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2020-09-08
Tutti i misteri dei banchi di Arcuri
Domenico Arcuri (Salvatore Laporta, KONTROLAB, LightRocket via Getty Images)
Ci sono ditte che stando fabbricando arredi scolastici senza avere la certezza che il loro contratto venga onorato e che i banchi arrivino nelle scuole? Invitalia, l'agenzia nazionale per lo sviluppo d'impresa di cui è amministratore delegato Domenico Arcuri, ha infatti spiegato alla Verità che sono ancora in corso «le verifiche di tutti i contratti. Quando saranno ultimate renderemo noto l'elenco delle aziende che hanno ottenuto l'appalto». La precisazione seguiva alla nota con cui Invitalia - e non la presidenza del Consiglio, come dovrebbe essere, visto che il commissario straordinario è stato nominato dal premier Giuseppe Conte - informava che era stato «ritirato» il contratto con la ditta Nexus made Srl di Ostia, indicata in un'interrogazione della Lega come una delle undici vincitrici della gara, sebbene avesse un capitale sociale di 4.000 euro e un fatturato annuo di 400.000 euro l'anno. Si occupa di «diffusione, promozione, organizzazione e gestione di manifestazioni, eventi, fiere, congressi», eppure si è impegnata a fornire 180.000 banchi al costo di 247,80 euro l'uno, aggiudicandosi un appalto di quasi 45 milioni di euro. «Le verifiche effettuate sui prodotti offerti dalla Nexus made Srl hanno evidenziato che i banchi, di cui si è richiesto un prototipo, non corrispondevano alle caratteristiche indicate in sede di gara», spiegava Invitalia, senza chiarire come mai il commissario Arcuri avesse già visto e respinto arredi scolastici non consegnati.
Su questo aspetto, l'onorevole leghista Claudio Borghi ha un terribile presentimento: «Se la storia del prototipo fosse un pretesto per sopprimere il contratto, una volta che la vicenda è diventata di dominio pubblico, e se quel banco non fosse mai arrivato, la risoluzione sarebbe nulla». Oltre al danno, la beffa. Arcuri aveva aggiunto: «Se altre società, tra le undici vincitrici, non fossero riuscite a dimostrare «forniture di prodotti analoghi effettuate negli ultimi tre anni», oltre che «del fatturato di settore negli ultimi tre anni», come richiesto dalle procedure di gara, altri contratti verranno respinti al mittente. A pochi giorni dall'inizio delle lezioni. Nel settore dei produttori di arredi scolastici non si hanno dubbi: Arcuri sta svolgendo trattative private, post bando, per garantirsi le produzioni mancanti. Non in base al Codice degli appalti ma in virtù dell'urgenza, per poi poter dire che ha risolto l'emergenza.
Come se non bastasse, il mistero sulla ditta di Ostia si va infittendo. Su Facebook figura il profilo di tale Aubry Franco. L'uomo dichiara di lavorare come elettricista («dal 2004 a oggi») per Sater4show, una società che, tra sito Internet e pagina social, esibisce diverse commesse governative: una conferenza del 2003, un evento dell'Interpol nel 2012 e, addirittura, i G7 di Taormina e Ischia (maggio e ottobre 2017).
Curiosamente, il Franco Aubry elettricista della Sater4show è omonimo del Franco Aubry amministratore unico della Nexus (al cui capitale iniziale ha contribuito con 100 dei 4.000 euro totali: i restanti 3.900 li ha messi Fabio Aubry). Sono la stessa persona? L'Aubry di Facebook dice di essere nato a Frascati e di risiedere a Roma. Quello della visura catastale della Nexus, invece, risulta nato a Marino e residente a Frascati. Certo, se fossero due individui diversi, ci troveremmo dinanzi a una coincidenza unica: identico nome, età compatibili (l'uomo della visura è nato nel 1973, quello del social network, dalle foto, dimostra tra i 40 e i 50 anni), gravitano entrambi nell'area dei Castelli e fanno pure lo stesso lavoro.
«È evidente che sono la stessa persona», garantisce Borghi. «C'è anche una foto della sede della Nexus in via Consalvo 2, a Ostia: sulla cassetta delle lettere compare pure il nome della Sater», anche se, ufficialmente, la sede legale di quest'ultima è situata in zona Casal Lumbroso. «Cosa può raccontarci, in proposito, il signor Aubry?».
D'altronde, spulciando le attività che costituiscono l'oggetto sociale della Nexus, si trovano «installazione, trasformazione, ampliamento e manutenzione […] di impianti […] di distribuzione e di utilizzazione dell'energia elettrica». Opere da elettricisti, appunto. Molto simili ai lavori svolti dalla Sater4show, inoltre, sono la «diffusione, promozione, organizzazione e gestione di manifestazioni, eventi, fiere, congressi, spettacoli, mostre», nonché la produzione di «allestimenti scenografici».
«È una vicenda dai connotati gravissimi», conclude Borghi. «Un appalto del genere affidato a una ditta con un unico dipendente, per di più in cassa integrazione. E ora si aggiungono i sospetti sui legami del titolare della Nexus con un'azienda già fornitrice della Pa. Continueremo a chiedere chiarimenti e, se necessario, adiremo le vie legali». Una linea durissima, ribadita in serata, a Tg2 Post, dal leader del partito, Matteo Salvini, che si è detto «pronto ad andare in Procura».
Una critica netta all'operato di Arcuri, ieri, è arrivata da Anna Ascani, viceministro dell'Istruzione in quota Pd. A Repubblica ha cercato di spiegare il perché dei ritardi nella consegna degli arredi scolastici, che in molti istituti non arriveranno prima di novembre o dicembre: «Sapevamo che un Paese che produce 200.000 banchi all'anno non può produrne 2 milioni e mezzo in un mese. Questione non nuova, quella della missione impossibile imposta dal bando Arcuri e che già a luglio aveva provocato le reazioni dei fabbricanti, increduli che si potessero esigere 3 milioni di pezzi in così poche settimane. La novità, oggi, è che è il viceministro dell'Istruzione a prendere le distanze dal commissario. Il quale, a maggio, si era lamentato delle lungaggini del Cts: «Io non posso inviare le mascherine perché voi me lo impedite e non vi prendete neppure la responsabilità dei ritardi», scriveva piccato ai tecnici. Arcuri vorrebbe tanto correre anche adesso, ma, ahimè, i fabbricanti di banchi sono flemmatici pure loro. Domenico Arcuri è rock, il mondo attorno a lui è lento.
Ecco un’altra grana per la Azzolina. Alle scuole mancano 100.000 bidelli
Mancano bidelli. Chiamateli pure collaboratori scolastici ma il loro numero non cambia. «Poco più di 100.000, dati esatti non ne abbiamo. Nemmeno il ministero dell'Istruzione ce li fornisce», fa sapere Anna Maria Santoro, responsabile nazionale del dipartimento contrattazione scuola della Flc Cgil. Saranno quelli che apriranno e chiuderanno i cancelli, sorvegliando arrivi e partenze, puliranno aule e bagni, disinfetteranno ogni spazio. Sono preziosi ma ignorati.
Da anni viene chiesto il potenziamento del cosiddetto personale Ata, però nemmeno in tempi di Covid 19 il governo ha pensato di aumentarne la presenza. «L'incremento di organico per l'emergenza è stato finanziato in modo da garantire altre 70.000 presenze, tra docenti e personale Ata», spiega Antonello Giannelli, presidente dell'Anp, l'Associazione nazionale presidi. Ogni ufficio scolastico regionale decide autonomamente come ripartire i fondi per le assunzioni, «il rapporto solitamente è di quattro docenti e un bidello, quindi parliamo di circa 15.000 nuovi collaboratori scolastici. Ne servirebbe almeno uno in più per ogni plesso scolastico, quindi 42.000», afferma Giannelli. La Santoro è pessimista, crede non saranno assunti più di 5.000 bidelli, malgrado le aumentate esigenze di 8 milioni di studenti e dei loro insegnanti. Roba da rendere impossibili tutte le sanificazioni imposte da comitati tecnici e vademecum dell'Iss.
A Milano ieri sono state riaperte scuole materne e asili nido, con 19.000 bambini accolti nelle strutture comunali secondo ingressi scaglionati, tra gel disinfettanti, personale con mascherine e visiere. Molta attesa c'era per i primi 19 bambini della prima classe di una scuola materna a Vo' Euganeo, il comune padovano che ha registrato il primo decesso per Covid 19, mentre l'Alto Adige ieri ha fatto tornare ai banchi 91.797 tra bambini e ragazzi. Il conto alla rovescia per la ripartenza della maggior parte delle scuole il prossimo lunedì 14 continua a lasciare irrisolte molte questioni.
Ci sono i 60.000 ruoli non assegnati che fanno innalzare a 200.000 il numero delle cattedre da occupare con supplenti: una su quattro. La «call veloce», che avrebbe permesso lo spostamento volontario fuori regione degli insegnanti, ha prodotto numeri ridicoli di domande andate a buon fine. Un fallimento annunciato, visto che con il blocco quinquennale della mobilità (trasferimenti e assegnazioni provvisorie), la maggior parte dei docenti ha preferito rimanere precaria ma vicina a casa, piuttosto che di ruolo al Nord lontana dalla famiglia e con spese aggiuntive.
Rimane poi un'incognita: il numero dei docenti che chiederanno di restare a casa perché soggetti a rischio. Secondo la circolare ministeriale, il concetto di fragilità «va individuato in quelle condizioni dello stato di salute del lavoratore rispetto alle patologie preesistenti che potrebbero determinare, in caso di infezione, un esito più grave o infausto». Non ci sarebbe automatismo tra età (l'Inail riportava come fragili i lavoratori over 55), salute e fragilità.
Per il ministro Lucia Azzolina solo 300 professori avrebbero fatto richiesta di essere esonerati ma secondo i sindacati i numeri sono ben diversi e quando la scuola ripartirà, ci saranno sorprese sul fronte delle certificazioni mediche. «Quelli che vengono annunciati sono numeri falsi, dati ufficiali non esistono», sostiene la responsabile nazionale del dipartimento contrattazione scuola della Flc Cgil. Poi ci sono i referenti Covid, almeno due per ogni plesso scolastico, secondo Giannelli quasi tutti i presidi li hanno già individuati e «stanno seguendo il corso online dell'Iss. Non devono avere conoscenze parasanitarie, come inizialmente si pensava», fa sapere il presidente Anp, preoccupato invece perché al centro-sud mancano ancora spazi.
«Si spera che con i fondi stanziati dal governo gli enti locali riescano almeno a prendere in affitto dei locali. Non ci saranno grandissimi problemi ma ricordiamoci che su 8 milioni di studenti, l'1% di studenti senza aule sono 80.000 ragazzi lasciati senza soluzioni», tiene a precisare Giannelli. Lunedì prossimo si vedrà quanti bus saranno messi a disposizione del trasporto scolastico, con quella percentuale di affollamento limitata all'80% che nessuno potrà controllare.
Non ultimo problema, secondo il calcolo di Tuttoscuola, sarà rappresentato dallo smaltimento di 11 milioni di mascherine usa e getta che verranno consegnate ogni giorno a studenti e personale scolastico in base alle raccomandazioni del Cts. A fine anno rappresenteranno quasi 9.000 tonnellate di rifiuti indifferenziati da smaltire.
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Risolto il contratto con la Nexus di Ostia, affiorano dubbi sul suo amministratore: avrebbe legami con un'azienda già fornitrice della Pa. Non c'è chiarezza sulle restanti dieci ditte vincitrici del bando e su come il commissario reperirà i 180.000 arredi perduti.Sono i bidelli a dover sanificare i locali, ma i fondi stanziati dal governo non bastano. Mentre i bambini rientrano in classe, rimangono 60.000 cattedre di ruolo vuote. La «call veloce» per gli spostamenti fuori regione è un flop.Lo speciale contiene due articoli.Ci sono ditte che stando fabbricando arredi scolastici senza avere la certezza che il loro contratto venga onorato e che i banchi arrivino nelle scuole? Invitalia, l'agenzia nazionale per lo sviluppo d'impresa di cui è amministratore delegato Domenico Arcuri, ha infatti spiegato alla Verità che sono ancora in corso «le verifiche di tutti i contratti. Quando saranno ultimate renderemo noto l'elenco delle aziende che hanno ottenuto l'appalto». La precisazione seguiva alla nota con cui Invitalia - e non la presidenza del Consiglio, come dovrebbe essere, visto che il commissario straordinario è stato nominato dal premier Giuseppe Conte - informava che era stato «ritirato» il contratto con la ditta Nexus made Srl di Ostia, indicata in un'interrogazione della Lega come una delle undici vincitrici della gara, sebbene avesse un capitale sociale di 4.000 euro e un fatturato annuo di 400.000 euro l'anno. Si occupa di «diffusione, promozione, organizzazione e gestione di manifestazioni, eventi, fiere, congressi», eppure si è impegnata a fornire 180.000 banchi al costo di 247,80 euro l'uno, aggiudicandosi un appalto di quasi 45 milioni di euro. «Le verifiche effettuate sui prodotti offerti dalla Nexus made Srl hanno evidenziato che i banchi, di cui si è richiesto un prototipo, non corrispondevano alle caratteristiche indicate in sede di gara», spiegava Invitalia, senza chiarire come mai il commissario Arcuri avesse già visto e respinto arredi scolastici non consegnati.Su questo aspetto, l'onorevole leghista Claudio Borghi ha un terribile presentimento: «Se la storia del prototipo fosse un pretesto per sopprimere il contratto, una volta che la vicenda è diventata di dominio pubblico, e se quel banco non fosse mai arrivato, la risoluzione sarebbe nulla». Oltre al danno, la beffa. Arcuri aveva aggiunto: «Se altre società, tra le undici vincitrici, non fossero riuscite a dimostrare «forniture di prodotti analoghi effettuate negli ultimi tre anni», oltre che «del fatturato di settore negli ultimi tre anni», come richiesto dalle procedure di gara, altri contratti verranno respinti al mittente. A pochi giorni dall'inizio delle lezioni. Nel settore dei produttori di arredi scolastici non si hanno dubbi: Arcuri sta svolgendo trattative private, post bando, per garantirsi le produzioni mancanti. Non in base al Codice degli appalti ma in virtù dell'urgenza, per poi poter dire che ha risolto l'emergenza. Come se non bastasse, il mistero sulla ditta di Ostia si va infittendo. Su Facebook figura il profilo di tale Aubry Franco. L'uomo dichiara di lavorare come elettricista («dal 2004 a oggi») per Sater4show, una società che, tra sito Internet e pagina social, esibisce diverse commesse governative: una conferenza del 2003, un evento dell'Interpol nel 2012 e, addirittura, i G7 di Taormina e Ischia (maggio e ottobre 2017). Curiosamente, il Franco Aubry elettricista della Sater4show è omonimo del Franco Aubry amministratore unico della Nexus (al cui capitale iniziale ha contribuito con 100 dei 4.000 euro totali: i restanti 3.900 li ha messi Fabio Aubry). Sono la stessa persona? L'Aubry di Facebook dice di essere nato a Frascati e di risiedere a Roma. Quello della visura catastale della Nexus, invece, risulta nato a Marino e residente a Frascati. Certo, se fossero due individui diversi, ci troveremmo dinanzi a una coincidenza unica: identico nome, età compatibili (l'uomo della visura è nato nel 1973, quello del social network, dalle foto, dimostra tra i 40 e i 50 anni), gravitano entrambi nell'area dei Castelli e fanno pure lo stesso lavoro. «È evidente che sono la stessa persona», garantisce Borghi. «C'è anche una foto della sede della Nexus in via Consalvo 2, a Ostia: sulla cassetta delle lettere compare pure il nome della Sater», anche se, ufficialmente, la sede legale di quest'ultima è situata in zona Casal Lumbroso. «Cosa può raccontarci, in proposito, il signor Aubry?». D'altronde, spulciando le attività che costituiscono l'oggetto sociale della Nexus, si trovano «installazione, trasformazione, ampliamento e manutenzione […] di impianti […] di distribuzione e di utilizzazione dell'energia elettrica». Opere da elettricisti, appunto. Molto simili ai lavori svolti dalla Sater4show, inoltre, sono la «diffusione, promozione, organizzazione e gestione di manifestazioni, eventi, fiere, congressi, spettacoli, mostre», nonché la produzione di «allestimenti scenografici».«È una vicenda dai connotati gravissimi», conclude Borghi. «Un appalto del genere affidato a una ditta con un unico dipendente, per di più in cassa integrazione. E ora si aggiungono i sospetti sui legami del titolare della Nexus con un'azienda già fornitrice della Pa. Continueremo a chiedere chiarimenti e, se necessario, adiremo le vie legali». Una linea durissima, ribadita in serata, a Tg2 Post, dal leader del partito, Matteo Salvini, che si è detto «pronto ad andare in Procura». Una critica netta all'operato di Arcuri, ieri, è arrivata da Anna Ascani, viceministro dell'Istruzione in quota Pd. A Repubblica ha cercato di spiegare il perché dei ritardi nella consegna degli arredi scolastici, che in molti istituti non arriveranno prima di novembre o dicembre: «Sapevamo che un Paese che produce 200.000 banchi all'anno non può produrne 2 milioni e mezzo in un mese. Questione non nuova, quella della missione impossibile imposta dal bando Arcuri e che già a luglio aveva provocato le reazioni dei fabbricanti, increduli che si potessero esigere 3 milioni di pezzi in così poche settimane. La novità, oggi, è che è il viceministro dell'Istruzione a prendere le distanze dal commissario. Il quale, a maggio, si era lamentato delle lungaggini del Cts: «Io non posso inviare le mascherine perché voi me lo impedite e non vi prendete neppure la responsabilità dei ritardi», scriveva piccato ai tecnici. Arcuri vorrebbe tanto correre anche adesso, ma, ahimè, i fabbricanti di banchi sono flemmatici pure loro. Domenico Arcuri è rock, il mondo attorno a lui è lento. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/ci-sono-troppi-misteri-sotto-i-banchi-di-arcuri-2647499302.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="ecco-unaltra-grana-per-la-azzolina-alle-scuole-mancano-100-000-bidelli" data-post-id="2647499302" data-published-at="1599520169" data-use-pagination="False"> Ecco un’altra grana per la Azzolina. Alle scuole mancano 100.000 bidelli Mancano bidelli. Chiamateli pure collaboratori scolastici ma il loro numero non cambia. «Poco più di 100.000, dati esatti non ne abbiamo. Nemmeno il ministero dell'Istruzione ce li fornisce», fa sapere Anna Maria Santoro, responsabile nazionale del dipartimento contrattazione scuola della Flc Cgil. Saranno quelli che apriranno e chiuderanno i cancelli, sorvegliando arrivi e partenze, puliranno aule e bagni, disinfetteranno ogni spazio. Sono preziosi ma ignorati. Da anni viene chiesto il potenziamento del cosiddetto personale Ata, però nemmeno in tempi di Covid 19 il governo ha pensato di aumentarne la presenza. «L'incremento di organico per l'emergenza è stato finanziato in modo da garantire altre 70.000 presenze, tra docenti e personale Ata», spiega Antonello Giannelli, presidente dell'Anp, l'Associazione nazionale presidi. Ogni ufficio scolastico regionale decide autonomamente come ripartire i fondi per le assunzioni, «il rapporto solitamente è di quattro docenti e un bidello, quindi parliamo di circa 15.000 nuovi collaboratori scolastici. Ne servirebbe almeno uno in più per ogni plesso scolastico, quindi 42.000», afferma Giannelli. La Santoro è pessimista, crede non saranno assunti più di 5.000 bidelli, malgrado le aumentate esigenze di 8 milioni di studenti e dei loro insegnanti. Roba da rendere impossibili tutte le sanificazioni imposte da comitati tecnici e vademecum dell'Iss. A Milano ieri sono state riaperte scuole materne e asili nido, con 19.000 bambini accolti nelle strutture comunali secondo ingressi scaglionati, tra gel disinfettanti, personale con mascherine e visiere. Molta attesa c'era per i primi 19 bambini della prima classe di una scuola materna a Vo' Euganeo, il comune padovano che ha registrato il primo decesso per Covid 19, mentre l'Alto Adige ieri ha fatto tornare ai banchi 91.797 tra bambini e ragazzi. Il conto alla rovescia per la ripartenza della maggior parte delle scuole il prossimo lunedì 14 continua a lasciare irrisolte molte questioni. Ci sono i 60.000 ruoli non assegnati che fanno innalzare a 200.000 il numero delle cattedre da occupare con supplenti: una su quattro. La «call veloce», che avrebbe permesso lo spostamento volontario fuori regione degli insegnanti, ha prodotto numeri ridicoli di domande andate a buon fine. Un fallimento annunciato, visto che con il blocco quinquennale della mobilità (trasferimenti e assegnazioni provvisorie), la maggior parte dei docenti ha preferito rimanere precaria ma vicina a casa, piuttosto che di ruolo al Nord lontana dalla famiglia e con spese aggiuntive. Rimane poi un'incognita: il numero dei docenti che chiederanno di restare a casa perché soggetti a rischio. Secondo la circolare ministeriale, il concetto di fragilità «va individuato in quelle condizioni dello stato di salute del lavoratore rispetto alle patologie preesistenti che potrebbero determinare, in caso di infezione, un esito più grave o infausto». Non ci sarebbe automatismo tra età (l'Inail riportava come fragili i lavoratori over 55), salute e fragilità. Per il ministro Lucia Azzolina solo 300 professori avrebbero fatto richiesta di essere esonerati ma secondo i sindacati i numeri sono ben diversi e quando la scuola ripartirà, ci saranno sorprese sul fronte delle certificazioni mediche. «Quelli che vengono annunciati sono numeri falsi, dati ufficiali non esistono», sostiene la responsabile nazionale del dipartimento contrattazione scuola della Flc Cgil. Poi ci sono i referenti Covid, almeno due per ogni plesso scolastico, secondo Giannelli quasi tutti i presidi li hanno già individuati e «stanno seguendo il corso online dell'Iss. Non devono avere conoscenze parasanitarie, come inizialmente si pensava», fa sapere il presidente Anp, preoccupato invece perché al centro-sud mancano ancora spazi. «Si spera che con i fondi stanziati dal governo gli enti locali riescano almeno a prendere in affitto dei locali. Non ci saranno grandissimi problemi ma ricordiamoci che su 8 milioni di studenti, l'1% di studenti senza aule sono 80.000 ragazzi lasciati senza soluzioni», tiene a precisare Giannelli. Lunedì prossimo si vedrà quanti bus saranno messi a disposizione del trasporto scolastico, con quella percentuale di affollamento limitata all'80% che nessuno potrà controllare. Non ultimo problema, secondo il calcolo di Tuttoscuola, sarà rappresentato dallo smaltimento di 11 milioni di mascherine usa e getta che verranno consegnate ogni giorno a studenti e personale scolastico in base alle raccomandazioni del Cts. A fine anno rappresenteranno quasi 9.000 tonnellate di rifiuti indifferenziati da smaltire.
Donald Trump (Ansa)
Washington ha trasmesso la proposta ai mediatori la scorsa settimana sotto forma di un memorandum d’intesa in 14 punti, che prevede anche un mese di negoziati successivi per affrontare le questioni più delicate, a partire dal dossier nucleare e dalla sicurezza marittima nello Stretto di Hormuz. Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha ribadito che Teheran non intende cedere alle pressioni occidentali nonostante i negoziati in corso con Washington. «Non ci inchineremo mai di fronte al nemico», ha scritto sui social, precisando che il dialogo con gli Stati Uniti «non significa resa o ritirata», ma serve a «difendere i diritti della nazione iraniana e proteggere gli interessi nazionali con ferma determinazione». La tv di Stato iraniana, inoltre, riferisce che Teheran cerca di porre fine alla guerra su tutti i fronti, compreso il Libano.
Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, la risposta iraniana inviata a Washington contiene aperture sulla graduale riapertura dello Stretto di Hormuz e sulla cessazione delle ostilità, ma non soddisfa la richiesta americana di assumere impegni preliminari sul futuro del programma nucleare e sulle scorte di uranio altamente arricchito. I nodi sul dossier atomico verrebbero rinviati a una seconda fase di negoziati della durata di 30 giorni. Donald Trump ha reagito duramente al documento inviato da Teheran: «Ho appena letto la risposta dei cosiddetti rappresentanti iraniani. Non mi piace per niente, è assolutamente inaccettabile», ha dichiarato il presidente americano.
Sui negoziati pesa anche l’incognita legata alla nuova Guida suprema iraniana, Mojtaba Khamenei, successore del padre Ali Khamenei, ucciso nei bombardamenti di Usa e Israele. Dopo mesi di assenza pubblica e voci contrastanti sul suo stato di salute, i media iraniani hanno riferito di un incontro con il comandante del quartier generale Khatam al-Anbiya, Ali Abdollahi, che avrebbe illustrato lo stato di preparazione delle forze armate iraniane. Secondo la televisione iraniana, Mojtaba Khamenei avrebbe ordinato di continuare a «contrastare i nemici con forza e determinazione». Lo stesso comando militare iraniano e le Guardie Rivoluzionarie hanno minacciato risposte rapide contro basi americane e «navi nemiche» in caso di nuovi attacchi. Intanto cresce la tensione nello Stretto di Hormuz. La Marina iraniana ha annunciato il dispiegamento dei sottomarini leggeri soprannominati «delfini del Golfo Persico». Il comandante della Marina, il contrammiraglio Shahram Irani, ha spiegato che questi mezzi possono restare nascosti per lunghi periodi sul fondale marino delle acque strategiche dello stretto, monitorando e, se necessario, attaccando navi considerate ostili. L’Iran ha minacciato Gran Bretagna e Francia avvertendo che qualsiasi nave da guerra inviata nello Stretto di Hormuz riceverà una «risposta decisiva e immediata» da parte delle forze armate iraniane.
Da Washington, Donald Trump ha rilanciato i toni minacciosi sul programma nucleare iraniano. Commentando le scorte di uranio arricchito sepolte sotto le macerie dei siti bombardati, il presidente americano ha dichiarato: «Prima o poi lo prenderemo... Lo teniamo sotto sorveglianza. Ho creato una cosa chiamata Space Force, e loro lo stanno monitorando... Se qualcuno si avvicina a quel posto, lo sapremo e lo faremo saltare in aria». In un’intervista anticipata dalla Cbs, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha sostenuto che «la guerra contro l’Iran non è finita» perché Teheran conserva ancora uranio arricchito che dovrebbe essere rimosso dal Paese. «Penso che si sia ottenuto molto, ma non è finita perché c’è ancora materiale nucleare, uranio arricchito, che deve essere portato fuori dall’Iran», ha dichiarato. Alla domanda su come rimuoverlo, il premier israeliano ha risposto: «Si entra e lo si porta via». Netanyahu ha inoltre riferito che Trump gli avrebbe detto: «Voglio entrare lì dentro». E ha aggiunto: «Se c’è un accordo e si entra e lo si porta via, perché no? È il modo migliore».
Il fragile cessate il fuoco in vigore dall’8 aprile continua inoltre a mostrare segnali di cedimento. Gli Emirati Arabi Uniti hanno annunciato di aver intercettato due droni iraniani diretti verso il loro territorio. Nella città portuale iraniana di Chabahar, sul Golfo dell’Oman, una forte esplosione ha scosso l’area: secondo l’agenzia Mehr sarebbe stata provocata da ordigni inesplosi risalenti alla guerra. A Teheran il clima resta apertamente ostile agli Stati Uniti. «La pazienza è finita», ha scritto su X Ebrahim Rezaei, portavoce della Commissione Esteri e Sicurezza nazionale del Parlamento iraniano, minacciando una «risposta pesante» contro basi e navi americane in caso di nuove aggressioni contro imbarcazioni iraniane. «Gli americani devono abituarsi al nuovo ordine regionale», ha aggiunto. Intanto continuano le trattative dietro le quinte. Il segretario di Stato Marco Rubio e l’inviato speciale Steve Witkoff hanno incontrato a Miami il premier del Qatar Mohammed bin Abdulrahman al-Thani. Doha, insieme a Pakistan, Arabia Saudita, Egitto e Turchia, sta cercando di favorire un memorandum d’intesa per congelare il conflitto, riaprire lo Stretto di Hormuz e rinviare a una fase successiva il dossier nucleare iraniano. Secondo fonti diplomatiche, Washington considera il Qatar un attore decisivo per evitare una nuova escalation regionale.
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La caserma Tenente Francesco Lillo della Guardia di Finanza di Pavia (Ansa)
È il passaggio, nelle contestazioni lette ad Andrea Sempio, unico indagato per il delitto di Chiara Poggi, durante l’interrogatorio del 6 maggio scorso, che segna il punto di rottura definitivo della nuova inchiesta sul giallo di Garlasco e il cambio radicale della prospettiva investigativa. Nella stessa contestazione i magistrati sostengono che dall’indagine «sono emersi nuovi elementi che destituiscono di qualsiasi fondamento il «movente pornografico» in capo ad Alberto Stasi e per contro forniscono solidi elementi sul tentativo dell’approccio sessuale di Sempio». E subito dopo: «L’emersione delle responsabilità di Sempio si intreccia indissolubilmente con lo sgretolamento della responsabilità di Stasi». La Procura scrive anche che «l’attività investigativa svolta nel presente procedimento ha fatto venire alla luce circostanze ed elementi fattuali del tutto nuovi rispetto alle indagini dell’epoca e rispetto ai procedimenti successivi», quelli poi finiti in archivio. E vengono sottolineate le «evidenti omissioni» negli atti della sezione di Polizia giudiziaria della Procura di Pavia, ovvero la «Squadretta» che lavorava con l’ex procuratore Mario Venditti. Ma c’è un giorno preciso in cui il destino giudiziario dei due deve essersi praticamente intrecciato. E coincide con la convocazione per l’interrogatorio. Sempio non si presenta. Stasi sì. Quando il verbale di Stasi è ormai chiuso e manca soltanto la rilettura del verbale, la notizia dell’assenza di Sempio arriva anche lì.
L’annotazione che accompagna il verbale descrive perfino un gesto di Stasi: «Due occhiate, la prima all’avvocato Antonio De Rensis e la seconda alla collega Giada Bocellari», con le quali «invita» i due «a guardare la telecamera, verosimilmente al fine di ricordare loro che la registrazione è ancora attiva». È De Rensis in quel momento a spiegare che «hanno battuto la notizia gli organi di stampa, non è un’indiscrezione…». E arriva la frase secca: «Totale mancanza di rispetto». Stasi la pronuncia a bassa voce, ma abbastanza forte da restare impressa nella registrazione. Solo pochi istanti prima l’interrogatorio era andato dritto sul punto focale dell’inchiesta: i video intimi tra Chiara e Alberto. La domanda è precisa: Chiara gli aveva mai detto che il fratello Marco fosse a conoscenza dell’esistenza di quei video? La risposta arriva esitante, frammentata: «Oggi non mi ricordo, ma direi di no! Tendo ad escluderlo… ecco». La Procura ipotizza che Marco conoscesse l’esistenza di quei file e che Sempio possa essere riuscito a copiarli dal computer di casa Poggi o a sottrarli da una pen drive. Marco Poggi, invece, nel suo ultimo verbale ha dichiarato: «Non mi so dare una spiegazione. L’unica plausibile, seppure assurda, visto che nell’intercettazione si parla di una chiavetta con video intimi, è che Sempio ha preso una penna usb che c’era in camera di Chiara e se l’è portata a casa». Del video era a conoscenza anche una delle cugine di Chiara, Stefania Cappa. Ma c’è un altro dato che emerge con forza dagli interrogatori: secondo Stasi, Chiara non gli parlò mai di Sempio. Né di avance. Né delle tre telefonate effettuate tra il 7 e l’8 agosto 2007 (che oggi vengono considerate un indizio importante). Quando il procuratore Fabio Napoleone gli chiede se Chiara gli avesse mai riferito di quei contatti, la risposta è netta: «No… non me l’ha riferito… non l’ha fatto». E poi una riflessione più lunga, quasi un tentativo di dare un senso a quel silenzio: «Non saprei dare un motivo... del perché non me l’ha detto, però sicuramente non me l’ha detto». Poi il procuratore cambia prospettiva e gli chiede direttamente se Chiara gli avesse mai parlato di Sempio. La risposta è ancora più secca: «No, no. Mai visto, mai sentito, confermo che prima di leggere quelle sit non sapevo neanche esistesse». Il riferimento è alle informazioni testimoniali raccolte all’epoca dalla Procura di Vigevano. E proprio lì emerge un dettaglio rimasto negli anni uno dei più controversi dell’intera vicenda: lo scontrino del parcheggio. «Mi aveva personalmente incuriosito, insospettito, la questione dello scontrino», afferma Stasi, «mi aveva lasciato un po’ sorpreso, perché io normalmente non conservo uno scontrino del parcheggio per anni e lo esibisco al bisogno». Nel 2017, però, fu sufficiente a scagionare Sempio.
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Figlio di immigrati della Lucania, Rocco Anthony Petrone fu direttore di lancio e dell’intero programma spaziale