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2020-09-08
Tutti i misteri dei banchi di Arcuri
Domenico Arcuri (Salvatore Laporta, KONTROLAB, LightRocket via Getty Images)
Ci sono ditte che stando fabbricando arredi scolastici senza avere la certezza che il loro contratto venga onorato e che i banchi arrivino nelle scuole? Invitalia, l'agenzia nazionale per lo sviluppo d'impresa di cui è amministratore delegato Domenico Arcuri, ha infatti spiegato alla Verità che sono ancora in corso «le verifiche di tutti i contratti. Quando saranno ultimate renderemo noto l'elenco delle aziende che hanno ottenuto l'appalto». La precisazione seguiva alla nota con cui Invitalia - e non la presidenza del Consiglio, come dovrebbe essere, visto che il commissario straordinario è stato nominato dal premier Giuseppe Conte - informava che era stato «ritirato» il contratto con la ditta Nexus made Srl di Ostia, indicata in un'interrogazione della Lega come una delle undici vincitrici della gara, sebbene avesse un capitale sociale di 4.000 euro e un fatturato annuo di 400.000 euro l'anno. Si occupa di «diffusione, promozione, organizzazione e gestione di manifestazioni, eventi, fiere, congressi», eppure si è impegnata a fornire 180.000 banchi al costo di 247,80 euro l'uno, aggiudicandosi un appalto di quasi 45 milioni di euro. «Le verifiche effettuate sui prodotti offerti dalla Nexus made Srl hanno evidenziato che i banchi, di cui si è richiesto un prototipo, non corrispondevano alle caratteristiche indicate in sede di gara», spiegava Invitalia, senza chiarire come mai il commissario Arcuri avesse già visto e respinto arredi scolastici non consegnati.
Su questo aspetto, l'onorevole leghista Claudio Borghi ha un terribile presentimento: «Se la storia del prototipo fosse un pretesto per sopprimere il contratto, una volta che la vicenda è diventata di dominio pubblico, e se quel banco non fosse mai arrivato, la risoluzione sarebbe nulla». Oltre al danno, la beffa. Arcuri aveva aggiunto: «Se altre società, tra le undici vincitrici, non fossero riuscite a dimostrare «forniture di prodotti analoghi effettuate negli ultimi tre anni», oltre che «del fatturato di settore negli ultimi tre anni», come richiesto dalle procedure di gara, altri contratti verranno respinti al mittente. A pochi giorni dall'inizio delle lezioni. Nel settore dei produttori di arredi scolastici non si hanno dubbi: Arcuri sta svolgendo trattative private, post bando, per garantirsi le produzioni mancanti. Non in base al Codice degli appalti ma in virtù dell'urgenza, per poi poter dire che ha risolto l'emergenza.
Come se non bastasse, il mistero sulla ditta di Ostia si va infittendo. Su Facebook figura il profilo di tale Aubry Franco. L'uomo dichiara di lavorare come elettricista («dal 2004 a oggi») per Sater4show, una società che, tra sito Internet e pagina social, esibisce diverse commesse governative: una conferenza del 2003, un evento dell'Interpol nel 2012 e, addirittura, i G7 di Taormina e Ischia (maggio e ottobre 2017).
Curiosamente, il Franco Aubry elettricista della Sater4show è omonimo del Franco Aubry amministratore unico della Nexus (al cui capitale iniziale ha contribuito con 100 dei 4.000 euro totali: i restanti 3.900 li ha messi Fabio Aubry). Sono la stessa persona? L'Aubry di Facebook dice di essere nato a Frascati e di risiedere a Roma. Quello della visura catastale della Nexus, invece, risulta nato a Marino e residente a Frascati. Certo, se fossero due individui diversi, ci troveremmo dinanzi a una coincidenza unica: identico nome, età compatibili (l'uomo della visura è nato nel 1973, quello del social network, dalle foto, dimostra tra i 40 e i 50 anni), gravitano entrambi nell'area dei Castelli e fanno pure lo stesso lavoro.
«È evidente che sono la stessa persona», garantisce Borghi. «C'è anche una foto della sede della Nexus in via Consalvo 2, a Ostia: sulla cassetta delle lettere compare pure il nome della Sater», anche se, ufficialmente, la sede legale di quest'ultima è situata in zona Casal Lumbroso. «Cosa può raccontarci, in proposito, il signor Aubry?».
D'altronde, spulciando le attività che costituiscono l'oggetto sociale della Nexus, si trovano «installazione, trasformazione, ampliamento e manutenzione […] di impianti […] di distribuzione e di utilizzazione dell'energia elettrica». Opere da elettricisti, appunto. Molto simili ai lavori svolti dalla Sater4show, inoltre, sono la «diffusione, promozione, organizzazione e gestione di manifestazioni, eventi, fiere, congressi, spettacoli, mostre», nonché la produzione di «allestimenti scenografici».
«È una vicenda dai connotati gravissimi», conclude Borghi. «Un appalto del genere affidato a una ditta con un unico dipendente, per di più in cassa integrazione. E ora si aggiungono i sospetti sui legami del titolare della Nexus con un'azienda già fornitrice della Pa. Continueremo a chiedere chiarimenti e, se necessario, adiremo le vie legali». Una linea durissima, ribadita in serata, a Tg2 Post, dal leader del partito, Matteo Salvini, che si è detto «pronto ad andare in Procura».
Una critica netta all'operato di Arcuri, ieri, è arrivata da Anna Ascani, viceministro dell'Istruzione in quota Pd. A Repubblica ha cercato di spiegare il perché dei ritardi nella consegna degli arredi scolastici, che in molti istituti non arriveranno prima di novembre o dicembre: «Sapevamo che un Paese che produce 200.000 banchi all'anno non può produrne 2 milioni e mezzo in un mese. Questione non nuova, quella della missione impossibile imposta dal bando Arcuri e che già a luglio aveva provocato le reazioni dei fabbricanti, increduli che si potessero esigere 3 milioni di pezzi in così poche settimane. La novità, oggi, è che è il viceministro dell'Istruzione a prendere le distanze dal commissario. Il quale, a maggio, si era lamentato delle lungaggini del Cts: «Io non posso inviare le mascherine perché voi me lo impedite e non vi prendete neppure la responsabilità dei ritardi», scriveva piccato ai tecnici. Arcuri vorrebbe tanto correre anche adesso, ma, ahimè, i fabbricanti di banchi sono flemmatici pure loro. Domenico Arcuri è rock, il mondo attorno a lui è lento.
Ecco un’altra grana per la Azzolina. Alle scuole mancano 100.000 bidelli
Mancano bidelli. Chiamateli pure collaboratori scolastici ma il loro numero non cambia. «Poco più di 100.000, dati esatti non ne abbiamo. Nemmeno il ministero dell'Istruzione ce li fornisce», fa sapere Anna Maria Santoro, responsabile nazionale del dipartimento contrattazione scuola della Flc Cgil. Saranno quelli che apriranno e chiuderanno i cancelli, sorvegliando arrivi e partenze, puliranno aule e bagni, disinfetteranno ogni spazio. Sono preziosi ma ignorati.
Da anni viene chiesto il potenziamento del cosiddetto personale Ata, però nemmeno in tempi di Covid 19 il governo ha pensato di aumentarne la presenza. «L'incremento di organico per l'emergenza è stato finanziato in modo da garantire altre 70.000 presenze, tra docenti e personale Ata», spiega Antonello Giannelli, presidente dell'Anp, l'Associazione nazionale presidi. Ogni ufficio scolastico regionale decide autonomamente come ripartire i fondi per le assunzioni, «il rapporto solitamente è di quattro docenti e un bidello, quindi parliamo di circa 15.000 nuovi collaboratori scolastici. Ne servirebbe almeno uno in più per ogni plesso scolastico, quindi 42.000», afferma Giannelli. La Santoro è pessimista, crede non saranno assunti più di 5.000 bidelli, malgrado le aumentate esigenze di 8 milioni di studenti e dei loro insegnanti. Roba da rendere impossibili tutte le sanificazioni imposte da comitati tecnici e vademecum dell'Iss.
A Milano ieri sono state riaperte scuole materne e asili nido, con 19.000 bambini accolti nelle strutture comunali secondo ingressi scaglionati, tra gel disinfettanti, personale con mascherine e visiere. Molta attesa c'era per i primi 19 bambini della prima classe di una scuola materna a Vo' Euganeo, il comune padovano che ha registrato il primo decesso per Covid 19, mentre l'Alto Adige ieri ha fatto tornare ai banchi 91.797 tra bambini e ragazzi. Il conto alla rovescia per la ripartenza della maggior parte delle scuole il prossimo lunedì 14 continua a lasciare irrisolte molte questioni.
Ci sono i 60.000 ruoli non assegnati che fanno innalzare a 200.000 il numero delle cattedre da occupare con supplenti: una su quattro. La «call veloce», che avrebbe permesso lo spostamento volontario fuori regione degli insegnanti, ha prodotto numeri ridicoli di domande andate a buon fine. Un fallimento annunciato, visto che con il blocco quinquennale della mobilità (trasferimenti e assegnazioni provvisorie), la maggior parte dei docenti ha preferito rimanere precaria ma vicina a casa, piuttosto che di ruolo al Nord lontana dalla famiglia e con spese aggiuntive.
Rimane poi un'incognita: il numero dei docenti che chiederanno di restare a casa perché soggetti a rischio. Secondo la circolare ministeriale, il concetto di fragilità «va individuato in quelle condizioni dello stato di salute del lavoratore rispetto alle patologie preesistenti che potrebbero determinare, in caso di infezione, un esito più grave o infausto». Non ci sarebbe automatismo tra età (l'Inail riportava come fragili i lavoratori over 55), salute e fragilità.
Per il ministro Lucia Azzolina solo 300 professori avrebbero fatto richiesta di essere esonerati ma secondo i sindacati i numeri sono ben diversi e quando la scuola ripartirà, ci saranno sorprese sul fronte delle certificazioni mediche. «Quelli che vengono annunciati sono numeri falsi, dati ufficiali non esistono», sostiene la responsabile nazionale del dipartimento contrattazione scuola della Flc Cgil. Poi ci sono i referenti Covid, almeno due per ogni plesso scolastico, secondo Giannelli quasi tutti i presidi li hanno già individuati e «stanno seguendo il corso online dell'Iss. Non devono avere conoscenze parasanitarie, come inizialmente si pensava», fa sapere il presidente Anp, preoccupato invece perché al centro-sud mancano ancora spazi.
«Si spera che con i fondi stanziati dal governo gli enti locali riescano almeno a prendere in affitto dei locali. Non ci saranno grandissimi problemi ma ricordiamoci che su 8 milioni di studenti, l'1% di studenti senza aule sono 80.000 ragazzi lasciati senza soluzioni», tiene a precisare Giannelli. Lunedì prossimo si vedrà quanti bus saranno messi a disposizione del trasporto scolastico, con quella percentuale di affollamento limitata all'80% che nessuno potrà controllare.
Non ultimo problema, secondo il calcolo di Tuttoscuola, sarà rappresentato dallo smaltimento di 11 milioni di mascherine usa e getta che verranno consegnate ogni giorno a studenti e personale scolastico in base alle raccomandazioni del Cts. A fine anno rappresenteranno quasi 9.000 tonnellate di rifiuti indifferenziati da smaltire.
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Risolto il contratto con la Nexus di Ostia, affiorano dubbi sul suo amministratore: avrebbe legami con un'azienda già fornitrice della Pa. Non c'è chiarezza sulle restanti dieci ditte vincitrici del bando e su come il commissario reperirà i 180.000 arredi perduti.Sono i bidelli a dover sanificare i locali, ma i fondi stanziati dal governo non bastano. Mentre i bambini rientrano in classe, rimangono 60.000 cattedre di ruolo vuote. La «call veloce» per gli spostamenti fuori regione è un flop.Lo speciale contiene due articoli.Ci sono ditte che stando fabbricando arredi scolastici senza avere la certezza che il loro contratto venga onorato e che i banchi arrivino nelle scuole? Invitalia, l'agenzia nazionale per lo sviluppo d'impresa di cui è amministratore delegato Domenico Arcuri, ha infatti spiegato alla Verità che sono ancora in corso «le verifiche di tutti i contratti. Quando saranno ultimate renderemo noto l'elenco delle aziende che hanno ottenuto l'appalto». La precisazione seguiva alla nota con cui Invitalia - e non la presidenza del Consiglio, come dovrebbe essere, visto che il commissario straordinario è stato nominato dal premier Giuseppe Conte - informava che era stato «ritirato» il contratto con la ditta Nexus made Srl di Ostia, indicata in un'interrogazione della Lega come una delle undici vincitrici della gara, sebbene avesse un capitale sociale di 4.000 euro e un fatturato annuo di 400.000 euro l'anno. Si occupa di «diffusione, promozione, organizzazione e gestione di manifestazioni, eventi, fiere, congressi», eppure si è impegnata a fornire 180.000 banchi al costo di 247,80 euro l'uno, aggiudicandosi un appalto di quasi 45 milioni di euro. «Le verifiche effettuate sui prodotti offerti dalla Nexus made Srl hanno evidenziato che i banchi, di cui si è richiesto un prototipo, non corrispondevano alle caratteristiche indicate in sede di gara», spiegava Invitalia, senza chiarire come mai il commissario Arcuri avesse già visto e respinto arredi scolastici non consegnati.Su questo aspetto, l'onorevole leghista Claudio Borghi ha un terribile presentimento: «Se la storia del prototipo fosse un pretesto per sopprimere il contratto, una volta che la vicenda è diventata di dominio pubblico, e se quel banco non fosse mai arrivato, la risoluzione sarebbe nulla». Oltre al danno, la beffa. Arcuri aveva aggiunto: «Se altre società, tra le undici vincitrici, non fossero riuscite a dimostrare «forniture di prodotti analoghi effettuate negli ultimi tre anni», oltre che «del fatturato di settore negli ultimi tre anni», come richiesto dalle procedure di gara, altri contratti verranno respinti al mittente. A pochi giorni dall'inizio delle lezioni. Nel settore dei produttori di arredi scolastici non si hanno dubbi: Arcuri sta svolgendo trattative private, post bando, per garantirsi le produzioni mancanti. Non in base al Codice degli appalti ma in virtù dell'urgenza, per poi poter dire che ha risolto l'emergenza. Come se non bastasse, il mistero sulla ditta di Ostia si va infittendo. Su Facebook figura il profilo di tale Aubry Franco. L'uomo dichiara di lavorare come elettricista («dal 2004 a oggi») per Sater4show, una società che, tra sito Internet e pagina social, esibisce diverse commesse governative: una conferenza del 2003, un evento dell'Interpol nel 2012 e, addirittura, i G7 di Taormina e Ischia (maggio e ottobre 2017). Curiosamente, il Franco Aubry elettricista della Sater4show è omonimo del Franco Aubry amministratore unico della Nexus (al cui capitale iniziale ha contribuito con 100 dei 4.000 euro totali: i restanti 3.900 li ha messi Fabio Aubry). Sono la stessa persona? L'Aubry di Facebook dice di essere nato a Frascati e di risiedere a Roma. Quello della visura catastale della Nexus, invece, risulta nato a Marino e residente a Frascati. Certo, se fossero due individui diversi, ci troveremmo dinanzi a una coincidenza unica: identico nome, età compatibili (l'uomo della visura è nato nel 1973, quello del social network, dalle foto, dimostra tra i 40 e i 50 anni), gravitano entrambi nell'area dei Castelli e fanno pure lo stesso lavoro. «È evidente che sono la stessa persona», garantisce Borghi. «C'è anche una foto della sede della Nexus in via Consalvo 2, a Ostia: sulla cassetta delle lettere compare pure il nome della Sater», anche se, ufficialmente, la sede legale di quest'ultima è situata in zona Casal Lumbroso. «Cosa può raccontarci, in proposito, il signor Aubry?». D'altronde, spulciando le attività che costituiscono l'oggetto sociale della Nexus, si trovano «installazione, trasformazione, ampliamento e manutenzione […] di impianti […] di distribuzione e di utilizzazione dell'energia elettrica». Opere da elettricisti, appunto. Molto simili ai lavori svolti dalla Sater4show, inoltre, sono la «diffusione, promozione, organizzazione e gestione di manifestazioni, eventi, fiere, congressi, spettacoli, mostre», nonché la produzione di «allestimenti scenografici».«È una vicenda dai connotati gravissimi», conclude Borghi. «Un appalto del genere affidato a una ditta con un unico dipendente, per di più in cassa integrazione. E ora si aggiungono i sospetti sui legami del titolare della Nexus con un'azienda già fornitrice della Pa. Continueremo a chiedere chiarimenti e, se necessario, adiremo le vie legali». Una linea durissima, ribadita in serata, a Tg2 Post, dal leader del partito, Matteo Salvini, che si è detto «pronto ad andare in Procura». Una critica netta all'operato di Arcuri, ieri, è arrivata da Anna Ascani, viceministro dell'Istruzione in quota Pd. A Repubblica ha cercato di spiegare il perché dei ritardi nella consegna degli arredi scolastici, che in molti istituti non arriveranno prima di novembre o dicembre: «Sapevamo che un Paese che produce 200.000 banchi all'anno non può produrne 2 milioni e mezzo in un mese. Questione non nuova, quella della missione impossibile imposta dal bando Arcuri e che già a luglio aveva provocato le reazioni dei fabbricanti, increduli che si potessero esigere 3 milioni di pezzi in così poche settimane. La novità, oggi, è che è il viceministro dell'Istruzione a prendere le distanze dal commissario. Il quale, a maggio, si era lamentato delle lungaggini del Cts: «Io non posso inviare le mascherine perché voi me lo impedite e non vi prendete neppure la responsabilità dei ritardi», scriveva piccato ai tecnici. Arcuri vorrebbe tanto correre anche adesso, ma, ahimè, i fabbricanti di banchi sono flemmatici pure loro. Domenico Arcuri è rock, il mondo attorno a lui è lento. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/ci-sono-troppi-misteri-sotto-i-banchi-di-arcuri-2647499302.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="ecco-unaltra-grana-per-la-azzolina-alle-scuole-mancano-100-000-bidelli" data-post-id="2647499302" data-published-at="1599520169" data-use-pagination="False"> Ecco un’altra grana per la Azzolina. Alle scuole mancano 100.000 bidelli Mancano bidelli. Chiamateli pure collaboratori scolastici ma il loro numero non cambia. «Poco più di 100.000, dati esatti non ne abbiamo. Nemmeno il ministero dell'Istruzione ce li fornisce», fa sapere Anna Maria Santoro, responsabile nazionale del dipartimento contrattazione scuola della Flc Cgil. Saranno quelli che apriranno e chiuderanno i cancelli, sorvegliando arrivi e partenze, puliranno aule e bagni, disinfetteranno ogni spazio. Sono preziosi ma ignorati. Da anni viene chiesto il potenziamento del cosiddetto personale Ata, però nemmeno in tempi di Covid 19 il governo ha pensato di aumentarne la presenza. «L'incremento di organico per l'emergenza è stato finanziato in modo da garantire altre 70.000 presenze, tra docenti e personale Ata», spiega Antonello Giannelli, presidente dell'Anp, l'Associazione nazionale presidi. Ogni ufficio scolastico regionale decide autonomamente come ripartire i fondi per le assunzioni, «il rapporto solitamente è di quattro docenti e un bidello, quindi parliamo di circa 15.000 nuovi collaboratori scolastici. Ne servirebbe almeno uno in più per ogni plesso scolastico, quindi 42.000», afferma Giannelli. La Santoro è pessimista, crede non saranno assunti più di 5.000 bidelli, malgrado le aumentate esigenze di 8 milioni di studenti e dei loro insegnanti. Roba da rendere impossibili tutte le sanificazioni imposte da comitati tecnici e vademecum dell'Iss. A Milano ieri sono state riaperte scuole materne e asili nido, con 19.000 bambini accolti nelle strutture comunali secondo ingressi scaglionati, tra gel disinfettanti, personale con mascherine e visiere. Molta attesa c'era per i primi 19 bambini della prima classe di una scuola materna a Vo' Euganeo, il comune padovano che ha registrato il primo decesso per Covid 19, mentre l'Alto Adige ieri ha fatto tornare ai banchi 91.797 tra bambini e ragazzi. Il conto alla rovescia per la ripartenza della maggior parte delle scuole il prossimo lunedì 14 continua a lasciare irrisolte molte questioni. Ci sono i 60.000 ruoli non assegnati che fanno innalzare a 200.000 il numero delle cattedre da occupare con supplenti: una su quattro. La «call veloce», che avrebbe permesso lo spostamento volontario fuori regione degli insegnanti, ha prodotto numeri ridicoli di domande andate a buon fine. Un fallimento annunciato, visto che con il blocco quinquennale della mobilità (trasferimenti e assegnazioni provvisorie), la maggior parte dei docenti ha preferito rimanere precaria ma vicina a casa, piuttosto che di ruolo al Nord lontana dalla famiglia e con spese aggiuntive. Rimane poi un'incognita: il numero dei docenti che chiederanno di restare a casa perché soggetti a rischio. Secondo la circolare ministeriale, il concetto di fragilità «va individuato in quelle condizioni dello stato di salute del lavoratore rispetto alle patologie preesistenti che potrebbero determinare, in caso di infezione, un esito più grave o infausto». Non ci sarebbe automatismo tra età (l'Inail riportava come fragili i lavoratori over 55), salute e fragilità. Per il ministro Lucia Azzolina solo 300 professori avrebbero fatto richiesta di essere esonerati ma secondo i sindacati i numeri sono ben diversi e quando la scuola ripartirà, ci saranno sorprese sul fronte delle certificazioni mediche. «Quelli che vengono annunciati sono numeri falsi, dati ufficiali non esistono», sostiene la responsabile nazionale del dipartimento contrattazione scuola della Flc Cgil. Poi ci sono i referenti Covid, almeno due per ogni plesso scolastico, secondo Giannelli quasi tutti i presidi li hanno già individuati e «stanno seguendo il corso online dell'Iss. Non devono avere conoscenze parasanitarie, come inizialmente si pensava», fa sapere il presidente Anp, preoccupato invece perché al centro-sud mancano ancora spazi. «Si spera che con i fondi stanziati dal governo gli enti locali riescano almeno a prendere in affitto dei locali. Non ci saranno grandissimi problemi ma ricordiamoci che su 8 milioni di studenti, l'1% di studenti senza aule sono 80.000 ragazzi lasciati senza soluzioni», tiene a precisare Giannelli. Lunedì prossimo si vedrà quanti bus saranno messi a disposizione del trasporto scolastico, con quella percentuale di affollamento limitata all'80% che nessuno potrà controllare. Non ultimo problema, secondo il calcolo di Tuttoscuola, sarà rappresentato dallo smaltimento di 11 milioni di mascherine usa e getta che verranno consegnate ogni giorno a studenti e personale scolastico in base alle raccomandazioni del Cts. A fine anno rappresenteranno quasi 9.000 tonnellate di rifiuti indifferenziati da smaltire.
George Soros (Ansa)
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump lo aveva già annunciato a fine agosto, accusando Soros e suo figlio Alex di sostenere proteste violente negli Stati Uniti. «Non permetteremo più a questi lunatici di fare a pezzi l’America, Soros e il suo gruppo di psicopatici hanno causato gravi danni al nostro Paese. Fate attenzione, vi stiamo osservando!», aveva avvisato Trump. A fine settembre 2025, il presidente Usa ha firmato un memorandum presidenziale che esortava le agenzie federali a «identificare e smantellare» le reti finanziarie presumibilmente a sostegno della violenza politica. Oggi, la lotta al «filantropo» che sostiene attivamente molti gruppi di protesta ha fatto un salto di qualità: secondo quanto annunciato da Jeanine Pirro, procuratore degli Stati Uniti nel distretto di Columbia, la Osf potrebbe essere equiparata a un’organizzazione terroristica ai sensi del Rico Act (Racketeer Influenced and Corrupt Organizations Act) e i conti correnti collegati a Soros potrebbero essere congelati, innescando un feroce dibattito sui finanziamenti alle attività politiche, la libertà di parola e la sicurezza nazionale.
Trump ha citato esplicitamente George Soros e Reid Hoffman (co-fondatore di LinkedIn e PayPal, attivista democratico e assiduo frequentatore delle riunioni del Gruppo Bildeberg) come «potenziali sostenitori finanziari dei disordini che hanno preso di mira l’applicazione federale delle politiche migratorie americane (“Ice operations”)». L’accusa principale di Trump è che le reti di potere che fanno capo a ricchi donatori allineati ai democratici stiano indirettamente finanziando gruppi «antifa» e soggetti coinvolti a vario titolo in scontri, danni alla proprietà privata e attacchi mirati alle operazioni contro l’immigrazione clandestina. L’obiettivo del governo non sarebbero, dunque, soltanto i cittadini che commettono crimini, ma anche l’infrastruttura a monte: donatori, organizzazioni, sponsor fiscali e qualsiasi entità che si presume stia foraggiando la violenza politica organizzata.
L’ipotesi di Trump, in effetti, non è così peregrina: da anni in America e in Europa piccoli gruppi di anonimi attivisti del clima (in Italia, Ultima Generazione, che blocca autostrade e imbratta opere d’arte e monumenti), sono in realtà strutturati all’interno di una rete internazionale (la A22), coordinata e sovvenzionata da una «holding» globale, il Cef (Climate Emergency Fund, organizzazione non-profit con sede nell’esclusiva Beverly Hills), che finanzia gli attivisti protagonisti di azioni di protesta radicale ed è a sua volta sostenuta da donatori privati, il 90% dei quali sono miliardari come Soros o Bill Gates. E se è questo il sistema che ruota intorno al Cef per il clima, lo stesso schema delle «matrioske» è stato adottato anche da altre organizzazioni che, sulla carta, oggi difendono «i diritti civili» o «la disinformazione e le fake news» (la cupola dei cosiddetti fact-checker che fa capo al Poynter Institute, ad esempio, orienta l’opinione pubblica e i legislatori in maniera spesso confacente ai propri interessi ed è finanziata anche da Soros), domani chissà.
Secondo gli oppositori di Trump, trattare gli «Antifa» come un gruppo terroristico convenzionale solleva ostacoli costituzionali che toccano la libertà di espressione tutelata dal Primo emendamento e l’attività di protesta. Ma il presidente tira dritto e intende coinvolgere tutto il governo: Dipartimento di Giustizia, Dhs (Dipartimento di sicurezza interna), Fbi, Tesoro e Irs (Internal Revenue Service), l’agenzia federale responsabile della riscossione delle tasse negli Stati Uniti. Sì, perché spesso dietro questi piccoli gruppi ci sono macchine da soldi, che ufficialmente raccolgono donazioni dai privati cittadini, ma per poche migliaia di dollari: il grosso dei finanziamenti proviene dai cosiddetti «filantropi» ed è disciplinato ai sensi della Section 501(c) che esenta dalle tasse le presunte «charitable contributions», ovvero le donazioni fatte dai miliardari progressisti a organizzazioni non profit qualificate. Per le azioni di disobbedienza civile contro le politiche climatiche, ad esempio, si sono mobilitati Trevor Neilson, ex strettissimo collaboratore di Bill Gates, ma anche Aileen Getty, figlia di John Paul Getty II dell’omonima compagnia petrolifera, e Rory Kennedy, figlia di Bob Kennedy: tutti, inesorabilmente, schierati con il Partito democratico americano.
In Italia, le azioni annunciate contro Soros sarebbero un brutto colpo per Bonino, Magi & Co., che sono legittimamente riusciti - chiedendo e ricevendo i contributi direttamente sui conti dei mandatari elettorali - a schivare il divieto ai partiti politici, stabilito dalla legge italiana, di ricevere finanziamenti da «persone giuridiche aventi sede in uno Stato estero non assoggettate a obblighi fiscali in Italia» e di accettare donazioni superiori ai 100.000 euro.
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Domenico Pianese, segretario del COISP, spiega perché, anche quando pericolosi, gli immigrati irregolare non vengono espulsi dal nostro Paese, partendo dai casi di Aurora Livoli e del capotreno ucciso a Bologna. Tra decreti di espulsione inefficaci, burocrazia, accordi internazionali e decisioni giudiziarie, emerge un sistema che lascia liberi soggetti pericolosi e scarica il peso sulle forze dell’ordine.
John Logie Baird (a destra) durante una dimostrazione del suo apparecchio televisivo (Getty Images)
Baird, nato nel 1888 in Scozia, era un inventore per passione. Estroso sin dall’infanzia pur minato da una salute cagionevole, si specializzò nel campo dell’ingegneria elettrica. Dopo l’interruzione degli studi a causa della Grande Guerra, lavorò per la locale società elettrica «Clyde Valley Electrical Company» prima di diventare piccolo imprenditore nello stesso settore. Il sogno di trasmettere suoni e immagini a distanza per mezzo di cavi elettrici era il sogno di molti ricercatori dell’epoca, che anche Baird perseguì fin da giovanissimo, quando realizzò da solo una linea telefonica per comunicare con le camerette degli amici che abitavano nella sua via. La chiave di volta per l’invenzione del primo televisore arrivò nei primi anni Venti, quando l’inventore scozzese sfruttò a sua volta un dispositivo nato quarant’anni prima. Si trattava dell’apparecchio noto come «disco di Nipkow», dal nome del suo inventore Paul Gottlieb Nipkow che lo brevettò nel 1883. Questo consisteva in un disco rotante ligneo dove erano praticati fori disposti a spirale che, girando rapidamente di fronte ad un’immagine illuminata, la scomponevano in linee come un rudimentale scanner. La rotazione del disco generava un segnale luminoso variabile, che Baird fu in grado di tradurre in una serie di impulsi elettrici differenziati a seconda dell’intensità luminosa generata dall’effetto dei fori. La trasmissione degli impulsi avveniva per mezzo di una cellula fotoelettrica, che traduceva il segnale e lo inviava ad una linea elettrica, al termine della quale stava un apparecchio ricevente del tutto simile a quello trasmittente dove il disco di Nipkow, ricevuto l’impulso, girava allo stesso modo di quello del televisore che aveva catturato l’immagine. L’apparecchio ricevente era dotato di un vetro temperato che, colpito dagli impulsi luminosi del disco rotante, riproduceva l’immagine trasmessa elettricamente con una definizione di 30 linee. John Logie Baird riuscì per la prima volta a riprodurre l’immagine tra due apparecchi nel suo laboratorio nel 1924 utilizzando la maschera di un burattino ventriloquo truccata e fortemente illuminata, condizione necessaria per la trasmissione di un’immagine minimamente leggibile. La prima televisione elettromeccanica a distanza fu presentata da Baird il 26 gennaio 1926 a Londra di fronte ad un comitato di scienziati. Gli apparecchi furono sistemati in due stanze separate e Baird mosse la testa del manichino «Stooky Bill», che comparve simultaneamente sul vetro retroilluminato dell’apparecchio ricevente riproducendo fedelmente i movimenti. Anche se poco definita, quella primissima trasmissione televisiva segnò un punto di svolta. L’esperimento fece molta impressione negli ambienti scientifici inglesi, che nei mesi successivi assistettero ad altre dimostrazioni durante le quali fu usato per la prima volta un uomo in carne ed ossa, il fattorino di Baird William Edward Taynton, che può essere considerato il primo attore televisivo della storia.
Tra il 1926 e la fine del decennio l’invenzione di Baird ebbe larga eco, ed il suo sistema fu alla base delle prime trasmissioni della BBC iniziate nel 1929. Il sistema elettromeccanico tuttavia aveva grandi limiti. Il disco di Nipkow impediva la crescita della definizione e la meccanica era rumorosa e fragile. Il sistema Baird fu abbandonato negli anni Trenta con la nascita della televisione elettronica basata sull’utilizzo del tubo catodico.
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