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2022-07-26
Il centrodestra corregge la rotta sul Covid
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Il centrodestra è lo schieramento che, oggi, è più vicino a vincere le elezioni. La Verità ha chiesto ai responsabili del settore Sanità di Lega, Fdi e Fi se la politica dei tre partiti sulla gestione del Covid, prima troppo schiacciata sul rigore chiusurista dei governi precedenti, cambierà. Ecco le loro risposte.
Nell’ambito della ricognizione programmatica svolta nei giorni scorsi dalla Verità, il nostro quotidiano ha rivolto alcune domande ai tre partiti del centrodestra in tema di gestione del coronavirus. Inutile far finta che non sia così: ci sono ferite tuttora aperte. La stessa accoglienza assai positiva da parte dei lettori, anche sui canali social, rispetto ai temi che questo giornale ha posto in evidenza, segnala un disagio non superato rispetto a una certa accondiscendenza del centrodestra rispetto alla linea ultrachiusurista del ministro Roberto Speranza. A maggior ragione, dunque, vale la pena di chiarire le posizioni all’inizio di una campagna elettorale delicatissima, in cui Lega-Fi-Fdi non hanno certo interesse a far espandere sacche di insoddisfazione o di potenziale astensione. La Verità ha posto quattro questioni, in particolare: in autunno, il centrodestra, in caso di vittoria elettorale e di conseguente responsabilità di governo, che atteggiamento adotterebbe? Un approccio tremendista secondo la ben nota linea di Speranza o di «convivenza con il Coronavirus», puntando a superare il metodo delle restrizioni? E ancora: Fdi-Lega-Fi sarebbero favorevoli o contrari al ripristino del green pass, con tutte le conseguenze anche sul piano lavorativo per chi non dovesse adeguarsi? Terzo: quanto alle vaccinazioni (in particolare a quelle nuove attese nei prossimi mesi), si punterebbe in modo liberale a offrirle a chi vorrà usufruirne o invece scatteranno altri obblighi? E da ultimo, chi sarebbe il ministro della Sanità di un governo di centrodestra? Nella giornata di ieri, abbiamo girato queste questioni a Luca Coletto, Marcello Gemmato e Andrea Mandelli. Coletto è stato assessore alla Sanità in Veneto e lo è attualmente in Umbria, Gemmato è deputato, Mandelli è deputato e vicepresidente della Camera: sono rispettivamente i responsabili dei dipartimenti Sanità di Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia. Da tutti, ciascuno con il proprio tono, sono venute risposte di impronta liberale. Sarà bene conservarle per l’autunno.
Mandelli: «I vaccini sono fondamentali. Ma no obblighi»

Andrea Mandelli (Ansa)
La Verità raggiunge Andrea Mandelli al termine di una sua lunga sessione di presidenza dei lavori di Montecitorio. E per prima cosa l’esponente azzurro tiene a chiarire la volontà di archiviare le risposte del passato.
Mandelli, che fareste in autunno se foste voi a gestire la nuova fase del coronavirus?
«Nella nostra ultima proposta di piano pandemico che Antonio Tajani ha annunciato e che non abbiamo fatto in tempo a presentare a causa della crisi di governo, e che sarà parte del programma di Forza Italia, non siamo affatto in una logica di chiusura».
Vale anche per le restrizioni relative alle quarantene?
«Penso che dovremo gestire la questione della positività asintomatica. Personalmente, ritengo che una quarantena di sette giorni non sia compatibile con il futuro del Paese. Credo che si debba trovare una soluzione ragionevole: è assurdo pensare di risolverlo con manette e impedimenti».
Sui futuri vaccini, opportunità o costrizione?
«Io sono favorevolissimo, ripeto favorevolissimo, al fatto che questi vaccini che già abbiamo, e ancor più quelli che avremo in futuro, siano uno strumento fondamentale non solo per arginare la pandemia ma per evitarne gli effetti acuti. Dopo di che, io sono contrario a obblighi. Sono invece favorevolissimo a una campagna informativa che metta in luce questi benefici, con particolare riferimento alla prevenzione degli effetti acuti. Infine, occorre una forte raccomandazione alla vaccinazione per i fragili».
E il green pass? Tornerà o no?
«Ogni decisione è figlia di un momento. Anche alla luce di ciò che abbiamo detto finora, oggi il tema non è all’ordine del giorno».
Chi andrà al ministero della Salute e per fare cosa?
«Non faccio nomi ma un ragionamento: la pandemia ha rimesso al centro il settore della salute che negli ultimi anni era stato depauperato in termini di risorse. Non si tratta di spesa, ma di investimento in libertà e nel futuro. Dobbiamo cambiare paradigma e investire, specie nella prevenzione. Senza salute non c’è socialità né lavoro: è un bene esistenziale».
Coletto: «Il green pass non serve più. E abbiamo cure»

Luca Coletto (Imagoeconomica)
La linea di Luca Coletto è di ragionevole apertura: insomma, nessun approccio terroristico all’autunno che sta per arrivare.
Assessore, ci prepariamo finalmente a convivere con il virus, senza continuare a terrorizzare il paese e a segregare gli italiani?
«Siamo arrivati a una dimensione Covid che non è più quella del 2020: da allora a oggi, la situazione è profondamente cambiata. Il Covid aggredisce i deboli, chi non ha anticorpi sufficienti, chi è immunocompromesso. Ma disponiamo di monoclonali e antivirali. Abbiamo anche un farmaco (a cui, purtroppo, l’Aifa ha messo a lungo paletti forse eccessivi) per gli immunocompromessi, e che può essere usato in fase di malattia. Insomma, siamo in una fase in cui si possono responsabilizzare i cittadini senza alcun bisogno di terrorizzarli».
Su questa base, che si fa con il green pass? Pensate di reintrodurlo o no, con i relativi effetti di obbligo surrettizio e di restrizioni sul lavoro?
«No. Sono contrario. Siamo in una fase ormai endemica e disponiamo di cure, come abbiamo detto».
A maggior ragione, immagino, non si porrà il tema di obbligare a vaccinazioni future… Possiamo sperare, in caso di vittoria del centrodestra, in un approccio sul modello britannico, e cioè offrire senza costringere nessuno?
«Il vaccino è certamente assai positivo per gli immunocompromessi, gli anziani, i deboli: nelle Rsa la situazione è indubbiamente migliorata grazie alle vaccinazioni. Per il resto, come ci si vaccina contro l’influenza ordinaria, ci si può vaccinare contro il Covid, ma senza obbligo. La mia parola d’ordine è: sensibilizzare senza obbligare».
Un nome per il ministero se vincerete?
«Non siamo ancora ai nomi. L’importante è che tuteli il nostro sistema sanitario a copertura universale. Negli anni passati ci sono stati troppi tagli, e gli ultimi aumenti sono più che altro surrettizi. Dalla trincea delle regioni si vede bene cosa accade quando il sistema sanitario va in sofferenza».
Gemmato: «Applicheremo il buon senso, basta ideologia»

Marcello Gemmato (Ansa)
Marcello Gemmato, deputato alla Camera e responsabile Salute di Fratelli d’Italia, in una pausa di una riunione di partito sulle liste elettorali da cominciare a impostare nella sua Puglia risponde alla Verità. Ma di buon grado il parlamentare Fdi non esita a rispondere alle nostre quattro domande, dando l’idea di un impianto radicalmente alternativo a quello dell’attuale titolare del ministero Salute.
Gemmato, voi di Fratelli d’Italia siete stati all’opposizione. Immagino dunque che non abbia difficoltà a ribadire la contrarietà sua e del suo partito alla linea-Speranza. Sull’approccio all’autunno, come vi regolerete in caso di vittoria?
«Opteremo certamente per una strategia di convivenza con il virus. Guardi, tutte le scelte compiute da Speranza non sono state assunte in funzione di un’evidenza scientifica, nonostante ciò che il ministro di volta in volta diceva, ma in base a quello che definisco un furore ideologico chiusurista».
E sul green pass, che si fa? Rassicuriamo i lettori sul fatto che quello strumento non verrà rimesso in circolazione se sarete voi a governare?
«Noi siamo contrari al green pass. Tra l’altro è uno strumento che ha ingenerato in molti l’infondata convinzione di essere immuni. Meno che mai, dunque, potranno esserci sanzioni o penalizzazioni. Non si può negare il lavoro alle persone o comprimere la loro libertà. Anche qui, torniamo al discorso di prima: è stata una misura ideologica, non sanitaria».
Su questa base, come vi regolerete rispetto alle vaccinazioni future? Libertà o obbligo?
«Suggeriremo in maniera importante e convincente la vaccinazione agli anziani, ai deboli, agli immunodepressi: ma non può esserci obbligo o lesione della libertà personale, meno che mai per tutti gli altri cittadini che non sono nemmeno in una condizione di potenziale fragilità».
Chi sarà ministro della Salute? E, in mancanza di un nome, ci disegni un profilo.
«Una cosa è fondamentale: dovrà applicare il buon senso, non l’ideologia».
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Dopo l’eccessiva accondiscendenza verso le politiche chiusuriste dei governi precedenti, i responsabili della Sanità per Lega, Fdi e Fi promettono un approccio più pragmatico in caso di vittoria. Ricordiamocene.Il deputato di Forza Italia Andrea Mandelli: «Serve fare una campagna informativa sui benefici».L’assessore della Lega Luca Coletto: «I cittadini sono da responsabilizzare e non terrorizzare».Fratelli d’Italia promette con Marcello Gemmato: «Non si possono negare il lavoro e la libertà alle persone».Lo speciale contiene quattro articoli.Il centrodestra è lo schieramento che, oggi, è più vicino a vincere le elezioni. La Verità ha chiesto ai responsabili del settore Sanità di Lega, Fdi e Fi se la politica dei tre partiti sulla gestione del Covid, prima troppo schiacciata sul rigore chiusurista dei governi precedenti, cambierà. Ecco le loro risposte.Nell’ambito della ricognizione programmatica svolta nei giorni scorsi dalla Verità, il nostro quotidiano ha rivolto alcune domande ai tre partiti del centrodestra in tema di gestione del coronavirus. Inutile far finta che non sia così: ci sono ferite tuttora aperte. La stessa accoglienza assai positiva da parte dei lettori, anche sui canali social, rispetto ai temi che questo giornale ha posto in evidenza, segnala un disagio non superato rispetto a una certa accondiscendenza del centrodestra rispetto alla linea ultrachiusurista del ministro Roberto Speranza. A maggior ragione, dunque, vale la pena di chiarire le posizioni all’inizio di una campagna elettorale delicatissima, in cui Lega-Fi-Fdi non hanno certo interesse a far espandere sacche di insoddisfazione o di potenziale astensione. La Verità ha posto quattro questioni, in particolare: in autunno, il centrodestra, in caso di vittoria elettorale e di conseguente responsabilità di governo, che atteggiamento adotterebbe? Un approccio tremendista secondo la ben nota linea di Speranza o di «convivenza con il Coronavirus», puntando a superare il metodo delle restrizioni? E ancora: Fdi-Lega-Fi sarebbero favorevoli o contrari al ripristino del green pass, con tutte le conseguenze anche sul piano lavorativo per chi non dovesse adeguarsi? Terzo: quanto alle vaccinazioni (in particolare a quelle nuove attese nei prossimi mesi), si punterebbe in modo liberale a offrirle a chi vorrà usufruirne o invece scatteranno altri obblighi? E da ultimo, chi sarebbe il ministro della Sanità di un governo di centrodestra? Nella giornata di ieri, abbiamo girato queste questioni a Luca Coletto, Marcello Gemmato e Andrea Mandelli. Coletto è stato assessore alla Sanità in Veneto e lo è attualmente in Umbria, Gemmato è deputato, Mandelli è deputato e vicepresidente della Camera: sono rispettivamente i responsabili dei dipartimenti Sanità di Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia. Da tutti, ciascuno con il proprio tono, sono venute risposte di impronta liberale. Sarà bene conservarle per l’autunno.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/centrodestra-corregge-rotta-covid-2657729394.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="mandelli-i-vaccini-sono-fondamentali-ma-no-obblighi" data-post-id="2657729394" data-published-at="1658820948" data-use-pagination="False"> Mandelli: «I vaccini sono fondamentali. Ma no obblighi» Andrea Mandelli (Ansa) La Verità raggiunge Andrea Mandelli al termine di una sua lunga sessione di presidenza dei lavori di Montecitorio. E per prima cosa l’esponente azzurro tiene a chiarire la volontà di archiviare le risposte del passato. Mandelli, che fareste in autunno se foste voi a gestire la nuova fase del coronavirus? «Nella nostra ultima proposta di piano pandemico che Antonio Tajani ha annunciato e che non abbiamo fatto in tempo a presentare a causa della crisi di governo, e che sarà parte del programma di Forza Italia, non siamo affatto in una logica di chiusura». Vale anche per le restrizioni relative alle quarantene? «Penso che dovremo gestire la questione della positività asintomatica. Personalmente, ritengo che una quarantena di sette giorni non sia compatibile con il futuro del Paese. Credo che si debba trovare una soluzione ragionevole: è assurdo pensare di risolverlo con manette e impedimenti». Sui futuri vaccini, opportunità o costrizione? «Io sono favorevolissimo, ripeto favorevolissimo, al fatto che questi vaccini che già abbiamo, e ancor più quelli che avremo in futuro, siano uno strumento fondamentale non solo per arginare la pandemia ma per evitarne gli effetti acuti. Dopo di che, io sono contrario a obblighi. Sono invece favorevolissimo a una campagna informativa che metta in luce questi benefici, con particolare riferimento alla prevenzione degli effetti acuti. Infine, occorre una forte raccomandazione alla vaccinazione per i fragili». E il green pass? Tornerà o no? «Ogni decisione è figlia di un momento. Anche alla luce di ciò che abbiamo detto finora, oggi il tema non è all’ordine del giorno». Chi andrà al ministero della Salute e per fare cosa? «Non faccio nomi ma un ragionamento: la pandemia ha rimesso al centro il settore della salute che negli ultimi anni era stato depauperato in termini di risorse. Non si tratta di spesa, ma di investimento in libertà e nel futuro. Dobbiamo cambiare paradigma e investire, specie nella prevenzione. Senza salute non c’è socialità né lavoro: è un bene esistenziale». <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/centrodestra-corregge-rotta-covid-2657729394.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="coletto-il-green-pass-non-serve-piu-e-abbiamo-cure" data-post-id="2657729394" data-published-at="1658820948" data-use-pagination="False"> Coletto: «Il green pass non serve più. E abbiamo cure» Luca Coletto (Imagoeconomica) La linea di Luca Coletto è di ragionevole apertura: insomma, nessun approccio terroristico all’autunno che sta per arrivare. Assessore, ci prepariamo finalmente a convivere con il virus, senza continuare a terrorizzare il paese e a segregare gli italiani? «Siamo arrivati a una dimensione Covid che non è più quella del 2020: da allora a oggi, la situazione è profondamente cambiata. Il Covid aggredisce i deboli, chi non ha anticorpi sufficienti, chi è immunocompromesso. Ma disponiamo di monoclonali e antivirali. Abbiamo anche un farmaco (a cui, purtroppo, l’Aifa ha messo a lungo paletti forse eccessivi) per gli immunocompromessi, e che può essere usato in fase di malattia. Insomma, siamo in una fase in cui si possono responsabilizzare i cittadini senza alcun bisogno di terrorizzarli». Su questa base, che si fa con il green pass? Pensate di reintrodurlo o no, con i relativi effetti di obbligo surrettizio e di restrizioni sul lavoro? «No. Sono contrario. Siamo in una fase ormai endemica e disponiamo di cure, come abbiamo detto». A maggior ragione, immagino, non si porrà il tema di obbligare a vaccinazioni future… Possiamo sperare, in caso di vittoria del centrodestra, in un approccio sul modello britannico, e cioè offrire senza costringere nessuno? «Il vaccino è certamente assai positivo per gli immunocompromessi, gli anziani, i deboli: nelle Rsa la situazione è indubbiamente migliorata grazie alle vaccinazioni. Per il resto, come ci si vaccina contro l’influenza ordinaria, ci si può vaccinare contro il Covid, ma senza obbligo. La mia parola d’ordine è: sensibilizzare senza obbligare». Un nome per il ministero se vincerete? «Non siamo ancora ai nomi. L’importante è che tuteli il nostro sistema sanitario a copertura universale. Negli anni passati ci sono stati troppi tagli, e gli ultimi aumenti sono più che altro surrettizi. Dalla trincea delle regioni si vede bene cosa accade quando il sistema sanitario va in sofferenza». <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem3" data-id="3" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/centrodestra-corregge-rotta-covid-2657729394.html?rebelltitem=3#rebelltitem3" data-basename="gemmato-applicheremo-il-buon-senso-basta-ideologia" data-post-id="2657729394" data-published-at="1658820948" data-use-pagination="False"> Gemmato: «Applicheremo il buon senso, basta ideologia» Marcello Gemmato (Ansa) Marcello Gemmato, deputato alla Camera e responsabile Salute di Fratelli d’Italia, in una pausa di una riunione di partito sulle liste elettorali da cominciare a impostare nella sua Puglia risponde alla Verità. Ma di buon grado il parlamentare Fdi non esita a rispondere alle nostre quattro domande, dando l’idea di un impianto radicalmente alternativo a quello dell’attuale titolare del ministero Salute. Gemmato, voi di Fratelli d’Italia siete stati all’opposizione. Immagino dunque che non abbia difficoltà a ribadire la contrarietà sua e del suo partito alla linea-Speranza. Sull’approccio all’autunno, come vi regolerete in caso di vittoria? «Opteremo certamente per una strategia di convivenza con il virus. Guardi, tutte le scelte compiute da Speranza non sono state assunte in funzione di un’evidenza scientifica, nonostante ciò che il ministro di volta in volta diceva, ma in base a quello che definisco un furore ideologico chiusurista». E sul green pass, che si fa? Rassicuriamo i lettori sul fatto che quello strumento non verrà rimesso in circolazione se sarete voi a governare? «Noi siamo contrari al green pass. Tra l’altro è uno strumento che ha ingenerato in molti l’infondata convinzione di essere immuni. Meno che mai, dunque, potranno esserci sanzioni o penalizzazioni. Non si può negare il lavoro alle persone o comprimere la loro libertà. Anche qui, torniamo al discorso di prima: è stata una misura ideologica, non sanitaria». Su questa base, come vi regolerete rispetto alle vaccinazioni future? Libertà o obbligo? «Suggeriremo in maniera importante e convincente la vaccinazione agli anziani, ai deboli, agli immunodepressi: ma non può esserci obbligo o lesione della libertà personale, meno che mai per tutti gli altri cittadini che non sono nemmeno in una condizione di potenziale fragilità». Chi sarà ministro della Salute? E, in mancanza di un nome, ci disegni un profilo. «Una cosa è fondamentale: dovrà applicare il buon senso, non l’ideologia».
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La politica italiana perde uno dei grandi protagonisti degli ultimi decenni: Umberto Bossi è morto ieri a Varese. Fondatore nel 1984 della Lega Lombarda, con l’approdo tre anni dopo al Senato della Repubblica divenne per tutti il «Senatùr».
(Ansa)
Nelle critiche di Movimento 5 stelle e Pd, titolari per decreto del messaggio ai «gggiovani», si legge un’invidia stizzita per essere stati sorpassati in tromba dal premier; un’oretta di intervista nel «Pulp Podcast» di Fedez è considerata più urticante di un intervento di Ignazio La Russa sul 25 aprile. La sinistra ribolle, le girano i Melonez. E tutto questo ha un significato: il presidente del Consiglio ha fatto centro.
Era stata invitata come Elly Schlein e Giuseppe Conte per parlare di Iran e di referendum: ha risposto sì, mentre loro hanno risposto no o non hanno neppure degnato di una risposta la richiesta via mail. Con un salto di qualità organizzativo: sono stati Fedez e Mr. Marra (lo youtuber Davide Marra) a entrare a palazzo Chigi, dove è stato allestito lo studio con fondale damascato color viola a supporto dell’insegna fluo del video podcast. Un dettaglio non da poco che contribuisce alla legittimazione del più informale e moderno metodo di divulgazione (anche) politica: quello senza l’intermediazione dei giornalisti.
Per la sinistra è un formidabile schiaffo culturale, una retrocessione ai segnali di fumo mentre la comunicazione per chi ha meno di 40 anni ormai passa dai canali crossmediali. Oggi quotidiani, televisioni, comizi e pure propaganda social devono fare i conti con il mondo dei podcast e dei canali alternativi alla narrazione mainstream. Oggi quella che Hegel definì «la preghiera mattutina dell’uomo moderno» parlando dei giornali, è tutt’al più una smorfia, perché i cittadini si informano, verificano, approfondiscono facendo lo slalom fra i media tradizionali dopo la Waterloo della pandemia e la guerra in Ucraina rappresentata da immagini tratte dai videogiochi.
Meloni in podcast è un cambio di paradigma, qualcosa di mai visto in Italia semplicemente perché abbiamo dormito per un decennio. Nel 2016 Barack Obama si fece intervistare non dal New York Times ma da Buzzfeed, inaugurando la strada del futuro, percorsa anche da Joe Biden e da Donald Trump, che ha collezionato milioni di ascoltatori privilegiando come interlocutore il podcaster Joe Rogan mentre Kamala Harris occupava i teatri. Negli Stati Uniti i podcast politici di Tucker Carlson e Ben Shapiro su YouTube e Spotify hanno più abbonati di quelli delle grandi testate.
L’idea del salto di qualità meloniano è stata del coordinatore web e social media di palazzo Chigi, Tommaso Longobardi, che sottolinea: «Tutto questo con buona pace di chi pensa che informazione e dibattito debbano restare nelle mani di pochi, confinati sempre negli stessi luoghi, per preservare un’esclusiva che il tempo ha già superato». Non banale il commento di Filippo Sensi, ex portavoce di Matteo Renzi e Paolo Gentiloni, nell’osservare stile vecchio e nuovo: «Sono due panorami e paesaggi mediatici completamente differenti. Non solo per i numeri ma anche dal punto di vista sociale, culturale e politico. Meloni ha fatto una mossa intelligente».
Il fonte del No ha perso un’occasione, l’opposizione si è fatta trovare addormentata, prigioniera degli slogan che piacciono alle redazioni. E la diffusione dell’intervista della premier, la sua parcellizzazioni in reel, la deflagrazione in mille rivoli su tutte le piattaforme social sta ottenendo un riscontro notevole. Meloni ha raggiunto un pubblico nuovo, moderno, estraneo al linguaggio tradizionale. Ieri il dato delle visualizzazioni su YouTube (mentre andavamo in stampa) aveva superato quota 700.000. La sua mossa del cavallo crea immediatamente un problema nuovo: l’anacronismo della par condicio nel mondo multimediale. Fu inventata da Oscar Luigi Scalfaro nel 1994 per imbavagliare Mediaset nell’era berlusconiana, diventò legge nel 2000. Ora è un calesse con le ruote quadrate che, come ha sottolineato ieri Maurizio Belpietro, necessita di pensionamento per evidenti limiti di età.
Meloni che spiega la separazione delle carriere («Quanti sono i casi in cui il giudice accoglie proposta pm? Per l’arresto 95%, per le intercettazioni 99%. O abbiamo pm infallibili oppure il giudice è condizionato»); Meloni che ribadisce un’ovvietà dimenticata («Non si va a votare su di me ma per migliorare la giustizia in Italia»); Meloni che sconfessa la ridicola deriva illiberale («In Europa 21 nazioni su 27 hanno la separazione delle carriere. Per una vita mi hanno detto che devo essere europeista e quando lo sono gridano alla deriva illiberale») fa un’operazione di verità che va oltre il pregiudizio.
In «Pulp Podcast» la premier demolisce anche le superficiali frottole di Alessandro Barbero: «Se io provassi a fare una legge come la descrive lui il presidente della Repubblica non me la controfirmerebbe. Queste tesi surreali sono una mancanza di rispetto nei confronti di Sergio Mattarella che questa riforma ha controfirmato». Tutto ciò mentre alcuni iscritti all’albo dei giornalisti bivaccano su Facebook da giorni e fanno propaganda per il No allo scopo di salvaguardare il loro rapporto privilegiato (e subalterno) con la casta dei pm. Hanno la tessera ma sono meno credibili di Fedez.
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Le mosse del presidente americano paiono confuse e stanno indisponendo anche il mondo Maga. Chi gestisce davvero il conflitto è Netanyahu, e Trump insegue
Auguato Barbera (Imagoeconomica)
L’intervista all’ex presidente della Corte costituzionale Augusto Barbera, già deputato di Pci e Pds, pubblicata ieri sulla Verità, ha scatenato un importante dibattito a pochi giorni dall’apertura delle urne per il referendum sulla giustizia.
Dalla politica arrivano parole di apprezzamento per i contenuti del colloquio del nostro giornale con l’ex presidente della Consulta: «Condividiamo le giuste parole di Augusto Barbera», commenta il capogruppo al senato di Forza Italia, Maurizio Gasparri, «in una intervista sulla Verità che ha individuato con grande lucidità il tema centrale di questa riforma. Un passaggio decisivo per ristabilire equilibrio e fiducia dei cittadini nelle istituzioni. In questi anni abbiamo assistito a una crescente politicizzazione di una parte della magistratura, che ha finito per alterare il corretto funzionamento della nostra democrazia. L’ex presidente della Corte costituzionale ha richiamato anche il tema della cosiddetta Costituzione materiale, che rappresenta un punto centrale: quando l’interpretazione e le prassi si allontanano dal dettato costituzionale, fino a determinare una sorta di sistema parallelo, è evidente che si impone una riflessione seria e, soprattutto, un intervento che possa ristabilire gli equilibri. La Costituzione va difesa, ma anche aggiornata. Svecchiarla», aggiunge Gasparri, «non significa indebolirla, ma rafforzarla, rendendola capace di rispondere alle esigenze di un Paese profondamente cambiato».
Un riferimento a una considerazione di Barbera, che ieri, parlando alla Verità della Costituzione, ha affermato: «Nell’Assemblea costituente c’erano comunisti e socialisti da una parte e democristiani (molti dei quali ex fascisti) dall’altra, pressoché in equilibrio numerico; ciascuno temeva il 18 aprile dell’altro (la data delle elezioni vinte dalla Dc nel 1948, ndr). Crearono istituzioni volutamente deboli, ad esempio, introducendo due Camere con eguali poteri e con durata sfalsata di un anno oppure la necessità per il governo di ottenere la fiducia parlamentare fin dal momento dell’insediamento».
Sui contenuti dell’intervista interviene anche Sara Kelany, deputata di Fratelli d’Italia e responsabile del dipartimento immigrazione del partito: «Una lunga intervista sulla Verità al professor Augusto Barbera, già presidente della Corte costituzionale», sottolinea la Kelany, «fa emergere un tema inquietante. Barbera parla senza mezzi termini della modifica della Costituzione materiale da parte di alcuni giudici per incidere sulle politiche migratorie di questo governo, in particolare in materia di Cpr in Albania e Ong. Che significa, in buona sostanza, che alcuni magistrati per motivi ideologici hanno interpretato le norme in modo da depotenziare, se non sovvertire, quanto stabilito dall’esecutivo e dal legislativo. Mentre da una parte questo governo manda migranti pericolosi in Albania per i rimpatri, dall’altra magistrati ideologizzati le tentano tutte per rimetterli in libertà. Noi abbiamo sempre sostenuto», aggiunge la Kelany, «che alcune decisioni su questi temi fossero abnormi e che non fossero coerenti con le leggi messe a terra dal governo e da questa maggioranza, ma oggi questo intervento qualificato ce lo conferma. È ora che una certa parte della magistratura politicizzata la smetta di utilizzare la propria funzione come grimaldello per sovvertire i principi democratici».
In questo caso il riferimento della Kelany è a un altro passaggio dell’intervista: «Ormai», ha detto Barbera alla Verità, «c’è chi punta a modificare la costituzione materiale attraverso l’interpretazione delle leggi, come fanno i giudici quando prendono decisioni contrarie a quelle del governo sullo sbarco delle Ong nei porti italiani o sui trasferimenti dei migranti clandestini nel Cpr albanese». «Barbera», dice alla Verità il leader di Azione, Carlo Calenda, «ha ribadito le ragione fattuali, politiche e morali per le quali occorre votare si alla riforma. La Costituzione prevede meccanismi di modifica e non possiamo, ogni volta, scegliere la strada del No perché non ci piace Meloni, Berlusconi o Renzi. Si parla della nostra carta fondativa. Diamogli l’attenzione che merita e scegliamo sulla base di un giudizio oggettivo serio e ponderato».
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