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2024-11-01
«Before», il thriller con Billy Crystal su Apple Tv+
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«Before» (Apple Tv+)
Billy Crystal, nel corso di una carriera lunga cinquant'anni, ha avuto poche occasioni per cimentarsi con ruoli drammatici. Poca voglia, forse. Sempre sorridente, ha preferito divertire. Poi, però, gli si è presentata un'occasione, un copione. Crystal ha ricevuto una proposta: Apple Tv+ lo avrebbe voluto come protagonista di Before, serie televisiva, thriller, una versione vagamente moderna de Il Sesto Senso.
Avrebbe dovuto cambiare, perdere allegria e acquisire inquietudine, tormenti. La tristezza e il dolore di un uomo rimasto vedovo, un uomo la cui professione - psichiatra infantile - avrebbe dovuto consentirgli di prevedere il gesto estremo della moglie. Crystal, letta la sceneggiatura dello show, prodotto niente meno che dal premio Oscar Eric Roth (Forrest Gump, per intenderci), ha accettato. Eccolo, dunque, con la barba bianca e gli occhi persi, incapace di districarsi nel marasma della vita, di arginare il soprannaturale. Eli Adler, per studi e professione, non ha mai nutrito la dimensione spirituale dell'esistenza, anzi. Come dottore, si è sempre sentito in dovere di stabilire il primato della scienza, della ragione, di negare l'esistenza del metafisico e delle coincidenze. Tutto ciò che è reale è razionale, e tutto ciò che è razionale è reale. Nulla prima, nulla oltre. La morte della moglie, però, ha incrinato la sua fiducia cieca nelle capacità della logica. Qualcosa, forse il bisogno di essere consolato, di lenire il dolore e colmare il vuoto, ha cominciato a spingerlo verso l'irrazionale. La vede, la moglie, Lynn, ancora viva e ciarliera, sorridente. La vede muoversi, un corpo caldo ben diverso da quello che ha trovato inerme nella vasca da bagno. La sente parlare. La ascolta. Le risponde. E nel farlo inorridisce. Dov'è finito l'uomo di scienza, la sua integrità? Eli Adler non ha parole per dare un senso ai sentimenti. Ha solo impulsi. E sono gli impulsi, di nuovo, a prevalere sulla ragione, quando le unghie di un bambino - come il Malpelo di Verga - affondano nella sua porta di casa. Noah è disperato. Bussa, chiama. Eli gli apre. Non sa chi sia né cosa lo abbia portato da lui. Ma un assistente sociale , più tardi, gli dice che ci sarebbe arrivato comunque. Glielo avrebbe portato lui. E come impedirsi, nel disordine seguito alla morte della moglie, di bollare come coincidenza questo vagare di Noah verso la sua residenza? Come impedirsi di interpretarlo alla stregua di un segno? Eli Adler non può farlo, ed è qui che cede, trasformando Before - disponibile su Apple Tv+ dal 25 ottobre - in un thriller che si muove tra realtà e interpretazioni.
Before, la cui scrittura non è sempre impeccabile, ha il merito di ricondurre il conflitto fra ragione e misticismo a un solo uomo, Eli Adler. Non c'è battaglia fra forze opposte, fra fazioni. C'è il caos dello psichiatra, reso più grande, pulsante da Noah. C'è la sua incapacità di scegliere cosa sia giusto. La sua impotenza di fronte all'imperscrutabile. C'è Eli Adler, e tanto basta a conferire a Before ritmo e fascino.
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La serie televisiva, versione vagamente moderna de Il Sesto Senso, è disponibile su Apple Tv+ dal 25 ottobre e riconduce il conflitto fra ragione e misticismo a un solo uomo, Eli Adler.Billy Crystal, nel corso di una carriera lunga cinquant'anni, ha avuto poche occasioni per cimentarsi con ruoli drammatici. Poca voglia, forse. Sempre sorridente, ha preferito divertire. Poi, però, gli si è presentata un'occasione, un copione. Crystal ha ricevuto una proposta: Apple Tv+ lo avrebbe voluto come protagonista di Before, serie televisiva, thriller, una versione vagamente moderna de Il Sesto Senso.Avrebbe dovuto cambiare, perdere allegria e acquisire inquietudine, tormenti. La tristezza e il dolore di un uomo rimasto vedovo, un uomo la cui professione - psichiatra infantile - avrebbe dovuto consentirgli di prevedere il gesto estremo della moglie. Crystal, letta la sceneggiatura dello show, prodotto niente meno che dal premio Oscar Eric Roth (Forrest Gump, per intenderci), ha accettato. Eccolo, dunque, con la barba bianca e gli occhi persi, incapace di districarsi nel marasma della vita, di arginare il soprannaturale. Eli Adler, per studi e professione, non ha mai nutrito la dimensione spirituale dell'esistenza, anzi. Come dottore, si è sempre sentito in dovere di stabilire il primato della scienza, della ragione, di negare l'esistenza del metafisico e delle coincidenze. Tutto ciò che è reale è razionale, e tutto ciò che è razionale è reale. Nulla prima, nulla oltre. La morte della moglie, però, ha incrinato la sua fiducia cieca nelle capacità della logica. Qualcosa, forse il bisogno di essere consolato, di lenire il dolore e colmare il vuoto, ha cominciato a spingerlo verso l'irrazionale. La vede, la moglie, Lynn, ancora viva e ciarliera, sorridente. La vede muoversi, un corpo caldo ben diverso da quello che ha trovato inerme nella vasca da bagno. La sente parlare. La ascolta. Le risponde. E nel farlo inorridisce. Dov'è finito l'uomo di scienza, la sua integrità? Eli Adler non ha parole per dare un senso ai sentimenti. Ha solo impulsi. E sono gli impulsi, di nuovo, a prevalere sulla ragione, quando le unghie di un bambino - come il Malpelo di Verga - affondano nella sua porta di casa. Noah è disperato. Bussa, chiama. Eli gli apre. Non sa chi sia né cosa lo abbia portato da lui. Ma un assistente sociale , più tardi, gli dice che ci sarebbe arrivato comunque. Glielo avrebbe portato lui. E come impedirsi, nel disordine seguito alla morte della moglie, di bollare come coincidenza questo vagare di Noah verso la sua residenza? Come impedirsi di interpretarlo alla stregua di un segno? Eli Adler non può farlo, ed è qui che cede, trasformando Before - disponibile su Apple Tv+ dal 25 ottobre - in un thriller che si muove tra realtà e interpretazioni.Before, la cui scrittura non è sempre impeccabile, ha il merito di ricondurre il conflitto fra ragione e misticismo a un solo uomo, Eli Adler. Non c'è battaglia fra forze opposte, fra fazioni. C'è il caos dello psichiatra, reso più grande, pulsante da Noah. C'è la sua incapacità di scegliere cosa sia giusto. La sua impotenza di fronte all'imperscrutabile. C'è Eli Adler, e tanto basta a conferire a Before ritmo e fascino.
Val Pusteria (iStock)
La filosofia di Reinhold Messner, registrata per i visitatori di Messner Haus, rifugio dei cimeli dell’eroico alpinista «cantastorie» ricavato dall’impianto in disuso della cabinovia del Monte Elmo, nelle Dolomiti di Sesto in Val Pusteria, racchiude un messaggio cristallino: l’alta montagna deve rimanere selvaggia per preservare il suo mistero. Il rapporto tra uomo e altezze è insieme psicologico e chimico.
Scalare fonde con la natura a una profondità che «schiarisce la percezione del mondo», condizione che dona la sicurezza tanto cercata da riportare a valle, «nella civiltà». Quella che, in Val Pusteria, costeggia la pista ciclabile che serpeggia da San Candido a Bagni di Moso tra chalet, fattorie, giardini immacolati e campanili sottili. Intorno, con precisa magia, la Meridiana di Sesto - Sextum per gli antichi romani - sintonizza il passaggio del sole agli orologi degli escursionisti sui sentieri della Croda Rossa. Morbida e accessibile, l’area erbosa tra i 1.900 e i 2.200 m è raggiunta dagli impianti di risalita di Moso, frazione con 800 abitanti e una memoria termale asburgica dal 1765. Ne sono testimoni la chiesetta di San Valentino, edificata per i bagnanti, e l’unica sorgente sulfurea dell’Alto Adige, che irrora i percorsi acquatici del Bad Moos Aqua Spa Resort, dove fare il pieno di zolfo, fluoro, magnesio, calcio e sali minerali.
Come Vestali del benessere a lungo termine, le proprietarie Evi Oberhauser e Cristina Floriani potenziano l’eredità geologica saldando il legame tra salute, acqua e montagna. In SPA, il mondo delle saune racchiude il calore della biosauna moderata, della finlandese ad alta temperatura, dell’aromatica Larix e della Lady in cirmolo a 60°, fino al bagno turco e alla cabina con seduta mirata a sciogliere le tensioni vertebrali.
Dagli ambienti che costruiscono continuità tra interno ed esterno trapela l’antica sapienza olistica delle terme alpine. Arredati con artigianato altoatesino e sauna nello chalet-dépendance e nella camera del bagno di fieno dei pascoli circostanti, o con pareti vetrate, chaise-longue e lettini ad acqua a bordo della piscina interna-esterna riscaldata e nelle sale relax, sono tutt’uno con la natura. Ma l’iniziazione alla longevità si sperimenta anche in altri rami della struttura, che «amplifica l’esperienza della vita di montagna con ciò che non si trova più nelle grandi città» - afferma Floriani.
Il genuino menù si prende cura dell’alimentazione, il programma Move & Balance calendarizza attività psicofisiche guidate di yoga, ginnastica dolce, percorso Kneipp, Augfuss e meditazione con campane tibetane nella grotta di acqua solfata. Lo stile tirolese degli architetti Demetz impiega pietra, larice e cirmolo, loden e leder (cuoio nero), per rivestire la hall, la Stube, il luminoso ristorante e le facciate che ricordano i fienili tradizionali, rendendo il comfort accogliente e intimo sia in comune sia in privato. Ai piani alti, l’atmosfera scalda le suite mansardate con caminetto e vasca idromassaggio aperta sul Monte Casella. Fuori, l’infinità delle Dolomiti completa il circolo del benessere, anche spirituale.
Il corridoio verde della Val Fiscalina, 4,5 km che prolungano la Val Pusteria proprio dal Bad Moos, apre l’impegnativo trekking ad anello verso le Tre Cime di Lavaredo tra le pareti Popera, Croda de Toni, Cima Una e Croda Rossa. Dal rifugio Fondovalle, la salita tecnica 102 dai boschi di larici ai pascoli alti dei Rifugi Locatelli, Pian di Cengia e Zsigmondy-Comici conta una progressione di numeri spettacolari: Cima 9, 10, 11, Torre di Toblin e le Tre Cime Grande, Ovest e Piccola. Per chi desidera toccare il massiccio semicerchio dal versante veneto, il tour in elicottero sorvola Cortina, Misurina, i 3.000 m del gruppo del Cristallo, la Marmolada e il canyon Sorapis con il laghetto turchese dalle rive talcate a forma di cuore. Per scalare le vette dei sogni, la Scuola di Alpinismo Tre Cime organizza pacchetti di ferrate e arrampicate o escursioni su misura in ogni disciplina alpina, anche in formato famiglia (www.alpinschule-dreizinnen.com). Info: www.badmoos.it; www.suedtirol.info.
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Andrea Kimi Antonelli festeggia sul podio dopo il Gran Premio di Formula 1 di Monaco (Ansa)
Da sport per appassionati a fenomeno generazionale. La Formula 1 continua a macinare record di pubblico e a conquistare una fascia di tifosi sempre più giovane. Un cambiamento che passa dai social network, dai nuovi linguaggi della comunicazione e dalla capacità di trasformare i piloti in personaggi capaci di parlare anche fuori dalla pista.
Se ne è discusso all'Atelier Alpine di Milano in occasione del weekend del Gran Premio di Monaco, dove Carolina Tedeschi, opinionista di Sky Sport e content creator specializzata nel motorsport, è stata presentata come nuova brand ambassador dello spazio milanese del marchio francese. Un'occasione per riflettere sul momento che sta vivendo il motorsport e sul fenomeno Andrea Kimi Antonelli, il giovane pilota italiano che proprio nel Principato ha firmato un'altra impresa della sua straordinaria stagione.
«Le tappe sono tutte sold out e il percepito della Formula 1 è cambiato tantissimo», spiega Tedeschi. «Quando vai a un Gran Premio trovi tribune piene di ragazzi giovani. Credo che abbiano raggiunto una fascia tra i 16 e i 35 anni che probabilmente non avevano mai raggiunto nella loro storia». Secondo la divulgatrice emiliana, una delle chiavi della crescita è stata la capacità di aprire le porte del paddock al pubblico, mostrando ciò che accade lontano dai riflettori della gara. «I piloti condividono momenti della loro vita e del dietro le quinte. Quello che prima appariva come un personaggio irraggiungibile diventa una persona nella quale i ragazzi possono identificarsi. Da lì nasce il tifo, la passione e il desiderio di seguire questo sport».
Se la Formula 1 ha trovato una nuova generazione di tifosi, l'Italia sembra aver trovato anche il suo nuovo idolo. Proprio nelle ore in cui a Milano si parlava della crescita del movimento, Andrea Kimi Antonelli conquistava il Gran Premio di Monaco, allungando ulteriormente in vetta al Mondiale e confermandosi uno dei grandi protagonisti della stagione. Tedeschi lo conosce da prima che diventasse una star internazionale. «L'ho incontrato quando aveva 17 anni durante un evento a Imola. Mi ricordo che parlava del suo sogno di arrivare in Formula 1. Oggi vedere dove è arrivato mi fa venire la pelle d'oca». Ma ciò che la colpisce maggiormente non è soltanto il talento. «Quello è evidente e non glielo toglie nessuno. La cosa straordinaria è la persona. Quando l'ho conosciuto sembrava già molto più maturo della sua età. È un ragazzo con i piedi per terra, con valori forti e una famiglia molto unita. Credo che sia anche questo uno dei motivi per cui piace tanto».
Dietro il successo mediatico del Circus, però, continua a esserci una dimensione tecnica che spesso sfugge al grande pubblico. «Ogni tanto sento dire che le gare sono noiose o troppo lunghe», osserva Tedeschi. «Ma quando scopri il lavoro che c'è dietro anche a un singolo aggiornamento tecnico ti rendi conto della quantità di ricerca, sviluppo e innovazione che stanno dietro a ogni weekend di gara». Un mondo che la giornalista ha avuto modo di conoscere da vicino visitando la sede del team Alpine di Formula 1 a Enstone. «Ho visto il lavoro degli ingegneri e tutti i processi che stanno dietro una monoposto. La cosa più affascinante è vedere come molte delle soluzioni sviluppate per le corse arrivino poi sulle vetture stradali. La Formula 1 non nasce e finisce in pista, ma lascia un'eredità concreta che ritroviamo nella vita quotidiana». Proprio questo legame tra passione, ricerca e innovazione è uno degli aspetti che l'hanno convinta ad accettare il ruolo di brand ambassador di Alpine Milano. «Quando si sceglie una collaborazione si cercano sempre valori comuni. Per me sono la passione, la ricerca e lo sviluppo. Sono valori nei quali mi riconosco da sempre».
Uno sguardo rivolto al futuro condiviso anche da Massimo Berruto, direttore marketing di Renord e investitore di Atelier Alpine Milano. Secondo il manager, la sfida del marchio francese è quella di diventare un punto di riferimento per gli appassionati di guida, puntando su una clientela che cerca emozioni al volante più che il semplice prestigio del marchio. Sul fronte dell'elettrificazione, Berruto vede un percorso ormai avviato. «In Italia esiste ancora una certa diffidenza verso l'auto elettrica, ma nel segmento delle vetture sportive si sta capendo che può offrire grandi soddisfazioni. La direzione è tracciata e il mercato sta evolvendo in quella direzione».
Formula 1, innovazione e nuovi linguaggi. Mentre Antonelli continua a collezionare vittorie e ad alimentare l'entusiasmo dei tifosi italiani, il mondo dei motori prova a costruire il proprio futuro parlando a un pubblico sempre più ampio, senza rinunciare a quella passione che continua a rappresentarne il motore principale.
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