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2022-07-26
Il centrodestra corregge la rotta sul Covid
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Il centrodestra è lo schieramento che, oggi, è più vicino a vincere le elezioni. La Verità ha chiesto ai responsabili del settore Sanità di Lega, Fdi e Fi se la politica dei tre partiti sulla gestione del Covid, prima troppo schiacciata sul rigore chiusurista dei governi precedenti, cambierà. Ecco le loro risposte.
Nell’ambito della ricognizione programmatica svolta nei giorni scorsi dalla Verità, il nostro quotidiano ha rivolto alcune domande ai tre partiti del centrodestra in tema di gestione del coronavirus. Inutile far finta che non sia così: ci sono ferite tuttora aperte. La stessa accoglienza assai positiva da parte dei lettori, anche sui canali social, rispetto ai temi che questo giornale ha posto in evidenza, segnala un disagio non superato rispetto a una certa accondiscendenza del centrodestra rispetto alla linea ultrachiusurista del ministro Roberto Speranza. A maggior ragione, dunque, vale la pena di chiarire le posizioni all’inizio di una campagna elettorale delicatissima, in cui Lega-Fi-Fdi non hanno certo interesse a far espandere sacche di insoddisfazione o di potenziale astensione. La Verità ha posto quattro questioni, in particolare: in autunno, il centrodestra, in caso di vittoria elettorale e di conseguente responsabilità di governo, che atteggiamento adotterebbe? Un approccio tremendista secondo la ben nota linea di Speranza o di «convivenza con il Coronavirus», puntando a superare il metodo delle restrizioni? E ancora: Fdi-Lega-Fi sarebbero favorevoli o contrari al ripristino del green pass, con tutte le conseguenze anche sul piano lavorativo per chi non dovesse adeguarsi? Terzo: quanto alle vaccinazioni (in particolare a quelle nuove attese nei prossimi mesi), si punterebbe in modo liberale a offrirle a chi vorrà usufruirne o invece scatteranno altri obblighi? E da ultimo, chi sarebbe il ministro della Sanità di un governo di centrodestra? Nella giornata di ieri, abbiamo girato queste questioni a Luca Coletto, Marcello Gemmato e Andrea Mandelli. Coletto è stato assessore alla Sanità in Veneto e lo è attualmente in Umbria, Gemmato è deputato, Mandelli è deputato e vicepresidente della Camera: sono rispettivamente i responsabili dei dipartimenti Sanità di Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia. Da tutti, ciascuno con il proprio tono, sono venute risposte di impronta liberale. Sarà bene conservarle per l’autunno.
Mandelli: «I vaccini sono fondamentali. Ma no obblighi»

Andrea Mandelli (Ansa)
La Verità raggiunge Andrea Mandelli al termine di una sua lunga sessione di presidenza dei lavori di Montecitorio. E per prima cosa l’esponente azzurro tiene a chiarire la volontà di archiviare le risposte del passato.
Mandelli, che fareste in autunno se foste voi a gestire la nuova fase del coronavirus?
«Nella nostra ultima proposta di piano pandemico che Antonio Tajani ha annunciato e che non abbiamo fatto in tempo a presentare a causa della crisi di governo, e che sarà parte del programma di Forza Italia, non siamo affatto in una logica di chiusura».
Vale anche per le restrizioni relative alle quarantene?
«Penso che dovremo gestire la questione della positività asintomatica. Personalmente, ritengo che una quarantena di sette giorni non sia compatibile con il futuro del Paese. Credo che si debba trovare una soluzione ragionevole: è assurdo pensare di risolverlo con manette e impedimenti».
Sui futuri vaccini, opportunità o costrizione?
«Io sono favorevolissimo, ripeto favorevolissimo, al fatto che questi vaccini che già abbiamo, e ancor più quelli che avremo in futuro, siano uno strumento fondamentale non solo per arginare la pandemia ma per evitarne gli effetti acuti. Dopo di che, io sono contrario a obblighi. Sono invece favorevolissimo a una campagna informativa che metta in luce questi benefici, con particolare riferimento alla prevenzione degli effetti acuti. Infine, occorre una forte raccomandazione alla vaccinazione per i fragili».
E il green pass? Tornerà o no?
«Ogni decisione è figlia di un momento. Anche alla luce di ciò che abbiamo detto finora, oggi il tema non è all’ordine del giorno».
Chi andrà al ministero della Salute e per fare cosa?
«Non faccio nomi ma un ragionamento: la pandemia ha rimesso al centro il settore della salute che negli ultimi anni era stato depauperato in termini di risorse. Non si tratta di spesa, ma di investimento in libertà e nel futuro. Dobbiamo cambiare paradigma e investire, specie nella prevenzione. Senza salute non c’è socialità né lavoro: è un bene esistenziale».
Coletto: «Il green pass non serve più. E abbiamo cure»

Luca Coletto (Imagoeconomica)
La linea di Luca Coletto è di ragionevole apertura: insomma, nessun approccio terroristico all’autunno che sta per arrivare.
Assessore, ci prepariamo finalmente a convivere con il virus, senza continuare a terrorizzare il paese e a segregare gli italiani?
«Siamo arrivati a una dimensione Covid che non è più quella del 2020: da allora a oggi, la situazione è profondamente cambiata. Il Covid aggredisce i deboli, chi non ha anticorpi sufficienti, chi è immunocompromesso. Ma disponiamo di monoclonali e antivirali. Abbiamo anche un farmaco (a cui, purtroppo, l’Aifa ha messo a lungo paletti forse eccessivi) per gli immunocompromessi, e che può essere usato in fase di malattia. Insomma, siamo in una fase in cui si possono responsabilizzare i cittadini senza alcun bisogno di terrorizzarli».
Su questa base, che si fa con il green pass? Pensate di reintrodurlo o no, con i relativi effetti di obbligo surrettizio e di restrizioni sul lavoro?
«No. Sono contrario. Siamo in una fase ormai endemica e disponiamo di cure, come abbiamo detto».
A maggior ragione, immagino, non si porrà il tema di obbligare a vaccinazioni future… Possiamo sperare, in caso di vittoria del centrodestra, in un approccio sul modello britannico, e cioè offrire senza costringere nessuno?
«Il vaccino è certamente assai positivo per gli immunocompromessi, gli anziani, i deboli: nelle Rsa la situazione è indubbiamente migliorata grazie alle vaccinazioni. Per il resto, come ci si vaccina contro l’influenza ordinaria, ci si può vaccinare contro il Covid, ma senza obbligo. La mia parola d’ordine è: sensibilizzare senza obbligare».
Un nome per il ministero se vincerete?
«Non siamo ancora ai nomi. L’importante è che tuteli il nostro sistema sanitario a copertura universale. Negli anni passati ci sono stati troppi tagli, e gli ultimi aumenti sono più che altro surrettizi. Dalla trincea delle regioni si vede bene cosa accade quando il sistema sanitario va in sofferenza».
Gemmato: «Applicheremo il buon senso, basta ideologia»

Marcello Gemmato (Ansa)
Marcello Gemmato, deputato alla Camera e responsabile Salute di Fratelli d’Italia, in una pausa di una riunione di partito sulle liste elettorali da cominciare a impostare nella sua Puglia risponde alla Verità. Ma di buon grado il parlamentare Fdi non esita a rispondere alle nostre quattro domande, dando l’idea di un impianto radicalmente alternativo a quello dell’attuale titolare del ministero Salute.
Gemmato, voi di Fratelli d’Italia siete stati all’opposizione. Immagino dunque che non abbia difficoltà a ribadire la contrarietà sua e del suo partito alla linea-Speranza. Sull’approccio all’autunno, come vi regolerete in caso di vittoria?
«Opteremo certamente per una strategia di convivenza con il virus. Guardi, tutte le scelte compiute da Speranza non sono state assunte in funzione di un’evidenza scientifica, nonostante ciò che il ministro di volta in volta diceva, ma in base a quello che definisco un furore ideologico chiusurista».
E sul green pass, che si fa? Rassicuriamo i lettori sul fatto che quello strumento non verrà rimesso in circolazione se sarete voi a governare?
«Noi siamo contrari al green pass. Tra l’altro è uno strumento che ha ingenerato in molti l’infondata convinzione di essere immuni. Meno che mai, dunque, potranno esserci sanzioni o penalizzazioni. Non si può negare il lavoro alle persone o comprimere la loro libertà. Anche qui, torniamo al discorso di prima: è stata una misura ideologica, non sanitaria».
Su questa base, come vi regolerete rispetto alle vaccinazioni future? Libertà o obbligo?
«Suggeriremo in maniera importante e convincente la vaccinazione agli anziani, ai deboli, agli immunodepressi: ma non può esserci obbligo o lesione della libertà personale, meno che mai per tutti gli altri cittadini che non sono nemmeno in una condizione di potenziale fragilità».
Chi sarà ministro della Salute? E, in mancanza di un nome, ci disegni un profilo.
«Una cosa è fondamentale: dovrà applicare il buon senso, non l’ideologia».
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Dopo l’eccessiva accondiscendenza verso le politiche chiusuriste dei governi precedenti, i responsabili della Sanità per Lega, Fdi e Fi promettono un approccio più pragmatico in caso di vittoria. Ricordiamocene.Il deputato di Forza Italia Andrea Mandelli: «Serve fare una campagna informativa sui benefici».L’assessore della Lega Luca Coletto: «I cittadini sono da responsabilizzare e non terrorizzare».Fratelli d’Italia promette con Marcello Gemmato: «Non si possono negare il lavoro e la libertà alle persone».Lo speciale contiene quattro articoli.Il centrodestra è lo schieramento che, oggi, è più vicino a vincere le elezioni. La Verità ha chiesto ai responsabili del settore Sanità di Lega, Fdi e Fi se la politica dei tre partiti sulla gestione del Covid, prima troppo schiacciata sul rigore chiusurista dei governi precedenti, cambierà. Ecco le loro risposte.Nell’ambito della ricognizione programmatica svolta nei giorni scorsi dalla Verità, il nostro quotidiano ha rivolto alcune domande ai tre partiti del centrodestra in tema di gestione del coronavirus. Inutile far finta che non sia così: ci sono ferite tuttora aperte. La stessa accoglienza assai positiva da parte dei lettori, anche sui canali social, rispetto ai temi che questo giornale ha posto in evidenza, segnala un disagio non superato rispetto a una certa accondiscendenza del centrodestra rispetto alla linea ultrachiusurista del ministro Roberto Speranza. A maggior ragione, dunque, vale la pena di chiarire le posizioni all’inizio di una campagna elettorale delicatissima, in cui Lega-Fi-Fdi non hanno certo interesse a far espandere sacche di insoddisfazione o di potenziale astensione. La Verità ha posto quattro questioni, in particolare: in autunno, il centrodestra, in caso di vittoria elettorale e di conseguente responsabilità di governo, che atteggiamento adotterebbe? Un approccio tremendista secondo la ben nota linea di Speranza o di «convivenza con il Coronavirus», puntando a superare il metodo delle restrizioni? E ancora: Fdi-Lega-Fi sarebbero favorevoli o contrari al ripristino del green pass, con tutte le conseguenze anche sul piano lavorativo per chi non dovesse adeguarsi? Terzo: quanto alle vaccinazioni (in particolare a quelle nuove attese nei prossimi mesi), si punterebbe in modo liberale a offrirle a chi vorrà usufruirne o invece scatteranno altri obblighi? E da ultimo, chi sarebbe il ministro della Sanità di un governo di centrodestra? Nella giornata di ieri, abbiamo girato queste questioni a Luca Coletto, Marcello Gemmato e Andrea Mandelli. Coletto è stato assessore alla Sanità in Veneto e lo è attualmente in Umbria, Gemmato è deputato, Mandelli è deputato e vicepresidente della Camera: sono rispettivamente i responsabili dei dipartimenti Sanità di Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia. Da tutti, ciascuno con il proprio tono, sono venute risposte di impronta liberale. Sarà bene conservarle per l’autunno.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/centrodestra-corregge-rotta-covid-2657729394.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="mandelli-i-vaccini-sono-fondamentali-ma-no-obblighi" data-post-id="2657729394" data-published-at="1658820948" data-use-pagination="False"> Mandelli: «I vaccini sono fondamentali. Ma no obblighi» Andrea Mandelli (Ansa) La Verità raggiunge Andrea Mandelli al termine di una sua lunga sessione di presidenza dei lavori di Montecitorio. E per prima cosa l’esponente azzurro tiene a chiarire la volontà di archiviare le risposte del passato. Mandelli, che fareste in autunno se foste voi a gestire la nuova fase del coronavirus? «Nella nostra ultima proposta di piano pandemico che Antonio Tajani ha annunciato e che non abbiamo fatto in tempo a presentare a causa della crisi di governo, e che sarà parte del programma di Forza Italia, non siamo affatto in una logica di chiusura». Vale anche per le restrizioni relative alle quarantene? «Penso che dovremo gestire la questione della positività asintomatica. Personalmente, ritengo che una quarantena di sette giorni non sia compatibile con il futuro del Paese. Credo che si debba trovare una soluzione ragionevole: è assurdo pensare di risolverlo con manette e impedimenti». Sui futuri vaccini, opportunità o costrizione? «Io sono favorevolissimo, ripeto favorevolissimo, al fatto che questi vaccini che già abbiamo, e ancor più quelli che avremo in futuro, siano uno strumento fondamentale non solo per arginare la pandemia ma per evitarne gli effetti acuti. Dopo di che, io sono contrario a obblighi. Sono invece favorevolissimo a una campagna informativa che metta in luce questi benefici, con particolare riferimento alla prevenzione degli effetti acuti. Infine, occorre una forte raccomandazione alla vaccinazione per i fragili». E il green pass? Tornerà o no? «Ogni decisione è figlia di un momento. Anche alla luce di ciò che abbiamo detto finora, oggi il tema non è all’ordine del giorno». Chi andrà al ministero della Salute e per fare cosa? «Non faccio nomi ma un ragionamento: la pandemia ha rimesso al centro il settore della salute che negli ultimi anni era stato depauperato in termini di risorse. Non si tratta di spesa, ma di investimento in libertà e nel futuro. Dobbiamo cambiare paradigma e investire, specie nella prevenzione. Senza salute non c’è socialità né lavoro: è un bene esistenziale». <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/centrodestra-corregge-rotta-covid-2657729394.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="coletto-il-green-pass-non-serve-piu-e-abbiamo-cure" data-post-id="2657729394" data-published-at="1658820948" data-use-pagination="False"> Coletto: «Il green pass non serve più. E abbiamo cure» Luca Coletto (Imagoeconomica) La linea di Luca Coletto è di ragionevole apertura: insomma, nessun approccio terroristico all’autunno che sta per arrivare. Assessore, ci prepariamo finalmente a convivere con il virus, senza continuare a terrorizzare il paese e a segregare gli italiani? «Siamo arrivati a una dimensione Covid che non è più quella del 2020: da allora a oggi, la situazione è profondamente cambiata. Il Covid aggredisce i deboli, chi non ha anticorpi sufficienti, chi è immunocompromesso. Ma disponiamo di monoclonali e antivirali. Abbiamo anche un farmaco (a cui, purtroppo, l’Aifa ha messo a lungo paletti forse eccessivi) per gli immunocompromessi, e che può essere usato in fase di malattia. Insomma, siamo in una fase in cui si possono responsabilizzare i cittadini senza alcun bisogno di terrorizzarli». Su questa base, che si fa con il green pass? Pensate di reintrodurlo o no, con i relativi effetti di obbligo surrettizio e di restrizioni sul lavoro? «No. Sono contrario. Siamo in una fase ormai endemica e disponiamo di cure, come abbiamo detto». A maggior ragione, immagino, non si porrà il tema di obbligare a vaccinazioni future… Possiamo sperare, in caso di vittoria del centrodestra, in un approccio sul modello britannico, e cioè offrire senza costringere nessuno? «Il vaccino è certamente assai positivo per gli immunocompromessi, gli anziani, i deboli: nelle Rsa la situazione è indubbiamente migliorata grazie alle vaccinazioni. Per il resto, come ci si vaccina contro l’influenza ordinaria, ci si può vaccinare contro il Covid, ma senza obbligo. La mia parola d’ordine è: sensibilizzare senza obbligare». Un nome per il ministero se vincerete? «Non siamo ancora ai nomi. L’importante è che tuteli il nostro sistema sanitario a copertura universale. Negli anni passati ci sono stati troppi tagli, e gli ultimi aumenti sono più che altro surrettizi. Dalla trincea delle regioni si vede bene cosa accade quando il sistema sanitario va in sofferenza». <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem3" data-id="3" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/centrodestra-corregge-rotta-covid-2657729394.html?rebelltitem=3#rebelltitem3" data-basename="gemmato-applicheremo-il-buon-senso-basta-ideologia" data-post-id="2657729394" data-published-at="1658820948" data-use-pagination="False"> Gemmato: «Applicheremo il buon senso, basta ideologia» Marcello Gemmato (Ansa) Marcello Gemmato, deputato alla Camera e responsabile Salute di Fratelli d’Italia, in una pausa di una riunione di partito sulle liste elettorali da cominciare a impostare nella sua Puglia risponde alla Verità. Ma di buon grado il parlamentare Fdi non esita a rispondere alle nostre quattro domande, dando l’idea di un impianto radicalmente alternativo a quello dell’attuale titolare del ministero Salute. Gemmato, voi di Fratelli d’Italia siete stati all’opposizione. Immagino dunque che non abbia difficoltà a ribadire la contrarietà sua e del suo partito alla linea-Speranza. Sull’approccio all’autunno, come vi regolerete in caso di vittoria? «Opteremo certamente per una strategia di convivenza con il virus. Guardi, tutte le scelte compiute da Speranza non sono state assunte in funzione di un’evidenza scientifica, nonostante ciò che il ministro di volta in volta diceva, ma in base a quello che definisco un furore ideologico chiusurista». E sul green pass, che si fa? Rassicuriamo i lettori sul fatto che quello strumento non verrà rimesso in circolazione se sarete voi a governare? «Noi siamo contrari al green pass. Tra l’altro è uno strumento che ha ingenerato in molti l’infondata convinzione di essere immuni. Meno che mai, dunque, potranno esserci sanzioni o penalizzazioni. Non si può negare il lavoro alle persone o comprimere la loro libertà. Anche qui, torniamo al discorso di prima: è stata una misura ideologica, non sanitaria». Su questa base, come vi regolerete rispetto alle vaccinazioni future? Libertà o obbligo? «Suggeriremo in maniera importante e convincente la vaccinazione agli anziani, ai deboli, agli immunodepressi: ma non può esserci obbligo o lesione della libertà personale, meno che mai per tutti gli altri cittadini che non sono nemmeno in una condizione di potenziale fragilità». Chi sarà ministro della Salute? E, in mancanza di un nome, ci disegni un profilo. «Una cosa è fondamentale: dovrà applicare il buon senso, non l’ideologia».
Sergio Mattarella (Getty Images)
Il «Picconatore» si oppose alla pretesa di trasformare il Consiglio superiore in una specie di terza Camera dello Stato e ritenne che l’intervento a gamba tesa di un ristretto gruppo di magistrati nei confronti del capo del governo fosse ai limiti dell’insurrezione e al di fuori dei poteri previsti dalla Costituzione.
Ma appunto quella di Cossiga fu un’azione che appartiene a una stagione passata, perché adesso, qualsiasi cosa faccia o decida il Csm non trova un altolà da parte del Quirinale, ma semmai un via libera. Lo si è visto anche ieri, quando a sorpresa Mattarella ha deciso di partecipare al plenum del Consiglio superiore della magistratura. Pur essendone il presidente, il capo dello Stato non è mai stato presente alle riunioni dell’organo di autogoverno. I suoi interventi del resto sono limitati alle occasioni in cui il Colle ha qualche messaggio da recapitare. E ieri di certo ce n’era uno importante, da rendere noto proprio nel mezzo della polemica politica in vista del referendum. Ma Mattarella non è andato a Palazzo dei Marescialli per rimettere in riga le toghe e per ribadire che al pari di tanti altri anche i magistrati sono servitori dello Stato, i quali pur se tutelati da indipendenza e autonomia garantita dalla Costituzione devono rispettare e applicare le leggi della Repubblica. No, il presidente ha voluto presiedere il plenum per ribadire il suo sostegno all’organismo di autogoverno dei magistrati, ma soprattutto per dare una botta al governo, che proprio in questi giorni è impegnato in una campagna referendaria sulla riforma della giustizia.
Il capo dello Stato non ha sentito il bisogno di replicare al procuratore capo di Napoli, Nicola Gratteri, il quale ha detto che massoni, indagati e imputati voteranno Sì alla riforma, arruolando dunque nel malaffare chiunque non si opponga come lui alla separazione delle carriere. No, il presidente non ha trovato nulla da ridire sul fatto che un importante magistrato considerasse pendagli da forca coloro che non si intruppano nella battaglia dell’Anm contro la legge Nordio. Né ha invocato la presunzione di innocenza per chi pur indagato potrebbe essere vittima della giustizia e da vittima decidere che gli errori dei magistrati debbano essere oggetto di un procedimento disciplinare indipendente, non condizionato dall’appartenenza ad alcuna corrente della quale magari gli stessi pm e giudici facciano parte.
Mattarella invece ha voluto sottolineare «il valore del ruolo di rilievo costituzionale del Consiglio superiore della magistratura», bacchettando dunque, pur senza nominarlo, il ministro della Giustizia Carlo Nordio, colpevole di aver ripetuto ciò che disse un giudice antimafia come Nino Di Matteo, ovvero che la gestione delle nomine degli uffici giudiziari risponde spesso a un sistema molto simile a quello mafioso. Che altro è il Sistema emerso con le intercettazioni a carico dell’ex presidente dell’Anm Luca Palamara se non uno scambio di favori, un traffico di interessi, una lottizzazione della giustizia e una spartizione delle poltrone in nome della legge? Ma di tutto ciò Mattarella non ha parlato. Si è limitato a esercitare quella che i giornali hanno chiamato una «moral suasion energica». Nei confronti delle balle che il fronte del No sta propagandando, dicendo che il governo vuole mettere i pm sotto il controllo della politica? Macché: il richiamo energico è a Palazzo Chigi e al ministro della Giustizia, a cui è chiesto «il rispetto che occorre ribadire e manifestare, particolarmente da parte delle altre istituzioni, nei confronti di questa istituzione». Con le sue frasi felpate il presidente non dice di essere schierato in questa battaglia referendaria, da una parte, ossia quella dei magistrati. Ma il suo No anche senza essere stato pronunciato si è sentito forte e chiaro.
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I volenterosi (Ansa)
Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, oggi, su mandato del governo e del Parlamento, sarà a Washington per partecipare «in qualità di osservatore» alla riunione inaugurale del Board of peace, l’organismo internazionale voluto da Donald Trump per sovrintendere alla pacificazione e alla ricostruzione di Gaza. Oltre non era possibile andare, perché la nostra Costituzione impedisce all’Italia di partecipare ad organismi sovranazionali se non in condizione di assoluta parità con tutti gli altri Stati membri, cosa che lo statuto di Board of peace non prevede.
Per la sinistra, manco a dirlo, la scelta di essere comunque presenti all’atto costitutivo è una dimostrazione di subordinazione e servilismo nei confronti di Trump, che di quell’organismo è l’ideatore e coordinatore con ampi poteri decisionali. Insomma, partecipare a una coalizione di Paesi che spontaneamente si mettono insieme sotto l’egida di uno o più di essi con l’obiettivo di affrontare emergenze internazionali per l’opposizione è uno scandalo. In verità non è sempre uno scandalo. A Giorgia Meloni, per esempio, è stato rinfacciato di non essersi iscritta ai primi passi alla «Coalizione dei volenterosi», associazione spontanea e non riconosciuta internazionalmente che Francia e Gran Bretagna hanno messo su per affrontare in modo comune la crisi ucraina. Eppure, anche quella voluta da Macron e Starmer è una alleanza temporanea tra diverse nazioni per dare il via a operazioni militari o umanitarie che non si pongono sotto l’egida delle Nazioni unite. Questi hanno un concetto assai elastico della Costituzione: la interpretano in modo diverso a seconda che ci sia di mezzo Trump oppure Macron. Ma, soprattutto, interpretano malamente il ruolo dell’Italia nello scacchiere internazionale. Mi spiego meglio.
L’interesse primario del nostro Paese è avere un ruolo in tutto ciò che accade nell’area del Mediterraneo dove madre natura ci ha piazzato all’inizio dei tempi. Ma non è soltanto una questione di pura geografia: è che qualsiasi onda di Mare nostrum, anche quella che parte dalla coste più lontane tipo Gaza, prima o poi si infrange sulle nostre spiagge, a volte con effetti simili a uno tsunami.
La sola idea di rimanere completamente tagliati fuori, sia pure per presunti «motivi costituzionali», dal futuro di Gaza è un suicidio politico bello e buono, una mancanza di visione e strategia. Per stare in gioco bisogna giocare al gioco di Trump? Giochiamo, con cautela e buon senso ma giochiamo anche nell’interesse delle nostre aziende (la bonifica e la ricostruzione della Striscia sarà, probabilmente, il più grande affare dei prossimi anni). E giochiamo pure nell’interesse del popolo palestinese che, per la prima volta nella sua millenaria storia, ha la possibilità di uscire dalla miseria e dal degrado in cui i suoi leader lo hanno tenuto e vorrebbero tenerlo all’infinito per poter continuare ad arricchirsi personalmente con gli aiuti umanitari senza fondo.
Rendere civile e vivibile quella terra arida è possibile, Israele lo dimostra. E se per farlo bisogna accompagnarsi a Trump e non all’Onu, beh, a mio avviso ne vale la pena.
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Carlo Nordio (Ansa)
Insomma Nordio è come se sottolineasse di non aver iniziato lui ad alzare i toni aggiungendo che si adeguerà come riteneva di aver già fatto perché «certe espressioni che ho usato non erano mie, ho citato espressioni altrui» riferendosi alla frase sul sistema paramafioso delle correnti. Il suo invito è quello «di entrare in una fase di dialogo costruttivo che sia essenzialmente contenutistico» chiarendo infine che «ci sono stati dei momenti in cui hanno detto piduista, revanscista, addirittura contiguo con la camorra o altro e allora qualche reazione magari c’è, ma se come auspico e auspichiamo tutti, manteniamo il dialogo in un ambito civile, pacato e razionale i toni si abbasseranno e finalmente ragioneremo sul contenuto della riforma».
«Importanti e significative le parole del presidente Mattarella che come sempre va ascoltato con grande attenzione», il commento molto istituzionale del capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera dei deputati, Galeazzo Bignami. Il vicepremier Antonio Tajani, pur d’accordo con i colleghi di maggioranza ha colto l’occasione per precisare: «Mattarella ha invitato ad abbassare i toni in generale, ma tutti quanti dovrebbero farlo a cominciare dai magistrati che hanno incarichi di grande responsabilità, come il procuratore Gratteri, che talvolta usa un linguaggio che non è consono al ruolo che svolge».
La sinistra come prevedibile tenta di mettere il cappello sulle parole del capo dello Stato interpretandole a proprio favore. «Sono parole, le sue, che vanno ascoltate e per le quali va ringraziato. In particolare per aver ricordato il necessario rispetto reciproco tra le istituzioni per il bene del Paese» ha detto il segretario del Partito democratico, Elly Schlein. Anche il Movimento 5 stelle fa suo l’intervento di Mattarella. «Il nostro auspicio è che questo messaggio sia stato ben compreso da chi ha lanciato attacchi e ingiurie al Csm per sostenere una riforma costituzionale che punta a scardinare proprio quell’autonomia e quell’indipendenza». Il leader pentastellato Giuseppe Conte aggiunge: «Le polemiche, gli attacchi al Csm avevano superato i livelli di guardia. Addirittura avevano convolto anche il ministro della Giustizia Nordio». Dimenticandosi tuttavia di citare Nicola Gratteri.
Tra i membri del Csm, a commentare la notizia, Isabella Bertolini, consigliere laico, che così ha interpretato quelle parole: «Mattarella non ha fatto una difesa corporativa della magistratura, ma anzi ha messo in luce i problemi e le carenze che ci sono anche nel Csm. Mi auguro che adesso il confronto torni ad essere nel merito della riforma, in modo da aiutare tutti gli Italiani a capire il quesito referendario». «Non intendo rilasciare alcun commento», ha detto invece il presidente dell’Anm, Cesare Parodi. «Non perché è un fatto che non è importante, ma perché è talmente importante, significativo ed eccezionale che non merita un mio commento».
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