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«In Nigeria il genocidio dei cristiani che il mondo finge di non vedere»

«In Nigeria il genocidio dei cristiani che il mondo finge di non vedere»
Ansa
Mirko Mussetti («Limes»): «Trump ha smosso le acque, ma lo status quo conviene a tutti».

Le parole del presidente statunitense su un possibile intervento militare in Nigeria in difesa dei cristiani perseguitati, convertiti a forza, rapiti e uccisi dai gruppi fondamentalisti islamici che agiscono nel Paese africano hanno riportato l’attenzione del mondo su un problema spesso dimenticato. Le persecuzioni dei cristiani In Nigeria e negli Stati del Sahel vanno avanti ormai da molti anni e, stando ai dati raccolti dall’Associazione Open Doors, tra ottobre 2023 e settembre 2024 sono stati uccisi 3.300 cristiani nelle province settentrionali e centrali nigeriane a causa della loro fede. Tra il 2011 e il 2021 ben 41.152 cristiani hanno perso la vita per motivi legati alla fede, in Africa centrale un cristiano ha una probabilità 6,5 volte maggiore di essere ucciso e 5,1 volte maggiore di essere rapito rispetto a un musulmano.

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Mani legate del pm contro la mafia? Falsità spacciata dal fronte del No
Ansa
Il pubblico ministero avrà a disposizione gli stessi strumenti investigativi e processuali. Il Csm è un organo costituzionale gestito da un’associazione privata, l’Anm: è ormai urgente liberarlo dal giogo delle correnti.

Ex pm antiterrorismo di Torino

Da magistrato che ha svolto per 40 anni la funzione di pubblico ministero, sono fermamente convinto che la riforma costituzionale sulla quale si dovrà esprimere il voto confermativo o no i prossimi 22 e 23 marzo non sia contro la magistratura, né una riforma con connotazioni politiche. Separare le carriere del pubblico ministero e del giudice è una necessità fisiologica. Svolgono compiti completamente diversi. Non è concepibile che facciano lo stesso concorso di accesso in magistratura, lo stesso tirocinio e, solo al momento della scelta della prima sede, sappiano quale sarà la funzione che andranno a svolgere. Fare il pubblico ministero richiede caratteristiche e requisiti che il giudice non deve avere.

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I magistrati per il Sì sono numerosi ma non si espongono: temono conseguenze
(Getty). Nel riquadro, il consigliere Corte d’Appello di Catanzaro Anna Maria Torchia
Questo dato da solo serve per far capire come l’attuale sistema di autogoverno non garantisca più una giustizia indipendente.

Sono un magistrato ordinario, che vive la sua ordinaria vita privata e il suo ordinario lavoro nella massima riservatezza. Sebbene rispetti, superfluo dirlo, tutti coloro che la pensano diversamente da me e anche i colleghi che sostengono il No - a molti dei quali sono legata da rapporti di amicizia che questa accesa campagna elettorale non minerà -, non condivido certi toni del confronto, né la scelta dell’Associazione nazionale magistrati di schierarsi in uno scontro politico e politicizzato che sono convinta sarebbe dovuto rimanere estraneo all’agire dei magistrati, i quali sarebbero stati più utili ai cittadini se impegnati in un’opera di mera informazione.

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Per i funerali, la famiglia Bossi sceglie il luogo di mille raduni del Carroccio. Accolti in casa solo Giancarlo Giorgetti e Marco Reguzzoni. Poi arriva pure il Capitano. Mercoledì il ricordo a Montecitorio da parte dei gruppi politici.

I funerali di Umberto Bossi si terranno domani, alle 12, a Pontida. Saranno presenti, tra gli altri, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il vicepremier Antonio Tajani, tutti i dirigenti della Lega, a partire da Matteo Salvini e Giancarlo Giorgetti, e i presidenti delle Camere, Lorenzo Fontana e Ignazio La Russa.

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Con una foto lo feci imbestialire. Come al solito aveva ragione lui
Umberto Bossi (Ansa). Nel riquadro, la copertina del «Corriere della Sera» di ieri
Coniugava coraggio e follia, passione e cinismo: nei negoziati la spuntava sempre.

Al Corriere non lo potevano sapere. Ma noi, quella foto di Bossi seduto su una specie di trono, ce la ricordiamo bene perché stava facendo saltare il secondo governo Berlusconi. E questa storia ve la possiamo raccontare solo noi. Io, in quel 2001, ero direttore della tv varesina Rete55 e collaboravo con Il Giornale diretto proprio da Maurizio Belpietro.

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