Atlantia, il mercato si allinea al prezzo dell’opa Il fido da 8 miliardi è una partita di giro

L’opa più annunciata della storia della finanza italiana è piombata sul mercato all’ora del caffè e ha mantenuto tutte le promesse della vigilia. I Benetton e il fondo Blackstone hanno lanciato un’offerta pubblica d’acquisto sul 100% di Atlantia attraverso Schemaquarantatré la bidCo creata ad hoc con l’obiettivo di acquisire la totalità delle azioni ordinarie e a revocare la quotazione del gruppo.
La famiglia di Ponzano che attraverso Edizione detiene il 33% di Atlantia avrà il 65% del nuovo veicolo e il fondo americano si fermerà al 35%. Non entra nel consorzio, ma ha stipulato un accordo che la impegna ad aderire all’opa, la fondazione Crt che vanta il 4,54%. E secondo quanto risulta a Verità&Affari anche Gic, il fondo sovrano di Singapore socio storico con l’8,29% delle quote, sarà della partita. Il prezzo fissato per l'acquisizione è di 23 euro per azione, più un dividendo di 0,74 euro, per un contro valore, nel caso di adesione da parte di tutti i soci di 12,7 miliardi. Quindi, visto che Edizione già possiede il 33%, la valutazione complessivo della società di infrastrutture si aggira intorno ai 19 miliardi.
Per il mercato è un prezzo congruo visto che Piazza Affari prima ha superato il prezzo d’opa e poi ha chiuso con un rialzo di 4,29 punti a 22,83 euro. Con la controllata Autogrill che in scia ai buoni numeri del traffico aeroportuale degli Stati Uniti è salita dell’8,89%.
NIENTE CONTRO-OPA
E anche gli analisti la vedono allo stesso modo. «L’opa - spiegano da Exane - è molto allettante e non possiamo immaginare nessun altro scenario se non quello di un’offerta accettata (basta raggiungere il 90% del capitale ndr). I 23 euro per azione rappresentano un premio del 36,3% rispetto al prezzo medio delle azioni di Atlantia negli ultimi sei mesi». Come rivelato già ieri da Verità&Affari quindi è sempre più improbabile una contro-offerta da parte del consorzio guidato dalla Acs di Florentino Perez e dai fondi Gip e Brookfield, visto che la cordata dei Benetton può contare almeno in teoria sul 45% e passa del capitale di Atlantia. Mentre resta una porta aperta per Perez, in una fase sucessiva, quando l’opa sarà arrivata a dama (fine giugno?), si potrebbe tornare a parlare di Abertis. Il colosso spagnolo delle infrastrutture che è controllato con il 50% più uno delle azioni da Atlantia e rappresenta il vero obiettivo dell’offensiva lanciata dal presidente del Real Madrid.
«L’operazione - spiega il presidente di Edizione Alessandro Benetton - rappresenta un momento fondamentale nella nostra storia. Come più volte ribadito, il nostro investimento in Atlantia ha natura strategica ed è una nostra ferma volontà continuare a concorrere allo sviluppo sostenibile della società, mantenendone il radicamento italiano e valorizzando l’attuale disegno industriale... anche nell’ottica di mantenere il radicamento italiano... In Blackstone - continua - abbiamo trovato non solo un co-investitore di grande prestigio e solidità, ma anche un partner dichiaratamente di lungo periodo, con visione internazionale». Il fondo Usa, dal canto suo, tramite Andrea Valeri, chairman di Blackstone Italia, evidenzia di credere «nella forza dell’economia italiana e nella sua resilienza, nella crescita e nelle nuove opportunità che si scorgono nel futuro del Paese. Attraverso la partnership con la famiglia Benetton e la fondazione Crt siamo lieti di supportare Atlantia sia nel processo di consolidamento della sua leadership nel settore delle infrastrutture europee sia nella salvaguardia della sua gloriosa eredità culturale».
IL FINANZIAMENTO
Ma veniamo alle note dolenti. Come si trovano i soldi per portare a termine l’operazione? Per finanziare l’opa gli investitori Blackstone e Benetton si impegnano a un aumento di capitale o ad altri conferimenti pari a circa 4,5 miliardi, mentre un pool di banche concederà un prestito di poco superiore agli 8,2 miliardi di euro. Tra queste oltre alle big americane - Bofa Merrill Lynch, Goldman Sachs e Jp Morgan dovrebbero esserci anche Mediobanca, Intesa Sanpaolo e Unicredit.
Otto miliardi e duecento milioni, praticamente la stessa liquidità che entrerà in pancia ad Atlantia tra qualche settimane, quando, il cinque maggio, si chiuderà l’operazione di vendita dell’88% di Autostrade per l’Italia al consorzio guidato da Cdp Equity a cui partecipano anche i fondi Blackstone (lo stesso che ha lanciato l’Opa con i Benetton) e Macquarie. Una sorta di partita di giro.
Cassa Depositi e Prestiti sarà alla guida di Autostrade con il 51% delle azioni e la presidenza del manager Gianluca Ricci, ma come scrive Verità&Affari nella pagina a fianco anche i due fondi avranno diversi poteri nella gestione della società. E cosa succederà se Benetton e Blackstone non dovessero riuscire a finalizzare l’Opa? I due investitori - evidenzia l’offerta - si riservano di portare il gruppo via dalla Borsa (con gli 8 miliardi per la vendita di Autostrade) «mediante la fusione» di Atlantia in Schemaquarantatré, il veicolo creato per l’offerta.
Il giorno della verità. È in programma per questa mattina l’incidente probatorio e l’autopsia sul corpo del piccolo Domenico Caliendo, il bimbo deceduto nell’ospedale Monaldi a causa di un trapianto di cuore fallito. È stata accolta l’istanza di ricusazione di uno dei consulenti nominati dal gip. La richiesta era stata avanzata dall’avvocato Francesco Petruzzi, legale della famiglia del piccolo, dal momento che il professore Mauro Rinaldi, ordinario di Cardiochirurgia a Torino e direttore del Centro trapianti delle Molinette (che faceva parte del pool di periti) si era già espresso sul caso.
E anche perché è «autore di una pubblicazione scientifica realizzata con uno dei medici attualmente indagati», ha spiegato l’avvocato Petruzzi. Al suo posto è stato nominato il professore Livio Ugolini di Udine. «Noi», ha aggiunto l’avvocato della famiglia, «abbiamo nominato come consulente medico legale il professor Angelini, primario della Cardiochirurgia di Bristol». Anche la Procura di Napoli ha nominato un suo consulente per l’incidente probatorio: si tratta del professor Oscar Nappi, anatomo patologo.
L’avvocato Petruzzi è consapevole che oggi sarà una giornata importante: «Ci aspettiamo che emergerà che si sarebbe potuta percorrere, quanto meno, un’altra strada terapeutica in favore del piccolo Domenico, rendendolo trapiantabile quando poi è arrivato un secondo cuore. Vorremmo, inoltre, un approfondimento sull’eventuale lesione al ventricolo sinistro, evento riportato dai giornali, e pure sull’esatto orario del clampaggio aortico. Ci aspettiamo conferme sul fatto che l’aorta sia stata clampata prima dell’arrivo in sala operatoria del box con il cuore da Bolzano. Vogliamo con forza sapere dalla Procura se c’è la cartella anestesiologica, che a noi non è stata mandata dal Monaldi».
Da quanto emerso dalla documentazione acquisita e dai testimoni sentiti fino ad ora, sembrerebbe che il trapianto sia stato eseguito circa tre quarti d’ora dopo l’arrivo da Bolzano. Una delle anomalie riscontrate nella documentazione relativa al diario operatorio è proprio la mancanza dell’orario di inizio. Sulla base di messaggi e chat scambiati tra gli operatori presenti in sala operatoria il pomeriggio del 23 dicembre scorso, il trapianto sarebbe iniziato intorno alle 15.14. Mentre l’arrivo del box in sala operatoria è stato indicato, da più testimoni, intorno alle 14.30. Ma c’è un altro aspetto inquietante che viene fuori da una lettera inviata al quotidiano Il Mattino dal direttore generale dell’Azienda ospedaliera dei Colli, Anna Iervolino: le prime indagini sulla morte di Domenico sono state quelle interne all’azienda stessa e risalgono al 30 dicembre scorso.
La dg ha ricostruito che cosa è stato fatto in quei giorni: «All’Azienda dei Colli il compito delle indagini interne. Queste indagini sono cominciate subito; non appena sussurri interni hanno fatto dubitare. Il 30 dicembre, la direzione ha proceduto all’audizione del chirurgo e del responsabile del programma trapianti. Quella è la data di formale inizio delle indagini interne, che si sono sviluppate in relazioni scritte, in commissioni di indagini, in verbali di audit, veri e propri interrogatori, durante i quali, via via, sono stati approfonditi gli eventi fino a comprendere come gli stessi siano avvenuti, ipotizzandone le cause e facendone emergere la enorme gravità. Questi atti interni, redatti dall’Azienda, sono stati messi a disposizione dell’autorità giudiziaria che indaga già dall’11 gennaio. Questi atti sono stati consegnati alla Regione Campania e al ministero della Sanità. Sono quelle 296 pagine che ora tutti leggono e fanno proprie, pubblicandone ampi stralci». «Da questi atti», ha concluso Iervolino, «emerge chiaramente che è iniziata prima l’indagine interna; poi è intervenuta la collaborazione con l’autorità giudiziaria e l’interlocuzione con gli uffici regionali. Chi parla di occultamento dei fatti manifesta la sua cultura e la ricerca di facile consenso».
Da questa versione emerge che i medici indagati avrebbero mentito anche alla stessa azienda. Il legale della famiglia Caliendo crede alla versione della dg: «Oltre ad aver avviato gli audit, aveva chiesto alla dottoressa Farina se avesse riferito tutto alla mamma, dichiarando che la dottoressa avesse risposto di sì, mentendo nei fatti anche a loro. Non ho motivo di pensare il contrario, questo lo accerterà la magistratura. Io ho avuto una riunione con la dottoressa Iervolino e per me questa è la seconda volta che la sento esprimersi direttamente sul caso. Le credo. Poi sarà la magistratura ad accettarlo. Di fatto questo gruppo di medici sembra aver giocato in modo scorretto non solo con la mamma di Domenico ma anche con la stessa direzione, sanitaria e generale, non riferendogli l’accaduto, dicendo falsamente che avevano riferito il tutto alla madre e non era così». L’avvocato si chiede come mai non sia stato ancora contestato «il reato di falso, in quanto la cartella clinica comparata con la scheda Cec è un palese falso». Dal canto suo, il cardiochirurgo che ha operato Domenico, Guido Oppido, ha dichiarato al Tg1 di essere lui la vittima: «Ho fatto quello che dovevo e l’ho fatto anche bene».
Su Facebook il sindacato Nursind ha replicato alle dichiarazioni del presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri rilasciate in un’intervista alla Stampa. Per il sindacato, il «presidente della Federazione, Filippo Anelli, ha addirittura cercato di strumentalizzare spudoratamente una grandissima tragedia come la morte del piccolo Domenico, dopo il fallimentare trapianto di cuore al Monaldi di Napoli, solo per ragioni di apparato».
Non è certo, intanto, che già domani si potranno svolgere i funerali del bimbo. L’avvocato Petruzzi ha anche reso noto che il premier Giorgia Meloni avrebbe intenzione di partecipare ai funerali del piccolo, compatibilmente con i suoi impegni istituzionali.
Psicologa conferma le offese ai Trevallion e le giustifica pure: «Difendevo i giudici»
Se la questione non fosse terribilmente seria, ci sarebbe da sbellicarsi dalle risate. Sarebbe questa la reazione più appropriata alla lettura dei testi che le esperte chiamate a valutare la famiglia nel bosco hanno inviato al Tribunale dei minori dell’Aquila in risposta agli articoli della Verità.
Come ricorderanno i lettori, il nostro giornale ha svelato che la dottoressa Valentina Garrapetta, giovane psicologa che ha il compito di sottoporre genitori e bambini Trevallion a una serie di test psicologici, aveva pubblicato su Facebook una serie di post irridenti e insultanti nei riguardi della famiglia che in seguito si è trovata a dover valutare. Abbiamo più volte notato - come del resto hanno fatto i consulenti di parte - che tali commenti pubblici sono decisamente incompatibili con un incarico delicato che richiede non solo imparzialità, ma anche grande cura e attenzione nei riguardi delle persone che vengono sottoposte a esame. I dubbi sorgono non soltanto riguardo alla Garrapetta, ma anche a proposito di Simona Ceccoli, la psichiatra incaricata dal tribunale di svolgere la perizia sui Trevallion. Dopo tutto è stata lei a scegliere la giovane consulente, senza premurarsi di verificare che cosa avesse scritto sui social (o forse addirittura condividendone le opinioni).
Dopo i nostri articoli, i legali dei Trevallion hanno chiesto la ricusazione della psicologa, condividendo molte delle nostre perplessità. A quel punto, Ceccoli e Garrapetta hanno inviato lettere al tribunale per difendersi. E il contenuto è a tratti surreale. La psichiatra Ceccoli evita accuratamente di approfondire la questione dei post pubblicati su Facebook e si limita a copiare e incollare il parere dell’Ordine degli psicologi dell’Abruzzo. L’Ordine, scrive la psichiatra, «si è espresso con una nota in data 23 febbraio 2026 con il chiarimento del ruolo del Ctu e dell’Ausiliario nell’ambito delle Consulenze tecniche di ufficio. Nella nota l’Ordine distingue inoltre la funzione del Ctu da quello dell’eventuale ausiliario del Ctu, che può essere incaricato di svolgere specifici approfondimenti specialistici, come esami psicodiagnostici o test psicologici. Il contributo dell’ausiliario viene precisato nella nota “è limitato a tali approfondimenti e non costituisce una valutazione autonoma né sostitutiva della consulenza tecnica di ufficio”». In pratica, la Ceccoli dice che la sua collaboratrice ha un ruolo del tutto marginale, che svolge test standardizzati e che dunque la sua opinione personale non può influire sull’andamento della perizia. Insomma, difende la sua sottoposta spiegando che non conta niente. Non smentisce l’esistenza dei post, non li commenta, non cerca nemmeno di motivarli nel tentativo di ridurne l’impatto. Dice solo che chi li ha scritti conta poco per cui non c’è alcun problema. «Tanto premesso», conclude la Ceccoli, «si ritiene di confermare pienamente la fiducia nella dottoressa Valentina Garrapetta, in qualità di ausiliaria della Ctu, la quale è psicologa e psicoterapeuta, regolarmente iscritta all’Ordine degli psicologi da quattro anni, in possesso di formazione specialistica mediante master di II livello in Psicologia giuridica e forense conseguito nell’anno 2021. Si evidenzia, quindi, che le competenze professionali della predetta risultano pienamente coerenti con l’incarico ricevuto e adeguate rispetto alla natura e alla complessità delle operazioni peritali in corso».
La posizione della Garrapetta è, se possibile, ancora più straniante. Non potendo ovviamente sorvolare sul contenuto dei post, la psicologa prova a mistificare il senso delle sue pubblicazioni. «Tali ricondivisioni», scrive, «si inserivano esclusivamente in un più ampio dibattito pubblico sulla tutela delle istituzioni e sulla necessità di evitare derive di mediatizzazione di vicende coinvolgenti minori, senza alcun riferimento diretto al procedimento oggi oggetto di incarico. Premesso quanto sopra», continua, «si precisa che mai alcun commento o dichiarazione è stato specificamente riferito alla capacità genitoriale dei due coniugi, profilo che esula integralmente da ogni considerazione di carattere mediatico e che può essere oggetto esclusivamente di valutazione tecnica nell’ambito del procedimento giudiziario competente. Si ribadisce con fermezza che la scrivente non ha mai rilasciato dichiarazioni, commenti o interviste personali sul caso, né ha espresso valutazioni sulle parti o sul merito della controversia. Parimenti, sulla propria pagina professionale non è mai stato pubblicato alcun contenuto, diretto o indiretto, riferibile al procedimento in oggetto. La scrivente, pienamente consapevole della delicatezza dell’incarico conferito, ha sempre operato e continuerà ad operare nel rigoroso rispetto dei principi di imparzialità, riservatezza e neutralità propri della funzione di ausiliario del Ctu».
Beh, che non abbia espresso valutazioni sulle parti in causa, cioè sui Trevallion, è profondamente discutibile: basta leggere gli articoli che ha condiviso online. Ed è proprio qui che viene il bello. Nella lettera, la dottoressa cerca di dimostrare che quei post non fossero offensivi nei riguardi della famiglia nel bosco.
«Come è bene leggere dai post stessi», sostiene la Garrapetta, «essi sono stati pubblicati in un contesto temporale significativamente precedente alla designazione quale ausiliaria; avevano carattere esclusivamente personale; esprimevano una generica posizione di sostegno nei confronti di assistenti sociali, giudici e magistrati che, in quei giorni, risultavano esposti a critiche particolarmente aggressive sui social network. Tali espressioni non possono in alcun modo essere interpretate come indice di pregiudizio, orientamento preconcetto o perdita di neutralità professionale». Capito? Lei non voleva offendere la famiglia nel bosco pubblicando post che deridevano il loro legame con la natura o la loro preferenza per uno stile di vita tradizionale. No, lei voleva prendere le parti di giudici, assistenti sociali e avvocati. Il fatto che i primi a essere esposti a critiche online fossero proprio i Trevallion non l’ha minimamente toccata. Tanto che la dottoressa rincara la dose, ripetendo che «i contenuti ricondivisi attenevano alla difesa dell’operato delle assistenti sociali, della magistratura e degli operatori dei servizi, oggetto di forti e reiterate critiche mediatiche nel contesto del noto caso riportato dalla stampa; a un invito alla prudenza comunicativa e al silenzio pubblico, proprio al fine di evitare fenomeni di eccessiva spettacolarizzazione mediatica della vicenda; alla mera riproduzione di atti giudiziari già riportati da organi di stampa; a una riflessione critica sulla sproporzionata esposizione mediatica del caso, a fronte di altre situazioni familiari con condizioni socio-economiche anche più gravi rimaste prive di analoga attenzione». Una arrampicata sugli specchi niente male.
Sul versante della famiglia, il super consulente Tonino Cantelmi è granitico: «Ribadisco che aver espresso opinioni pubbliche su un caso impone un dovere deontologico di astensione da attività peritali sul caso stesso», dice alla Verità. E in effetti non serve chissà quale dottorato per comprendere che se un esperto insulta coloro che dovrebbe valutare forse è meglio che sia destinato ad altro incarico. E anche su chi ha scelto quell’esperto e continua a dargli fiducia nonostante tutto è lecito esprimere dubbi.
Sarà il tribunale a decidere, e ci auguriamo che lo faccia con buon senso. A giorni i bambini del bosco dovranno essere sottoposti a test. Che li faccia chi li derideva online non è accettabile.
I Carabinieri del Nucleo Investigativo e la Squadra Mobile di Napoli, nel corso di un'operazione coordinata dalla Dda, hanno eseguito 4 ordinanze di custodia cautelare nei confronti di 71 indagati dopo le indagini su organizzazioni camorristiche dei due cartelli criminali Mazzarella e Alleanza di Secondigliano, attivi in città e in provincia.














