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Cassazione, bimbi con due padriBrandi e Coghe: «Sentenza decisiva, battaglie non vane. Le donne non sono incubatrici!»

Cassazione, bimbi con due padriBrandi e Coghe: «Sentenza decisiva, battaglie non vane. Le donne non sono incubatrici!»
notizieprovita.it

«È una sentenza decisiva. Le donne non sono incubatrici e i bambini non sono merce. Finalmente i giudici hanno detto un no chiaro e netto alla vergognosa trascrizione all'anagrafe degli atti di filiazione di bambini comprati all'estero tramite utero in affitto. Il verdetto su un caso che proveniva dalla Corte d'appello di Trento e definito 'a tutela della gestante e dell'istituto dell'adozione' dà ragione alle nostre battaglie e ci dice che non sono vane oltre che rispettose della legalità e della ragione»: hanno dichiarato Toni Brandi e Jacopo Coghe, presidente e vicepresidente del Congresso Mondiale delle Famiglie e di Pro Vita & Famiglia, rispetto alla decisione che è stata presa dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione con la sentenza 12193, in cui viene spiegato che «non può essere trascritto nei registri dello stato civile italiano il provvedimento di un giudice straniero con cui è stato accertato il rapporto di filiazione tra un minore nato all'estero mediante il ricorso alla maternità surrogata e un soggetto che non abbia con lo stesso alcun rapporto biologico, il cosiddetto genitore d'intenzione».

«Preoccupa tuttavia la porta lasciata aperta dalla Cassazione che ha sottolineato che per le coppie omosessuali esiste comunque la strada "dell'adozione particolare". Non cesseremo di combattere per il diritto dei bambini ad avere una mamma e un papà», hanno però aggiunto Brandi e Coghe.

Poi i due hanno rilanciato l'appello, già contenuto nel Manifesto di Pro Vita & Famiglia e rivolto ai candidati in corsa alle Europee che vorranno sottoscriverlo, in cui si chiede «che i parlamentari europei si adoperino anche loro in quella sede per arrivare a una moratoria internazionale contro l'utero in affitto, argine al commercio di donne e bambini e alla nuova schiavitù del 2000». Per Brandi e Coghe infatti «è in gioco la dignità umana».

Il cinema italiano spilla quattrini e piange
Edizione 2026 del premio David di Donatello a Cinecittà (Getty Images)
Attori e registi di nessun talento, nonostante i ripetuti fiaschi al botteghino, continuano a ritenersi superiori. Per questo ci danno lezioni di morale e geopolitica. E si indignano perché vorrebbero che lo Stato versasse nelle loro tasche ancora più denaro pubblico.

Poche cose sono grandiose come il farsi mantenere e lo spillare quattrini in cambio di niente. Crea nel mantenuto una folle idea di un suo qualche valore: se mi mantengono, dovrò valere qualche cosa! Quindi, visto che valgo, ora racconto anche le mie idee, così contraccambio il favore. In nome del popolo italiano, dichiaro che ne abbiamo abbastanza di sovvenzionare cosiddetti registi e attori incapaci di fare film, con incassi spesso insufficienti a coprire le spese di produzione, e che vorremmo almeno essere esonerati dall’ascoltare i loro penosi sermoni.

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