- Il negoziato in alto mare ricorda il tetto al prezzo del gas. L’Ucraina batte cassa, la Germania frena. Gli Usa ipotizzano un prestito a Kiev garantito dai beni congelati. Giancarlo Giorgetti: «Possibile creare un veicolo ad hoc».
- Il premier palestinese, Mohammad Mustafa, sceglie di fare la sua prima visita europea a Roma. Giorgia Meloni: «Serve un cessate il fuoco». Antonio Tajani: «Fondi per 35 milioni, 5 all’Unrwa».
Lo speciale contiene due articoli.
Il G7 Finanze ha fatto «progressi, ma la partita non è ancora finalizzata». Così sintetizza il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, sullo spinoso tema degli asset russi congelati, al termine della riunione dei ministri delle Finanze dei sette grandi tenutosi a Stresa. La questione «presenta problematiche di tipo tecnico e legale», ma il sostegno politico all’Ucraina è confermato «da tutti i Paesi del G7», ha spiegato Giorgetti. La sensazione è dunque che la questione arriverà irrisolta sul tavolo della prossima riunione dei sette leader prevista per metà giugno in Puglia.
La questione legale non è affatto secondaria, come ha tenuto a rimarcare più volte la Germania: «È importante sottolineare che la soluzione deve avere la certezza del diritto», ha detto un portavoce del ministro delle Finanze tedesco, Christian Lindner, già alla vigilia dei lavori.
Infatti la dichiarazione finale dei ministri del G7 recita: «Coerentemente con i nostri rispettivi sistemi giuridici, i beni sovrani della Russia nelle nostre giurisdizioni rimarranno immobilizzati finché la Russia non pagherà per il danno che ha causato all’Ucraina». Come si vede, la citazione del rispetto del quadro giuridico è addirittura in premessa.
Al G7 tenutosi sul Lago Maggiore ha partecipato anche il ministro delle Finanze ucraino, Sergyi Marchenko, che al termine dei lavori è stato molto netto: «Non vedo uno scenario in cui gli asset russi congelati possano essere restituiti a Mosca. Non è giusto nei confronti dell’Ucraina per i danni che abbiamo subito e che sono già a oltre 400 miliardi e la guerra continua. Questi soldi devono essere usati per ricostruire l’Ucraina». Una posizione radicale, ovviamente, che mette però in difficoltà l’Europa, alle prese con posizioni diverse al proprio interno.
«Spero che a luglio possano arrivare i proventi degli asset russi congelati a sostegno della capacità militare Ucraina», ha rincarato Marchenko, specificando che lo stanziamento «non andrà direttamente nel bilancio ucraino ma all’obiettivo di rafforzare le munizioni e l’artiglieria ucraina». Si tratta di circa la metà dei 3 miliardi di euro di proventi previsti per quest’anno sugli asset congelati presso Euroclear, che saranno impiegati appunto per gli armamenti.
Affare diverso è il trattamento dello stock di attività finanziarie. Sul tavolo vi è la proposta degli Usa, per bocca del Segretario al Tesoro, Janet Yellen, che prevede l’emissione di una maxi obbligazione da 50 miliardi di dollari da assegnare all’Ucraina, garantita proprio dai capitali russi sequestrati. Il prestito sarebbe inoltre ripagato dai proventi degli asset russi congelati. Su questo si sta lavorando molto intensamente e Yellen ha mostrato ottimismo: «Non è un dato di fatto, quindi non sto dicendo che l’accordo sia completamente concluso», ha detto Yellen.
Allo stesso tempo, la Germania frena ma non troppo: «Non siamo ancora pronti a trovare ulteriori e chiare misure per finanziare l’Ucraina, ma questo è un argomento su cui si sta lavorando intensamente», ha detto il tedesco Lindner al termine della due giorni di Stresa.
La difficoltà starebbe anche nel fatto che tutti i 27 Paesi dell’Unione europea dovrebbero ratificare l’accordo. Il che fa pensare che i tempi si allungherebbero ben oltre le speranze dell’Ucraina e degli Usa stessi. L’Unione europea non è certo un fulmine, quando si tratta di mettere d’accordo tutti. La memoria va, ad esempio, alle infinite trattative sul peraltro inutile tetto al prezzo del gas del 2022, che richiese lunghi mesi di trattativa e arrivò quando era ben lontano dal provocare qualche effetto (per fortuna).
La gestione della maxioperazione, che non ha precedenti nella storia, potrebbe essere affidata alla World Bank, cosa che piacerebbe agli Usa, mentre secondo il ministro Giorgetti, «potrebbe nascere un veicolo ad hoc con una governance apposita per il prestito». Secondo il ministro italiano la proposta americana è flessibile e pragmatica. Il prestito fornito all’Ucraina, in questo caso, non riguarderebbe le spese militari, poiché il Giappone, parte del G7, ha un vincolo costituzionale invalicabile, come ha tenuto a precisare il governo di Tokyo.
«Se la guerra continuerà nel 2025 con la stessa intensità del 2024, avremo bisogno di ulteriori 10-12 miliardi per coprire i bisogni umanitari e sociali», ha aggiunto il ministro delle Finanze ucraino, Marchenko.
Al G7 hanno partecipato anche i responsabili delle banche centrali, tra cui il governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, che nella conferenza stampa al termine dei lavori ha voluto precisare che obiettivo del G7 è dotarsi di «un sistema dei pagamenti che funzioni bene, affidabile e a basso costo».
L’accento sull’affidabilità è relativo soprattutto alla possibilità di controllo, considerato che il sistema delle sanzioni in atto alla Russia si basa proprio sulla possibilità di monitorare i flussi di denaro ed eventualmente escludere i soggetti che di volta in volta possono essere sanzionati. Un tema molto caldo, che riguarda oggi i rapporti con la Russia, ma domani, quasi certamente, riguarderanno quelli con la Cina.
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