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Come direttore del Tesoro Casaleggio vuole un uomo di Mediobanca

Come direttore del Tesoro Casaleggio vuole un uomo di Mediobanca
ANSA
  • L'eminenza grigia del M5s spinge al Mef l'analista Antonio Guglielmi. Claudio Costamagna lascia Cdp, al suo posto Massimo Tononi. Per la Rai si candidano Michele Santoro e Carlo Freccero.
  • Come capo di gabinetto di Luigi Di Maio si parla di Vito Cozzoli: molto amico di Pier Ferdinando Casini, aveva già avuto questo ruolo con la Federica Guidi. Possibile la riconferma di Roberto Garofoli e di Fabrizia Lapecorella. Si vocifera di Antonio Di Pietro alle Infrastrutture.
  • Sergio Mattarella andrà all'assemblea delle fondazioni bancarie, l'ultima prima del cambio di vertice. Attesi anche Stefano Buffagni e Giorgetti per armonizzare la nomine.

Lo speciale contiene tre articoli.

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Il Pd okkupa il palazzo che ci costa 21 milioni
Massimo D'Alema (Ansa)
Massimo D’Alema, Pierluigi Bersani e Roberto Speranza protagonisti a un evento allo Spin time, lo stabile romano in mano ai movimenti per la casa da oltre dieci anni, malgrado su di esso gravi un provvedimento che condanna il ministero dell’Interno a risarcire i proprietari.

Storia vecchia e ripetitiva. Si tratta di un immobile di via Santa Croce in Gerusalemme a Roma che fu occupato dai movimenti per la casa nel 2013, 13 anni fa. È un immobile che ha fatto molto discutere perché, oltre a essere occupato abusivamente, si svolgevano dentro quelle mura attività, anche commerciali, totalmente illecite. Lo ricorderete in particolare per un fatto.

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Repubblicani, diplomazia e pazienza. I tre antidoti al caos sulle tariffe
Donald Trump (Ansa)
Il Gop potrebbe bocciare i nuovi rincari. L’incertezza però va superata entro due mesi.

La reazione di Donald Trump alla sentenza della Corte Suprema statunitense che ha negato il suo potere esclusivo di imporre dazi senza approvazione del Congresso è stata quella di firmare venerdì una tariffa aggiuntiva del 10% a tutte le importazioni, a partire dal 24 febbraio, per un periodo di 5 mesi eventualmente prorogabile dal Congresso stesso. Ieri ha cambiato idea e ha aumentato il dazio aggiuntivo al 15%.

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La stampa rettifica: in America c’è ancora la democrazia
Ansa
Dopo gli allarmi sulla tirannia di Trump, si torna alla realtà col verdetto sui dazi. Emesso da una Corte plasmata dal tycoon.

Dio benedica la Corte Suprema e la sua sentenza sui dazi: ha costretto noialtri, prima che Donald Trump, a tornare alla realtà. Così, in un battibaleno, siamo passati da «l’America non è più una democrazia liberale» (Mario Monti, aprile 2025), a «C’è un giudice anche a Washington» (Massimo Giannini, ieri); da Repubblica che, a novembre, ci elencava «i 12 passi di Donald Trump verso l’autocrazia», allo scoop di Federico Fubini sul Corriere della Sera: «Il potere di Trump non è incondizionato».

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