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Cassazione, bimbi con due padriBrandi e Coghe: «Sentenza decisiva, battaglie non vane. Le donne non sono incubatrici!»

Cassazione, bimbi con due padriBrandi e Coghe: «Sentenza decisiva, battaglie non vane. Le donne non sono incubatrici!»
notizieprovita.it

«È una sentenza decisiva. Le donne non sono incubatrici e i bambini non sono merce. Finalmente i giudici hanno detto un no chiaro e netto alla vergognosa trascrizione all'anagrafe degli atti di filiazione di bambini comprati all'estero tramite utero in affitto. Il verdetto su un caso che proveniva dalla Corte d'appello di Trento e definito 'a tutela della gestante e dell'istituto dell'adozione' dà ragione alle nostre battaglie e ci dice che non sono vane oltre che rispettose della legalità e della ragione»: hanno dichiarato Toni Brandi e Jacopo Coghe, presidente e vicepresidente del Congresso Mondiale delle Famiglie e di Pro Vita & Famiglia, rispetto alla decisione che è stata presa dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione con la sentenza 12193, in cui viene spiegato che «non può essere trascritto nei registri dello stato civile italiano il provvedimento di un giudice straniero con cui è stato accertato il rapporto di filiazione tra un minore nato all'estero mediante il ricorso alla maternità surrogata e un soggetto che non abbia con lo stesso alcun rapporto biologico, il cosiddetto genitore d'intenzione».

«Preoccupa tuttavia la porta lasciata aperta dalla Cassazione che ha sottolineato che per le coppie omosessuali esiste comunque la strada "dell'adozione particolare". Non cesseremo di combattere per il diritto dei bambini ad avere una mamma e un papà», hanno però aggiunto Brandi e Coghe.

Poi i due hanno rilanciato l'appello, già contenuto nel Manifesto di Pro Vita & Famiglia e rivolto ai candidati in corsa alle Europee che vorranno sottoscriverlo, in cui si chiede «che i parlamentari europei si adoperino anche loro in quella sede per arrivare a una moratoria internazionale contro l'utero in affitto, argine al commercio di donne e bambini e alla nuova schiavitù del 2000». Per Brandi e Coghe infatti «è in gioco la dignità umana».

Dimmi La Verità | Stefano Ceccanti: «La Sinistra che vota Sì al referendum sulla giustizia»

Ecco #DimmiLaVerità del 9 gennaio 2026. Il costituzionalista Stefano Ceccanti, ex parlamentare Pd, spiega le ragioni del comitato La Sinistra che vota Si al referendum sulla giustizia.

Anm sotto accusa per le bugie del No: «Mosse illecite, partono le denunce»
Ansa
Testa attacca il manifesto delle toghe: «Vergognoso affermare che comanderà la politica». Dubbi pure sui soldi al comitato.

La campagna referendaria del comitato del No è partita con il piede sbagliato. Il testo del manifesto fuorviante, a pensarla bene, mistificatorio, a pensarla male, ha trasformato il dibattito in un duello in cui vale tutto. Sì perché la frase: «Vorresti giudici che dipendono dalla politica?» per i promotori della riforma corrisponde all’esatto opposto dello scopo della stessa. Chicco Testa, presidente di Assoambiente, su X: «L’ attività dell’Associazione nazionale magistrati nella campagna per il No è semplicemente vergognosa e illecita. Dimostra con chiarezza la prepotenza e la violazione delle regole da parte di coloro che dovrebbero essere i primi a rispettarle. Sotterfugi da magliari e falsità diffuse a piene mani». Per esser chiari, nel secondo Dopoguerra i magliari erano venditori ambulanti, spesso truffaldini, famosi per vendere stoffa e tessuti di bassa qualità, spacciandoli per pregiati.

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Mercosur, trattori in mezza Europa. Macron voterà «No». L’Italia che fa?
Getty Images
Ursula von der Leyen spinge per chiudere l’accordo con gli Stati dell’America Latina, ma la Francia e il gruppo Visegrad minacciano il veto. Oggi a Bruxelles il vertice dei 27 tecnici. Lollobrigida: sì solo con la clausola di reciprocità.

È un venerdì di passione per Ursula von der Leyen e la domanda che circola a Bruxelles è: il Mercosur val bene l’Europa? La spaccatura rischia di essere insanabile visto che Emmanuel Macron - pressato anche dai trattori che ieri hanno assediato Parigi - ha annunciato: «La Francia voterà no». Dall’Eliseo viene una velata quanto dura critica all’Italia rea di aver tradito la causa. Dopo aver ottenuto un aumento di 45 miliardi degli stanziamenti Pac futuri Giorgia Meloni ha molto ammorbidito la posizione italiana, peraltro indispensabile per cerare il blocco di minoranza capace di stoppare l’accordo.

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Jaki rinviato a giudizio per l’eredità
John Elkann (Imagoeconomica)
Pronta l’imputazione coatta a carico del capo di Stellantis. Si procede per violazioni fiscali. E ora rischia di saltare il vecchio accordo con la Procura sulla messa in prova.

I legali di John Elkann ostentano sicurezza parlando di un «atto dovuto» dopo che nel dicembre scorso il gip Antonio Borretta aveva ordinato alla Procura di Torino (che aveva chiesto l’archiviazione) l’imputazione coatta e ricordano di aver già presentato ricorso in Cassazione. Ma la notizia che la Procura di Torino ha preparato la richiesta di rinvio a giudizio per Elkann e per il commercialista Gianluca Ferrero, nell’ambito dell’inchiesta che ruota intorno all’eredità di Gianni Agnelli (originata dalle rivendicazioni della figlia Margherita), rischia di creare un cortocircuito che potrebbe far saltare l’accordo raggiunto lo scorso settembre tra la Procura ed Elkann, che anche in virtù del versamento di 183 milioni di euro all’Erario, prevedeva il via libera alla messa in prova del nipote dell’Avvocato. L’11 febbraio, infatti, si terrà l’udienza dedicata alla proposta di messa alla prova per Elkann, sulla quale il tribunale potrebbe trovarsi a decidere dopo che il presidente di Stellantis avrà ricevuto la, a questo punto inevitabile, richiesta di rinvio a giudizio.

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