- L’impiego da parte di Mosca di armi nucleari potrebbe causare una risposta solo di Kiev o un coinvolgimento del Patto atlantico. Secondo il generale Maurizio Boni, tuttavia, l’ intervento dell’Organizzazione è improbabile: «Francia e Uk non correrebbero tale pericolo».
- La Farnesina convoca Sergey Razov: «Referendum farsa, ritiratevi». L’ambasciatore russo chiamato al ministero: «Respingiamo le dichiarazioni italiane».
Lo speciale comprende due articoli.
Come reagirà Vladimir Putin di fronte alle recenti debacle militari? Come potrà contrastare la controffensiva ucraina che ormai interessa anche i territori recentemente annessi? C’è chi crede che prima del gelido inverno che tra poco arriverà in Ucraina il presidente russo troverà il modo di uscire dal conflitto «accontentandosi» di quello che gli ucraini non riconquisteranno. Ovviamente per farlo servirà un grande sforzo narrativo, tuttavia, i mezzi non gli mancano di sicuro. Ma davvero il Vladimir Putin che abbiamo visto solo qualche giorno fa intonare il tradizionale «urrah» in onore dei soldati al fronte potrebbe accettare di rinunciare alla sua «operazione militare speciale»?
Se c’è una cosa che il presidente russo ha sempre fatto nel corso della sua vita è alzare il tiro quando si trovava in difficoltà, una postura che ha utilizzato anche in questo conflitto fino all’escalation delle annessioni che di fatto segnano la volontà di andare fino in fondo. Quindi chi si illude che Putin si accontenterà di una scappatoia per tornarsene a Mosca si sbaglia di grosso e lo stesso errore fanno coloro che credono che uomini come il leader ceceno Razman Kadyrov possano condizionarlo. Più passano i giorni e più le opzioni russe appaiono limitate, considerato anche che i cinesi nella recente riunione di Samarcanda (Uzbekistan), si sono praticamente defilati.
Da qui i sospetti dell’Occidente, che teme sempre più che il presidente russo, se messo con le spalle al muro anche dai suoi fedelissimi (tra i quali non sono pochi coloro che vogliono la guerra totale), alla fine utilizzerà l’arma nucleare tattica «per proteggere la sicurezza nazionale». Di che armi stiamo parlando?
Secondo stime recenti l’esercito russo ha a disposizione più di duemila bombe tattiche nucleari, che hanno un raggio di azione limitato, circa uno-due chilometri, ma che hanno comunque un impatto a dir poco devastante. Si tratta di ordigni che possono essere montati sui missili Iskander, con una gittata fino a 500 chilometri, oppure trasportate dai caccia russi. Secondo una nostra fonte all’interno degli apparati di Difesa degli Stati Uniti la questione non è più «Se userà l’arma atomica tattica», ma «Quando e dove lo farà».
Qui gli indizi puntano sull’area vicino alla città di Odessa. Del tema ha parlato l’ex generale David Petraeus, già capo della Cia, che in una intervista ad Abc rispondendo ad una domanda su cosa accadrebbe se Putin usasse l’arma nucleare, ha detto: «Solo per darvi un’ipotesi, risponderemmo guidando uno sforzo della Nato – che eliminerebbe ogni forza convenzionale russa che possiamo vedere e identificare sul campo di battaglia in Ucraina e anche in Crimea e ogni nave nel Mar Nero». Ma secondo Petraeus: «deve esserci una risposta, ma non necessariamente nucleare contro nucleare, per evitare appunto una escalation nucleare». Anche l’intelligence ucraina teme l’attacco nucleare e nel nel Paese si diffondono via social prontuari di emergenza che dicono: «Procuratevi un ricevitore radio perché potrebbe essere l’unico modo per rimanere in contatto. Attendete messaggi ufficiali e seguite le istruzioni senza farvi prendere dal panico. Avete non più di 15 minuti dall’impatto per cercare un rifugio sotterraneo come una stazione della metro o un parcheggio. Nel caso non possiate scendere in un rifugio salite al decimo piano di un edificio e cercate una stanza isolata, possibilmente un bagno. Procuratevi una valigia con tutti i beni necessari, come acqua, cibo in scatola, torce, vestiti, radio e un kit di primo soccorso con pasticche allo iodio» Persino la Nato non nasconde più le sue preoccupazioni suo possibile utilizzo da parte di Mosca delle armi nucleari tattiche tanto che il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg ne ha parlato in un’intervista alla Nbc nella quale ha detto che: «Qualsiasi uso di armi nucleari avrà conseguenze serie per la Russia». Gli scenari possibili in seguito a un attacco nucleare russo possono riassumersi in tre ipotesi.
La prima vedrebbe una risposta convenzionale di Kiev, su indicazione Nato, a obiettivi in territorio russo: magari, gli stessi da cui sono partiti gli ordini atomici. La seconda, una risposta convenzionale direttamente per mano della Nato, che tuttavia aprirebbe a una guerra termonucleare. La terza ipotesi, la peggiore ma la meno probabile, vede l’attacco nucleare da parte della Nato.
Ma siamo davvero a un passo dalla catastrofe? Secondo il generale di corpo d’armata Maurizio Boni occorre fare una premessa fondamentale: «Nessuno, a occidente come ad oriente, può avere certezze sulla gestione di un evento così drammatico e dei suoi esiti dal punto di vista politico, militare e sociale. Infatti, dalla scoperta dell’energia nucleare a oggi, non ci sono precedenti d’impiego di ordigni nucleari tattici, nonostante sia la Nato che il Patto di Varsavia li annoverassero nei loro rispettivi arsenali. Bisogna pertanto diffidare da chi manifesta eccessive sicurezze al riguardo ed essere molto cauti nel configurare scenari di risposta che sicuramente sono allo studio ma niente affatto scontati». Quindi vista la situazione parlare di una reazione dell’Alleanza atlantica come tale è azzardato? Secondo il generale Boni: «Non solo non sussisterebbero le basi giuridiche per un intervento, ma difficilmente si raggiungerebbe un consenso su questa ipotesi in quanto ogni forma di contatto diretto con le forze della Federazione Russa sotto bandiera Nato aprirebbe le porte a scenari davvero apocalittici. E non basterebbe giocare sull’equivoco della legittimità giuridica dei territori annessi da Mosca con il referendum per legittimare agli occhi dell’opinione pubblica occidentale una risposta militare di tale livello dalle conseguenze imprevedibili. Ricordiamoci, in ogni caso, che la capacità nucleare della Nato è costituita dagli arsenali di Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia che difficilmente esporrebbero i propri paesi alla possibilità di una rappresaglia nucleare di qualunque tipo».
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