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Colpevolizzati armi e coltelli solo quando c’è da difendersi

Colpevolizzati armi e coltelli solo quando c’è da difendersi
La villetta di Lonate Pozzolo, nel varesotto, dove il 14 gennaio, Adamo Massa, 37 anni, pregiudicato, è stato ucciso nel corso di una rapina dal poprietario di casa, Jonathan Rivolta (Ansa)
«Inutile la stretta sulle lame», dice chi ha mostrificato Jonathan Rivolta che ha ucciso il ladro rom.

È in effetti un luogo comune la tesi secondo cui a scatenare la violenza non sono le armi ma chi le maneggia. Ma a ben vedere la banalità oggi assume una tonalità meno scontata nei commenti di politici e giornalisti alle varie tragedie che ci affliggono. Se ad alzare il coltello per difendersi è Jonathan Rivolta di Lonate Pozzolo, provincia di Varese, i media insinuano subito il sospetto che sia un violento e un mezzo razzista. Si sprecano ritratti in cui si rivela che teneva un sacco da boxe sul balcone e praticava arti marziali sferrando pugni e calci fin dal primo mattino. Come a dire: era uno abituato allo scontro, non una pecorella. Dipingerlo così serve a toglierli il cappotto della vittima, e a vittimizzate un po’ il suo aggressore, Adamo Massa, delinquente abituale uscito da un campo nomadi che «di lavoro» rapinava onesti cittadini e truffava anziani fragili. Lavorava, Adamo Massa - così dice il cugino a Ore 14 di Milo Infante - quando è entrato nella villetta di Lonate per rubare e ha aggredito Rivolta. E allora il fatto che sia morto male a colpi di coltello andrebbe ritenuto uno sfortunato incidente sul lavoro: se fai il ladro, può capitare. Invece da queste parti si fa sempre esibizione di buoni sentimenti, ci si strugge per il malvivente e non per chi si è difeso, pur uccidendo.

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Scostamento, Meloni si tiene le mani libere e taglia di nuovo le accise sul gasolio
Giorgia Meloni (Ansa)
Il premier non esclude «alcuna opzione». Dombrovskis precisa: «L’Italia non ha chiesto deroghe». Domani il Dfp arriva in aula.

«Se non c’è più una nazione non c’è neanche bisogno che la difendo»: la svolta nel dibattito all’interno della maggioranza su come evitare nuovo debito andando incontro alle esigenze di famiglie e imprese, arriva direttamente da Giorgia Meloni, che in conferenza stampa, ieri, tira fuori il classico coniglio dal cilindro.

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Per rispondere a Onichini ci vollero 22 mesi
Palazzo Grimani, sede della Corte d'Appello di Venezia. Nel riquadro, Walter Onichini (IStock)
Il macellaio che ferì un ladro che gli era entrato in casa fu condannato a 4 anni e 10 mesi. Nel 2021 chiese clemenza. Ma i tempi furono molto più lunghi rispetto al caso di questi giorni: il «no» di Mattarella arrivò solo nel 2023 dopo il parere negativo del pm.

Per Walter Onichini, macellaio di Legnaro (Padova) incensurato che il 22 luglio 2013 sparò al ladro che gli era entrato in casa e che stava scappando, la giustizia, in tutto il suo iter, ha mantenuto una costante: lo scorrere dei mesi. Ben 72 per arrivare alla sentenza di appello e 96 se si considera anche la Cassazione: 4 anni, 10 mesi e 27 giorni di reclusione per tentato omicidio. Sentenza definitiva.

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Brigata ebraica, la Cgil difende l’Anpi. Critiche a Sala: «Rischi sottovalutati»
Ansa
La sigla vicina all’associazione dopo le polemiche. De Corato: «La giunta dice che non andavano esibite bandiere israeliane».

Non si fermano le tensioni, per una volta tutte interne al centro sinistra, nate dagli incidenti avvenuti il 25 aprile e che in varie città d’Italia hanno visto vittime i manifestanti che volevano sfilare con la bandiera ucraina, e quello di Milano, dove la delegazione della Brigata ebraica è stata allontanata in malo modo dal corteo dopo che si era presentata sventolando la bandiera israeliana.

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Grazia Minetti, il disco rotto dell’opposizione: «Dimissioni»
Il ministro della Giustizia Carlo Nordio (Ansa)
Il sottosegretario Mantovano al termine del colloquio con il Guardasigilli: «Aveva pochi margini di valutazione».

Non si placa il polverone di reazioni politiche sollevate dal caso Minetti. Le dichiarazioni ufficiali di esponenti politici si susseguono ai post e commenti dell’opposizione e non solo. Intanto ieri mattina il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, è stato per oltre un’ora a Palazzo Chigi e, secondo fonti di governo, ha incontrato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, per «questioni pregresse».

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