Dai 12 ai 39 anni, ricoveri più frequenti tra chi ha ricevuto la terza puntura che tra gli inoculati da oltre quattro mesi. Il prof Francesco Broccolo, a «Quarta Repubblica», avvisa: «Può essere l’effetto di richiami ravvicinati: non erano mai stati fatti nella storia della medicina».
Dai 12 ai 39 anni, ricoveri più frequenti tra chi ha ricevuto la terza puntura che tra gli inoculati da oltre quattro mesi. Il prof Francesco Broccolo, a «Quarta Repubblica», avvisa: «Può essere l’effetto di richiami ravvicinati: non erano mai stati fatti nella storia della medicina».Ieri La Verità ha segnalato quanto sia preoccupante il tasso dei ricoveri tra i vaccinati con terza dose nella fascia 12-39 anni, secondo l’ultimo report dell’Istituto superiore di sanità basato sulle diagnosi tra il 24 dicembre 2021 e il 23 gennaio 2022. Ben 27,1 su 100.000, quando è 28,4 in chi ha fatto la seconda dose da meno di quattro mesi e 26,5 in coloro che hanno completato il ciclo da più di 120 giorni. Un’anomalia evidenziata anche dal virologo Francesco Broccolo, ospite due sere fa di Quarta Repubblica, programma condotto da Nicola Porro su Rete 4. «I boosterizzati negli ultimi tre report dell’Iss si ospedalizzano di più rispetto alle persone vaccinate con solo due dosi», commentava il professore, allargando l’osservazione ai documenti prodotti da dicembre e gennaio. Nei dati Iss relativi al periodo 10 dicembre- 9 gennaio, il ricorso al ricovero ordinario per gli under 40 con richiamo è stato 26,8 su 100.000; 28,3 dal 17 dicembre al 16 gennaio, quando per chi aveva completato il ciclo da più di quattro mesi il tasso era rispettivamente 19,4 e 24 su 100.000. Non doveva andare così, secondo le aspettative legate a una campagna vaccinale incalzante pure per i booster, e soprattutto nelle fasce dei più giovani. Secondo Broccolo, associato in microbiologia e microbiologia clinica dell’Università Bicocca di Milano, «la spiegazione del perché il boosterizzato non ha un beneficio» potrebbe essere riferita al fatto «che i giovani hanno fatto delle vaccinazioni più ravvicinate rispetto agli over 60 e la letteratura ci dice che dosi ravvicinate portano a un fenomeno di anergia». Che cosa significa? «In sostanza il sistema immunitario entra in un meccanismo di tolleranza e continuando ad essere stimolato inizia a non rispondere a quell’antigene: tre dosi ravvicinate non si erano mai fatte nella storia della vaccinazione», ha dichiarato il professore che non discute sull’utilità dei vaccini anti Covid. Però un eccesso di farmaco «nel paziente naïve, che cioè non è stato infettato» non sta offrendo protezione dall’infezione e neppure dalla malattia. Già un anno fa Paolo Puccetti, professore ordinario di farmacologia all’università di Perugia, aveva detto che «stimolare ripetutamente il sistema immunitario contro una proteina Spike vecchia potrebbe indebolire le future risposte al virus mutato». Faceva riferimento alla conseguente «protezione negativa» verso una successiva reinfezione, e che «non è possibile, con vaccino a vettore virale, vaccinare più di una o due volte al massimo. Al singolo dà un beneficio temporaneo, può prendere un’infezione meno grave e continuare a essere veicolo di diffusione». Anche l’endocrinologo Giovanni Frajese ha citato di recente uno studio danese che «mostra un’inversione della protezione» fino a diventare negativa e lo stesso Sergio Abrignani, immunologo dell’Università Statale di Milano, fautore della terza dose, un mese fa metteva in guardia. «Il sistema immunitario si potrebbe “anergizzare”», dichiarava al Corriere della Sera. «Si rischia l’effetto paradossale di “paralizzare” la risposta immunitaria».Forse è quello che sta capitando nelle fasce più giovani. Stando ai report dell’Iss, oltre a contagiarsi i vaccinati con booster hanno un alto rischio di finire in ospedale e l’incidenza appare ancora più sospetta visto che si tratta di persone che, se prendono il Covid e non hanno fragilità particolari o patologie complesse, non dovrebbero avere problemi a immunizzarsi in modo naturale. E se già con due dosi in corpo, dovrebbero essere super protette. Broccolo ha insistito sulla necessità di fare una comunicazione chiara sul booster: «Non basta dire che è sicuro, bisogna rassicurare dicendo che stiamo facendo di tutto per capire come funzionano i vaccini». Qualche giorno prima il professore, ospite di Giovanni Floris a Di Martedì, su La 7, si era limitato a definire «bizzarro» il dato sul tasso più alto di ospedalizzazione nella fascia 12-39 anni. Sosteneva che la spiegazione potrebbe essere che «chi è boosterizzato si sente rassicurato, si protegge meno, abbassa l’attenzione, si toglie la mascherina, non rispetta il distanziamento. Alla visita medica spesso mi capita che il paziente entra e dice: “Dottore, posso togliere la mascherina? Tanto ho fatto tre dosi”». Adduceva anche una spiegazione «biologica», ovvero che si producono «degli anticorpi non neutralizzanti che anziché bloccare il virus lo traghettano all’interno della cellula». Da Porro, invece, ha manifestato per intero il suo pensiero, sottolineando il rischio anergia, una debole risposta immunitaria, addirittura un blocco prodotto da eccessiva stimolazione. «La meravigliosa macchina che è il nostro organismo può andare “in apnea”, segnalava un mese fa su Repubblica Antonio Cassone, professore all’American academy microbiology, perché «terza, quarta ed eventuali dosi successive non sono state sperimentate adeguatamente per la loro tempistica, cioè a quale distanza di mesi possono essere fatte per assicurare la migliore risposta possibile». Provocare questa potenziale disfunzione in una fascia di popolazione non a rischio appare privo di ogni motivazione scientifica. Se fosse stato il decisore politico, il booster «nella fascia 12-39 l’avrei fatta solo ai pazienti fragili», ha dichiarato il virologo Broccolo. Ha aggiunto che «non ha senso farlo nei guariti, un’altra popolazione che non prendiamo mai in considerazione. Dobbiamo valutare chi vaccinare e non boosterizzare a occhi chiusi, che è quello che stiamo facendo in questo momento».
L’aumento dei tassi reali giapponesi azzoppa il meccanismo del «carry trade», la divisa indiana non è più difesa dalla Banca centrale: ignorare l’effetto oscillazioni significa fare metà analisi del proprio portafoglio.
Il rischio di cambio resta il grande convitato di pietra per chi investe fuori dall’euro, mentre l’attenzione è spesso concentrata solo su azioni e bond. Gli ultimi scossoni su yen giapponese e rupia indiana ricordano che la valuta può amplificare o azzerare i rendimenti di fondi ed Etf in valuta estera, trasformando un portafoglio «conservativo» in qualcosa di molto più volatile di quanto l’investitore percepisca.
Per Ursula von der Leyen è «inaccettabile» che gli europei siano i soli a sborsare per il Paese invaso. Perciò rilancia la confisca degli asset russi. Belgio e Ungheria però si oppongono. Così la Commissione pensa al piano B: l’ennesimo prestito, nonostante lo scandalo mazzette.
Per un attimo, Ursula von der Leyen è sembrata illuminata dal buon senso: «È inaccettabile», ha tuonato ieri, di fronte alla plenaria del Parlamento Ue a Strasburgo, pensare che «i contribuenti europei pagheranno da soli il conto» per il «fabbisogno finanziario dell’Ucraina», nel biennio 2026/2027. Ma è stato solo un attimo, appunto. La presidente della Commissione non aveva in mente i famigerati cessi d’oro dei corrotti ucraini, che si sono pappati gli aiuti occidentali. E nemmeno i funzionari lambiti dallo scandalo mazzette (Andrij Yermak), o addirittura coinvolti nell’inchiesta (Rustem Umerov), ai quali Volodymyr Zelensky ha rinnovato lo stesso la fiducia, tanto da mandarli a negoziare con gli americani a Ginevra. La tedesca non pretende che i nostri beneficati facciano pulizia. Piuttosto, vuole costringere Mosca a sborsare il necessario per Kiev. «Nell’ultimo Consiglio europeo», ha ricordato ai deputati riuniti, «abbiamo presentato un documento di opzioni» per sostenere il Paese sotto attacco. «Questo include un’opzione sui beni russi immobilizzati. Il passo successivo», ha dunque annunciato, sarà «un testo giuridico», che l’esecutivo è pronto a presentare.
Luis de Guindos (Ansa)
Nel «Rapporto stabilità finanziaria» il vice di Christine Lagarde parla di «vulnerabilità» e «bruschi aggiustamenti». Debito in crescita, deficit fuori controllo e spese militari in aumento fanno di Parigi l’anello debole dell’Unione.
A Francoforte hanno imparato l’arte delle allusioni. Parlano di «vulnerabilità» di «bruschi aggiustamenti». Ad ascoltare con attenzione, tra le righe si sente un nome che risuona come un brontolio lontano. Non serve pronunciarlo: basta dire crisi di fiducia, conti pubblici esplosivi, spread che si stiracchia al mattino come un vecchio atleta arrugginito per capire che l’ombra ha sede in Francia. L’elefante nella cristalleria finanziaria europea.
Manfred Weber (Ansa)
Manfred Weber rompe il compromesso con i socialisti e si allea con Ecr e Patrioti. Carlo Fidanza: «Ora lavoreremo sull’automotive».
La baronessa von Truppen continua a strillare «nulla senza l’Ucraina sull’Ucraina, nulla sull’Europa senza l’Europa» per dire a Donald Trump: non provare a fare il furbo con Volodymyr Zelensky perché è cosa nostra. Solo che Ursula von der Leyen come non ha un esercito europeo rischia di trovarsi senza neppure truppe politiche. Al posto della maggioranza Ursula ormai è sorta la «maggioranza Giorgia». Per la terza volta in un paio di settimane al Parlamento europeo è andato in frantumi il compromesso Ppe-Pse che sostiene la Commissione della baronessa per seppellire il Green deal che ha condannato l’industria - si veda l’auto - e l’economia europea alla marginalità economica.




