È tornata a salire la tensione tra Kabul e Islamabad. Giovedì sera, i talebani hanno lanciato degli attacchi contro le postazioni di confine pakistane.
I «barbuti» hanno giustificato la mossa come una rappresaglia al fatto che, alcuni giorni prima, Islamabad aveva effettuato degli attacchi contro alcuni campi di miliziani in territorio afghano. La reazione del Pakistan non si è fatta comunque attendere. Le autorità di Islamabad hanno infatti avviato l’operazione «Furia Giusta», effettuando attacchi aerei su Kabul e Kandahar. Venerdì, le forse armate pakistane hanno dichiarato di aver distrutto 73 postazioni talebane lungo il confine e di aver inoltre occupato una decina di altre posizioni. Nel frattempo, Reuters ha riferito che «sabato gli scontri tra il Pakistan e i talebani afghani sono entrati nel loro terzo giorno, mentre i governi stranieri hanno espresso crescente preoccupazione e chiesto colloqui urgenti».
Ma a che cosa sono dovute le tensioni tra Kabul e Islamabad? Dopo la caduta dei talebani a seguito dell’attacco americano del 2001, il Pakistan offrì sostegno ai «barbuti». La situazione è mutata nel 2021, dopo il ritorno al potere dei talebani. In particolare, Islamabad ritiene che l’attuale regime di Kabul offra ospitalità e sostegno al Ttp: l’organizzazione dei talebani pakistani che, negli anni, ha effettuato vari attentati terroristici nello stesso territorio pakistano.
«Gli Stati Uniti sostengono il diritto del Pakistan a difendersi dagli attacchi dei talebani, un gruppo terroristico globale appositamente designato», ha dichiarato il Dipartimento di Stato americano, mentre un funzionario di Washington ha riferito a Reuters che gli Usa «non considerano il Pakistan l'aggressore e che Islamabad è sotto pressione per affrontare le sfide alla sicurezza». Tutto questo, mentre Unione europea, Russia e Cina hanno invocato il ricorso alla diplomazia per disinnescare le tensioni.
Dall’altra parte, bisognerà vedere se e come la crisi iraniana impatterà sulle fibrillazioni tra Islamabad e Kabul. «La Repubblica islamica dell'Iran è pronta a fornire tutta l'assistenza necessaria per facilitare il dialogo e migliorare la comprensione e la cooperazione tra i due Paesi», aveva dichiarato venerdì, cioè prima dell’offensiva israelo-americana, il ministro degli Esteri di Teheran, Abbas Araghchi. Il rischio adesso è che l'instabilità mediorientale si saldi a quella dell'Asia meridionale.






