubblicazione nel sito del Ministero dell'economia e delle finanze delle posizioni in scadenza», quindi «procede a formalizzare un appunto tecnico con l'indicazione della tempistica delle assemblee, dei requisiti statutari e di legge applicabili ai singoli rinnovi degli organi societari e dell' esito dell'istruttoria di carattere qualitativo e attitudinale dei potenziali candidati alla carica, predisposta con il supporto delle suddette società specializzate con riferimento ai data base disponibili e alle indicazioni dell'Organo di indirizzo politico».
Infine, «all' esito dell'individuazione dei nominativi da indicare nelle liste o da presentare in assemblea, provvede ad acquisire dagli interessati l'autocertificazione relativa al possesso dei requisiti soggettivi e di eleggibilità e al curriculum vitae» e «predispone un appunto tecnico per acquisire dall' Organo di indirizzo politico le indicazioni di voto in merito alle singole società». Non solo. Di fatto vengono messe da parte le società cacciatrici di teste che furono interpellate dal governo di Paolo Gentiloni e che anche questo esecutivo ha interpellato in questa tornata di nomine. A dirlo fu Gualtieri, alla fine di febbraio, rispondendo a un'interrogazione parlamentare alla Camera. Al ministro furono chiesti chiarimenti, in ordine agli indirizzi e ai criteri per la ricerca e la selezione dei dirigenti delle società partecipate dal Mef. Questo, secondo, la direttiva sulle procedure di individuazione dei componenti degli organi sociali delle societa partecipate dal ministero, emanata dal Mef il 16 marzo 2017, che prevedeva appunto di individuare i soggetti astrattamente idonei per profilo professionale dei futuri consiglieri di amministrazione delle società a partecipazione statale, per il tramite di aziende specializzate nella selezione del personale, le cosiddette società di «cacciatori di teste».
Secondo il ministro, la procedura era «coerente con il rispetto di tali criteri qualitativi e attitudinali e con le necessarie regole di trasparenza» e che «si è tenuto conto sia delle novità legislative sopravvenute negli ultimi anni, sia del fatto che la nomina degli organi di vertice nelle società a controllo pubblico implica comunque l'esercizio di un'attività di indirizzo politico-amministrativo». Poi però, dopo le nomine, ha deciso di cambiarla. C'è chi dice sia stato fatto per sanare alcuni conflitti di interesse dei nuovi consiglieri di amministrazione, tra cui il compagno di scuola di Luigi Di Maio, Carmine America, o come ha ricordato La Verità, anche di Ada Lucia De Cesaris in Eni. Ma a parte questo il risultato della direttiva è che il Mef ora non avrà più bisogno di consulenti politici e tecnici per fare le proprie scelte.
Agcom e Privacy in proroga da un anno

Angelo Maria Cardani (Ansa)
Continua la proroga dei rinnovi dei vertici di Agcom e Privacy, nominati durante il governo di Mario Monti, nel lontano 2012. Scaduti la scorsa estate, rinviati ormai ogni tre mesi, grazie all'emergenza sanitaria Angelo Maria Cardani e Antonello Soro sono ancora ai loro posto e potrebbero rimanerci fino alla fine dell'anno. Del resto il decreto Cura Italia ha rinviato di altri 60 giorni le votazioni in commissione a Camera e Senato. Il governo ha quindi disposto la proroga del mandato dei componenti dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni e del Garante per la protezione dei dati personali fino a non oltre i 60 giorni successivi alla data di cessazione dello stato di emergenza legato al coronavirus. L'emergenze finirà il 31 luglio, secondo il decreto di palazzo Chigi del 31 gennaio, quindi se ne riparlerà a ottobre. E questo nonostante gli appelli trapelati dal Colle. Alla fine dello scorso anno il presidente Sergio Mattarella fece sapere di essere preoccupato perché due organi di garanzia del nostro Paese «operano ormai come "anatre zoppe" senza più essere nella pienezza dei loro poteri». Lo scrisse Repubblica, senza smentite. Del resto le autorità sono importanti per la par condicio elettorale e anche per le comunicazioni televisive.
Il presidente e i tre componenti del Garante della Privacy hanno concluso il mandato di 7 anni il 19 giugno 2019. La stessa autorità per le Comunicazioni - il cui mandato è finito il 24 luglio - è nel limbo di una proroga infinita. A quanto pare ci sarebbe un tentativo di provare a votare prima dell'estate se si allentassero le misure di sicurezza. Nel mezzo però si sta consumando una guerra interna ai ai 5Stelle per scongiurare la nomina a commissario del professore Marco Scialdone, ritenuto troppo vicino al Partito democratico. A sponsorizzarlo è la pentastellata Mirella Liuzzi che sembra molto in sintonia all'attuale commissario Pd Antonio Nicita.
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La nuova direttiva del Mef per le società quotate taglia di mezzo i cacciatori di teste e i comitati tecnici per la scelta dei candidati nei consigli di amministrazione delle nostre aziende statali. Continua la proroga di Agcom e garante privacy, nonostante i richiami del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Le due autorità garanti potrebbero andare al voto prima dell'estate, ma tra i 5 Stelle è guerra sui sostituti di Angelo Maria Cardani e Antonello Soro. Lo speciale contiene due articoliC'è una nuova direttiva del ministero dell'Economia, uscita il 14 aprile da via XX Settembre, che ridisegna il potere di gestione delle nomine nelle aziende partecipate statali. Sono 3 pagine firmate dal ministro Roberto Gualtieri - che ha già indicato i nuovi componenti dei consigli di amministrazione in scadenza - dove in pratica si accentrano nel Mef i pieni poteri di nomina. In pratica si aggiorna la direttiva del 16 marzo del 2017, firmata quella volta dal ministro Pier Carlo Padoan. Nella prossima tornata sarà quindi l'indirizzo politico dell'attuale ministero dell'Economia, ovvero Gualtieri del Partito democratico e della corrente più vicina a Massimo D'Alema, a decidere. Oltre a modificare la regola dell'autocertificazione (per certificare eventuali conflitti di interesse dei componenti dei vari cda), come già anticipato dal Sole 24 Ore, la direttiva firmata da Gualtieri accentra tutto il potere in via XX Settembre, escludendo quindi altri attori, come per esempio Cassa depositi e prestiti che proprio in questa tornata era stata coinvolta con un comitato tecnico ad hoc sulle nomine pubbliche. Ora invece, la regola è un'altra. «Per la composizione degli organi di controllo delle società controllate dal Ministero dell' economia e delle finanze, ad esclusione di quelle con titoli azionari quotati, dovrà in generale prevedersi la presenza, per quanto possibile, di dipendenti del ministero» si legge nella direttiva. «Qualora si renda comunque necessario procedere all'individuazione di soggetti esterni all' Amministrazione, occorrerà procedere secondo le medesime procedure sopra descritte». I punti sono 4, dove al primo, il Mef «assicura, entro il mese di gennaio di ciascun anno, la pubblicazione nel sito del Ministero dell'economia e delle finanze delle posizioni in scadenza», quindi «procede a formalizzare un appunto tecnico con l'indicazione della tempistica delle assemblee, dei requisiti statutari e di legge applicabili ai singoli rinnovi degli organi societari e dell' esito dell'istruttoria di carattere qualitativo e attitudinale dei potenziali candidati alla carica, predisposta con il supporto delle suddette società specializzate con riferimento ai data base disponibili e alle indicazioni dell'Organo di indirizzo politico». Infine, «all' esito dell'individuazione dei nominativi da indicare nelle liste o da presentare in assemblea, provvede ad acquisire dagli interessati l'autocertificazione relativa al possesso dei requisiti soggettivi e di eleggibilità e al curriculum vitae» e «predispone un appunto tecnico per acquisire dall' Organo di indirizzo politico le indicazioni di voto in merito alle singole società». Non solo. Di fatto vengono messe da parte le società cacciatrici di teste che furono interpellate dal governo di Paolo Gentiloni e che anche questo esecutivo ha interpellato in questa tornata di nomine. A dirlo fu Gualtieri, alla fine di febbraio, rispondendo a un'interrogazione parlamentare alla Camera. Al ministro furono chiesti chiarimenti, in ordine agli indirizzi e ai criteri per la ricerca e la selezione dei dirigenti delle società partecipate dal Mef. Questo, secondo, la direttiva sulle procedure di individuazione dei componenti degli organi sociali delle societa partecipate dal ministero, emanata dal Mef il 16 marzo 2017, che prevedeva appunto di individuare i soggetti astrattamente idonei per profilo professionale dei futuri consiglieri di amministrazione delle società a partecipazione statale, per il tramite di aziende specializzate nella selezione del personale, le cosiddette società di «cacciatori di teste».Secondo il ministro, la procedura era «coerente con il rispetto di tali criteri qualitativi e attitudinali e con le necessarie regole di trasparenza» e che «si è tenuto conto sia delle novità legislative sopravvenute negli ultimi anni, sia del fatto che la nomina degli organi di vertice nelle società a controllo pubblico implica comunque l'esercizio di un'attività di indirizzo politico-amministrativo». Poi però, dopo le nomine, ha deciso di cambiarla. C'è chi dice sia stato fatto per sanare alcuni conflitti di interesse dei nuovi consiglieri di amministrazione, tra cui il compagno di scuola di Luigi Di Maio, Carmine America, o come ha ricordato La Verità, anche di Ada Lucia De Cesaris in Eni. Ma a parte questo il risultato della direttiva è che il Mef ora non avrà più bisogno di consulenti politici e tecnici per fare le proprie scelte. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/con-un-colpo-di-mano-il-mef-accentra-il-potere-sulle-nomine-2645933821.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="agcom-e-privacy-in-proroga-da-un-anno" data-post-id="2645933821" data-published-at="1588780168" data-use-pagination="False"> Agcom e Privacy in proroga da un anno Angelo Maria Cardani (Ansa) Continua la proroga dei rinnovi dei vertici di Agcom e Privacy, nominati durante il governo di Mario Monti, nel lontano 2012. Scaduti la scorsa estate, rinviati ormai ogni tre mesi, grazie all'emergenza sanitaria Angelo Maria Cardani e Antonello Soro sono ancora ai loro posto e potrebbero rimanerci fino alla fine dell'anno. Del resto il decreto Cura Italia ha rinviato di altri 60 giorni le votazioni in commissione a Camera e Senato. Il governo ha quindi disposto la proroga del mandato dei componenti dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni e del Garante per la protezione dei dati personali fino a non oltre i 60 giorni successivi alla data di cessazione dello stato di emergenza legato al coronavirus. L'emergenze finirà il 31 luglio, secondo il decreto di palazzo Chigi del 31 gennaio, quindi se ne riparlerà a ottobre. E questo nonostante gli appelli trapelati dal Colle. Alla fine dello scorso anno il presidente Sergio Mattarella fece sapere di essere preoccupato perché due organi di garanzia del nostro Paese «operano ormai come "anatre zoppe" senza più essere nella pienezza dei loro poteri». Lo scrisse Repubblica, senza smentite. Del resto le autorità sono importanti per la par condicio elettorale e anche per le comunicazioni televisive. Il presidente e i tre componenti del Garante della Privacy hanno concluso il mandato di 7 anni il 19 giugno 2019. La stessa autorità per le Comunicazioni - il cui mandato è finito il 24 luglio - è nel limbo di una proroga infinita. A quanto pare ci sarebbe un tentativo di provare a votare prima dell'estate se si allentassero le misure di sicurezza. Nel mezzo però si sta consumando una guerra interna ai ai 5Stelle per scongiurare la nomina a commissario del professore Marco Scialdone, ritenuto troppo vicino al Partito democratico. A sponsorizzarlo è la pentastellata Mirella Liuzzi che sembra molto in sintonia all'attuale commissario Pd Antonio Nicita.
Francesco Lollobrigida (Ansa)
Coldiretti la definisce «una svolta», in quanto difende un patrimonio che oggi vale 707 miliardi di euro e trova nella Dop economy la sua espressione più avanzata. «Questa legge giaceva nei cassetti da oltre dieci anni e nessuno aveva mai avuto il coraggio di farla diventare un provvedimento», ha spiegato Lollobrigida, sottolineando che introduce due nuovi reati, l’aggravante di agropirateria e sanzioni proporzionali alle dimensioni del fatturato delle imprese, «affinché siano un vero deterrente. Inoltre, istituzionalizza la cabina di regia per un efficientamento dei sistemi di controllo». La legge rafforza la trasparenza e la tracciabilità dei prodotti lungo tutta la filiera per fornire informazioni quanto più esaustive possibili al consumatore anche al fine di tutelare la salute.
Di conseguenza, vengono inseriti nel Codice penale due reati: la «frode alimentare» per punire chi commercializza alimenti o bevande che, a sua conoscenza, non sono genuini o che provengono da luoghi diversi rispetto a quelli indicati (prevista la reclusione da 2 mesi a 1 anno), e il «commercio di alimenti con segni mendaci» per punire chi utilizza segni distintivi o indicazioni per indurre in errore il compratore sulla qualità o sulla quantità degli alimenti (reclusione da 3 a 18 mesi). È inserita l’aggravante di agropirateria, quando l’attività illecita è realizzata in maniera organizzata e continuativa, l’aggravante «quantità e biologico» (se i prodotti sono commercializzati come biologici ma non lo sono). In questi tre casi le pene sono aumentate. La legge prevede per questi reati anche la confisca obbligatoria di prodotti, beni o cose oggetto o prodotto dei reati.
L’autorità giudiziaria avrà l’obbligo di distribuire i prodotti sequestrati, ma commestibili, a enti territoriali o caritatevoli per destinarli a persone bisognose o animali abbandonati.
È prevista la protezione delle Indicazioni geografiche, attività che secondo l’ultimo rapporto Ismea-Qualivita nel 2024 ha realizzato 20,7 miliardi di euro di fatturato di cui 12,3 miliardi di euro realizzati all’estero. Previste sanzioni più dure per il reato di contraffazione delle indicazioni geografiche e delle denominazioni di origine protetta.
La legge vieta poi l’utilizzo del termine «latte» e di prodotti lattiero-caseari per prodotti vegetali se non accompagnato dalla denominazione corretta (per esempio il latte di mandorla venduto come sostitutivo senza distinzione). A dimostrazione della necessità di una legge con questi contenuti, Coldiretti cita l’ultimo Rapporto elaborato insieme a Eurispes e Fondazione osservatorio agromafie, secondo il quale il volume d’affari dei crimini agroalimentari in Italia è salito a 25,2 miliardi, praticamente raddoppiato nel giro dell’ultimo decennio.
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Ecco #DimmiLaVerità del 16 aprile 2026. La deputata della Lega Rebecca Frassini illustra i contenuti della manifestazione di sabato 18 a Milano.
Con il Presidente degli Stati Uniti andare allo scontro frontale non ha mai portato risultati a nessuno. Nemmeno ai leader europei tanto incensati dalla sinistra. Giorgia Meloni ha fatto bene a mettere alcuni punti fermi senza andare alla rottura.
Iolanda Apostolica
Scatto di carriera. Postumo, però. Perché la giudice nel 2024 si è dimessa dopo le polemiche per la disapplicazione del decreto Cutro e per un video che la immortalava alla testa di una manifestazione pro-migranti e contro l’ex ministro dell’Interno Matteo Salvini. Una promozione a carriera finita. Sembra un paradosso, ma è un passaggio tecnico rispetto alla progressione economica dei magistrati. Gli scatti non sono tutti uguali: c’è quello economico, che incide sullo stipendio, e quello funzionale, che apre la strada a incarichi più rilevanti. In questo caso inciderà sulla pensione dell’ex toga salva-migranti.
Non ci gira attorno la consigliera laica Claudia Eccher: «Indipendentemente dal fatto che la Apostolico abbia lasciato la magistratura, il nostro dovere è valutare nel merito il quadriennio di servizio seguendo le leggi e le circolari del Csm. La settima e ultima valutazione di professionalità non è un mero passaggio burocratico, ma determina un avanzamento sia professionale che economico, con riflessi diretti anche sul trattamento pensionistico e di fine rapporto». E arriva al punto: «Nel caso della Apostolico si riscontra una carenza sul prerequisito dell’indipendenza. Non si contesta il diritto ad avere opinioni politiche, ma la scelta di manifestarle in un contesto di contrapposizione frontale con le autorità di pubblica sicurezza e con le scelte del governo, proprio su una materia che rientra nelle sue specifiche competenze funzionali».
Il togato Tullio Morello spiega perché il Csm ha votato a favore della ex collega: «Le sue idee non hanno influenzato la decisione giurisdizionale. Se nelle motivazioni fosse emerso un pregiudizio, allora potremmo discutere della sua imparzialità». Il Consiglio però si è spaccato. Il laico Enrico Aimi è stato duro: «Doveroso esprimere una posizione critica rispetto alla proposta di riconoscere alla Apostolico il superamento della settima valutazione di professionalità. Non può essere un automatismo, ma richiede una verifica rigorosa e sostanziale del permanere dei requisiti fondamentali, ovvero indipendenza, imparzialità ed equilibrio. Nel caso di specie, tali requisiti appaiono meritevoli di un approfondimento ben più incisivo».
Dopo la partecipazione alla manifestazione filmata, «il magistrato», secondo Aimi, «avrebbe dovuto astenersi dalla trattazione di procedimenti in materia di immigrazione». «Non basta essere imparziali, bisogna anche apparirlo, perché la credibilità della giurisdizione si fonda sulla fiducia dei cittadini», ha ricordato la consigliera Isabella Bertolini, aggiungendo: «Proprio per questo ho sottolineato che questi principi impongono rigore, coerenza e senso del limite, soprattutto quando si toccano temi sensibili o esposti al confronto pubblico». Infine, un colpo al Consiglio: «La decisione del Csm rappresenta, a mio avviso, un’occasione persa. Si poteva, e si doveva, aprire una riflessione vera sul modello di magistrato che vogliamo, non solo tecnicamente preparato ma capace di incarnare fino in fondo terzietà, misura ed equilibrio. Senza questa chiarezza, il rischio è quello di indebolire la percezione stessa di imparzialità della magistratura. Oggi il Csm sul caso Apostolicoha dato l’ennesima pessima prova».
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