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2024-05-12
Bruno Munari: una grande mostra alla Fondazione Magnani-Rocca
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Tra i più grandi geni creativi del ‘900, definito da Pierre Restany - autorevole critico d’arte francese - «il Leonardo e il Peter Pan del design italiano », Bruno Munari (1907-1998) è stato una delle figure più poliedriche e (passatemi il termine…) «divertenti» del panorama artistico del secolo scorso. Poliedrico perché ha spaziato in tutti i campi della creatività, dall’arte al design, dalla grafica alla pedagogia, dalla scultura alla scrittura; divertente perché il suo estro era giocoso e leggero (che è ben diverso dall’essere superficiale…), attento anche al mondo dei bambini, ai quali dedicò sempre una grande attenzione.
Ma chi era Munari, questo artista-inventore così difficile da «etichettare »? Nato a Milano nel 1907, un’infanzia trascorsa a Badia Polesine ( dove i genitori gestivano un albergo), Munari si interessò prestissimo all’arte, tanto che, nel 1930, a soli 23 anni, era già fra gli artisti - il più giovane artista del gruppo dei secondi futuristi - che esposero alla Biennale di Venezia. Famoso per le sue stravaganti creazioni - o forse è meglio dire « invenzioni » - (tra il 1930 e il 1933, per esempio, diede vita alle Macchine Inutili, leggerissime sculture in movimento appese al soffitto con fili di acciaio elastici; mentre, nel 1949, creò i Libri Illeggibili, «libri» senza testo in cui il racconto era puramente visivo), per Munari, che amava smontare e rimontare le cose e renderle dei giochi dell’intelligenza, la fantasia era una «scienza esatta», una componente essenziale del suo essere uomo e artista. Che è come dire un elemento fondamentale della sua vita. Come fondamentale lo era la grafica (lavorò per anni come grafico in Mondadori, fu art director della rivista Tempo e creò diverse copertine per Domus), il design industriale ( ha disegnato diverse decine di oggetti d'arredamento: sue, per esempio, la Lampada dattilo, la Lampada Falkland e il posacenere Cubo) l’arte (a fine anni '40, insieme a Gillo Dorfles, Gianni Monnet, Galliano Mazzon e Atanasio Soldati, fondò il movimento Arte Concreta), la ricerca sul tema del movimento, della luce e la sperimentazione visiva (risalgono agli anni cinquanta i negativi-positivi, quadri astratti con i quali l'autore lascia libero lo spettatore di scegliere la forma in primo piano da quella di sfondo), l’interesse per la pedagogia, il gioco e per il mondo dell’infanzia (nel 1977, alla Pinacoteca di Brera, creò il primo laboratorio per l’infanzia; scrisse libri per bambini e, negli anni ’80, inventò i Prelibri, volumetti che si potevano toccare, mangiucchiare e «strapazzare » come peluches…). Insomma, riassumendo, Bruno Munari è stato un personaggio dalla creatività (e dall’attività) inesauribile, artista visionario e protagonista del boom economico degli anni '60, contribuendo attivamente alla rinascita industriale italiana del dopoguerra. Ed è questa sua straordinaria poliedricità ad emergere a tutto tondo nella straordinaria monografica alla Fondazione Magnani Rocca. Che non per niente si intitola «Bruno Munari.Tutto».
La Mostra
Curata da Marco Meneguzzo, insigne studioso munariano, l’esposizone non è suddivisa per tipologie o per cronologia, ma per attitudini e concetti, in modo da poter mostrare i collegamenti e le relazioni progettuali tra oggetti anche apparentemente molto diversi l’uno dall’altro.
A testimonianza dei vari «sentieri » artistici e linguistici percorsi da Munari nel corso del tempo, a pochi passi dalle sale che ospitano opere capitali di Tiziano, Dürer, Van Dyck, Goya, Canova, Renoir, Monet, Cézanne, de Chirico, Morandi, Burri e molti altri artisti, esposti al pubblico dipinti (come Buccia di Eva, 1929, tela di chiara ispirazione futurista), oggetti di design (Forchetta parlante, 1958; il giocattolo scimmia Zizi,1952), collage (Studio di design, 1950), sculture (notissima, Alfabeto Lucini, 1984 ), xerigrafie, opere e studi vari, dimostrazione di come questo grande designer - per citare le parole del curatore - sia «una figura molto attuale nella società liquida odierna, nella quale non ci sono limiti fra territori espressivi. È un esempio di flessibilità, di capacità di adattamento dell’uomo all’ambiente. Il suo metodo consiste nello scoprire il limite delle cose che ci circondano e di volerlo ogni volta superare»
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Artista, grafico e designer fra i più noti del XX secolo, alla straordinaria carriera di Bruno Munari la Fondazione Magnani Rocca di Traversetolo dedica una grande mostra (sino al 30 giugno 2024), summa di settant’anni di idee e di lavori del creativo del design italiano.Tra i più grandi geni creativi del ‘900, definito da Pierre Restany - autorevole critico d’arte francese - «il Leonardo e il Peter Pan del design italiano », Bruno Munari (1907-1998) è stato una delle figure più poliedriche e (passatemi il termine…) «divertenti» del panorama artistico del secolo scorso. Poliedrico perché ha spaziato in tutti i campi della creatività, dall’arte al design, dalla grafica alla pedagogia, dalla scultura alla scrittura; divertente perché il suo estro era giocoso e leggero (che è ben diverso dall’essere superficiale…), attento anche al mondo dei bambini, ai quali dedicò sempre una grande attenzione. Ma chi era Munari, questo artista-inventore così difficile da «etichettare »? Nato a Milano nel 1907, un’infanzia trascorsa a Badia Polesine ( dove i genitori gestivano un albergo), Munari si interessò prestissimo all’arte, tanto che, nel 1930, a soli 23 anni, era già fra gli artisti - il più giovane artista del gruppo dei secondi futuristi - che esposero alla Biennale di Venezia. Famoso per le sue stravaganti creazioni - o forse è meglio dire « invenzioni » - (tra il 1930 e il 1933, per esempio, diede vita alle Macchine Inutili, leggerissime sculture in movimento appese al soffitto con fili di acciaio elastici; mentre, nel 1949, creò i Libri Illeggibili, «libri» senza testo in cui il racconto era puramente visivo), per Munari, che amava smontare e rimontare le cose e renderle dei giochi dell’intelligenza, la fantasia era una «scienza esatta», una componente essenziale del suo essere uomo e artista. Che è come dire un elemento fondamentale della sua vita. Come fondamentale lo era la grafica (lavorò per anni come grafico in Mondadori, fu art director della rivista Tempo e creò diverse copertine per Domus), il design industriale ( ha disegnato diverse decine di oggetti d'arredamento: sue, per esempio, la Lampada dattilo, la Lampada Falkland e il posacenere Cubo) l’arte (a fine anni '40, insieme a Gillo Dorfles, Gianni Monnet, Galliano Mazzon e Atanasio Soldati, fondò il movimento Arte Concreta), la ricerca sul tema del movimento, della luce e la sperimentazione visiva (risalgono agli anni cinquanta i negativi-positivi, quadri astratti con i quali l'autore lascia libero lo spettatore di scegliere la forma in primo piano da quella di sfondo), l’interesse per la pedagogia, il gioco e per il mondo dell’infanzia (nel 1977, alla Pinacoteca di Brera, creò il primo laboratorio per l’infanzia; scrisse libri per bambini e, negli anni ’80, inventò i Prelibri, volumetti che si potevano toccare, mangiucchiare e «strapazzare » come peluches…). Insomma, riassumendo, Bruno Munari è stato un personaggio dalla creatività (e dall’attività) inesauribile, artista visionario e protagonista del boom economico degli anni '60, contribuendo attivamente alla rinascita industriale italiana del dopoguerra. Ed è questa sua straordinaria poliedricità ad emergere a tutto tondo nella straordinaria monografica alla Fondazione Magnani Rocca. Che non per niente si intitola «Bruno Munari.Tutto».La MostraCurata da Marco Meneguzzo, insigne studioso munariano, l’esposizone non è suddivisa per tipologie o per cronologia, ma per attitudini e concetti, in modo da poter mostrare i collegamenti e le relazioni progettuali tra oggetti anche apparentemente molto diversi l’uno dall’altro.A testimonianza dei vari «sentieri » artistici e linguistici percorsi da Munari nel corso del tempo, a pochi passi dalle sale che ospitano opere capitali di Tiziano, Dürer, Van Dyck, Goya, Canova, Renoir, Monet, Cézanne, de Chirico, Morandi, Burri e molti altri artisti, esposti al pubblico dipinti (come Buccia di Eva, 1929, tela di chiara ispirazione futurista), oggetti di design (Forchetta parlante, 1958; il giocattolo scimmia Zizi,1952), collage (Studio di design, 1950), sculture (notissima, Alfabeto Lucini, 1984 ), xerigrafie, opere e studi vari, dimostrazione di come questo grande designer - per citare le parole del curatore - sia «una figura molto attuale nella società liquida odierna, nella quale non ci sono limiti fra territori espressivi. È un esempio di flessibilità, di capacità di adattamento dell’uomo all’ambiente. Il suo metodo consiste nello scoprire il limite delle cose che ci circondano e di volerlo ogni volta superare»
Attimi di panico nei pressi della Casa Bianca: un uomo armato ha aperto il fuoco contro gli agenti del Secret Service prima di essere ucciso. Ferita gravemente una persona presente nella zona. Giornalisti costretti a interrompere le dirette e a mettersi al riparo.
Momenti di tensione a Washington, nei pressi della Casa Bianca, dove un uomo armato ha aperto il fuoco contro gli agenti del Secret Service a uno dei checkpoint dell’area di sicurezza. L’aggressore è stato colpito durante lo scontro a fuoco ed è morto poco dopo in ospedale.
Secondo le prime informazioni diffuse dalle autorità, nella sparatoria è rimasta ferita gravemente anche una persona che si trovava casualmente nei dintorni. L’uomo armato, identificato come il 21enne Nasir Best, era già noto agli agenti per precedenti episodi. L’allarme è scattato intorno alle 18.10 locali, mentre alcuni giornalisti stavano effettuando collegamenti in diretta dai giardini della Casa Bianca. Nei video si sentono chiaramente numerosi colpi di arma da fuoco, con i cronisti costretti a interrompere le trasmissioni e a cercare immediatamente riparo all’interno della briefing room.
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Luca Ciriani (Ansa)
«L’Italia tanti anni fa ha deciso frettolosamente di uscire dal nucleare, ma noi speriamo quanto prima di poter finalmente impiantare centrali di nuova generazione nel nostro Paese, come avviene in Francia come avviene in tanti Paesi da cui noi importiamo energia elettrica prodotta dal nucleare». Niente più tabù sul referendum dopo la sconfitta subita sulla riforma della giustizia ma, soprattutto, niente più tabù sulle centrali nucleari in Italia. Non si può più aspettare, per Ciriani, perché «con la guerra in Ucraina abbiamo scoperto che l’Italia è un Paese che dipendeva per quasi la metà dei suoi approvvigionamenti energetici dalla Russia, un Paese ostile, antidemocratico, una dittatura, e abbiamo all’improvviso dovuto correre ai ripari cercando di trovare da altri Paesi forniture che riducessero e cancellassero la nostra dipendenza dalla Russia».
Oggi l’Italia cerca l’indipendenza energetica, un percorso lungo che va intrapreso prima possibile. «Immagino discuteremo anche su questo», ha proseguito il ministro, «però noi ci prendiamo la responsabilità di indicare al Paese quali sono le strade da percorrere. Vedremo quello che succederà». Dal suo entourage, dopo l’intervento, si sono affrettati a spiegare che non si trattava di un annuncio ma di «un’ipotesi», «una supposizione del ministro».
Non solo energia, però, perché Ciriani ha parlato anche di legge elettorale, ribadendo: «Vogliamo fare una legge proporzionale con una soglia di sbarramento non troppo elevata, con un piccolo premio di maggioranza, un premio di maggioranza proporzionale, che è un premio, coerente con le indicazioni che ha dato la Consulta, pertanto intorno al 42%. Però il principio è che una coalizione che raggiunge un certo consenso ha un certo premio, non superiore a una certa soglia, in modo tale da impedire che chiunque vinca possa, oltre a vincere, scegliersi non solo il presidente della Camera e del Senato, ma anche il presidente della Repubblica». E sul Pd: «Credo che Elly Schlein abbia la legittima ambizione di fare il presidente del Consiglio nel 2027, ma con questa legge elettorale il rischio molto concreto è che lei non lo possa mai più fare, perché se il Parlamento è ingovernabile, sicuramente non sarà il leader del Pd a tenere insieme una maggioranza politica tra destra e sinistra, una maggioranza tecnica o una maggioranza che comunque esce dei giochi del potere del palazzo dopo il voto». Un sistema che, secondo Ciriani, «piace solo ai partiti del 2-3% che determinano la sopravvivenza dei governi inventandosi alleanze successive al voto». La speranza è che «entro la fine del mese di giugno, si possa approvare almeno in prima lettura alla Camera», ha continuato il ministro, perché «c’è la massima volontà di accelerare l’approvazione. Dopo aver atteso le proposte del centrosinistra che non sono mai arrivate, il centrodestra ha deciso, naturalmente col consenso del governo, di accelerare».
Anche il ministro della Pubblica amministrazione, Paolo Zangrillo, ha partecipato al Festival dell’economia di Trento, annunciando «un milione di assunzioni nei prossimi 6-7 anni. Nel 2026 contiamo di assumere tra le 200.000 e le 250.000 persone». Poi ha spiegato: «I rinnovi dei contratti sono uno dei processi che mi hanno dato più soddisfazione in questi anni. Per la prima volta nella storia abbiamo avviato le trattative di rinnovo nel primo anno di riferimento. Abbiamo già firmato il contratto della scuola e siamo ormai arrivati in fase finale delle funzioni centrali che credo si chiuderà a giugno. Abbiamo, poi, avviato le trattative per i contratti della sanità e degli enti locali. Mi sono preso l’impegno di chiudere entro quest’anno la tornata 2025-2027 ma il mio obiettivo personale è quello di chiuderla prima dell’estate. Questa è una notizia bella per i nostri dipendenti perché non facciamo più contratti con anni di ritardo e diamo continuità. L’altra buona notizia è che ci sono già le risorse per la tornata di rinnovo successiva che è quella 2028-2030».
L’ospite d’onore è stata il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che ha consegnato il suo intervento in un videomessaggio. «La strategia del governo è stata chiara fin dall’inizio: sostenere chi crea ricchezza e posti di lavoro», ha detto il premier illustrando i risultati del suo esecutivo, «L’occupazione in Italia ha raggiunto livelli record con 1.200.000 occupati stabili in più e 550.000 precari in meno. Il tasso di disoccupazione sia generale che giovanile ha raggiunto i livelli minimi di sempre e per la prima volta nella storia abbiamo superato il tetto dei 10 milioni di donne lavoratrici». Infine ha rivendicato «il taglio del costo del lavoro» e «l’aumento del netto in busta paga per milioni di lavoratori, soprattutto per i redditi medio-bassi».
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